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martedì 26 marzo 2024

Un trofeo chiamato America, Italia e Spagna, un duello durato 200 anni Articolo di Pierfrancesco Lostia

 Un trofeo chiamato America, Italia e Spagna, un duello durato 200 anni

Articolo di Pierfrancesco Lostia

 

                                                 Giovanni  II  d'Aragona

«L’Italia? È soltanto una espressione geografica».

La frase, pronunciata dal cancelliere austriaco Metternich nel 19° secolo, riassume bene l’esito dello scontro fra gli Stati medioevali nostrani, divisi e rivali da una parte, il regno d’Aragona poi Spagna dall’altra. Tutto per decidere chi dovesse essere la guida d’Europa negli anni successivi al 1479. L’Italia divenne leader culturale indiscussa del continente. La Spagna affermò il proprio primato militare e politico, divenendo padrona di Parte del nostro stivale.

Un duello aspro quello fra le due penisole mediterranee. Durò pressappoco 200 anni e fu caratterizzato da colpi di mano, continui voltafaccia, strani eventi dal sapore vagamente occulto che esamineremo altrove. “La crociata universale”, questo il motivo dello scontro. La posta in gioco, un nuovo mondo a disposizione.

Altrove ci si è occupati della possibile identità di Cristoforo Colombo. In altra sede occorrerà narrare la 

tragedia che coinvolse la famiglia dello scopritore e i loro sudditi sardi. In queste poche righe, cercheremo di riassumere gli scopi per i quali si tentò di “pacificare” l’Europa. E come sia stato possibile che gente che nel 15° secolo diffidava anche dei boschi dietro casa propria, a dar credito a certe ricostruzioni, si sia risolta  ad avventurarsi in un oceano Atlantico infestato da mostri e divinità maligne.

29 maggio 1453

In questo giorno tristemente celebre, un rimbombo assordante risvegliò dal suo sonno l’Europa intera. Cadeva Bisanzio, quel poco che restava dell’impero romano d’oriente. A spaventare l’occidente non fu il massacro perpetrato dai mussulmani a danno dei cristiani, per inciso nulla di peggio di ciò che i secondi fecero ai primi secoli prima, ma il destarsi in un Mediterraneo quasi invalicabile, controllato dalle flotte turche. I grandi d’Europa erano troppo occupati a scannarsi fra loro, per avere tempo da perdere con la pietà per gli innocenti.


                                                                  Oristano, veduta aerea

È fu a quel punto che un progetto, chiamato “La crociata universale”, di colpo non fu più soltanto  vagheggiato, ma divenne una priorità. Da tempo si discuteva della necessità di chiudere con le liti fra cristiani. Una “pacificazione” europea, insomma. Unite le forze, tutti avrebbero dovuto lavorare per aprire una strada alternativa verso l’oriente. Non via terra come fece Marco Polo, ma attraverso il mare e passando per l’ovest. Così, giunti a destinazione, gli europei avrebbero assalito alle spalle l’impero mussulmano e riconquistato Gerusalemme. A pianificare questa iniziativa furono anzitutto diversi papi. Molti sovrani e nobili di alto lignaggio, ma soprattutto i mercanti e le banche dell’epoca. Ciò che premeva a tutti questi gentiluomini erano le spezie, gli schiavi, le immense ricchezze d’oriente. Gerusalemme, i valori cristiani, erano comodi pretesti per giustificare ingiustizie e saccheggi.

Regno di Sardegna

Dobbiamo fare un passo indietro però, se vogliamo capire il perché su questa crociata si rimuginava già prima del 1453 e perché la si attuò soltanto nel 1492.

Nel 1297 papa Bonifacio VIII inventò un regno e lo regalò a Giacomo II d’Aragona. In cambio gli fece promettere di lasciar in pace la Sicilia, che nei suoi piani doveva restare agli Angiò e dunque sotto l’influenza francese. Il nuovo regno fu chiamato di Sardegna e Corsica. Il tempo passò, i fiumi di sangue sgorgarono in ogni dove e un numero incalcolabile di persone perirono, solo per decidere i destini delle tre grandi isole del Mediterraneo occidentale. Giunse il 1478, un momento prima della nascita della Spagna. La Sicilia era da tempo aragonese. La Corsica saldamente genovese e lo sarebbe rimasta a lungo. Lo Stato voluto da Bonifacio cambiò nome e divenne regno di Sardegna. Fu prima catalano e poi spagnolo, dopo circa 150 anni di lotte. Più tardi, la sua corona finì sul capo del granduca di Piemonte, nel 1720. Trascorse ancora del tempo. Il 17 marzo 1861 il nome mutò ancora e divenne regno d’Italia.

La corona d’Aragona

L’ingresso dell’agguerrito Stato iberico negli affari di Sicilia e Sardegna nel 1323 non fu capito da Genova e dalle altre potenze marittime italiane nelle sue implicazioni. Aragona era simile alla Gran Bretagna di oggi. Nel senso che, come gli inglesi, i re aragonesi governarono su Stati e popoli diversissimi fra loro. Valencia, Maiorca, Baleari e Catalogna. Inoltre, i nobili aragonesi furono sempre indipendenti e in conflitto con i loro sovrani. E i re d’Aragona, per reazione, se la intesero ben più con i catalani. Questi ultimi erano mercanti e nobili ambiziosi, spietati. Pronti ad assecondare ogni progetto di conquista dei loro re, volevano aprire nuovi mercati, incamerare terre e ricchezze. La partita a scacchi per il controllo dei traffici mercantili da e per l’oriente era già sfiancante per le repubbliche marinare italiane, data la crescente potenza mussulmana. Quando la nobiltà guerriera e i mercanti catalani decisero di acquisire il monopolio del Tirreno, lo scontro divenne ancora più aspro.

                                                 Piazza  San  Matteo, Palazzo  Doria

In un primo momento, sia il regno sardo d’Arborea che la repubblica di Genova sostennero l’invasione aragonese del sud della Sardegna, allora controllato dal Comune di Pisa. Troppo tardi si accorsero della rapacità dei nuovi padroni. Si è obbligati, a questo punto, a semplificare una questione complessa. La Sardegna dimostra che le Signorie italiane erano preferibili ai sistemi feudali iberici. La lealtà dei sardi alle famiglie genovesi Malaspina e Doria, potenti nel nord dell’isola, vorrà pur dire qualcosa.

Prove di Italia

Francesco Petracco (Petrarca), tessé le lodi dell’alleanza, oggettivamente tardiva, che nel 1353 vide Arborea, Genova e l’ex nemica Pisa opporsi al crescente potere militare e mercantile catalano. Purtroppo, l’entusiasmo del letterato fiorentino colò a picco con le galee genovesi, scontratesi con quelle del re d’Aragona a largo di Porto Conte, presso Alghero. Un vero e proprio trauma psicologico quello subito dalla città Ligure, scrive G. Benvenuti nella sua “Breve storia della repubblica di Genova”. E ad Alghero, accanto alla flotta aragonese, combatterono anche i veneziani. E ciò con buona pace del povero Petrarca che, in una lettera al doge genovese, parlava della nascita del regno d’Italia come vicina. Eppure il poeta non aveva torto, in un certo senso. Genova aveva contribuito alla caduta degli altri giudicati (regni) sardi, molto tempo prima. L’inimicizia profonda con Aragona, la vicinanza con Arborea e i buoni rapporti che specialmente i Doria mantennero sempre con i loro sudditi sardi, contribuirono a cementificare una unione fra gli isolani e i liguri. A Sanluri, il 30 giugno 1409, in una battaglia che segnò la morte politica del regno arborense, i genovesi lottarono spalla a spalla con i sardi, versando il loro sangue in difesa dell’isola. 

                                                                 Duomo  di  Oristano

Quando, fra il 1420 e il 1448, i catalani iniziarono ad assalire i feudi Doria nella parte nord occidentale dell’isola, le popolazioni locali lottarono accanto ai loro Signori e ai genovesi che vivevano con loro da secoli. Non si tratta di romanticismo strappalacrime, ma di dati di fatto. In Sardegna si verificò un risorgimento ante litteram. Tanto era forte il legame con Genova, che il marchesato di Oristano, il feudo che nel 1410 prese il posto del regno indipendente dell’Arborea, ottenne di poter conservare, nonostante non avesse più una politica estera propria, un rapporto privilegiato con la sua protettrice ligure. Una situazione conservatasi anche quando il titolo di marchese arrivò a Leonardo Alagon, suocero e zio dello scopritore d’America, secondo quanto scoperto dalla storica Marisa Azuara.

La crociata universale

Questa espressione è, tra l’altro, il titolo di uno dei lavori che la Azuara ha pubblicato relativamente a Colombo e alle circostanze che lo portarono a guidare la scoperta del nuovo mondo.

Lo strano alternarsi di guerre e accordi, apparentemente senza senso, si spiega con le continue pressioni che le élite e le banche europee esercitavano sui vari contendenti. La si doveva far finita con le beghe in Europa. Dopo il 1453, come detto, urgeva andar tutti d’accordo e lavorare insieme per aggirare il blocco mussulmano del Mediterraneo.


                                             Veduta di Genova, Panorama Molo Carignano

Veniamo alla spedizione di Colombo. Da tempo si insiste sul fatto che, già in epoca medioevale, esistessero carte nautiche dettagliate relativamente alle terre atlantiche. La questione qui non ci interessa. chi volesse può indagare sulle “Carte di Piri Rais”. Sembra che le conoscenze nautiche dell’epoca fossero ben più avanzate di quanto si pensi. Quanto fossero precise è ancora tema di dibattito, ma oggi si è consapevoli che allora, in certi ambienti altolocati, circolavano informazioni negate alla gran parte della popolazione.

Una pacificazione fittizia

Giovanni II d’Aragona, detto “il senza fede”, fu il costruttore sanguinario del regno di Spagna. La nascita dell’«impero dove non tramonta mai il sole” è stato più di un matrimonio fra reali. Ben diretto, Giovanni perpetrò delitti orribili, provocò la morte del suo stesso figlio Carlo, che indignarono i nobili aragonesi. La guerra civile che ne seguì vide il trionfo di Giovanni e lo scontro di questi con tutte le classi dirigenti italiane che, in vario modo, contrastavano gli interessi iberici in Italia.

Vedremo un’altra volta come l’auspicata “pacificazione” europea divenne una resa dei conti. Ciò determinò una breve tregua armata fra le parti, grazie a cui si poté varare la spedizione di Cristoforo Colombo. Poi, Nel 1494, in coincidenza con il secondo viaggio americano (finanziato in buona parte da mercanti e nobili nostrani), Carlo VIII di Francia sfidò la Spagna  e sedette al banchetto Italia, occupando Milano. E il circo della Storia, dei lutti e delle prepotenze riprese vigore, ancora una volta.

2 commenti:

  1. Interessantissimo articolo.

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  2. Complimenti dott. Lostia, articolo interessante e ben redatto.

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