domenica 10 maggio 2015
Archeologia. La ceramica antica in Sardegna, dal Neolitico alla Civiltà Nuragica.
Archeologia. La ceramica antica in Sardegna, dal Neolitico alla Civiltà Nuragica.
di Pierluigi Montalbano
Neolitico
La Sardegna protostorica è caratterizzata da un’età aurea in cui caccia, pesca e agricoltura contribuivano al raggiungimento del benessere di quel pacifico popolo di laboriosi artigiani che producevano ceramiche riccamente decorate. Erano plasmate sapientemente e commerciate in ogni angolo dell’isola. Le tracce di quelle antiche culture si trovano anche in Francia, Spagna, nord-Africa e coste tirreniche.
In quell'epoca i sardi non avevano bisogno di torri e mura, vivevano in villaggi corredati di luoghi per il culto e zone funerarie. Il Neolitico sardo dal 6.000 al 3.000 a.C. fu un’epoca di fioritura artistica e le ceramiche sono lo specchio della cronologia sarda fino all'età fenicia che creò un nuovo gusto e quello stile inconfondibile che dal X a.C. si diffuse rapidamente lungo tutte le coste.
Il fermento culturale di questo lunghissimo periodo aiuta la comprensione dello stile di vita dei sardi e la povertà delle ceramiche nuragiche si scontra con le maestose architetture che svettano sul panorama isolano. La ricchezza, l'abbondanza e la bellezza artistica dei manufatti contrasta fortemente con la linearità e l'assenza di icone del periodo nuragico.
I sardi del VI Millennio a.C. creavano vasi con decorazioni della Dea Madre nelle anse, nel V Millennio realizzavano belle decorazioni cardiali che proseguono nel IV Millennio con l’aggiunta di anse a rocchetto e decorazioni colorate, a volte antropomorfe, nel III Millennio riportavano il colore dei metalli (e del sole e della luna) nei grandi vasi della cultura Ozieri e in quella Monte Claro.
Calcolitico e Bronzo Antico
A cavallo del II Millennio parteciparono alla koinè del campaniforme, un gusto internazionale che si manifestò nel Mediterraneo fino alle Alpi e agli Appennini, ma durante la civiltà nuragica, ossia a partire dalla fine del XVIII a.C., si perde questo gusto creativo e le risorse sono investite nella realizzazione di edifici immensi costruiti in pietra locale. Solo intorno al XI a.C. le ceramiche sarde riprendono un gusto decorativo che le porta a rivaleggiare in bellezza con quelle micenee. La differenza sostanziale fra queste e quelle è facilmente individuabile in tutti i musei: le ceramiche sarde sono incise, le micenee (o comunque levantine) sono dipinte. Proprio in questo periodo la civiltà nuragica pone le basi per una rivoluzione sociale che porterà, a partire dal X a.C., a non costruire più le alte torri, e a trasformare i nuraghi in buono stato di
di Pierluigi Montalbano
Neolitico
La Sardegna protostorica è caratterizzata da un’età aurea in cui caccia, pesca e agricoltura contribuivano al raggiungimento del benessere di quel pacifico popolo di laboriosi artigiani che producevano ceramiche riccamente decorate. Erano plasmate sapientemente e commerciate in ogni angolo dell’isola. Le tracce di quelle antiche culture si trovano anche in Francia, Spagna, nord-Africa e coste tirreniche.
In quell'epoca i sardi non avevano bisogno di torri e mura, vivevano in villaggi corredati di luoghi per il culto e zone funerarie. Il Neolitico sardo dal 6.000 al 3.000 a.C. fu un’epoca di fioritura artistica e le ceramiche sono lo specchio della cronologia sarda fino all'età fenicia che creò un nuovo gusto e quello stile inconfondibile che dal X a.C. si diffuse rapidamente lungo tutte le coste.
Il fermento culturale di questo lunghissimo periodo aiuta la comprensione dello stile di vita dei sardi e la povertà delle ceramiche nuragiche si scontra con le maestose architetture che svettano sul panorama isolano. La ricchezza, l'abbondanza e la bellezza artistica dei manufatti contrasta fortemente con la linearità e l'assenza di icone del periodo nuragico.
I sardi del VI Millennio a.C. creavano vasi con decorazioni della Dea Madre nelle anse, nel V Millennio realizzavano belle decorazioni cardiali che proseguono nel IV Millennio con l’aggiunta di anse a rocchetto e decorazioni colorate, a volte antropomorfe, nel III Millennio riportavano il colore dei metalli (e del sole e della luna) nei grandi vasi della cultura Ozieri e in quella Monte Claro.
Calcolitico e Bronzo Antico
A cavallo del II Millennio parteciparono alla koinè del campaniforme, un gusto internazionale che si manifestò nel Mediterraneo fino alle Alpi e agli Appennini, ma durante la civiltà nuragica, ossia a partire dalla fine del XVIII a.C., si perde questo gusto creativo e le risorse sono investite nella realizzazione di edifici immensi costruiti in pietra locale. Solo intorno al XI a.C. le ceramiche sarde riprendono un gusto decorativo che le porta a rivaleggiare in bellezza con quelle micenee. La differenza sostanziale fra queste e quelle è facilmente individuabile in tutti i musei: le ceramiche sarde sono incise, le micenee (o comunque levantine) sono dipinte. Proprio in questo periodo la civiltà nuragica pone le basi per una rivoluzione sociale che porterà, a partire dal X a.C., a non costruire più le alte torri, e a trasformare i nuraghi in buono stato di
sabato 9 maggio 2015
Le rotte degli Shardana e gli studi sul sistema metrico dei protosardi, di Giovanni Ugas
Le rotte degli Shardana e gli studi sul sistema metrico dei protosardi
di Giovanni Ugas
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Tra i campi di indagine di Giovanni Ugas, docente di Preistoria e Protostoria all’Università di Cagliari, vanno segnalati, oltre agli originali elementi alfabetici nati nell’isola dopo il periodo nuragico, i sistemi ponderali e metrico lineari in uso nella Sardegna dell’antichità, basati sulla ricorrenza del 5,5 (grammi e centimetri) come parametro ricorrente. Nel contributo che pubblichiamo il professore presenta una breve sintesi dell’articolo “I segni numerali e di scrittura in Sardegna tra l’età del Bronzo e il I Ferro” nel quale affronta la problematica dei codici numerali e di scrittura al tempo dei nuraghi. Questo studio uscirà dalle stampe nella collana di Studi Archeologici “Tharros felix” (V) curata da Raimondo Zucca e da altri docenti archeologi e storici dell’Antichità per conto della casa editrice Carocci di Roma.
È noto che per circa sette secoli, tra l’età del Bronzo medio e finale (circa dal 1600 al 900. C.), le popolazioni sarde furono governate dai capi tribù che risiedevano nei nuraghi mentre il resto della popolazione dimorava nelle modeste abitazioni dei villaggi. Il commercio intertribale era aperto alle transazioni con regioni d’oltre mare e almeno dal XIV a.C. la Sardegna fu raggiunta da
di Giovanni Ugas
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Tra i campi di indagine di Giovanni Ugas, docente di Preistoria e Protostoria all’Università di Cagliari, vanno segnalati, oltre agli originali elementi alfabetici nati nell’isola dopo il periodo nuragico, i sistemi ponderali e metrico lineari in uso nella Sardegna dell’antichità, basati sulla ricorrenza del 5,5 (grammi e centimetri) come parametro ricorrente. Nel contributo che pubblichiamo il professore presenta una breve sintesi dell’articolo “I segni numerali e di scrittura in Sardegna tra l’età del Bronzo e il I Ferro” nel quale affronta la problematica dei codici numerali e di scrittura al tempo dei nuraghi. Questo studio uscirà dalle stampe nella collana di Studi Archeologici “Tharros felix” (V) curata da Raimondo Zucca e da altri docenti archeologi e storici dell’Antichità per conto della casa editrice Carocci di Roma.
È noto che per circa sette secoli, tra l’età del Bronzo medio e finale (circa dal 1600 al 900. C.), le popolazioni sarde furono governate dai capi tribù che risiedevano nei nuraghi mentre il resto della popolazione dimorava nelle modeste abitazioni dei villaggi. Il commercio intertribale era aperto alle transazioni con regioni d’oltre mare e almeno dal XIV a.C. la Sardegna fu raggiunta da
venerdì 8 maggio 2015
Archeologia: conferenza di Giovanni Ugas a Cagliari: "L'origine de Su Ballu Tundu"
Archeologia: conferenza di Giovanni Ugas a Cagliari: "L'origine de Su Ballu Tundu".
L'appuntamento è per questa sera, venerdì 8 Maggio, alle ore 19.00, nella sala dell'Associazione Culturale Honebu, tel 0702044611, in Via Fratelli Bandiera 100 Cagliari/Pirri.
L'archeologo Giovanni Ugas, già docente di preistoria e protostoria all'Università di Cagliari, sarà relatore sul tema: "Le origini de Su Ballu Tundu e della Sardana".
Durante la serata sarà presentato il programma di Honebu e gli obiettivi che questa nuova Associazione Culturale pone al centro della propria mission, ossia creare un luogo di incontro dove studiosi e artisti, possano condividere le proprie conoscenze con gli associati.
Durante la serata sarà presentato il programma di Honebu e gli obiettivi che questa nuova Associazione Culturale pone al centro della propria mission, ossia creare un luogo di incontro dove studiosi e artisti, possano condividere le proprie conoscenze con gli associati.
Aiutate Honebu a crescere, tutti i suggerimenti saranno ascoltati.
Partecipate numerosi, il successo dell'associazione è legato al vostro gradimento.
Link su facebook: https://www.facebook.com/events/822722981141749/
E' gradita la condivisione dell'evento.
giovedì 7 maggio 2015
Videocorso di archeologia, ventunesima lezione: L'età fenicia nel Vicino Oriente
Videocorso di archeologia, ventunesima lezione: L'età fenicia nel Vicino Oriente
Università di Quartu Sant'Elena
Riprese di Fabrizio Cannas
Relatore Pierluigi Montalbano
Buon ascolto e buona visione.
21° Lezione: L'età fenicia nel Vicino Oriente
20° Lezione: I Giganti di Monte Prama
19° Lezione: Le Navicelle Bronzee
18° Lezione: I Bronzetti Nuragici
17° Lezione: L'antica metallurgia in Sardegna
16° Lezione: I Pozzi Sacri
15° Lezione: Le Capanne delle Riunioni
14° Lezione: Dai Nuraghi a Tholos all'urbanizzazione
13° Lezione: Le guerre dei Popoli del mare
12° Lezione: I micenei nel Mediterraneo
11° Lezione: La Civiltà Minoica e la talassocrazia
10° Lezione: Le antiche ceramiche sarde
9° Lezione: I Nuraghi a Tholos
8° Lezione: Architetture funerarie, le Tombe di Giganti
7° Lezione: I nuraghi a corridoio e il Sistema Onnis
6° Lezione: L'alba della Civiltà Nuragica
5° Lezione: Le Domus de Janas e il culto dei defunti
4° Lezione: Dall'età della pietra all'età dei metalli
3° Lezione: Le prime civiltà del Mediterraneo
2° Lezione: scavo, stratigrafia, fonti e materiali
Università di Quartu Sant'Elena
Riprese di Fabrizio Cannas
L'età fenicia costituisce un nodo cruciale per la comprensione degli avvenimenti che dall'età del Bronzo portarono all'età del Ferro. In questo video si illustrano una serie di avvenimenti che coinvolgono le città stato del Vicino Oriente e aiutano alla interpretazione del periodo.
Il corso dell'anno accademico 2014/2015 si svolge nell'aula magna dell'Università di Quartu Sant'Elena, ogni martedì alle ore 17.00, in Viale Colombo 169.
Con la collaborazione dell'istituto, del videomaker Fabrizio Cannas e del docente, Pierluigi Montalbano, saranno offerte sul canale Youtube tutte le lezioni di archeologia previste nel programma. L'accesso è libero e gratuito.
I lettori sono invitati a proporre suggerimenti per migliorare la fruibilità o altre caratteristiche.
Se qualcuno fosse interessato a collaborare, ad esempio inserendo i sottotitoli in inglese, sarebbe il benvenuto. Per visionare le lezioni è sufficiente cliccare sui link sotto.21° Lezione: L'età fenicia nel Vicino Oriente
20° Lezione: I Giganti di Monte Prama
19° Lezione: Le Navicelle Bronzee
18° Lezione: I Bronzetti Nuragici
17° Lezione: L'antica metallurgia in Sardegna
16° Lezione: I Pozzi Sacri
15° Lezione: Le Capanne delle Riunioni
14° Lezione: Dai Nuraghi a Tholos all'urbanizzazione
13° Lezione: Le guerre dei Popoli del mare
12° Lezione: I micenei nel Mediterraneo
11° Lezione: La Civiltà Minoica e la talassocrazia
9° Lezione: I Nuraghi a Tholos
8° Lezione: Architetture funerarie, le Tombe di Giganti
7° Lezione: I nuraghi a corridoio e il Sistema Onnis
5° Lezione: Le Domus de Janas e il culto dei defunti
3° Lezione: Le prime civiltà del Mediterraneo
mercoledì 6 maggio 2015
Iscrizioni etrusche. L'elogio funebre di LARIS PULENAS
Iscrizioni etrusche. L'elogio funebre di LARIS PULENAS
di Massimo
Pittau
(CIE
5430; TLE, TETC 131; ET, Ta 1.17)
IV
versione migliorata
PREMESSA
La
presente è una delle più lunghe iscrizioni etrusche che possediamo, dato che è
stesa su 9 righe e contiene 60 vocaboli. Essa risulta scolpita sull'effigie del
rotolo di un volume tenuto aperto ed esibito da un defunto, il quale è
raffigurato disteso sul coperchio di un sarcofago in nenfro del 200 circa a. C.
Questo sarcofago è stato rinvenuto a Tarquinia, nel cui Museo Nazionale risulta
attualmente conservato ed esposto. Certamente Laris Pulenas era un personaggio
che aveva ricoperto alte cariche pubbliche e sacerdotali.
Testo
Etrusco e traduzione interlineare
1 LRIS · PULENAS · LARCES · CLAN · LARΘAL · PAPACS
Laris
Pulenio figlio di Larce, nipote di Lart
2 VELΘURUS · NEFTS ·
PRUMS · PULES · LARISAL · CREICES
nipote
di Veltur, pronipote di Laris Pullio Greco;
3 AN CN · ZIX · NEΘŚRAC · ACASCE · CREALS · TARXNALΘ · SPU
egli
questo scritto aruspicino compose della proceazione in Tarquinia
4 REM · LUCAIRCE · IPA ·
RUΘCVA CAΘAS · HERMERI
· SLICAXEM
e
la città si guadagnò, dove (fu) per fissare i giri di Cata e indisse
5 APRINΘVALE · LUΘCVA · CAΘAS · PAXANAC
· ALUMNAΘE · HERMU
da
araldo i ludi di Cata e il Baccanale, confermato nell'ufficio
6 MELE · CRAPISCES · PUTS · XIM · CULSL ·
LEPRNAL · PŚL · VARXTI · CERINE · PUL
poi
la deposizione di questo sarcofago (e) di tutto il vasellame per Culsona
Leprinia in promessa alla stessa dispose
7 ALUMNAΘ · PUL · HERMU
· HUZRNATRE · PŚL · TENIN[ES]
CI · MEΘLUMT · PUL
·
poi
confermato nell'ufficio dello stesso addestramento della gioventù tre (anni)
nella Federazione
8 HERMU · ΘUTUIΘI · MLUSNA
· RANVIS · MLAMNA[S] (-----)· [ALU]MNAΘURAS · PAR
poi
confermato nella custodia del vaso offertorio dell'offerta (-------) e del
collegio dei novizi fu preside
9 NIX · AMCE ·
LEŚE · H[E]RM[E]RIER
(ed)
esaminò quelli da confermare.
Traduzione interpretativa
Laris
Pulenio figlio di Larce, nipote di Lart (nonno) nipote di
martedì 5 maggio 2015
Gli antichi riti funerari e le libagioni nel mondo egeo.
Gli antichi riti funerari e le
libagioni nel mondo egeo.
All’inizio del II
Millennio a.C., la sfera del sacro sembra essere racchiusa nei contesti
funerari. Nel mondo Egeo, ad esempio, si nota la presenza di edifici con recinti
pavimentati e altari nelle necropoli della Messarà, a Mochlos, ad Archanes e,
fuori Creta, a Lakkoudes a Nasso. In altre aree cretesi abbiamo un edificio
sotterraneo, accessibile con una scala, al cui interno sono state trovate
offerte dedicate a un culto ctonio, ossia alle divinità sotterranee. Si è
pensato che nelle necropoli i riti non riguardassero solo il culto dei morti,
ma anche riti legati alla fertilità, o comunque non in stretta relazione con la
morte. Il ritrovamento di un manufatto ceramico con quattro uomini che danzano,
suggerisce che l’area pavimentata poteva essere utilizzata per danze. I
rinvenimenti nelle necropoli egee di simboli della fertilità, come falli di
terracotta, vasi a forma di bue e doppie asce cerimoniali, e il fatto che lo
stesso culto della fertilità, le doppie asce, la Dea dei Serpenti saranno poi
trasferiti nei palazzi, sotto l'autorità centrale, confermano questa ipotesi,
anche se i modelli con
lunedì 4 maggio 2015
S’Accabadora, la sacerdotessa della vita e della morte.
S’Accabadora, la sacerdotessa della vita e della morte.
di Alberto Massazza
La figura dell’accabadora rappresenta uno degli aspetti più
oscuri e controversi dello sterminato patrimonio di tradizioni popolari della
Sardegna. Con tale termine, derivato con ogni probabilità dallo spagnolo acabar
(finire), si designa una donna perlopiù anziana (anche se sporadicamente si fa
riferimento a una figura maschile, s’accabadore), alla quale era riservato il
compito di intervenire sui moribondi senza speranza, per porre fine
al perdurare delle loro agonie. Una vera e propria eutanasia che rispondeva, da
una parte, alla compassione per le sofferenze patite dai moribondi; dall’altra,
ad un ordine di ragioni pratiche: nell’economia di sussistenza delle
comunità rurali, le cure ad ammalati senza possibilità di guarigione
sottraevano risorse e tempo ad altre questioni vitali, mettendo a repentaglio
il fragile equilibrio delle famiglie di appartenenza dei malati. A lungo
si è discusso sulla effettiva esistenza di
domenica 3 maggio 2015
Associazione Culturale Honebu - Inizio corsi Archeologia - Fotografia - Inglese
Associazione Culturale Honebu - Inizio corsi Archeologia - Fotografia - Inglese
L'Associazione Culturale Honebu è lieta di comunicare l'inizio dei corsi presso la sede di Via Fratelli Bandiera 100, Cagliari - Pirri.
I corsi sono aperti anche a chi non è ancora associato a Honebu.
Il costo per ogni corso è di 30 Euro.
Il costo per ogni corso è di 30 Euro.
I soci sono invitati a comunicare la scelta così da consentire la formazione dei gruppi.
Chi non è socio è invitato a comunicare il corso che intende frequentare attraverso una mail a honebu@tiscali.it, indicando nome, cognome e recapito telefonico.
Corsi di Archeologia I e II
(inizia il 6 Maggio)
(inizia il 6 Maggio)
I partecipanti, durante le 10 ore
del I corso, acquisiranno gli strumenti didattici di base per la comprensione
di un testo di archeologia e delle metodologie di ricerca.
Archeologia I
(Le lezioni, di due ore ciascuna, si svolgeranno dalle ore 17 alle ore
19 il Mercoledì. Inizio il 6 Maggio)
Sarà approfondita la storia della
Sardegna dal Neolitico fino all’età del Bronzo.
Il programma del primo modulo
tratterà i seguenti temi :
1. Metodologia
della ricerca archeologica e primi abitanti stabili in Sardegna
2. Il
Neolitico: le facies Bonu Ighinu e San Michele di Ozieri
3. Arte
e religiosità nell’architettura funeraria
4. Dolmen,
Menhir e Tombe di Giganti
5. L’età
del Rame e l’alba della civiltà nuragica
Archeologia II
(Le lezioni, di due ore ciascuna, si svolgeranno dalle ore 17 alle ore
19 il Martedì. Inizia il 9 Giugno)
Nel II modulo, durante le 10 ore
del I corso, sarà approfondita la storia della Sardegna dall’inizio della
Civiltà Nuragica fino all’incontro con i fenici.
Saranno trattati i seguenti temi:
1. Il
Sistema Onnis e l’evoluzione dei nuraghi: dal corridoio alla tholos
2. Dai
nuraghi all’urbanizzazione: Mercati, villaggi e pozzi sacri.
3. Arte
e religiosità: Bronzetti e Navicelle
4. I
giganti di Monte Prama e la nuova società
5. Porti
e approdi della Sardegna nuragica
Corso base di fotografia
(23 e 24 Maggio)
(23 e 24 Maggio)
Ideato per chi vuole imparare da zero e migliorare le potenzialità della
propria macchina fotografica. Teoria e
pratica si fondono per trovare il proprio stile. La didattica è improntata all’interattività
tra corsisti e docente, che insegnerà a leggere le immagini sperimentando la
fotografia in relazione ai contenuti ricercati.
Il corso ha la durata di 10 ore, 5 in aula e 5 in esterna, con fornitura
di materiale didattico cartaceo o digitale. I corsisti sono invitati a portare una
pennina USB.
Per chi non possiede una fotocamera reflex digitale il corso prevede
l’orientamento per l'acquisto.
Programma del modulo di I livello:
(si svolgerà in un week end, dalle ore 16 del sabato alle ore 18.00
della Domenica)
1. Che cosa è una fotografia?
• Scrivere con la luce e i colori
2. Conoscenza della fotocamera
2. Conoscenza della fotocamera
• Che cos’è e come funziona una macchina
fotografica
• Le compatte, le semi-reflex, le reflex
• Il diaframma, l’otturatore, il sensore, la corretta esposizione
• Il diaframma, l’otturatore, il sensore, la corretta esposizione
3. Uso degli obiettivi e loro caratteristiche.
• Caratteristiche tecniche, tipi e funzioni di obiettivi, teleobiettivi e
grandangoli
• La luminosità degli obiettivi e la messa a fuoco manuale e automatica
• La luminosità degli obiettivi e la messa a fuoco manuale e automatica
4. La profondità di campo, la messa a fuoco, gli accessori
• Cosa è la profondità di campo e a cosa serve regolarla
• Il cavalletto e lo stabilizzatore
5. Il corpo macchina e le sue impostazioni
• Le impostazioni della fotocamera: quando usare program, manuale e
gli altri automatismi
• Priorità di diaframmi
• Consigli per gli acquisti
• Priorità di diaframmi
• Consigli per gli acquisti
6. Esercitazione pratica
Programma del modulo di II livello.
(si svolgerà in un week end, dalle ore 16 del sabato alle ore 18.00
della Domenica)
La fotografia come espressione artistica.
1. Che cosa si intende per fotografia artistica
• Tra fotografia e poesia
2. Allestimento di un set fotografico in studio
• Cos'è un ritratto fotografico
• Tagli, angoli e relazione tra soggetto e sfondo.
3. Esercitazione su ritratto
4. I diversi generi fotografici
• Paesaggio, Macro, Reportage,
Bianco e Nero, Macro, Urban Life
5. Esercitazione pratica
First level (primo livello) – 10 hours (10 ore)
I partecipanti, durante le 10 ore del corso, saranno coinvolti in attività didattiche interattive.
Verrà fornito del materiale su cui esercitarsi singolarmente, in coppie e in
gruppi, potendo rivedere tali esercizi in seguito per consolidarne
l’apprendimento.
Il programma svolto tratterà i seguenti punti :
Il programma svolto tratterà i seguenti punti :
·
Presente, passato e futuro del verbo essere
·
Presente, passato e futuro del verbo avere
·
Vocabolario : numeri, stati d’essere (affamato,
stanco, assetato… )
·
Vocabolario : famiglia, colori
·
Dialoghi quotidiani
·
Aggettivi possessivi
Second level (secondo livello) – 10
hours (10 ore)
·
Verbi : like, feel, want
·
Verbi collegati ai viaggi
·
Vocabolario : turismo e ristorazione
·
Vocabolario : giorni, mesi, anni
·
Come formulare le domande
·
Verbo potere
·
Presente continuo (I am writing )
Third level (terzo livello) – 10
hours (10 ore)
·
Preposizioni di luogo
·
Preposizioni di tempo
·
Incontrare le persone e descriverle
·
Vocabolario : hobbies
·
Vocabolario : parti della casa
·
Vocabolario : mezzi di trasporto
·
Dialoghi
·
Comparativi
sabato 2 maggio 2015
Cartaginesi: conquistatori o bastonati?
I Cartaginesi di Giustino rivisitati dalle fonti greche
di Rolando Berretta e Antonio Pischedda
(Per vedere meglio l'immagine cliccarci sopra)
Quando Giustino riassume la storia della Sicilia, nella sua epitome, parte da Cocalo ai tempi di Minosse e conclude con Anassilla, signore di Regio e Messina ai tempi di Gelone, signore di Siracusa. Giustino afferma che, in questo periodo, i Cartaginesi tentarono inutilmente la conquista. Perso il loro comandante Amilcare, con tutto l’esercito, rimasero in pace per molto tempo. Cronologicamente siamo arrivati alla battaglia di Imera del 480 a.C. Giustino ripropone, poi, la storia dei Cartaginesi partendo da Malco, da Magone il fondatore della potenza militare di Cartagine e dai suoi figli: Asdrubale e Amilcare. Gli Storici hanno inserito le vicende di Malco, Magone e i Magonidi nella prima parte della ricostruzione delle vicende siciliane, tra i tentativi inutili, facendo morire a Imera Amilcare, figlio di Magone. Questa affermazione si scontra con quella di Erodoto che ci ricorda che ad Imera, nel 480, morì Amilcare figlio di Annone e di una siracusana. Seguendo la narrazione di Diodoro Siculo, e leggendo alcune segnalazioni di Tucidide, ci si rende conto che le vicende di Malco, Magone e dei due Magonidi hanno avuto una collocazione cronologica errata. Quando morì il magonide Asdrubale, in Sardegna, non è scritto che, la Stessa, fu conquistata dal fratello Amilcare. Giustino ci ricorda che si ribellarono tutti contro i Cartaginesi.
A questo punto ho preparato una tabella, che ripropongo, nella quale ho ipotizzato le vicende dei Cartaginesi. Avendo davanti questo quadro cronologico si possono seguire le loro vicende. Non tutto fila liscio. Abbiamo il Malco di Giustino, identificabile con l’Imilcone di Diodoro: hanno le stesse consonanti. Segue poi un Magone comune. Segue poi il magonide Adrubale e la battaglia di Cronio e la ribellione dei Sardi di Diodoro. Abbiamo il magonide Amilcare che dovrebbe morire nello scontro navale di Erice nel 368. E, come ricorda Giustino, a questo Amilcare, morto in Sicilia, subentrò Imilcone (il figlio), impegnato in una lunga guerra in Sardegna.
Credo che la ricostruzione storica delle vicende cartaginesi vada rivista. E’ fondamentale, a questo punto, un parere degli archeologi. Giustino ricorda un Dario e gli effetti della peste; si parla di Dario I o di Dario II ? Le inumazioni dovrebbero dire qual è la giusta lettura cronologica di Giustino.
di Rolando Berretta e Antonio Pischedda
(Per vedere meglio l'immagine cliccarci sopra)
Quando Giustino riassume la storia della Sicilia, nella sua epitome, parte da Cocalo ai tempi di Minosse e conclude con Anassilla, signore di Regio e Messina ai tempi di Gelone, signore di Siracusa. Giustino afferma che, in questo periodo, i Cartaginesi tentarono inutilmente la conquista. Perso il loro comandante Amilcare, con tutto l’esercito, rimasero in pace per molto tempo. Cronologicamente siamo arrivati alla battaglia di Imera del 480 a.C. Giustino ripropone, poi, la storia dei Cartaginesi partendo da Malco, da Magone il fondatore della potenza militare di Cartagine e dai suoi figli: Asdrubale e Amilcare. Gli Storici hanno inserito le vicende di Malco, Magone e i Magonidi nella prima parte della ricostruzione delle vicende siciliane, tra i tentativi inutili, facendo morire a Imera Amilcare, figlio di Magone. Questa affermazione si scontra con quella di Erodoto che ci ricorda che ad Imera, nel 480, morì Amilcare figlio di Annone e di una siracusana. Seguendo la narrazione di Diodoro Siculo, e leggendo alcune segnalazioni di Tucidide, ci si rende conto che le vicende di Malco, Magone e dei due Magonidi hanno avuto una collocazione cronologica errata. Quando morì il magonide Asdrubale, in Sardegna, non è scritto che, la Stessa, fu conquistata dal fratello Amilcare. Giustino ci ricorda che si ribellarono tutti contro i Cartaginesi.
A questo punto ho preparato una tabella, che ripropongo, nella quale ho ipotizzato le vicende dei Cartaginesi. Avendo davanti questo quadro cronologico si possono seguire le loro vicende. Non tutto fila liscio. Abbiamo il Malco di Giustino, identificabile con l’Imilcone di Diodoro: hanno le stesse consonanti. Segue poi un Magone comune. Segue poi il magonide Adrubale e la battaglia di Cronio e la ribellione dei Sardi di Diodoro. Abbiamo il magonide Amilcare che dovrebbe morire nello scontro navale di Erice nel 368. E, come ricorda Giustino, a questo Amilcare, morto in Sicilia, subentrò Imilcone (il figlio), impegnato in una lunga guerra in Sardegna.
Credo che la ricostruzione storica delle vicende cartaginesi vada rivista. E’ fondamentale, a questo punto, un parere degli archeologi. Giustino ricorda un Dario e gli effetti della peste; si parla di Dario I o di Dario II ? Le inumazioni dovrebbero dire qual è la giusta lettura cronologica di Giustino.
venerdì 1 maggio 2015
Fenici... in pillole.
Fenici… in pillole.
Tradizionalmente si inquadrano
i fenici come una popolazione semitica,
anticamente insediata nell’omonima regione (Fenicia, oggi Libano), nella zona costiera del Mediterraneo orientale.
Nella prima metà del II
millennio a.C., gli archivi diplomatici della città mesopotamica di Mari
forniscono i primi documenti diretti sulla Fenicia: si tratta di lettere
scambiate tra il sovrano di Biblo (altro nome di Gubla) e quello di Mari. La
regione è divisa in singole città-Stato, la cui principale attività è il
commercio marittimo. Intorno alla metà del millennio, gli archivi della città
di Ugarit (un celebre porto nell’attuale Siria) forniscono una serie di
indizi sulla politica di questa città e degli Stati vicini; l’influsso ittita
vi appare predominante. Di poco successivo, l’archivio di Tell al-Amarna illumina
la storia della Fenicia: tra gli Stati figurano Acco, Tiro, Sidone, Berito,
Biblo, i cui sovrani appaiono nell’orbita egiziana. Il nome di Sidoni, che l’Antico Testamento e i
poemi omerici danno ai fenici, suggerisce che nella prima fase Sidone abbia
prevalso sulle altre città. Intorno al 1000 a.C., il predominio passa a Tiro:
tra i re si distingue Pigmalione (820 – 774 a.C.), cui si collega la tradizione
della fondazione di Cartagine. Seguirono altre colonie a Cipro nel X a.C., a
Malta, in Sicilia a Mozia, in Sardegna a Tharros e lungo le coste iberiche, con
mercati attivi dal IX a.C. ad Almuñécar e abitati fortificati a Toscanos intorno
al 780 a.C.
Dal IX a.C., la progressiva
espansione degli Assiri riduce l’autonomia fenicia in oriente; gli annali assiri
registrano le fasi della crisi: Sidone cade nel 675 a.C., un secolo dopo Tiro
si piega alla subentrata potenza babilonese per poi passare sotto vari conquistatori. Sotto i Persiani, l’attività commerciale è
ancora fiorente, poi decade progressivamente.
La religione vede numerosi
culti nelle grandi città fenicie, con divinità specifiche in ogni territorio di
insediamento. L’assenza di un’azione centralizzatrice e regolatrice del clero
fa sì che anche gli attributi divini possano oscillare, e che sincretismi di
persone e di funzioni da un lato, sdoppiamenti dall’altro siano frequenti. Nel
pantheon prevale la figura di El, ma il personaggio più attivo è Baal, dio
della pioggia e della vegetazione, che ha per paredra Astarte, o talvolta Tanìt.
Queste due figure femminili personificano la grande divinità orientale della
terra madre. Tra le divinità cittadine spiccano Melqart (re, sovrano,
signore) di Tiro e Ba‛alat (regina, signora) di Biblo. Al culto attendeva un
sacerdozio organizzato in varie categorie. I santuari erano all’aperto,
costituiti da stele o pilastri circondati da recinti sacri, in cui si riteneva
fosse presente la divinità. Non mancavano tuttavia i templi chiusi, specie
nelle città più importanti come Ugarit. Le suppellettili tombali testimoniano
una fede nella sopravvivenza delle anime.
L’architettura fenicia ha
lasciato poche tracce, soprattutto a causa dei materiali utilizzati,
prevalentemente mattoni crudi e pietra calcarea. La particolareggiata
testimonianza biblica e la documentazione archeologica nota dai rinvenimenti di
Tell Tainat e di Hazor dimostrano la diffusione in Fenicia della tripartizione
della pianta dei santuari, con vestibolo, cella e sancta sanctorum disposti in asse. Interessanti per la loro
articolazione sono gli ipogei delle necropoli (Sidone, Amrit). Per quanto riguarda
la tradizione figurativa, sono importanti gli avori di Megiddo e i sarcofagi,
ad esempio quello del re Ahiram. Accanto all’attività delle botteghe
tradizionali è documentata anche quella di maestranze che ripropongono e
rielaborano modelli egiziani di epoca tarda, in linea anche con una più diffusa
maniera egittizzante, che dal IX a.C. investe l’intera regione siropalestinese,
con temi che propongono la fusione delle tradizioni siroanatoliche e di quelle
assire, ad esempio la divinità con quattro ali che abbatte un leone. A botteghe
fenicie si attribuiscono le coppe sbalzate con iconografia egiziana rinvenute a
Nimrud.
Intorno al VII a.C., dopo una
flessione dell’attività delle botteghe continentali, a Cipro continua la
produzione di oggetti di lusso metallici di tradizione fenicia, con l’adozione
di iconografie distribuite per registri circolari. La partecipazione delle
città fenicie alla conquista persiana dell’Egitto contribuisce a rinnovare le
influenze egiziane in Fenicia alla fine del VI a.C., mentre nell’Occidente
fenicio e punico al repertorio fenicio si affianca l’influenza greca.
Nell'immagine: Biblo, il tempio degli obelischi.
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