Diretto da Pierluigi Montalbano

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Associazione Culturale Honebu

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mercoledì 17 giugno 2015

Archeologia. Colpita in un raid aereo la Diga di Marib, meraviglia ingegneristica della regina di Saba

Colpita in un raid aereo la Diga di Marib, meraviglia ingegneristica della regina di Saba
di Kristin Romey


Danneggiato durante un raid aereo saudita nello Yemen il sito archeologico più importante dell'antico regno della regina di Saba, risalente al primo millennio avanti Cristo.
L'antica Marib era la capitale del Regno sabeo, ritenuto il leggendario reame della biblica regina di Saba, fiorito durante il primo millennio avanti Cristo. Assieme ai resti della diga - considerata il più importante sito archeologico yemenita e una delle principali ragioni della straordinaria fioritura della cultura sabea - gli scavi condotti nell'antica capitale hanno portato alla luce due complessi templari pre-islamici dedicati ad Almaqah, la principale divinità del regno.
Nel corso delle scorse settimane, i combattimenti fra i ribelli sciiti Houthi e le forze fedeli al presidente yemenita Abd Rabbuh Mansur Hadi, che godono del supporto aereo della coalizione saudita, hanno subito un'escalation attorno all'attuale città di Marib, sede delle centrali elettriche e degli stabilimenti petroliferi del paese, situata a pochi chilometri di distanza dall'antica capitale.
Le prime immagini dei danni subiti dalla diga sono apparse sui social media, e riprese dai media locali il 1 
giugno. Tuttavia, le difficoltà di comunicazione in tutto il paese hanno ostacolato la conferma dell'evento da parte della comunità archeologica internazionale.
L'archeologa Iris Gerlach dell'Istituto Archeologico Tedesco (DAI) ha studiato e restaurato i resti della Grande Diga, di cui restano oggi solo le chiuse. Secondo le sue fonti a Marib, nel raid aereo sarebbe stata colpita la

martedì 16 giugno 2015

Archeologia. Scoperta una tomba intatta in Egitto, nella Valle dei re, databile al Nuovo Regno.

Scoperta una tomba intatta nella Valle dei re, è del Nuovo Regno.


Uno staff di archeologi, a inizio anno, hanno aperto la prima tomba ancora intatta in Egitto della Valle dei Re, un evento che non succedeva più da oltre 80 anni. Questo sarcofago si trovava schiacciato sotto altri sette ma una volta aperto ha rivelato una mummia ancora avvolta nei suoi materiali per l'imbalsamazione e di vari oggetti di gioielleria. "Questo è anche meglio che trovare una "semplice" mummia, è un tesoro", ha dichiarato il responsabile dello scavo Nadia Lokma, raggiante vicina al fragile sarcofago che se toccato rischia di finire in polvere. Si pensava che la tomba appartenesse alla regina Kiya, madre del re Tutankhamon. Scavata nella roccia bianca, la tomba n° 63 trovata nella Valle fu scoperta accidentalmente l'anno scorso da un gruppo di archeologi degli Stati Uniti che lavoravano sulla vicina tomba di Amenmeses. Si ritiene che possa avere più di 3.000 anni, con un sarcofago che racconta molte informazioni sulla cultura dell'antico Egitto.  Ad esempio, spiega i culti religiosi e delle erbe utilizzate dagli antichi Egizi, quello che indossavano, quali tessuti e come imbalsamavano i morti. Lo staff aveva iniziato scavando un buco nella porta del sepolcro e ha intravisto il suolo del sepolcro di dimensioni di circa 2, 5 x 4, 5 metri (12 piedi per 15 piedi). Quando è stata abbattuta la parete divisoria, per la prima volta i ricercatori sono stati liberi di camminare dentro il sepolcro. Decine di specialisti affollano ora il sito per guardare i funzionari mentre aprono l'ultimo dei sette sarcofagi trovati all'interno. Invece della prevista mummia, nella bara sono emersi vari materiali per l'imbalsamazione, decine di collane di fiori, tessuti e vari altri oggetti religiosi.
Coperte di resina, tutte e sette le bare sono state trovate vuote dagli organismi. Invece di mummie, sono stati trovati cocci di ceramica. Un piccolo sarcofago era destinato a un bambino, con un cuscino che sembrava essere farcito con piume. Si spera che attraverso lo studio dei geroglifici gli scienziati possano determinare per chi erano state preparate quelle bare, e dove sono stati sepolti i corpi a cui erano destinate.

Termiti e forse antichi tombaroli hanno danneggiato i sarcofagi, tanto che ci sono voluti mesi di lavoro per poter accedere senza danneggiare le bare. Sedici dei 28 vasi funerali trovati nella tomba devono ancora essere aperti. La scoperta ha rotto la lunga convinzione che non vi fosse più nulla da trovare di intatto nella Valle dei Re, la regione desertica vicino alla città meridionale di Luxor utilizzato come un cimitero per i faraoni, regine e nobili alla fine dell’età del Bronzo, ossia nel Nuovo Regno. L'ultima tomba scoperta è stata quella del famoso Tutankamon, nel 1922. Sebbene la nuova scoperta non ha confronto con le meraviglie della maschera d'oro, gioielli e statue trovato la tomba di Tut, si tratta di una grande scoperta scientifica che potrebbe promuovere il turismo in Egitto, da tempo in secondo piano fra le scelte degli stranieri.

Archeoastronomia: oggi a Cagliari, da Honebu, Mauro Peppino Zedda presenta il tema: "Orientamento dei monumenti nuragici"

Questa sera, 16 Giugno. Conferenza di Mauro Peppino Zedda a Cagliari, da Honebu: "Orientamento dei monumenti nuragici"



Questa sera, Martedì 16 Giugno, alle ore 19.00, nuovo appuntamento da Honebu con "Il salotto della cultura", in Via Fratelli Bandiera 100 a Cagliari / Pirri.
Relatore sarà l'archeoastronomo Mauro Peppino Zedda. Presenterà il tema: "Orientamento astronomico dei monumenti nuragici".

E' gradita la condivisione dell'evento. https://www.facebook.com/events/1457325037894677/

Ingresso libero, apertura sala alle 18.45

L'Associazione Culturale Honebu offrirà una serie di appuntamenti anche per il mese di Giugno, tutti alle 19, nella sala di Via Fratelli Bandiera 100 a Cagliari / Pirri.


Venerdì 19 Alfonso Stiglitz: L’invenzione del Sardo Pellita

Martedì 23 Nando Cuccu: Nell’animo dettati di parole (serata musicale e letteraria)

Venerdì 26 Salvatore Dedola: Etimologia dei monumenti archeologici

Martedì 30 Stefano Salvatici: Il potere dell'intelligenza emotiva

lunedì 15 giugno 2015

Archeologia. A settembre inizierà uno scavo didattico al Nuraghe Candelargiu (San Giovanni Suergiu).

Scavo didattico al Nuraghe Candelargiu (San Giovanni Suergiu).


Un laboratorio internazionale per avvicinare i cittadini e l’archeologia.
Il prossimo settembre partirà la seconda campagna di scavo del nuraghe Candelargiu, nell'area archeologica al confine tra i territori di San Giovanni Suergiu e Tratalias, nel Basso Sulcis. Già nel mese di settembre 2014, infatti, un’equipe di archeologi spagnoli e sardi, che ha coinvolto le Università di Siviglia e di Cagliari, ha realizzato la prima indagine su un’area che non era mai stata oggetto finora di ricerche scientifiche.
La dott.ssa Araceli Rodríguez, direttrice del progetto,  ha promosso questa iniziativa allo scopo di intensificare i contatti scientifici e umani tra la Sardegna e la Spagna e, mediante un laboratorio didattico di scavo per formare anche i futuri professionisti del settore, avvicinare i cittadini a una scienza come l’archeologia, che desta sempre più interesse tra il largo pubblico.
Il laboratorio, infatti, da un lato si propone di permettere agli studenti universitari e ai giovani professionisti di acquisire esperienza sul campo, dall’altro intende permettere a chi sia interessato di toccare con mano le procedure e le metodologie della ricerca archeologica e questo scopo viene ottenuto aprendo le attività a tutti coloro che ne facciano richiesta, senza necessità di alcuna esperienza precedente.
Così tutti i corsisti avranno l’opportunità di partecipare in prima persona allo scavo archeologico, che si svolgerà la mattina e interesserà la struttura del nuraghe e una grande capanna di oltre 11 m di diametro, probabilmente impiegata per le riunioni dell’aristocrazia nuragica.
Tutti i pomeriggi sono invece previste attività di laboratorio (pulizia e catalogazione dei reperti rinvenuti, disegno archeologico, etc), lezioni frontali (Storia della Sardegna, Storia della civiltà nuragica, museologia etc) o escursioni nei siti più significativi per inquadrare la preistoria e la storia della Sardegna e del Sulcis, dalla tomba di giganti di Barrancu Mannu (Santadi) al complesso nuragico di Grutt’i Acqua (Sant’Antioco) all’antica città di Monte Sirai, e nei musei del territorio. Ciascun turno ha la durata di due settimane e si conclude la seconda domenica con la visita guidata al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.
L’area archeologica di Su de Candelargiu, è estesa alcuni ettari e presenta alcuni monumenti molto visibili e numerosi altri ancora coperti dalla vegetazione. Al momento gli scavi interessano il nuraghe trilobato e la capanna delle riunioni.
Il nuraghe è formato da tre torri unite da due muri che delimitano uno spazio interno con la funzione di cortile. Le dimensioni delle torri variano tra gli 8,20 m di diametro di quella più grande e i 6,50 di quella più piccola, con muri di 2 m di spessore e più di 3 m di alzato residuo dall’attuale piano di campagna.
Tra la capanna e il nuraghe si estende un’ampia zona da cui emergono numerosi allineamenti curvilinei di conci di medie dimensioni, che lasciano dedurre la presenza di un ampio villaggio, presso il quale è presente un pozzo.
I risultati della prima campagna di scavo saranno resi noti a breve in sede scientifica, ma si può anticipare che è emerso un riutilizzo del nuraghe in epoca contemporanea nei pressi dell’ingresso (strutture, monete e altri oggetti del XIX e XX secolo – per esempio fornelli di pipa e placchette decorative di armi da fuoco). Invece dal primo saggio di scavo della grande capanna sono stati portati alla luce diversi conci a forma di T in calcare (mentre la capanna e tutte le altre strutture sono in trachite), che segnalano una particolare importanza di questa ampia costruzione, dal diametro di oltre 11 m.
Nel settembre 2015 si svolgerà la seconda campagna di scavi, aperta alla partecipazione di tutti coloro che desiderano avvicinarsi al mondo della archeologia.
I suoi obiettivi saranno l’inizio dello scavo all’interno del nuraghe, così da poter recuperare progressivamente la struttura nella sua totalità; la prosecuzione dello scavo dell’interno della capanna per determinare concretamente la sua funzione e verificare se possiede gli elementi caratteristici di questo tipo di strutture; l’inizio dello scavo del villaggio, che rimane al momento inesplorato.
Il primo turno si svolgerà dal 7 al 20 settembre, il secondo dal 21 settembre al 4 ottobre.
Per informazioni scrivere a hola@proyectonuraghe.com
Visitare il sito web dell’iniziativa www.proyectonuraghe.com (in italiano, spagnolo, inglese e a breve in sardo)
Visitare la pagina Facebook www.facebook.com/arqueocerdena
Telefonare al +39 349 3224666 o Whatsapp +39 392 7098423 (Manuela Puddu, codirettrice del progetto e coordinatrice per l’Italia).
Cristoforo Puddu


domenica 14 giugno 2015

Archeologia. Porti e Approdi della Sardegna Nuragica: Sulki-Sant'Antioco

Archeologia. Porti e Approdi della Sardegna Nuragica: Sulki-Sant'Antioco
di Pierluigi Montalbano


Già nella carta ottocentesca di Alberto Ferrero La Marmora si nota come la città di Sulki, uno dei più antichi agglomerati urbani sardi (780 a.C.), sia affacciata sullo stagno di Sant’Antioco e sul Golfo di Palmas.
Era un sito favorevole e ricercato dai marinai, tanto che nella prima guerra punica fu teatro di uno scontro navale nel Golfo di Palmas perché i romani volevano impadronirsi del porto. Nella battaglia di Sulki l’ammiraglio cartaginese fu sconfitto, riparò a terra e, come avveniva in quelle circostanze, fu crocefisso dal suo stesso equipaggio. Nelle monete romane dell’epoca spesso sono rappresentati i rostri, elementi rinforzati posti all’estremità della trave principale della nave e utilizzati per perforare il fianco delle navi nemiche e affondarle. Costituivano un ambito trofeo delle battaglie navali, ed erano denaro contante perché realizzati in metallo.
Il porto fenicio di Sulki si trovava dove ancora oggi i diportisti ormeggiano le barche, protetto dal castello di Castro e da quello di Su Pisu. Per ripararsi dalla tramontana, l’unico vento dannoso per questo porto, c’era il becco roccioso di Sant’Isandra, oggi sprofondato, sopra il quale Bartoloni ha individuato un edificio, anch’esso attualmente sommerso. La struttura era realizzata con i blocchi delle fortificazioni cartaginesi. Si tratta di due quadrilateri affiancati che sono stati recentemente demoliti per essere utilizzati dai pescatori per fare dei pedagni (boe di segnalazione) per le reti. Probabilmente si trattava di un piccolo santuario collocato lungo una strada rotaia, parallela alla linea di costa, che consentiva alle navi di essere trascinate in porto con delle corde legate a buoi, secondo una tecnica utilizzata anche in altri luoghi.
La laguna non era navigabile a vela e, ancora oggi, pur essendoci un canale profondo circa 5 metri nessuno affronta il rischio di approdare procedendo solo con le vele. Il livello dell’acqua dal 700 a.C. si è alzato di quasi un metro e mezzo e quindi oggi lo scoglio si vede solo in caso di bassa marea.
In un portolano del 1261 d.C. che illustra le isole dell’arcipelago del Sulcis, si nota che il passaggio fra lo stagno di Sant’Antioco e il Golfo di Palmas è assente. In antichità il passaggio del mare era garantito dal fatto che l’istmo non era completamente consolidato, ma sappiamo che sopra sono stati rinvenuti due menhir del 3000 a.C. pertanto già da quel periodo l’istmo era percorribile via terra, pur non essendo

sabato 13 giugno 2015

Cartografia nautica. Mercatore e le carte per navigare.

Cartografia nautica. Mercatore e le carte per navigare.
di Rolando Berretta


Verso la metà del 1.200 fece la sua comparsa uno schema particolare:

Questo schema completava una carta geografica che poteva misurare, con le coordinate geografiche, una decina di gradi oppure un intero emisfero.
Come si realizzava? La spiegazione arrivò nell’anno 1594. (Dopo 3 secoli!)
Della carta dei Marinai e della marcatura di questa.            
BLUNDEVILLE    -     LONDRA     -1594
Innanzitutto disegnate con un paio di compassi un cerchio tanto grande quanto pensate possa adattarsi alla vostra carta, il quale cerchio rappresenterà l’Orizzonte; poi dividetelo in quattro quarti uguali, tracciando due diametri che si incrociano l'un l'altro, nel centro del suddetto cerchio ad angoli retti, di cui la linea perpendicolare è la linea del Nord e del Sud, e l’altra che attraversa la stessa è la linea dell'Est e dell'Ovest; alle quattro estremità di questi diametri dovete porre i quattro venti principali, ovvero Est, Ovest, Nord e Sud, contrassegnando la parte del Nord con un fiore e quella dell'Est con una croce. Poi dividete ogni quarto del suddetto cerchio con i vostri compassi in due parti uguali, mettendo le punte nel mezzo di ogni quarto; attraverso queste punte o anche attraverso il centro del cerchio disegnate altre due linee trasversali, che devono estendersi alquanto al di là della circonferenza dell'Orizzonte; queste due linee trasversali insieme alle prime due linee trasversali divideranno il cerchio in otto parti, e in tal modo avrete gli otto venti principali. Fatto  ciò, dividete ognuna

venerdì 12 giugno 2015

Archeologia. Porti e Approdi della Sardegna Nuragica: Monte Sirai

Archeologia. Porti e Approdi della Sardegna Nuragica: Monte Sirai
di Pierluigi Montalbano


Su un promontorio a breve distanza dall’approdo di Sulki, sorge un insediamento costituito da necropoli, acropoli e tofet. Gli archeologi propongono una datazione dell’VIII a.C. con funzione di fortezza con mastio e cinta muraria fortificata. Il mio pensiero sul sito ruota intorno a un’originaria pacifica funzione di mercato, pertanto non condivido questa interpretazione, ma il punto di vista accademico è sempre doveroso citarlo. Fino alla conquista romana del 238 a.C., fu un centro di controllo del territorio, in seguito urbanizzato, con la conseguente demolizione delle fortificazioni. Nel 38 a.C., data dello scontro fra Cesariani e Pompeiani, Monte Sirai fu abbandonata definitivamente.
Verosimilmente fu edificato dagli abitanti di Sant’Antioco e Portoscuso. L’organizzazione urbanistica mostra edifici che suggeriscono una collaborazione fra fenici e nuragici, con ceramiche locali realizzate a mano. Gli studiosi ritengono che parte dell’insediamento fu distrutto fra il 540 e il 510 a.C. dai cartaginesi del generale Malco, ma questa interpretazione non mostra convincenti dati a supporto.

L’attacco avrebbe determinato una decadenza del centro, ripopolato poi con alcune famiglie cartaginesi. Ciò sarebbe in linea con la tipologia delle sepolture, africana libica, costituita da 13 tombe familiari. Un cambiamento importante avvenne nel 380 a.C. quando in Sardegna si nota la costruzione di una serie di

giovedì 11 giugno 2015

Domani, 12 Giugno. Conferenza di Giovanni Ugas a Cagliari, da Honebu: "Sardi, Shardana e Popoli del Mare"

Domani, 12 Giugno. Conferenza di Giovanni Ugas a Cagliari, da Honebu: "Sardi, Shardana e Popoli del Mare"



Domani sera, Venerdì 12 Giugno, alle ore 19.00, nuovo appuntamento da Honebu con "Il salotto della cultura", in Via Fratelli Bandiera 100 a Cagliari / Pirri.
Relatore sarà l'archeologo Giovanni Ugas, già docente di Preistoria e Protostoria all'Università di Cagliari, presenterà il tema: "Sardi, Shardana e Popoli del Mare". 
E' gradita la condivisione dell'evento.

Ingresso libero, apertura sala alle 18.45

L'Associazione Culturale Honebu offrirà una serie di appuntamenti anche per il mese di Giugno, tutti alle 19, nella sala di Via Fratelli Bandiera 100 a Cagliari / Pirri.


Martedì 16 Mauro Peppino Zedda: Orientamento astronomico dei monumenti nuragici

Venerdì 19 Alfonso Stiglitz: L’invenzione del Sardo Pellita

Martedì 23 Nando Cuccu: Nell’animo dettati di parole (serata musicale e letteraria)

Venerdì 26 Salvatore Dedola: Etimologia dei monumenti archeologici

Martedì 30 Stefano Salvatici: Il potere dell'intelligenza emotiva

mercoledì 10 giugno 2015

Archeologia. Porti e Approdi della Sardegna Nuragica: Tharros

Archeologia. Porti e Approdi della Sardegna Nuragica: Tharros
di Pierluigi Montalbano


Il Padre dell’archeologia sarda, il Canonico Giovanni Spano, nel 1861, riteneva di identificare il porto di Tharros, all’interno del golfo di Oristano, tra la Torre Vecchia del Capo San Marco e l’area urbana, allora non ancora riportata alla luce. Un secolo dopo, nel 1965, dopo l’avvio nel 1956 degli scavi del centro urbano, il Generale Giulio Schmiedt, sulla base delle fotografie aeree scattate nel 1957, ipotizzava l’esistenza di un complesso di banchine portuali sommerso, posto fra le terme meridionali e quelle settentrionali di Tharros.
Nel 1979 la prima ricognizione subacquea dei fondali di Tharros, per opera di Luigi Fozzati e di Piero Bartoloni, cattedratico di archeologia fenicio-punica dell’ateneo sassarese, identificava una possibile presenza di strutture sommerse presso il Mare Morto, fra il colle più settentrionale di Tharros (loc. Murru Mannu) e le baracche dei pescatori. Nel triennio 1984-1987 l’israeliano Elisha Linder, autore di eccezionali scoperte nel porto di Cesarea, costruito da Erode il Grande, identificò dei moli frangiflutti, sommersi, in corrispondenza dell’area compresa fra il battistero paleocristiano tharrense e il colle di Murru Mannu. Nel 1985 il Fioravanti riteneva probabile una ubicazione del porto in un’antica area lagunare oggi interrata, a nord di Murru Mannu.
Nel 1999 un volumetto a cura di Acquaro, Marcolongo, Vangelista, Verga, dal titolo “Il porto buono di Tharros”, presentava l’ipotesi di una strada di collegamento fra il centro monumentale di Tharros e il porto, localizzato a nord di Murru Mannu, fra due linee difensive della città.
Nel 2005 Attilio Mastino, Pier Giorgio Spanu e Raimondo Zucca, nel volume Mare Sardum, a proposito del porto antico di Tharros scrivono: “Le indagini geomorfologiche hanno dimostrato che la palude che si frappone tra il Porto Vecchio e lo stagno di Mistras è il risultato di un fenomeno dinamico di interrimento, che ha lasciato testimonianza nei vari cordoni dunari che testimoniano un progressivo spostamento verso oriente della linea litorale. Si può ricavare l'esistenza di un braccio di mare insinuantesi originariamente verso occidente, a lambire l'area dell'abitato odierno di San Giovanni di Sinis, successivamente ridotto a specchio lagunare e ancora a palude”.
L'esistenza di una necropoli fenicia arcaica nella fascia costiera di San Giovanni, distinta dall'altra necropoli fenicia di Torre Vecchia, a mezzogiorno dell'abitato punico e romano di Tharros, potrebbe forse essere posta in rapporto con il centro portuale tharrense di Porto Vecchio.
L’ipotesi formulata nel libro Mare Sardum di “un braccio di mare insinuantesi originariamente verso occidente”, in direzione di San Giovanni di Sinis, ha portato gli studiosi a effettuare ricerche mirate alla risoluzione del problema. Le foto aeree del Golfo mostrano uno spazio lunato delimitato dal colle di San Marco e dal promontorio della Frasca. Sullo sfondo si trovano progressivamente i monti dell’Arcuentu, del Monte Linas, la piana del Campidano con il baluardo di Monreale e, infine, il Monte Arci. Un golfo che appare chiuso perché appena 6 miglia nautiche separano i due capi. Questo golfo può ben prestarsi ad accogliere navi.
L’archeologo Zucca, riporta testimonianze, soprattutto di età spagnola, relative alla possibilità per

martedì 9 giugno 2015

Archeologia. Scoperto cinerario Volterra. Sottoposto a Tac e restaurato, sarà esposto al museo Guarnacci

Archeologia. Scoperto cinerario Volterra. Sottoposto a Tac e restaurato, sarà esposto al museo Guarnacci
 Un vaso per le ceneri del defunto con numerosi oggetti in bronzo è il contenuto emerso dalle analisi dallo scavo complessivo del grande dolio di epoca villanoviana rinvenuto a Volterra. Una volta rimesso in luce, il vaso cinerario è stato sottoposto a esami radiografici, che hanno permesso di scoprire la presenza all'interno di numerosi oggetti in bronzo. Per acquisire tutti i dati, la Soprintendenza ha deciso di eseguire una Tac all'ospedale. Il cinerario sarà esposto al museo Guarnacci.

Fonte: ANSA