Relatore sarà l'archeologo Carlo Tronchetti,
venerdì 5 giugno 2015
Oggi, 5 Giugno, Carlo Tronchetti a Cagliari, da Honebu: "Il sesso nell'antichità"
Oggi, 5 Giugno, Carlo Tronchetti a Cagliari, da Honebu: "Il sesso nell'antichità"
Questa
sera, Venerdì 5 Giugno, alle ore 19.00, nuovo appuntamento da Honebu con
"Il salotto della cultura", in Via Fratelli Bandiera 100 a Cagliari /
Pirri.
Relatore sarà l'archeologo Carlo Tronchetti, che leggerà alcuni brani dedicati all'erotismo ambientati nel mondo greco e romano, scritti dagli antichi autori greci e latini e, con l'ausilio di immagini, racconterà "il sesso nell'antichità", dalla Bibbia ai tempi moderni, visto con occhio archeologico.
Relatore sarà l'archeologo Carlo Tronchetti,
Ingresso libero. E' gradita la condivisione dell'evento.
Ingresso libero, apertura sala alle 18.45
L'Associazione
Culturale Honebu offrirà una serie di appuntamenti anche per il mese di Giugno,
tutti alle 19, nella sala di Via Fratelli Bandiera 100 a Cagliari / Pirri.
Martedì 9 Nanni Moro: Gli Ufo, questi sconosciuti
Venerdì 12 Giovanni Ugas: Sardi, Shardana e
nuragici
Martedì 16 Mauro Peppino Zedda: Orientamento dei monumenti
nuragici
Venerdì 19 Alfonso Stiglitz: L’invenzione del Sardo
Pellita
Martedì 23 Nando Cuccu: Nell’animo dettati di
parole (serata musicale e letteraria)
Venerdì 26 Salvatore Dedola: Etimologia dei
monumenti archeologici
giovedì 4 giugno 2015
I rischi della fantarcheologia
I rischi della fanta-archeologia
di Stefano Todisco

Tenendo conto del motto cartesiano “dubium initium sapientiae”, è bene però chiarire che alcune informazioni (che si trovano in blog, siti, pubblicazioni e trasmissioni televisive) riguardanti l’associazione tra tecnologie e civiltà passate possono spesso essere fuorvianti se non affrontate con metodo scientifico.
E’ il caso di uno dei tanti articoli presenti sul web e dedicati alle presunte presenze hi-tech nel nostro lontano passato; prendiamo questo articolo come esempio perché propone molte roboanti e suggestive ipotesi, ma non le supporta poi con alcuna concreta testimonianza archeologia o prova scientifica di altro genere. Di seguito proponiamo quindi parti dell’articolo (tra virgolette, evidenziate) con le relative spiegazioni e interpretazioni, laddove possibile anche riferimenti scientifici. Il titolo dell’articolo è “Quindicimila avanti Cristo: quando gli aerei si alzarono per la prima volta in volo” e così inizia: (1)
«Più di 15 mila anni fa, a cavallo tra India e Pakistan esistevano popoli in possesso di una tecnologia molto avanzata, con conoscenze e competenze in campo aeronautico, capaci di costruire e utilizzare potentissime armi di distruzione di massa nonché combattere il nemico telepaticamente. No, non avete capito male: stiamo parlando di civiltà che avevano raggiunto traguardi scientifici superiori a quelli dell’uomo moderno e che l’archeologia classica, da sempre legata a “dimostrazioni razionali”, come lo studio dei reperti o dei siti in cui questi sono stati rinvenuti, etichetta come fantasiose dissertazioni prive di ogni fondatezza. […]»
L’indicazione cronologica rimanda approssimativamente a “più” di 15.000 anni fa, quindi ai tempi che precedettero il 13.000 a.C., periodo in cui ci si trovava ancora nel Paleolitico superiore, o finale; l’autore menziona civiltà conoscitrici di tecnologia aeronautica e dotate di
di Stefano Todisco

Tenendo conto del motto cartesiano “dubium initium sapientiae”, è bene però chiarire che alcune informazioni (che si trovano in blog, siti, pubblicazioni e trasmissioni televisive) riguardanti l’associazione tra tecnologie e civiltà passate possono spesso essere fuorvianti se non affrontate con metodo scientifico.
E’ il caso di uno dei tanti articoli presenti sul web e dedicati alle presunte presenze hi-tech nel nostro lontano passato; prendiamo questo articolo come esempio perché propone molte roboanti e suggestive ipotesi, ma non le supporta poi con alcuna concreta testimonianza archeologia o prova scientifica di altro genere. Di seguito proponiamo quindi parti dell’articolo (tra virgolette, evidenziate) con le relative spiegazioni e interpretazioni, laddove possibile anche riferimenti scientifici. Il titolo dell’articolo è “Quindicimila avanti Cristo: quando gli aerei si alzarono per la prima volta in volo” e così inizia: (1)
«Più di 15 mila anni fa, a cavallo tra India e Pakistan esistevano popoli in possesso di una tecnologia molto avanzata, con conoscenze e competenze in campo aeronautico, capaci di costruire e utilizzare potentissime armi di distruzione di massa nonché combattere il nemico telepaticamente. No, non avete capito male: stiamo parlando di civiltà che avevano raggiunto traguardi scientifici superiori a quelli dell’uomo moderno e che l’archeologia classica, da sempre legata a “dimostrazioni razionali”, come lo studio dei reperti o dei siti in cui questi sono stati rinvenuti, etichetta come fantasiose dissertazioni prive di ogni fondatezza. […]»
L’indicazione cronologica rimanda approssimativamente a “più” di 15.000 anni fa, quindi ai tempi che precedettero il 13.000 a.C., periodo in cui ci si trovava ancora nel Paleolitico superiore, o finale; l’autore menziona civiltà conoscitrici di tecnologia aeronautica e dotate di
Comunicato stampa dell'Associazione ArcheoClub d'Italia
ArcheoClub d’Italia - Sede di
Brescia
Associazione di promozione sociale al
servizio dell’archeologia e dei beni culturali
Comunicato
stampa.
Chiusura attività 2014/2015
e viaggio d'autunno
Terminato il ciclo di conferenze la
sede di Brescia annuncia novità per il nuovo anno
La sede bresciana dell'ArcheoClub
d'Italia si rinnova e annuncia per il nuovo anno di attività una serie di
iniziative che vogliono mantenere ancora più vivo e attivo l'impegno a far
conoscere le proprie attività e a valorizzare il patrimonio archeologico del
territorio bresciano. E non solo.
Tra le iniziative messe in campo per
tenere vivo il dibattito sulla conservazione e la valorizzazione di un
patrimonio culturale tangibile e di un bene collettivo che rappresenta
concretamente tracce della storia del territorio e delle persone, la sede di
Brescia di ArcheoClub d'Italia lavorerà tutta l'estate a un nuovo sito web e a
strumenti informatici in cui raccoglierà preziose testimonianze della sua
storia, dell'attività dei direttivi e dei soci, nonché un punto di informazione
prezioso per chiunque sia interessato all'archeologia e alle discipline di
conservazione, tutela e valorizzazione connesse.
«La tecnologia è oggi un prezioso
strumento per fare cultura, se i contenuti che veicola rimangono di alto valore
e se riesce, con la sua diffusione capillare, a raggiungere anche le nuove
generazioni, passando loro il testimone di un ruolo indipendente che difende un
bene collettivo prezioso»: queste le parole della presidente Susanna Viganò,
che è tra i consiglieri di ArcheoClub Italia.
Dunque, dall'autunno saranno attivi
nuovi canali per appassionati, aspiranti soci, studiosi, studenti e quanti
amano l'archeologia, la sua storia, i suoi misteri e i suoi tesori.
Nel frattempo, proseguono le attività
istituzionali della sede cittadina con l'apertura delle iscrizioni del
tradizionale viaggio d'autunno, che quest'anno vedrà come meta una terra antica
e affascinante, carica di bellezza e suggestioni che le appartengono come
eredità di grandi momenti di storia europea. Stiamo parlando naturalmente della
Polonia, nella quale ArcheoClub d'Italia – Sede di Brescia propone un viaggio
alla scoperta di patrimoni architettonici e siti storici tra il 20 e il 28
settembre.
Per maggiori informazioni sul viaggio e
sulle modalità di associazione: archeoclub.bs@gmail.com
L’Archeoclub d’Italia è
un’associazione culturale nata nel 1971 come centro di documentazione
archeologica, che ha poi gradualmente esteso i suoi interessi alla conservazione
e valorizzazione di tutti i beni culturali. Divenuta nel 1986 ente morale, si
impegna con nuove forme di tutela del patrimonio storico-artistico attraverso
250 sedi locali che contano oltre 15mila iscritti tra archeologi, architetti,
docenti universitari, ma anche studenti, lavoratori e pensionati. Il club è un
luogo di aggregazione per tutti coloro che amano l’arte, il territorio, e che
hanno a cuore il futuro del nostro grande patrimonio storico e culturale. La
sede di Brescia, anche grazie all'attività della sua presidente Susanna Viganò,
membro del Consiglio Nazionale Archeoclub, vanta quasi un centinaio di iscritti
ed è tra le sedi più attive nella valorizzazione del patrimonio archeologico e
monumentale del Nord Italia.
Per saperne di più: archeoclub.org
Sede: via Gramsci 30, piano
10, 25122 Brescia - Contatti:
Segreteria 333 3743606 -
Presidente 030 968004
mercoledì 3 giugno 2015
Archeologia subacquea. Recuperato il villaggio sommerso nel Lago di Bolsena
Archeologia
subacquea. Recuperato il villaggio sommerso nel Lago di Bolsena
di
Laura Larcan
I sub sono al lavoro almeno da
due ore senza mai riemergere, a una profondità di quattro metri. L’operazione è
quanto mai delicata. Dal limo che ricopre il fondale sono riaffiorati negli
ultimi giorni reperti di varia natura. Ci sono vasi, alcuni integri e ben
conservati, piccoli rocchetti per filature, aghi da rete e ami, utensili in
bronzo, frecce, un coltello, anellini metallici intrecciati quasi ad evocare un
possibile «acchiappasogni». Ma soprattutto legni e fibre vegetali,
delicatissimi e fragile perché impregnati d’acqua, e ad alto rischio
distruzione, che testimoniano le strutture delle capanne del IX secolo a.C.
Siamo ad una sessantina di metri dalla costa del lago di Bolsena nel complesso
archeologico sommerso del Villaggio preistorico del Gran Carro (o Gran Caro
secondo la dicitura originaria), importantissimo insediamento d’età
villanoviana, tra i più vasti e meglio conservati, scoperto nel 1959, ma da
quasi trent’anni senza interventi di studio accurati, in balia dei tanti
tombaroli subacquei che ne hanno approfittato.
IL GUSCIO
È qui che il Nucleo di
archeologia subacquea dell’Istituto superiore per la conservazione e il
restauro diretto da Gisella Capponi conclude oggi la sperimentazione di un
nuovo sistema hi-tech di recupero subacqueo di manufatti organici ad alto
rischio, nell’ambito del progetto europeo Sasmap, di cui capofila è il National
Museum of Denmark. «Abbiamo costruito una barella-guscio con fogli di carbonio e
fogli di fibre sintetiche che hanno la caratteristica di essere ammortizzanti -
racconta la responsabile scientifica Barbara Davidde - La particolarità è che
questa sorta di culla può essere modellata direttamente sott’acqua e, prendendo
la forma perfetta del manufatto, permette di recuperarlo in completa sicurezza.
Una volta trasportata in laboratorio, la barella può essere aperta e utilizzata
dal restauratore come tavolo operatorio, dove iniziare la pulitura del
manufatto dal sedimento e le operazioni di consolidamento e restauro». Un
intervento provvidenziale, quello dell’Iscr, nella campagna di indagini sullo
stato di conservazione delle strutture sommerse del villaggio.
LEGNO DI QUERCIA
Questo programma di ricerca si inserisce, infatti, in un progetto più ampio,
iniziato dall'Istituto nel 2010, che prevede il monitoraggio dei siti presenti
nel lago di Bolsena. Un progetto inedito che affianca il nuovo scavo
archeologico promosso dalla Soprintendenza per l’Etruria meridionale guidata da
Alfonsina Russo Tagliente, sotto la responsabilità scientifica di Patrizia
Petitti in stretta collaborazione con il Centro ricerche della scuola sub del
Lago di Bolsena. Le immersioni, iniziate il 20 luglio scorso, si sono
concentrate su un’area archeologica di circa 50 metri quadrati, dove sono state
setacciate numerose teste dei pali di legno che oltre ottocento anni prima di
Cristo sorreggevano il sistema di capanne. Sono state le analisi effettuate da
Manuela Romagnoli dell’università della Tuscia a riconoscerne ora l’origine di
quercia. Come evidenzia la Petitti, quello del Gran Carro è uno degli
insediamenti preistorici più interessanti al mondo, perché il suo stato di
conservazione consente di fare luce sulla vita quotidiana di una delle prime
testimonianze della civiltà villanoviana alla fine dell’età del Ferro. «La
quantità di materiali emersa in questi giorni è enorme, impressionante, tra
vasellame e strutture di legno», avverte Egidio Severi responsabile del Centro
scuola sub. La scoperta di tracce di incendio su alcune teste dei pali potrebbe
schiudere un nuovo scenario: «Bisogna verificare ora se è un incendio che ha
devastato una sola capanna o tutto il villaggio - riflette Severi - Le cause
dell’abbandono del sito sono ancora tutte da chiarire. Finora era emerso un
innalzamento repentino, in antico, del livello delle acque, come uno tsunami,
forse dovuto alle origini vulcaniche del lago. Un incendio potrebbe essere la
nuova ipotesi».
Fonte: http://www.ilmessaggero.it/
martedì 2 giugno 2015
La storia dei “Villanoviani-etruschi”
La storia dei “Villanoviani-etruschi”
di Paolo Campidori
Come ho detto diverse
volte, secondo i miei studi bisogna distinguere fra Villanoviani ed Etruschi, e
già subito bisogna dire che c’è una continuazione fra le due etnie. E’ chiaro
che se si fa riferimento al passato remoto, noi dobbiamo tener conto di quel
trait-d’union fra Italia, mondo Greco, la Mesopotamia e l’Asia. Ma qui si parla
di un fenomeno di commercializzazione, di scambio di prodotti, di migrazione
che inizia almeno dal terzo millennio a.C. E’ chiaro, quindi, che nell’Italia
si formò una popolazione (etnia) autoctona che, molto più tardi, sarà chiamata Villanoviana
(da Villanova, presso Bologna). Io ho lavorato per più di due anni alla
Soprintendenza dei Beni Artistici di Bologna e negli anni Settanta ho visitato
vari musei cittadini, principalmente quello civico, dove ci sono collezioni importanti.
Proprio lì ho
avuto modo di studiare il periodo villanoviano, quello che poi sarà conosciuto
come Etrusco. (Gli Etruschi, tuttavia, si facevano chiamare Rasena). Verso la
fine del VII a.C., abbiamo informazioni più precise sugli Etruschi in quanto
inizia il “periodo storico”,quello cioè dove compare la scrittura (guarda caso
prendendo come campione l’alfabeto greco). La società in Toscana, nel Lazio
(Tuscia) nell’Umbria, ecc., in questo periodo si era già formata. Per fortuna
abbiamo ritrovato tante tracce di una popolazione antica che Romani, e non solo,
volevano cancellare dalla storia. Si trattava di una
lunedì 1 giugno 2015
Archeologia. In Toscana la farina più antica del mondo, databile al 30.000 a.C.
Archeologia. In
Toscana la farina più antica del mondo, databile al 30.000 a.C.
di
Alice Danti
La farina più antica del mondo è stata scoperta in
Toscana. La scoperta, che rivoluziona le conoscenze sugli uomini del
Paleolitico e sulla loro alimentazione, è stata presentata qualche giorno fa a
Firenze, durante l'evento intitolato “La prima farina in Toscana - Alle origini
dell'alimentazione”.
A metà degli anni Novanta, durante gli scavi dell’insediamento paleolitico di Bilancino, nel Mugello, gli archeologi ritrovarono una macina di pietra e un pestello. Il reperto non venne lavato e fu così possibili sottoporlo ad analisi più approfondite. L’analisi al microscopio elettronico rivelò la presenza sulla superficie di tracce di amido che furono datate, con il metodo del radiocarbonio, a 30 mila anni fa. Non si sapeva però a quale piante appartenessero quei resti di amido. Recentemente, grazie agli studi condotti dal Dipartimento di Biologia Vegetale dell'Università di Firenze, è stato possibile identificare amidi di varie piante, in particolare di tifa, una piante palustre molto comune. Questa pianta in passato veniva utilizzate per fabbricare sporte e panieri, e in alcuni paesi i suoi rizomi venivano usati anche per scopi alimentari.
A metà degli anni Novanta, durante gli scavi dell’insediamento paleolitico di Bilancino, nel Mugello, gli archeologi ritrovarono una macina di pietra e un pestello. Il reperto non venne lavato e fu così possibili sottoporlo ad analisi più approfondite. L’analisi al microscopio elettronico rivelò la presenza sulla superficie di tracce di amido che furono datate, con il metodo del radiocarbonio, a 30 mila anni fa. Non si sapeva però a quale piante appartenessero quei resti di amido. Recentemente, grazie agli studi condotti dal Dipartimento di Biologia Vegetale dell'Università di Firenze, è stato possibile identificare amidi di varie piante, in particolare di tifa, una piante palustre molto comune. Questa pianta in passato veniva utilizzate per fabbricare sporte e panieri, e in alcuni paesi i suoi rizomi venivano usati anche per scopi alimentari.
Dopo questa la scoperta gli studiosi hanno provato a cucinare delle gallette
con la farina di tifa. Hanno raccolto dei rizomi, li hanno fatti seccare e poi
macinati. Con la farina hanno impastato delle semplici gallette, che sono state
poi
sabato 30 maggio 2015
Archeologia: Il Santuario di Dioniso
Archeologia: Il
Santuario di Dioniso
Gli scavi
archeologici hanno messo in luce questo famoso Santuario di Dioniso, la cui creazione si attribuisce a Pisistrato, che costruì un primo tempio piccolino, datato II
metà del VI a.C. e dove era custodita l’antica statua lignea del dio.
Successivamente, nel V a.C., fu costruito un altro tempio del dio in
questo santuario più grande subito a sud del primo dove fu collocata un’altra
statua del dio, crisoelefantina in oro e avorio, autore fu Alkamenes, allievo di Fidia. L’altare
non è in asse con i due tempi, forse per lasciare ampio spazio per i sacrifici
e cerimonie; una grande stoà destinata a contenere oggetti per il culto e
che non ha nulla a che fare con il teatro soprastante. Il santuario
era circondato e delimitato da un recinto, il Peribolos. Per il teatro non sono state trovate tracce risalenti
al VI a.C., neanche V a.C., poiché c’erano
Campi Estivi 2015 di Ricerca Archeologica
Campi Estivi 2015 di Ricerca Archeologica
Anche per l’estate 2015 il Gruppo Archeologico Torinese (GAT) propone due affascinanti campi di ricerca archeologica, che da tanti anni permettono a giovani e meno giovani di prendere coscienza del nostro Patrimonio Culturale, di divertirsi e di imparare.
La prima campagna di scavo si svolgerà in Friuli, all’interno dell’affascinante castello medievale di Attimis (UD), attestato a partire del 1106, che nelle passate stagioni ha restituito eccezionali reperti. Le attività, gestite dalla Società Friulana di Archeologia, si svolgeranno dal 3 al 13 agosto.
Il secondo campo archeologico sarà invece in Calabria, all’interno del Parco Archeologico di Scolacium (CZ), dove si porteranno alla luce le sepolture di una necropoli di età tardo antica scoperta nell’inverno del 2013. Lo scavo, coordinato dal Gruppo Archeologico Ionico, si articola in tre diversi turni (5-18 luglio; 19 luglio-1 agosto; 2-14 agosto) e si svolgerà sotto l’egida della Soprintendenza Archeologica della Calabria.
In allegato la locandina con i dettagli.
In allegato la locandina con i dettagli.
Per partecipare ai campi o per ulteriori informazioni visitate il sito internet www.archeogat.it oppure scrivete asegreteria@archeogat.it.
venerdì 29 maggio 2015
Archeologia. Porti e Approdi della Sardegna Nuragica: Nora e Bithia
Archeologia. Porti e Approdi della Sardegna Nuragica: Nora e Bithia
di Pierluigi Montalbano
L’isola, fino alla
fine del secolo scorso, era vista come una terra di conquista e colonizzazione
da parte di genti straniere che arrivavano, invadevano le coste e occupavano il
territorio portando la loro cultura. Oggi, invece, studiamo la Sardegna come
interessata da una rete di scambi lungo tutto il Mediterraneo, e come incontro
di tradizioni con scambi reciproci, senza prevaricazioni. Due culture che
vengono a contatto danno vita a una terza, frutto delle contaminazioni fra le
precedenti, quindi ogni cultura si presenta con novità che sono recepite,
elaborate e assorbite con un processo di adattamento al proprio patrimonio di
conoscenze. I porti e gli approdi costituiscono l’interfaccia che divide e,
allo stesso tempo, unisce genti diverse che vengono a contatto. Il Mar Tirreno
si presenta come un triangolo che ha un vertice in Sicilia, uno nell’Africa
Settentrionale e l’ultimo nel tratto fra la Corsica e la Toscana. Le terre che
si affacciano in questo triangolo d’acqua sono da sempre in contatto fra loro.
Ho pensato di
scrivere qualche articolo sugli approdi frequentati dai marinai di 3000 anni fa,
iniziando dalla Sardegna sud-occidentale, ossia il tratto di costa che ospita
Nora e Bithia, l’attuale Chia, un territorio ottimale per chi giunge dal nord
Africa. I venti e le correnti suggeriscono rotte favorevoli da Luglio a Ottobre
e certamente le attività marinaresche antiche tenevano in gran conto gli eventi
naturali. Nell’età del Bronzo e del Ferro, le navigazioni attraversavano il
Mediterraneo alla ricerca di metalli e le comunità sarde entrarono in contatto
con tante genti per scambiare merci e idee.
Nora offre un
approdo riparato e accogliente, con due corsi d’acqua e una fascia di pianura
che consente di collegarsi al Campidano, la grande pianura fertile che unisce
Cagliari a Oristano. Inoltre, scavalcando un passo si arriva a Bithia e ad altri
itinerari che in antichità erano utilizzati per attraversare le montagne fino
alle zone minerarie. A Nora si nota un canale ben tagliato, scavato sott’acqua,
che si dirige verso l’attuale peschiera, e ai lati si notano accumuli di cocci.
Le strutture del porto sono di età punica e romana, ma l’insenatura mostra
evidenti tracce d’interventi di epoca nuragica. Le infrastrutture portuali furono
utilizzate per un lungo periodo e mentre alcune strade urbane furono
abbandonate, la grande via che conduceva al porto fu tenuta sgombra fino al 650
d.C. Poco distante, ad Antigori (Sarroch), viveva una comunità nuragica che acquisì
ceramiche di lusso, grossi orci per la conservazione di derrate alimentari e utensili
domestici. I primi commercianti stranierei di età fenicia si integrarono
pacificamente e, insieme ai nuragici, si adoperarono per
La storia delle monete in Sardegna, oggi a Cagliari, da Honebu.
La storia delle monete in Sardegna, oggi a Cagliari, da Honebu.
Questa sera, Venerdì 29 Maggio, alle ore 19.00, nuovo appuntamento da Honebu con "Il salotto della cultura", in Via Fratelli Bandiera 100 a Cagliari / Pirri.
Relatore sarà l'archeologo Marco Piga, che illustrerà, con l'ausilio di immagini, la "Storia della monetazione in Sardegna". Lo studioso darà il suo contributo alla questione con particolare riferimento alle monete di età punica.
Relatore sarà l'archeologo Marco Piga, che illustrerà, con l'ausilio di immagini, la "Storia della monetazione in Sardegna". Lo studioso darà il suo contributo alla questione con particolare riferimento alle monete di età punica.
Ingresso libero, apertura sala alle 18.45
L'Associazione Culturale Honebu offrirà una serie di appuntamenti anche per il mese di Giugno, tutti alle 19.
Venerdì 5
Carlo Tronchetti: il sesso nell’antichità
Martedì 9 Nanni Moro: Gli Ufo, questi sconosciuti
Venerdì 12 Giovanni Ugas: Sardi, Shardana e nuragici
Martedì 16 M.P. Zedda: Orientamento dei monumenti
nuragici
Venerdì 19 Alfonso Stiglitz: L’invenzione del Sardo
Pellita
Martedì 23 Nando Cuccu: Nell’animo dettati di
parole
Venerdì 26 Salvatore Dedola: Etimologia dei
monumenti archeologici
Ecco la locandina.
Iscriviti a:
Post (Atom)










