Diretto da Pierluigi Montalbano

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sabato 7 marzo 2020

Archeologia: Shardana=Nuragici e Tartesso=Caralis, vogliamo prenderne atto? Articolo di Giuseppe Mura


Archeologia: Shardana=Nuragici e Tartesso=Caralis, vogliamo prenderne atto?
Articolo di Giuseppe Mura

In Sardegna l'evoluzione degli studi sulla civiltà nuragica, praticati sia dagli appassionati che dai veri e propri professionisti, si caratterizza per un contrasto che definirei perlomeno  "curioso". Mi riferisco al grado di accettazione delle nuove ipotesi, di carattere storico e archeologico, attinenti alla cultura insulare dell'Età del Bronzo che, nell'arco di questi ultimi decenni, è passato dal "troppo" al "troppo poco", ma sarà il caso di esprimere ancora meglio il concetto con alcuni semplici esempi.
    Al nuraghe, cioè alla manifestazione più eclatante della Civiltà nuragica sia in termini numerici che architettonici, è stata attribuita sin dall'inizio degli studi veri e propri, cioè ormai da alcuni secoli, la funzione di fortezza. L'ipotesi, presumibilmente basata su una forma mentis del periodo che spiegava tutte le antiche vicende tramite i conflitti e su alcune similitudini tra l'edificio nuragico e i castelli medievali, diventò in breve tempo una sorta di assioma accettato pressoché da tutti e scarsamente messo in discussione. Il trascorrere del

martedì 3 marzo 2020

Archeologia. Adolf Erman e gli Shardana. Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia. Adolf Erman e gli Shardana
Articolo di Gustavo Bernardino


A coloro che hanno ancora dubbi sulle vicende degli Shardana e sulla loro origine sarda, consiglio la lettura di un libro dal titolo “Il mondo del Nilo: civiltà e religione dell'antico Egitto” che Adolf Erman scrisse nel 1905. In Italia il volume edito da Laterza nel 1950 è stato tradotto da Gualtiero Frangini e si può acquistare online. Adolf Erman (1854-1937) è stato il più prestigioso egittologo tedesco, autore di numerosi trattati e studi accademici che gli valsero alte onorificenze. Tra le sue opere ha un particolare valore il “Wörtebuch” dizionario della lingua egizia.
Nel “Il mondo del Nilo” l'autore tedesco riesce a dare una immagine complessiva della gloriosa civiltà egizia, conducendo il lettore attraverso 28 capitoli e 264 pagine lungo un percorso che consente di prendere cognizione della complessa società nilotica e delle varie componenti che ne costituivano l'architettura.
Ai fini di questo lavoro però sono significativi alcuni passaggi che propongo al lettore con la speranza di

lunedì 2 marzo 2020

Sardegna. Cattedrale di Ales. Articolo di Pierluigi Montalbano


Sardegna. Cattedrale di Ales.
Articolo di Pierluigi Montalbano

La cattedrale di Ales, dedicata ai santi apostoli Pietro e Paolo, fu edificata nel 1708 su progetto dell'architetto genovese Domenico Spotorno, morto ad Ales il 17 giugno 1702 e sepolto nella Cattedrale. Collaborò alla conversione in stile barocco della cattedrale di Cagliari che fu modello per il duomo di Ales. Fu costruita nel 1507 sui resti di una chiesa voluta da Donna Violante Carroz, Marchesa di Quirra al tempo del trasferimento della diocesi da Usellus ad Ales. Il primo impianto è del XIII  in stile romanico a navata unica, con tetto a capriate e un piccolo campanile a vela, tre cappelle (del Carmine, del Rosario, del Crocifisso) e una sacrestia, poi sostituita nel 1647. Nel 1682 viene ampliata con l’aggiunta di quattro cappelle in grossi blocchi di pietra bianca con volta a botte. Anche la navata, l'abside e il transetto sono voltati a

mercoledì 19 febbraio 2020

Archeologia. La preistoria della Sardegna: Cardiale, Bonu Ighinu, San Ciriaco, Ozieri, Campaniforme, Monte Claro, Bonnannaro e Sant'Iroxi. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. La preistoria della Sardegna: Cardiale, Bonu Ighinu, San Ciriaco, Ozieri, Campaniforme, Monte Claro, Bonnannaro e Sant'Iroxi.
Articolo di Pierluigi Montalbano ©

La prima fase di antropizzazione stabile della Sardegna risale all’inizio del Neolitico, intorno al VII Millennio, quando piccoli gruppi di pescatori e cacciatori decisero di insediarsi lungo le coste del Sulcis e della Nurra, nei pressi di grotte che consentivano un riparo per la notte. Prima di questo periodo si hanno tracce di frequentazione stagionale, forse per battute di caccia e pesca nei periodi favorevoli. La cultura della Ceramica Cardiale è una fase del Neolitico antico che compare intorno al 6000 a.C. anche nelle altre coste mediterranee. E’ caratterizzata dallo stile delle decorazioni impresse nei vasi con una conchiglia denominata Cardium. Le sue tracce più antiche sono state individuate sulle coste adriatiche in piccoli villaggi presso grotte occupate da genti che praticavano la

martedì 11 febbraio 2020

Archeologia della Sardegna. Il Guerriero di Noeddale Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia della Sardegna. Il Guerriero di Noeddale
Articolo di Gustavo Bernardino


E' sorprendente come, tornando con lo sguardo su testi oramai abbandonati per averne assimilato i contenuti, ti appaiono improvvisamente delle immagini che non avresti mai immaginato di vedere.
Spero di riuscire anche a suscitare l'interesse del lettore col presente lavoro che propone una tesi probabilmente già sostenuta da altri. In questo caso chiedo scusa per la ripetizione. Si tratta di capire se è possibile interpretare la volontà dei nostri antenati circa il metodo di seppellimento dei defunti secondo una logica di appartenenza alle diverse classi sociali. Questo criterio l'ho accennato in un precedente articolo in cui appunto ritenevo che le immagini di due diverse “Domus de janas” che si

domenica 9 febbraio 2020

Archeologia. Tomba Dipinta di Mandras, Ardauli (OR) - Finalmente i fondi per il restauro. Articolo di Cinzia Loi


Archeologia.  Tomba Dipinta di Mandras, Ardauli (OR) - Finalmente i fondi per il restauro.
Articolo di Cinzia Loi

Nell’ambito del “Piano straordinario di scavi archeologici e interventi di valorizzazione nei siti archeologici 2018” della Regione Autonoma della Sardegna, in collaborazione con il Comune di Ardauli, è stato finanziato l’intervento di restauro della Tomba Dipinta di Mandras, una delle più affascinanti tombe ipogee a domus de janas tipiche del Neolitico sardo (IV millennio a.C.). La Tomba di Mandras ricade in un’area ricca di monumenti archeologici riferibili all’età preistorica (necropoli ipogeica di Crabiosu ed omonimo riparo sotto roccia, tomba ipogeica di Istudulè, necropoli ipogeica di Muruddu).
La tomba si apre alla base di un basso affioramento di tufo trachitico, ove, accanto, sulla destra, è presente il chiaro tentativo di escavazione di una seconda grotticella. Poco distante, su un’altra parete, è stata individuata una terza tomba, scavata parzialmente. La domus di Mandras (fig. 1), a sviluppo

domenica 2 febbraio 2020

Archeologia. La preistoria in Sardegna: risorse e attività dei popoli che vivevano nell'isola 5000 anni fa. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia. La preistoria in Sardegna: risorse e attività dei popoli che vivevano nell'isola 5000 anni fa.
Articolo di Pierluigi Montalbano






















L'abbondanza dei prodotti e la mitezza del clima accompagnavano la descrizione dell'antica Sardegna da parte degli scrittori classici. Le fonti letterarie sulla divinità protosarda Aristeo, raccontano che al tempo dei nuraghe la Sardegna era ricca di olio, latte e miele, ma anche di alberi da frutta delle campagne, del bosco e della macchia. Nel Campidano abbiamo attestazioni della vinificazione a partire dal I Ferro, ma brocchette per il vino circolavano già nel Bronzo Recente e forse già da allora fece la comparsa la bevanda inebriante. I Sardi potevano contare, inoltre, su un vasto patrimonio di animali di allevamento e su una ricca fauna venatoria.
Questa ricchezza di cibo permetteva grande disponibilità per l'immediato e riserve per i mesi invernali, con lo stoccaggio di carne trattata con sale, lardo e grasso. Dal mare, dagli stagni e dai fiumi arrivavano nelle case dei villaggi, attraverso gli scambi interni, i pesci e i molluschi, come emerge dai ritrovamenti e dalle prime analisi dei resti ittici. I pesi trapezoidali e le fuseruole, rinvenuti nei villaggi, documentano l'attività tessitoria praticata con

sabato 25 gennaio 2020

Archeologia della Sardegna. L’altare del nuraghe Su Mulinu di Villanovafranca e il mistero della corona piumata. Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia della Sardegna. L’altare del nuraghe Su Mulinu di Villanovafranca e il mistero della corona piumata.
Articolo di Gustavo Bernardino

Da qualche tempo, cerco di dimostrare che l'altare lacustre situato all'interno del nuraghe Su Mulinu  di Villanovafranca, non rappresenta un “modello di nuraghe” come ufficialmente viene definito, ma si tratta di un manufatto con un diverso valore simbolico legato al sacro, che provo a descrivere in maniera circostanziata.
Le questioni che pongo a sostegno della tesi riguardano:
-Il significato etimologico del nome Franca;
-Il supporto della mitologia;
-L'azione  inibitoria del cristianesimo sul patrimonio iconografico e simbolico del paganesimo;
-Il significato reale delle componenti del manufatto.
Prima di entrare nello specifico di ogni questione è bene fare una premessa che riguarda in senso generale il problema.
Intanto bisogna considerare che tutto il territorio su cui insistono i luoghi oggetto della narrazione,  ai tempi del bronzo medio ( periodo di riferimento del Nuraghe Su Mulinu) era certamente differente rispetto al presente. Per esempio il corso del Rio Mannu che scorre nei pressi del nuraghe, forse nel passato era molto più

domenica 19 gennaio 2020

Si parla tanto di lingua sarda e di lingua latina. Che legame c'era tra loro? E' possibile che il grande letterato latino Quinto Ennio, probabilmente nato a Cagliari, ci possa svelare l'arcano? Articolo di Rolando Berretta

Si parla tanto di lingua sarda e di lingua latina. Che legame c'era tra loro? E' possibile che il grande letterato latino Quinto Ennio, probabilmente nato a Cagliari, ci possa svelare l'arcano?
Articolo di Rolando Berretta


Quando Catone portò Ennio, a Roma, si cominciò a diffondere una certa opinione tra i Letterati: Catone, invece di riportare il solito trionfo sui Sardi, permise alla Sardegna di trionfare su Roma con l’arrivo di Ennio. Questa opinione, circolante all’epoca, avrebbe dovuto far riflettere certi storiografi. Notoriamente Ennio sarebbe nativo della città di Rudiae e i suoi natali sono contesi da Pugliesi, Lucani e Calabresi: troppi. Tutto merito di Cicerone. Un suo frammento, riguardante Ennio, ci informa che:”adesso siamo Romani come, prima, eravamo Rudini” (plurale maestatis).
NOS SUMUS ROMANI QUI ANTE FUIMUS RUDINI
Quindi esisteva una città che si chiamava Rudiae ai tempi di Ennio. E tutti a cercare la città di Rudiae. Da Pausania a Strabone, da Tolomeo a Ovidio: sarebbe sufficiente vocabolario di Latino per capire il significato di Rudini e della frase. Per essere Cittadini Romani, per avere tutti i diritti, bisogna avere fatto il militare. Rudis-rudis significa bastone e congedo. Il Rudino è il cittadino che ha assolto il suo dovere e, quindi, può reclamare i suoi diritti. Il Rudino è colui che è vissuto tra i PALI (palizzata) dell’accampamento. E’ quello che lascia il bastone, la stecca, alle reclute; quei pali occorrenti allo steccato. La resa, in

giovedì 16 gennaio 2020

Archeologia. Il consumo del porchetto (maiale da latte) nell'età del Ferro presso le comunità della Sardegna: leggi, tabù e consuetudini alimentari. Articolo di Lorenza Campanella e José Á. Zamora

Archeologia. Il consumo del porchetto (maiale da latte) nell'età del Ferro presso le comunità della  Sardegna: leggi, tabù e consuetudini alimentari
Articolo di Lorenza Campanella e José Á. Zamora



























“Eat not this flesh”. “Non mangerai di questa carne”.
Con queste parole Frederick J. Simoons, nel lontano 1961, affrontava, in un volume di grande successo, il tema dei divieti alimentari. Fino a poco tempo fa il convincimento dell’esistenza tra i popoli di età Fenicia di una proibizione gravante sul consumo dei suini era talmente radicata negli studi da condizionare persino la ricerca stessa. Un esempio lampante è rappresentato dallo scavo dei relitti punici individuati a largo di Marsala, a bordo dei quali furono rinvenuti consistenti resti faunistici tra cui alcuni maiali. Non ammettendo che i Fenici potessero cibarsi di carne di maiale, furono avanzate ipotesi azzardate che prevedevano l’uso dei maiali come “strumentazione di bordo”, usati cioè nell'individuazione della terraferma oppure come “segnalatori acustici” durante la navigazione notturna o infine come indicatori dell’approssimarsi di tempeste.
Gli autori classici, incuriositi dalle abitudini alimentari delle popolazioni “barbare”, non perdono occasione di far notare costumi alimentari che risultano loro bizzarri, com'è il caso del mancato consumo, e addirittura del rifiuto, della carne suina, rifiuto che estendono anche alla zona fenicia. In realtà le notizie, isolate, vengono da fonti classiche piuttosto tarde. La principale e più esplicita
testimonianza è contenuta in Erodiano, storico nativo di Antiochia di Siria vissuto tra il II e il III d.C. Nella sua narrazione del regno di Eliogabalo è contenuta la citazione che ci interessa e che appare