Diretto da Pierluigi Montalbano

Ogni giorno un nuovo articolo divulgativo, a fondo pagina i 10 più visitati e la liberatoria per testi e immagini.

Directed by Pierluigi Montalbano
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Associazione Culturale Honebu

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giovedì 16 aprile 2015

Videocorso di archeologia, diciottesima lezione: I Bronzetti Nuragici

Videocorso di archeologia, diciottesima lezione: I Bronzetti Nuragici 

Università di Quartu Sant'Elena
Riprese di Fabrizio Cannas
Relatore Pierluigi Montalbano

La lavorazione dei metalli era un’attività praticata già dal III millennio a.C. , ma con l'affermarsi della civiltà nuragica, a partire dalla metà del II millennio a.C., la metallurgia si afferma come risorsa economica e culturale. I metalli estratti e lavorati in Sardegna erano il rame, l’argento e il piombo. La capacità di lavorare il rame in lega con lo stagno (9 parti di rame e 1 di stagno formano la lega di bronzo) consentì la produzione di una notevole varietà di manufatti metallici: spade, pugnali, asce, spilloni, fibule, anelli, bracciali, pettini, rasoi, martelli, molle da fonditore, palette da carbone e prodotti artistici, fra i quali i bronzetti.
Questi ultimi sono piccole sculture in bronzo ottenute con la tecnica a cera persa, una tecnica che prevedeva una prima fase di realizzazione in cera della scultura, e nella seconda fase si rivestiva l'oggetto in cera con argilla refrattaria. Infine si colava il bronzo fuso nella forma e si lasciava raffreddare. Queste statuine raffigurano una vasta gamma di personaggi: arcieri, spadaccini, pugilatori, lottatori, figure femminili, animali, oggetti di uso comune, modellini di nuraghe, navicelle e altro ancora. Queste statuette costituiscono una preziosa fonte iconografica che restituisce uno spaccato del mondo nuragico. 

Il corso dell'anno accademico 2014/2015 si svolge nell'aula magna dell'Università di Quartu Sant'Elena, ogni martedì alle ore 17.00, in Viale Colombo 169.
Con la collaborazione dell'istituto, del videomaker Fabrizio Cannas e del docente, Pierluigi Montalbano, saranno offerte sul canale Youtube tutte le lezioni di archeologia previste nel programma. L'accesso è libero e gratuito.
I lettori sono invitati a proporre suggerimenti per migliorare la fruibilità o altre caratteristiche.
Se qualcuno fosse interessato a collaborare, ad esempio inserendo i sottotitoli in inglese, sarebbe il benvenuto. Per visionare le lezioni è sufficiente cliccare sui link sotto.
Buon ascolto e buona visione.

18° Lezione: I Bronzetti Nuragici

17° Lezione: L'antica metallurgia in Sardegna

16° Lezione: I Pozzi Sacri 

15° Lezione: Le Capanne delle Riunioni

14° Lezione: Dai Nuraghi a Tholos all'urbanizzazione

13° Lezione: Le guerre dei Popoli del mare

12° Lezione: I micenei nel Mediterraneo

11° Lezione: La Civiltà Minoica e la talassocrazia

10° Lezione: Le antiche ceramiche sarde

9° Lezione: I Nuraghi a Tholos

8° Lezione: Architetture funerarie, le Tombe di Giganti


7° Lezione: I nuraghi a corridoio e il Sistema Onnis


6° Lezione: L'alba della Civiltà Nuragica

5° Lezione: Le Domus de Janas e il culto dei defunti


4° Lezione: Dall'età della pietra all'età dei metalli

3° Lezione: Le prime civiltà del Mediterraneo


2° Lezione: scavo, stratigrafia, fonti e materiali


mercoledì 15 aprile 2015

Il termine etrusco HEVA: “marito”, di Massimo Pittau

Il termine etrusco HEVA: “marito”
di Massimo Pittau


In virtù del fatto che l'immensa maggioranza delle iscrizioni etrusche sono “epitaffi” o “iscrizioni funerarie” (e questo in generale è per se stesso un fatto molto negativo ai fini dello studio della lingua etrusca), per i linguisti è stato quasi subito abbastanza facile individuare i lessemi che indicavano i rapporti di famiglia e di parentela più stretti: CLAN, CLEN «figlio», SEC, SEΧ «figlia», PUIA «moglie», APA «padre», ATI «madre», NEFTS «nipote», PRUMAΘNE, PRUMAΘŚ, PRUMS «pronipote».
Fra questi nomi di famiglia e di parentela già individuati e interpretati, molto stranamente mancava quello che significava «marito». Ebbene, sono del parere di averlo finalmente individuato e questo è avvenuto perché sono riuscito a tradurre, in maniera abbastanza sicura, la lunga iscrizione che si trova nel noto “Piombo di Magliano”, iscrizione nella quale una donna parla di suo marito defunto e recita in suo suffragio delle preghiere.
Questo lessema è HEVA, il quale compare anche in altre iscrizioni nelle forme declinate di HEVL, HEUL in genitivo e di HEVN in accusativo.
Ecco pertanto tutti i testi nei quali compare il nostro lessema:


HEVA «marito»; (AS 1.12 - rec, su ossario) CVELNE / AU AVLNAL HEVA : «Au(lo) Quelio / marito di Aulnia»; (AS 1.99 – 2/1:, su ossario) PUPEINAL / HEVA MARC/NIΘUR «il marito di Pupenia - la famiglia Marcinia (provvide)»; (Co 1.6 – rec, su ossario) CAINAL / HEVA : VIPIΘUR / CUCRINAΘUR : «il marito di Caenia - le famiglie Vipia (e) *Cucrinia (provvidero)» (TLE 635).
HEVL «di/del marito», genitivo lambdatico di HEVA (LEGL 74). (Cs 2.18, 19 – 3:2, su vasi) HEVL ANAIEŚ MI «io (dono) del marito Anaio».
HEUL «di/del marito», genitivo lambdatico di HEVA (LEGL 74). (Cl 1.1145 – rec, su ossario) ΦILUNICE LAUTNI HEUL ALFNIS «Filonice domestica del marito Alfinio» (cioè, probabilmente portata in dote dal marito Alfinio e non da sua moglie) (TLE 556).
HEVN (AV 4.1, “cuore” di Magliano) «marito» (corrige GTLE 206, 208), accusativo di HEVA. HEVN AVIL NEŚL MAN MURINAŚIE FALZAΘI AISERAS «(mio) marito defunto da un anno il Mane funerario (l'ha portato?) nel palazzo degli dèi».
HE abbreviazione di HEVA (ThLE², 174). AR MACANI HE(VA) ATAINAL «Ar(runte) mar(ito) di Atenia»; AΘ LARCE HE(VA) MUTINAL «Ar(runte) Larcio mar(ito) di Muttinia»; ARNΘ HE(VA) [A]RNΘEAL «Arrunte mar(ito) di Arruntia».

È da escludersi del tutto l'ipotesi che HE fosse l'abbreviazione di un gentilizio.

martedì 14 aprile 2015

Archeologia in Sardegna. La celebre fortezza punica di Monte Sirai, presso Carbonia

Archeologia in Sardegna. La celebre fortezza punica di Monte Sirai, presso Carbonia
di Rolando Berretta















Le nuove “teorie” sull’antica cittadella di Monte Sirai, la interpretano oggi come centro abitato fenicio: è già un progresso notevole. Anche un centro abitato, però, necessita di acqua.
Personalmente ritengo che siamo di fronte ad un grosso deposito di alimenti. Cartagine, capitale dell’impero punico, spediva le navi in Sardegna e, in un paio di giorni, le stesse tornavano cariche di viveri. È evidente che le derrate alimentari erano pronte e immagazzinate da qualche parte. Da Monte Sirai si potevano scorgere le navi in arrivo e sarebbero bastate alcune zattere, o imbarcazioni di piccolo cabotaggio, per imbarcare tutto sul fiume che si trova sotto l’abitato e trasportarlo fino alle navi in rada. Le scarse risorse idriche presenti nel sito collinare erano appena sufficienti per “risciacquare”, ed erano decisamente inadeguate per essere utilizzate come riserva idrica per la popolazione, soprattutto se il sito, come ipotizzato da alcuni studiosi, fosse una guarnigione militare. Per eventuali nemici dell’impero punico, distruggere Monte Sirai equivaleva ad affamare Cartagine.
Alla fine del VI a.C. Monte Sirai prese fuoco. Era il periodo nel quale lo spartano Dorieo, come ci ricorda Erodoto, combatteva i Cartaginesi sul fiume Cinipe.
Macei, libi e cartaginesi impiegarono tre anni per ributtare in mare gli Spartani.
Nella prima immagine si possono ammirare due elmi corinzi della fine del VI a.C. conservati al Museo di Cagliari. Qualcuno ha mai letto qualcosa sulla loro presenza a Sulci, Sant’Antioco? Presumo di no ma, curiosamente, tutti parlano dei Popoli del Mare e tutti conoscono i temibili Shardana, gli spadaccini della guardia reale dei faraoni ramessidi.

lunedì 13 aprile 2015

Archeologia. Come gli europei divennero bianchi

Archeologia. Come gli europei divennero bianchi

Uno studio genetico ricostruisce l'origine di tratti biologici dallo sviluppo recente, come la pelle chiara e la capacità di digerire il lattosio. Caratteristiche derivanti dall'incrocio di diverse popolazioni e successive ondate migratorie.
http://www.focus.it/site_fc/imgs/void.gifhttp://www.focus.it/site_fc/imgs/void.gifhttp://www.focus.it/site_fc/imgs/void.gifLa pelle chiara è una caratteristica normalmente associata alle popolazioni europee, ma non è sempre stato così. Il nostro pallore, così come l'altezza e la capacità di digerire il lattosio anche da adulti, sono tratti evolutivi arrivati nel Vecchio Continente di recente: solo 8 mila anni fa, gli abitanti dell'Europa apparivano molto diversi da come sono oggi.
Gli europei moderni sono il risultato di un mix di tre antiche popolazioni di agricoltori e cacciatori-raccoglitori arrivate in Europa in successive ondate migratorie, a partire da 8 mila anni fa. A tratteggiare il complesso quadro delle nostre origini è stato uno studio pubblicato lo scorso Settembre su Nature, condotto confrontando il DNA di 83 diversi scheletri umani rinvenuti in siti archeologici di tutta Europa.
 Ora lo stesso gruppo di ricerca, coordinato dal

domenica 12 aprile 2015

Archeologia. Scoperto a Kaulonia, in Calabria, il testo più lungo in alfabeto acheo della Magna Grecia

Archeologia. Scoperto a Kaulonia, in Calabria, il testo più lungo in alfabeto acheo della Magna Grecia

A quasi quindici anni dall’inizio delle campagne di scavi, il bilancio delle scoperte è notevole, come testimonia il ritrovamento di una tabella in bronzo con una lunga dedica votiva che contiene il testo più lungo in alfabeto acheo della Magna Grecia. Sul campo degli scavi di Kaulonia, dal 1999 ad oggi, si sono avvicendati sul campo studenti, laureandi, specializzandi, dottorandi e perfezionandi dell’Università di Pisa e della Scuola Normale Superiore, che hanno riportato lentamente alla luce i resti del santuario di Punta Stilo dell’antica colonia greca, situato in provincia di Reggio Calabria. Con una scoperta d’eccezione che si aggiunge alle molte già note.
La tabella di bronzo rinvenuta a Kaulonia è infatti risultata essere un

sabato 11 aprile 2015

Inaugurazione a Cagliari della Associazione Culturale Honebu.

Inaugurazione a Cagliari della Associazione Culturale Honebu. 

E’ nata ieri, nella sede di Cagliari/Pirri, in Via Fratelli Bandiera 100, tel. 0702044611, nelle vicinanze dell’Hotel Idea in Via Santa Maria Chiara, l’Associazione Culturale Honebu. Nella sala, appena ultimata, è stata presentata la bozza del programma e degli obiettivi che Honebu pone al centro della propria mission, che è quella di creare un luogo di incontro dove studiosi e artisti, possano condividere le proprie conoscenze con gli associati.
La serata, alla quale hanno partecipato quasi 100 persone, è iniziata con la dichiarazione di intenti dell’Associazione, da parte del presidente Pierluigi Montalbano, che ha concluso con la richiesta di collaborazione reciproca fra soci per sviluppare una serie di tematiche legate alla Sardegna.
Insieme a Montalbano sono intervenuti alcuni collaboratori di Honebu, ognuno specialista in un campo specifico, fra i quali Riccardo Laria, organizzatore di eventi culturali e presidente di varie associazioni sarde; Fulvia Cuboni, direttrice della rivista Terra Sarda, che ha raccontato i motivi che l’hanno spinta a realizzare un periodico dedicato alle sagre in Sardegna; Fabio Medda, funzionario della Regione nel comparto ambiente; Giuseppe Vargiu e Alessandra Agnesa, responsabili di ETSI (Ente turismo sociale isolano), che hanno esposto il progetto dedicato alle escursioni; e i giovanissimi Simone Ruggiu e Sara Montalbano che hanno mostrato in anteprima la videoproduzione Inside Project, un programma che unisce antropologia, arte visiva e sonora, creatività e conoscenza dei paesaggi urbani e naturalistici. I due artisti si cimenteranno nella realizzazione di una serie di cortometraggi nei quali coinvolgeranno gli abitanti dei luoghi visitati dotandoli di telecamera e mettendoli al centro del loro orizzonte panoramico.

Al termine delle relazioni, Pierluigi Montalbano ha riassunto la serata, sintetizzando che le attività legate a cultura, arte, storia, musica, fotografia, tradizioni popolari e ad altre manifestazioni, ad esempio escursioni e visite guidate, vedono la socializzazione come motore trainante, pertanto sono gradite tutte le forme di collaborazione volontaria da parte di artisti, docenti e musicisti, oltre a esperti su argomenti legati all’attualità.
Già illustri archeologi hanno accettato l’invito e presenteranno dei lavori in corso d'opera, aggiornati ai dati di scavo più recenti. Una serie di musicisti darà vita a una rassegna dedicata alla musica d'autore e saranno presentati brani tratti dagli ultimi cd prodotti. Per l'attualità Honebu punterà l’attenzione sul problema scorie radioattive, ambiente e comparto agricoltura. E' in corso di definizione anche il programma dedicato alla città di Cagliari, con fotografie e filmati d'epoca, nel quale sarà esplorata la storia di Cagliari, dalle genti di Monte Claro che seppellirono i loro cari nella zona dell'attuale Casa dello studente, passando per l'epoca fenicia, quella romana con lo spostamento del porto in Via Roma, fino alla storia contemporanea. Tutti sono invitati a proporre temi che stanno a cuore, così da arricchire le serate.

Honebu vi aspetta Venerdì prossimo, 17 Aprile, dalle 19.00, per il primo salotto culturale dedicato all’archeologia. Relatore della serata sarà Carlo Tronchetti che presenterà il tema: “Sardegna Punica e Mondo Greco”.
E' graditissima la condivisione degli eventi.


venerdì 10 aprile 2015

Archeologia in Sardegna. Considerazioni sulla Dea Madre

Considerazioni sulla Dea Madre
di Alberto Massazza

Immaginiamo che la nostra civiltà, fondata sulla centralità della religione cristiana, collassi e per alcuni secoli venga sepolta dall’oblio. L’archeologo del futuro che scavasse in un luogo di culto più o meno importante, si troverebbe di fronte due figure dominanti: una donna regale, serena, luminosa ed un uomo perlopiù raffigurato in situazioni penose, crocifisso, flagellato, deposto in un sepolcro. Cosa dovrebbe pensare quell’archeologo della civiltà che ha partorito una simile iconografia? Stando alle conclusioni che si vorrebbero trarre su determinati periodi del nostro passato, dovrebbe dedurre che quella civiltà scomparsa fosse rigorosamente matriarcale e che ai maschi fossero riservati i lavori più umili e faticosi e posizioni sociali di assoluta subalternità. Noi sappiamo benissimo che le cose non stanno affatto così; ciò nonostante, abbiamo la tendenza ad arrivare a frettolose conclusioni sulla base di ritrovamenti che, per quanto possano essere numerosi, rappresentano pur sempre un campione infinitesimale della cultura di appartenenza, specie se si tratta di reperti che affondano nel buio di una preistoria datata migliaia (se non decine di migliaia) di anni fa.
E’ il caso delle raffigurazioni della cosiddetta Dea Madre o Grande Madre, statue perlopiù di piccole dimensioni ritrovate in diverse zone europee, asiatiche e africane e ascrivibili a un lungo periodo della preistoria che va dal Paleolitico Superiore all’Eneolitico, con caratteristiche successivamente riproposte e diversificate in divinità femminili dei Pantheon delle civiltà monumentali e classiche, fino alla figura della stessa Madonna. Alla grande archeologa lituana Marija Gimbutas si deve

giovedì 9 aprile 2015

Videocorso di archeologia, diciassettesima lezione: L'Antica Metallurgia in Sardegna

Videocorso di archeologia, diciassettesima lezione: L'Antica Metallurgia in Sardegna 


Università di Quartu Sant'Elena
Riprese di Fabrizio Cannas
Relatore Pierluigi Montalbano

Il metallo fa la sua prima apparizione in Sardegna nella cultura di Ozieri: un pugnale e alcune verghe di rame dai fondi di capanna del settore F da Cuccuru Arrius di Cabras e un paio di anelli d'argento dalla tomba V della necropoli di Pranu Muttedu di Goni. La comparsa del metallo e l'inizio della metallurgia si verifica contemporaneamente in Sardegna, in Corsica ed in Sicilia dove le prime scorie di rame, ancora aderenti alla parete di un crogiuolo, sono state raccolte nello strato di Diana sull'Acropoli di Lipari. Nelle isole si verificò un radicale cambiamento degli equilibri sociali consolidati e causò una diminuzione di interesse nei confronti dello sfruttamento e della circolazione dell’ossidiana. Una ripresa economica si nota a partire dalla cultura di Monte Claro, con il primo caso conosciuto nell'isola di riparazione antica di un vaso con grappe di piombo. L’eccezionale fioritura di Monte Claro è spiegabile con un incremento delle attività pastorali e agricole e con l’avvio allo sfruttamento delle risorse minerarie dell'isola che inseriscono a pieno titolo la Sardegna nelle rotte di prospezione mediterranea, innescando un processo economico ed evolutivo di vasta portata. Nella media età del Bronzo il collegamento fra la nascente civiltà micenea ed il Mediterraneo occidentale pone basi stabili e si intesse una rete di rapporti organizzati che ripercorrono le precedenti vie commerciali, soprattutto per la necessità di approvvigionamento di rame, argento e stagno. 
In Sardegna questo periodo vede l’edificazione dei nuraghi, le tombe di giganti con stele centinata e le ceramiche a decorazione metopale e a nervature. In quest'epoca si collocano le prime grandi asce a margini rialzati e a profilo ellitico, e alcune daghe a base semplice, simili alle forme del Bronzo Medio peninsulare nonché la produzione di forme analoghe ai pugnali di tipo Arreton Down di Wessex.  i possono far risalire a questo periodo anche i primi lingotti ox-hide che in tutto il bacino del Mediterraneo costituiscono una delle forme più antiche di accumulo di metallo sia ai fini di tesaurizzazione che di scambio. La struttura economica e sociale delle comunità che eressero i primi nuraghi, per l'evidente ed ingente meccanismo di accantonamento di risorse, di organizzazione operativa e di investimento di forza-lavoro necessario a compiere tali opere, fu certamente  in grado di intraprendere lo sfruttamento sistematico delle miniere.


Il corso dell'anno accademico 2014/2015 si svolge nell'aula magna dell'Università di Quartu Sant'Elena, ogni martedì alle ore 17.00, in Viale Colombo 169.
Con la collaborazione dell'istituto, del videomaker Fabrizio Cannas e del docente, Pierluigi Montalbano, saranno offerte sul canale Youtube tutte le lezioni di archeologia previste nel programma. L'accesso è libero e gratuito.
I lettori sono invitati a proporre suggerimenti per migliorare la fruibilità o altre caratteristiche.
Se qualcuno fosse interessato a collaborare, ad esempio inserendo i sottotitoli in inglese, sarebbe il benvenuto. Per visionare le lezioni è sufficiente cliccare sui link sotto.
Buon ascolto e buona visione.

17° Lezione: L'antica metallurgia in Sardegna

16° Lezione: I Pozzi Sacri 

15° Lezione: Le Capanne delle Riunioni

14° Lezione: Dai Nuraghi a Tholos all'urbanizzazione

13° Lezione: Le guerre dei Popoli del mare

12° Lezione: I micenei nel Mediterraneo

11° Lezione: La Civiltà Minoica e la talassocrazia

10° Lezione: Le antiche ceramiche sarde

9° Lezione: I Nuraghi a Tholos

8° Lezione: Architetture funerarie, le Tombe di Giganti


7° Lezione: I nuraghi a corridoio e il Sistema Onnis


6° Lezione: L'alba della Civiltà Nuragica

5° Lezione: Le Domus de Janas e il culto dei defunti


4° Lezione: Dall'età della pietra all'età dei metalli

3° Lezione: Le prime civiltà del Mediterraneo


2° Lezione: scavo, stratigrafia, fonti e materiali

mercoledì 8 aprile 2015

Il Cippo di Perugia, di Massimo Pittau

IL CIPPO DI PERUGIA (II versione revisionata e migliorata)
di Massimo Pittau
(CIE 4538; TLE 570; ET, Pe 8.4)-(Arbitrato fondiario tra due famiglie)
Estratto migliorato dall’opera di Massimo Pittau, I grandi testi della Lingua Etrusca - tradotti e commentati, Sassari 2011, Carlo Delfino editore.



Premessa

L'iscrizione etrusca del Cippo di Perugia contiene il lodo di un arbitrato pronunziato su una complessa e perfino intricata questione di possedimenti terrieri e su una tomba in grotta ivi esistente, appartenenti a due importanti famiglie, quella Veltinia di Perugia e quella Afonia, probabilmente di Chiusi.
È probabile che l’azione arbitrale fosse stata promossa dal nobiluomo Lart Afonio, evidentemente perché nella situazione precedente all'arbitrato erano lui e la sua famiglia ad essere quelli più svantaggiati. Tanto è vero che Afonio accetta di cedere 3 napure (o mappe, misure terriere di superficie) come zona di disimpegno per la tomba dei Veltini e probabilmente anche come strada di accesso ad essa, si impegna a custodire la tomba e gli arredi funerari con scrupolo, fa intagliare e scolpire a sue spese il Cippo.
La famiglia Afonia viene citata soltanto col suo capofamiglia Lart Afonio, mentre oltre Veltinio (del quale manca il prenome) viene citato il figlio Aulo e la moglie Veltinia Larsinia.
Il Cippo venne conficcato nel terreno fino all'altezza dell'iscrizione presso il fontanile del capo d'acqua dell'odierno torrentello Genna (dove di fatto è stato rinvenuto nel 1822, dopo un forte acquazzone) e serviva come principale punto di riferimento per le indicazioni relative ai terreni di cui si discuteva. Il Cippo aveva vicina la tomba in grotta, della quale si trova traccia nei documenti ottocenteschi relativi alla scoperta del Cippo stesso.
Innanzi tutto l'arbitrato determina una permuta di terreni tra i Veltini e Lart Afonio. Poi procede a

martedì 7 aprile 2015

Pasquetta con i Giganti di Monte Prama

Pasquetta con i Giganti di Monte Prama
di Pierluigi Montalbano

“Eccoli i giganti”, esclama la piccola tenuta in braccio dalla mamma. Dopo qualche ora di fila, spossati dal vocio insistente dei pasquettandi culturali (i turisti del lunedì di Pasqua), è garantito un posto al sole, nell’acquario nuragico di Cabras, arricchito da qualche tempo con l’inserimento di reperti portati alla luce, dallo staff di archeologi incaricati dalla soprintendenza, dopo 2816 anni dalla loro realizzazione.
La signora, con piglio da studiosa, mostra alla bimba quelle bianche pietre lavorate con perizia dagli artigiani nuragici e sentenzia: “I nostri avi erano invincibili guerrieri”. Il compagno, forse suo marito, ma è meglio non approfondire, tranquillizza tutti: “Sono sacerdoti, è evidente”. Intanto, nella piccola sala rimbomba la voce della guida, preparatissima, che racconta della loro distruzione per mano cartaginese.
Un visitatore ascolta imperturbabile. I suoi occhi incrociano quelli di una statua e, complici come compari in osteria, i due, osservatore e osservato, tirano un sospiro di rassegnazione. “Ah”, esclama l'uomo, “se poteste parlare…chissà cosa ci direste?”.  L’amico al suo fianco, quello in pietra, annuisce con gli occhi. Dopo un attimo aggiunge: “Siete lì, muti da 3000 anni, ma da oggi il mondo potrà aggiungere un tassello alla ricostruzione storica delle vostre vicende”. Ma il guerriero, imperterrito, continua a guardare nel vuoto con quegli occhi da civetta, l'animale notturno che vigila il territorio con infinita attenzione. 
Passo di lì, non riconosciuto dalla guida (ma in fondo perché dovrebbe sapere chi sono?), ascolto i commenti e rifletto sui pensieri di quei personaggi che oggi ci osservano sbigottiti. I loro occhi mostrano sorpresa, non timore. Sono di roccia, nel senso letterale del termine. Nel loro acquario privilegiato (il museo) guardano scorrere i turisti e sono felici: oggi sono diventati eterni, nonostante tutto.