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venerdì 26 giugno 2015

Monte Prama. La sarabanda dei falsari archeologici

La sarabanda dei falsari archeologici
di Massimo Pittau

Nota di Pierluigi Montalbano, direttore del quotidiano: 
"pur dissociandomi nettamente dalla idea del Pittau, ossia che il modellino di San Sperate sia un falso, ho deciso di pubblicare ugualmente l'articolo in quanto l'autore, Massimo Pittau, firmandolo, prende in  tutte le responsabilità derivanti dalla sua pubblicazione".



Ho letto con attenzione e con vivissimo interesse l'intervista che è stata fatta al prof. Franco Laner, della Facoltà di Architettura dell'Università di Venezia, sul suo giudizio relativo a un falso che sarebbe stato effettuato con la testa di uno dei Guerrieri di Monti Prama di Cabras, quella meglio conservata, quella meglio riuscita, “perfetta”, che campeggia in tutte le pubblicazioni e le raffigurazioni degli ormai famosi reperti. Con la solita chiarezza di linguaggio e sicurezza di argomentazione il prof. Laner mi ha convinto appieno. E sono d'accordo con lui nel ritenere che il falsario non sarebbe alla sua prima prova, ma avrebbe altri precedenti. Invece io escluderei che in questo imbroglio siano coinvolti anche tutti gli archeologi che hanno scavato e studiato quei reperti, archeologi che invece risultano essere i primi imbrogliati. Ma la vera e grande imbrogliata e danneggiata è la nostra povera Sardegna, la quale non si meriterebbe affatto la odierna sarabanda di falsari, mossi da un molto discutibile amor di patria e anche dal desiderio di suscitare e accrescere attenzione attorno alla propria persona.
Ed ho letto con interesse pure la risposta alle argomentazioni del Laner data in un'altra intervista dallo scultore Pinuccio Sciola. Ma non mi ha convinto in nulla e per nulla: egli nella questione ha solamente annaspato, dando l'impressione di un individuo che si tuffi in mare senza saper nuotare; in altre parole, dimostrando di parlare di cose che non conosce né ha mai approfondito. Infatti, egli arriva a sostenere queste strabilianti tesi, senza darne una sola ombra di dimostrazione: 
1) Le statue di Monti Prama non sarebbero state fatte da Sardi; 
2) sarebbero state fatte in Sardegna ma da un individuo venuto dall'Oriente; 
3) Le statue non avrebbero nulla a che fare con la cultura nuragica né coi bronzetti; 
4) Platone avrebbe parlato dell'esistenza fra la Sicilia e la Tunisia di un'”isola turrita dove non si moriva mai”. Ma su questo preciso argomento lo provoco io: lo Sciola citi l'opera e gli estremi esatti del passo dell'opera nella quale Platone sosterrebbe queste finora del tutto sconosciute notizie sulla Sardegna antica.
Lo scultore Sciola parli invece di cose che conosce alla perfezione. Ci parli di un reperto che egli sostenne di aver rinvenuto nelle campagne di San Sperate, un cippo-statua in pietra arenaria a venature gialle e rosate, che rappresenterebbe un nuraghe polilobato e che tuttora campeggia nel Museo Archeologico di Cagliari. In due miei libri (in maniera particolare in “Lingua e civiltà di Sardegna”, Cagliari 2004, Edizioni della Torre) io ho dimostrato – mai smentito da alcuno - che si tratta di un grosso, pacchiano e ridicolo falso, perché:
1) presenta intatti tutti i suoi spigoli, non smussati per nulla dal logorio dei secoli, insomma come se fosse appena uscito dalla bottega di uno scultore; 
2) il nuraghe raffigurato poggia su una base costituita da un porticato, secondo una modalità non presentata da nessun nuraghe reale e secondo una modalità assolutamente impossibile in termini di staticità per un grande edificio fatto di enormi massi; 
3) sotto il ballatoio delle quattro torrette la muraglia esterna dello pseudo-modellino di nuraghe presenta una rientranza circolare, che anch'essa avrebbe compromesso la staticità dell'edificio; 
4) non presenta nessun accenno dei finestroni che si trovano in tutti i nuraghi reali a più piani per dare luce alla scala e alla seconda camera.
Di certo tra gli scultori sardi la pratica del “falso” non è infrequente: una quarantina di anni fa un mio amico sorprese, nella sua bottega, uno scultore che stava scolpendo una falsa iscrizione che intendeva spacciare a me per farmi sfigurare di fronte agli archeologi se avessi abboccato. Il tentativo di falso e di imbroglio non andò in porto perché lo scultore comprese che il mio amico non avrebbe fatto a meno di mettermi in guardia...

Povera Sardegna nostra! Quale sorte hai avuto nel generare individui, a iniziare dai falsari delle carte di Arborea, che hanno riempito le pagine della tua storia di numerosi e grossi falsi credendo di darti lustro, mentre hanno finito col caricarti di ridicolo.

21 commenti:

  1. Non posso che sostenere l'anonimo,visto il link postato e le relazioni fatte prima dell'intervento di restauro che dichiarano l'autenticità del reperto!!

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  2. Poi non capisco il dichiararsi favorevole con quanto dichiarato dal prof. Franco Laner in quanto specialista di materiale ligneo e anche autore di diverse pubblicazioni in materia,non mi pare che egli avesse analizzato il materiale lapideo o gessoso della testa del gigante in questione.Solo un parere esterno fuori specializzazione,come tanti su questo argomento.

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  3. La verità è che le micro analisi dei residuati, ( inerti oppure organici) è oggi talmente affidabile che difficilmente un falso può più passare per originale per così tanto tempo. Infatti non è tanto l'aspetto esteriore che denoterebbe l'autenticità o meno, ma i sedimenti micro-residuali che sono dentro il reperto, sotto la sua superficie qualche volta per anche per un paio di millimetri. Su questo argomento ricorderei a tutti, per fare solo un esempio, che, quando fu scoperto, il pozzo di Santa Cristina, passò per un falso dell'800, oppure, per una ricostruzione molto recente talmente era perfetto e aveva appunto gli angoli vivi, mentre sappiamo bene invece, come risultò essere, appena furono fatte le analisi in profondità.

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  4. Quindi??si deduce che anche tra i cosi detti esperti si va a pelle?? O,a naso??

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  5. I commenti anonimi sono stati eliminati. Chi volesse rispondere al prof. Pittau è invitato a farlo con nome e cognome.

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  6. Massimo Pittau scrive:
    Non mi sono interessato mai della navicella nuragica di Teti.

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    1. Chi è che parla della navicella di Teti??

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  7. Massimo Pittau scrive:
    Premetto che non intendo rispondere in maniera puntuale agli obiettori anonimi, cioè a quelli che “iscudent sa preda e cubant sa manu” e preciso che io non mi sono mai interessato della navicella di Teti.
    È un fatto stupefacente: gli anonimi obiettori si sono lanciati contro Franco Laner e Massimo Pittau, i quali in realtà hanno dichiarato falsa solamente la testa “perfetta” di uno dei Giganti di Monti Prama, mentre i nostri obiettori non si sono accorti che lo scultore Pinuccio Sciola ha dichiarato, senza l'ombra di una sola dimostrazione, che 1) Le statue di Monti Prama non sarebbero state fatte da Sardi; 2) sarebbero state fatte in Sardegna ma da un individuo venuto dall'”Oriente”; 3) Le statue non avrebbero nulla a che fare con la cultura nuragica né coi bronzetti. Ed i nostri inferociti obiettori non si sono accorti per nulla di queste perlomeno “stranissime” tesi....!
    In via particolare io, nel mio fortunato libretto “Il Sardus Pater e i Guerrieri di Monti Prama” (Sassari 2009, EDES, esaurito in 6 mesi e subito in ristampa ampliato e migliorato) ho dimostrato la perfetta corrispondenza dei Giganti coi bronzetti nuragici per i seguenti fatti iconografici e plastici: 1) Il loro stile propriamente “geometrico”, che si ritrova in parecchi bronzetti, molto evidente in quello detto del “Capotribù”; 2) La particolare impugnatura dell'arco da parte dei guerrieri; 3) La particolare inserzione delle corna apotropaiche nell'elmo dei guerrieri; 4) La lastra protettiva di metallo pendente sul petto come “corazza” essenziale; 5) Le lunghe trecce – certamente posticce e rituali – che pendono sul petto; 6) Il gonnellino dei guerrieri che termina a frac.
    Aggiungo infine che io ho dimostrato che pure il cosiddetto modellino di nuraghe, che lo Sciola ha detto di aver rinvenuto nella campagna del suo villaggio di San Sperate, è un grosso e pacchiano falso per numerose incongruenze plastiche. Oggi ne aggiungo un'altra: lo pseudomodellino è anche privo di un qualsiasi segno di un elemento assolutamente indispensabile in ogni edificio abitato dall'uomo, l'”ingresso”. E se ne deduce, dunque, che in quel nuraghe i guerrieri entravano con l'elicottero.

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  8. Pittau dice di sostenere che i giganti siano Nuragici in base alla corrispondenza coi bronzetti Nuragici, che tra l'altro è la posizione degli archeologi che li stanno studiando e scavando.

    Bene, su questo nulla da obbiettare e non mi sembra che nessuno abbia messo in discussione ciò, nell'intervista a Laner, quest'ultimo afferma però una cosa che non stà nè in cielo, nè in terra: che i bronzetti non sono Nuragici, ma bensì Greci e che non sarebbero neanche statue vere e proprie!

    Il bello è che Pittau in questo articolo afferma: " Con la solita chiarezza di linguaggio e sicurezza di argomentazione il prof. Laner mi ha convinto appieno" ora, forse egli dovrebbe capire quanto un' affermazione del genere sia fortemente fuorviante, visto che in tale intervista il Laner si sbizzarisce nell'ipotesi, assolutamente rigettata dall'archeologia, che ho citato prima.

    In secondo luogo, dichiarare che la testa sia un falso in base alla visione di alcune foto, è una cosa assurda, sembra che Pittau e Laner ignorino totalmente le pubblicazioni e il fatto che ogni singolo pezzo sia stato esaminato e studiato con cura per anni.

    E' inutile tapparsi le orecche e gridare al falso contro le evidenze scientifiche e archeologiche.

    Quindi
    1)Non sono assolutamente d'accordo con le ipotesi bizzarre di Laner sui giganti di monte prama e non sono neanche minimamente d'accordo sul fatto che la testa di cui parlano Franco Laner e Pittau sia falsa.
    2)Non mi interessano particolarmente le torie dello scultore e obbiettare il fatto che lui neghi la Nuragicità delle statue non vedo coa c'entri col fatto che la testa di Monte Prama sia falsa o meno
    3)Come hanno fatto già notare altri, rigetto completamente il contenuto dell'articolo, non solo per quanto riguarda l'idea del falso ovunque portata avanti, ma anche per il tono inammissibiile, le miriadi di accuse infondate e le frasi fortemente infelici, specialmente quella verso la fine su "gli individui generati dalla Sardegna".
    4)Sul modellino non mi esprimo ma dubito che Pittau abbia dimostrato qualcosa al riguardo della sua autenticità o meno, visto che quest'ultimo si è dimostrato pronto a bollare come falsa la testa di Monte Prama che invece tutte le evidenze scientifiche archeologiche dimostrano autentica.
    5)Pittau dice di non potersi interessare per l' avanzata età alla barchetta di Teti, un argomento che sembrerebbe pertinente alla sua preparazione accademica, ma a quanto pare è pronto a lanciarsi in ipotesi archeologiche/storiche (nelle quali si è dimostrato poco preparato e molto imprudente) accusando a destra e a manca non si sa quali fantomatici produttori di falsi, senza nessuna prova concreta tra l'altro.

    Concludo dicendo che in Sardegna non vedo tutti questi falsi e falsari contro cui si scaglia Massimo Pittau, piuttosto vedo molti individui con la psicosi del falso, che a volte con le sparate che fanno, come in questo ed altri casi, mi fanno pensare che dietro a queste loro affermazioni non si nascondi solo ingenuità ma anche una buona dose di mala fede.

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  9. Mi sono confuso: volevo dire che Laner afferma che i giganti non sono nuragici, non che i bronzetti non lo sono...

    In ogni casto questo è quanto, Pittau non solo non sembra non esseri degnato di leggere i dati degli scavi pubblicati, prima di muovere accuse pesanti, ma addirittura egli sembra non avere nemmno letto l'articolo di Laner con il quale dice di essere tanto d'accordo! Infatti sui giganti sembrano pensarla in maniera totalmente opposta.

    Secondo me è evidente che Pittau non si sia tanto interessato alla verità ma solo a prendere per buono ciò che fa comodo a lui e alle sue teorie, infatti è evidente come egli abbia preferito raccogliere quello che più gli aggradava tra le cose dette da Laner e scartare il resto, ovviamente non si è degnato di commentare decentemente l'articolo di Laner e discuterlo in maniera coerente, infatti molte affermazioni che fa appaiono contraddittorie e fuorvianti.

    So bene quanto sia bello parlare, parlare, parlare, però prima di scrivere un articolo bisognerebbe se non altro controllare più fonti ed evitare l'autoreferenzialismo totale.

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  10. costui farnetica. Non saprei come rispondere
    franco laner

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  11. Massimo Pittau scrive:
    Risposta di Massimo Pittau a Giacomo Pozza
    1. Il fatto che io abbia dato ragione al prof. Franco Laner sulla sua tesi della falsità della “testa perfetta” di Gigante di Monti Prama non implica necessariamente che io condivida anche ognuna delle sue altre tesi od ipotesi.
    2. Sono contento che il Pozza e pure altri archeologi condividano la tesi delle stringenti connessioni delle statue dei Giganti con i bronzetti nuragici; però egli ignora che il primo a scriverlo sono stato io....
    3. Non è affatto vero che il prof. Laner e il sottoscritto, per sostenere il nostro punto di vista, ci siamo basati solamente su fotografie: lui ed io abbiamo esaminato il reperto parecchie volte quando era ancora nel Laboratorio di Restauro di Sassari.
    4. Evidentemente il Pozza non conosce per nulla “la lagrimevole storia delle carte false di Arborea”, che per molti decenni, tra l' '800 e il '900, hanno infangato la storia culturale della Sardegna e non sa che stanno circolando tuttora nell'Isola molti falsi archeologici. Di recente, con una mia relazione tenuta in un convegno a Bosa, ho dimostrato che pure una pseudoiscrizione fenicia che si diceva essere stata rinvenuta nella cittadina, in realtà è un grossolano falso epigrafico. Per dimostrare che lo pseudomodellino di nuraghe di San Sperate – rinvenuto, stranamente, dallo scultore Sciola – io ho prospettato 5 differenti considerazioni. Si faccia avanti il Pozza per dimostrare che esse sono errate e che invece il modellino è autentico.
    5. Il rifarsi – come ha fatto il Pozza - alle “evidenze scientifiche e archeologiche” per sostenere l'autenticità di un reperto, è un procedimento nient'affatto “scientifico” e nient'affatto “archeologico”.
    6. Il Pozza si dà arie di Maestro di fronte a quei poveri diavoli che siamo Franco Laner e Massimo Pittau: ma di grazia, fornisca almeno qualche prova e garanzia di codesta sua superiorità magistrale!
    7. E sia essenziale e non farraginoso quando scrive e soprattutto non sia precipitoso, altrimenti continuerà ad intervenire a stretto giro di posta, per effettuare le dovute rettifiche.

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  12. Non sono io a darmi del maestro e infatti non l'ho mai fatto, signor Pittau.

    A darsi del maestro è lei che a quanto pare ritiene che sia sufficiente essere ben preparati in una materia per capire tutto di un'altra in cui lei maestro non è, tanto che sembra le sia bastata la semplice visione della statua per bollarla come falsa.
    Nella statua sono ancora ben visibili incrostazioni e microerosioni e questo Laner sembra ignorarlo totalmente.

    Io non ignora la faccenda dei falsi di Arborea o di altri falsi noti, questo non autorizza a bollare ogni reperto Sardo come falso o addirittura ad affermare che la Sardegna abbia visto chissà quali generazioni di falsari, i falsari sono ovunque.

    Comunque, per quanto sia geometrica la testa del gigante non ci vedo niente di alieno o di anomalo e nemmeno mi viene in mente per quale astruso motivo un presunto falsario avrebbe dovuto cimentarsi in tale impresa, visto che anche tutti gli altri giganti sono ben simili ai bronzetti e addirittura ce ne sono diversi trovati in seguito della stessa identica tipologia.

    Non mi dilungo neanche sull'identificazione delle statue perchè su quello siamo d'accordo, ma voglio precisare che le uniche farneticazioni sono quelle del Laner nella sua intervista che arriva persino a sostenere che le statue fossero telamoni nonostante le altezze diverse.

    Per quanto riguarda il modellino di Nuraghe, dico solo che da quello che so io neanche gli altri modellini rappresentano fedelmente i Nuraghi, quindi il fatto che sia un oggetto stilizzato più che una rappresentazione fedele non lo rende automaticamente un falso.

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  13. Ulteriore risposta di Massimo Pittau a Giacomo Pozza.
    1. Proprio una quindicina di giorni fa ho scritto privatamente a un archeologo questa frase testuale : “”Io non te l'ho mai detto per cortesia, ma adesso non posso fare a meno di dirtelo: ti invito a non infastidirmi più coi tuoi continui, espliciti o velati, divieti od inviti a non interessarmi di archeologia. Io invece mi interesso di ciò che mi pare e piace, anche di archeologia, dato che sono convinto che per tutte le discipline il primo e fondamentale requisito è la “razionalità”, mentre la “specializzazione” viene dopo””.
    Circa lo pseudomodellino di nuraghe di San Sperate, rinvenuto – insisto nel dirlo – molto stranamente dallo scultore Sciola, non occorre una “specializzazione archeologica”, ma è sufficiente la “razionalità”, anzi il semplice “buon senso” per notare e far notare che esso ha tutti gli spigoli intatti, non smussati dal logorio del tempo e che presenta la illogica raffigurazione di un porticato che regge l'intero edificio (purtroppo non si si vede nella foto riportata).
    2. Per il mio intervento assicuro il Pozza che io non mi sono limitato a leggere l'intervista del collega Laner, ma ho avuto con lui uno scambio di telefonate sull'argomento.
    3. Perchè il Pozza ci fa così cretini – Laner e Pittau – da attribuirci l'avere noi detto che “tutti i reperti archeologici sardi sono falsi”?

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  14. Io non ho mai inteso dirle di non interessarsi di archeologia, ma mi pare che lei molto spesso quando lo fa ignora i dati archeologici, come ad esempio nel caso in cui sostenne che tutti i Nuraghi sono edifici sacri, nonostante l'archeologia smentisca tutto ciò per il semplice fatto che in pochissimi di essi sono stati rinvenuti reperti appartenenti ad ambiti religiosi, tra l'altro quasi sempre collocabili in una fase temporale di molto successiva all'edificazione dei Nuraghi.

    Per quanto riguardo la questione del modellino di Nuraghe rinvenuto da Sciola, non mi sembra ci sia nessun movente, perchè di modellini di Nuraghe ne esistono già svariati classificati come reperti autentici e non vedo il motivo di falsificarne uno non troppo dissimile dagli altri, comunque non mi sono mai interessato al reperto in questione in maniera approfondita quindi non esprimo un giudizio definitivo.

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  15. per piacere, Massimo, lascia perdere!
    Franco

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  16. Massimo Pittau scrive:
    Dialogo col dott. Giacomo Pozza
    Avendo constatato che il dott. Pozza ha cambiato il tono del suo scrivere, accetto di dialogare con lui e lo faccio proponendogli alcune precisazioni.
    1) È necessario distinguere con cura da un lato l'”archeologo” e dall'altro l'“archeologia” e inoltre precisare che nessun archeologo ha il diritto di identificarsi con l'archeologia. In realtà l'archeologia non fa altro che registrare, incassare e mettere in cassaforte le dimostrazioni archeologiche, ma queste deve effettuarle solamente l'archeologo. Ebbene, la mia tesi di fondo è che il nuraghe era un «edificio cerimoniale e polifunzionale di carattere e valore religioso ed insieme civico e sociale», entro e attorno al quale si svolgevano (in un clina di piena religiosità) tutte le funzioni comunitarie della tribù (nascite, pubertà, matrimoni, malattie, morti, paci o guerre, carestie, siccità, pestilenze degli uomini e del bestiame, sogni, aspettative future, in maniera particolare il rito della “incubazione” e quello connesso dell'”oracolo”. A mio giudizio dunque il nuraghe in pratica costituiva insieme la “chiesa parrocchiale” e la “casa comunale” della tribù. Ebbene su questa mia tesi di fondo io non sono stato smentito dalla archeologia, ma non sono stato smentito nemmeno da alcun archeologo. Per quanto mi consta, gli archeologi sardi si limitano a criticare alle spalle, ma senza mai presentare e scrivere alcuna considerazione o dimostrazione contraria alla mia tesi. Mi risulta che qualcuno è molto stizzito e pure invidioso del successo editoriale della mia opera “La Sardegna Nuragica”, che è stata un vero e proprio best-seller: 5 ristampe della I edizione del 1977, II edizione riveduta e aggiornata nel 2006 e poi ristampa ampliata nel 2013. Dal 1977 ad oggi, cioè per circa un quarantennio, è stata ed è tuttora l'opera relativa alla storia antica della Sardegna più letta nell'Isola e fuori.
    Contrariamente a quanto ha scritto il dott. Pozza, i dati archeologici hanno dimostrato che i nuraghi sono stati in funzione sino all'età romana avanzata e all'inizio della dominazione bizantina, come dimostra il fatto che in tutti i nuraghi che hanno avuto scavi regolari sono stati rinvenuti reperti romani e perfino bizantini e come dimostra una stupefacente “evidenza linguistica e pure archeologica”, completamente ignorata dagli archeologi: numero 278 nuraghi sono intitolati a santi cristiani, ad iniziare dal principe dei nuraghi, quello di Santu Antine = San Constantino di Torralba, e inoltre quasi tutti hanno vicina una chiesa cristiana. Per questa stupefacente “evidenza” non c'è altra spiegazione che questa: con l'usuale processo di assimilazione sincretistica, i missionari cristiani hanno sostituito la precedente intitolazione dei nuraghi a divinità pagane con la loro nuova intitolazione a santi cristiani.

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  17. Massimo Pittau aggiunge:
    Moltissimi nuraghi risultano tuttora circondati da tombe di giganti e da domos de Janas (che dal periodo prenuragico sono dunque durate fino a quello nuragico): ma dappertutto in epoca antica le tombe sono state sistemate attorno ai templi, per mettere i defunti sotto la protezione delle divinità ivi venerate, mentre le tombe non sono mai state sistemate attorno alle fortezze dei guerrieri e attorno alle regge dei sovrani. Il grandioso Nuraghe Losa di Abbasanta risulta tuttora circondato da tombicelle scavate nella roccia, in una delle quali è stata trovata una moneta dell'imperatore romano Adriano (117-138 d. C.) e in un'altra una moneta di epoca longobarda. E lo stesso vocabolo sardo «losa» significa «lastra, lapide», «tomba». Proprio dentro altri nuraghi sono stati trovati i resti di scheletri umani; uno ancora dentro una nicchia, come mostra un disegno pubblicato da quel serio studioso che era Alberto La Marmora. E pure l'archeologo scavatore del Nuraxi di Barumini ha scritto di avervi trovato, in un andito e nel cortile, i resti di copiosi scheletri umani, ma dato che riteneva che il grandioso nuraghe fosse una fortezza, non li ha tenuti in nessuna considerazione e probabilmente li ha lasciati disperdere (vedi G. Lilliu, Il nuraghe di Barumini e la stratigrafia nuragica, in “Studi Sardi”, XII-XIII, pgg.145, 419; idem, I nuraghi torri preistoriche della Sardegna, Cagliari 1962, pg. 124). In tutte le civiltà e con tutte le religioni – c'è da precisare e sottolineare - i templi hanno ospitato anche le tombe di Grandi Sacerdoti, di Sovrani e Principi, di Capitribù e di grandi personaggi.
    Concludo dicendo che, considerate le obiezioni che mi ha fatto, è evidente che il dott. Pozza non ha letto la mia citata opera, ragion per cui, prima di criticare le mie tesi, mi permetto di invitarlo a leggerla. Nella ultima edizione di questa troverà anche ciò che io penso dei cosiddetti “modellini di nuraghi” in generale.

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  18. Non mi sembra di aver mai detto che i Nuraghi non venissero riutilizzati in età avanzata, anzi ho detto proprio questo, si legga il mio post, più che altro lei ha portato solo evidenze di riutilizzo dei Nuraghi come santuari, non certo di utilizzo originario dei Nuraghi come templi edifici religiosi.

    Per Laner: lasci perdere lei la prossima volta che le viene in mente di lanciarsi in improbabili teorie archeologiche aspettandosi di non ricevere critiche.

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  19. In un articolo di oggi, a firma Giovanni Ugas, ci sono una serie di informazioni aggiuntive che illuminano la situazione.

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  20. Massimo Pittau scrive:
    Egregio dott. Pozza, io ritengo di avere dimostrato nell'opera “La Sardegna Nuragica” che il nuraghe, nessun nuraghe è stato mai una “fortezza”, né prima né dopo, e il grande e imprevisto successo editoriale della mia opera mi ha dato un ottimo conforto sul fatto che la mia – anzi ormai la nostra - tesi sia azzeccata. Se però Lei non è d'accordo, legga finalmente la mia opera e si metta a distruggerla in tutte le sue numerose considerazioni e argomentazioni; dopo però presenti le prove della sua differente convinzione. La scienza, nessuna scienza si fa con le “affermazioni gratuite”, con le affermazioni non dimostrate, cioè non corroborate da prove e da argomentazioni. Lei lo sapeva che lo storico greco Diodoro Siculo (V, 15, 2), parlando dei nuraghi della Sardegna, li ha definiti “templi degli dèi” ?....

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