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Associazione Culturale Honebu

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mercoledì 20 maggio 2015

Archeologia. Una tavoletta in cuneiforme del 1350 a.C. scoperta a Gerusalemme

Una tavoletta in cuneiforme del 1350 a.C. scoperta a Gerusalemme


























Uno staff di archeologi della Hebrew University, la più antica Università Israeliana, hanno portato alla luce a Gerusalemme un frammento di tavoletta risalente a circa 3350 anni fa. E’ il più antico esempio di scrittura mai trovato nella Città Santa.
Il manufatto è molto piccolo, appena 2 cm di larghezza per 2,8 di altezza, e riporta segni cuneiformi. E’ stato scoperto passando al setaccio il materiale di scavo di una torre del X  a.C. L’area del ritrovamento è a sud delle mura della Città Vecchia, nella Gerusalemme Est controllata da Israele. Il frammento farebbe parte di un documento degli archivi reali e testimonierebbe l’importanza della città di Gerusalemme già nel periodo del Bronzo Tardo.
Gli studiosi dell’Institute of Archaeology della Hebrew University confermano l’alta qualità del ritrovamento. Il testo fa parte di una missiva reale inviata dal re Gerusalemme al faraone egiziano Amenhotep IV, meglio conosciuto come Akhenaton, sposo della regina Nefertiti. Occorre aggiungere che la favorita del faraone era Kiya, una principessa straniera che gli diede un figlio celebre: Tutankhamon. Amenhotep IV è passato alla storia come il faraone eretico perché tentò di sostituire il dio Amon con un nuovo culto monoteista adoratore del dio Aton, in conflitto con il potente clero tebano. Alla stessa epoca del frammento israeliano risalgono le celebri tavolette rinvenute a El Amarna, che si ritiene siano parte degli archivi reali di Akhenaton.
In quel periodo sono attestate le prime testimonianze di Gerusalemme come città -stato indipendente, governata da un re.
Prima d’ora il più antico esempio di scrittura trovato a Gerusalemme era una tavoletta risalente al regno di Ezechia, da collocare tra la fine del VIII e l’inizio del VII a.C.

Foto: Hebrew University

martedì 19 maggio 2015

Religione degli Etruschi. Il Fegato di Piacenza, di Massimo Pittau

Religione degli Etruschi. Il Fegato di Piacenza        
di Massimo Pittau


Cliccare sull'immagine per ingrandire
(NRIE 31; TLE, TETC 719; ET, Pa 4.2 - rec)

Premessa

Il «fegato di Piacenza» è un modellino in bronzo di un fegato di ovino, trovato nel 1877 propriamente a Gossolengo, in provincia di Piacenza. Esso è molto importante sia dal punto di vista della religione degli Etruschi, sia da quello della loro lingua. Infatti porta inciso in lingua etrusca e dentro apposite 40 caselle, il nome di alcune decine di dèi e di semidei o “teonimi” e doveva avere, rispetto alla «disciplina etrusca» e, più di preciso, alla aruspicina od epatoscopia, la finalità di sussidio mnemonico ad uso dell'aruspice e di sussidio didattico a vantaggio dei discepoli-apprendisti. Questo modellino bronzeo di fegato trova riscontro in altri trovati in Etruria ma fatti di terracotta, del tutto simili, a quelli trovati, in numero di circa 30, nella lontana Babilonia. E questa notevole corrispondenza costituisce evidentemente una importante conferma dell'origine medio-orientale degli Etruschi.
Intanto c'è da premettere che come documento linguistico il fegato di Piacenza appartiene al periodo del neo-etrusco, cioè, storicamente, al periodo ellenistico, tra i secoli IV e I avanti Cristo, come è chiaramente dimostrato anche dalla lunga serie di dèi e semidei greci che vi risultano incisi accanto a quelli propriamente etruschi.
È poi da precisare che, allineati e separati l'uno dall'altro, come sono, in altrettante caselle, i nomi degli dèi e dei semidei non offrono propriamente un "contesto linguistico", per cui ai fini della "traduzione" di ciascuno non è possibile trarre lumi dal nome di un altro vicino oppure lontano. In altre parole dico che noi non abbiamo di fronte delle “frasi”, ma abbiamo solamente

lunedì 18 maggio 2015

Archeologia in Sardegna. Pozzo sacro di Milis, a Golfo Aranci, abbandonato a sé stesso?

Archeologia in Sardegna. Pozzo sacro di Milis, a Golfo Aranci, abbandonato a sé stesso?


L’edificio si trova a monte di Golfo Aranci e per raggiungerlo bisogna uscire da Olbia e prendere la litoranea di Pittulongu (strada provinciale 82). Giunti alla stazione di Golfo Aranci, si prosegue a piedi lungo la linea ferroviaria per circa 300 metri fino a trovare il pozzo, dietro un muretto di cemento. 
Il pozzo fu parzialmente demolito nell'Ottocento, per costruire la stazione. Si conservano la scala di 40 gradini e la grande camera del pozzo. È costruito con filari regolari di conci di scisto, calcare e granito, accuratamente lavorati. C’è da osservare che la scala oggi è chiusa da un muro di recente costruzione. La pregevole copertura a gradoni del

domenica 17 maggio 2015

Archeologia. Scoperta la più grande città sotterranea del mondo, è del 3000 a.C.

Archeologia. Scoperta la più grande città sotterranea del mondo, è del 3000 a.C.

Gli archeologi turchi ritengono di avere scoperto in Cappadocia nei pressi di Nevsehir quella che potrebbe essere la più grande città sotterranea antica del mondo, databile al 3000 a.C., che occuperebbe secondo i geo-radar una superficie di 65 ettari, ossia pari a 65 campi da calcio, con un dedalo di gallerie che si estende per oltre 7 km. La città sotterranea è stata individuata per caso: nel 2012 degli operai che stavano demolendo alcuni edifici si sono imbattuti in una grande caverna costruita. I lavori sono stati subito interrotti e sono accorsi archeologi e geo-fisici. Gli scavi condotti finora hanno permesso di determinare che la grande città sotterranea comprende templi, case, bagni, cucine, scale, oltre a lunghe strade-gallerie che la solcano in ogni direzione. Secondo gli archeologi le strutture più significative risalgono

sabato 16 maggio 2015

Archeologia. Ritrovata a Zurigo una "porta del tempo" di 5000 anni fa.

Archeologia. Ritrovata a Zurigo una "porta del tempo" di 5000 anni fa.
di Francesco Amorosino




























Il manufatto, uno dei più antichi ritrovati in Europa, risalirebbe al 3063 a.C. ed è stato scoperto durante i lavori per la costruzione di un parcheggio sotterraneo.
Una porta che conduce verso un tempo lontano, dalla Svizzera odierna si giunge fino a 3000 anni prima della nascita di Cristo, quando in Inghilterra venivano erette le misteriose pietre di Stonehenge. Quello ritrovato a Zurigo è un manufatto molto speciale: una porta vecchia oltre 5000 anni, forse una delle prime mai costruite, recuperata in "condizioni eccezionali", secondo gli archeologi.
"Si tratta di una delle porte più antiche mai rinvenute in Europa", ha detto Niels Bleicher, scienziato a capo del Dipartimento per la preservazione dei monumenti di Zurigo, spiegando che il reperto, alto circa un metro e mezzo e largo 88 centimetri, proviene dalla cultura Horgen, tipica di quella zona della Svizzera. La porta è fatta di legno di pioppo con una tecnica che garantisce "solidità ed eleganza" secondo quanto sostiene lo scienziato. L'oggetto si è conservato tanto bene che anche le maniglie in legno sono giunte sino a noi.
La porta era parte di una casa costruita con pali di legno, molto massiccia, per tenere all'esterno il vento freddo che spirava dal lago di Zurigo. In quella zona, infatti, secondo le tracce trovate dagli archeologi, esistevano almeno cinque villaggi neolitici presenti tra il 3700 e il 2500 avanti Cristo. Oltre alla porta sono emersi altri manufatti interessanti, come un pugnale in selce e un elaborato arco da caccia.
Quella Horgen è una delle molteplici culture archeologiche nate in Svizzera nel periodo neolitico, e prende il nome da uno dei principali siti in cui sono state trovati i primi reperti. L'area interessata va dal nord della Svizzera fino al sud-est della Germania, nei pressi del lago Costanza, ma potrebbe anche essersi estesa oltre. Fu un periodo caratterizzato da una minore cura per la ceramica ma da una sviluppata industria della selce, che ha portato alla realizzazione di eleganti strumenti di pietra, mentre importanti erano i maiali, le cui ossa sono le più comuni tra quelle ritrovate nei villaggi.
La porta, che secondo Bleicher risalirebbe al 3063 avanti Cristo, è molto simile ad un'altra trovata vicino alla città di Pfaeffikon, mentre una terza porta conosciuta, realizzata da un unico pezzo di legno, risalirebbe al 3700 a.C., secondo quanto riferito dall'archeologo. L'intenzione è quella di portare il manufatto in un museo dopo che sarà prelevato dal luogo del ritrovamento e trattato per prevenirne il deterioramento. La porta è stata rinvenuta in un cantiere per la realizzazione di un parcheggio nei pressi del teatro dell'Opera di Zurigo.
Questa scoperta fa riflettere ancora una volta sui tesori che potrebbero celarsi sotto le case di chi vive in città antiche, ma anche più recenti, come il caso di New York, dove il cantiere di Ground 0 ha restituito una imbarcazione del 18esimo secolo, oppure di Roma, dove è praticamente impossibile 'scavare' senza compiere qualche incredibile scoperta.

Fonte: http://www.nannimagazine.it/articolo/5865/Ritrovata-a-Zurigo-la-porta-del-tempo-

venerdì 15 maggio 2015

Archeologia: conferenza di Alfonso Stiglitz a Cagliari: "Sardegna ed Egitto, Shardana e dintorni".



Archeologia: conferenza di Alfonso Stiglitz a Cagliari: 
"Sardegna ed Egitto, Shardana e dintorni".



L'appuntamento è per questa sera, venerdì 15 Maggio, alle ore 19.00, nella sala dell'Associazione Culturale Honebu, tel 0702044611, in Via Fratelli Bandiera 100 Cagliari/Pirri.
L'archeologo Alfonso Stiglitz sarà relatore sul tema: "Sardegna ed Egitto, Shardana e dintorni".

In un suo scritto giornalistico del 2006, Alfonso Stiglitz scriveva:
Uno dei miti più profondamente radicati nel nostro immaginario quotidiano è quello degli “Shardana dal cuore ribelle”, balentes ante litteram. Agenzie di viaggio, marchi commerciali, libri di successo, società per lo studio della genetica, sono tutti portatori di quel nome e propagatori di una lettura ideologica della storia. 
Ma è una storia vera? Chi erano veramente gli Shardana?
Mentre oggi si continuano a ripetere gli stereotipi di un secolo fa, basati su una lettura credulona dei testi propagandistici dei faraoni, in Vicino Oriente gli archeologi scavano i luoghi delle gesta degli Shardana e degli altri “popoli del mare”, fornendoci dati oggettivi sulla loro vita quotidiana, mostrandoci come poco o nulla avessero a che fare con la Sardegna.
I testi dei faraoni ci hanno fatto credere a un’invasione che, tra il XIII e il XII a.C., avrebbe causato un vero crollo di civiltà nel Vicino Oriente: palazzi micenei, città (Ugarit), regni (Ittiti) tutti spazzati via dal maglio di questi barbari devastatori. Oggi a quella invasione dei “popoli del mare” quasi nessuno crede più. D’altra parte nessuno crede più al vecchio racconto ottocentesco di una storia fatta di invasioni e migrazioni, è stata cancellata quella degli Hyksos, non è mai esistita quella degli Amorrei e forti dubbi abbiamo su quella dei Dori. Lo stesso nome “popoli del mare” è frutto di un’errata lettura, come ha mostrato Sergio Donadoni negli anni ’60, sarebbe meglio tradurre “i barbari della pirateria” che, all’epoca, era un’attività commerciale aggressiva e antistatale e non un'invasione militare.
Se abbandoniamo la propaganda faraonica e ci rivolgiamo ai dati concreti, vediamo che gli Shardana sono presenti nel Vicino Oriente, a Biblo e a Ugarit, secoli prima della presunta invasione.


Durante la serata, nella quale Stiglitz articolerà l'intervento sugli Shardana, sarà presentato il programma di Honebu e gli obiettivi che l'Associazione Culturale pone al centro della propria mission, ossia creare un luogo di incontro dove studiosi e artisti, possano condividere le proprie conoscenze con gli associati.
Partecipate numerosi, il successo dell'associazione è legato al vostro gradimento. 

Link su facebook: https://www.facebook.com/events/1445140079113958/

Ingresso libero. E' gradita la condivisione dell'evento. 


giovedì 14 maggio 2015

Fenici in Sardegna. Videocorso di archeologia, ventiduesima lezione.

Videocorso di archeologia, ventiduesima lezione: Fenici in Sardegna






Università di Quartu Sant'Elena
Riprese di Fabrizio Cannas
Relatore Pierluigi Montalbano




L'età fenicia costituisce un nodo cruciale per la comprensione degli avvenimenti che dall'età del Bronzo portarono all'età del Ferro. In questo video si illustrano una serie di avvenimenti che testimoniano la frequentazione fra nuragici e commercianti levantini.

Il corso dell'anno accademico 2014/2015 si svolge nell'aula magna dell'Università di Quartu Sant'Elena, ogni martedì alle ore 17.00, in Viale Colombo 169.
Con la collaborazione dell'istituto, del videomaker Fabrizio Cannas e del docente, Pierluigi Montalbano, saranno offerte sul canale Youtube tutte le lezioni di archeologia previste nel programma. L'accesso è libero e gratuito.
I lettori sono invitati a proporre suggerimenti per migliorare la fruibilità o altre caratteristiche.
Se qualcuno fosse interessato a collaborare, ad esempio inserendo i sottotitoli in inglese, sarebbe il benvenuto. Per visionare le lezioni è sufficiente cliccare sui link sotto.
Buon ascolto e buona visione.


22° Lezione: Fenici  in Sardegna

21° Lezione: L'età fenicia nel Vicino Oriente

20° Lezione: I Giganti di Monte Prama

19° Lezione: Le Navicelle Bronzee

18° Lezione: I Bronzetti Nuragici

17° Lezione: L'antica metallurgia in Sardegna

16° Lezione: I Pozzi Sacri 

15° Lezione: Le Capanne delle Riunioni

14° Lezione: Dai Nuraghi a Tholos all'urbanizzazione

13° Lezione: Le guerre dei Popoli del mare

12° Lezione: I micenei nel Mediterraneo

11° Lezione: La Civiltà Minoica e la talassocrazia

10° Lezione: Le antiche ceramiche sarde

9° Lezione: I Nuraghi a Tholos

8° Lezione: Architetture funerarie, le Tombe di Giganti


7° Lezione: I nuraghi a corridoio e il Sistema Onnis


6° Lezione: L'alba della Civiltà Nuragica

5° Lezione: Le Domus de Janas e il culto dei defunti


4° Lezione: Dall'età della pietra all'età dei metalli

3° Lezione: Le prime civiltà del Mediterraneo


2° Lezione: scavo, stratigrafia, fonti e materiali

mercoledì 13 maggio 2015

Archeologia. Storie di prigioni e penitenziari.

Santo Stefano, il penitenziario-teatro
di Romano Maria Levante
















Se è vero che dalle carceri si misura la civiltà di un popolo, l’archeologia carceraria è storia da rispettare e memoria da valorizzare
Luigi Settembrini, che vi fu rinchiuso per otto anni, scrive che quando vi entrò tra i suoi cinque compagni di cella c’era “un abruzzese di un villaggio presso Teramo, e chiamasi Giovanni”, condannato per complicità in undici omicidi, compiuti dal “signore suo padrone” e dai suoi sgherri, aveva solo bussato alla porta eseguendo l’ordine ricevuto, un superstite dell’eccidio lo denunciò e lui fece i nomi dei colpevoli: sei di loro e il padrone impiccati, “egli con altri dannato all’ergastolo, dove è giunto da pochi mesi”. Questa “ouverture” ci introduce al “teatro” di Santo Stefano.
Ha la forma e la struttura di un vero teatro, la sua planimetria rimpicciolita è perfettamente sovrapponibile a quella del San Carlo di Napoli. I tre ordini di palchi diventano celle poste a semicerchio nella concezione “panottica” tipica del teatro, che assicura visione totale della scena da ogni punto. Me mentre nel teatro la scena è al centro dove convergono gli sguardi dai palchi tutt’intorno, nel carcere è l’opposto, gli sguardi delle sentinelle poste al centro devono potersi diramare verso le celle, tutte sotto continua sorveglianza. Al motivo funzionale di praticità ed efficacia per la vigilanza se ne aggiungeva uno quasi subliminale nella concezione di quell’epoca che per recuperare i detenuti occorreva

martedì 12 maggio 2015

Honebu, gli appuntamenti di Maggio della nostra Associazione.

Honebu, gli appuntamenti di Maggio della nostra Associazione.



Buongiorno, sono lieto di invitarvi agli appuntamenti di Maggio 2015, nella sede dell'Associazione Culturale Honebu, in Via Fratelli Bandiera 100 Cagliari / Pirri, sempre alle ore 19, tel. 0702044611 - 3382070515, nell'ambito della rassegna "il salotto della cultura". 

Le serate Honebu si svolgono il martedì e il venerdì alle ore 19, sempre nella sede di Cagliari.
Questa settimana incontreremo Maria Rosaria Randaccio che ci parlerà di Zona Franca in Sardegna, martedì 12 alle ore 19.00, e Alfonso Stiglitz che sarà relatore sul tema: "Sardegna ed Egitto, Shardana e dintorni", venerdì 15 alle ore 19.

Al termine di ogni serata è previsto il dibattito.
Partecipate numerosi, il successo dell'associazione è legato al vostro gradimento.
E' gradita la condivisione dell'evento.

https://www.facebook.com/events/1445140079113958/

Colgo l'occasione per segnalare l'avvio del corso base di fotografia, programmato per sabato 22 e domenica 23 Maggio.  
Per l'iscrizione ai corsi è sufficiente associarsi a Honebu telefonando al 0702044611 oppure al 3382070515, o passando direttamente in segreteria.




lunedì 11 maggio 2015

Fenici in Sardegna

Fenici in Sardegna
di Pierluigi Montalbano






















In Sardegna, a differenza di ciò che accadde in Sicilia, l’elemento greco non è diffuso: a parte Olbia e poche altre tracce, i manufatti greci erano di importazione. Ancora oggi non sono chiare le dinamiche di incontro e assimilazione fra nuragici e commercianti di età fenicia. I levantini arrivano sempre con atteggiamento pacifico perché l’obiettivo era quello di reperire soprattutto materiali metallici nei territori nei quali sbarcavano. Le risorse erano in mano ai nuragici, e i fenici avevano la necessità di scambiare acquisendo risorse utili alle proprie necessità.
Fino agli anni Ottanta, studiosi come Barreca e Moscati ritenevano che la fondazione delle colonie (fine VIII-VII a.C.) seguisse un periodo di frequentazione di alcuni secoli, un periodo di pre-colonizzazione. Oggi, invece, riteniamo che questa fase vede l’arrivo di genti levantine, provenienti quindi dal Mediterraneo Orientale, che instaurano buoni rapporti con i nuragici e danno vita a una collaborazione proficua per entrambi, come testimoniano i materiali orientali trovati nell'isola. Queste stesse genti sbarcarono in nord-Africa, Baleari, Sicilia e Spagna alla ricerca di nuovi sbocchi commerciali e risorse minerarie.
La cronologia di questo fenomeno di frequentazione levantina si assegna ai secoli XI-IX a.C. Gli studiosi concordano sul fatto che il ruolo di protagonista è portato avanti dalla città di Tiro, che inizia a fondare empori commerciali a Cipro e, poi, sempre più a occidente. Insieme ai tiri, ci sono varie popolazioni orientali: Aramei (semitici stanziati presso Damasco), Filistei (stanziati nella Palestina meridionale nella Pentapoli filistea), Siriani (stanziati a nord del Libano), Eubei (greci dell’isola di Eubea), Ciprioti e altri. Le navi erano composte da equipaggio misto, erano verosimilmente