Diretto da Pierluigi Montalbano

Ogni giorno un nuovo articolo divulgativo, a fondo pagina i 10 più visitati e la liberatoria per testi e immagini.

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mercoledì 22 giugno 2022

Solstizio d'estate, storia e tradizioni. Articolo di Pierluigi Montalbano

Solstizio d'estate, storia e tradizioni.

Articolo di Pierluigi Montalbano

Il solstizio d'estate (dal latino sol stetit, ossia sole si ferma) racchiude il giorno più lungo e la notte più breve dell'anno e avviene quando l’asse terrestre raggiunge il massimo grado di inclinazione rispetto al Sole. Il 21 giugno quando il Polo Nord punta verso l’astro solare, gli abitanti dell’emisfero boreale vivono il punto di svolta nel viaggio che il Sole compie sul nostro orizzonte per iniziare il suo giro di ritorno verso l’inverno.

Le grandi feste stagionali erano importanti nelle religioni pagane e l’alternarsi delle stagioni veniva celebrata con riti esoterici. Tuttavia, perché le tradizioni legate al Solstizio d’inverno persistono mascherate da festeggiamenti di Natale e Capodanno mentre gli antichi riti del Solstizio d’estate sono praticamente scomparsi dalla cultura moderna? Una spiegazione è che il Solstizio invernale è

mercoledì 8 giugno 2022

Archeologia della Sardegna. Santuario di Romanzesu, a Bitti. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Santuario di Romanzesu, a Bitti.

Articolo di Pierluigi Montalbano

Sull’altopiano in granito che si estende a Bitti, ai limiti settentrionali del territorio nuorese, sorge un villaggio nuragico con affascinanti edifici conservati per millenni nel fitto bosco di sughere. Il toponimo è dovuto alle testimonianze lasciate dai romani che nei primi secoli d.C. si insediarono e realizzarono alcuni insediamenti produttivi e realizzarono una strada che dalle sorgenti del Tirso raggiungeva l’avamposto militare di Sorabile, nei pressi di Fonni, per il controllo dell'area del Gennargentu. Nel 1919 l'archeologo Antonio Taramelli nel 1919 diede notizia della fonte nuragica, purtroppo distrutta durante gli scavi. Recentemente è stato portato alla luce un villaggio nuragico di sette ettari, con un centinaio di capanne, un tempio a pozzo, due templi a megaron e un vasto spazio cerimoniale con recinto. La sorgente (Poddi Arvu) è monumentalizzata da una struttura circolare coperta a cupola, di cui rimangono 19 filari in blocchi di granito. Il pozzo presenta una

domenica 5 giugno 2022

Archeologia. I Giochi Isolimpici di Neapolis tra archeologia e storia* Articolo di Felice di Maro.

 Archeologia. I Giochi Isolimpici di Neapolis tra archeologia e storia*

 Articolo di Felice di Maro


Fig. 1, primo piano di una lastra delle iscrizioni dei Sebastà, Piazza Nicola Amore - Napoli. Pubblicata: “su concessione del Ministero della Cultura - Soprintendenza ABAP per il Comune di Napoli”.  

Abstract

Lists of the athletes, winners of the Isolympic Games, the Sebastà of Neapolis, of the editions of the years 74, 78, 82, 86, 90, 946. In the city of Naples, the recent underground works in Piazza Nicola Amore have brought to light about 850 fragments of inscriptions in Greek language which allowed the recomposition of 19 plates, none intact. In the second century after Christ, it is documented that in the middle of the imperial area, Greek was still spoken, and, in this article, the historical reasons are analyzed.

Negli anni Novanta, a Napoli, sono iniziati i lavori della metropolitana, le prime indagini sul territorio sono iniziate nel 1999. L’archeologia preventiva ne ha seguito le varie fasi eseguendo scavi sui siti interessati.

Con le nuove documentazioni archeologiche, la storia antica di Napoli, sta ricevendo una rinnovata attenzione e si stanno dinamizzando nuovi studi. Quello che qui si presenta in forma preliminare e con una bibliografia essenziale e purtroppo per certi aspetti incompleta, è stato pensato da me già nel 2003, quando i media diedero notizia che in Piazza Nicola Amore, in prossimità di quella che sarebbe stata (ma oggi è documentata) la costa in età romana, era stato scoperto un complesso monumentale che è stato identificato come un santuario dei Giochi Isolimpici di Neapolis.

L’area archeologica si trova oltre le mura greche della città verso il mare. Lo scavo ha restituito insieme a numerosissimi reperti di varie epoche strutture murarie che documentano che nel centro del versante sud-occidentale della città sorgeva un quartiere agonistico. Davvero importante sono i resti di un tempio su podio con colonne in marmo databile alla prima metà del I sec. secolo d. C. Sul lato sud dell’area, per il II secolo a. C., è stato individuato un edificio porticato sul quale era stato costruito all’inizio dell’età imperiale, un nuovo portico. In questo complesso monumentale è stato riconosciuto anche un

mercoledì 11 maggio 2022

Indagine e riflessioni sul termine Hallec, una parola che già nell'antica Mesopotamia era riferita ai pesci, 2° parte Hal > Hajó “Pesce” – “Nave”. Articolo di © Zoltán Ludwig Kruse

Indagine e riflessioni sul termine Hallec, una parola che già nell'antica Mesopotamia era riferita ai pesci, 2° parte

Hal > Hajó  “Pesce” – “Nave”

Articolo di © Zoltán Ludwig Kruse

 


La rappresentazione iconografica del “pesce” hal, ben noto simbolo ichthys del cristianesimo, è costituito da due linee arcuate opposte in posizione orizzontale che sul lato destro si intersecano formando la coda: 

 


È praticamente l’immagine girata del šumero-gramma PEŠ presentato in apertura. La forma senza coda e ruotata di novanta gradi di questo simbolo è nota come vesica piscis (cfr. lat. vīs “forza, potere”, vesica “vescica”, vescī, vescor “nutrirsi, vivere di qc.”, s. tras. “godere”), la cosiddetta “mandorla” , che proviene dall’intersezione di due cerchi :

Nelle due linee arcuate di queste immagini di forma ogivale si manifesta la peculiarità essenziale del

giovedì 28 aprile 2022

Indagine e riflessioni sul termine Hallec, una parola che già nell'antica Mesopotamia era riferita ai pesci. Prima parte. Articolo di © Zoltán Ludwig Kruse

Indagine e riflessioni sul termine Hallec, una parola che già nell'antica Mesopotamia era riferita ai pesci  1°  parte

Articolo di © Zoltán Ludwig Kruse

 


Anni fa visitai il bel Museo Territoriale del Lago di Bolsena. Davanti a una delle varie vetrine un reperto poco appariscente ha attirato la mia attenzione. Esso  recava la seguente didascalia:

 «Frammento di anfora con iscrizione dipinta in rosso relativa al contenuto hallec = “salsa di pesce”, ricavato nell’area archeologica di Poggio Moscini, Bolsena / Volsinii; I sec. a.C. – I sec. d.C. ».

 Rimasi sorpreso di ritrovare nel termine hallec relativo al significato “salsa di pesce” le due parole-seme magyar/(h)ungheresi hal e lé / lötty – peraltro corrispondenti a finn. kala e liemi/litku – significanti “pesce” e “sugo, succo, salsa, brodo” /  “fluido”, invece dei vocaboli piscis, sucus/liquidus o ichthýs, chymós/ygró che in fondo sarebbe stato da aspettarselo poiché sono quelli propri dei lessici latino e greco. Questa circostanza enigmatica ebbe un effetto stuzzicante su di me inducendomi a

mercoledì 27 aprile 2022

Archeologia della Sardegna. Le domus de janas e il ciclo della vita. Articolo di Pierluigi Montalbano

 Archeologia della Sardegna. Le domus de janas e il ciclo della vita.

Articolo di Pierluigi Montalbano

I monumenti funebri più antichi in Sardegna, e in molte parti del mondo, sono costituiti da camere ovoidali scavate nella roccia. La forma dell'uovo evoca il grembo materno a cui ogni essere ritorna, facendo così coincidere la vita con la morte, e creando come frutto una rinascita. Le pareti sono decorate con simboli come spirali, mezzelune, corna, cerchi, serpenti e altri simboli. In varie culture, l'uovo è donato come offerta ai defunti per stimolare una nuova vita, ad esempio nel sito di Monte d'Accoddi c'è un uovo (omphalos) riccamente decorato con coppelle, anch'esse legate alla rinascita. Inoltre, ci sono culture in cui la forma ovoidale è connessa ad alcuni animali sacri alla Dea Madre, come il toro, con cerchi e ovali incisi sulle natiche nell’arte magdaleiana, e l’uccello, che trasporta nel

lunedì 25 aprile 2022

Archeologia della Sardegna. Nuraghe Genna Maria di Villanovaforru. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Nuraghe Genna Maria di Villanovaforru

Articolo di Pierluigi Montalbano

Villanovaforru ospita il complesso nuragico di Genna Maria, realizzato in pietra marna e calcare, sorge a oltre 400 metri di altitudine in un parco alberato profumato da essenze mediterranee, e domina l’intera Marmilla e gran parte del Campidano. È un nuraghe realizzato nel XV a.C., composto da una torre centrale alta 10 metri con camera interna, circondato da tre torri unite da spesse mura, che racchiudono un cortile con pozzo, in parte scavato nella roccia. Nel Bronzo Recente, la torre fu

Archeologia della Sardegna. Pozzo Sacro Sant'Anastasia di Sardara. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Pozzo Sacro Sant'Anastasia di Sardara.

Articolo di Pierluigi Montalbano

Il santuario di Sant’Anastasia si trova nella parte alta di Sardara, ai piedi del costone che sale verso il colle di Pran'e Cuaddus, nel Medio Campidano, e prende nome dalla chiesetta vicina. E’ caratterizzato da un pozzo sacro detto funtana de is dolus (fonte dei dolori), alimentato da falde sotterranee. Realizzato con blocchi di basalto e calcare nel Bronzo finale, orientato secondo l’asse nord/est - sud/ovest, ha una camera circolare alta 5 metri conformata a tholos, cui si accede da una scala di 12 gradini, coperta da lastroni poggiati orizzontalmente. L’atrio presenta dei sedili ed è

venerdì 22 aprile 2022

Archeologia della Sardegna. Il Nuraghe Su Mulinu di Villanovafranca. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Il Nuraghe Su Mulinu di Villanovafranca.

Articolo di Pierluigi Montalbano

Il Nuraghe Su Mulinu di Villanovafranca, in Marmilla, rivela una continuità di utilizzo dal Bronzo Medio fino all’epoca tardo romana. Nel tempo le sue funzioni furono adattate alle necessità della comunità, con un particolare utilizzo nella prima età del Ferro come tempio, come testimonia il ritrovamento, dentro il suo vano centrale, di un altare decorato a forma di nuraghe. Il complesso sorge su un piccolo rilievo che domina la valle del rio Mannu e mostra la sovrapposizione di varie tipologie costruttive, da quella arcaica a corridoio alla copertura a cupola nuragica. Il primo impianto, costituito da blocchi di marna, risale al XVI a.C., e già il secolo seguente fu realizzato il villaggio proprio intorno al poderoso antemurale che unisce le 4 torri esterne. All’interno dell’area, oltre

Archeologia della Sardegna. Santuario con pozzo di Gremanu a Fonni. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Santuario con pozzo di Gremanu a Fonni.

Articolo di Pierluigi Montalbano

Il sito nuragico di Gremanu si trova nel versante del Gennargentu che fa capo a Fonni, a circa 1000 metri s.l.m. e si estende per 7 ettari. Una serie di fonti e pozzi intercettano le acque e le convogliano a valle, nel villaggio. Il sistema architettonico dell'area sacra è raffinato, semicircolare, con vasche realizzate con pietre perfettamente squadrate in granito, basalto, tufo e trachite, a volte unite da grappe in piombo. Il tempio a pozzo presenta una copertura a cupola e all'interno sono stati

giovedì 21 aprile 2022

Archeologia della Sardegna. Tomba di Giganti Madau di Fonni Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Tomba di Giganti Madau di Fonni

Articolo di Pierluigi Montalbano

La necropoli nuragica di Madau, a pochi km da Fonni, è composta da 4 tombe di Giganti, realizzate nel Bronzo Recente e orientate a Sud Est, lungo la SP 2 al km 7.2 nella Barbagia di Ollolai, immersa nello splendido scenario della vallata di Pratobello, di fronte al passo di Correboi. La più grande misura oltre 22 metri di lunghezza e mostra un’ampia esedra che delinea una piazza davanti alla

lunedì 18 aprile 2022

Archeologia della Sardegna. Bronzetti, espressione artistica del mondo sacro nuragico. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Bronzetti, espressione artistica del mondo sacro nuragico.

Articolo di Pierluigi Montalbano

Pur se le tecniche di lavorazione dei metalli sono conosciute in Sardegna fin dall’inizio del III Millennio a.C., esse si svilupparono notevolmente soprattutto nell’Età del Bronzo e del Ferro grazie alle conoscenze raggiunte e all’abilità dei tanti artigiani nuragici. Rame e galena argentifera erano i metalli più preziosi e diffusi e, per ottenerli, bisognava individuare i giacimenti, provvedere all’estrazione e alla frantumazione delle rocce, conoscere la tecnica per operare una fusione per ottenere manufatti finiti da mettere sul mercato che, evidentemente, bisognava conoscere. Nel Bronzo medio, circa 3500 anni fa, in Sardegna si riesce a ottenere la fusione della lega di bronzo, una miscela solida composta da 9 parti di

sabato 2 aprile 2022

Archeologia della Sardegna: La grotta sacra nuragica di Morgongiori. Articolo di Francesco Manconi Quesada

Archeologia della Sardegna: La grotta sacra nuragica di Morgongiori

Articolo  di  Francesco Manconi Quesada


Morgongiori e il suo territorio

Il territorio di Morgongiori si estende per ben tre quarti della sua superficie, vale a dire per circa 3.600 ettari, sul massiccio vulcanico del Monte Arci. Il paese ed il monte sono quindi legati a filo doppio per quanto attiene alla storia passata, alle attività economiche, agli usi e alle tradizioni. La valorizzazione dell'ambiente e del territorio, con le testimonianze archeologiche che vi insistono, può essere uno stimolo per il progresso sociale, culturale ed economico della popolazione.

Il monte Arci è un rilievo vulcanico, originato da effusioni magmatiche avvenute principalmente in due epoche: il Miocene e il Pliocene (Era Terziaria). La prima fase risale a circa 15 milioni di anni fa e ha visto lo svolgersi di un'intensa attività vulcanica sottomarina da cui ha avuto origine un gigantesco ammasso di rocce basiche, il massiccio basaltico. La seconda fase risale a un periodo compreso tra 5 e 3 milioni di anni fa ed è consistita in un vulcanismo subaereo che ha prodotto rocce basiche, acide (trachite) e intermedie (andesite, dacite), che rivestono il primitivo massiccio come un mantello. Le rocce mioceniche affiorano, in territorio di Morgongiori, a Pab'e sa Murta (a sinistra della strada proveniente dal Campidano, prima del bivio per Siris), sotto forma di 'pillows' (cuscini). I rilievi di

venerdì 1 aprile 2022

Archeologia della Sardegna. Un elmo di tipo miceneo portato alla luce in un sepolcro del Sinis, a poca distanza da Mont'e Prama. In una tomba vicina c'era il corpo di una donna e nel corredo un particolare bruciatore di incenso poiché reca tre motivi solari che combaciano con dell’arte rupestre

Archeologia della Sardegna. Un elmo di tipo miceneo portato alla luce in un sepolcro del Sinis, a poca distanza da Mont'e Prama. In una tomba vicina c'era il corpo di una donna e nel corredo un particolare bruciatore di incenso poiché reca tre motivi solari che combaciano con dell’arte rupestre

Articolo di Pierluigi Montalbano

Un elmo di tipo “miceneo” è stato recuperato nella tomba di un guerriero greco nella penisola del Sinis, a nord del sito di Mont’e Prama, nella Sardegna centro occidentale. Si trovava in una vasta necropoli del VIII secolo a.C., non lontana dall’antica città di Tharros. Realizzati in bronzo, gli elmi micenei coprivano completamente la testa e proteggevano il collo; le uniche fessure erano per gli occhi e la bocca, mentre l’interno era imbottito con tessuto o cuoio. Quello trovato è corroso e frammentato, ma la sua scoperta è estremamente importante dal punto di vista storico. È l’unico elmo miceneo scoperto nella zona. Tradizionalmente, questi elmi apparvero intorno al VII secolo a.C. e sono uno dei simboli dell’antica Grecia. La dea Atena e Pericle sono solitamente raffigurati mentre li indossano. Alla morte di un guerriero, i suoi elmi venivano seppelliti accanto al corpo. Secondo Roman Mimohod, direttore degli scavi per conto dell’Istituto di archeologia dell’Accademia orientale delle scienze (IA RAS), “l’elmo della penisola del Sinis risalirebbe al primo quarto dell’VIII secolo a.C.”. Sin dal Bronzo Recente, i micenei frequentarono l’isola nelle zone di Antigori (Sarroch), Arrubiu (Orroli) partecipando con i locali alla fondazione di importanti villaggi per lo sfruttamento delle risorse minerarie locali, mantenendo solidi legami culturali e commerciali con le popolazioni nuragiche. Nei pressi della tomba del guerriero è stata portata alla luce anche la tomba di una nobile donna guerriera nella quale è stato

martedì 22 marzo 2022

Harmonia : Etimologia e Riflessioni. L'antica concezione cosmologica della musica. Articolo di © Zoltán Ludwig Kruse

Harmonia : Etimologia e Riflessioni. L'antica concezione cosmologica della musica.

Articolo di © Zoltán Ludwig Kruse

 


 «Dividere l’unito, unire il diviso è la vita della Natura; questa è l’eterna sistole e diastole, l’eterna sincrisi e diacrisi, l’in- e l’esalazione del mondo, in cui viviamo, tessiamo e esistiamo.»

(J. W. v. Goethe, “Farbenlehre”)

 Etimologia

I dizionari etimologici tradizionali affermano di solito l’origine greco-latina della voce harmonia. Nel Dizionario etimologico Treccani si legge: «armonìa s. f. [dal lat. harmonĭa, gr. ἁρμονία, affine a ἁρμόζω «comporre, accordare»]. – 1. a. Consonanza di voci o di strumenti; combinazione di accordi, cioè di suoni simultanei (per estens., anche associazione di suoni successivi), che produce un’impressione piacevole all’orecchio e all’animo […]»; inoltre nel Dizionario di filosofia si legge: «armonia dal gr. ἁρµονία “unione”, “proporzione”, “accordo”. Concordanza tra elementi diversi che

martedì 22 febbraio 2022

Archeologia. Le ceramiche nuragiche nella Penisola Iberica e le relazioni tra la Sardegna e la Penisola Iberica nei primi secoli del I millennio a.C. Articolo di Giovanna Fundoni

Archeologia. Le ceramiche nuragiche nella Penisola Iberica e le relazioni tra la Sardegna e la Penisola Iberica nei primi secoli del I millennio a.C.

Articolo di Giovanna Fundoni

I recenti ritrovamenti di ceramica nuragica in diverse località della Spagna hanno attratto ancora una volta l’attenzione del mondo scientifico verso le testimonianze nuragiche fuori dalla Sardegna, aprendo la via allo studio delle relazioni tra l’isola e la Penisola Iberica in epoca protostorica. Si tratta di un discreto numero di vasi, di varia tipologia, in parte trovati e pubblicati di recente, in parte pubblicati in passato come di provenienza incerta e riconosciuti come nuragici solo negli ultimi anni, in parte ancora inediti o in corso di studio. La loro presenza nella Penisola Iberica testimonia l’esistenza di relazioni tra

sabato 19 febbraio 2022

Atlantide, è realmente esistita? Fu un'invenzione di Platone o possiamo trovare elementi di verità? Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Atlantide, è realmente esistita? 

Fu un'invenzione di Platone o possiamo trovare elementi di verità?

Riflessioni di Pierluigi Montalbano.


Sotto: videoconferenza youtube con lo studioso Gerolamo Exana che offre alcuni spunti di riflessione sulla reale esistenza di Atlantide. A seguire, un articolo con le mie considerazioni sulla questione.



Atlantide era un gran bel posto, con abitanti gentili, creativi e intelligenti che fondarono la più bella società che il mondo avesse mai conosciuto. Le città erano luoghi splendidi, dove torri che si erigevano verso il cielo s’intrecciavano con canali dalle acque cristalline. Dai suoi porti salpavano imbarcazioni che veleggiavano per rifornirsi dei materiali necessari agli artigiani e donando in cambio la civiltà. Tutte le meravigliose conquiste del mondo antico e le culture più evolute, dall'antico Egitto fino all’Oriente, furono originate da questa fonte di civiltà. Ma una immane tragedia, un cataclisma di proporzioni giganti, cancellò per sempre dalla geografia questo paradiso terrestre. Terremoti, eruzioni vulcaniche e maremoti, fecero crollare le torri, affondarono le imbarcazioni e provocarono un olocausto di incalcolabili dimensioni. Tutto ciò che

venerdì 18 febbraio 2022

Archeologia: legami fra Eraclidi e Sardegna. Articolo di Valeria Putzu.

Archeologia: legami fra Eraclidi e Sardegna.

Articolo di Valeria Putzu.

Nella conferenza tenuta lo scorso Venerdí 11 Febbraio 2022 per il circolo Honebu con il Professor Montalbano, mi sono soffermata particolarmente sulla stele di Almadén de la Plata, che raffigura due persone, un guerriero con spada, scudo tondo e elmo cornuto e un secondo personaggio con copricapo piumato. Secondo lo studioso locale Sanjuan, questa stele sarebbe una rappresentazione dei “gemelli divini”. Questa interpretazione é per me molto importante, soprattutto perché troviamo associata la figura dei gemelli divini (uno dei piú famosi era Eracle) con un personaggio che porta il copricapo tradizionalmente attribuito al figlio di Eracle.

I gemelli divini sono una figura mitologica che si trova in una grandissima parte delle mitologie antiche di diversi paesi. Si tratta di due gemelli eterozigoti di una madre umana, e padri diversi: un ovulo sarebbe stato fecondato dal marito di questa, mentre l’altro ovulo sarebbe stato fecondato da una divinità tramite un intervento miracoloso che avrebbe comportato una trasformazione (in pioggia dorata, in cigno, in aquila, in toro, ecc.). Dei due fratelli, quello mortale avrebbe perso la vita in seguito a un tradimento e quello divino, gli avrebbe in qualche modo ceduto una parte della sua immortalità facendolo diventare una divinità dell’oltretomba, lunare, mentre il gemello divino sarebbe diventato una

sabato 12 febbraio 2022

Archeologia. Valori ponderali nei ripostigli dei lingotti ox-hide in Sardegna. Articolo di Fabio Serchisu

 Archeologia. Valori ponderali nei ripostigli dei lingotti ox-hide in Sardegna.

Articolo di Fabio Serchisu


Gli studi sui lingotti ox-hide hanno una lunga tradizione. Diversi tipi di indagine sono stati svolti su di essi da quelle sull’origine e diffusione, a quelle di tipo tecnologico ed archeometallurgico, alla ricostruzione delle relazioni di scambio nel mondo antico. A questo tipo di lingotto pare potersi attribuire precise unità di misura a seconda dell’area di provenienza e/o d’uso. Da un’analisi dei dati ponderali effettuati su una serie di ripostigli di metallo nuragici contenenti anche ox-hide integri o frammentari, pare possibile evidenziare la costante presenza di una unità di misura di g 5,5, tipica della realtà preistorica della Sardegna. La ricerca sugli ox-hide ingots vanta una rilevante tradizione scientifica che risale al 1857, anno in cui il canonico Spano pubblicò il primo rinvenimento, effettuato nelle campagne di Nuragus, di quelli che solo in seguito alle successive scoperte in ambito egeo e

mercoledì 2 febbraio 2022

Archeologia della Sardegna. La circolazione del rame: i lingotti ox-hide. Articolo di Fabio Serchisu

Archeologia della Sardegna. La circolazione del rame: i lingotti ox-hide

Articolo di Fabio Serchisu

I primi lingotti a pelle di bue furono scoperti da G.Spano nel 1857 col rinvenimento di Serra Ilixi–Nuragus (NU), in Sardegna, e, tuttora grazie alle continue scoperte e all’evoluzione dei metodi di ricerca continua il loro studio. La ricerca si è concentrata soprattutto sull’origine, sui luoghi e sui metodi di produzione, sulla loro diffusione nel tempo e nello spazio. Per ottenere tali risposte ci si è adoperati, soprattutto negli ultimi decenni, con le analisi chimico fisiche e agli isotopi sul metallo. In particolare, queste ultime possono definire la miniera di provenienza del metallo usato. Tuttavia una serie di dati di diversa natura forniscono un panorama più ampio, le cui risposte possono risultare tutt’altro che scontate.
La categoria dei reperti noti come lingotti a pelle di bue, ormai può vantare una lunga tradizione di studi. Nel 1857 avvenne la prima scoperta, ad opera di G. Spano, nel territorio comunale di Nuragus, in località di Serra Ilixi (Spano 1857, p. 94; 1858, p. 12). Quel ritrovamento constava di ben 5 lingotti, dei quali solo tre si salvarono grazie all’intervento dello studioso. Nel corso del tempo i ritrovamenti si sono moltiplicati e, soprattutto nel bacino del Mediterraneo orientale, sono divenuti numerosissimi; in questa sede, per non dilungarmi troppo, citerò alcune delle scoperte più notevoli, quali i ripostigli cretesi, in particolare quelli di Haghia Triada, i vari rinvenimenti ciprioti, e gli

lunedì 31 gennaio 2022

Archeologia. Riflessioni sulle navi dei fenici mai rappresentate in terra di Canaan (Libano). Articolo di Gerolamo Exana

Archeologia. Riflessioni sulle navi dei fenici mai rappresentate in terra di Canaan (Libano).

Articolo di Gerolamo Exana

Perché i fenici non hanno una sola raffigurazione di nave, con o senza la protome di cavallo, in terra loro? E' possibile che le navi fenicie dobbiamo cercarle in un fiume assiro?
Come facevano le navi fenicie a portare il cedro in Mesopotamia?
In che modo ci arrivavano?



E' assai difficile dimostrare che i fenici trasportassero a piedi per lunghi tratti le loro navi smontate per poi rimontarle nelle città mesopotamiche a centinaia di km di distanza.
Dov’è che si parla di cedro nei testi assiri, nonostante fosse comunque diffuso anche nel nord Iraq?
Siamo certi che i fiumi della Mesopotamia non avessero isole su cui edificare palazzi?
In merito a queste domande, più che giustificate, inserisco in virgolettato alcuni paragrafi e alcune foto tratte dai link e dal web che dimostrano, inequivocabilmente, l’esistenza di una navigazione assira, con barche dotate di protome equina, tecnologicamente specializzata in ambito fluviale presso i loro canali navigabili con isole annesse, e nell’ambito di mare nel Golfo Persico fino alla Valle dell’Indo, in cui è dimostrato l’approvvigionamento di essenze lignee come l’Ebano asiatico e il

mercoledì 19 gennaio 2022

Chiese romaniche dei monaci Vittorini nella Sardegna Meridionale. Articolo di Roberto Coroneo

 Chiese romaniche dei monaci Vittorini nella Sardegna Meridionale

Articolo di Roberto Coroneo 

Prima di analizzare il contributo che l’ordine dei monaci benedettini provenienti dall’abbazia di San Vittore di Marsiglia diede alla costituzione del patrimonio architettonico sardo, è opportuna una sintesi degli avvenimenti storici che precedono l’avvento della civiltà monastica in Sardegna. Nel VI secolo l’imperatore Giustiniano, che governò l’impero romano dopo il trasferimento della sua capitale da Roma a Costantinopoli (oggi Istanbul in Turchia), concepisce il progetto ambizioso di riunificate l’impero romano riportando sotto il controllo della corte quei territori occidentali che, posti all’estremità occidentale dell’Europa, erano caduti in mano ai cosiddetti barbari. Si tratta di quei regni romano barbarici che si erano formati a seguito della crisi della parte occidentale dell’impero romano. Il progetto prevede la riconquista dell’Africa, occupata dai Vandali che avevano stabilito un regno che

martedì 18 gennaio 2022

Xenia e aggiudus torraus: l’ospitalità come patto sociale, dalla guerra di Troia ai Greci, da Roma a oggi. Articolo di Emanuela Katia Pilloni

Xenia e aggiudus torraus: l’ospitalità come patto sociale, dalla guerra di Troia ai Greci, da Roma a oggi.

Articolo di Emanuela Katia Pilloni

Non nella lingua, unica ma declinata in molteplici varianti. Non nel mare cristallino o nelle impervie altezze dell’interno, nei ginepri piegati dal vento o negli ulivi secolari. E neppure nell’essere Isola rispetto a un continente invadente ma mai davvero raggiungibile.

Se dovessimo stigmatizzare la nota di sardità che ci rende nazione agli occhi del mondo la ritroveremmo, piuttosto, nel nostro saper essere popolo di accoglienza: Xenia la chiamavano i greci da Omero in poi, i romani più familiarmente hospitium, mentre per i sardi le

lunedì 17 gennaio 2022

Siti archeologici della Sardegna. Selezione di monumenti sardi: Nuraghe, Tomba di Giganti, Domus de Janas, Pozzo sacro, Dolmen, Menhir

Siti archeologici della Sardegna. 

Selezione di monumenti sardi: Nuraghe, Tomba di Giganti, Domus de Janas, Pozzo sacro, Dolmen, Menhir

Ciao a tutti, ecco una selezione dei siti archeologici che si possono visitare in Sardegna.
Ringrazio tutti i fotografi che ci regalano l'emozione di vederli attraverso i loro scatti.
Buona visione.


A seguire altri siti.

martedì 11 gennaio 2022

Archeologia della Sardegna. Il celebre pozzo di Santa Cristina, a Paulilatino, è originale? Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna.

Il celebre pozzo di Santa Cristina, a Paulilatino, è originale?

Articolo di Pierluigi Montalbano

Nel 1840 La Marmora nel suo Voyage scriveva di un pozzo presso la chiesa di Santa Cristina, non lontano da Paulilatino, in parte ingombro e pieno d’acqua. Nel 1846 l’Angius nel Dizionario Canalis accennò presso la chiesa di Santa Cristina di una costruzione singolare in forma d’imbuto rovesciato dal cui buco si scende sopra una scala conica, formata da pietre ben lavorate, come lo è pure il muro che cinge intorno la scala. Nel 1857 il canonico Spano, attraverso un rilievo grafico realizzato da Vincenzo Crispi, descrive un’opera ciclopica, di pietra nera vulcanica tirata dalla cava in vicinanza, realizzata senza cemento, al par dei nuraghi. Lo identifica come carcere e aggiunge che un uomo collocato giù non potrebbe in alcun modo uscirne, perché i massi gli vengono tutti sulla