domenica 18 settembre 2016
Archeologia. Sacrifici umani nella storia. Furono praticati anche dagli antichi Greci?
Archeologia.
Sacrifici umani nella storia. Furono praticati anche dagli antichi Greci?
Il sacrificio è una pratica rituale propria di
molte civiltà, antiche e moderne. Secondo il nostro punto di vista e la nostra
sensibilità culturale, tendiamo a considerare i sacrifici umani come un
qualcosa di aberrante e mostruoso ma al contempo affascinante, da relegare,
tuttavia, a civiltà arcaiche o arretrate e non civilizzate. Nel 226 a.C. Roma
si trovava in una situazione di crisi, essendo minacciata dall’invasione di
popolazioni galliche. Dietro consultazione dei Libri Sibillini, furono
seppellite vive una coppia di Galli e una di Greci nel Foro Boario. Si scelsero
i Galli perché erano i nemici del momento, ma la decisione di sacrificare
persone greche non trova, al momento, una spiegazione certa. Lo stesso
sacrificio fu ripetuto dopo la battaglia di Canne, nel 216, ancora con vittime
greche e galliche, ma questa volta al fine di espiare la condotta impudica di
alcune Vestali, che furono coinvolte nel supplizio.
Un testo ittita descrive un rito di purificazione che
si eseguiva dopo una sconfitta militare: si tagliavano in due un uomo, un
capro, un cagnolino e un piccolo maiale, si ponevano le metà dei corpi a una
distanza tale che le truppe potessero passare attraverso di essi, poi
attraverso due fuochi, poi
giovedì 15 settembre 2016
Archeologia. Archeochicca XXXIII: La città “sine nomine”, il Santuario Etrusco celebre nei secoli. Le tracce al Museo Civico Archeologico di Castiglion Fiorentino, in provincia di Arezzo.
Archeologia. Archeochicca
XXXIII: La città “sine nomine”, il Santuario Etrusco celebre nei secoli. Le
tracce al Museo Civico Archeologico di Castiglion Fiorentino, in provincia di
Arezzo.
di Sergio Murli
di Sergio Murli
“Castiglion Fiorentino,
nessuna notizia che rimandi all’epoca etrusca, almeno nella cinta urbana; è in
provincia di Arezzo e si eleva per 342 m sulla Val di Chiana, conserva
importanti monumenti come le logge del XVI secolo, la chiesa di San Francesco
(XII sec.) in cui è un San Francesco di Margaritone d’Arezzo, e la collegiata
ricostruita nell’XIX sec. Nei resti della pieve si conserva un affresco di Luca
Signorelli. Nel Palazzo Comunale (XVI sec.) pinacoteca.
Per quello che riguarda i
cenni storici, è indicata nel 1014 con il nome di Castillione Aretino. Fu
possesso perugino nel 1369 sotto il nome di Castiglion Perugino, che mutò
infine in Castiglion Fiorentino, quando nel 1384 fu occupata da Firenze. I
resti archeologici in alcune zone circostanti, anche di notevole importanza per
il culto dell’epoca”.
Questo è ciò che si conosceva e sapeva dell’epoca etrusca e romana; e pensare che i lodevoli saggi e scavi dei primi anni del nuovo millennio hanno fatto luce su periodi… estremi, si parla anche di una
Questo è ciò che si conosceva e sapeva dell’epoca etrusca e romana; e pensare che i lodevoli saggi e scavi dei primi anni del nuovo millennio hanno fatto luce su periodi… estremi, si parla anche di una
martedì 13 settembre 2016
Archeologia della Sardegna. La storia del Colle di Sant'Elia, di Alessandra Raspino.
Archeologia della Sardegna. La storia del Colle di Sant'Elia
di Alessandra Raspino.
La zona del capo S.Elia ha restituito i reperti più antichi
di Cagliari. L’uomo preistorico ha scelto questo luogo per la sua vicinanza al
mare da cui si procurava pesci e molluschi. La zona retrostante con stagni e
lagune rappresentava sicuramente un habitat straordinario essendo l’anticamera
della pianura campidanese dove praticare la caccia. Le testimonianze vengono
sia dalle grotte del Bagno Penale, con tracce ancora visibili di ocra rossa, la grotta di S. Bartolomeo
ormai ridotta a una macchia nerastra sulla roccia scavata per recuperare il
calcare, dei Colombi ancora da indagare, e sopra la stazione di Marina Piccola
dove è stato rinvenuto dal Taramelli, a mezza costa, un possibile villaggio con
resti di cibo, il più datato. La grotta di S.Bartolomeo è stata utilizzata a
lungo, considerato che la stratigrafia ha permesso di identificare una Domus de
Jana. L’urbanizzazione ha distrutto gran parte di questi siti e quel poco che è
stato raccolto, purtroppo è stato portato e conservato a Roma nel museo
Pigorini.
I Fenici arrivarono a Cagliari guidati da due divinità: Melkart o Baal grazie al quale fondarono Tiro, identificato come il Dio del mare, considerato che era un popolo che di mare viveva grazie ai commerci marittimi. Il suo Tempio era nel porto (probabilmente il luogo dove si custodivano le ricchezze), ma non quello attuale, bensì a S. Igia, nella confluenza dei
I Fenici arrivarono a Cagliari guidati da due divinità: Melkart o Baal grazie al quale fondarono Tiro, identificato come il Dio del mare, considerato che era un popolo che di mare viveva grazie ai commerci marittimi. Il suo Tempio era nel porto (probabilmente il luogo dove si custodivano le ricchezze), ma non quello attuale, bensì a S. Igia, nella confluenza dei
mercoledì 7 settembre 2016
Tihuanaco, la civiltà precolombiana che prende il nome dalle rovine dell'antica città omonima, nei pressi della sponda sud-orientale del lago Titicaca, in Bolivia. Nel sito si possono ammirare due monumenti megalitici: la "Porta del Sole" e la "Porta della Luna".
Tihuanaco, la civiltà precolombiana che prende il nome dalle rovine dell'antica città omonima, nei pressi della sponda sud-orientale del lago Titicaca, in Bolivia. Nel sito si possono ammirare due monumenti megalitici: la "Porta del Sole" e la "Porta della Luna".
di Matteo Riccò
Tihuanaco (o Tiwanaku) è uno splendido sito archeologico sudamericano di età pre-incaica, ubicato nella Bolivia orientale, sull’altipiano di Kimsachata, sulla sponda meridionale del lago Titicaca.
Il nome Tiwakanu (che di seguito sarà lo spelling preferenziale) significherebbe: “la pietra al centro dell’universo” e ci è stato tramandato dagli indiani Aymara, abitanti della regione in antichità come oggi, tramite le memorie del conquistador spagnolo Cieza de Leon, che visitò primo il sito nel 1549 e che ha il merito (o forse meglio dire: la responsabilità) di avere per primo celebrato sia la monumentalità del luogo (invero esagerandola) sia la sua assoluta antichità. Intervistando le sue guide Inca circa i costruttori di Tiwanaku e sulla fine che questi avessero fatto, il Conquistador ebbe infatti una risposta molto interlocutoria: non ne sapevano praticamente nulla, in quanto la città era già abbandonata da secoli prima che gli Inca instaurassero il proprio impero sulle Ande. A tale proposito, bisogna comunque ricordare che, all’arrivo degli Spagnoli in Sud America, l’egemonia incaica sull’area boliviana fosse cosa relativamente recente: ancora nel XIII secolo, gli Inca erano solo uno dei tanti popoli diversi che abitavano l’antico Perù, e la loro sfera di influenza non andava molto oltre l’area dell’odierna Cuzco. Complici le pagine di Cieza de Leon, una serie di ricercatori esplorò le rovine nel corso dei
domenica 4 settembre 2016
Archeologia. La Dea Madre dopo il Neolitico: “Dalle raffigurazioni di Hator/Iside e Horus alle dee madri nella Sardegna della Civiltà Nuragica.”
Archeologia. La Dea Madre dopo il
Neolitico: “Dalle raffigurazioni di Hator/Iside e Horus alle dee madri nella Sardegna della Civiltà Nuragica.”
di Pierluigi Montalbano
Esiste
un filo conduttore che unisce i popoli neolitici che, con varie
caratteristiche, è ancora fortemente presente nel sentimento religioso
dell’uomo contemporaneo, ossia il culto della Dea Madre. La Sardegna, su questo
tema, è perfettamente allineata con il resto del mondo. Le belle sculture Sarde
trovano corrispondenze stilistiche e ideologiche nelle Cicladi, nella Sparta
neolitica, nel nord Europa, a Malta, in Anatolia e nella penisola balcanica. Il
culto della Grande Dea è legato all’opulenta cultura agricola del neolitico,
quella considerata l’età dell’oro, come dimostrano le statuette grasse che
rappresentano la divinità femminile nel suo ruolo di nutrice e portatrice di
fertilità. La Dea è immaginata nella sua carnalità, come nella famosa
Venere di Cuccuru s’Arriu, con attributi sessuali enfatizzati con la
rappresentazione dei grossi seni e degli abbondanti glutei.
Dall’alba dei tempi, con lo spostamento dei popoli e le
relazioni fra comunità, il simbolo della Dea Madre, ideale e artistico, si
articolò in diverse divinità femminili. Personificava l'amore sensuale, la
fertilità umana e dei campi, la caccia, e poiché il ciclo agricolo implica la
morte del seme e il suo
mercoledì 31 agosto 2016
Archeologia. Recensione del libro "Porti e Approdi nel Mediterraneo antico"
Archeologia. Recensione del libro "Porti e Approdi nel Mediterraneo antico"
Un saluto a
tutti i lettori del quotidiano di storia e archeologia. È stata pubblicata su
un quotidiano nazionale una recensione di Nicola De Paulis sul mio ultimo libro, dedicato ai
traffici commerciali nel Mediterraneo in età fenicia. "Porti e
approdi", questo il titolo del libro (Capone editore - Lecce), è in
distribuzione a Cagliari nella libreria Succa e nei più importanti siti
archeologici. Per leggere si può cliccare sulla foto per ingrandirla.
Capone editore link della recensione: http://caponeditore.blogspot.it/2016/08/nel-mediterraneo-dei-mercanti-fenici.html
Abstract
Dal 1200 a.C. circa, le città costiere della Siria e
della Palestina, sottoposte in precedenza ora agli Ittiti ora agli Egiziani,
ebbero l’opportunità di sviluppare la produzione artigianale e il commercio. In
mancanza di miniere, le principali risorse erano il legname, i
prodotti ittici, le sabbie silicee per fabbricazione del vetro, il bisso e la
porpora, nonché l’avorio, l’incenso, le spezie e finanche gli animali esotici
dell’India, tutti beni che, messi sul mercato, contribuirono ad arricchire le
città costiere libanesi.
Fu in quella striscia
costiera del Mediterraneo orientale che, alcuni secoli dopo l’invasione dei
cosiddetti “Popoli del mare”, si sviluppò la civiltà dei Fenici, un popolo di
intraprendenti navigatori e di abilissimi commercianti, che ebbe in Cartagine,
fondata dai Tiri sulla costa nordorientale dell’attuale Tunisia, la sua
corrispondente in Occidente.
Sui percorsi marittimi
dei Fenici, sui porti da loro frequentati, sugli approdi dove sorgevano piccoli
e grandi luoghi di culto – santuari dedicati quasi sempre alle divinità del
mare, frequentati dai naviganti e intorno ai quali sorgeranno poi anche delle
città –, Montalbano concentra la propria attenzione dando ampio spazio ai
rapporti con le popolazioni locali, con i villaggi e le tribù nuragiche.
Alle decine e decine di
porti raggiunti dai Fenici in tutti gli angoli del Mediterraneo, l’Autore
riserva ampio spazio e ne narra la storia, informando il lettore su quanto è
venuto alla luce nelle corso delle campagne di scavo. Di molti siti, purtroppo,
si conserva solo il ricordo, i loro segreti sono sotto le tante costruzioni
edificate in epoche successive.
Biografia
Pierluigi Montalbano, è
nato e vive a Cagliari. Studioso di preistoria e
protostoria, collaboratore di alcune equipe internazionali su temi riguardanti
la navigazione antica, i relitti del Bronzo e del Ferro, i traffici commerciali, organizza laboratori
didattici sull’archeologia e rassegne espositive sul Mediterraneo antico.
Numerose le sue conferenze sulla storia della Sardegna e notevole la
partecipazione a dibattiti sullo stesso argomento. Dirige il quotidiano on-line
di storia e archeologia da lui fondato nel 2010.
Curatore della rassegna
culturale “Viaggio nella storia”, realizzata con alcuni docenti dell’Università
di Cagliari, è autore di numerosi saggi e dei volumi: Le navicelle
bronzee nuragiche (2007), Dal Neolitico alla civiltà nuragica (2008), Sherden.
Signori del mare e del metallo (2009), Antichi popoli del
Mediterraneo (2011) e Sardegna, l’isola dei nuraghi (2012).
domenica 28 agosto 2016
Archeologia. Piramidi e Papere, post ad alto contenuto di polemica contro i complottisti.
Archeologia. Egitto, Piramidi e
Papere, post ad alto contenuto di polemica contro i complottisti
di Matteo Riccò
Premessa.
Ieri
mia figlia mi ha chiesto di spiegarle cosa fossero le piramidi. Si sa che le
immagini valgono più di mille parole, per cui ho cercato di aiutarmi con le
immagini delle Grandi Piramidi di Giza. Frugando su internet, mi sono imbattuto
nei soliti post complottari, il cui esito finale è stato un conato di bile. Il
post nasce da qui.
Partiamo
da un dato di fatto piuttosto curioso: avete una vaga idea di quante siano le
Piramidi in Egitto? Di solito, anche i nostri libri di storia dell'arte ce ne mostrano
3+1: le grandi Piramidi di Giza (quelle Kufu, Khafra e Menkaure) e quella a
gradoni di Saqqara. In realtà, Lepsius nel XIX secolo ne contò la bellezza di
67. Uno dei dogmi complottari è che le Grandi Piramidi (e in particolare LA
grande piramide, quella di Kufu, per gli amici Cheope) siano sorte perfette
come sono praticamente dal nulla. Ebbene: scorrendo questa lista (https://en.wikipedia.org/wiki/Lepsius_list_of_pyramids)
e quella cronologica (https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_Egyptian_pyramids)
si può agevolmente smontare questa prima falsa verità: la Grande Piramide è, in
ordine cronologico, solo la VII Piramide mai costruita per un Faraone.
Quando
i faraoni della IV dinastia iniziano cioè il loro programma edilizio, le
tecnologie necessarie alle realizzazione delle piramidi sono già in possesso
degli Egizi e rodate da almeno 300 anni di
venerdì 26 agosto 2016
Archeologia. La preziosa borraccia del viaggiatore, conosciuta anche come “Fiasca del Pellegrino”. di Sergio Murli
Archeologia. La preziosa borraccia del viaggiatore,
conosciuta anche come “Fiasca del Pellegrino”.
di Sergio Murli
Riceviamo, e volentieri
pubblichiamo, un intrigante articolo dell’amico Sergio Murli della rivista
Città Mese. (Cliccare sull'immagine per ingrandirla)
Questa volta
siamo nel cuore dell’Etruria meridionale, nel quadrilatero suggestivo dei siti
di Norchia, Blera, S. Giovenale e Luni, tanto per ricordare i più conosciuti,
sulla direttrice che parte, grosso modo dal lago di Vico, fra Vetralla e
Tarquinia. Qui, a metà strada, c’è Monte Romano, realtà minore ma piena di
vitalità e tanta voglia di conoscere e valorizzare il suo passato.
Era tutto
iniziato con qualche sporadico ritrovamento, con dei generosi ed altruistici
doni dei cittadini che hanno via via dato corpo ad un piccolo Antiquarium. Poi
la “scoperta” clamorosa, questa sì, della monumentale tomba, una grande sala,
detta “Grotta delle Statue” in un punto denso di sepolture; ma andiamo con
ordine. Nel 1981 si riunì un gruppo di volontari interessati allo studio delle
origini di
sabato 20 agosto 2016
Archeologia in Sardegna. Sabato 3 e Domenica 4 Settembre 2016 al Museo di Domus De Maria. Convegno sugli scavi di Bithia e sulla Dea Madre, con il Soprintendente Marco Minoja, Valentina Chergia, Carlotta Bassoli, Roberto Sirigu, Nicola Dessì, Giacomo Paglietti e Pierluigi Montalbano. Ingresso libero.
Archeologia in Sardegna. Sabato 3 e Domenica 4 Settembre 2016 al Museo di Domus De Maria. Convegno sugli scavi di Bithia e sulla Dea Madre, con il Soprintendente Marco Minoja, Valentina Chergia, Carlotta Bassoli, Roberto Sirigu, Nicola Dessì, Giacomo Paglietti e Pierluigi Montalbano. Ingresso libero.
Buongiorno,
sono lieto di invitarvi a un doppio appuntamento di
archeologia della Sardegna a Domus De Maria, dedicato alla Dea Madre e
all'antica Bithia, l'attuale Chia. Le due serate si svolgeranno sabato 3 e domenica
4 Settembre, dalle ore 19.30, nella Piazza Museo del paese. Per l'occasione si
effettueranno
martedì 16 agosto 2016
Archeologia. Shardana e gli altri Popoli del Mare
Archeologia. Shardana
e altri popoli del mare
Nel
1200 a.C., il mondo si fermò, e una coltre di nebbia scese su Grecia, Anatolia
e intero Levante. Quel mondo che si può rilevare dai documenti di Ugarit, Hattusha e
Akhenaten, scompare. All'epoca, mentre l’impero Hittita abbandona la
sua capitale e l’Egitto vive una profonda crisi interna, tutte le
floride città del levante crollano sotto l’invasione di una coalizione di genti dedite al saccheggio: i cosiddetti popoli del mare. Le cause del
crollo degli antichi imperi sono ancora in discussione, e sono molteplici. La menzione più antica di un
movimento invasore è l’editto ittita di Madduwattas, del 1440 a.C., in cui il
re lamenta il saccheggio e il rapimento di donne di Cipro da
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