Diretto da Pierluigi Montalbano

Ogni giorno un nuovo articolo divulgativo, a fondo pagina i 10 più visitati e la liberatoria per testi e immagini.

Directed by Pierluigi Montalbano
Every day a new article at the bottom of the 10 most visited and disclaimer for text and graphics.
History Archaeology Art Literature Events

Storia Archeologia Arte Letteratura Eventi

Associazione Culturale Honebu

Translate - Traduzione - Select Language

mercoledì 19 gennaio 2022

Chiese romaniche dei monaci Vittorini nella Sardegna Meridionale. Articolo di Roberto Coroneo

 Chiese romaniche dei monaci Vittorini nella Sardegna Meridionale

Articolo di Roberto Coroneo 

Prima di analizzare il contributo che l’ordine dei monaci benedettini provenienti dall’abbazia di San Vittore di Marsiglia diede alla costituzione del patrimonio architettonico sardo, è opportuna una sintesi degli avvenimenti storici che precedono l’avvento della civiltà monastica in Sardegna. Nel VI secolo l’imperatore Giustiniano, che governò l’impero romano dopo il trasferimento della sua capitale da Roma a Costantinopoli (oggi Istanbul in Turchia), concepisce il progetto ambizioso di riunificate l’impero romano riportando sotto il controllo della corte quei territori occidentali che, posti all’estremità occidentale dell’Europa, erano caduti in mano ai cosiddetti barbari. Si tratta di quei regni romano barbarici che si erano formati a seguito della crisi della parte occidentale dell’impero romano. Il progetto prevede la riconquista dell’Africa, occupata dai Vandali che avevano stabilito un regno che

martedì 18 gennaio 2022

Xenia e aggiudus torraus: l’ospitalità come patto sociale, dalla guerra di Troia ai Greci, da Roma a oggi. Articolo di Emanuela Katia Pilloni

Xenia e aggiudus torraus: l’ospitalità come patto sociale, dalla guerra di Troia ai Greci, da Roma a oggi.

Articolo di Emanuela Katia Pilloni

Non nella lingua, unica ma declinata in molteplici varianti. Non nel mare cristallino o nelle impervie altezze dell’interno, nei ginepri piegati dal vento o negli ulivi secolari. E neppure nell’essere Isola rispetto a un continente invadente ma mai davvero raggiungibile.

Se dovessimo stigmatizzare la nota di sardità che ci rende nazione agli occhi del mondo la ritroveremmo, piuttosto, nel nostro saper essere popolo di accoglienza: Xenia la chiamavano i greci da Omero in poi, i romani più familiarmente hospitium, mentre per i sardi le

lunedì 17 gennaio 2022

Siti archeologici della Sardegna. Selezione di monumenti sardi: Nuraghe, Tomba di Giganti, Domus de Janas, Pozzo sacro, Dolmen, Menhir

Siti archeologici della Sardegna. 

Selezione di monumenti sardi: Nuraghe, Tomba di Giganti, Domus de Janas, Pozzo sacro, Dolmen, Menhir

Ciao a tutti, ecco una selezione dei siti archeologici che si possono visitare in Sardegna.
Ringrazio tutti i fotografi che ci regalano l'emozione di vederli attraverso i loro scatti.
Buona visione.


A seguire altri siti.

martedì 11 gennaio 2022

Archeologia della Sardegna. Il celebre pozzo di Santa Cristina, a Paulilatino, è originale? Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna.

Il celebre pozzo di Santa Cristina, a Paulilatino, è originale?

Articolo di Pierluigi Montalbano

Nel 1840 La Marmora nel suo Voyage scriveva di un pozzo presso la chiesa di Santa Cristina, non lontano da Paulilatino, in parte ingombro e pieno d’acqua. Nel 1846 l’Angius nel Dizionario Canalis accennò presso la chiesa di Santa Cristina di una costruzione singolare in forma d’imbuto rovesciato dal cui buco si scende sopra una scala conica, formata da pietre ben lavorate, come lo è pure il muro che cinge intorno la scala. Nel 1857 il canonico Spano, attraverso un rilievo grafico realizzato da Vincenzo Crispi, descrive un’opera ciclopica, di pietra nera vulcanica tirata dalla cava in vicinanza, realizzata senza cemento, al par dei nuraghi. Lo identifica come carcere e aggiunge che un uomo collocato giù non potrebbe in alcun modo uscirne, perché i massi gli vengono tutti sulla

martedì 14 dicembre 2021

Archeologia della Sardegna. Videoconferenze Honebu, in diretta: Sigismondo Arquer, Ugolino della Gherardesca, Roma e la Sardegna, La grotta Benatzu.

Archeologia della Sardegna. 

Videoconferenze Honebu, in diretta: Sigismondo Arquer, Ugolino della Gherardesca, Roma e la Sardegna, La grotta Benatzu.



Sigismondo Arquer. Relatore Riccardo Laria

Visibile al link: https://youtu.be/xlO-3Tv9nEA



Ugolino della Gherardesca, Conte dei Donoratico. Relatore Giorgio Murru

Visibile al link: https://youtu.be/nb8SgfIIK-E



Come Roma immaginava la Sardegna. Relatore Nicola Dessì

Visibile al link: https://youtu.be/va372GhvxQ8



La scoperta della grotta Benatzu di Santadi. Relatore Angelo Pani

Visibile al link: https://youtu.be/NyQdVMfzqa0




giovedì 9 dicembre 2021

Archeologia. Polibio e Diodoro raccontano vicende di Sardi, Cartaginesi e Romani. Tante cose non quadrano. 2° parte. Articolo di Rolando Berretta.

Archeologia. Polibio e Diodoro raccontano vicende di Sardi, Cartaginesi e Romani. Tante cose non quadrano. 2° parte

Articolo di Rolando Berretta.

Cercherò di concludere, con questa seconda parte, il discorso aperto nel precedente articolo.

Inizio dalla mia svista a proposito del console  Lucio Cornelio (Scipione anno 259) che combatté con esito fortunato contro i Sardi, i Corsi e Annone comandante dei Cartaginesi. Su questo episodio, comprensivo della presa di Olbia, gli storici danno pareri discordi. Zonara conferma le imprese che

giovedì 25 novembre 2021

Archeologia. Polibio e Diodoro raccontano vicende di Sardi, Cartaginesi e Romani. Tante cose non quadrano. Articolo di Rolando Berretta.

 Archeologia. Polibio e Diodoro raccontano vicende di Sardi, Cartaginesi e Romani. Tante cose non quadrano

Articolo di Rolando Berretta.



Nel cinquantennio dal 480 al 430 a.C. Cartagine è assente, militarmente, dalla scena internazionale. Dopo la disfatta di Imera fu fatto un trattato con Gelone di Siracusa; una clausola doveva contenere questa imposizione. Passati questi 50 anni Cartagine si precipita a Sant’Antioco e la fortifica. L’Archeologia dovrebbe testimoniarlo.

Nel 442 a.C. Diodoro ci ricorda la pace che regnava ovunque, Sicilia compresa. Cartagine rispetta il trattato fatto con Gelone, e qui abbiamo la conferma della lunga pausa ricordata da Giustino che è seguita alla morte di Amilcare.

Ricordiamoci dell’anno memorabile, di Tito Livio, il 429 a.C.: -Cartagine, destinata a diventare il maggior pericolo per Roma, per la

venerdì 19 novembre 2021

Sardegna antica. Riflessioni sull'etimologia del termine nuraghe Articolo di Zoltan Ludwig Kruse

 Sardegna antica. Riflessioni sull'etimologia del termine nuraghe

 Articolo di Zoltan Ludwig Kruse

Nell'immagine il nuraghe Ponte di Dualchi.

 


La meravigliosa terra di Sardegna che ebbi occasione di conoscere, ammirare e amare è ricchissima di monumenti megalitici: tombe di giganti, nuraghi, pozzi sacri, dolmen, menhir e, come unicum nell’Europa occidentale, una torre a gradoni assai similare alla famosa ziqqurratu mesopotamica. Tra tutti questi prevalgono in maniera netta i nuraghi. Dopo aver presentato i messaggi che i nomi parlanti “Domus de Janas/Bajanas” e “Monte d’Accodi” rivelano, in questo studio intendo indagare sull’etimologia del termine archeologico nuraghe.

Il nuraghe è una imponente costruzione in pietra, evidentemente megalitica, realizzata in muratura a secco di forma tronco conica della civiltà nuraghica del II mill. a.C. Il nuraghe costituisce effettivamente l’emblema della Sardegna. Secondo il parere della maggioranza degli studiosi il termine sardo nuraghe/nuraghes con le varianti dialettali nuràkenuràxinuràccinuràginaràcu deriverebbe dalla

martedì 16 novembre 2021

Archeologia della Sardegna. Il nome e l’origine del nuraghe nella letteratura antica. Articolo di Giovanni Ugas.

 Archeologia della Sardegna. Il nome e l’origine del nuraghe nella letteratura antica.

Articolo di Giovanni Ugas.

Il mondo dei nuraghi è un fenomeno per più versi straordinario nell’ambito dell’archeologia preistorica e protostorica della Sardegna e del Mediterraneo. Nell’Ottocento il canonico Giovanni Spano riconduceva il nome nuraghe a un termine fenicio significante “luce, fuoco”, ma la diffusione sistematica del radicale nur- anche nelle zone interne della Sardegna toglie qualsiasi incertezza sulla sua origine prefenicia. In effetti, la radice nur-, che talora appare nella forma nor-, è presente in parole come nurra “cavità o cumulo di pietrame” e in numerosi toponimi isolani (Nuraccàra, Nuraddha, Nuràminis, Nuratze, Nurecci, Nurra, Nurri, Nora, Noragùgume, etc.). È palese che la parola sarda logudorese nurake/nuraghe, non diversamente dal campidanese nuraxi/nuracci e dal gallurese naracu, continua un vocabolo risalente almeno all’età del Bronzo, già attestato nella forma nurac nell’iscrizione romana del nuraghe Aidu Entos di Bortigali in provincia di Nuoro, che fissava uno dei confini tra le popolazioni protosarde degli Iliesi e dei Balari. Il radicale nur- si riscontra anche in nomi geografici extrainsulari che indiziano antiche parentele culturali e antropiche con la Sardegna, come Nura, antico nome preromano dell’isola balearica di Minorca, attestato nell’Itinerarium maritimum, Nursia, nell’Etruria meridionale e Nure “rio, bosco” su un’antica via commerciale dell’Appennino emiliano percorsa dagli

martedì 9 novembre 2021

Archeologia. La produzione e il commercio dell'olio nella Sardegna di epoca romana. Articolo di Attilio Mastino

Archeologia. La produzione e il commercio dell'olio nella Sardegna di epoca romana.

Articolo di Attilio Mastino


                              

L'economia della Sardegna in età romana.

Dopo la conquista romana, la situazione relativa alla produzione, al commercio ed al consumo dell'olio non dové modificarsi di molto, almeno per l'età tardo-repubblicana, anche perché i Romani preferirono mantenere gli orientamenti adottati dalla colonizzazione cartaginese ed inizialmente limitarono l'introduzione di alberi da frutto. Sulle terre dichiarate ager publicus populi Romani e lasciate in precario possesso ai vecchi proprietari si preferì mantenere la produzione di grano, anziché impiantare colture specializzate di olivo e vite. L'agricoltura sarda era finalizzata a partire dall'età cartaginese ad assicurare l'approvvigionamento granario degli eserciti impegnati nei diversi teatri di operazioni; per l'età romana, questa caratteristica fu mantenuta e il «sottosviluppo» dell'economia della Sardegna si andò caratterizzando con la progressiva estensione sul territorio della monocoltura cerealicola, che richiedeva l'impiego di mano d'opera servile. Nascevano delicati problemi giuridici sulla proprietà della terra, che coinvolgevano le popolazioni rurali, con violenze, occupazioni illegali di terre pubbliche, contrasti tra contadini e pastori, immediate esigenze di ripristinare l'ordine con interventi repressivi. Il protezionismo italico limitava enormemente la produzione di olio e di vino nell'Isola; lo stesso Cicerone richiama l'ostilità dei Romani (iustissimi homines) nei confronti della produzione di olio e di olivo nelle province, e ciò già dalla metà del II secolo a.C. L'estensione dei campi abbandonati alla fine del I secolo a.C. raggiungeva in Sardegna secondo Varrone una dimensione notevole in alcune località (forse vicine ad Olbia), anche a causa del brigantaggio. Strabone sostiene che le razzie dei popoli montani (gli