Archeologia della Sardegna
Videoconferenza con l'archeologo Nicola dessì che racconta: "La Civiltà Nuragica nel Sulcis".
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Storia dei popoli: seminiamo il seme della cultura nei nostri figli perché il futuro è ancora da costruire.
Archeologia della Sardegna
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Archeologia della Sardegna. “Su corpu' e conca”, l'arma segreta degli Shardana?
Articolo di Gustavo
Bernardino
Forse è necessario entrare in
uno specifico ambiente militare e cercare in questo ambito di trovare la
soluzione. Come abbiamo visto il personaggio in esame ha un'arma di offesa
(l'arco) e uno strumento di protezione (l'elmo). E' difficile pensare che
l'elmo servisse per proteggere dalle frecce lanciate dagli avversari, è più
probabile ritenere che l'elmo servisse per parare eventuali colpi di spada e in
questo caso però si deve prendere in considerazione l'ipotesi di un possibile
coinvolgimento nel corpo a corpo. Se fosse giusta questa osservazione ne deriverebbe
una prima interessante immagine dello svolgimento di una battaglia. Infatti si
possono intravedere due precise azioni militari: la prima nell'utilizzo
dell'arco che aveva il compito di eliminare un gran numero di nemici tenendosi
a distanza da essi. La seconda in cui le parti contendenti entravano a contatto
diretto che richiedeva, perciò, l'uso della spada. In questa fase, del corpo a
corpo, giocavano un ruolo fondamentale diverse componenti: la fisicità
(altezza, robustezza, forza, agilità, ecc.)la velocità di pensiero e decisione,
l'esperienza e soprattutto la preparazione. Ma esistono documenti da cui si può
ricavare la giustezza di tali ragionamenti? Per fortuna si.

Questa immagine è preziosa perché
permette di capire come fosse essenziale per (i valorosi Shardana)
indossare il casco cornuto, che era ben saldo nella testa tenuto da un
sottogola, come evidenziato nella
immagine scolpita nel tempio di Luxor e che probabilmente svolgeva due funzioni
simultaneamente. La prima, la più intuitiva, è quella di proteggere il capo dai
colpi di spada o di altri corpi contundenti, la seconda invece è meno evidente
ma, a mio parere plausibile, consentiva al guerriero Shardana di colpire il
nemico con il classico e tradizionale (per i sardi) “corpu' e conca”,
che essendo, appunto, armata delle corna poteva essere decisiva nello scontro a
due. Per dipiù, siccome le corna erano un simbolo sacro che rappresentava una
divinità, come vedremo più avanti, l'elmo svolgeva oltre alla funzione
protettiva tecnica già descritta, anche una protezione divina che assicurava,
probabilmente, al nostro guerriero, la garanzia di un contributo celeste per
eliminare l'avversario.
Sul significato delle corna,
è interessante leggere quanto scrive al riguardo Salvatore Dedola nel cap. 10.3
del volume II dell'Enciclopedia della Civiltà Shardana (Grafiche del Parteolla
2018, pagg. 72/73):”Vi è continuità nella tradizione delle narrative orali
tra Canaan e Israele, anche sul piano religioso: è infatti Ilu/El-Yahweh il dio
che assicura eredi, benedicendo i suoi fedeli e rivelandosi in sogni oracolari;
è Ilu-El-Yahweh che nel così detto “Ciclo di Giacobbe” assume il titolo di
“Toro di Giacobbe”, in perfetta linea quindi col titolo di “Toro” che Ilu aveva
ad Ugarit. Lui è quel “Dio dei padri” i cui luoghi di culto erano Bet'el e, in
epoca pre-monarchica (XII sec.), Dan (Gdc 18, 30) in Galilea, centro di
irradiazione della cultura cananea e punto di incontro delle epiche di Ugarit
con le narrative patriarcali del Genesi.
La Bibbia e pure il Nuovo
Testamento non risparmiano i passi dove le corna sono bellamente rappresentate.
Nell'Apocalisse 5,6 l'agnello ha sette occhi e sette corna. E pure Mosè scende
dal Monte Sinai (Es 34, 29 sgg) con due corna sul capo. Questo passo è talmente
sconvolgente per gli Ebrei ortodossi, che la Bibbia Ebraica (es. quella del
rabbino Dario Disegni) trascrive il termine come 'viso risplendente' anziché
'viso cornuto'...” Dedola continua la
sua esposizione con sapiente e ampia argomentazione per spiegare il “raffinato
gioco di sotterfugi intessuto da millenni dagli Ebrei, i quali non potranno mai
ammettere che proprio Mosè, il rigoroso promotore del Primo Monoteismo Universale,
indossasse le corna al pari di ogni sacerdote, o re, dei popoli “pagani”...”
Riguardo alla divinizzazione
del Toro e al culto che lo ha venerato per oltre 2.000 anni, ho ampiamente
argomentato in un articolo del 6/12/19 ( in questa rivista ) in cui, appunto,
ho evidenziato come fosse rilevante questa figura celeste nella vita dei nostri
antenati a partire dall'eneolitico. L'immagine del toro la troviamo riprodotta
in epoca tarda nelle dimore dei defunti.
Un esempio significativo è quello delle “domus de janas” di Museddu a
Cheremule.
L'ingresso di questa
costruzione sepolcrale realizzato a forma di protome taurina, forse concepito
in funzione del valore simbolico, doveva probabilmente illuminare (scaldare) il
corpo del defunto per consentirgli di raggiungere l'aldilà.
Tornando agli Shardana ed
all'uso dell' elmo cornuto, ritengo che fosse loro consuetudine utilizzare nel
duello il “ corpu' e conca” per le ragioni innanzi esposte che trovano
fondamento anche nella osservazione delle naturali abitudini dell'animale Toro.
E' risaputo infatti che la bestia, affronta il nemico colpendolo con la testa.
Archeologia della Sardegna. Forme architettoniche nuragiche.
Articolo di Pierluigi Montalbano
La geometria legata al mondo del sacro evidenzia la volontà di realizzare monumenti eterni con forme ispirate alle divinità.
Archeologia della Sardegna. Cronologia della preistoria sarda.
Articolo di Pierluigi Montalbano
Archeologia della Sardegna. I Sardi antichi: alcuni riscontri evidenziano che la loro civiltà era simile a quella egizia.
Articolo di Pierluigi Montalbano
I Sardi di età nuragica non solo furono una grande civiltà occidentale, ma gettarono le fondamenta per i popoli che seguirono, fino ai nostri giorni. Se i posteri svilupparono arti autonome ed una cultura originale vi riuscirono solo grazie all’eredità culturale dei costruttori di torri che, a loro volta, furono influenzati dalla tradizione egizia. Punici, Romani e Greci svilupparono una religiosità simile tra loro che ricalcava il modello delle divinità pagane precedenti, molte delle quali avevano fondamenta egizie. La differenza principale tra i sardi nuragici e le civiltà che seguirono è rappresentata soprattutto dall’organizzazione del
Archeologia. Le origini di Pompei - La città tra il VI e il V secolo a.C.
Testo di Alessandra Avagliano
Series: Babesch
Supplements, 33, pp.245,
edito da Peeters
Publishers, 2018, Leuven - Belgium.
Recensione di Felice Di Maro
Fase arcaica di Pompei, VI-V secolo a.C., con una descrizione dell’impianto urbanistico e dei santuari dentro e fuori le mura. È il risultato di studi mirati sia su lavori editi e sia su dati d’archivio inediti. Una guida, possiamo dire, mirata e articolata, con un apparato bibliografico, un’Appendice sulle tecniche edilizie e un catalogo dei rinvenimenti organizzato a livello topografico. L’Autrice ha elaborato una carta archeologica della Pompei preromana che è uno strumento fondamentale per le ricerche su Pompei, al riguardo un allegato al volume un cd-rom con una versione in digitale liberamente implementabile suddivisa in due tavole, ciascuna delle quali è predisposta per la stampa con il
Archeologia: Omero e Odissea. Ulisse ad Itaca.
Articolo di Lydia Schropp
Con il rientro di Ulisse ad Itaca assistiamo ad un cambiamento di prospettiva notevole, perché ora l’eroe deve rientrare in possesso delle sue prerogative di re, che dopo venti anni di assenza, sono state usurpate da altri nobili Achei, e cioè dai pretendenti di Penelope, che non credendo più nel ritorno del loro re , pensano di assumerne il ruolo sposando la vedova . Dopo aver appreso il triste destino di Agamennone, tradito dalla propria moglie ed ucciso dal suo antagonista, Ulisse sa di dover agire con la massima cautela e possibilmente nascondere la sua vera identità. Quindi i travestimenti e le “metamorfosi” di Ulisse giocano un ruolo importante, insieme ai suoi falsi racconti, che hanno uno sfondo storico, collocabile verso l’VIII-VII sec. a.C. , quindi molto dopo la conquista di Troia, ma
Archeologia della Sardegna. Il misterioso Recinto-Torre di Monte Baranta, nella Sardegna nord-occidentale. Descrizione e interpretazioni.
Articolo di Pierluigi Montalbano
Il monumento è sistemato sul bordo di un promontorio con vista sulla costa di Alghero e su una vasta porzione del territorio di Olmedo. Il complesso comprende un recinto-torre, una muraglia che racchiude un villaggio e un circolo megalitico con menhir.
L’edificio, a forma di ferro di cavallo con diametro di circa 20 metri, spessore murario di circa 5 metri e altezza che da 4 metri nel culmine degrada verso i lati fino a una zona di crollo sul limite della scarpata. Il materiale utilizzato per la costruzione è composto da grossi blocchi di trachite sovrapposti a secco e presenta zeppe di rincalzo. All’interno si notano pietre leggermente più piccole, sbozzate e disposte su
Archeologia della Sardegna. Il “Capovolto”dei menhir? Il simbolo cosmico di Hator.
Articolo di Gustavo Bernardino
Tra i tanti misteri che ancora circondano i reperti archeologici tramandati dai nostri antenati, uno in particolare ha creato una sorta di record delle interpretazioni che i vari studiosi e appassionati hanno collezionato, tentando di capire il significato del simbolo che appare sulla parte alta di diversi menhir definito empiricamente “Capovolto”. Probabilmente tra le cause che rendono difficile capirne il significato, vi è proprio il fatto che il simbolo non va visto come capovolto ma deve essere interpretato nel suo insieme e nel verso in cui si trova esposto. Altro possibile motivo di errore di decodificazione può essere stato il rifiuto da parte degli esperti di accettare l'ipotesi che i nostri antenati possano aver costruito e realizzato i manufatti che raccontano la storia più antica della nostra terra con un evidente e razionale collegamento alla astrologia e al grande potere che ne derivava per gli addetti ai
Archeologia e storia dei popoli. La potenza politica di Atene e la "macchina del fango", un espediente ancora oggi utilizzato dalla politica.
Articolo di Matteo Riccò
La cosiddetta “macchina del fango” è uno degli ingranaggi più sfruttati dalla politica, non lo scopriamo certo oggi. Non credo stupisca nessuno, pertanto, che il caso più antico - ma probabilmente anche uno dei più celebri, risalga alla prima esperienza di democrazia occidentale, ovverosia all’antica Atene.Si tratta del c.d.
“scandalo delle Erme”, un episodio che talvolta trova ancora spazio nei
programmi di storia delle scuole superiori, solitamente salutato dagli sbadigli
annoiati delle scolaresche. Inconsapevoli, queste, di avere di fronte il
prototipo di tutti i telefilm polizieschi e di tutte le serie politiche alla
House of Cards di cui i nostri ragazzi sono, d’abitudine, avidissimi
consumatori.
Ma andiamo con ordine,
e partiamo dai fatti - quelli noti, almeno. Atene, anno 415 a.C., una notte
imprecisata del mese di Targelione, ovverosia fra la metà di maggio e la metà
di giugno del nostro calendario. E’ buio: è una di quelle notti di luna nuova
in cui, nelle città antiche, l’oscurità regnava sovrana sugli angoli delle
strade. Ed in cui, a meno di uscire in brigata, era meglio starsene in casa per
evitare guai. A patto che di casa non si uscisse apposta per provocarli, i
guai.
Come quella notte.
Quella notte, viene deciso il destino di migliaia di persone - eppure non scorre del sangue. Non
Le nostre attività in presenza si svolgono nella sala conferenze Honebu, in Via Fratelli Bandiera 100, e in modalità registrata per consentire a tutti i soci che non possono raggiungere la sala conferenze di seguire le serate che organizziamo ogni venerdì alle ore 19, sulla pagina facebook:
https://www.facebook.com/pierluigi.montalbano
Il nostro programma prevede conferenze su temi di storia, archeologia, antropologia e presentazione libri con gli autori in presenza. Organizza l'associazione culturale HonebuVenerdì 10 Aprile 2026, Pierluigi Montalbano è relatore su : "Pozzi Sacri, monumenti della Sardegna in epoca nuragica". Organizza l'associazione culturale Honebu Venerdì 17 Aprile, Bartolomeo Porcheddu presenta: "Divinità mitologiche in Sardegna". Organizza l'associazione culturale Honebu Venerdì 24 Aprile 2026, Stefania Cuccu presenta il suo ultimo libro: "Desaparecidos sardi in Argentina". Organizza l'associazione culturale Honebu Le serate culturali sono in corso, ogni venerdì alle 19.00. Organizza l'associazione culturale Honebu Le attività sociali Honebu sono affiancate da lezioni sul campo, passeggiate culturali, visite ai musei, serate conviviali in pizzeria e ristorante Le iscrizioni all'Associazione Honebu si ricevono tutti i giorni con mail a pierlu.mont@tiscali.it o telefonando in segreteria al 3382070515, o direttamente in sala durante le conferenze.
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Conferenza: La Navigazione nella Preistoria
Conferenza: I Giganti di Mont'e Prama
Conferenza: Bronzetti Sardi Nuragici
Conferenza: Sardegna, L'età della Pietra
Conferenza: Sardegna, L'età del Rame
Conferenza: Sardegna, L'età del Bronzo
Gobekli Tepe: il tempio più antico del mondo
Le città più antiche del mondo: Gerico, Catal Hoyuk, Coreli Navi e Cayonu
Videoconferenza: I Nuraghi, nascita ed evoluzione
Videoconferenza: Civiltà nuragica e Nuraghi 1.
Videoconferenza: Civiltà nuragica e Nuraghi 2.
CORSO DI ARCHEOLOGIA :
Video 3° lezione Le prime civiltà
Video 4° lezione Dal Neolitico all'età del Rame
Video 5° lezione Domus de janas
Video 6° lezione L'alba della civiltà nuragica
Video 7° lezione Nuraghi a corridoio e Sistema Onnis
Video 8° lezione: Le Tombe di Giganti
Video 9° lezione: I nuraghi a tholos
Video 10° lezione: Le antiche ceramiche sarde
Video 11° lezione: La Civiltà Minoica e la talassocrazia
Video 12° lezione: I Micenei nel Mediterraneo
Video 13° lezione: Le guerre dei Popoli del Mare
Video 14° lezione: Dai nuraghi ai villaggi
Video 15° lezione: Le capanne delle riunioni
Video 16° lezione: I Pozzi Sacri
Video 17° lezione: L'antica metallurgia in Sardegna
Video 18° lezione: I Bronzetti Nuragici
Video 19° lezione: Le navicelle nuragiche
Video 20° lezione: I Giganti di Monte Prama
Video 21° lezione: L'età fenicia nel Vicino Oriente
Video 22° lezione: Fenici in Sardegna