Diretto da Pierluigi Montalbano

Ogni giorno un nuovo articolo divulgativo, a fondo pagina i 10 più visitati e la liberatoria per testi e immagini.

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lunedì 17 maggio 2021

Cartografia Nautica. Vespucci, Mercatore e Colombo, ma l’unico che sapeva come stavano le cose era Toscanelli. Articolo di Rolando Berretta

Cartografia Nautica. Vespucci, Mercatore e Colombo, ma l’unico che sapeva come stavano le cose era Toscanelli.  

Articolo di Rolando Berretta

 


Molte volte mi sento come l’avvocato delle cause perse. Sto cercando di far vedere Toscanelli e Vespucci in una veste diversa. Toscanelli, grande genio, è passato alla Storia, solo, per i suoi 26 settori da 250 miglia. I settori totali sono 80 e le miglia totali sono 20.000. Questo argomento l’ho trattato svariate volte. Vespucci viene denigrato, anche, per aver dedicato una Baia all’Abadia di Ognissanti di Firenze. Se quel toponimo è sulla carta ( il dono) di Alberto Cantino, questo vuol dire semplicemente che quella carta è stata rattoppata e corretta dopo la scoperta del Vespucci. Poi, quando leggo che

mercoledì 12 maggio 2021

Archeologia della Sardegna. Nuraghi-Fortezze. Il pensiero di Massimo Pittau.

Archeologia della Sardegna. Nuraghi-Fortezze.

Il pensiero di Massimo Pittau.

Secondo alcuni archeologi i Nuragici avrebbero costruito in Sardegna il numero quasi incredibile di 7 mila fortezze, trascurando la circostanza che nella immensa maggioranza di ciascuna di quelle “fortezze” poteva rifugiarsi una guarnigione di un ventina di guerrieri appena, i quali però lasciavano fuori, in piena balia dei nemici assalitori, le mogli, i figli e i vecchi e inoltre i loro armenti di bovini e greggi di ovini. E lasciando la piena disposizione di questo bestiame ai nemici, questi avrebbero potuto sostenere molto a lungo l’assedio del nuraghe da loro assalito e circondato. Inoltre, questi studiosi trascurano di considerare che, con la semplice accensione di un grande fuoco all’ingresso del nuraghe, gli assalitori o avrebbero facilmente imposto la resa ai difensori visto che li avrebbero uccisi asfissiandoli. Oppure agli assalitori sarebbe stato molto facile otturare completamente l’ingresso del

sabato 8 maggio 2021

Archeologia della Sardegna, selezione di video dal canale you tube. Giovanni Ugas: Il nuraghe Su Mulinu di Villanovafranca; Pierluigi Montalbano: I Giganti di Mont'e Prama; Mario Cabiddu e Antonia Pintori: Parco archeologico di Nuddole; Pierluigi Montalbano: Le incantevoli navicelle bronzee nuragiche; Emina Usai: Nuraghe Cuccurada di Mogoro e Nuraghe Sa Domu Beccia di Uras; Nadia Canu: Le Domus de Janas decorate; Valentina Leonelli: Nuraghe Adoni di Villanovatulo e Oes di Giave; Pierluigi Montalbano: Bronzetti Nuragici.

 Archeologia della Sardegna, selezione di video dal canale you tube.

Giovanni Ugas: Il nuraghe Su Mulinu di Villanovafranca; Pierluigi Montalbano: I Giganti di Mont'e Prama; Mario Cabiddu e Antonia Pintori: Parco archeologico di Nuddole; Pierluigi Montalbano: Le incantevoli navicelle bronzee nuragiche; Emina Usai: Nuraghe Cuccurada di Mogoro e Nuraghe Sa Domu Beccia di Uras; Nadia Canu: Le Domus de Janas decorate; Valentina Leonelli: Nuraghe Adoni di Villanovatulo e Oes di Giave; Pierluigi Montalbano: Bronzetti Nuragici.


Giovanni Ugas: Il nuraghe Su Mulinu di Villanovafranca. 



lunedì 3 maggio 2021

Archeologia della Sardegna. Nuraghi: Templi o fortezze? Alcune riflessioni sulle diverse interpretazioni fornite dagli studiosi.

Archeologia della Sardegna. Nuraghi: Templi o fortezze?  Alcune riflessioni sulle diverse interpretazioni fornite dagli studiosi

Articolo di Fabrizio e Giovanna, coautori del “mulino del tempo”


 In tema di nuraghi esistono tantissime teorie sulla loro funzione, nessuna di queste, però, si basa su fatti certi, dunque tutte le interpretazioni hanno la stessa dignità, ovviamente escludendo quelle troppo fantasiose; probabilmente hanno tutte una loro validità: non è detto che tutti i nuraghi avessero la stessa funzione, quindi dovremmo smettere di discutere sui nuraghi e cominciare a parlare di architettura nuragica. Alcuni studiosi, abbracciando la teoria che vuole i nuraghi luoghi di culto, ritengono che certi nuraghi fossero delle costruzioni realizzate con lo scopo prettamente religioso-cultuale di collegare il cielo e la terra, realizzando l’unione degli opposti al fine di ripetere in terra quell’unione propria del mondo divino. E’ probabile anche che alcuni nuraghi siano stati utilizzati per il controllo del territorio, ma bisogna capire in che modo essi lo controllavano. Ad una prima analisi è facile credere che le torri nuragiche fossero dei fortilizi, le loro grandi dimensioni, la robustezza delle mura e la presenza in molti di essi di un antemurale (o recinto), rendono questa teoria molto suggestiva e funzionale all’idea di un

giovedì 29 aprile 2021

Archeologia della Sardegna. Il Nuraghe Su Mulinu di Villanovafranca. Articolo di Pierluigi Montalbano.

 Archeologia della Sardegna. Il Nuraghe Su Mulinu di Villanovafranca

Articolo di Pierluigi Montalbano.

Il Nuraghe Su Mulinu sorge alla periferia di Villanovafranca sulla collina che domina la valle del Fiume Mannu, antica via che collega la fertile pianura del Campidano al giacimento di rame di Funtana Raminosa (Gadoni). Il monumento, attorno ai primi anni sessanta, fu indagato da Giovanni Lilliu che rilevò la contemporanea presenza di strutture architettoniche attribuibili a fasi del bronzo medio, definite da corridoi con soffitti a piattabanda, e del Bronzo Recente, con torri coperte con soffitto a tholos. Successivamente, tre campagne di scavo condotte negli anni Ottanta dall' archeologo Giovanni Ugas, ampliarono le conoscenze dell’intera struttura e rivelarono la presenza di un altare con vasca che

martedì 27 aprile 2021

Cartografia nautica. Amerigo Vespucci e le carte del primo Cinquecento. Articolo di Rolando Berretta

 Cartografia nautica. Amerigo Vespucci e le carte del primo Cinquecento.

Articolo di Rolando Berretta

Iniziamo con l’illustrare cos’era la chiesa di S.Salvatore per Amerigo Vespucci.

(Da Wikipedia: Le origini gli Umiliati).

La chiesa, iniziata nel 1251 faceva parte del complesso conventuale degli Umiliati, un ordine giunto a Firenze da Alessandria nel 1239. Anche se la loro regola era stata approvata da papa Onorio III, l'ordine si era costituito nell'ambito dei movimenti pauperistici ai limiti dell'eresia. Gli Umiliati si affermarono come congregazione laica maschile e femminile, dedita alla perfezione evangelica ed alla povertà, ma specialmente al lavoro che era parte integrante della vita dei religiosi, impegnati soprattutto nella lavorazione della lana e del vetro. A Firenze gli Umiliati si stabilirono prima fuori città, presso san Donato in Polverosa, quindi presso la chiesetta di Santa Lucia (1251), estendendo gradualmente le loro proprietà fino a comprendere un oratorio sul borgo  (cioè su una strada fuori della vecchia cinta muraria), dove fecero costruire la loro chiesa ad honorem Sanctorum Omnium e il convento; il complesso venne portato a termine dal 1278 al 1294. La zona era particolarmente adatta alla lavorazione della lana, perché all'altezza della porta alla Carraia, dove il Mugnone sfociava nell'Arno, c'era un'isoletta che formava un canale utile per ricavare l'energia idraulica per mulini e gualchiere. Per favorire tale sfruttamento, gli Umiliati costruirono la pescaia di Santa Rosa, insieme a un ricco sistema di canali. Il loro convento era dunque un vero e proprio centro del lavoro organizzato e il paesaggio urbano circostante venne caratterizzato da edifici legati all'attività produttiva dei religiosi, assieme alle

domenica 25 aprile 2021

Archeologia della Sardegna. I nuraghi sono templi o fortezze? Articolo di Ileana Benati

 Archeologia della Sardegna. I nuraghi sono templi o fortezze?

Articolo di Ileana Benati

La reale funzione del simbolo più caratteristico della Sardegna, il nuraghe, è al centro di dispute tra studiosi. La mancanza di fonti scritte ha reso difficoltosa l’indagine su questo manufatto, presente nella storia della Sardegna per un lungo arco di tempo (dal 1600 a.C. al IV secolo a.C. circa) ed unico, nel suo genere, in Europa. Il primo a trattarne fu Giovanni Francesco Fara nel XVI secolo che riteneva i nuraghi tombe monumentali o torri. Nel corso dei secoli, poi, sono stati considerati alternativamente case o ovili, case di giganti, tombe o luoghi sacri. Nel XX secolo si rafforza, ad opera di studiosi come Antonio Taramelli e Filippo Nissardi l’ipotesi della funzione militare. Ai nostri giorni Giovanni Lilliu riprende l’interpretazione militarista del Taramelli, ma, ultimamente, grazie soprattutto agli studi di Massimo Pittau, linguista dell’Università di Sassari, si ipotizza la funzione magico-sacrale di queste costruzioni, interpretate, quindi, come tombe-santuario o esclusivamente templi. La presenza sul

martedì 20 aprile 2021

Archeologia. La caccia sacra: un duello fra uomo e natura. Articolo di Lisa Catola

 Archeologia. La caccia sacra: un duello fra uomo e natura.

Articolo di Lisa Catola

Sappiamo che i nostri antenati erano onnivori. L’archeologia ha permesso di reperire resti di cibo fossile di origine animale e vegetale. Una conferma è che la natura onnivora dell’uomo trova riscontro nelle similitudini di denti e stomaco del maiale, onnivoro anch’esso. Anche nell’orso possiamo osservare abitudini simili alle nostre. L’uomo preistorico si cibava di ciò che trovava: frutta, insetti, larve, vegetali e carcasse, nonché la carne dei suoi stessi simili, proprio come il nostro amico orso, venerato nel Paleolitico, e a cui sono state dedicate grotte e riti come se fosse una divinità. L’uomo del Paleolitico si spostava in cerca di terre abbondanti in base alle stagioni e il dispendio energetico dei viaggi era notevole. In questo contesto nasce anche la pratica della conservazione dei cibi per essere sicuri di

lunedì 19 aprile 2021

Archeologia. Dún Aonghasa in Irlanda e Monte Baranta di Olmedo. Due suggestivi altari preistorici legati da tanti indizi. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Dún Aonghasa in Irlanda e Monte Baranta di Olmedo. Due suggestivi altari preistorici legati da tanti indizi. 

Articolo di Pierluigi Montalbano

Affacciato a picco sulle acque torbide dell'Oceano Atlantico, arroccato a 100 metri d’altezza sul bordo di una scogliera, il sito preistorico di Dún Aonghasa è uno degli edifici antichi più suggestivi di tutta l'Irlanda. Frutto di elaborazioni architettoniche iniziate nell’età del Bronzo e concluse nell’età del Ferro, è costituito da una serie di quattro muri in pietra, che oggi racchiude un'area di 5 ettari circondata da una barriera di pietre affilate. Per la sua funzione si è sempre pensato che avesse a che fare con la

venerdì 16 aprile 2021

Agatocle, tiranno di Siracusa, nemico giurato di Cartagine. Articolo di Lydia Schropp

Agatocle, tiranno di Siracusa, nemico giurato di Cartagine.

Articolo di Lydia Schropp



Agatocle, tiranno siracusano di umili origini, fautore del partito democratico “radicale,” in seguito, durante la guerra in Africa ,autoproclamatosi re ad imitazione dei diadochi di Alessandro Magno e fondatore  di un vasto regno ( nato nel 361 a.C. a Termini Imerese, morto nel  289 a.C. a  Siracusa )

Agatocle nacque  a Termini Imerese (PA) nel 361 a.C., quando il territorio rientrava ancora nella sfera d’influenza cartaginese, da un vasaio profugo di Reggio, che nel 342 a.C. si trasferì  a Siracusa. Lì padre e figlio ottennero la cittadinanza siracusana concessa da Timoleonte ai profughi. Agatocle e suo fratello Antandro si dedicarono con successo alla carriera militare; e ben presto Agatocle si distinse nelle campagne militari condotte da Timoleonte contro  gli Etnei ed i mercenari campani, contro Agrigento e nelle guerre contro i Bruzi. Antandro ottenne  verso il 330 a.C. la carica di stratega. Ambedue parteciparono attivamente alle varie lotte partitiche che funestavano le varie città sia

venerdì 9 aprile 2021

Archeologia della Sardegna. I bronzetti. Relatore Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. I bronzetti. 

Relatore Pierluigi Montalbano


Buona Visione

La lavorazione dei metalli è una delle attività più note della Civiltà Nuragica.

La raffinata capacità di lavorare il bronzo, ossia la lega fra 9 parti di rame e una di stagno, consentì di la produzione di una notevole varietà di manufatti: spade, pugnali, asce, spilloni, anelli, bracciali e altri oggetti. Altrettanto importante era la produzione di preziosi manufatti artistici legati al mondo del sacro: i bronzetti.
Si tratta di statuette ottenute con la tecnica detta ''a cera persa'', un metodo di fusione che prevedeva la realizzazione in cera dell'oggetto che si intendeva realizzare. Successivamente si creava un guscio in argilla che lo rivestiva e infine si colava il bronzo fuso che prendeva il posto della cera.
Queste statuine raffigurano una vasta gamma di personaggi realmente vissuti 3000 anni fa: guerrieri, sacerdoti, offerenti e oggetti vari. Sono manufatti che costituiscono oggi una preziosa fonte iconografica che ci restituisce un suggestivo spaccato del mondo nuragico.

mercoledì 31 marzo 2021

Archeologia. Isola di Eubea nel racconto di Omero. Articolo di Lydia Schropp

Archeologia. Isola di Eubea nel racconto di Omero.

Articolo di Lydia Schropp

L’isola è citata due volte in Omero, una volta da Nestore nel suo colloquio con Telemaco (Canto III, v. 175), una volta da Alcinoo nel suo discorso con Ulisse. Il re feace si gloria  delle sue navi che  solcano il mare velocissime ed arrivano sin oltre l’isola Eubea, un bel percorso, se condividiamo l’opinione che la terra dei Feaci corrisponda alla Campania.

L’isola Eubea si trova a ridosso della Beozia e vanta  due città molto famose nell’antichità : Eretria e Calcide che si sono distinte per la loro attività colonizzatrice  verso la Sicilia e la Campania alla metà dell’ VIII sec. a.C. (1)

Mentre fino al 1980 non si sono trovati sull’isola reperti rilevanti, così che ancora l’archeologo inglese Snodgrass poteva affermare che sull’isola si trovavano solo piccoli insediamenti greci, dopo quella data si trovò a Lefkandi un sepolcro principesco “con abside e deambulatorio a pilastri, certamente risalente ad un periodo fra il 1000 ed il 950” (2) L’edificio comprendeva due tombe, in una era sepolta  una

lunedì 22 marzo 2021

Archeologia della Sardegna.Villagrande Strisaili: S’ARCU ‘E IS FORROS. Nuragici, Filistei e Fenici fra i monti della Sardegna Articolo di Maria Ausilia Fadda

Archeologia della Sardegna.Villagrande Strisaili: S’ARCU ‘E IS FORROS.

Nuragici, Filistei e Fenici fra i monti della Sardegna
Articolo di Maria Ausilia Fadda
(Per gentile concessione della fonte: Archeologia Viva).



L’antico villaggio alle falde del Gennargentu ha restituito una grande quantità di oggetti di bronzo e di ferro che lo attestano come il centro metallurgico più importante della Sardegna nuragica, in stretto rapporto di scambi con l’Etruria e il Levante tanto da riservarci la straordinaria scoperta di un’iscrizione in caratteri filistei e fenici graffita su un’anfora arrivata nell’isola insieme ad altri prodotti dell’Oriente mediterraneo.
Nel villaggio santuario di S’Arcu ‘e is Forros (Villanova Strisàili), risorge il più grande centro metallurgico della Sardegna nuragica, gestito da principi sacerdoti che coniugavano autorità religiosa, tecnologia e potere economico. Il sito era già noto dal 1986, e la campagna di scavo del 2010 si concluse con l’esplorazione di un tempio a megaron con altare interno e di un ambiente con forno per la lavorazione dei metalli inserito in un isolato abitativo composto da quindici vani che si affacciano su un grande cortile circolare con un focolare al centro. Nella parte più scoscesa di questo agglomerato si accedeva a un vano quadrangolare, un’officina, con l’ingresso ricavato da un varco aperto nel grande muro che delimitava esternamente tutti gli ambienti dell’isolato. Sul lato destro dell’officina si conserva un piano sopraelevato in muratura, sopra al quale sono i resti di quattro forni a fossetta a basso fuoco che fino al

giovedì 18 marzo 2021

Archeologia della Sardegna. La barca di pietra di Seth. Articolo di Gustavo Bernardino

 Archeologia della Sardegna. La barca di pietra di Seth

Articolo di Gustavo Bernardino

 


In un vecchio articolo del febbraio 2018, tra i vari argomenti trattati, in una postilla a pag. 2, avanzavo l'ipotesi che la stele centrale dell'esedra delle domus de janas per esempio quella di “Coddu Vecchiu” di Arzachena, poteva intendersi come una barca. La mia interpretazione si basava sulla conoscenza delle usanze in materia funeraria in capo agli egizi e a noi pervenute attraverso i vari documenti ritrovati. Per esempio, nei “Testi religiosi egizi “ curati da Sergio Donadoni e pubblicati da Garzanti nel 1997 su licenza della UTET, ho trovato una possibile  conferma della mia tesi, in un racconto intitolato “Il giudizio di Horo e Seth” a pag. 246, di cui ho trattato nell'ultimo articolo del 8 marzo. Ad un certo

lunedì 8 marzo 2021

Archeologia. Iside e i misteri del Sinis. Articolo di Gustavo Bernardino

 Archeologia. Iside e i misteri del Sinis. 

Articolo di Gustavo Bernardino

  


Tiziana Fenu, autrice di numerosi articoli densi di cultura alchemica che ti trasportano in un mondo misterico, affascinante e intrigante, nonché fondatrice di diversi blog molto seguiti, per esempio JanaSophia, ha anche il pregio di condurre il lettore lungo un percorso di conoscenza, che consente di entrare a contatto con  i diversi problemi che riguardano la storia antica della nostra amatissima terra sarda e, attraverso le sue intuizioni straordinarie, riesce a dare le risposte attese.  

In un recente articolo dal titolo “I Grandi Architetti Costruttori della Perfezione: I Giganti di Mont'e Prama” (di cui consiglio la lettura) l'autrice ritiene che la località che ospita i Giganti, il Sinis, possa

sabato 6 marzo 2021

Archeologia della Sardegna. Il Castello del Conte Ugolino della Gherardesca raccontato da Giorgio Murru in videoconferenza.

Archeologia della Sardegna. Il Castello del Conte Ugolino della Gherardesca raccontato da Giorgio Murru in videoconferenza.

Per la rassegna "I Venerdì Honebu", dialoghiamo in diretta con l'archeologo Giorgio Murru, direttore del Museo dei Menhir di Laconi.



Argomento della discussione sarà il Castello di Siliqua, sede del controverso personaggio che Dante, nel cantico dell'Inferno, incolpò di essersi mangiato la prole durante la prigionia. Il nobile della Gherardesca raggiunse il culmine del suo potere quando, insieme a Pisa, cancellò di fatto e di diritto il Giudicato di Cagliari diventando signore della terza parte del cagliaritano.
Con l'archeologo si parla dei Giudicati, dei conflitti fra Sardi, Pisani e Genovesi, di nobiltà e di castelli, di guelfi e ghibellini, di papi e di imperatori, sarà un viaggio nella storia medievale della Sardegna che chiarirà alcune dinamiche sui motivi che portarono Santa Igia (l'antica Cagliari) a cedere le armi alla Cagliari pisana. Personaggio centrale del dibattito sarà il Conte Ugolino della Gherardesca.

mercoledì 3 marzo 2021

Archeologia della Sardegna. Civiltà Nuragica: Edificio con bacile a Oliena. Sa sedda 'e sos Carros. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Civiltà Nuragica: Edificio con bacile a Oliena. Sa sedda 'e sos Carros.

Articolo di Pierluigi Montalbano

Edificio sacro per le purificazioni, costruito 3000 anni fa nella incantevole valle di Lanaitto, in territorio di Oliena. L'abbagliante calcare bianco di Sa Sedda 'e sos Carros, sapientemente contrastato con roccia basaltica scura che amplifica il suggestivo riferimento a luce e buio in un gioco di colori che rappresenta le divinità del bene e del male, mostra un sistema di alta ingegneria idraulica che capta l'acqua da una vena sorgiva, la incanala nella struttura, ne aumenta la pressione con una elegante vasca che sfrutta l'energia cinetica, la riscalda con un forno e la versa sui

giovedì 25 febbraio 2021

Archeologia della Sardegna, Civiltà Nuragica. Pozzo Sacro Is Pirois di Villaputzu e Pozzo Sacro Funtana Coberta di Ballao.

 Archeologia della Sardegna, Civiltà Nuragica. Pozzo Sacro Is Pirois di Villaputzu e Pozzo Sacro Funtana Coberta di Ballao.

Is Pirois - Villaputzu

Da Cagliari, si percorre la s.s.125 verso Tertenia e al km. 88,4 dopo aver superato il rio S. Giorgio si trova il cartello del Pozzo Sacro. Seguendo le indicazioni si prende una strada sterrata sulla destra e dopo 750 m si supera il fiume e si continua per altri 300 m fino ad arrivare al parcheggio che dista circa 150 m. Il pozzo sacro, ralizzato in scisto, fu edificato intorno al 1200 a.C. nel Sarrabus, al confine tra Villaputzu e Tertenia. Fu scoperto alla fine degli anni Settanta e furono realizzate due campagne di

martedì 23 febbraio 2021

Archeologia della Sardegna. La clessidra nuragica. Articolo di Gustavo Bernardino

 Archeologia della Sardegna. La clessidra nuragica.

Articolo di Gustavo Bernardino



Tra le diverse tipologie di manufatti lasciati in eredità dai nostri antenati nuragici, troviamo le così dette “Capanne delle riunioni” di cui esistono molteplici esemplari sparsi sul territorio isolano.

 Di tali numerosi monumenti archeologici, gli studiosi e gli addetti ai lavori hanno scritto e detto molto, sulle origini e sulle funzioni, come ad esempio ha fatto il fondatore e direttore di questa rivista, Pierluigi Montalbano, con un articolo del 18 maggio 2012 dal titolo “Capanne delle riunioni: architettura dei

lunedì 22 febbraio 2021

Est unu becu e non unu boe s'iscultura de Sant'Andria Priu . È un caprone e non un bue la scultura di Sant'Andra Priu. Articolo di Bartolomeo Porcheddu

Est unu becu e non unu boe s'iscultura de Sant'Andria Priu.  

È un caprone e non un bue la scultura di Sant'Andra Priu.

Articolo di Bartolomeo Porcheddu

(Testo in italiano dopo quello in sardo)

 


Su campu suta Bonorva de Santa Lughia, chi sa festa che ru[gh]et su 13 de Nadale/Idas, die de idillos de luna prena ispigrados in sa terra cando bortat in su chircu de s’annu, est unu de sos logos prus ispantosos de sa Sardigna. In custos terrinos, surcados dae deghinas de ri[v]os chi falant a totu coddu dae su cùcuru de Campeda ispinghende su Riu Mannu deretu a su Coghinas, sos Sardos de su Brunzu ant fra[b]igadu sa règia nuràgica de Santu Antine e, sèculos innantis, in sos montigros de trachite ruja de su matessi colore de sa pedde bestida dae su prìntzipe, ant iscavadu sa tumba de su Re, oje mutida de Sant’Andria Priu, posta a pagu tretu dae sa bena de abba gasada naturale, cussiderada “meraculosa” in

sabato 20 febbraio 2021

Archeologia della Sardegna: Nuraghe Orolo di Bortigali

Archeologia della Sardegna: Nuraghe Orolo di Bortigali

Una delle meraviglie architettoniche dell’età nuragica, molto ben conservata, posto sul bordo di un promontorio del Marghine, a  800 metri d’altezza, sul monte Cuguruttu, domina e controlla la valle del Tirso e tutto il Marghine. Dalla sua sommità lo sguardo abbraccia una vasta porzione di Sardegna centrale, dalla piana di Macomer all’altopiano di Abbasanta, sino al Gennargentu. Il monumento, restaurato nel 1998, è in ottimo stato, realizzato con grandi blocchi di trachite ben squadrati e disposti su filari regolari. Il trilobato presenta una torre centrale a due piani, dal profilo slanciato, alla quale, in epoca successiva, è stato aggiunto, sulla fronte, un corpo bastionato che

giovedì 18 febbraio 2021

Archeologia della Sardegna. Nuraghe Lugherras, Paulilatino.

Archeologia della Sardegna. Nuraghe Lugherras, Paulilatino.


Costruito nella Sardegna centro-occidentale, ha mole imponente e riuso come tempio in epoca punica e romana. Il nome deriva dalle migliaia di lucerne votive ritrovate nella sua torre principale, che in epoca punico-romana fu adattata a santuario di Demetra e Kore, dee della fecondità. E’ uno dei ben 110 censiti nel territorio di Paulilatino, sorge sul ciglio di un pianoro, tra bagolari e querce, a circa sei chilometri dal paese, raggiungibile dalla provinciale 11 in direzione Bonarcado. Un tempo fu edificio strategico a otto torri. Nel 1906 fu scavato dal Taramelli. E’ un nuraghe polilobato, con tre sezioni erette in periodi diversi. In origine era un monotorre realizzato nel Bronzo recente (XIV-XII secolo a.C.); attorno al mastio, tra Bronzo finale e inizio età del Ferro (XII-IX a.C.), fu costruito un bastione con tre torri angolari, raccordate da sinuose cortine murarie, che racchiudono un cortile; una quarta torretta fu aggiunta come rinforzo, modificando lo planimetria, detta ‘a tancato’. In una terza fase, in piena età del

sabato 13 febbraio 2021

Associazione Culturale Honebu. L'archeologo Momo Zucca illustra l'argomento: "Centauri Bronzei della Sardegna", un approfondimento su alcuni bronzetti sardi che appartengono alla sfera mitologica della civiltà nuragica

Associazione Culturale Honebu.

L'archeologo Momo Zucca illustra l'argomento: "Centauri Bronzei della Sardegna", un approfondimento su alcuni bronzetti sardi che appartengono alla sfera mitologica della civiltà nuragica.

Video su youtube al link https://youtu.be/pBk9LThlxy8



Nella bronzistica sarda di epoca tardo nuragica sono rappresentati guerrieri, sacerdoti, animali, offerenti e altri personaggi. Fra questi bronzetti, alcuni spiccano per la particolarità di appartenere alla mitologia. In diretta, l'archeologo Momo Zucca racconta del Minotauro di Nule e di altri straordinari bronzetti che sono a metà strada fra umani e divinità. Imperdibile serata organizzata da Honebu e dedicata a tutti gli appassionati dell'antica storia sarda.


Video su facebook al link: https://www.facebook.com/pierluigi.montalbano/videos/3861817710550400

martedì 9 febbraio 2021

Un saluto ad Alessandro Bedini dalla Sardegna. (Nota di Giovanni Ugas)

Lutto nel mondo dell'archeologia.
E' mancato lo studioso Alessandro Bedini, già funzionario della soprintendenza archeologica di Cagliari, e poi delle soprintendenze di Firenze, di Roma e di Ostia.
Nel 1975 fu incaricato dello scavo di Monte Prama.

Un saluto ad Alessandro Bedini dalla Sardegna.

(Nota di Giovanni Ugas).


È con grande dolore che scrivo questa nota perché a Roma, il 5 febbraio 2021, dopo un  grave malattia, un tumore incurabile, ci  ha lasciato Alessandro Bedini che i Sardi conoscono per essere l’autore dei primi scavi scientifici nell’importantissima necropoli di Monte Prama di Cabras. Alessando è stato uno studioso formidabile, un funzionario integerrimo e per me un amico fraterno.

                È nato a Kossa in Etiopia l’8 Febbraio 1941 e la sua vita è una piccola odissea.  Rientrato con i genitori, ancora bimbo, a Carrara, dove si trovavano i parenti di origine valdese, all’età di due anni perde la mamma ed è allevato da una zia, la stimatissima zia Vally, poi trasferitasi a Roma. Qui abitavano inizialmente nel quartiere di Monte Sacro, in via Abetone, e poi avendo ereditato un appartamento dalla nonna, si trasferì insieme alla zia in via Della Consulta, una traversa di Via Nazionale a qualche decina di metri dal Quirinale, il palazzo del Presidente della Repubblica.  

Gli studi universitari a Pisa, la Scuola Archeologica d’Atene e le prime ricerche

Alessandro, Sandro per gli amici, ha compiuto gli studi universitari di Lettere Classiche a Pisa dove si è laureato con una tesi in Archeologia e Storia dell'Arte greco-romana. Si è formato alla scuola del prof. Paolo Emilio Arias, docente alla Normale di Pisa, fondatore della Scuola speciale per archeologi e socio dell'Accademia Nazionale dei Lincei.

                Dopo la laurea, ha frequentato la Scuola archeologica italiana in Atene e ha intrapreso le sue prime ricerche sul campo tra le quali figurano quelle condotte insieme a Piero Guzzo alla fine degli anni ’60 in Calabria, a Sibari, sui resti della famosa città della Magna Grecia. Da queste indagini nascono nel

lunedì 8 febbraio 2021

Archeologia. Notiziario sugli scavi e restauri delle aree archeologiche delle città distrutte dall’eruzione vesuviana del 79 d.C., gestite dal Parco Archeologico di Pompei. Recensione di Felice Di Maro

Archeologia. Notiziario sugli scavi e restauri delle aree archeologiche delle città distrutte dall’eruzione vesuviana del 79 d.C., gestite dal Parco Archeologico di Pompei.

Recensione di Felice Di Maro


L’Associazione Internazionale Amici di Pompei, oltre che la casa degli studiosi, è un riferimento scientifico imprescindibile per chi vuole approfondire e studiare la città antica di Pompei, il suo suburbio e tutte le altre città vesuviane. Era il 13 luglio del 1955 quando Amedeo Maiuri, Soprintendente archeologo della Campania, con un atto presso il notaio Romolo Scivicco registrato a Napoli il 16 luglio 1955 (n.1555) fondò quest’associazione. I soci fondatori, oltre ad Amedeo Maiuri, furono Francesco Sbordone, Olga Elia, Domenico Mustilli, Mario Napoli, Giovanni Oscar Onorato e Attilio Stazio. L’art. 2 dello statuto ha sempre imposto che lo scopo dell’Associazione sia sempre quello di promuovere:

 "la migliore conoscenza di Pompei, l’incremento degli studi e degli scavi pompeiani, nonché la conservazione dei monumenti dell’antica città".

La Rivista pubblica contributi di archeologi e studiosi di storia e arte, molto importante è la sezione del Notiziario che, di anno in anno, dà conto degli scavi e/o delle attività scientifiche svolte dalla Soprintendenza archeologica di Napoli e Pompei, oggi Parco Archeologico di Pompei, attraverso i propri uffici periferici, o da Istituti Universitari o di Cultura italiani e stranieri. L’Associazione non ha

sabato 6 febbraio 2021

lunedì 1 febbraio 2021

Archeologia della Sardegna. “Su corpu' e conca”, l'arma segreta degli Shardana? Articolo di Gustavo Bernardino

 Archeologia della Sardegna. “Su corpu' e conca”, l'arma segreta degli Shardana?

Articolo di Gustavo Bernardino

 


 A guardare le immagini dei bronzetti raffiguranti guerrieri Shardana, viene naturale porsi delle domande su come poteva essere davvero vissuta la vita di un militare di allora. Prendiamo ad esempio un arciere con l'elmo cornuto e proviamo a capire che ruolo poteva avere in ambito militare. Se possedeva un arco ovviamente era un arciere, ma l'elmo cornuto che funzione aveva, posto che non tutti gli arcieri dei bronzetti hanno l'elmo cornuto? Una prima considerazione può portarci a pensare che esistessero diverse etnie e conseguentemente differenti abbigliamenti, ma il caso preso in esame richiede comunque delle risposte.

Forse è necessario entrare in uno specifico ambiente militare e cercare in questo ambito di trovare la soluzione. Come abbiamo visto il personaggio in esame ha un'arma di offesa (l'arco) e uno strumento di protezione (l'elmo). E' difficile pensare che l'elmo servisse per proteggere dalle frecce lanciate dagli avversari, è più probabile ritenere che l'elmo servisse per parare eventuali colpi di spada e in questo caso però si deve prendere in considerazione l'ipotesi di un possibile coinvolgimento nel corpo a corpo. Se fosse giusta questa osservazione ne deriverebbe una prima interessante immagine dello svolgimento di una battaglia. Infatti si possono intravedere due precise azioni militari: la prima nell'utilizzo dell'arco che aveva il compito di eliminare un gran numero di nemici tenendosi a distanza da essi. La seconda in cui le parti contendenti entravano a contatto diretto che richiedeva, perciò, l'uso della spada. In questa fase, del corpo a corpo, giocavano un ruolo fondamentale diverse componenti: la fisicità (altezza, robustezza, forza, agilità, ecc.)la velocità di pensiero e decisione, l'esperienza e soprattutto la preparazione. Ma esistono documenti da cui si può ricavare la giustezza di tali ragionamenti? Per fortuna si.

 
L'immagine (presa da internet) rappresenta un momento della battaglia di Qadesh, combattuta dal Faraone Ramesse II contro gli Ittiti guidati da Muwatalli II, in cui per amissione dello stesso faraone, i soldati Shardana hanno avuto un ruolo importante.

Questa immagine è preziosa perché permette di capire come fosse essenziale per (i valorosi Shardana) indossare il casco cornuto, che era ben saldo nella testa tenuto da un sottogola, come  evidenziato nella immagine scolpita nel tempio di Luxor e che probabilmente svolgeva due funzioni simultaneamente. La prima, la più intuitiva, è quella di proteggere il capo dai colpi di spada o di altri corpi contundenti, la seconda invece è meno evidente ma, a mio parere plausibile, consentiva al guerriero Shardana di colpire il nemico con il classico e tradizionale (per i sardi) “corpu' e conca”, che essendo, appunto, armata delle corna poteva essere decisiva nello scontro a due. Per dipiù, siccome le corna erano un simbolo sacro che rappresentava una divinità, come vedremo più avanti, l'elmo svolgeva oltre alla funzione protettiva tecnica già descritta, anche una protezione divina che assicurava, probabilmente, al nostro guerriero, la garanzia di un contributo celeste per eliminare l'avversario.

Sul significato delle corna, è interessante leggere quanto scrive al riguardo Salvatore Dedola nel cap. 10.3 del volume II dell'Enciclopedia della Civiltà Shardana (Grafiche del Parteolla 2018, pagg. 72/73):”Vi è continuità nella tradizione delle narrative orali tra Canaan e Israele, anche sul piano religioso: è infatti Ilu/El-Yahweh il dio che assicura eredi, benedicendo i suoi fedeli e rivelandosi in sogni oracolari; è Ilu-El-Yahweh che nel così detto “Ciclo di Giacobbe” assume il titolo di “Toro di Giacobbe”, in perfetta linea quindi col titolo di “Toro” che Ilu aveva ad Ugarit. Lui è quel “Dio dei padri” i cui luoghi di culto erano Bet'el e, in epoca pre-monarchica (XII sec.), Dan (Gdc 18, 30) in Galilea, centro di irradiazione della cultura cananea e punto di incontro delle epiche di Ugarit con le narrative patriarcali del Genesi.

La Bibbia e pure il Nuovo Testamento non risparmiano i passi dove le corna sono bellamente rappresentate. Nell'Apocalisse 5,6 l'agnello ha sette occhi e sette corna. E pure Mosè scende dal Monte Sinai (Es 34, 29 sgg) con due corna sul capo. Questo passo è talmente sconvolgente per gli Ebrei ortodossi, che la Bibbia Ebraica (es. quella del rabbino Dario Disegni) trascrive il termine come 'viso risplendente' anziché 'viso cornuto'...” Dedola continua la sua esposizione con sapiente e ampia argomentazione per spiegare il “raffinato gioco di sotterfugi intessuto da millenni dagli Ebrei, i quali non potranno mai ammettere che proprio Mosè, il rigoroso promotore del Primo Monoteismo Universale, indossasse le corna al pari di ogni sacerdote, o re, dei popoli “pagani”...”

Riguardo alla divinizzazione del Toro e al culto che lo ha venerato per oltre 2.000 anni, ho ampiamente argomentato in un articolo del 6/12/19 ( in questa rivista ) in cui, appunto, ho evidenziato come fosse rilevante questa figura celeste nella vita dei nostri antenati a partire dall'eneolitico. L'immagine del toro la troviamo riprodotta in epoca  tarda nelle dimore dei defunti. Un esempio significativo è quello delle “domus de janas” di Museddu a Cheremule.

 

L'ingresso di questa costruzione sepolcrale realizzato a forma di protome taurina, forse concepito in funzione del valore simbolico, doveva probabilmente illuminare (scaldare) il corpo del defunto per consentirgli di raggiungere l'aldilà.

Tornando agli Shardana ed all'uso dell' elmo cornuto, ritengo che fosse loro consuetudine utilizzare nel duello il “ corpu' e conca” per le ragioni innanzi esposte che trovano fondamento anche nella osservazione delle naturali abitudini dell'animale Toro. E' risaputo infatti che la bestia, affronta il nemico colpendolo con la testa.

 

 

venerdì 29 gennaio 2021

Archeologia della Sardegna. Forme architettoniche nuragiche. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Forme architettoniche nuragiche.

Articolo di Pierluigi Montalbano

La geometria legata al mondo del sacro evidenzia la volontà di realizzare monumenti eterni con forme ispirate alle divinità.

Riferendosi ai sardi dell'età del Bronzo si parla tanto di società aniconica, ossia priva di simboli, a differenza della precedente che mostrava spirali, cerchi concentrici, protomi di animali con le corna...
Il simbolismo diffuso ritorna poi nel periodo tardo nuragico, a cavallo fra Bronzo e Primo Ferro, con la bronzistica, la statuaria e le ceramiche incise e decorate.
Tuttavia, le forme degli edifici del Bronzo sono inequivocabili: le Tombe di Giganti sono la monumentalizzazione delle teste di toro (e di ventre materno), mentre i pozzi sacri evocano la fertilità e il mondo femminile.


Ebbene, cosa rappresentano i nuraghi?
Certamente la potenza e la virilità non possono avere forma più monumentale dei nuraghi monotorre, ma osservando l'interno degli edifici si notano chiaramente espliciti riferimento al ventre materno e al mondo femminile, come se l'unione fra virilità e fertilità, ricercata anche con la penetrazione del raggio di luce del sole all'interno delle tholos, rappresentasse il concepimento che dava continuità alla nostra specie.

Nelle immagini:
Pozzo Su Tempiesu di Orune
Nuraghe Abbaudì di Scano Monteferro

lunedì 25 gennaio 2021

Archeologia della Sardegna. Cronologia della preistoria sarda. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Cronologia della preistoria sarda.

Articolo di Pierluigi Montalbano



La varie fasi culturali che si sono succedute prima della civiltà nuragica sono inquadrabili cronologicamente seguendo vari metodi di analisi.
Uno dei più usati è il metodo del 14C (carbonio-14) o del radiocarbonio, è basato sulla misura degli isotopi del carbonio e permette di datare materiali di origine organica (ossa, legno, tessuti, semi, carboni di legno e altri).
Fra gli altri metodi c'è quello dendocalibrato, ossia basato sul conteggio degli anelli di accrescimento annuale degli alberi che, purtroppo, offre datazioni di riferimento ancora troppo oscillanti.
In base a questi, e altri sistemi di indagine, gli studiosi distinguono una serie di facies (modi di vivere) chiamate culture.
Vediamo quali sono le fasi preistoriche indicate dagli archeologi:
La cultura Bonu Ighinu del Neolitico Medio risale al 4700- 4400 a.C., quella di San Ciriaco, del Neolitico Recente, si sviluppa intorno al 4400- 4000 a.C., la successiva cultura di Ozieri del Neolitico Finale, cade tra il 4000-3400 a.C., seguita dagli aspetti culturali Sub- Ozieri (circa 3400-3200) e

mercoledì 20 gennaio 2021

Archeologia della Sardegna. I Sardi antichi: alcuni riscontri evidenziano che la loro civiltà era simile a quella egizia. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. I Sardi antichi: alcuni riscontri evidenziano che la loro civiltà era simile a quella egizia.

Articolo di Pierluigi Montalbano

I Sardi di età nuragica non solo furono una grande civiltà occidentale, ma gettarono le fondamenta per i popoli che seguirono, fino ai nostri giorni. Se i posteri svilupparono arti autonome ed una cultura originale vi riuscirono solo grazie all’eredità culturale dei costruttori di torri che, a loro volta, furono influenzati dalla tradizione egizia. Punici, Romani e Greci svilupparono una religiosità simile tra loro che ricalcava il modello delle divinità pagane precedenti, molte delle quali avevano fondamenta egizie. La differenza principale tra i sardi nuragici e le civiltà che seguirono è rappresentata soprattutto dall’organizzazione del

lunedì 18 gennaio 2021

Archeologia. Le origini di Pompei - La città tra il VI e il V secolo a.C., di Alessandra Avagliano, recensione di Felice di Maro.

Archeologia. Le origini di Pompei - La città tra il VI e il V secolo a.C.

Testo di Alessandra Avagliano

Series: Babesch Supplements, 33, pp.245,

edito da Peeters Publishers, 2018, Leuven - Belgium.

Recensione  di Felice Di Maro

Fase arcaica di Pompei, VI-V secolo a.C., con una descrizione dell’impianto urbanistico e dei santuari dentro e fuori le mura. È il risultato di studi mirati sia su lavori editi e sia su dati d’archivio inediti. Una guida, possiamo dire, mirata e articolata, con un apparato bibliografico, un’Appendice sulle tecniche edilizie e un catalogo dei rinvenimenti organizzato a livello topografico. L’Autrice ha elaborato una carta archeologica della Pompei preromana che è uno strumento fondamentale per le ricerche su Pompei, al riguardo un allegato al volume un cd-rom con una versione in digitale liberamente implementabile suddivisa in due tavole, ciascuna delle quali è predisposta per la stampa con il

sabato 16 gennaio 2021

Archeologia: Omero e Odissea. Ulisse ad Itaca. Articolo di Lydia Schropp

Archeologia: Omero e Odissea. Ulisse ad Itaca.

Articolo di Lydia Schropp

Con il  rientro di Ulisse ad Itaca assistiamo ad  un cambiamento di prospettiva notevole, perché ora l’eroe deve rientrare in possesso delle sue prerogative di re, che dopo venti anni di assenza, sono state usurpate da altri nobili Achei, e cioè dai pretendenti di Penelope, che non credendo più nel ritorno del loro re , pensano di assumerne il ruolo sposando la vedova . Dopo aver appreso il triste destino di Agamennone,  tradito dalla propria moglie ed ucciso dal suo antagonista, Ulisse sa di dover agire con la massima cautela e possibilmente nascondere la sua vera identità. Quindi i travestimenti e le “metamorfosi” di Ulisse giocano un ruolo importante, insieme ai suoi falsi racconti, che hanno uno sfondo storico, collocabile verso l’VIII-VII sec. a.C. , quindi molto dopo la conquista di Troia, ma

domenica 10 gennaio 2021

Archeologia della Sardegna. Il misterioso Recinto-Torre di Monte Baranta, nella Sardegna nord-occidentale. Descrizione e interpretazioni. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Il misterioso Recinto-Torre di Monte Baranta, nella Sardegna nord-occidentale. Descrizione e interpretazioni.

Articolo di Pierluigi Montalbano

Il monumento è sistemato sul bordo di un promontorio con vista sulla costa di Alghero e su una vasta porzione del territorio di Olmedo. Il complesso comprende un recinto-torre, una muraglia che racchiude un villaggio e un circolo megalitico con menhir.

L’edificio, a forma di ferro di cavallo con diametro di circa 20 metri, spessore murario di circa 5 metri e altezza che da 4 metri nel culmine degrada verso i lati fino a una zona di crollo sul limite della scarpata. Il materiale utilizzato per la costruzione è composto da grossi blocchi di trachite sovrapposti a secco e presenta zeppe di rincalzo. All’interno si notano pietre leggermente più piccole, sbozzate e disposte su

giovedì 7 gennaio 2021

Archeologia della Sardegna. Il “Capovolto”dei menhir? Il simbolo cosmico di Hator. Articolo di Gustavo Bernardino

 Archeologia della Sardegna. Il “Capovolto”dei menhir? Il simbolo cosmico di Hator.

Articolo di Gustavo Bernardino


 

Tra i tanti misteri che ancora circondano i reperti archeologici tramandati dai nostri antenati, uno in particolare ha creato una  sorta di record delle interpretazioni che i vari studiosi e appassionati hanno collezionato, tentando di capire il significato del simbolo che appare sulla parte alta di diversi menhir definito empiricamente “Capovolto”. Probabilmente tra le cause che rendono difficile capirne il significato, vi è proprio il fatto che il simbolo non va visto come capovolto ma deve essere interpretato nel suo insieme  e nel verso in cui si trova esposto. Altro possibile motivo di errore di decodificazione può essere stato il rifiuto da parte degli esperti di accettare l'ipotesi che i nostri antenati possano aver costruito e realizzato i manufatti che raccontano la storia più antica della nostra terra con un evidente e razionale collegamento alla astrologia e al grande potere che ne derivava per gli addetti ai

sabato 2 gennaio 2021

Archeologia e storia dei popoli. La potenza politica di Atene e la "macchina del fango", un espediente ancora oggi utilizzato dalla politica. Articolo di Matteo Riccò

Archeologia e storia dei popoli. La potenza politica di Atene e la "macchina del fango", un espediente ancora oggi utilizzato dalla politica.

Articolo di Matteo Riccò

La cosiddetta “macchina del fango” è uno degli ingranaggi più sfruttati dalla politica, non lo scopriamo certo oggi. Non credo stupisca nessuno, pertanto, che il caso più antico - ma probabilmente anche uno dei più celebri, risalga alla prima esperienza di democrazia occidentale, ovverosia all’antica Atene.

Si tratta del c.d. “scandalo delle Erme”, un episodio che talvolta trova ancora spazio nei programmi di storia delle scuole superiori, solitamente salutato dagli sbadigli annoiati delle scolaresche. Inconsapevoli, queste, di avere di fronte il prototipo di tutti i telefilm polizieschi e di tutte le serie politiche alla House of Cards di cui i nostri ragazzi sono, d’abitudine, avidissimi consumatori.

Ma andiamo con ordine, e partiamo dai fatti - quelli noti, almeno. Atene, anno 415 a.C., una notte imprecisata del mese di Targelione, ovverosia fra la metà di maggio e la metà di giugno del nostro calendario. E’ buio: è una di quelle notti di luna nuova in cui, nelle città antiche, l’oscurità regnava sovrana sugli angoli delle strade. Ed in cui, a meno di uscire in brigata, era meglio starsene in casa per evitare guai. A patto che di casa non si uscisse apposta per provocarli, i guai.

Come quella notte.

Quella notte, viene deciso il destino di migliaia di persone - eppure non scorre del sangue. Non