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domenica 31 maggio 2020

Archeologia. Dalla Luna alla Dea Madre, l'altare rupestre di Santo Stefano a Oschiri. Articolo di Antonio D’Agostino


Archeologia. Dalla Luna alla Dea Madre, l'altare rupestre di Santo Stefano a Oschiri.
Articolo di Antonio D’Agostino

Il Patrimonio archeologico sardo ha, nella sua originalità, modelli architettonici che si propongono a noi con la loro complessità ed enigmi propri, a prescindere dal periodo storico o preistorico che lo determinano. Quando approfondisco una serie di documentazioni, o esamino il mio lavoro davanti ad uno scavo archeologico, applico costantemente la mia regola delle 4 R:
Rispetto, Ricerca, Recupero, Riflessione.
Ritengo, infatti, che l’approccio debba essere guidato, prima di tutto, da una posizione di Rispetto, inteso come cautela verso una serie di elementi che attirano l’attenzione, e ogni considerazione deve tenere in conto una certa sensibilità e logica professionale. La curiosità è quella che stimola e spinge
la Ricerca, perché si basa su un intento nobile che deve essere necessariamente coadiuvata da elementi di riscontro databili o proponibili sulla base delle ipotesi.  Il Recupero di dati o reperti è essenziale per poter muoversi in uno spazio o tempo preciso e circoscritto. E infine la Riflessione che è sempre necessaria, mantenendo come obiettivo l’onesta intellettuale. Forse non tutti sanno che quest’anno 2020 è un anno particolare che ci darà un numero di 13 Lune. Questo processo fisico si propone a noi ogni 2 anni e mezzo.
Come mai questo dato, che può’ apparire futile, è inserito in questo testo?
Esaminiamo le correlazioni. Nel corso della mia esposizione capirete che non è futile e fuori tema, anzi, ha un senso rispetto ad una tesi che ora vi sottopongo e che, mi risulta, non sia mai stata elaborata dagli studiosi che si sono cimentati sulla querelle che esamineremo nel dettaglio. La mia onestà intellettuale mi consente di affermare che questa riflessione nasce da una lettura attenta di alcune pubblicazioni sul tema, e dalle quali ho attinto e sviluppato le mie idee. Ripartiamo dall’evento lunare che si sta manifestando nel corso di questo 2020 e vi propongo alcune mie considerazioni di carattere scientifico. Qualche giorno fa ho esaminato con attenzione una serie di foto che riguardavano un sito archeologico unico in Sardegna, denominato l’altare rupestre di Santo Stefano, in agro di Oschiri. Già nell’osservazione delle immagini si percepisce una forza e uno spiritualismo palpabile, e aggiungo che anche se sfortunatamente non ho avuto ancora l’occasione di ammirarlo dal vivo, ne percepisco comunque tutta la sua bellezza e la sua complessità. Per non creare confusione negli “addetti ai lavori”, vorrei precisare in premessa che il mio unico intento è quello di sollecitare una certa curiosità.
Dalla letteratura scientifica si evidenzia che il sito archeologico di Santo Stefano di Oschiri è stato frequentato ed è stato oggetto di sovrapposizioni di culto nel corso dei millenni, a cominciare dal Neolitico, a seguire nel periodo bizantino, per arrivare sino ai giorni nostri, con la devozione a santo Stefano, la cui chiesa eretta fra la fine del XV e gli inizi del XVI secolo, che richiama all’agiotoponimo bizantino, è oggetto di culto ancora oggi. Queste continue tracce di frequentazione e relative modifiche richiamano a una evidente spiritualità, carica di simbolismi che nel tempo si diversificavano nel sacro, prima coi riti pagani e poi con i riti cristiani, seguendo un importante cerimoniale, a prescindere del periodo storico che si viveva.
Non voglio soffermarmi sulla complessità del sito del quale già tanto è stato scritto, ma desidero focalizzare la mia attenzione su un blocco assai particolare localizzato in una parte limitrofa all’altare rupestre di Santo Stefano. Mi riferisco al blocco monolitico delle 13 coppelle con una più importante circonferenza nella parte centrale. Questo manufatto archeologico ha destato in me più di una curiosità.

Come dicevo in precedenza, molte pubblicazioni scientifiche e divulgative hanno trattato questo argomento. Mi sono soffermato in particolare su quanto è riportato nel sito “Nurnet” che avanza e propone delle ipotesi sulla base di loro considerazioni e analisi (che mi trovano in sintonia). Il mio pensiero è che quando ci confrontiamo con dei reperti o dei fenomeni, è normale e più logico cercare delle ragioni concrete e pratiche, anche se a volte sono condizionate necessariamente da un aspetto mistico o spirituale. Questo tipo di monoblocco a coppelle, si presta ad una serie d’interpretazioni, che spesso procedono in maniera coerente con il periodo storico trattato. E’ indubbio che questo elemento nasce con un intento ben preciso e continua ad essere utilizzato anche in altri periodi, forse cambiandone il simbolismo e il messaggio iniziale della sua «funzione» e ne conserva, nonostante tutto, una coerenza spirituale che lo contraddistingue dal resto del compendio archeologico.
Come spiega bene Marco Chilosi, per “Rock art” (=arte rupestre) s’intende l’insieme di opere d’arte preistoriche ottenute mediante incisioni (petroglifi) di diversa tipologia e complessità, presenti su rocce naturali, massi erratici, ipogei. Le opere più antiche e diffuse in ogni parte del mondo sono le «coppelle», ossia delle incisioni semisferiche o cilindriche di dimensioni variabili (da pochi millimetri a diversi centimetri) disposte prevalentemente in posizione orizzontale, meno di frequente verticalmente. Sono state rilevate dal Paleolitico fino ad età storica in ogni parte del mondo, ma con frequenza variabile nel tempo e nello spazio.  Il significato di queste opere, spiega il Chilosi, è stato oggetto di numerosi studi ed interpretazioni che variano da ipotesi scientificamente plausibili ad interpretazioni opinabili, fantastiche o fantascientifiche.  La maggior frequenza è documentata nel Neolitico, con estensione fino ad età storiche (Etruria, Roma). In Europa e in Sardegna, sono numerosi i reperti di massi “coppellati”, oggetto di numerosi studi e teorie.

Faccio un rapido excursus sui diversi periodi archeologici così da definire compiutamente il quadro cronologico e come, ad esempio in questo sito, l’utilizzo perduri nel corso dei millenni:
Periodi preistorici che vanno dal "Neolitico" (suddiviso in antico, medio e finale - 5750 a.C. - 3250 a.C.) all'Eneolitico (suddiviso in iniziale, evoluto e finale - 3250 a.C. - 2000 a.C.), al Bronzo (suddiviso in antico, medio I, medio II, recente e finale - 2000 a.C. - 900 a.C.) fino a giungere  al Ferro (suddiviso in Primo ferro e Secondo ferro - 900 a.C. - 250 a.C.). 
Periodi storici: Periodo Bizantino (460-1000 d.C. circa)
Del periodo bizantino abbiamo rarissime testimonianze di arte rupestre nell'isola. In genere sono grotte naturali e ipogei scavati nella roccia riferibili all'età preistorica e riutilizzati. Uno di questi esempi è l'altare rupestre di Santo Stefano.
Ma cosa rappresentano le coppelle?
Uno dei maggiori esperti di questa tipologia di reperti è Robert G. Bednarik, ricercatore di origini austriache che opera prevalentemente in Australia. Riportiamo una sintesi dell’elenco completo delle tipologie e delle interpretazioni delle «coppelle» da lui proposte che sono allo stato attuale ben undici:
1) legate a culti e rituali magici: componenti di altari per pratiche sciamaniche, rituali di fertilità;
2) Contenitori per la preparazione di sostanze: Tinture, medicine, condimenti;
3) Strumenti per calcoli o registri: Misurazione del tempo, calendari, ricordo di eventi importanti, contratti o giuramenti, registri per allevamenti;
4) Elementi religiosi: contenitori per acque sacre, fonti di polvere minerale per amuleti o talismani, uso in contesti funerari;
5) Schemi astronomici: Costellazioni, sole, luna;
6) Schemi topografici: Mappe preistoriche (sorgenti, fiumi, miniere);
7) Giochi: (Africa, Medioriente), “mancala”, “mangura”;
8) Simboli sconosciuti: Cabalistici, scrittura;
9) Recipienti per offerte: Offerte a divinità o sacerdoti, alle anime di trapassati, elfi, spiriti, per depositare suppliche, per salvaguardia di colture contro gli stormi di uccelli, offerte di cibo nei santuari, depositi di preziosi o monete;
10) Simbolismi specifici: rappresentazioni sessuali, ricordi di visite a particolari luoghi;
11) Altre interpretazioni strumentali: mortai, recessi per cardini o pali verticali, recessi per raccogliere cibo o sale per animali, lampade, contenitori di olio per illuminare percorsi, per segnali di fumo o fuoco.

Il masso a coppelle adiacente all’altare di Oschiri in Sardegna
Questo monumento, considerato da alcuni studiosi come “meridiana” secondo il mio parere potrebbe rappresentare un calendario lunare di notevole fattura. Sulla superficie superiore, inclinata, sono presenti 12 coppelle regolarmente distribuite attorno ad una grande coppella centrale, con una piccola coppella (la tredicesima) esterna.
La mia ipotesi: che rappresenti i mesi lunari con la tredicesima luna posta esternamente?
Ogni due anni e mezzo circa si osserva un plenilunio in più (blue moon, la “tredicesima luna”), simbolicamente al centro di riti magici, sciamanici, o “pagani”, sopravvissuti in qualche modo fino ai tempi odierni, magari in modo paradossale.
Per numero di elementi (12+1) e per distribuzione delle coppelle, il masso di Oschiri ha analogie con il cosiddetto orologio astronomico di Libarna (I secolo, rinvenuto a Libarna, antica città romana, Serravalle Scrivia – Alessandria), conservato al Museo Archeologico Ligure di Genova e utilizzato per determinare il nord celeste e calcolare le lunazioni (vedi figura sottostante). Il disco comprende su una faccia 13 lunette, l’altra 4 settori circolari che rappresentano le stagioni a cui sono legate tre lunazioni e quattro anni solari che, con il quinto della faccia opposta, rappresentano i cinque anni del calendario di Coligny. Il Sole e la Luna con i loro movimenti ciclici furono fondamentali dal punto di vista della divisione del tempo e dello sviluppo del calendario.

È infine da sottolineare come questa interpretazione del masso come “calendario” lunare (ovviamente molto più “arretrato rispetto al disco di Libarna) non è necessariamente “funzionale”, ma potrebbe avere connotati simbolici da collegare al misterioso significato dell’adiacente e magnifico “altare” di Oschiri in cui le numerose figure sembrano riportare riferimenti religioso/simbolici di fertilità. Quando rileggo queste ipotesi interessanti, ho come l’impressione che il monoblocco a coppelle di Oschiri, sposa bene a mio avviso alcuni punti legati al simbolismo proposto precedentemente. A mio giudizio la proposta di calendario lunare è forse la più attendibile, per diversi aspetti. Ciò non esclude però che altre utilizzazioni non vengano a intrecciarsi successivamente rispetto all'intenzione originaria di questo monoblocco. In effetti, se potessimo vivere in un contesto neolitico, è indubbio che gli eventi naturali influiscano su scelte primordiali legate alle credenze della vita, legati sia alla cultura che ad eventi più spirituali e votivi. Ancora oggi l’importanza dell’effetto «lunare» entra a tutti gli effetti nelle scelte legate alla nostra vita quotidiana. La misurazione del tempo mediante “calendari” era (ed è) di fondamentale importanza, legata sicuramente alla programmazione e gestione delle attività agricole, anche se si ipotizza l’uso già in una società di cacciatori-raccoglitori. Mi piacerebbe pensare che la conoscenza del numero di lune nel corso di un anno, facevano parte integrante del «sapere» anche nel Neolitico, come sembrano dimostrare altri reperti ritrovati in altre parti del mondo. Se andiamo a vedere anche nel sito di Oschiri sicuramente occupato nel Neolitico la 13a luna «blue moon» come mostra la foto è fuori dalla circonferenza, come a segnalare che non fa parte di un processo annuale, ma si manifesta in un momento particolare. Questo dettaglio per me ha una valenza importante che testimonia la conoscenza di questo fenomeno. Ne deduco che questo aspetto assume una valenza rilevante, tanto da proporla come ipotesi più probabile. Allo stesso tempo non è da escludere che un rituale spirituale si svolgeva, probabilmente con una «statuina» o talismano simbolico collocato nella sede centrale del monoblocco come per confermare  una carica forte della propria spiritualità . Non trovo assurdo neanche pensare che durante questo «cerimoniale» le coppelle fossero anche contenitori per acque sacre o anche offerte di cibo come riscontrato in certi santuari e perché no pensare che forse queste coppelle contenessero anche oli essenziali legati all’inumazione.  Queste pratiche probabilmente sciamaniche, avevano un aspetto importante nella realtà sociale di questo periodo. E’ noto ancora oggi che il momento della Luna Piena è il momento durante il quale si raccoglie ciò che si è seminato durante la Luna Nuova: se abbiamo agito positivamente e seminato durante la Luna Nuova, nella fase della Luna piena raccoglieremo i primi frutti. Possiamo considerare questa fase come una ricompensa ed abbiamo la certezza che dopo questo lasso di tempo ci porterà al successo del raccolto. La mia convinzione è che questo processo era già attivo nel Neolitico e che la Divinità era in quel momento il fulcro della coesione spirituale. Bisogna anche ricordare che anche oggi alcuni detti popolari più recenti ci propongono nel corso di un anno lunare ancora dei messaggi importanti rispetto al numero delle lune piene, mese per mese.
Ne citiamo i nomi ed il loro significato.
LUNA PIENA di Gennaio….    « Luna di Lupo » indice di Protezione
LUNA PIENA di Febbraio….   « Luna di Tempesta » indice di Purificazione
LUNA PIENA di Marzo….       « Luna di Casta » indice di Fertilità
LUNA PIENA di Aprile….       « Luna di Semina » indice di Crescita
LUNA PIENA di Maggio….     « Luna di Lepre » indice di Amore
LUNA PIENA di Giugno….     « Luna degli innamorati» indice di Forza
LUNA PIENA di Luglio….      « Luna dei Prati» indice di Prosperità
LUNA PIENA di Agosto….     « Luna delle Erbe » indice d’Abbondanza
LUNA PIENA di Settembre... « Luna della Raccolta  » indice d’Abbondanza
LUNA PIENA di ottobre….   « Luna di Sangue » indice d’Introspezione
LUNA PIENA di Novembre…«Luna di Nev» indice di Ricchezza
LUNA PIENA di Dicembre….« Luna di Quercia » indice di Guarigione


Vorrei aggiungere che vari autori del neopaganesimo sostengono che durante l'epoca preistorica in cui vigeva il «matriarcato» vi sia stata un'originaria Dea legata alla Luna; questa avrebbe costituito la base di una tal correlazione per tutte le religioni successive, chissà?
Occorre segnalare che la Grande Madre o anche «Grande Dea» è una divinità femminile primordiale che si concretizza in forme molto diverse in una vasta gamma di culture, civiltà' e popolazioni in varie aree del mondo, coinvolgendo quindi la civiltà di «cacciatori-raccoglitori» e questo si constata sia nel Paleolitico che nel Neolitico, interessando civiltà già incentrate sull'agricoltura e l'allevamento del bestiame. La Grande madre si incarna non soltanto in figure di dee concrete con le loro corrispondenti mitologie, ma anche in una vasta gamma di simboli che coinvolgono sia il mondo animale sia gli oggetti inanimati.

È dunque inequivocabile che anche in Sardegna in sintonia con quanto avviene nell'Europa e nel vicino Oriente il culto della Dea Madre ' è stato riscontrato in vari siti ed affonda le sue radici fin dal Paleolitico.


Tuttavia, tengo a precisare che la maggior parte degli idoletti rinvenuti in svariati siti sono reperti privi di contesto stratigrafico. Sono forse, anche simbolicamente, legati ad un rito particolare, a dimostrare che l'aspetto «sacrale» ha l'esigenza di perdurare nel corso dei millenni? Per coerenza scientifica è necessario evidenziare però che queste statuine appartenenti alla cosiddetta Sardegna preistorica sono in netta prevalenza femminili (94,7%). Sono per la maggior parte di sicura destinazione funeraria o comunque legata alla sfera del sacro. Appartengono forse a tombe poste ai margini dell'abitato? È tutto ancora nel campo delle ipotesi. In conclusione credo che l'altare di Oschiri rappresenti un luogo sacro che porta con se dei messaggi profondi legati ad ogni epoca in cui è stato frequentato. Il blocco monolitico a coppelle trova il proprio simbolismo sempre in correlazione al periodo, o epoca, di utilizzo. Per questo motivo auspico che la curiosità dei lettori di questo articolo spinga loro a constatare (o meno) se la notte del prossimo 31 di ottobre, ovvero la notte della «Luna Blu» in quest' anno delle 13 Lune, si verifichi una concreta congiunzione tra il monoblocco a coppelle di Santo Stefano e la Luna, accertando così' una correlazione.

                                                              
                    
                                
                                
                        
                                

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