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Associazione Culturale Honebu

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martedì 23 giugno 2015

Conferenza a Cagliari, da Honebu, dell'archeologo Marco Piga sulla moneta "Sardus Pater".

Conferenza dell'esperto in numismatica antica Marco Piga presso l'Associazione Culturale Honebù
di Mauro Atzei


Abbiamo chiesto all'archeologo lumi sulla moneta conosciuta come “Sardus Pater”, famosa in Sardegna per essere stata, presumibilmente, dedicata al Dio “Babbaj”.
La numismatica è la disciplina che studia scientificamente le monete e la loro storia, a partire dal loro lontanissimo passato e in molti casi è utile agli studiosi per ricostruire parti di storia che potrebbero presentarsi lacunose.
Marco Piga, cagliaritano, laureato in Lettere Classiche con indirizzo archeologico presso il Dipartimento di Archeologia Fenicio Punica della facoltà di Magistero di Cagliari, oltre ad essere un collezionista  tout court di qualsiasi antichità lo appassioni particolarmente (dai giocattoli, ai libri, alle monete, ecc...) è attualmente uno dei maggiori specialisti di numismatica  in Sardegna.
Abbiamo seguito la sua conferenza sulla monetazione antica in Sardegna e siamo rimasti affascinati da quel modo di raccontare, con grande precisione e al contempo con estrema semplicità, un argomento complesso e specialistico come la storia della monetazione in Sardegna sin dall'epoca Cartaginese fino all'annessione dell'isola alle Provincie Romane.
Relativamente a quest'ultimo periodo, l'Epoca Romana, gli abbiamo chiesto lumi sulla moneta conosciuta come “Sardus Pater”, famosa in Sardegna per essere stata, presumibilmente, dedicata ad un Dio mitologico dei Sardi, detto anche “Babbaj”. 
“La moneta comunemente definita “Sardus Pater”, per via della raffigurazione dell’iconografia classica del dio eponimo della Sardegna, unitamente alla legenda “SARD PATER”, presenti nel R/, è un’asse in bronzo della Repubblica Romana e attribuito, nel Corpus Nummorum Romanorum, alla gens Atia.

La sua catalogazione deriva dalla raffigurazione al D/ dell’effigie di Marco Azio Balbo, nonno materno di Ottaviano Augusto; esso è identificato in modo inequivocabile dalla legenda che ne esprime l’appellativo “M ATIVS BALBVS”, seguito dalle lettere “PR” che ne qualificano il titolo politico.”
- Quindi,  in realtà,  la moneta fu coniata in onore di Azio Balbo?
“Il Marco Azio Balbo che compare sul D/di questa moneta, infatti, fu governatore della Sardegna nel 60 a.C. col titolo di Propretore; egli è stato riconosciuto dagli studiosi con l’uomo che Cicerone definì vir in primis honestus, quindi, persona di grande rettitudine e di particolare dirittura morale. Il suo cursus honorum, ricostruito dagli storici in soli tre anni, ci informa che Azio Balbo fu Pretore in Roma nel 61, Propretore in Sardegna nel 60 e che, nel 59 a.C., come ci testimonia Svetonio, fece parte di una commissione di Vigintiviri che presiedettero alla realizzazione della Lex Julia Agraria, introdotta da Cesare nell’Ager Campanus.”
-Cosa si è appurato in definitiva?
“I numismatici hanno stabilito che non è possibile far risalire la coniazione del Sardus Pater all’epoca del nostro magistrato, in quanto, il suo peso rientra nella riduzione ponderale dell’asse romano al sistema quartonciale di 6,79 gr., datato al 39 a.C. durante la guerra tra Cesare Ottaviano e Sesto Pompeo.
Il peso medio del Sardus Pater, infatti, è stato calcolato in circa 6,65 gr. attraverso l’analisi ponderale di centinaia di esemplari esaminati dagli studiosi nel corso degli anni e conservati nelle principali raccolte pubbliche e private nazionali ed estere. Se quest’asse fosse stato battuto nel 60 a.C. sarebbe rientrato, come peso, nella riduzione dell’asse al sistema semionciale di gr. 13,62, come stabilito dalla legge Plautia-Papiria dell’89 a.C.
Non mancano, invero, anche esemplari dal peso ridottissimo (1,45 gr.) ed altri che raggiungono quasi i 10 gr. Questo testimonia, però, come la coniazione del Sardus Pater sia stata estremamente discontinua  con esemplari di conio regolare con legende perfettamente incise che pesano tutti tra i 5 e i 7 gr., ed altri, soprattutto quelli sotto i 5 gr., che costituiscono il 60% del totale, che presentano più o meno evidenti anomalie di conio, da esemplari con legenda regolare al dritto e retrograda al rovescio o viceversa, oppure con ambedue le legende retrograde e le teste speculari rispetto al conio più regolare, fino a grossolani errori di grafia, per non parlare dei ritratti di Azio Balbo e del Sardus Pater spesso rozzamente abbozzati.
L’emissione del Sardus Pater, pertanto, viene datata dai numismatici dopo il 39 a.C. e l’inizio della sua coniazione, quindi, fatta risalire al periodo 38-27 a.C. durante il governatorato della Sardegna da parte di Ottaviano che, diventato Augusto nel 27 a.C., lasciò l’Isola con le altre provincie al Senato Romano”.

Nell’immagine:
Repubblica Romana. Asse detto “Sardus Pater” (AE, 7,80 g., 27mm.), zecca di Sardegna, (38-27a.C.); foto tratta dalla casa d’aste Nomisma, asta 46 del 27/10/2012, lotto 159.

Fonte: http://www.comunecagliarinews.it/


lunedì 22 giugno 2015

Chi erano e in quale periodo della storia del Mediterraneo e dell’antico Egitto, appaiono gli Shardana?

Chi erano e in quale periodo della storia del Mediterraneo e dell’antico Egitto, appaiono gli Shardana?
di Luisanna Usai e Piero Bartoloni


Ma chi erano, dunque, questi cosiddetti Shardana? Erano veramente provenienti dalla Sardegna e al servizio dei faraoni, come ritengono alcuni, oppure, come ritengono altri, dopo una sosta in Egitto, giunsero nell’isola per dare vita a una nuova civiltà? Oppure, in realtà, non hanno alcun rapporto con la Sardegna e tutto ciò che sappiamo è il frutto di pure coincidenze?
Nell’ambito dei cosiddetti "Popoli del Mare" abbiamo visto menzionati più volte come protagonisti gli S˘erden, vocalizzati come Sherdana, Si potrà ritenere che la citazione di questo popolo, nella forma che appare, sia errata, mentre invece la versione corretta è proprio quella di S˘erdana e non di S˘ardana, come comunemente si crede. Sembra che la più antica menzione degli S˘erden sia contenuta nei testi conservati negli archivi della città mesopotamica di Mari, rasa al suolo da Hammurabi di Babilonia attorno al 1750 a. C. Ma le citazioni più frequenti provengono dall’antico Egitto. Per riassumere, gli S˘erden sono segnalati durante i regni dei faraoni Amenophis IV (1367-1350 a.C.), Ramses II (1290-1224 a.C.), Merenptah (1224-1214 a.C), Ramses III (1182-1151 a.C.) e Ramses V (1145-1141 a.C).
Come abbiamo notato, la menzione più antica è dei tempi di Amenophis IV, faraone della XVIII dinastia, nella quale gli
 S˘erden sono citati come truppe mercenarie. Successivamente, durante il regno di Ramses II, faraone della XIX dinastia, gli S˘erden sono citati sempre come "mercenari” cioè come truppe al servizio del faraone o come avversari del suo esercito. Infatti, il resoconto che Ramses II ci ha tramandato sulla battaglia di Qadesh, narra che soldati S˘erden parteciparono al fatto d'arme inquadrati sia nell'esercito egiziano che in quello hittita. Una ulteriore menzione riguarda gli avvenimenti del III anno del regno dello stesso faraone (1277 a. C.): qui gli S˘erden sono ricordati come pirati giunti «dal mare aperto con le loro navi da guerra che nessuno era stato in grado di fronteggiare». Sotto Merenptah, figlio di Ramses II, durante il cui regno ebbe inizio la cosiddetta «invasione dei Popoli del mare», gli S˘erden sono citati come soldati nemici.
Ramses III, faraone della XX dinastia, menziona gli
 S˘erden sia come soldati nemici che  come "mercenari" al servizio del faraone. Tuttavia, alla fine del suo regno, magnificando la pace finalmente raggiunta, dice: «Ai tempi miei feci rimanere oziosi soldati e carri da guerra e gli S˘erden e i K,ehek, potevano dormire tutta la notte nei loro villaggi senza timore». Infine, sotto il governo di Ramses V, gli S˘erden vengono menzionati come proprietari terrieri o affittuari coltivatori di cereali e quindi, come tali, sottoposti a tributo e tenuti a prestare servizio militare.
Per parte mia, più che per un gruppo etnico ben preciso, proveniente dal subcontinente europeo o addirittura
 dalla Sardegna, propenderei per un corpo di mercenari, distinguibili in una specialità militare, al servizio dei signori e dei regnanti dell'area vicino-orientale tra 1400 e 1000 a.C. Ciò soprattutto in relazione all’onomastica dei componenti del gruppo, che è totalmente in linea con quella delle regioni nelle quali queste unità militari prestarono servizio. Dunque in Mesopotamia gli S˘erden avevano nomi per lo più mesopotamici, in Siria nomi propri siriani e in Egitto nomi propri egiziani, escludendo in tal modo una loro provenienza da una sola regione.

domenica 21 giugno 2015

Il Liber Ritualis della Mummia di Zagabria

Il Liber Ritualis della Mummia di Zagabria
di Massimo Pittau

tradotto e commentato

PREMESSA
Il cosiddetto Liber della Mummia di Zagabria è il testo più lungo che possediamo della lingua etrusca. Esso è chiamato in questo modo perché risulta custodito nel «Museo Archeologico» di Zagabria. È detto Liber linteus «libro di lino» perché è costituito da una fascia di lino lunga circa 13 metri e larga circa 40 centimetri.
Fino al presente non si conosceva per nulla il modo e il motivo per i quali questa fascia fosse finita in Egitto; si era parlato in termini molto generici di un probabile “piccolo stanziamento” di individui di nazionalità etrusca nell'Egitto dei Tolomei, ma in realtà non si era fornita alcuna prova di ciò. A giudizio dello scrivente esiste con grande probabilità una ragione precisa della presenza del Liber in Egitto. Si deve premettere che gli aruspici etruschi godevano di larga fama a Roma, fino ad un'epoca molto avanzata. Si tramanda che ancora nel 408, durante l'assedio di Roma, aruspici pronunciarono maledizioni in lingua etrusca per lanciare fulmini sui Visigoti di Alarico. Essi erano consultati anche dai comandati degli eserciti romani prima di prendere le loro decisioni importanti. Ebbene, a giudizio dello scrivente il Liber molto probabilmente arrivò in Egitto con qualche aruspice che seguiva un esercito romano, ad iniziare da quando si insediò in Egitto Marco Antonio nell'anno 52 a. C.
Deceduto l'aruspice e finita dunque la sua attività di divinazione, la fascia di lino non fu più compresa nella sua natura e destinazione, per cui fu tagliata a strisce e adoperata, in maniera impropria, per fasciare una mummia.
Col passare dei secoli la mummia fu acquistata in Egitto nel 1848 da un collezionista croato e in seguito, nel 1867, fu acquisita dal Museo di Zagabria. Qui a un certo punto fu deciso di svolgere le bende della mummia e si constatò che esse contenevano un lungo testo, scritto in inchiostro nero su 12 colonne di circa 35 righe, con una impaginatura di linee in inchiostro rosso. Nel 1892 l’egittologo Jakob Krall, con una sua accurata pubblicazione, dichiarò e dimostrò che il testo era scritto in alfabeto e lingua etruschi, col normale andamento sinistrorso.
Nelle circa 200 righe conservate del Liber risultano scritti quasi 1.200 vocaboli, i quali però, tolte le numerose ripetizioni, si riducono a essere poco più di 500. Probabilmente il Liber costituisce la trascrizione, effettuata nel I secolo a. C., di un testo originario del V secolo, di area etrusca centro-settentrionale.
Com’era ovvio, il Liber attirò subito l’attenzione di

sabato 20 giugno 2015

Archeologia. Chi erano gli Shardana? Come si pronuncia il loro nome?

Chi erano gli Shardana? Come si pronuncia il loro nome?




Ogni tanto si accende l’interesse su un popolo misterioso, quello degli Shardana. Chi erano in realtà?
È un argomento di cui si parla molto, in Sardegna. Vediamo cosa ne pensa il Prof. Piero Bartoloni, che è uno specialista del mondo mediterraneo orientale. Le risposte che seguono sono testualmente le sue.

È vero, un argomento di grande interesse: anzi, un problema di soluzione
 tutt’altro che semplice, questo degli Sherdana. Sì, proprio gli Sherdana e non gli Shardana, come comunemente si è soliti citare questo popolo. Le scoperte epigrafìche più recenti ci forniscono questa vocalizzazione. Infatti, i documenti egiziani di età amarniana, relativi alla XVIIII dinastia egiziana (1560-1230 a.C.), dunque i primi a citare questo gruppo, non permettevano di vocalizzare compiutamente la parola che risultava scritta con le consonanti S˘RDN. La scrittura egiziana geroglifica è costituita da ideogrammi che, assieme al determinativo, compongono la parola, però indicando unicamente le consonanti. Il determinativo era un ideogramma che precedeva la parola che doveva essere scritta e ne riassumeva il significato. Al pari di un arabo contemporaneo, per un antico egiziano era elementare ed automatico inserire le vocali, perché queste, in base alla loro disposizione prefissata, costituivano la stessa struttura grammaticale della parola. Attualmente è scientificamente impossibile attribuire i reali suoni alle singole vocali che presumibilmente erano inserite nelle parole egiziane. Quindi, quando si legge un antico testo geroglifico, al posto delle vocali di norma vengono usati degli shwa, cioè quelle che, nella scienza glottologica, sono delle vocali convenzionali dotate di un suono neutro quale la vocale ë . Per fare un esempio concreto, prendiamo il nome del grande faraone della XIX dinastia, denominato solitamente Ramses, II nome del faraone attualmente viene menzionato sia come Ramses che come Ramesse perché conosciamo le consonanti che lo compongono ma non l’esatta collocazione delle vocali. Il nome era scritto con le sole consonanti nel modo seguente: USMR STPNR RMSS MMN, che generalmente viene vocalizzato con Usimarâ Setepenrâ Ramesse-Miamun ma che questa vocalizzazione sia quella giusta non c'è certezza.
Pertanto, il termine egiziano che comunemente si è soliti indicare foneticamente con
 Sˆardana è inesistente e, comunque, non siamo assolutamente in grado di sostenere che sia corretto. Senza dubbio sarebbe più corretto pronunciare la parola S˘ërëdën. Quindi, l’identificazione del termine egiziano S˘rdn, vocalizzato S˘ërëdën o, se si vuole, S˘ërdën, con la parola S˘ardana è assolutamente arbitraria e in ogni caso, non reale. Come che sia, la parola S˘ardana è una parola creata in età moderna. Lo stesso problema fonetico riguarda la ben nota iscrizione di Nora, dove nella terza riga è tracciata la parola S˘rdn che si è soliti ritenere costituisca la prima menzione scritta della Sardegna. Infatti anche la scrittura fenicia è unicamente consonantica, e quindi non sono indicate le vocali. Come è noto, l’iscrizione di Nora, la cui datazione oscilla tra l'XI e l’VIII secolo a. C., è di lettura difficile e controversa, ma praticamente tutti gli epigrafisti sono ancora oggi quasi tutti concordi nel ritenere che nella terza riga sia realmente nominata la Sardegna. La soluzione del dilemma sulla pronuncia del termine Srdn si è avuta solo recentemente, perché solo da poco tempo ai testi amarniani, cioè della XVIII dinastia dell’antico Egitto, scritti in caratteri geroglifici e lingua egiziana, si sono aggiunti quelli ugaritici, di contenuto diplomatico, e dunque scritti in lingua accadica. Ugarit, città-stato della costa siriana, fu distrutta durante l’invasione dei Popoli del Mare e non più ricostruita. Infatti, documenti in lingua accadica, recentemente scoperti in area mesopotamica e siriana, più tardi di circa duecento anni rispetto a quell’evento,
permettono finalmente di vocalizzare la parola
 S˘RDN con la pronuncia Sherdana. Come è noto, la lingua egiziana geroglifica era scritta con le sole consonanti e senza vocali, che di norma vengono foneticamente sostituite dallo shwa, vocale inesistente nella realtà e appunto per questo utilizzata nell'ambito degli studi glottologici e linguistici. Invece, la lingua accadica, appartenente al gruppo semitico orientale, come Fattuale lingua araba utilizzava tre vocali, rispettivamente la a, la e/i e la o/u (ad esempio Qetab oppure Qitab^ Omar oppure Umar). Queste vocali erano assolutamente inconfondibili tra di loro e non potevano essere sostituite da vocali appartenenti ad altri gruppi, pena il radicale mutamento di significato della parola. In questo caso anche l’onomastica concorre a risolvere il problema, perché sulla base dei testi pervenutici si può constatare che i soldati Serdana in Egitto avevano nomi propri egiziani mentre a Ugarit i loro nomi erano siriani e in Mesopotamia accadici. Come è noto, la scrittura accadica non è pseudo-alfabetica, come quella fenicia, bensì sillabica, composta cioè da (ottantaquattro) sillabe. Queste, precedute da un carattere determinativo di origine sumera e combinate tra di loro formavano l’insieme dei termini del vocabolario. Tra le antiche scritture vicino-orientali, solo la lingua accadica, oggi morta, presentava le vocali. Queste erano unicamente tre; la vocale a, la vocale e/i e la vocale o/u. Le vocali e/i e o/u erano considerate omofoniche, cioè con lo stesso valore fonetico e dunque intercambiabili. Pertanto, una parola accadica poteva essere pronunciata indifferentemente con la vocale e o con la vocale i, ma la stessa parola con un'altra vocale, ad esempio con la a, assumeva ovviamente un altro significato totalmente diverso. Nei testi ugaritici il termine indicante i mercenari in questione è scritto S˘erdana, con la prima vocale e/i e non a, poiché altrimenti avrebbe assunto con ogni probabilità un significato completamente diverso. Pertanto, grazie soprattutto alla lingua accadica, ecco finalmente risolto l'annoso problema della corretta pronuncia della parola S˘erdana indicante questo nucleo di personaggi attivi nell’area del Vicino Oriente tra il XV e il XII secolo a.C. e inseriti tra l’altro nell’elenco egiziano dei cosiddetti "Popoli del Mare". In definitiva, se ne ricava che a volte la storia è molto più semplice di quanto immaginiamo possa essere stata e, spesso, è ben diversa da come qualcuno vorrebbe che fosse stata. 

venerdì 19 giugno 2015

Il problema degli Shardana, di Ercole Contu.

Il problema degli Shardana 
(da E. Contu , Come l'archeologia risponde alla domanda: "Quando?". Con alcuni casi della Sardegna)  

«La questione, che tocca vari aspetti dei problemi sin qui trattati ed altri specifici ne include, è stata ripresa di recente, con una certa attenzione, in alcuni articoli su un giornale, dal linguista Massimo Pittau e dallo storico  Giovanni Dejana. In essi si avanza di nuovo la domanda se i Shardana (Shrdn) debbano essere identificati o no con i Sardi Nuragici; domanda alla quale io ritengo che debba essere data risposta negativa. 
Infatti, nonostante l'entusiasmo e i buoni propositi che manifesta, mi ha lasciato del tutto indifferente il volume di Leonardo Melis, su questo specifico argomento; nonché quello, già di livello più elevato ma pur sempre giornalistico e più documentato (ma con bibliografia insufficiente) di S. FRAU sulle
 Colonne d'Ercole. E altrettanto dico del più recente volume di un vero archeologo come Giovanni Ugas.
Conclusioni negative che avevo già espresso in un congresso della Tafts University- Medford-Boston, pubblicato nel 1998.
 
Ora è dello stesso parere anche Massimo Pittau, che è piuttosto orientato a riconoscere, fra i Popoli del Mare, i sardi  nel popolo dei Tyrsenoi - Tursci - Tursceni (Trsh) (cioè Tyrrenòi, cioè - da tyr = torre - costruttori di torri), con cui prima si identificavano gli Etruschi; ma solo i Nuragici sono costruttori di torri: i nuraghi appunto. Mentre Giovanni Dejana è ancora del parere che l'identificazione dei Sardi con gli Shardana sia possibile.
 
Infatti, almeno una volta, nelle fonti classiche, non come di solito gli Etruschi, ma proprio gli abitanti della Sardegna sono chiamati Tirreni (Strabone, V., 2, 7).
Vorrei anche ricordare che le parole, di sole consonanti, Shrdn e Trsh dipendono dal fatto che gli Egizi, i Fenici, gli antichi Ebrei e gli Arabi attuali non scrivono le vocali ma solo appunto le consonanti (come facciamo noi oggi nel codice fiscale!).
       
Oltre che sul nome Shardana si insiste anche troppo sulla somiglianza, che invece è ben poca (come concorda, in una conversazione avuta con lui, anche il collega Alberto Moravetti), fra le figure dei Shardana dei monumenti egizi e quelle dei bronzetti nuragici. Lo stesso scudo piccolo e rotondo, elemento molto diffuso e comune (specie in ambito assiro-babilonese), è troppo poco; la spada è diversa, l'elmo a pennacchio, pur con la presenza delle corna, è molto diverso; altrettanto il vestiario e la corazza. Maggiore, almeno per l'elmo, sarebbe la somiglianza di questi Shardana con un famoso bronzetto del XII a.C., da Enkomi (Cipro), raffigurazione di una  divinità con elmo cornuto, ma priva di scudo e spada. E questa figura ricorda, per l'ornamento corniforme, ancor meglio un dio della guerra e della fertilità, il mesopotamico-fenicio Baal, rappresentato in una stele da Ugarit (Siria), del XIV-XIII a.C., conservata al Louvre. Ancor maggiore è la rassomiglianza con l'elmo del Vaso dei Guerrieri,  trovato a Micene e datatato al 1200 a.C. Tutti, è vero, hanno un elmo cornuto, ma a Cipro l'elmo è a caschetto, mentre ad Ugarit è coprente ed ha una lunga appendice conica;  a Micene invece l'elmo ricorda quello con paraguance di epoca classica ma ha un prolungamento superiore a tazzina con pennacchio. L'elmo cornuto peraltro era presente, molto più tardi, anche presso gli Etruschi, presso i Galli e in tempi ancor più recenti presso i Vichinghi.
I
 Shardana, uno dei “Popoli del Mare”, che più ci interessano sono quelli rappresentati in Egitto, intorno al XIII a.C., soprattutto in scene di guerra marittima, a Medinet Habu (guerrieri con elmi cornuti o piumati e scudi rotondi). Ma, come dicono P. F. Stary e Robert Tykot «se è vero che c’è qualche rassomiglianza, questo sarebbe un argomento che collegherebbe anche con i ritrovamenti del Vicino Oriente e dell’Egeo; ma tali ritrovamenti suggeriscono datazioni al IX e VIII a.C., come per i bronzetti nuragici». Tutt’al più, precisa TYKOT, si tratterebbe, per gli Shardana, di popoli orientali facenti parte della colonizzazione fenicia, giunti in Sardegna più o meno «fra il 1100 e l’800 a.C.».
Ma tutta questa interpretazione, che pure trova tanti sostenitori e detrattori, è basata  solo su una assonanza di nomi (gli Shardana rispetto ai Sardoi, Sardi), che ignora discrepanze cronologiche e culturali; e che, sia nel nome intero, che più ancora in quello spezzato, proposto da qualcuno (shar=signore +
 dana= nome di una tribù di Israele) potrebbe trovare molte corrispondenze in varie zone d'Europa, e del Levante e dell'Occidente mediterraneo. E quando i richiami sono troppi, a me sembrano ancor meno significativi. Altrimenti bisognerebbe  credere che i nostri Shardana e similari avessero "invaso", non solo l'Egitto, ma tutto il mondo allora conosciuto! Il che sarebbe davvero eccessivo.
Perciò è meglio pensare che si tratti di semplici fenomeni di “convergenza”, sia linguistici che culturali in genere.
Per giunta nemmeno gli ultimi scavi di Vincenzo Santoni a Su Monte di Sorradile, che vorrebbero rialzare i bronzi nuragici al XII-IX a.C., avvicinandoli così, almeno cronologicamente, agli Shardana, mancano di prove in contrario; visto che Paolo Bernardini ha fatto notare che è anche presente nel sito una coppa carenata di imitazione fenicia, databile invece all'VIII a.C.
Da queste considerazioni deriva anche che - benché io non sia dello stesso parere - potrebbe essere giustificata l'affermazione di Giovanni Lilliu che i bronzetti e la scultura in pietra, noti come "nuragici", dovrebbero invece chiamarsi "postnuragici", perché posteriori all'esaurirsi dell'architettura nuragica, quando sembra che nella stessa cultura avesse prevalso, con lo sviluppo della navigazione, il dominio del mare.»


Fonte: “Aidu Entos. Archeologia e Beni Culturali”, Università di Sassari, 2007, Anno I, n. 1, pp. 5-8, e in specie pp. 7-8.

giovedì 18 giugno 2015

Archeologia in Sardegna: Dal Bronzo al Ferro.

Archeologia in Sardegna: Dal Bronzo al Ferro.
di Franco Campus, Valentina Leonelli, Fulvia Lo Schiavo

La transizione culturale dall'età del bronzo all'età del ferro nella Sardegna nuragica in relazione con l'Italia tirrenica.
Il Bronzo finale in particolare è stato suddiviso in tre fasi che sembrano corrispondere alla distinzione che contemporaneamente si è operata sulla base dei ripostigli di bronzi (figg. 1 e 2) . Le tre fasi BF1-BF2 BF3/PF1A sono state identificate e si fondano su diversi contesti sicuri e sulla base di un sistema incrociato di dati relativi a un buon numero di siti.

Allo stato attuale delle conoscenze, è ingiustificato negare che la fine dell’età del Bronzo rappresenti l’epilogo di una crisi di vasta portata nel sistema socio-economico e politico nuragico, le cui ragioni vanno ricercate entro l’età del Bronzo, molto prima dell’inizio dell’età del Ferro . Non potendo in questa sede affrontare in modo esaustivo e sistematico tutte le ultime acquisizioni recenti si è deciso di focalizzare l’attenzione su alcuni siti oggetto di indagini recenti da parte dei relatori e che ci è sembrato possano costituire un’utile trama per affrontare le diverse tematiche oggetto del contributo (fig. 3). Se la seconda fase del BR e gli inizi del BF si caratterizzano per un evidente boom demografico, capanne sempre più ampie e i villaggi sempre più vasti, nell’ultima delle fasi del Bronzo finale moltissimi nuraghi sono abbandonati, in quasi tutto il territorio isolano, probabilmente a causa di cedimenti strutturali delle parti sommitali.
I tre nuraghi complessi presi in considerazione il Santu Antine di Torralba , l’Alvu di Pozzomaggiore e l’Adoni di Villanovatulo , ma si potrebbe aggiungere anche l’Arrubiu di Orroli (fig. 4), mostrano labili tracce della fase BF3/PF1A. Nel caso del nuraghe Santu Antine con l’abbandono avviene anche una sorta di sacralizzazione del pozzo-cisterna all’interno della torre nord messo in luce negli scavi 2005 (figg. 5-6). Sul fondo della struttura, profonda oltre 5 metri, fu deposto un

mercoledì 17 giugno 2015

Eventi: Honebu presenta Alfonso Stiglitz: "l'invenzione del sardo pellita". Venerdì 19 Giugno.

Associazione Culturale Honebu


Venerdì sera, 19 Giugno, alle ore 19.00, nuovo appuntamento da Honebu con "Il salotto della cultura", in Via Fratelli Bandiera 100 a Cagliari / Pirri.
Relatore sarà l'archeologo Alfonso Stiglitz che presenterà il tyema: "L'invenzione del Sardo Pellita".

E' gradita la condivisione dell'evento.

Ingresso libero, apertura sala alle 18.45

L'Associazione Culturale Honebu offrirà una serie di appuntamenti anche per il mese di Giugno, tutti alle 19, nella sala di Via Fratelli Bandiera 100 a Cagliari / Pirri.


Martedì 23 Nando Cuccu: Nell’animo dettati di parole (serata musicale e letteraria)

Venerdì 26 Salvatore Dedola: Etimologia dei monumenti archeologici

Lunedì 29 Giugno, Arnold  Lebeuf: "Il Pozzo di Santa Cristina"

Martedì 30 Stefano Salvatici: Il potere dell'intelligenza emotiva