sabato 15 luglio 2017
Straordinaria scoperta tecnologica: gli scienziati dell’Università dello Utah svelano il segreto dell’eccezionale cemento vulcanico romano. Di Matteo Ruboli
Straordinaria scoperta tecnologica: gli scienziati dell’Università dello Utah svelano il segreto
dell’eccezionale cemento vulcanico romano.
Di Matteo Ruboli
Oltre 2000 anni fa i romani inventarono un tipo di cemento
in grado di resistere agli effetti corrosivi dell’acqua di mare, una miscela
che con l’effetto del tempo diventa più forte e duratura rispetto a quando
viene gettata. Come è possibile? Le tecnologie chimiche odierne non riescono a
prevenire in modo così efficace l’effetto dell’acqua di mare, e il cemento nel
giro di pochi decenni viene ammalo rato dalla corrosione. Il cemento romano,
invece, diventa più forte col passare dei secoli. I ricercatori dell’Università
dello Utah hanno risolto questo affascinante mistero che potrebbe portare la
tecnologia chimica odierna ad appropriarsi di una tecnica antichissima che
supera le attuali tecnologie. La calce e le ceneri vulcaniche contengono un
minerale raro conosciuto come “Tobermorite di Alluminio” che, esposta all’acqua
di mare, si cristallizza nella calce e rafforza tutto il
venerdì 14 luglio 2017
Archeologia della Sardegna. Le Domus de Janas, sepolcri millenari che custodivano il mistero della morte e resurrezione. Riflessioni di Pierluigi Montalbano
Archeologia della Sardegna. Le Domus de Janas, sepolcri millenari che custodivano il mistero della morte e resurrezione.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano
Verso la fine del V Millennio
a.C., in Sardegna, inizia la fase delle sepolture scavate nella roccia,
ipogeiche o in grotticelle realizzate su colline. Sono denominate domus de
janas, un termine che si presta a due interpretazioni: casa delle fate o casa
delle porte, riferendosi alle porte che dividono il mondo dei vivi da quello
dei morti. A volte si trovano isolate ma più spesso sono concentrate in
necropoli comunitarie, veri e propri cimiteri di età Neolitica. A oggi se ne
conoscono quasi tremila, di varia tipologia che va dalle cellette singole fino
alle spettacolari tombe a camera che mostrano elementi architettonici
utilizzati anche nelle case dei vivi: pilastri, travi scolpite nel
giovedì 13 luglio 2017
Archeologia. Acqua e metalli, gli strumenti per comunicare con le divinità. La metallurgia sacra degli etruschi. Riflessioni di Luigi Catena
Archeologia. Acqua e
metalli, gli strumenti per comunicare con le divinità. La metallurgia sacra degli
etruschi.
Riflessioni di Luigi
Catena
Le diverse discipline etrusche, come l'interpretazione di
fenomeni atmosferici come i fulmini, insieme alle altre discipline sacre come
la lettura del fegato e delle viscere animali, il volo degli uccelli, la loro
direzione, il numero dei volatili, facevano parte del “corpus” della religione
etrusca per poter tracciare il recinto sacro (il temenos) di un tempio, la
tracciatura del solco sacro per la fondazione di una città. Saper interpretare
fenomeni naturali particolari come: vapori, acque calde, solforose, minerali,
insieme all'osservazione di alcune pietre, soprattutto quelle vulcaniche con
esaltanti colorazioni nere o bluastre (la diorite), era avere una forte dote
spirituale. Dote che, per il popolo etrusco, era relegata a poche persone. Così
come la conformazione del territorio, le sorgenti, i laghi di varia natura,
particolarmente di tipo vulcanico, gli anfratti, le fessure telluriche, gli
ambienti sotterranei, le cavità naturali, erano materia di interpretazione
sacra di una certa casta sacerdotale.
Interpretare significa soprattutto osservare, individuare,
vedere ma anche distinguere, delineare, circoscrivere, indicare sacro e
profano. Conoscere i minerali, la loro ubicazione, la loro lavorazione, saper
classificare la loro tipologia (oro, argento, ferro, rame, allume, ecc.) e dove
andare a cercarli, era anche questa una disciplina sacra. Su questi parametri,
insieme alla conoscenza della volta celeste, degli astri, dei pianeti, delle
costellazioni, del movimento del sole e della luna, nasce il
martedì 11 luglio 2017
Archeologia. Rabdomanti e oracoli etruschi, figure di sacerdoti capaci di consultare il sottosuolo e predire le sorti e il futuro. Conoscevano erbe e piante, e appartenevano a una casta sacra. Riflessioni di Luigi Catena
Archeologia. Rabdomanti
e oracoli etruschi, figure di sacerdoti capaci di consultare il sottosuolo e
predire le sorti e il futuro. Conoscevano erbe e piante, e appartenevano a una
casta sacra.
Riflessioni di Luigi Catena
Riflessioni di Luigi Catena
Poco
si parla e poco si diffondono notizie che trattano questioni inerenti all’alone
sacro che potevano trasmettere certe erbe o piante nella cultura del
popolo etrusco. Anzi molte volte si parla di ritrovamenti funebri, di arredi
tombali, ma si trascurano altri aspetti della loro vita religiosa. Invece
tracce di riti legati a erbe e piante sono rimaste tra le popolazioni che si
sono succedute, anche in molte cerimonie cristiane e in particolari momenti
come ricorrenze di festività dedicate a santi o feste mariane; tutti riti in cui
si segnalano interessanti particolari. Vorrei in primo luogo soffermarmi su una
pianta sacra nel mondo antico: il nocciolo (corylus avelana Linneo). Vorrei
portare a conoscenza questa pianta, facendo riferimento ad una scoperta, quella
del villaggio palafitticolo del Gran Carro ubicato nel Lago di Bolsena.
Questo
villaggio fu rinvenuto per la prima volta dall’archeologo subacqueo Alessandro
Fioravanti negli anni settanta, un villaggio risalente ad un periodo
compreso tra la fine dell’età del Bronzo, l’età del Ferro X secolo a.C., prima
della nascita della civiltà etrusca. Questo villaggio fu sommerso
dall’innalzamento delle acque del lago (motivo tellurico). Nel setacciamento
del limo e dei
lunedì 10 luglio 2017
Archeologia della Sardegna. La Civiltà Nuragica e la sua arte sopraffina legata al culto: le navicelle bronzee nuragiche. Riflessioni di Pierluigi Montalbano
Archeologia della Sardegna. La Civiltà Nuragica e la sua arte sopraffina legata al culto: le navicelle bronzee nuragiche
Riflessioni di Pierluigi Montalbano
Fina dai tempi del Lamarmora, nel 1840, lo studio delle navicelle compare insieme a quello più generale della produzione dei bronzi figurati sardi. Lo studioso piemontese li classificava come “oggetti votivi d'origine orientale con una colomba in cima all'albero, animale dedicato a Venere”. Poiché, secondo Tacito, Iside era adorata attraverso il simbolo della barchetta per la sua forma lunata, il Lamarmora propose che le navicelle fossero dedicate ad Astarte, la divinità che riuniva in sé i caratteri di Iside e di Artemide. Nel 1884 il Crespi rifiuta l'opinione di coloro che vedono in questi bronzi delle lucerne perché “la funzione ne sarebbe impedita dalla forma, inadatta ad accogliere un eventuale lucignolo, e perché i fianchi delle navicelle sono talvolta traforati”. Tuttavia la poppa di
Riflessioni di Pierluigi Montalbano
Fina dai tempi del Lamarmora, nel 1840, lo studio delle navicelle compare insieme a quello più generale della produzione dei bronzi figurati sardi. Lo studioso piemontese li classificava come “oggetti votivi d'origine orientale con una colomba in cima all'albero, animale dedicato a Venere”. Poiché, secondo Tacito, Iside era adorata attraverso il simbolo della barchetta per la sua forma lunata, il Lamarmora propose che le navicelle fossero dedicate ad Astarte, la divinità che riuniva in sé i caratteri di Iside e di Artemide. Nel 1884 il Crespi rifiuta l'opinione di coloro che vedono in questi bronzi delle lucerne perché “la funzione ne sarebbe impedita dalla forma, inadatta ad accogliere un eventuale lucignolo, e perché i fianchi delle navicelle sono talvolta traforati”. Tuttavia la poppa di
venerdì 7 luglio 2017
Archeologia della Sardegna. Le origini della Civiltà Nuragica. Riflessioni di Pierluigi Montalbano
Archeologia della Sardegna. Le origini della Civiltà Nuragica
Riflessioni di Pierluigi Montalbano
Sede di un luogo di culto del Neolitico finale, il grande tempio ad altare di Monte d’Accoddi, probabilmente una Ziggurat, fu costruito all'alba del III Millennio a.C., e mostra una lunga rampa d’accesso che dolcemente sale verso una piattaforma gradonata. Questa era sormontata da una struttura a cella dedicata a qualche divinità del cielo. La rampa e la struttura furono ampliate e rifasciate con grandi massi intorno al 2500 a.C., il periodo in cui le domus de janas, i templi sardi dedicati al culto dei defunti, mostrano lunghi corridoi e decorazioni simboliche che riconducono alla Dea Madre e al sacrificio dei buoi, con la rappresentazione di teste di toro stilizzate. La rampa è affiancata da un gigantesco menhir aniconico, alto più di 5 metri, il cui significato è attribuito da alcuni studiosi alla tomba di un antenato, e da altri alla divinità maschile paredra della Dea Madre. E’ il periodo che vede la comparsa nell’isola dei primi dolmen e degli ipogei funerari con poche cellette che interrompono la tradizione dei sepolcri comunitari. E’ il tempo in cui le genti di
Riflessioni di Pierluigi Montalbano
Sede di un luogo di culto del Neolitico finale, il grande tempio ad altare di Monte d’Accoddi, probabilmente una Ziggurat, fu costruito all'alba del III Millennio a.C., e mostra una lunga rampa d’accesso che dolcemente sale verso una piattaforma gradonata. Questa era sormontata da una struttura a cella dedicata a qualche divinità del cielo. La rampa e la struttura furono ampliate e rifasciate con grandi massi intorno al 2500 a.C., il periodo in cui le domus de janas, i templi sardi dedicati al culto dei defunti, mostrano lunghi corridoi e decorazioni simboliche che riconducono alla Dea Madre e al sacrificio dei buoi, con la rappresentazione di teste di toro stilizzate. La rampa è affiancata da un gigantesco menhir aniconico, alto più di 5 metri, il cui significato è attribuito da alcuni studiosi alla tomba di un antenato, e da altri alla divinità maschile paredra della Dea Madre. E’ il periodo che vede la comparsa nell’isola dei primi dolmen e degli ipogei funerari con poche cellette che interrompono la tradizione dei sepolcri comunitari. E’ il tempo in cui le genti di
giovedì 6 luglio 2017
Evento a Bari Sardo. La navigazione al tempo dei nuragici. Venerdì 7 Luglio al tramonto, sotto la Torre di Barì.
Evento a Bari Sardo. La navigazione al tempo dei nuragici. Venerdì 7 Luglio al tramonto, sotto la Torre di Barì.
Chi vuol navigare finché non sia passato ogni pericolo non deve mai prendere il mare (Thomas Fuller).
Sarà stato il coraggio o la necessità a portare i nostri antenati a spingersi verso l’ignoto?
Da dove venivano?
Chi erano i loro partner commerciali?
Chi erano i popoli che governavano il mare?
Nell'antichità il Mediterraneo era un’autostrada dove viaggiavano merci, uomini e idee. In epoca nuragica, 3500 anni fa, si verificò la prima globalizzazione della storia, e l'evoluzione umana accelerò il suo passo.
Le testimonianze sommerse dall’acqua, e quelle portate alla luce dagli archeologi durante gli scavi nell'isola, sono fari che illuminano il nostro passato, e ci svelano una storia ricca di sorprese.
La Civiltà Nuragica fu la più importante di tutto l'occidente Mediterraneo durante l'età del Bronzo, e potremo assaporare tutto il fascino di questo popolo insieme a Pierluigi Montalbano che studia queste vicende da vari decenni e le racconterà in una fresca serata sotto la Torre spagnola della spiaggia di
Chi vuol navigare finché non sia passato ogni pericolo non deve mai prendere il mare (Thomas Fuller).
Sarà stato il coraggio o la necessità a portare i nostri antenati a spingersi verso l’ignoto?
Da dove venivano?
Chi erano i loro partner commerciali?
Chi erano i popoli che governavano il mare?
Nell'antichità il Mediterraneo era un’autostrada dove viaggiavano merci, uomini e idee. In epoca nuragica, 3500 anni fa, si verificò la prima globalizzazione della storia, e l'evoluzione umana accelerò il suo passo.
Le testimonianze sommerse dall’acqua, e quelle portate alla luce dagli archeologi durante gli scavi nell'isola, sono fari che illuminano il nostro passato, e ci svelano una storia ricca di sorprese.
La Civiltà Nuragica fu la più importante di tutto l'occidente Mediterraneo durante l'età del Bronzo, e potremo assaporare tutto il fascino di questo popolo insieme a Pierluigi Montalbano che studia queste vicende da vari decenni e le racconterà in una fresca serata sotto la Torre spagnola della spiaggia di
mercoledì 5 luglio 2017
Archeologia. Quando nacquero la religione, l'agricoltura e il culto degli antenati? Riflessioni di Pierluigi Montalbano
Archeologia. Quando nacquero la religione, l'agricoltura e il culto degli antenati?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano
Per centinaia di migliaia di anni l’uomo si è evoluto lentamente: sopravviveva cacciando e accumulando provviste. Poi, al termine dell’ultima glaciazione, l’evoluzione subisce una brusca accelerata. Nel corso degli ultimi 10 millenni, l’uomo passa dall’Età della Pietra allo sbarco sulla Luna. Che cosa causò un cambiamento così radicale delle abitudini di vita? Andare sulla Luna non è stato un avvenimento che ha cambiato il nostro modo di vivere. La scintilla che determinò l’evoluzione è stata l’idea di coltivare la terra per produrre alimenti. Si è passati a un’economia produttiva. L’agricoltura ha permesso all’uomo di diventare stanziale, di sviluppare relazioni sociali, ideare le religioni e costruire templi e città. Senza dover cacciare per nutrirsi, l’uomo aveva il tempo per pensare, inventare e uscire dall’Età della Pietra. La Turchia, da sempre, è il ponte che
Riflessioni di Pierluigi Montalbano
Per centinaia di migliaia di anni l’uomo si è evoluto lentamente: sopravviveva cacciando e accumulando provviste. Poi, al termine dell’ultima glaciazione, l’evoluzione subisce una brusca accelerata. Nel corso degli ultimi 10 millenni, l’uomo passa dall’Età della Pietra allo sbarco sulla Luna. Che cosa causò un cambiamento così radicale delle abitudini di vita? Andare sulla Luna non è stato un avvenimento che ha cambiato il nostro modo di vivere. La scintilla che determinò l’evoluzione è stata l’idea di coltivare la terra per produrre alimenti. Si è passati a un’economia produttiva. L’agricoltura ha permesso all’uomo di diventare stanziale, di sviluppare relazioni sociali, ideare le religioni e costruire templi e città. Senza dover cacciare per nutrirsi, l’uomo aveva il tempo per pensare, inventare e uscire dall’Età della Pietra. La Turchia, da sempre, è il ponte che
lunedì 3 luglio 2017
Archeologia e alimentazione. Ulivi e olio in Sardegna, a quando risale la coltivazione delle piante e la produzione del nettare verde? di Giandomenico Scanu
Archeologia e alimentazione. Ulivi e olio in Sardegna, a quando risale la coltivazione delle piante e la produzione del nettare verde?
di Giandomenico Scanu
S’ignora l’epoca esatta della prima apparizione di Olea europaea in Sardegna ma le analisi sui pollini ricavati dai depositi di diversi siti provano la sua presenza nella copertura vegetale dell’isola già in età post glaciale. Dai reperti di carboni prelevati in siti del Neolitico è difficile stabilire se si tratti di legno di Olea europaea sylvestris (Miller), o anche oleaster (Hoffm. et Link) oppure di Olea europaea sativa. Numerose informazioni testimoniano, invece, la presenza nell’isola dell’olivastro, la cui presenza è tutt’ora visibile. Le immense aree olivastrate estese per di migliaia di ettari, costituiscono, oggi come allora, parte integrante del paesaggio sardo. Alcuni ritengono che l’olivo poteva essere già presente nell’isola, in forme selvatiche spontanee, quando i sardi vennero a contatto con le civiltà dei
di Giandomenico Scanu
S’ignora l’epoca esatta della prima apparizione di Olea europaea in Sardegna ma le analisi sui pollini ricavati dai depositi di diversi siti provano la sua presenza nella copertura vegetale dell’isola già in età post glaciale. Dai reperti di carboni prelevati in siti del Neolitico è difficile stabilire se si tratti di legno di Olea europaea sylvestris (Miller), o anche oleaster (Hoffm. et Link) oppure di Olea europaea sativa. Numerose informazioni testimoniano, invece, la presenza nell’isola dell’olivastro, la cui presenza è tutt’ora visibile. Le immense aree olivastrate estese per di migliaia di ettari, costituiscono, oggi come allora, parte integrante del paesaggio sardo. Alcuni ritengono che l’olivo poteva essere già presente nell’isola, in forme selvatiche spontanee, quando i sardi vennero a contatto con le civiltà dei
sabato 1 luglio 2017
Archeologia della Sardegna. L'antico culto della Dea Madre, una tradizione nata nella notte dei tempi che si conserva ancora oggi. E' la divinità più venerata nei millenni, rappresentata con straordinarie opere artistiche perché dispensatrice di vita, di morte e di fertilità. Riflessioni di Pierluigi Montalbano
Archeologia della Sardegna. L'antico culto della Dea Madre, una tradizione nata nella notte dei tempi che si conserva ancora oggi. E' la divinità più venerata nei millenni, rappresentata con straordinarie opere artistiche perché dispensatrice di vita, di morte e di fertilità.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano
Esiste un
filo conduttore che unisce i popoli neolitici che, con varie caratteristiche, è
ancora fortemente presente nel sentimento religioso dell’uomo contemporaneo,
ossia il culto della Dea Madre. La Sardegna, su questo tema, è perfettamente
allineata con il resto del mondo. Le belle sculture Sarde trovano
corrispondenze stilistiche e ideologiche nelle Cicladi, nella Sparta neolitica,
nel nord Europa, a Malta, in Anatolia e nella penisola balcanica. Il culto
della Grande Dea è legato all’opulenta cultura agricola del neolitico, quella
considerata l’età dell’oro, come dimostrano le statuette grasse che
rappresentano la divinità femminile nel suo ruolo di nutrice e portatrice di
fertilità. La Dea è immaginata nella sua carnalità, come nella famosa
Venere di Cuccuru s’Arriu, con attributi sessuali enfatizzati con la
rappresentazione dei grossi seni e degli abbondanti
glutei.
Dall’alba
dei tempi, con lo spostamento dei popoli e le relazioni fra comunità, il
simbolo della Dea Madre, ideale e artistico, si articolò in diverse divinità
femminili. Personificava l'amore sensuale, la fertilità umana e dei campi, la
caccia, e poiché il ciclo agricolo implica la morte del seme e il suo
risorgere
nella nuova stagione, grazie al sole, alla terra e all’acqua, la grande dea era
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