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mercoledì 10 giugno 2026

Yahweh in Sardegna Articolo di Gustavo Bernardino

 Yahweh in Sardegna

Articolo di Gustavo Bernardino


L’ultimo libro di Gian Matteo Corrias e Mauro Biglino “Il DIO INATTESO” edito da Tuthi, è il frutto di un lavoro di ricerca, analisi e approfondimenti sulla civiltà nuragica, sulla sua origine e il suo sviluppo, con una particolare attenzione all’aspetto religioso ed i legami con i culti per le divinità allora esistenti ed archeologicamente documentati. Nel saggio, infatti, emerge con sorprendente chiarezza la presenza in Sardegna di un personaggio appartenuto alla storia millenaria che ha interessato l’area medio-orientale del Mediterraneo, vale a dire Yahweh.

Ed è proprio su questa figura biblica di grande rilevanza storica e antropologica per il popolo di Israele, che propongo questa mia riflessione.

Il lavoro dei due studiosi offre al lettore la possibilità di entrare in modo coerente e ben organizzato dal punto di vista espositivo, nel mondo della civiltà nuragica, attraversandola con una ricchezza di informazioni, importanti riferimenti bibliografici, ricostruzioni storiche supportate da relazioni tecniche ed elaborati grafici che rendono facile al lettore seguire il discorso e capire il ragionamento.

Tra i numerosi documenti elencati e documentati da immagini chiare e leggibili, in cui i grafemi incisi non lasciano dubbi sul preciso richiamo a Yahweh, secondo il mio ragionamento, potrebbe essere sfuggito agli autori, un manufatto particolare rinvenuto nel villaggio nuragico di Iloi di Sedilo durante gli scavi che si sono protratti per anni. Le prime indagini prospettiche risalgono al 2000 e poi l’attività cantieristica ha interessato periodi diversi. Negli scavi effettuati negli anni 2018 e 2019 ed esattamente nella struttura 7 è stato “rinvenuto integro un piccolo vaso piriforme decorato a spina di pesce, triangoli e tratteggi obliqui; alla base del collo é stato applicato un finto beccuccio e, al di sotto, un elemento plastico a fionda o a forcella” che è stato così descritto e considerato dagli archeologi responsabili dei lavori come “probabile traccia di un rito di rifondazione del luogo”. Questo oggetto aveva dato origine ad una discussione nata da un post di Pierluigi Montalbano che nell’aprile del 2019 trattò l’argomento sui social. Non condividendo le considerazioni emerse, il 15 aprile 2019 proposi un articolo pubblicato sulla rivista Honebu dal titolo “La brocca piriforme di Sedilo? Uno strumento liturgico del IX secolo avanti Cristo” 

https://pierluigimontalbano.blogspot.com/2019/04/archeologia-la-brocca-piriforme-di.html

Nello scritto avanzavo l’ipotesi che il simbolo interpretato dagli archeologi come “forcella” o “fionda” potesse invece rappresentare un grafema, ed esattamente una Yod, ovvero la prima lettera del nome della divinità di cui si sta trattando. Sostenevo anche che il ritrovamento avvenuto in un contesto ritenuto dagli esperti dedicato a cerimonie rituali, giustificasse abbastanza realisticamente l’uso cultuale del manufatto.

Scrivevo infatti : “ Il vaso era probabilmente uno strumento liturgico che aveva la funzione di mettere in comunicazione il credente con il dio. Così come avviene da oltre 2000 anni per i cristiani che, attraverso la somministrazione dell’ostia impartita dal celebrante, entrano in comunicazione con Dio, alla stessa stregua il celebrante del IX secolo a. C. porgeva la brocca, con dentro l’acqua benedetta, al credente che mentre ne assumeva un sorso, si trovava a contatto col simbolo “Y” ovvero la prima lettera del nome del suo dio”.

A quel tempo l’ipotesi poteva ritenersi azzardata e debole sotto l’aspetto strettamente scientifico ma oggi, alla luce delle rigorose prove documentali contenute nel lavoro di Corrias e Biglino credo si possa riconoscere che l’intuizione dietro la quale proposi la riflessione non era del tutto infondata.

Quali sono gli elementi sostanziali che rendono “IL DIO INATTESO” un libro da non perdere e di grande interesse soprattutto per chi ha a cuore la storia antica della Sardegna? Certamente la meticolosa ricostruzione della storia della civiltà nuragica e la ricchezza delle fonti consultate. A questo proposito, rilevo che tra queste viene anche citato (pag. 310) il lavoro dell’archeologa G. Tanda che in “ Le strutture 6 e 7 del villaggio nuragico di Iloi (Sedilo, OR), in “La Preistoria e la Protostoria della Sardegna. Atti della XLIV Riunione Scientifica (Cagliari, Barumini, Sassari 23-28 novembre 2009) pp. 877-884” da cui, come scritto, ho tratto la notizia del ritrovamento del manufatto oggetto della trattazione, che appunto confermerebbe quanto sostenuto circa la possibilità che lo stesso sia sfuggito all’esame degli autori. Non di meno risulta particolarmente interessante la struttura schematizzata del saggio che guida il lettore lungo un percorso di 314 pagine suddivise per argomenti sempre più coinvolgenti e appaganti dal punto di vista storico-letterario. Infatti la ricostruzione puntuale degli eventi che hanno caratterizzato lo scacchiere medio-orientale e la Sardegna in un arco temporale coevo alla civiltà nuragica, credo soddisfi anche lo studioso più esigente.

Ma questo personaggio Yahweh, la cui presenza in terra sarda appare tanto misteriosa e difficile da accettare come certa, come sarebbe arrivato e chi lo avrebbe condotto nell’isola?

A queste domande provo a dare una risposta proponendo una tesi che incontrerà certamente molte perplessità. Lo scenario geo-politico che inquadra il periodo storico di riferimento del “IL DIO INATTESO”, racconta della presenza degli Shardana nel territorio di Canaan descritto da Corrias e Biglino (pag. 58/63), G.Ugas (Shardana e Sardegna 2016 pag. 852), Leonardo Melis (Shardana. La Bibbia degli Urim 2012).

In tale territorio, e più precisamente nella valle attraversata dal fiume Giordano, ivi comprese le zone collinari ad est, erano insediati i Gergesei, una delle tante tribù presenti in quelle terre che Yahweh aveva promesso a Mosè e contro le quali appunto, per suo volere, lo stesso dovette combattere.

Quindi è determinante capire la collocazione territoriale perché è un elemento importante del ragionamento. Infatti è incontestabile il fatto che i Gergesei fossero presenti nello stesso territorio occupato dagli Shardana, il cui nome, secondo la mia interpretazione, si usava per identificare l’insieme delle varie etnie o tribù che in epoca nuragica vivevano in Sardegna. Così come oggi usiamo l’appellativo “Italiano” per individuare genericamente una persona che vive sullo stivale, senza specificare la precisa indicazione della regione di provenienza, anche allora, probabilmente avveniva lo stesso processo lessicale.

Seguendo il filo del discorso, i Gergesei potevano essere una delle tribù che rientrava nel novero degli Shardana. A questo punto occorre dare qualche informazione su questa popolazione. La loro menzione è riportata in quattro dei cinque libri che costituiscono il “Pentateuco”, la parte della Bibbia ebraica o Torah e cioè Genesi (10; 15,21), Deuteronomio (7,1), Giosuè (24,11), Neemia (9,8) e facevano parte degli Enacidi o Nephilim (così chiamati da Mosè e di cui ha trattato Antonio Bresciani in “Dei costumi dell’isola di  Sardegna” (pag. 204). Riassumendo, se i Gergesei erano una delle tribù Shardana provenienti dall’isola, dove poteva trovarsi la loro ubicazione in tale territorio? La mia tesi è che questa etnia fosse localizzata nella parte centromeridionale dell’isola ed esattamente nella attuale regione denominata Sarcidano. I progenitori di queste genti, secondo la mia visione, sono stati i fondatori dell’attuale Gergei e probabilmente i costruttori del bellissimo santuario di S. Vittoria di Serri. Il territorio di Gergei, oggi piccolo borgo di 1.094 abitanti, in epoca nuragica, poteva contare su oltre trenta nuraghi, come scrive G. Paolo Anedda in “Gergei, le origini, il territorio, la popolazione, la storia, gli usi e i costumi di un paese della Sardegna” Grafiche Puddu 2003. Quindi un territorio intensamente popolato. D’altra parte esistono prove archeologiche sui rapporti esistenti tra la Sardegna e la terra di Canaan (anfora di tipo cananeo di S’Arcu’e is Forros, presenza fenicia in Sardegna ecc.). Per concludere la narrazione, i pur labili indizi riportati potrebbero suggerire che, a portare in Sardegna “IL DIO INATTESO” di Corrias e Biglino, Yahweh, siano stati membri appartenenti alla tribù dei Gergesei che, come detto, facevano parte della grande famiglia dei mitici Shardana.

martedì 26 maggio 2026

Il Diluvio Universale, un cataclisma leggendario che sommerse il mondo

Il Diluvio Universale, un cataclisma leggendario che sommerse il mondo




Il Diluvio Universale è uno dei miti più antichi e diffusi dell’umanità: narra di un cataclisma che sommerse il mondo sotto le acque, cancellando quasi tutta la vita. Questo racconto è presente in molte tradizioni antiche: dall’Oriente vicino alla Grecia, fino ad altre civiltà sparse per il mondo. Le due versioni più celebri sono quella mesopotamica, contenuta nel Poema di Gilgamesh, e quella biblica, con la figura di Noè.

Utnapishtim e il diluvio mesopotamico

Nel poema babilonese di Gilgamesh, l’eroe Utnapishtim è l’unico uomo a cui gli dèi concessero l’immortalità, proprio per aver sopravvissuto al Diluvio. Secondo il racconto, il dio Ea (Enki nella

giovedì 16 aprile 2026

Cagliari, la città con 4 porti

Cagliari, la città con 4 porti

Cagliari è una città che vive in simbiosi con il mare. Il suo rapporto con l’acqua non è solo paesaggistico o turistico, ma profondamente identitario: commercio, pesca, mobilità e tempo libero si intrecciano lungo una costa che ospita quattro porti distinti, ciascuno con una funzione e un’anima precisa. Marina Piccola, Su Siccu, il porto di via Roma e il porto canale compongono un sistema articolato che racconta passato, presente e futuro del capoluogo sardo.

Marina Piccola: il volto turistico e balneare

Ai piedi del promontorio della Sella del Diavolo, Marina Piccola rappresenta l’immagine più iconica e vacanziera del porto cagliaritano. È qui che il mare si apre in un abbraccio limpido e accessibile, frequentato da diportisti, pescatori amatoriali e turisti. Il porto, di dimensioni contenute, è soprattutto dedicato alla nautica da diporto: barche a vela, piccoli yacht e gommoni animano le banchine durante tutto l’anno, con un picco nei mesi estivi.

Marina Piccola non è solo un’infrastruttura, ma un luogo di socialità. I ristoranti, i chioschi e i locali che

mercoledì 1 aprile 2026

Cagliari, scoperta sensazionale a Monte Urpinu: individuata una possibile “Tomba dei Giganti” nuragica

Cagliari, scoperta sensazionale a Monte Urpinu: individuata una possibile “Tomba dei Giganti” nuragica



CAGLIARI – Una scoperta archeologica inattesa potrebbe riscrivere, almeno in parte, la mappa della civiltà nuragica nel sud della Sardegna. Durante alcuni lavori di manutenzione del verde nell’area di Monte Urpinu, un’équipe di tecnici comunali avrebbe individuato strutture litiche riconducibili, secondo le prime ipotesi, a una “Tomba dei Giganti”, tipologia funeraria collettiva tipica dell’età del Bronzo sardo.

L’anomalia sarebbe emersa a seguito di un cedimento superficiale del terreno lungo un

domenica 29 marzo 2026

5 Milioni di visualizzazioni, un traguardo storico

5 Milioni di visualizzazioni, un traguardo storico



Il Quotidiano Honebu di storia e archeologia taglia un traguardo di assoluto rilievo: 5 milioni di visualizzazioni. Un risultato che lo proietta tra le realtà editoriali più lette del settore a livello europeo, confermando la crescente attenzione del pubblico verso i temi della storia, dell’archeologia e della divulgazione scientifica di qualità.

Un elemento che rende questo successo ancora più significativo è la natura del progetto: il quotidiano Honebu è infatti totalmente gratuito e non ha mai ricevuto contributi economici pubblici. Una scelta di indipendenza che ne rafforza il valore e l’autenticità, sostenuta esclusivamente dalla passione, dal lavoro volontario e dal sostegno morale della sua comunità di lettori.

A commentare questo importante risultato è l’autore, Pierluigi Montalbano, che da anni porta avanti il progetto con dedizione:

«Scrivo queste righe con profonda gratitudine e anche con un pizzico di emozione. Raggiungere 5 milioni di visualizzazioni non è soltanto un numero: è il segno concreto di una comunità viva, curiosa e partecipe.»

Il quotidiano Honebu si è distinto nel tempo per la capacità di coniugare rigore scientifico e accessibilità, offrendo contenuti che spaziano dalla civiltà nuragica alla storia antica del Mediterraneo, fino agli aggiornamenti sulle più recenti scoperte archeologiche.

«Desidero ringraziare tutti i lettori – prosegue Montalbano – che ogni giorno scelgono di dedicare tempo alla lettura degli articoli. Un grazie speciale va anche agli autori che hanno collaborato con competenza e generosità, e a tutti gli amici che, in modi diversi, hanno contribuito a far crescere questo progetto.»

Un successo costruito nel tempo, senza finanziamenti pubblici e con l’unica forza della passione condivisa, grazie a una rete di appassionati e studiosi che hanno messo a disposizione conoscenze, idee e approfondimenti, trasformando Honebu in un punto di riferimento nel panorama della divulgazione culturale.

«Questo traguardo appartiene a tutti noi. È uno stimolo a continuare, a fare sempre meglio e a mantenere viva la curiosità verso il nostro passato. Perché conoscere la storia significa comprendere più a fondo chi siamo.»

Con 5 milioni di visualizzazioni all’attivo, il Quotidiano Honebu guarda ora al futuro, forte di una comunità in continua espansione e di una missione chiara: raccontare la storia con passione, precisione e spirito di condivisione, restando fedele alla propria indipendenza e alla scelta di offrire contenuti liberi e accessibili a tutti.

lunedì 9 marzo 2026

San Salvatore di Sinis, una chiesa che conserva un pozzo sacro. Articolo di Pierluigi Montalbano

San Salvatore di Sinis, una chiesa che conserva un pozzo sacro

Articolo di Pierluigi Montalbano



Il Pozzo sacro nuragico di San Salvatore di Cabras si trova nella penisola del Sinis, sulla costa occidentale della Sardegna, vicino alle rovine di Tharros e in una suggestiva pianura lagunare. Il nome deriva da una piccola chiesa circondata da casupole, che ogni settembre attira pellegrini come pastori, pescatori e contadini dei territori vicini in occasione della festa del Santo. Dal pavimento della chiesetta una scalinata scende in un antico ipogeo con tre ambienti, raggruppati intorno a un atrio rotondo. L’edificio è scavato nella roccia nella parte inferiore, mentre sopra è costruito con filari di mattoni alternati a blocchetti di arenaria. Il corridoio e la cella hanno volta a botte, mentre l’atrio circolare è sormontato da una cupola bassa, con un pozzo al centro, elemento centrale della struttura. Le pareti e i soffitti sono decorati con graffiti e disegni di epoche diverse. Queste caratteristiche suggeriscono che si

mercoledì 4 marzo 2026

Muraglie megalitiche in Sardegna. Articolo di Pierluigi Montalbano

Muraglie megalitiche in Sardegna

Articolo di Pierluigi Montalbano



Le muraglie megalitiche e i nuraghi rappresentano uno dei patrimoni più affascinanti e misteriosi della Sardegna, testimoni di un passato ricco di innovazioni e di capacità costruttive straordinarie. A metà del III millennio a.C., si assiste a un fenomeno nuovo che si mescola e si integra con le culture già presenti sull’isola, dando origine a un panorama archeologico di grande rilevanza.

Le genti di Monte Claro, già da alcuni secoli, avevano raggiunto un livello di ricchezza diffusa grazie alla specializzazione metallurgica. Questa fase di prosperità fu favorita dall’invenzione di tecniche avanzate di separazione dell’argento dal piombo, resa possibile anche dai ricchi giacimenti di galena argentifera presenti in Sardegna. Tale benessere attirò l’attenzione di leader provenienti da diverse aree del Mediterraneo, sia orientali che occidentali, settentrionali e meridionali, che rimasero affascinati dalle capacità costruttive e organizzative delle comunità sarde. È importante sottolineare che queste

mercoledì 4 febbraio 2026

Risorse e attività nella Sardegna preistorica Articolo di Pierluigi Montalbano

Risorse e attività nella Sardegna preistorica

Articolo di Pierluigi Montalbano


L'antica Sardegna era caratterizzata da un'abbondanza di risorse e da un clima mite, elementi che gli scrittori classici descrivevano come fondamentali per la vita sull'isola. Le fonti letterarie dedicate alla divinità protosarda Aristeo narrano che, ai tempi dei nuraghi, la Sardegna era ricca di olio, latte e miele, oltre a una vasta gamma di alberi da frutta presenti nelle campagne, nei boschi e nella macchia mediterranea.

Per quanto riguarda la viticoltura, ci sono attestazioni di vinificazione già dal I Ferro, ma già nel Bronzo Recente circolavano brocchette per il vino, e forse da allora si faceva uso di bevande inebrianti. Gli abitanti dell’isola potevano contare anche su un vasto patrimonio di animali da allevamento e su una

venerdì 30 gennaio 2026

Cartografia nautica. Chiedete scusa a Toscanelli Articolo di Rolando Berretta

Cartografia nautica. Chiedete scusa a Toscanelli

Articolo di Rolando Berretta

 


Ignoro se c’è qualcuno che segue i miei articoli sulle Carte Antiche. Per capire di cosa sto parlando consiglio di vedere l’articolo: “le antiche carte per navigare erano opera dei romani. 6 dic. 2022”

Spiego che, i Romani, avevano diviso la Terra in settori di meridiano da 4,5 gradi. Anche i paralleli. Quindi avevano disegnato un griglia da 80 x 40 sin dai tempi di Marino di Tiro. Contro questo metodo di raffigurare la Terra si scagliò Tolomeo che stimò quei 4,5 gradi in settori da 5 gradi. Detto semplicemente: mentre Marino di Tiro misurava con 4,5 e 9 gradi … Ptolomeo gli rifaceva i conti, di quei settori, prendendoli per settori da 5 e 10 gradi. Se avete messo, bene, a fuoco questo aspetto del

mercoledì 28 gennaio 2026

L’acqua nella civiltà nuragica della Sardegna. Articolo di Pierluigi Montalbano

 L’acqua nella civiltà nuragica della Sardegna

Articolo di Pierluigi Montalbano


L’acqua, elemento essenziale per la vita, ha sempre rivestito un ruolo centrale nei culti religiosi delle antiche civiltà. Anche il cristianesimo ha ereditato questa tradizione: l’uso dell’acqua benedetta all’ingresso delle chiese, ad esempio, richiama direttamente l’antico uso dei bacili di trachite posti all’ingresso dei templi, dei nuraghi e dei pozzi sacri della Sardegna nuragica.

Uno dei luoghi più significativi in questo contesto è il santuario nuragico di Serri. Durante gli scavi, l’archeologo Antonio Taramelli documentò con precisione la presenza di un bacile in trachite collocato subito dopo l’ingresso della curia, o capanna delle riunioni, sul lato sinistro. Accanto a questo, furono rinvenuti altri oggetti di evidente valore cerimoniale e religioso: una piccola ara, un cippo e un secondo bacile rettangolare incastrato nel muro. Nel vestibolo del primo pozzo sacro di Matzanni fu ritrovato inoltre un altarino finemente lavorato, a testimonianza del carattere sacro di questa struttura. Un altarino simile fu rinvenuto anche nel terzo pozzo e oggi è conservato presso il Museo Sacro di Villacidro, situato di fronte alla chiesa di Santa Barbara.

Il culto dell’acqua era chiaramente al centro di questi luoghi. In Sardegna sono ancora visibili numerosi pozzi sacri risalenti al periodo nuragico, alcuni dei quali ben conservati. Nella località di Matzanni, tra