Diretto da Pierluigi Montalbano

Ogni giorno un nuovo articolo divulgativo, a fondo pagina i 10 più visitati e la liberatoria per testi e immagini.

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giovedì 17 settembre 2020

Archeologia della Sardegna. Gli Henmemet: i costruttori di “Tombe ipogeiche” e padri degli Shardana? Articolo di Gustavo Bernardino

 Archeologia della Sardegna. Gli Henmemet: i costruttori di “Tombe ipogeiche” e padri degli Shardana?

Articolo di Gustavo Bernardino

 


Fra il IV ed il III millennio a. C. si sviluppa nell'isola una feconda attività costruttiva di manufatti sepolcrali caratterizzati da precisi criteri realizzativi che rispondevano ai rigidi parametri cultuali probabilmente allora vigenti. Le “Case dei morti” dovevano rispecchiare il livello sociale del defunto, garantirne la custodia in un ambiente “protetto” ma frequentabile, consentire la realizzazione di elementi simbolici inerenti al culto professato come arricchimento e a maggior  prestigio della sepoltura. La costruzione delle tombe ipogeiche attuata con la perforazione di materiale lapideo di

martedì 15 settembre 2020

Archeologia della Sardegna. Il Nuraghe Majori di Tempio Pausania. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Il Nuraghe Majori di Tempio Pausania.

Articolo di Pierluigi Montalbano

Con gli amici di Honebu, oggi visitiamo il maestoso Nuraghe Majori di Tempio, un edificio eretto dai sardi della Civiltà Nuragica 3500 anni fa. Svetta fra la fitta vegetazione della Gallura, posizionato su un basamento naturale in granito a 500 metri s.l.m. L'incantevole scenario che si gode dalla sua vetta è arricchito dai profumi delle piante e dalla profondità visiva che attraversa decine di km dalla vetta del Monte Limbara fino alle guglie granitiche di Aggius, passando fra le vallate circostanti con un affaccio incantevole su Tempio Pausania. All'interno di una delle torri vive una colonia di piccoli pipistrelli. Intorno al nuraghe c'è un lussureggiante bosco di querce da sughero, frassini, lecci, roverelle, essenze mediterranee e in alcuni periodi dell'anno sboccia un manto di ciclamini e orchidee. L’architettura in granito presenta caratteristiche tipiche dei nuraghi a corridoio e dei nuraghi a cupola. Il nome deriva dalle grandi dimensioni dei massi, appena sbozzati. Fra i filari bassi

mercoledì 9 settembre 2020

Archeologia della Sardegna. La tomba di giganti di Pascaredda, a Calangianus. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. La tomba di giganti di Pascaredda, a Calangianus.

Articolo di Pierluigi Montalbano

Il monumento appartiene alla tipologia delle sepolture a filari con stele centinata. Il corridoio funerario è rettangolare e absidato, costruito con blocchi di granito disposti su filari regolari. Lungo m 12,5, largo 1 m e alto 90 cm ha le pareti costruite alla base con lastre infisse a coltello dove poggiano filari di blocchi in leggero aggetto. Della copertura a piattabanda residuano oggi 12 lastroni. L’emiciclo dell'esedra, largo m 18,40, è costituito da ortostati – 10 nell'ala s. e 6 in quella d. – di altezza decrescente dal centro verso i lati. Le lastre presentano la superficie a vista ben rifinita. Al centro dell’esedra c’è una stele bilitica della quale, oggi, si conserva "in situ" soltanto la parte inferiore (altezza m 2,10). Il lastrone presenta la consueta cornice in rilievo e, al centro, il portello d'ingresso. La parte alta, centinata, è frammentata e sparsa nell’esedra. La tomba si trova nel ricco complesso nuragico di Monti di Deu, zona importante per la frequenza millenaria da

sabato 5 settembre 2020

Archeologia. Pelasgi e Popoli del Mare, i nomadi del Mediterraneo.

 Archeologia. Pelasgi e Popoli del Mare, i nomadi del Mediterraneo.


Il Mare Mediterraneo è stato per millenni il centro del mondo antico e crogiolo etnico dei popoli che, attraverso i flussi migratori e all’avvicendarsi al potere marittimo e commerciale, hanno modellato il volto e il profilo culturale d’Occidente, del Medio Oriente e del Nord Africa, imprimendo così una traccia tanto indelebile e ridondante nella storia umana, direttamente o indirettamente, da generare la Civiltà così come la conosciamo oggi.
Atlantidei, Tirreni, Shardana, Etruschi, Argonauti, Lelegi, e Carî, quale intricato legame di sangue e discendenza tra loro? O stiamo forse parlando di un unico popolo così errabondo da essersi mescolato ovunque nel dna mediterraneo?
Popoli del mare: una sorta di inesorabile, lenta sovrapposizione di ondate migratorie, maree montanti di umanità, fusione tra razze e culture. Furenti alleati dei Libici i quali, suddivisi nelle tribù dei

mercoledì 2 settembre 2020

Archeologia. Domus de Janas, Stele delle Tombe di Giganti e Nuraghi, a volte sono scolpiti nel granito. Questo materiale si può lavorare solo con punte di ferro ma l'archeologia inquadra l'età del Ferro solo dopo la costruzione di questi monumenti. C'è una spiegazione?

Archeologia. Domus de Janas, Stele delle Tombe di Giganti e Nuraghi, a volte sono scolpiti nel granito. Questo materiale si può lavorare solo con punte di ferro ma l'archeologia inquadra l'età del Ferro solo dopo la costruzione di questi monumenti. C'è una spiegazione?

Scoperta una "filiera" metallurgica sui monti di Domusnovas.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano e Marcello Onnis



Recentemente, abbiamo depositato alla Soprintendenza archeologica di Cagliari una denuncia di rinvenimento di un sito di valenza Archeometallurgica.
Nel territorio del Comune di Domusnovas, immerso nell’incantevole vallata di Oridda, dietro le Grotte di San Giovanni, l’allineamento di Punta Tinnì, Punta Fundu de Forru e Perda Niedda, con il vertice opposto di punta Serra Tinnì, costituisce un triangolo, attraversato dal Rio Tiny, particolarmente interessante già per la sola toponomastica. La località di Perda Niedda tradisce la presenza di un giacimento di magnetite dal tenore di ferro intorno al 74 %. La Punta Fundu de Forru, indica la presenza di attività fusoria. Il nome del rio e delle sommità dei luoghi dedicate a Tinnì dichiarano palesemente la frequentazione dei mercanti di età

lunedì 31 agosto 2020

Il paradigma di Wagner sulla lingua sarda deve essere rovesciato come una clessidra. Articolo di Bartolomeo Porcheddu

 Il paradigma di Wagner sulla lingua sarda deve essere rovesciato come una clessidra.

Articolo di Bartolomeo Porcheddu



«Da che punto guardi il mondo, tutto dipende» è il testo di una strofa della canzone “Depende” scritta da Jarabe de Palo e tradotta in italiano da Jovanotti con “Dipende”. Il punto di osservazione è molto importante perché, come dice Zucchero Fornacciari, solo la Marchesa che cammina sugli specchi può dire “vedo nero”, guardando quasi in perpendicolare l’immagine riflessa sotto la sua gonna. Un altro interlocutore posizionato di fronte a lei non è in grado di vedere altrettanto, poiché punta lo specchio da un’altra angolatura o prospettiva.

Allo stesso modo, se rovescio una clessidra riempita di sabbia, sono i granelli che io vedo in quel momento sopra il cono inferiore che vanno per primi a depositarsi alla base dell’oggetto capovolto. Quando Max Leopold Wagner giunse in Sardegna dalla Germania per studiare la lingua sarda, non tenne conto che egli, in quel momento, rappresentava un paese ricco e noi Sardi uno povero, perché la

martedì 25 agosto 2020

Archeologia: La corda dell’arco di Otzi è il più antico equipaggiamento da caccia del Neolitico. Nota stampa ufficiale del Museo Archeologico di Bolzano

 Archeologia: La corda dell’arco di Otzi è il più antico equipaggiamento da caccia del Neolitico.

Nota stampa ufficiale del Museo Archeologico di Bolzano

 

BOLZANO: Comunicato diramato dal Museo Archeologico dell’Alto Adige.

Scienziati svizzeri sono convinti di aver identificato la corda dell’arco di Ötzi. Sebbene l’Uomo venuto dal ghiaccio stesse ancora lavorando al manufatto, portava con sé nella faretra un cordino ritorto di fibre animali (e non vegetali), elastico e molto resistente alle sollecitazioni, e pertanto estremamente adatto ad essere utilizzato come corda per l’arco. Nell’ambito di un ampio progetto di ricerca del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS) è stato possibile analizzare per la prima volta archi e frecce neolitici, focalizzandosi sui materiali, e confrontarli con l’equipaggiamento di Ötzi. Per il Museo Archeologico dell’Alto Adige il risultato dell’indagine ha significato un ulteriore record: il cordino di

giovedì 20 agosto 2020

Archeologia della Sardegna. Il Santuario Tofet. Articolo di Piero Bartoloni.

Archeologia della Sardegna.  Il Santuario Tofet.

Articolo di Piero Bartoloni

 

Fonte: LA SARDEGNA FENICIA E PUNICA

Corpora delle antichità della Sardegna, Storia e materiali

A cura di Michele Guirguis

L’ipotetico sacrificio dei fanciulli che, secondo alcuni antichi scrittori e studiosi moderni, veniva perpetrato in Fenicia e in alcuni casi nel regno dell’antica Israele, cioè in questa particolare regione di biblica memoria, è stato desunto da un testo dello storico greco Diodoro Siculo (XX, 14, 4-5) che evocava il terribile rituale del presunto olocausto dei primogeniti che si sarebbe dovuto svolgere nel tofet di Cartagine. Lo storico greco, che scriveva la sua opera attorno al 50 a.C., tra l’altro narrava le vicende della Sicilia antica e, al fine di suscitare lo stupore dei lettori, talvolta inseriva fatti inusitati e memorabili non sempre fondati sulla realtà storica. Inoltre, il nostro autore si dilungava sulle vicende di Cartagine, nello specifico periodo storico dell’incursione in terra africana effettuata da Agatocle, tiranno di Siracusa, nel 310 a.C., con cui pose la stessa Cartagine sotto assedio. Secondo Diodoro Siculo, la popolazione della metropoli punica era sotto assedio, angustiata dalla guerra e dalla pestilenza. I cittadini di Cartagine attribuirono dunque le loro  traversie agli scarsi ossequi tributati nel

martedì 18 agosto 2020

Archeologia. I Sardi e le misure auree, una conoscenza che precede di ben 500 anni quella dei greci. Articolo di Marcello Onnis.

 Archeologia. I Sardi e le misure auree, una conoscenza che precede di ben 500 anni quella dei greci.

Articolo di Marcello Onnis.

Può capitare che una passeggiata archeologica, fatta con Amici, ci riservi delle fantastiche sorprese.

Durante una passeggiata archeologica in compagnia di Amici al Pozzo Sacro di Santa Cristina a Paulilatino, nell'effettuare delle foto ricordo, l'occhio, attraverso il mirino della mia inseparabile Canon 1000D, vede ciò che normalmente non percepisce.

Mentre, dal fondo della scalinata del pozzo, inquadro gli Amici in controluce per una foto ricordo, grazie alla griglia del mirino, percepisco la forma e la proporzione del trapezio generato dalla luce

domenica 16 agosto 2020

Archeologia. Postilla su “Il suono degli scudi oblunghi dei guerrieri-sacerdoti di Mont’e Prama”. Articolo (postilla) di Giovanni Ugas

 Archeologia. Postilla su “Il suono degli scudi oblunghi dei guerrieri-sacerdoti di Mont’e Prama”

Articolo (postilla) di Giovanni Ugas

 

In merito all'articolo "Il suono degli scudi oblunghi dei guerrieri-sacerdoti di Mont’e Prama" pubblicato su questo quotidiano Honebu in data 29.07.2020 al link http://pierluigimontalbano.blogspot.com/2020/07/archeologia-della-sardegna-il-suono.html il professore Giovanni Ugas scrive queste ulteriori considerazioni:

L’identità dei guerrieri con lo scudo oblungo

Spesso la ricerca dell’identità dei portatori di scudo oblungo sulla testa proposti dall’arte scultorea

nuragica è stata condizionata dalla problematica individuazione dell’oggetto tenuto nella mano

guantata. Ora, questo oggetto è un elemento importante, ma non decisivo, per definire l’identità di

questi personaggi perché, come gli oggetti tenuti nelle mani dalle immagini degli offerenti, può

indicare un’azione contingente legata al rituale e non la loro funzione o ruolo. Maggiori garanzie

per l’identificazione dei personaggi offrono i capi d’abbigliamento e le armi; non a caso il bronzetto

di Vulci con scudo oblungo al fianco è stato identificato da G. Lilliu, come un sacerdote militare per

giovedì 13 agosto 2020

Archeologia. La civetta: l’iconografia svela un profondo significato simbolico legato al mondo dei defunti. Riflessioni di Giorgia Soncin

Archeologia. La civetta: l’iconografia svela un profondo significato simbolico legato al mondo dei defunti

Riflessioni di Giorgia Soncin 


Atena, la dea greca della sapienza, viene spesso rappresentata con una civetta appollaiata su una spalla, manifestazione simbolica della saggezza. Presso gli Egizi rappresentava la notte e l’oscurità, gli Aztechi l’associavano al dio dell’oltretomba, per i Romani simboleggiava la morte. René Guénon afferma che "la civetta è il simbolo della conoscenza razionale perché essendo un uccello notturno è legato alla luce riflessa, quella lunare, in opposizione alla conoscenza intuitiva, percezione della luce diretta solare, simbolicamente rappresentata dall’aquila". Il nome stesso annuncia la storia e la simbologia, infatti, nei manuali salta all'occhio il suo nome scientifico: Athene noctua, rapace notturno della famiglia degli Strigidae. Viene naturale collegare queste parole direttamente alla divinità greca Atena e alla parola strega, di origine latina. Con i suoi grandi occhi, la civetta è legata alla preveggenza, all'illuminazione e alla conoscenza legata alla dea Atena/ Minerva, portatrice di

venerdì 7 agosto 2020

Libri. Francesca Poretti: Ifigenia, l'innocente sfortunata. Può un dio sottoporre un personaggio mitologico a durissime prove? Recensione di Felice Di Maro

Libri. Francesca Poretti: Ifigenia, l'innocente sfortunata.

Può un dio sottoporre un personaggio mitologico a durissime prove? 

Recensione di Felice Di Maro

Scorpione Editrice 2020, pp. 119 con illustrazioni.


Può un dio sottoporre un personaggio non divino certo, ma mitologico, a durissime prove? L’interrogativo è d’obbligo perché la figura di Ifigenia in qualche modo è tra i miti greci un’eccezione perché subisce sì, una sorte che certamente è tra le più tragiche, ma come la raccontano scrittori dell’epoca antica come Euripide che c’è stata una lotta che ha portato avanti e che non si è fermata mai.

La storia di una donna? Certo ma teniamo conto che nonostante che i processi culturali oggi siano sempre più raffinati perché utilizzano nuove tecniche di comunicazione, e principalmente mi riferisco a quelli che continuamente rilanciano nuove frontiere di ricerca sulla storia dell’umanità, proprio la mitologia classica che umilmente si ripresenta sempre e ogni volta offre occasioni di riflessioni, oggi,

mercoledì 5 agosto 2020

Sardegna. Scoperta la città mai trovata di Tibula. Articolo di Bartolomeo Porcheddu

Sardegna. Scoperta la città mai trovata di Tibula.

Articolo di Bartolomeo Porcheddu 


«Ma bella più di tutte è l’isola non trovata, quella che il Re di Spagna s’ebbe da suo cugino il Re di Portogallo, con firma suggellata e bulla del Pontefice, in gotico latino» canta Francesco Guccini nella sua “Isola non trovata”.

Tra le altre città non trovate, in Sardegna una in particolare ha fatto impazzire gli storici e gli archeologi per la sua misteriosa scomparsa. Si tratta della città di Tibula, situata nei pressi dell’importante crocevia di strade che percorrevano la Sardegna settentrionale. A Tibula, nonostante non si sapesse dove era situati, sono state dedicate

lunedì 3 agosto 2020

Il significato semantico di un quadro di Derain. Articolo di Alberto Zei

Il significato  semantico  di un  quadro di Derain

Articolo di Alberto Zei


Approfondimento dal punto di vista semantico dell’articolo su Derain, precedentemente pubblicato sul questo quotidiano (cliccare qui per aprirlo), con analisi delle motivazioni dell’autore del  quadro incompiuto raffigurante  Delano Roosevelt.

 “Le belve”

Sono stati pubblicati alcuni articoli con i  relativi commenti sul ritrovamento di un quadro del pittore francese André Derain,  uno dei caposcuola della tecnica delle “fauves”  ossia delle “belve”, così come sono stati tacciati pittori di questo stile nato alla fine del XIX  secolo,  per la violenza cromatica dei colori usati in modo quasi casuale, sia nei ritratti delle persone che nei paesaggi delle loro opere. André Derain era stato uno dei promotori di questa tendenza artistica insieme ai colleghi Matisse, Vincent  van Gogh, Henri Manguin, Maurice de Vlaminck, Charles Camoin ed altri ancora.

Questi pittori,  attraverso una sorta di protesta nei confronti della  società adagiata sul vecchio stile, intesero  esprimere con la loro intolleranza alla quiete, un incitamento al cambiamento: cambiamento di

domenica 2 agosto 2020

Archeologia della Sardegna. L’architettura funeraria dell’Età del Bronzo: le Tombe di Giganti. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. L’architettura funeraria dell’Età del Bronzo: le Tombe di Giganti.

Articolo di Pierluigi Montalbano


L’importanza cultuale delle Tombe di Giganti, luoghi nei quali si esprimeva una religiosità legata al culto dei defunti deposti fra le braccia della Madre Terra, è evidente per tutta l’Età del Bronzo in tutti gli angoli della Sardegna. Sono monumenti funerari realizzati in pietra nel corso del II Millennio a.C. e utilizzati come sepolture collettive che differiscono profondamente dalle Domus de Janas utilizzate in precedenza.  Come i nuraghi, queste particolari costruzioni megalitiche non hanno nulla di simile nell’Europa continentale. Presenti in tutta l’isola, questi sepolcri presentano una pianta rettangolare con abside posteriore, e sono edificati sovrapponendo grandi blocchi di pietra. La camera funeraria può superare i 20 metri di lunghezza e 2 di altezza, ed era completamente ricoperta da un tumulo di terra. Differentemente dal corpo funerario, che arriva ad anticipare i primi nuraghi a corridoio del XVIII a.C., la parte frontale della struttura, la facciata, è realizzata all’inizio dell’epoca delle torri nuragiche, intorno al XV a.C.. Essa ha davanti a sé un temenos a esedra, ossia uno spiazzo a semicerchio realizzato con pietre di varia dimensione conficcate a scalare nel terreno partendo dalla imponente lastra centrale, la stele d’ingresso, alta a volte sino a 4 metri d’altezza e sotto la quale si apriva un piccolo portello. 

mercoledì 29 luglio 2020

Archeologia della Sardegna. Il suono degli scudi oblunghi dei guerrieri-sacerdoti di Mont’e Prama. Articolo di Giovanni Ugas


Archeologia della Sardegna. Il suono degli scudi oblunghi dei guerrieri-sacerdoti di Mont’e Prama
Articolo di Giovanni Ugas

Alla ricerca del ruolo dei personaggi col pugno guantato
Nell’ampio panorama dell’arte scultorea sarda del I Ferro un posto rilevante è occupato dalle immagini maschili connotate dallo scudo oblungo, tenuto ora al fianco, ora sopra la testa. Nel suo magistrale catalogo “Le sculture della Sardegna Nuragica del 1966, Giovanni Lilliu definiva pugilatore l’immagine in bronzo con scudo oblungo sulla testa da Cala Gonone di Dorgali (n. 64) che, in precedenza, Doro Levi (1949) aveva riconosciuto in un cuoiaio per via del guanto che proteggeva la mano da una supposta lesina. Il Lilliu, richiamando lo scudo oblungo dei gladiatori Sanniti studiati da S. Ferri (1963) interpretava la figurina di Dorgali come un gladiatore-pugilatore, perché sarebbe caratterizzato dal caestus, cioè il “guantone armato da una “acuta prominenza metallica (di bronzo o di piombo)”, correlato con una fasciatura, una sorta di manicotto a protezione dell’avambraccio (brassard). Allo stesso tempo il Lilliu riteneva problematicamente che fosse un sacerdote-militare la

domenica 26 luglio 2020

Archeologia della Sardegna. Videoconferenza Honebu con l'archeologo Giovanni Ugas.

Archeologia della Sardegna. 
Videoconferenza Honebu con l'archeologo Giovanni Ugas.
Conduce Pierluigi Montalbano.
(Invito i lettori a iscriversi al canale you tube per ricevere gli aggiornamenti dei video)






Prosegue la rassegna archeologica "i venerdi Honebu" dedicata alla divulgazione scientifica del patrimonio culturale della Sardegna.
Venerdi 24 Luglio, in diretta facebook, si è svolto l'ultimo appuntamento:

L'archeologo Giovanni Ugas tratta i temi:

"La cultura San Ciriaco"

"Shardana e Sardegna"

Organizza Honebu, nell'ambito della rassegna archeologica "i venerdi Honebu"

E' visibile anche su facebook al link:

https://www.facebook.com/100001666287370/videos/3291790510886459/

giovedì 23 luglio 2020

Archeologia. Shardana, guerrieri sardi nel Vicino Oriente. Articolo di Gavino Guiso sulla conferenza di Pierluigi Montalbano a Olmedo




Archeologia. Shardana, guerrieri sardi nel Vicino Oriente
Articolo di Gavino Guiso sulla conferenza di Pierluigi Montalbano a Olmedo

Pierluigi Montalbano, nella conferenza tenuta a Olmedo il 24 Ottobre 2019 sul tema Shardana, seguendo il corposo lavoro editoriale dell’archeologo Giovanni Ugas, è stato molto chiaro ed eloquente: un popolo capace di costruire a secco i più grandi edifici megalitici dell’antichità dopo le piramidi, (il Nuraghe Arrubiu di Orroli e il Nuraghe Santu Antine di Torralba) non può essere immaginato come un popolo isolato ed incapace di muoversi. E difatti sta ormai emergendo con prepotenza un ruolo attivo dell’antica civiltà sarda nella storia e nell’economia del Mediterraneo. Con le navi sarde viaggiavano materie prime, utensili e uomini. Le prove di questa dinamica realtà sono riportate nei documenti micenei, siriani ed egizi. La famosa stele di Rosetta, trovata da Napoleone nel

mercoledì 22 luglio 2020

Archeologia, la Cultura San Ciriaco e la nascita delle Domus de Janas. Articolo di Pierluigi Montalbano.

Archeologia, la Cultura San Ciriaco e la nascita delle Domus de Janas.
Articolo di Pierluigi Montalbano.

Verso la metà del V Millennio a.C. iniziò in Sardegna una fase culturale che portò a una serie di innovazioni in campo economico, funerario e manifatturiero. E’ conosciuta come “cultura San Ciriaco”, e prende il nome da una chiesa di Terralba vicino alla quale furono trovate ceramiche simili a quelle di Cuccuru is Arrius di Cabras. A differenza della precedente fase Bonu Ighinu, si nota la scomparsa della decorazione, l’assottigliamento delle pareti dei manufatti e una accurata finitura delle superfici che diventano chiare. Fra le attività c’è un

martedì 21 luglio 2020

Archeologia della Sardegna. Videoconferenza Honebu con l'archeologo Franco Campus e lo storico Attilio Mastino. Conduce Pierluigi Montalbano.

Archeologia della Sardegna. 
Videoconferenza Honebu con l'archeologo Franco Campus e lo storico Attilio Mastino.
Conduce Pierluigi Montalbano.
(Invito i lettori a iscriversi al canale you tube per ricevere gli aggiornamenti dei video)



Prosegue la rassegna archeologica "i venerdi Honebu" dedicata alla divulgazione scientifica del patrimonio culturale della Sardegna.
Venerdi 17 Luglio, in diretta facebook, si è svolto un altro appuntamento con due studiosi:

Lo storico Attilio Mastino tratta il tema:
"I miti greci e latini e le dee della Sardegna isola d'occidente"

L'archeologo Franco Campus parla del Nuraghe Santu Antine e della promozione dei siti archeologici.

Organizza Honebu, nell'ambito della rassegna archeologica "i venerdi Honebu"

E' visibile anche su facebook al link:

https://www.facebook.com/pierluigi.montalbano/videos/3272260552839455/

giovedì 16 luglio 2020

Miti, Dei e Regine della Sardegna antica. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Miti, Dei e Regine della Sardegna antica.
Articolo di Pierluigi Montalbano



La storia della Sardegna antica ci è stata raccontata da autori greci e latini che la manipolarono e adattarono alle loro esigenze politiche, tuttavia, le tappe indicate dagli storici del V secolo a.C. trovano corrispondenze nei dati archeologici. Pausania e altri affermano che la stirpe sarda fu generata dalla Dea Madre Terra con la sua discendente più antica: Medusa, regina di Sardegna, un personaggio che pietrificava con lo sguardo, metafora della divinità che creò i menhir. Medusa è riportata anche come la regina delle Amazzoni che porta i suoi attacchi nel Peloponneso e assedia Perseo a Micene. Il padre di Medusa è Forcus (Phorcus), re del Mare e paredro della Dea Madre Terra, una sorta del greco Poseidone che col suo bastone con forcella avrebbe potuto reggere la volta celeste e aiutare i rabdomanti nella ricerca dell'acqua, il più prezioso fra gli elementi. Fra i bronzetti si notano alcune rappresentazioni che fanno pensare a questa divinità. Orfeo, Esiodo e Omero descrivono vicende legate all’epoca micenea, con i sardi che assediarono Creta al tempo di Talos, prima dell’arrivo degli argonauti di Giasone. Discendente di Medusa e Phorcus è Crisaore, padre di Gerione, un invincibile spadaccino; Gerione è Re di Tartesso, e difese le sue mandrie di buoi rossi da Eracle/Ercole, inviato nella sua decima fatica a Occidente dal Re di Micene, Euristeo.

Gerione, dunque, è nipote di Medusa e padre di Eritheia, la rossa che sposò Hermes, fratello di Eracle, da cui generò Norax (Norace). Ricordiamo che Eracle portò via la mandria di buoi rossi (metafora dei lingotti in rame ox-hide) proprio dall’isola che i greci chiamano Eritheia, un luogo strategico posto lungo la rotta del rame e dell’argento, e dello stagno proveniente dalle Cassiteriti, le isole della Cornovaglia. Altre figure di rilievo, inseribili a pieno titolo nella discendenza matrilineare legata all’isola, sono Sardòa, della dinastia regale di Micene, e Sarda, moglie di Tyrrenòs, fondatore della stirpe dei Tirreni.  Una delle prime figure maschili a comparire nella genealogia sarda è Norax - Norace. Sallustio racconta che fosse figlio di Hermes (fratello di Eracle) e di Eritheia la rossa, figlia di Gerione. Solino racconta che gli Iberi, guidati da Norace, provengono da Tartesso, una regione mineraria ricca d’argento e piombo, intermediaria dello stagno. Norace, nei suoi viaggi commerciali, fondò Nora. Solino aggiunge che gli Iberi erano in guerra con i Libi, e la pace arrivò con Aristeo, fondatore di Cagliari, che unì le genti dei due popoli. Nelle genealogie del Peloponneso, Perseo ed Eracle sono riferiti a 5 e 3 generazioni prima della guerra di Troia, avvenuta intorno al 1230 avanti Cristo nei conflitti scatenati dai Popoli del Mare. Perseo sarebbe da inquadrare circa al 1330 a.C. ed Eracle al 1290 a.C. Di conseguenza, l’uccisione della regina Medusa avvenne intorno al 1380 a.C., mentre Norace si collocherebbe cento anni dopo, ai tempi della guerra di Qadesh fra Ittiti ed Egizi.

E’ evidente che quando i fenici giunsero a Nora, intorno al IX a.C., come attestato sulla famosa stele, ossia nello stesso periodo in cui Didone, sorella di Pigmalione, Re di Tiro, fuggì rubando il tesoro del tempio e fondando Cartagine, la città di Nora era già florida essendo stata fondata da Norace almeno 400 anni prima. Se, come penso, la mitica Tartesso era una potenza commerciale che aveva come principale centro amministrativo la città di Tharros, se ne deduce che la popolazione mista iberico-sarda insediata nel Golfo di Oristano, fu artefice di quel miracolo commerciale che la letteratura riferisce alla mitica Tarsis biblica. C'è da rilevare, tuttavia, che gli archeologi posizionano Tartesso in Andalusia, alla foce del Guadalquivir. A mio parere, il territorio coloniale tartessico si estendeva dalla Nurra verso le coste occidentali sarde, comprendeva Tharros, proseguiva per Sulky, l'attuale Sant'Antioco, e giungeva fino a Nora e Karalis (Cagliari). Tartesso controllava i traffici marittimi provenienti dal golfo del Leone, dalle Baleari e dalle Bocche di Bonifacio, a dimostrazione di una talassocrazia commerciale sarda ancora non indagata dagli studiosi. Il cuore pulsante dell’economia del Mediterraneo Occidentale era Tharros, mentre tutti gli approdi-empori presenti lungo le coste costituivano l’ossatura di una potenza marittima che faceva del commercio il proprio cavallo di battaglia. 
Nel passaggio dall'età del Bronzo all'età del Ferro, le relazioni commerciali fra oriente e occidente furono agevolate da alleanze strategiche fra mercanti e indigeni. Seguendo il mito, i potenti clan nuragici si accordarono con i nuovi arrivati attraverso il richiamo a un eroe indigeno di matrice iberica, quel Norax-Norace, eponimo del nuraghe. Il sito di Nora conserva ancora il nome che evoca il nuraghe e l’eroe Norace, e c'è da osservare che l’antica denominazione di Minorca era Nure, come Nurra si chiama ancora la regione posta nel nord-ovest della Sardegna e Nure è anche il nome di un insediamento ubicato a nord di Alghero. I dati archeologici, linguistici e letterari, dunque, ci aiutano a individuare delle genti che giunsero in Sardegna dalla penisola iberica, diedero il nome alle isole Baleari, e si riconoscono nei Balari. Se gli Iberi sono da riconoscersi nei Balari, il loro eroe Norax si contrappose a Sardo, antenato dei Sardi e probabilmente dei Libi, che si stanziarono nel sud dell’isola. Pausania racconta che il più importante fiume sardo, il Tirso (Tharsos) segnava l’antico confine fra Iolei-Iliei (greci e troiani) a sud e “barbari” a nord. Questi ultimi sono da riconoscersi negli iberici Balari.

Nelle immagini:
I bronzetti denominati: "L'offerta della gruccia" e " Il Musico". Questi due personaggi potrebbero ricordare, invece, un rabdomante o la divinità Phorcus, il Dio del Mare.

Archeologia. I Sardi nella guerra di Troia. Riflessioni di Carlo D'Adamo

Archeologia. I Sardi nella guerra di Troia
Riflessioni di Carlo D'Adamo



La storiografia greca ha elaborato nel ciclo dell’epopea troiana il processo di crisi del sistema miceneo, mentre la storiografia egizia ha narrato parte dello stesso processo sotto il tema dell’invasione degli “Abitanti delle Isole del Grande Verde” che ordivano una “congiura” contro l’Egitto assalendo le sue coste e tentando un’invasione.
La sostanziale autoreferenzialità delle due tradizioni storiografiche impedì a Platone, al quale la tradizione egizia era giunta di seconda o di terza mano, di riconoscere nel racconto di Crizia (che egli riporta nel Timeo) gli stessi avvenimenti che i greci avevano già elaborato nei miti di Teseo e del ritorno degli Eraclidi e nella grande epopea della guerra di Troia.
Ma se noi ci misuriamo direttamente con Medinet Habu ed evitiamo il bypass “sacerdoti egiziani-Solone-Crizia-Platone” per accedere direttamente alle fonti che parlano degli Abitanti delle Isole del

sabato 11 luglio 2020

Archeologia della Sardegna. Videoconferenza Honebu con gli archeologi Giorgio Murru e Valentina Leonelli. Conduce Pierluigi Montalbano.

Archeologia della Sardegna. 
Videoconferenza Honebu con gli archeologi Giorgio Murru e Valentina Leonelli.
Conduce Pierluigi Montalbano.
(Invito i lettori a iscriversi al canale you tube per ricevere gli aggiornamenti dei video)




Prosegue la rassegna archeologica "i venerdi Honebu", organizzata dall'Associazione Culturale Honebu di Cagliari e dedicata alla divulgazione scientifica del patrimonio culturale della Sardegna.
Oggi, Venerdi 10 Luglio, alle ore 19, in diretta facebook, un altro appuntamento con due studiosi:

L'archeologo Giorgio Murru, direttore del Museo delle statue menhir di Laconi, illustra la statuaria preistorica della Sardegna e analizza i menhir antropomorfi offrendo un'interpretazione dei simboli scolpiti a rilievo.

L'archeologa Valentina Leonelli, responsabile del parco archeologico del Nuraghe Adoni di Villanovatulo, parla del nuraghe quadrilobato Adoni, del villaggio adiacente e chiude con alcune considerazioni sulla figura dell'archeologo.

Organizza Honebu, nell'ambito della rassegna archeologica "i venerdi Honebu"

E' visibile anche su facebook al link:

https://www.facebook.com/pierluigi.montalbano/videos/3252216211510556/

Menhir:
Esistono legami fra nuraghi e menhir?
A Seui, fra le pietre che componevano la parete di un vano del nuraghe Ardasai, è stato trovato un grosso frammento di una statua menhir lavorato a martellina che presenta profilo ogivale, sopracciglia,

sabato 4 luglio 2020

Archeologia della Sardegna. Videoconferenza Honebu con gli archeologi Michele Guirguis e Augusto Mulas. Conduce Pierluigi Montalbano.

Archeologia della Sardegna. 
Videoconferenza Honebu con gli archeologi Michele Guirguis e Augusto Mulas. 
Conduce Pierluigi Montalbano.
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Prosegue la rassegna archeologica "i venerdi Honebu", organizzata dall'Associazione Culturale Honebu di Cagliari e dedicata alla divulgazione scientifica del patrimonio culturale della Sardegna.
Oggi, Venerdi 3 Luglio, alle ore 19, in diretta facebook, un altro appuntamento con due studiosi:

L'archeologo Michele Guirguis racconta gli scavi che ha diretto gli scorsi mesi nel sito di Cuccureddu, a Villasimius, ed espone l'argomento che riguarda i rapporti tra i sardi di tradizione nuragica e i fenici, con riferimento a Sulky, Monte Sirai e altri siti. Chi erano i fenici? Quando arrivarono in Sardegna? Che relazioni crearono con i sardi di tradizione nuragica? Quale fu il ruolo di Cartagine nello scacchiere politico ed economico del Mediterraneo Occidentale e centrale?

Con l'archeologo Augusto Mulas parliamo del villaggio Santuario Abini, a Teti, dove sono stati trovati la maggior parte dei bronzetti sardi. Oltre all'approfondimento sulla bronzistica e sul ruolo dei Santuari Federali nella Sardegna nuragica approfondiamo la questione "pasti rituali" nei siti nuragici.

Organizza Honebu, nell'ambito della rassegna archeologica "i venerdi Honebu"

E' visibile anche su facebook al link:

https://www.facebook.com/100001666287370/videos/3233549960043848/

Ogni cultura ha delle tradizioni legate ai pasti, e adotta norme per apparecchiare, assegnare il posto ai commensali, disporre l’ordine delle pietanze, presentare i cibi abbinandoli fra loro, o anche ciò che si può

mercoledì 1 luglio 2020

Archeologia. Il nuraghe Domu Beccia di Uras. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. Il nuraghe Domu Beccia di Uras
Articolo di Pierluigi Montalbano

Il Nuraghe Domu Beccia si trova a un km da Uras, nei pressi del cimitero, nella piana del Campidano, alla base di Monte Arci. Il territorio fu frequentato fin dal neolitico per l’ossidiana, come testimoniano un’officina di lavorazione e due menhir vicini al nuraghe. Di epoca nuragica sono alcune tombe di giganti e un villaggio con 150 capanne posto di fronte al nuraghe, al di là di Via Eleonora, la strada asfaltata dove si trova il cancello d’ingresso di Domu Beccia. Nel primo Ferro, come accade nel resto della Sardegna, Uras mostra tracce delle relazioni fra sardi e commercianti fenici che dalle coste si spingono verso l’entroterra. Rilevanti testimonianze di cultura materiale attestano la frequentazione del nuraghe anche in età punica, romana e bizantina. Gli archeologi hanno

sabato 20 giugno 2020

Archeologia. Videoconferenza Honebu con gli archeologi Momo Zucca e Giacomo Paglietti. Conduce Pierluigi Montalbano.

Archeologia. Videoconferenza Honebu con gli archeologi Momo Zucca e Giacomo Paglietti. Conduce Pierluigi Montalbano.
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Arcieri, spadaccini, gladiatori e altre statue di pietra portate alla luce a Mont'e Prama hanno riscritto la storia del Mediterraneo. Con la loro imponenza, le lunghe trecce, il gonnellino a V, le armi e i volti enigmatici, dopo un oblio di 2800 anni, affiorano nell'oristanese decine di guerrieri alti più di due metri. All’inizio dell’età del Ferro i sardi erano ricchi e potenti e realizzarono un monumento funerario legato al culto di uno o più eroi. Nel 1974 gli archeologi trovarono una decina di tombe, scoprirono i primi giganti e individuarono un viale adiacente le statue. Poi gli scavi del 1976 e un lungo restauro hanno restituito la bellezza a 16 guerrieri armati di pugnale e scudo tenuto sulla testa; 6 spadaccini con elmo con le corna e sei arcieri, con l'arco e la faretra in spalla. Dallo scavo emersero anche 13 betili e alcuni modelli di nuraghe. Nel 2014 sono ripresi gli scavi, condotti dell'archeologo Momo Zucca, e sono state scoperte due statue gemelle ben conservate. Alla ricerca, oltre a Gaetano Ranieri con il georadar, ha partecipato uno staff di bioarcheologi, diretto da Salvatore Rubino, che ha esaminato le tracce organiche e ha estratto il DNA dalle ossa e dai denti dei cadaveri. Queste sculture nuragiche a tutto tondo, le più antiche dell'Occidente Mediterraneo, rafforzano l’immagine di un antico popolo sardo detentore di cultura e capace di rappresentare una forte identità. Parliamo di questa scoperta, e di altro, con gli archeologi Momo Zucca e Giacomo Paglietti, in diretta.

Gli altri incontri Honebu del venerdì:

12 Giugno,  Angela Antona e Nicola Dessì

5 Giugno, Giovanna Tanda e Riccardo Cicilloni



giovedì 18 giugno 2020

Archeologia della Sardegna. Mont'e Prama, uno scavo straordinario.

Archeologia della Sardegna. 
Mont'e Prama, uno scavo straordinario.

Arcieri, spadaccini, gladiatori e altre statue di pietra portate alla luce a Mont'e Prama hanno riscritto la storia del Mediterraneo. Con la loro imponenza, le lunghe trecce, il gonnellino a V, le armi e i volti enigmatici, dopo un oblio di 2800 anni, affiorano nell'oristanese decine di guerrieri alti più di due metri. All’inizio dell’età del Ferro i sardi erano ricchi e potenti e realizzarono un monumento funerario legato al culto di uno o più eroi. Nel 1974 gli archeologi trovarono

venerdì 12 giugno 2020

Conferenze di archeologia della Sardegna. In diretta Facebook, parliamo con gli archeologi Angela Antona e Nicola Dessì.

Conferenze di archeologia della Sardegna. In diretta Facebook, parliamo con gli archeologi Angela Antona e Nicola Dessì.


Venerdi 12 giugno, in diretta Facebook, si è svolto il secondo dei 5 appuntamenti programmati: ospiti gli archeologi Angela Antona e Nicola Dessì.
Angela Antona parla del nuraghe Majori di Tempio, del nuraghe La Prisjona di Arzachena, e fa un accenno alle peculiarità neolitiche con la necropoli Li Muri e i dolmen, a fronte dell’assenza delle domus de janas.
Nicola Dessì racconta due siti dei quali ha seguito lo scavo: il sito nuragico di Camboni a Perdaxius e il tempio punico romano di Demetra e Kore a Terraseo.
La rassegna, organizzata dall'Associazione Honebu, è organizzata su 5 serate dedicate alla Sardegna antica.

mercoledì 10 giugno 2020

Archeologia della Sardegna. Modelli insediativi, organizzazione di villaggio ed evoluzione della società nuragica tra il Bronzo Finale e il Primo Ferro alla luce delle ricerche nel villaggio nuragico La Prisgiona, in località Capichera (Arzachena). Articolo di Angela Antona, Maria Dolores Marina Corro, Sara Puggioni

Archeologia della Sardegna. Modelli insediativi, organizzazione di villaggio ed evoluzione della società nuragica tra il Bronzo Finale e il Primo Ferro alla luce delle ricerche nel villaggio nuragico La Prisgiona, in località Capichera (Arzachena)
Articolo di Angela Antona, Maria Dolores Marina Corro, Sara Puggioni

Il superamento del luogo comune che poneva la Gallura in uno stato recesso rispetto al resto della Sardegna sta consentendo la ricomposizione di fasi di sviluppo della civiltà nuragica perfettamente allineate nell’ambito del grande fenomeno isolano. In particolare, gli esiti della ricerca in corso stanno offrendo nuovi elementi di conoscenza in relazione ai modelli insediativi, all’organizzazione del villaggio, all’evoluzione della società tra il Bronzo Finale e il Primo Ferro.
In generale è noto come, durante il Bronzo Recente, l’assetto rigido che caratterizzava l’organizzazione dell’insediamento in tutta l’isola, quasi geometricamente definito per ampi ambiti territoriali, ciascuno dotato di costruzioni poderose, abbia spesso indotto nell’interpretazione in senso militare del modello insediativo. E altresì noto come la dinamicità economica e sociale dei secoli XI-X a. C. abbia portato, in un certo senso, a scardinare l’assetto insediativo suddetto. Sfuggono ancora alla conoscenza gli eventi responsabili di questo cambiamento sostanziale che sembra aver determinato l’esaurirsi dell’istanza marcatamente difensiva e fortificatoria dell’epoca precedente. Di questo importante mutamento è un chiaro indicatore l’abbattimento delle cortine degli antemurali che costituivano una linea di difesa primaria dei nuraghi complessi. Gli scavi in corso nella

venerdì 5 giugno 2020

Conferenze di archeologia della Sardegna. Intervengono Giovanna Tanda e Riccardo Cicilloni.

Conferenze di archeologia della Sardegna.
In diretta Facebook, parliamo con Giovanna Tanda, responsabile dei siti Nuraghe Palmavera e della Necropoli Anghelo Ruju di Alghero, e con l'archeologo e docente di preistoria Riccardo Cicilloni che racconterà i suoi ultimi scavi a Nuxis e Gonnostramatza.


L'Associazione Honebu è lieta di invitarvi a 5 serate dedicate alla Sardegna antica.
Gli appuntamenti sono programmati per 5 venerdì consecutivi, alle ore 19, in diretta Facebook.
Parteciperanno dieci studiosi, due per ogni serata:
Angela Antona, Riccardo Cicilloni, Nicola Dessì, Michele Guirguis, Augusto Mulas, Giacomo Paglietti, Giovanna Tanda, Carlo Tronchetti, Emina Usai, e Raimondo Zucca.

Programma degli eventi:

Venerdì 5 Giugno, ore 19,
Giovanna Tanda e Riccardo Cicilloni.

Venerdì 12 Giugno, ore 19
Nicola Dessi e Angela Antona.

Venerdì 19 Giugno, ore 19
Momo Zucca e Giacomo Paglietti.

Venerdì 26 Giugno, ore 19
Carlo Tronchetti e Emina Usai

Venerdì 3 Luglio, ore 19
Augusto Mulas e Michele Guirguis.


Il nucleo degli interventi sarà la divulgazione.
Ogni archeologo parlerà dei siti nei quali ha scavato.

Altri argomenti di discussione riguarderanno:
- la promozione dei siti archeologici (intesa come tutela e valorizzazione);
- gli elementi di continuità fra età del Rame, del Bronzo e del Ferro;
- la Civiltà Nuragica (dalle origini alla romanizzazione);
- le architetture dei vivi e dei morti;
- i musei (dallo scavo alla musealizzazione);
- i rapporti fra i sardi e i popoli d’oltremare nelle varie epoche;
- i culti e i rituali.

Tutta la rassegna sarà fruibile liberamente collegandosi al profilo facebook di Pierluigi Montalbano, con inizio puntuale ogni Venerdì alle ore 19.

L'appuntamento di questa settimana sarà con l'archeologo Riccardo Cicilloni che racconterà i suoi ultimi scavi a Nuxis e Gonnostramatza, e con Giovanna Tanda, responsabile dei siti Nuraghe Palmavera e Necropoli Anghelo Ruju.

Buona Visione.

mercoledì 3 giugno 2020

Linguistica. L’articolo Latino che ufficialmente non esiste, ma che c’è ed è quello sardo. Riflessioni di Bartolomeo Porcheddu


Linguistica. L’articolo Latino che ufficialmente non esiste, ma che c’è ed è quello sardo.
Riflessioni di Bartolomeo Porcheddu


Se dovessimo consultare un qualsiasi manuale di grammatica latina e andassimo a cercare il capitolo dedicato all’articolo latino, rimarremmo delusi, poiché nell’indice dei libri adottati dalle scuole italiane, nella parte che riguarda la morfologia, non c’è l’articolo e si passa direttamente al nome. Quindi ci viene spontaneo chiedere: che fine ha fatto l’articolo latino?
Nel mio libro “Il latino è lingua dei Sardi” dedico all’articolo latino ben sette pagine, poiché l’articolo in latino esiste, eccome, ma è stato occultato. Come? Lo vedremo tra poco.
I grammatici latini moderni hanno sempre negato l’esistenza dell’articolo latino. Questa loro posizione è dovuta principalmente al fatto che nella lingua latina, strutturata nei morfemi nominali con i “casi”, l’articolo molto spesso non è essenziale al fine della costruzione e comprensione della