Diretto da Pierluigi Montalbano

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domenica 15 agosto 2021

Archeologia e storia. Trattati Roma-Cartagine: quanti e quali furono? Gli storiografi moderni commettono un errore imperdonabile? Articolo di Rolando Berretta

Archeologia e storia. Trattati Roma-Cartagine: quanti e quali furono? Gli storiografi moderni commettono un errore imperdonabile?

Articolo di Rolando Berretta



Questo è ciò che scrive Gian Domenico Mozzacato a proposito di Tito Livio - VII (nota 40) Classici Latini-Newton.

La datazione e l’effettiva portata dei trattati tra Roma e Cartagine costituisce da sempre motivo di dibattito tra gli storici. Secondo Polibio il trattato (del 348 a.C.) sarebbe il secondo e il primo risalirebbe al 509/508. Il primo, secondo lo storico greco, risale all’inizio della Repubblica ma di questo primo trattato Tito Livio non fa cenno. Occorre dire che quando ci sarà quello del 306 a.C., Livio lo citerà come terzo. In altre parole, la narrazione Liviana registra un buco, maldestramente corretto nel libro IX. Venendo al trattato del 348 a.C. esso ci viene diffusamente riferito da Polibio che in III 22 riferisce il testo di tutti e tre i trattati. In sostanza il trattato del 348 sanciva la supremazia di Roma nell’Italia Centrale e la supremazia per mare di Cartagine che non voleva nessuna ingerenza nel Mediterraneo Occidentale (Sardegna e Libia comprese). Interessante il discorso sulla Sicilia che chiude il trattato: “Nella parte della Sicilia soggetta ai Cartaginesi e in Cartagine stessa ogni Romano può agire e commerciare liberamente, con parità di diritti coi cittadini. Lo stesso valga per un

mercoledì 11 agosto 2021

Archeologia. L'alba della navigazione, quando e come iniziò la grande avventura dell'uomo nel mare? Articolo di Aldo Cherini

Archeologia. L'alba della navigazione, quando e come iniziò la grande avventura dell'uomo nel mare?

Articolo di Aldo Cherini


Il mare è costellato da un immenso arcipelago di imbarcazioni di tutte le dimensioni e forme, che si contano a migliaia, senza confini, tramandate grazie a ferree tradizioni tribali tanto da giungere fino ai nostri tempi, o per meglio dire  all’epoca della fotografia, che ha assicurato una buona base documentaria agli studi dell’etnografia nautica. Quando l’uomo primitivo, uscendo finalmente dallo stato di sedentarietà, prese ad uscire dalla grotta e dal limitrofo ambiente per portarsi sempre più lontano spinto dalla sete di appropriazione e dalla curiosità, dovette fronteggiare ostacoli, difficoltà e pericoli d’ogni genere, ma bastavano a fermarlo un corso d’acqua un po’profonda, lo specchio d’acqua d’un lago pur tranquillo, un braccio di mare anche poco ondoso. Però quell’essere era pur sempre un uomo che non mancava di intelligenza, di spirito di osservazione, di capacità di adattamento.
L’acqua portava non di rado fortuiti ammassi sradicati di vegetali e di tronchi d’albero, di carogne gonfie di animali e chissà cosa ancora, che suggerivano l’idea della galleggiabilità senza contare il fatto che un bel momento l’uomo stesso, ad imitazione di molti animali, aveva imparato a

martedì 10 agosto 2021

Archeologia. I Sardi nella guerra di Troia. Riflessioni di Carlo D'Adamo

Archeologia. I Sardi nella guerra di Troia

Riflessioni di Carlo D'Adamo


La storiografia greca ha elaborato nel ciclo dell’epopea troiana il processo di crisi del sistema miceneo, mentre la storiografia egizia ha narrato parte dello stesso processo sotto il tema dell’invasione degli “Abitanti delle Isole del Grande Verde” che ordivano una “congiura” contro l’Egitto assalendo le sue coste e tentando un’invasione.
La sostanziale autoreferenzialità delle due tradizioni storiografiche impedì a Platone, al quale la tradizione egizia era giunta di seconda o di terza mano, di riconoscere nel racconto di Crizia (che egli riporta nel Timeo) gli stessi avvenimenti che i greci avevano già elaborato nei miti di Teseo e del ritorno degli Eraclidi e nella grande epopea della guerra di Troia.
Ma se noi ci misuriamo direttamente con Medinet Habu ed evitiamo il bypass “sacerdoti egiziani-Solone-Crizia-Platone” per accedere direttamente alle fonti che parlano degli Abitanti delle Isole del

lunedì 9 agosto 2021

Archeologia. Una tavoletta babilonese riscrive la storia della matematica, è il più antico esempio di geometria applicata, a fini catastali.

Archeologia.

Una tavoletta babilonese riscrive la storia della matematica, è il più antico esempio di geometria applicata, a fini catastali.

 

E’ impresso su un’antica tavoletta d’argilla babilonese di 3.700 anni fa, il più antico esempio di geometria applicata del mondo: si tratta di un documento catastale stilato da un perito per risolvere una disputa relativa alla divisione di un terreno, in cui gli angoli retti sono stati disegnati usando il sistema delle terne pitagoriche oltre mille anni prima che venisse formulato dai Greci. La scoperta del significato del reperto, conservato al Museo archeologico di Instabul, si deve a Daniel Mansfield, un matematico dell’Università del Nuovo Galles del Sud in Australia, che pubblica i risultati dello studio sulla rivista Foundations of Science. La tavoletta d’argilla, rinvenuta in Iraq nel 1894 e indicata con la sigla Si.427, “è l’unico esempio noto di documento catastale dell’antico periodo babilonese: in questo caso ci racconta i dettagli legali e geometrici di un campo che è stato diviso dopo la vendita di una sua

domenica 1 agosto 2021

Archeologia. Tiscali, un villaggio nuragico sul Supramonte, nel cuore della Sardegna. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Tiscali, un villaggio nuragico sul Supramonte, nel cuore della Sardegna. 

Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Nel cuore della Sardegna, sul Supramonte, al confine tra Oliena e Dorgali, sulla cima del Monte Tiscali, a 500 metri sul livello del mare, a destra del Rio Sa Oche nella Valle di Lanaittu, a pochi km da Sa Sedda e Sos Carros, in seguito al crollo della volta dell’ampia sala di una grotta, in epoca nuragica si sviluppò un insediamento unico nel suo genere: Tiscali. Il sito fu studiato nel 1910 da Ettore Pais e nel 1927 dal Taramelli, da ambedue interpretato come rifugio dei Sardi durante la conquista romana della Sardegna. L’insediamento civile è costituito da strutture abitative, magazzini e recinti per custodire gli animali, legato allo sfruttamento agro-pastorale del territorio, costruito in un

sabato 24 luglio 2021

Archeologia della Sardegna. La Tomba di Giganti S'Ena 'e Thomes di Dorgali. Interpretazione tratta dal Dizionario Etimologico Dorgalese di Andrea Deplano

Archeologia della Sardegna. La Tomba di Giganti S'Ena 'e Thomes di Dorgali. 

Interpretazione tratta dal Dizionario Etimologico Dorgalese di Andrea Deplano



Tomba di Giganti di Dorgali "Sena e Thomes" (Sa Ena ’e Tomes)

Viene così indicato un monumento archeologico dell’età del bronzo, datato al periodo nuragico, classificato come tomba dei giganti, per dire di una sepoltura dolmenica costituita da una allée couverte con pietre infisse nel terreno e copertura a piattabanda, sovrastata da una stele verticale del peso stimato di circa 7 tonnellate. Si trova a 4 km dal bivio Lula-Dorgali sulla 131 d.c.n. in direzione Dorgali sul lato

lunedì 19 luglio 2021

Archeologia della Sardegna. Bronzetti nuragici: sculture votive, oggetti artistici o doni cerimoniali? Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Bronzetti nuragici: sculture votive, oggetti artistici o doni cerimoniali?

Articolo di Pierluigi Montalbano


In Sardegna, nelle fasi finali della Civiltà nuragica, circa 3000 anni fa, i sardi decisero una serie di cambiamenti sociali nel mondo dei vivi e in quello dei morti che sono facilmente distinguibili: non costruirono più nuraghi e adottarono un rituale funerario differente con l'abbandono delle monumentali tombe giganti a favore di piccole tombe a pozzetto singolo nelle quali ogni individuo riceveva il suo corredo. In questa fase appaiono i bronzetti, le celebri statuine in lega di rame (90%) e stagno (10%) che rappresentano personaggi, animali, barche, edifici e oggetti che fanno parte della

martedì 13 luglio 2021

Archeologia. Sardegna: gli Shardana sono i sardi Nuragici?…ai confini della Fantarcheologia. Cosa sostengono Francois Champollion, Rouge` Emanuel, Francois Chabbas, Giovanni Lilliu, Renato Peroni, Michel Gras, Robert Drews, Vassos Karageorgìs, Giovanni Ugas e Christian Greco, d’accordo con Massimo Pallottino? Per quale motivo studiosi come D’Oriano, Maspero, Sandars, Vagnetti, Cavillier non sono d’accordo con i primi? Articolo di Stefano Lecca

Archeologia. Sardegna: gli Shardana sono i sardi Nuragici?…ai confini della Fantarcheologia. Cosa sostengono Francois ChampollionRouge` Emanuel,  Francois ChabbasGiovanni LilliuRenato Peroni,  Michel Gras,  Robert Drews,  Vassos KarageorgìsGiovanni Ugas e Christian Greco, d’accordo con Massimo Pallottino? Per quale motivo studiosi come D’Oriano, Maspero, Sandars, Vagnetti, Cavillier non sono d’accordo con i primi?

Articolo di Stefano Lecca




“La civiltà dei nuraghi si direbbe invero ancora oggi, nonostante decenni di esplorazioni e di studi, relegata quasi sul margine dell’interesse della disciplina preistorica ed archeologica ufficiale, come un dominio incantato e nebuloso, disseminato di agguati e di misteri. Gli scavi sistematici iniziati soltanto agli albori del nostro secolo, in modo frammentario, e tuttora limitatissimi rispetto all’ampiezza del territorio e al numero imponente delle superstiti rovine antiche; le pubblicazioni per lo più confinate in atti accademici di scarsa diffusione o in periodici e fascicoli circoscritti all’ambiente isolano; la stessa natura della cultura paleosarda, apparentemente chiusa in se stessa e segnata da caratteri di inconfondibile originalità, tale da aver scoraggiato, sino a questi ultimi anni, un tentativo di inquadramento organico e criticamente soddisfacente della Sardegna nello sviluppo della preistoria e protostoria mediterranea: tutti questi motivi, singolarmente o presi assieme, potranno addursi a spiegare le perduranti incertezze ed approssimazioni nella conoscenza e nella valutazione di una delle più suggestive esperienze culturali del mondo antico. Se alla Sardegna preromana manca l’eco della tradizione poetica e storica che nobilita gli avanzi delle civiltà preclassiche del Mediterraneo orientale, il linguaggio delle sue innumerevoli torri ciclopiche, dei

lunedì 12 luglio 2021

Archeologia. Shardana, i sardi che componevano la guardia reale del faraone Ramesse II. Articolo di Pierluigi Montalbano.

Archeologia. Shardana, i sardi che componevano la guardia reale del faraone Ramesse II

Articolo di Pierluigi Montalbano

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Gli Shardana furono scelti dagli egizi per diventare, all'inizio del XIII a.C. e per tutta la durata della celebre battaglia di Qadesh,  la guardia scelta del faraone Ramesse II, invogliati con concessione di privilegi, terre fertili lungo le sponde del Nilo, diritto di matrimonio, successione ereditaria dei campi. Già dal XV a.C., all’epoca della regina Hatshepsut e di Tuthmosis III, l’esercito egizio si ampliò con l’immissione di truppe formate da guerrieri professionisti, con corpi d’armata, divisioni di fanteria, carristi e ufficiali, con la conseguente specializzazione delle tecniche di combattimento. A tutto ciò, si univa l’apparato di supporto costituito da personale di servizio, flotta e carri di supporto per i viveri e vettovaglie, carpentieri, cuochi, addestratori di cavalli e maestri d’armamenti che insegnavano le tecniche con la spada, l’arco, la lancia e le

martedì 6 luglio 2021

Le grandi navi a vela solcavano i mari già 7300 anni fa. Lo svela l'archeologia. Articolo di Pierluigi Montalbano

Le grandi navi a vela solcavano i mari già 7300 anni fa. Lo svela l'archeologia.  

Articolo di Pierluigi Montalbano


In un vaso di cultura 'Ubaid è raffigurata una nave a vela con due alberi. Si tratta della più antica documentazione oggi disponibile relativa all'uso di alberatura navale e corrispondente sistema di vele. Ciò che sorprende è la datazione: 5300 a.C. Il ritrovamento è avvenuto a Ra's as-Sabiyah all'interno di una struttura in pietra, un tempio. Pensavo di conoscere bene la cultura 'Ubaid, ne parlo spesso a lezione, ma più studio e più mi accorgo che l'uomo preistorico era in possesso di tecnologie evolute. Per