Diretto da Pierluigi Montalbano

Ogni giorno un nuovo articolo divulgativo, a fondo pagina i 10 più visitati e la liberatoria per testi e immagini.

Directed by Pierluigi Montalbano
Every day a new article at the bottom of the 10 most visited and disclaimer for text and graphics.
History Archaeology Art Literature Events

Storia Archeologia Arte Letteratura Eventi

Associazione Culturale Honebu

Translate - Traduzione - Select Language

sabato 16 luglio 2011

Scoperta archeologica a Samugheo



Muretto a secco fatto con Menhir
di Alessia Orbana

Un preziosissimo, quanto anonimo, muretto a secco. Realizzato con Menhir. Proprio così: oltre 300 frammenti, un vero giacimento di statue scoperto a Samugheo in aperta campagna, a “Cuccuru e Lai”. Il ritrovamento ha una portata eccezionale tanto da poter classificare il sito del Barigadu come il santuario preistorico tra i più importanti della Sardegna, se non addirittura il più significativo.
L'ha sostenuto ieri in conferenza stampa l'archeologo Mauro Perra (direttore del Museo di Villanovaforru) che, sotto la supervisione della Soprintendenza ai Beni archeologici e culturali di Cagliari e Oristano (che ha la direzione scientifica degli scavi affidata ad Emerenziana Usai) da diversi anni segue gli importanti rinvenimenti archeologici in territorio samughese.

Perra ha paragonato il ritrovamento dei Menhir di Samugheo a quello delle statue di Monte Prama del Sinis. Dunque una scoperta unica e dal grande valore storico e scientifico. A maggior ragione quando si apprende che i Menhir erano perfettamente inglobati in un muretto a secco. Tra gli anni Quaranta e Cinquanta il patrimonio statuario antropomorfo, databile intorno al terzo millennio avanti Cristo, nell'Età del Rame, è stato infatti fatto a pezzi per issare il muretto a secco. La scoperta, come è stato spiegato sia dal sindaco di Samugheo Antonello Demelas che dall'archeologo Perra, è stata del tutto casuale, ad opera di due barracelli. Si inizia negli anni Novanta, in località Paule Lutturi, vicino ad una tomba dei giganti poi oggetto di scavo. Nell'agosto del 2008, il ritrovamento di numerose statue Menhir a Cuccuru e Lai. Riportavano nuovi motivi, mai scoperti a Samugheo. Ora, ai primi di luglio, una nuova campagna di scavo (vede impegnati oltre la Soprintendenza e l'archeologo Perra, gli studenti Mario Oliviero e Chiara Spiga dell'Università di Cagliari e due studentesse americane: Jani Vida Maro e Cameryn Clark) che ha sinora riportato alla luce circa 300 frammenti.

«Si tratta di un rinvenimento eclatante», spiega Emerenziana Usai: «Già da diversi anni si sta cercando di valorizzare il patrimonio archeologico e soprattutto le statue Menhir, grande particolarità di Samugheo. Questi Menhir assumono una rilevanza notevole sia per la quantità che per l'importanza dei motivi». E sui motivi rappresentati nel patrimonio statuario antropomorfo rinvenuto a Cuccuru e Lai si è soffermato l'archeologo Perra. «Intorno al terzo millennio avanti Cristo - spiega - in tutta Europa si diffonde la statuaria antropomorfa. In Sardegna sono concentrate in particolare nel Mandrolisai, nel Barigadu, a Laconi ed Isili. I motivi simbolici sono diversi». In particolare le statue rinvenute a Samugheo ripetono il motivo del volto, della U rovesciata e del fregio centrale: reticolato o a spina di pesce.

«Purtroppo intorno agli anni Quaranta le statue sono state spezzate per essere utilizzate nella costruzione dei muretti a secco. Ciò è avvenuto quando probabilmente non si comprendeva il valore di questi manufatti preistorici», ha spiegato l'archeologo. Nelle statue Menhir di Samugheo si trova anche il motivo del pugnale. «È tipico delle rocce istoriate dell'arco alpino», precisa Perra: «È lo stesso motivo che si trova nei Menhir della Lunigiana. Questo significa che la Sardegna partecipa di un più ampio movimento culturale, non era un'isoletta lontana dal mondo. Nella Preistoria la Sardegna era molto più collegata al Continente e all'Europa di quanto non lo sia oggi».
Completamente diversi invece i motivi dei Menhir di Samugheo rispetto a quelli di Laconi. «Il significato di questi enigmatici motivi simbolici - va avanti Perra - riporta un po' quello che accade in tutta Europa: le pietre fitte vengono considerate dei marcatori territoriali». Varie le dimensioni dei Menhir rinvenuti a Samugheo, alcuni raggiungono il metro e 20. I pezzi meglio conservati sono stati utilizzati per le fondazioni del muretto a secco, ma i più sono appunto frammenti. L'idea ora è quella di attivare un laboratorio per il restauro. Ma non solo. «Si tratta di una scoperta di notevole rilevanza», afferma il primo cittadino: «L'intento dell'amministrazione è quello di valorizzare questo patrimonio promuovendo nuove campagne di scavo. L'ideale sarebbe poi realizzare un laboratorio in loco per il restauro».

Fonte: L'Unione Sarda

8 commenti:

  1. La frase: "Questo significa che la Sardegna partecipa di un più ampio movimento culturale, non era un'isoletta lontana dal mondo. Nella Preistoria la Sardegna era molto più collegata al Continente e all'Europa di quanto non lo sia oggi", contiene elementi corretti, ma li mescola purtroppo con altri non corretti, inaccettabili.
    La Sardegna ERA isolata, essendo (appunto) un'isola. Se si cercasse finalmente di COMPRENDERE il vero significato dei risultati della Genetica di Popolazione in Sardegna, invece di ignorarli aprioristicamente (perché non si approvano? perché non si capiscono?) al fine di dimostrare tesi speculative varie, si farebbe un servizio finalmente utile alla Scienza.
    La Deriva Genetica sarda è dimostrata. Si tratta di una Legge (come quella di Gravità), le cui condizioni e modalità di applicazione, sviluppi, corollari ed eccezioni sono precise e decise già prima di noi: esattamente come la Nascita e la Morte!
    Ignorarne l'esistenza è - ormai - un'omissione di colpevole ignoranza.
    MF

    RispondiElimina
  2. All'epoca molte fra le civiltà più evolute si sviluppavano in isole (dalle Cicladi a Malta, da Creta a Cipro, dalla Sardegna alle Baleari...). Ciò è anche logico, poiché la spinta all'esplorazione, causata quasi sempre dalla ricerca di terre più fertili o ricche di materie prime, creava i presupposti per sviluppare una marineria capace di abbreviare i tempi di percorrenza, e allo stesso tempo aumentare il carico di merci), da approdo ad approdo. La deriva genetica è una delle variabili da considerare, non meno importante di altre. Nel Bronzo, e prima nel Calcolitico e nel Neolitico) il mare costituiva la via più rapida e sicura per commerciare, ragione per la quale chi possedeva buone capacità nautiche era favorito nell'acquisizione di nuove tecnologie e idee. Le coste, dunque, costituivano un elemento scatenante dell'evoluzione culturale. Fiumi e laghi erano il prolungamento naturale delle vie commerciali. Il percorso dell'ossidiana sarda costituiva una autostrada marittima che fin dal Neolitico, da costa a costa, raggiungeva tutto il Mediterraneo. Ignorare questa certezza significa bendarsi gli occhi di fronte alla storia dei commerci.

    RispondiElimina
  3. non è una novità che i reperti archeologici vengono smontati e riutilizzati, specie in sardegna, dove stanno scomparendo sempre più spesso perfino i nuraghi, senza che nessuno dei preposti interenga o dia almeno notizia. la novità è che qualcosa venga recuperato.

    RispondiElimina
  4. La Sardegna archeologica è un patrimonio di immenso valore ma, di difficile gestione. Direi che si tratta di un museo a cielo aperto che pochi percepiscono. La tutela dei monumenti è doverosa, così come la valorizzazione, ma oltre 7000 nuraghe, 800 tombe di giganti, migliaia di domus de janas, centinaia di pozzi e i vari villaggi che circondano i nuraghe più importanti costituiscono un impegno troppo gravoso per qualunque ente preposto al buon funzionamento.
    Le cose cambierebbero se le comunità facessero un'opera di vigilanza sul territorio...ma allo stato attuale si parla molto e si agisce poco.

    RispondiElimina
  5. samugheo in tottue :)

    RispondiElimina
  6. oh mi che ne ho una a casa di queste pietre se la volete :)

    RispondiElimina
  7. Pierluigi, come dici tu la Sardegna è un museo a cielo aperto ma, per una stosrtura nella gestione dei beni culturali in Italia impedisce di preservarli e di sfruttarli.
    Se si desse la possibilità ai privati di gestire i monumenti ne avremmo uno stato di conservazione e cura maggiore ma, non solo, potrebbero dare da lavorare a tanta gente del posto.
    Se si desse in gestione un nuraghe come Barumini o Losa a degli americani ci farebbero un business internazionale facendo magari rinascere parte del villaggio e attirerebbero in Sardegna molti più turisti e finanziamenti.
    Saluti

    RispondiElimina
  8. Abbiamo bisogno di concertazione. Siamo slegati dagli itinerari e non riusciamo a farci coinvolgere. Una costante del nostro modo di vivere è quella di dare fiducia agli estranei ed essere invidiosi dei vicini. Finchè questa caratteristica di molti sardi perdurerà...abbiamo poche possibilità di sviluppo.

    RispondiElimina