giovedì 10 dicembre 2015
Archeologia. I templi nuragici dedicati ai riti con l'acqua: Sa Sedda 'e Sos Carros a Oliena, di Fulvia Lo Schiavo
Archeologia. I templi nuragici dedicati ai riti con l'acqua: Sa Sedda 'e Sos Carros, Oliena
di Fulvia Lo Schiavo
Nel settembre 1977 ha avuto luogo una prima campagna di scavi nel grande complesso nuragico di Sa Sedda 'e Sos Carros, sito all'interno della grande valle del Lanaittu, vicino alla grotta di Sa Oche,la cui importanza era emersa soprattutto in seguito al ritrovamento casuale di una enorme quantità di bronzi,tanto da suggerire l'ipotesi che si trattasse di una fonderia. Già questa operazione,accompagnata da ristretti sondaggi nei tre ambienti più a monte, ha portato a notevoli scoperte; anzitutto è stata chiarita la struttura dell'edificio: tutto intorno ad un grande cortile di forma ellittica,si aprono una dozzina di vani e passaggi,alcuni dei quali con caratteri singolari: l'ambiente a monte è corredato da una banchina semicircolare lungo la parete di fondo; l'ambiente 1, adiacente a sinistra, è risultato essere una monumentale scala elegantemente costruita con
di Fulvia Lo Schiavo
Nel settembre 1977 ha avuto luogo una prima campagna di scavi nel grande complesso nuragico di Sa Sedda 'e Sos Carros, sito all'interno della grande valle del Lanaittu, vicino alla grotta di Sa Oche,la cui importanza era emersa soprattutto in seguito al ritrovamento casuale di una enorme quantità di bronzi,tanto da suggerire l'ipotesi che si trattasse di una fonderia. Già questa operazione,accompagnata da ristretti sondaggi nei tre ambienti più a monte, ha portato a notevoli scoperte; anzitutto è stata chiarita la struttura dell'edificio: tutto intorno ad un grande cortile di forma ellittica,si aprono una dozzina di vani e passaggi,alcuni dei quali con caratteri singolari: l'ambiente a monte è corredato da una banchina semicircolare lungo la parete di fondo; l'ambiente 1, adiacente a sinistra, è risultato essere una monumentale scala elegantemente costruita con
mercoledì 9 dicembre 2015
I maestri della pittura. Caravaggio, il genio solitario malvisto dalla Chiesa Cattolica, il pittore del vero che inventò la pittura inquieta.
I maestri della pittura. Caravaggio, il genio solitario malvisto dalla Chiesa Cattolica,
il pittore del vero che inventò la pittura inquieta.
Il celebre pittore lombardo,
il vero nome è Michelangelo Merisi, rivoluzionò la storia dell’arte nella
seconda metà del Cinquecento. La sua vita travagliata, segnata da un delitto,
una fuga disperata e un perdono giunto assieme alla morte furono elementi che
influenzarono il suo mito. Introdusse due fattori di modernità assoluta: la
resa della realtà in ogni forma anche brutale e la presenza della luce come
apparizione simbolica di verità divina. Lo studio del vero, contro ogni regola
accademica, e l'impiego violento della luce, come metafora della grazia divina,
sono evidenti in ogni suo dipinto. La luce di Caravaggio squarcia le tenebre e
arriva intensa nel cuore e nella mente dell’osservatore. In linea col pensiero
filosofico e scientifico dell'epoca, era persuaso che solo attraverso la realtà
si può giungere alla divinità, infatti le sue opere hanno sempre un contenuto profondamente
religioso.
Nato nel 1571, nei pressi di
Milano, apprende il mestiere nella bottega di Simone Peterzano, dove impara
l'amore per la natura, la pratica del dipingere dal vero e una notevole
attenzione agli
martedì 8 dicembre 2015
Cos’è un nuraghe? 7 domande che agitano il mondo degli studiosi, di Pierluigi Montalbano
Cos’è un nuraghe? 7 domande
che agitano il mondo degli studiosi
di Pierluigi Montalbano
di Pierluigi Montalbano
In attesa della serata Honebu dedicata ai nuraghi, organizzata per Venerdì 11 Dicembre alle 19, nella sala conferenze in Via Fratelli Bandiera 100, ho pensato di solleticare qualche curiosità proponendo un articolo elaborato sotto forma di domande/risposte sintetiche.
Siete tutti invitati all'evento, con ingresso libero.
Intorno alla metà del secondo millennio a.C., dopo che per due secoli nell’isola si realizzarono nuraghi orizzontali, quelli denominati a corridoio, compaiono le prime torri nuragiche. Si tratta di edifici dotati di ambienti interni e con un ballatoio alla sommità, accessibile generalmente da una scala interna. Gli spazi interni sono ottenuti con la tecnica della falsa volta, sovrapponendo a secco conci più o meno sbozzati.
Nell’arco di poco più di mezzo millennio sono edificate circa 8000 strutture, comprendendo nuraghi a corridoio (privi di torri), torri singole, edifici con più torri e altri elementi. Con l’esclusione di poche eccezioni, le strutture complesse derivano dalla sedimentazione di attività costruttive successive.
Esaminiamo nel dettaglio alcune domande alle quali rispondiamo con i dati oggettivi provenienti dalle stratigrafie:
1) La comparsa delle torri corrisponde a una cesura nella successione degli orizzonti stratigrafici? Potremmo pensare all’arrivo d’importanti apporti culturali esterni?
No: si registra una graduale e certificabile evoluzione degli orizzonti precedenti;
2) L’edificazione avviene in un ristretto arco di tempo?
No: si assiste a un fenomeno di progressiva occupazione territoriale con un’attività edilizia distribuita su tutto il
lunedì 7 dicembre 2015
Archeologia. Le ceramiche sarde fra Bronzo recente, Bronzo Finale e Primo Ferro. di Pierluigi Montalbano
Archeologia. Le ceramiche sarde fra Bronzo recente, Bronzo Finale e Primo Ferro.
di Pierluigi Montalbano
Bronzo recente:
Abbiamo due fasi: Muru Mannu di Tharros e Antigori.
Nella prima fase abbiamo tegami regolari con solcature che si intrecciano, come già scrisse l’Acquaro (bisogna fare attenzione a non scambiare i frammenti per pezzi appartenenti ad olle a tesa interna). Le superfici sono nere lucide inornate e le forme sono caratterizzate da pareti sottili che non sono testimoniate nel Bronzo Medio, caratterizzato da pareti spesse. Le ciotoline carenate hanno anse che si insellano, documentate anche nella successiva fase Antigori. Anche le grandi olle con colletto basso proseguono nella facies Antigori. Gli orci hanno spesso due grandi anse. I bollitori sono simili a quelli dell’Appenninico, a dimostrazione del parallelismo fra Sardegna e Italia peninsulare. Le spalle dei tegami sono concave o oblique, e la decorazione a pettine, che compare nel
di Pierluigi Montalbano
Bronzo recente:
Abbiamo due fasi: Muru Mannu di Tharros e Antigori.
Nella prima fase abbiamo tegami regolari con solcature che si intrecciano, come già scrisse l’Acquaro (bisogna fare attenzione a non scambiare i frammenti per pezzi appartenenti ad olle a tesa interna). Le superfici sono nere lucide inornate e le forme sono caratterizzate da pareti sottili che non sono testimoniate nel Bronzo Medio, caratterizzato da pareti spesse. Le ciotoline carenate hanno anse che si insellano, documentate anche nella successiva fase Antigori. Anche le grandi olle con colletto basso proseguono nella facies Antigori. Gli orci hanno spesso due grandi anse. I bollitori sono simili a quelli dell’Appenninico, a dimostrazione del parallelismo fra Sardegna e Italia peninsulare. Le spalle dei tegami sono concave o oblique, e la decorazione a pettine, che compare nel
domenica 6 dicembre 2015
Archeologia. Eccezionale recupero di reperti archeologici clandestini provenienti dalla Puglia. E’ il più grande “tesoro” furtivo mai ritrovato
Archeologia. Eccezionale
recupero di reperti archeologici clandestini provenienti dalla Puglia. E’ il
più grande “tesoro” furtivo mai ritrovato
E’ il più grande ritrovamento di reperti archeologici della storia
quello compiuto in Svizzera dai carabinieri del Comando Tutela del
Patrimonio Culturale che sono riusciti ad assicurare il rientro in Italia di oltre cinquemila reperti trafugati
dai tombaroli in Puglia e altre regioni del centro-sud e destinati al mercato
clandestino internazionale. Il recupero è stato presentato nei giorni scorsi
nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Roma, alle Terme di Diocleziano,
in occasione della quale il ministro dei beni Culturali Dario Franceschini ha spiegato
che “si
tratta del ritrovamento più grande di sempre, di un valore compreso tra i 40-50
milioni di euro”. Dopo una prima esposizione alle Terme di
Diocleziano – ha puntualizzato il ministro – l’intenzione è quella di
sabato 5 dicembre 2015
Archeologia. Giovanni Lilliu e i dolmen
Archeologia. Giovanni Lilliu e i dolmen
Sull’Enciclopedia Treccani, il
nostro massimo archeologo Giovanni Lilliu dimostra ancora una volta di avere
una preparazione fuori dal comune in campo archeologico. In merito ai dolmen
scrisse nel 1960:
Dolmen
è una parola del basso brettone (anche dolmin), significante tavola
(dol) - pietra (men, min), introdotta nella letteratura scientifica dal Legrand
d'Aussy (1797), poi divulgata, insieme con le dottrine celtomani, essendosi
riferito il termine, come altri, alla civiltà gallica. Il significato
corrente di d., cioè di costruzione dall'aspetto di tavola (mensa), non
caratterizza architettonicamente il monumento, riguardando soltanto un
particolare della sua struttura, ossia il tetto. Invece, la forma essenziale
architettonica del d. si fonda sul principio del trilite, cioè del lastrone
orizzontale di copertura sostenuto da due grosse pietre messe per dritto, che
dà una costruzione in cui gli elementi strutturali componenti (di copertura e
di sostegno) si incontrano ad angoli retti e lo spazio interno è cubico. In
questa forma architettonica essenziale rientrano sia il
venerdì 4 dicembre 2015
Le tombe e gli eroi. I giganti in pietra di Monte Prama, di Carlo Tronchetti
Le tombe e gli eroi. I
giganti in pietra di Monte Prama
di Carlo Tronchetti
L’area funeraria e sacra di Monte Prama, posta nel Sinis di
Cabras, si trova in un piccolo avvallamento alle pendici del colle omonimo,
sulla sommità del quale sono percepibili i resti di un nuraghe complesso, ormai
completamente degradati . Il fondo naturale dell’avvallamento era stato
regolarizzato in antico con la stesura di una coltre di terra giallastra e
pietrine, assolutamente priva di elementi culturali. Questa terra copriva il
terreno sterile, in cui si percepivano ampie e localizzate chiazze di bruciato.
Anche lo scavo di queste fossette in cui erano stati accesi fuochi non ha
restituito reperti di alcun tipo, ma solo ceneri. Nonostante l’area sia stata
interessata da profondi scassi di aratura, in alcune parti del margine occidentale
della necropoli si è conservata una sorta di delimitazione in pietre non
lavorate di medie dimensioni. Sul lato orientale dell’area, seguendo
l’andamento sinuoso del bordo dell’avvallamento, impostava la necropoli. Questa
era compresa in uno spazio predeterminato. A Sud si trova l’inizio della
necropoli, marcato da una lastra a coltello rincalzata da un grande blocco; le
tombe, a pozzetto irregolare coperte da lastroni in arenaria gessosa di cm
100x100x14 di spessore, si stendono allineate verso Nord sino a raggiungere il
limite settentrionale. Su questo lato troviamo una prima lastra a coltello di
delimitazione, rotta intenzionalmente per collocare l’ultima tomba
dell’allineamento, dopo la quale è stata messa in
giovedì 3 dicembre 2015
Il tempio di Antas, una perla del panorama archeologico sardo.
Il tempio di Antas, una perla del panorama archeologico sardo, dedicato al Sardus Pater.
di Pierluigi Montalbano
È uno dei monumenti antichi più importanti della Sardegna.
Normalmente i grandi edifici di culto si trovano all’interno dei centri urbani
rilevanti, come avviene a Tharros, Cagliari e Nora. In questo caso abbiamo una
struttura monumentale in età punica e romana edificata in un territorio non
legato a una città ma alle sue risorse economiche di natura mineraria, infatti
l’area in cui sorge era anticamente importante per lo sfruttamento delle
miniere. Il tempio di Antas ha avuto una storia lunga e travagliata fino agli
anni Sessanta perché il tempio del Sardus Pater era noto dalle fonti classiche,
in particolare del geografo greco Tolomeo, ma non si era ancora riusciti ad individuarlo
con precisione. A partire dal Cinquecento, e fino alla metà del Novecento, ci
sono stati vari studiosi che hanno proposto varie ipotesi per identificare
questo tempio del Sardus Pater noto dalle fonti. Alcuni lo collocavano a Capo
Pecora in base alle distanze fra i siti e le città elencate nelle fonti, ma
l’ipotesi che più ha preso piede è quella che lo vedeva collocato a Capo
Frasca. Già nel Seicento un geografo olandese, Filippo Cluverio, proponeva
questa teoria che venne portata avanti nei secoli, tanto che anche il canonico
Spano, fondatore dell’archeologia sarda, collocava il
mercoledì 2 dicembre 2015
Archeologia. Il Lazio dai Colli Albani ai Monti Lepini tra preistoria ed età moderna. Intuizioni, ipotesi e prudenza critica. Qualche riflessione in tema di concezioni, simboli e rituali funerari protostorici, di Filippo Delpino
Archeologia. Il Lazio dai Colli
Albani ai Monti Lepini tra preistoria ed età moderna. Intuizioni, ipotesi e
prudenza critica. Qualche riflessione in tema di concezioni, simboli e rituali
funerari protostorici.
di Filippo Delpino
Al progresso dei nostri studi giovano maggiormente le
intuizioni più o meno brillanti e le ipotesi più o meno ingegnose o l’esercizio
della prudenza critica? E ancora: qual è il limite oltre il quale un’ipotesi da
lecita e suggestiva diviene arbitraria e fuorviante? A questi e a consimili
quesiti non saprei dare una risposta compiuta e articolata che vada al di là
dell’espressione di una generica e un po’ scontata propensione per una sorta di
via mediana: prudenza critica sì, ma senza preclusioni alle suggestioni del
nuovo; apertura a considerare intuizioni ed ipotesi, certamente, ma necessità
anche di sottoporle a vaglio rigoroso. Una necessità non sempre avvertita, un
esercizio non sempre sufficientemente praticato anche e soprattutto quando più
ve ne sarebbe bisogno come nell’interpretazione di aspetti delle concezioni
religiose e delle ideologie funerarie, ambiti questi in cui a mio avviso ci si
muove spesso con eccessiva disinvoltura. Se è senz’altro vero, come ammonisce
Andrea Carandini, che «si può sbagliare in eguale misura sia interpretando
troppo che troppo poco», è anche vero che le ipotesi interpretative non possono
fondarsi solo o principalmente su intuizioni ma debbono essere convalidate da
attenti esami della documentazione archeologica o, quanto meno, debbono trovare
in essa riscontri significativi; poiché ciò non sempre avviene, ritengo che
occorra prendere esplicitamente le distanze da certe
martedì 1 dicembre 2015
Archeologia. Antico rituale fertilistico legato all'agricoltura. Nuova ipotesi interpretativa della situla in bronzo di Capodimonte, nel lago di Bolsena.
Archeologia. Antico rituale fertilistico legato all'agricoltura. Nuova ipotesi interpretativa della situla in bronzo di Capodimonte, nel lago di Bolsena.
di Luigi Catena
Il ritrovamento di una situla di bronzo, nel sito
etrusco di Bisenzio-Capodimonte (lago di Bolsena) rappresenta un raro esempio di un arcaico rituale legato all’agricoltura, alla
fertilità ed alla fecondità della terra. Questo reperto faceva parte di un
arredo tombale, scoperto in una tomba nella necropoli dell’Olmo Bello
(Bisenzio-Capodimonte, IX a.C.). L’azione rituale rappresentata nella
situla è stata interpretata come una ”scena di danzatori contadini e guerrieri
intorno a una figura antropomorfa”. Oggi, con una attenta rilettura del
manufatto, si può dare una nuova interpretazione al rituale in questione. La
scena raffigurata allude a un fatto tipico delle zone vulcaniche, un movimento
tellurico, che di riflesso produsse un innalzamento del livello delle acque del
lago di Bolsena. Fenomeno che ha generato la copertura di molte strutture
abitative e insediative (villaggio Palafitticolo del Gran Carro), e infine la
Iscriviti a:
Post (Atom)









