Diretto da Pierluigi Montalbano

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domenica 14 maggio 2017

Archeologia e tradizioni popolari. Sa Acabadora, una sacerdotessa della morte Riflessioni di Claudia Zedda

Archeologia e tradizioni popolari. Sa Acabadora, una sacerdotessa della morte
Riflessioni di Claudia Zedda



C’era un tempo in cui la gente di uno stesso paese si conosceva per soprannome, un tempo nel quale la morte non era fatto di stato, un tempo in cui le strade al crepuscolo, poteva succedere venissero attraversate da piccole donnicciole che è d’obbligo immaginare vestite di nero. Non foss’altro per il loro tentativo di passare inosservate. C’era un tempo chi le chiamava sacerdotesse della morte e chi le chiamava donne esperte. Avete compreso delle nonnette alle quali mi riferisco? C’era chi le chiamava più sbrigativamente Acabadoras. Il termine è pregno di una sonorità tutta spagnola, e mai nessun altro sarà tanto evocativo. Degradazione di acabar, queste donne che l’immaginario racconta d’età avanzata, “acabavano” appunto, ponevano la parola fine alla vita degli agonizzanti, che stentavano nell’abbandonarla. Ci si è interrogati ampiamente sulla veridicità della figura, ci si è spesso chiesti se non si tratti di un residuo tradizionale, che in effetti non faccia capo ad alcuna realtà. Quesiti questi che altri prima di noi si posero. Alberto Della Marmora nel 1826 era quasi sicuro che queste donnette fossero esistite per davvero, e per

sabato 13 maggio 2017

Archeologia. Il pensatore di Israele, una statuetta di 4000 anni fa. Riflessioni di Diana Civitillo

Archeologia. Il pensatore di Israele, una statuetta di 4000 anni fa.
Riflessioni di Diana Civitillo

Gli archeologi della Israel Antiquities Authority hanno scoperto una statuetta in argilla datata al 1800 a.C. a Yehud nel Distretto Centrale di Israele. Rappresenta un unicum: si tratta di un personaggio montato su un vaso di ceramica. Gilad Itach, l’archeologo responsabile del sito, ha affermato che l’ultimo giorno di scavi, giusto prima che iniziasse la costruzione di un edificio sul sito, è stata rinvenuta la figurina, alta 18 centimetri, insieme ad un assortimento di altro materiale. Pare che sia stato prima realizzato il vaso, secondo lo stile caratteristico del periodo, a cui sarebbe stata successivamente aggiunta la statuina, di una tipologia mai rinvenuta durante le ricerche precedenti. Il livello di precisione e di attenzione ai dettagli è davvero impressionante, valutando che si tratta di un manufatto di quasi 4.000 anni fa. Il collo della brocca è servito da base per

venerdì 12 maggio 2017

Archeologia. La società degli Etruschi: Patriarcale, ma le donne partecipavano ai banchetti scandalizzando gli altri popoli europei. Riflessioni di Giovanni Caselli

Archeologia. La società degli Etruschi: Patriarcale, ma le donne partecipavano ai banchetti scandalizzando gli altri popoli europei.
di Giovanni Caselli


La società etrusca era patrilineare e patriarcale, tuttavia la relativa libertà della donna, che nella società etrusca poteva partecipare ai banchetti assieme agli uomini, scandalizzava gli altri popoli mediterranei che tenevano le loro donne in stretta clausura, come del resto accade ancora oggi nella maggior parte del Mediterraneo o accadrebbe ancora altrove se non fossero stati imposti regimi democratici nel XX secolo. Questo tratto culturale indica senza ombra di dubbio una tradizione massagetica, sarmatica o forse mitannica, originaria cioè delle steppe nord caucasiche, dove le donne, che almeno in guerra avevano gli stessi doveri degli uomini, furono dette

giovedì 11 maggio 2017

Archeologia. Lo scavo archeologico: tecniche, leggi e metodo scientifico di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Lo scavo archeologico: tecniche, leggi e metodo scientifico
di Pierluigi Montalbano

Uno scavo archeologico mira a porre in luce monumenti e documenti delle civiltà passate con metodi diversi a seconda del carattere delle ricerche, della natura del terreno da esplorare, del vario tipo delle città o dei monumenti da mettere in luce.
Il rilievo topografico di un territorio dove ci siano ruderi emergenti o sepolti, anche attraverso la fotografia aerea, può giovarsi dello scavo per saggiare il terreno nei punti in cui la sua superficie mostri la presenza di vestigia archeologiche.
I saggi di scavo, ossia aprire un terreno con trincee, gallerie o pozzi, mostrano i confini di una zona monumentale, città o necropoli; rilevano la pianta di un edificio; individuano gli strati e materiali archeologici del sottosuolo. Il taglio verticale dovrà essere fatto in modo che consenta agevolmente sia l'asportazione della terra sia la possibilità di fotografare le pareti della trincea per documentarne gli strati. Le pareti del taglio dovranno avere l'inclinazione sufficiente per non causare franamenti. Le terre di risulta vanno sempre gettate lontano per permettere un eventuale ampliamento. Quando il taglio del terreno ha come scopo di riconoscere il carattere delle fondazioni di un edificio, basterà che il cavo, fatto a ridosso della costruzione, ne consenta la visione.

martedì 9 maggio 2017

Archeologia della Sardegna. Cosa utilizzavano gli antichi sardi per scolpire il granito? Dovremo retrodatare di parecchi secoli la conoscenza del ferro nell'isola? Scoperta una "filiera" metallurgica sui monti di Domusnovas. Riflessioni di Pierluigi Montalbano e Marcello Onnis

Archeologia della Sardegna. Cosa utilizzavano gli antichi sardi per scolpire il granito? Dovremo retrodatare di parecchi secoli la conoscenza del ferro nell'isola? 
Scoperta una "filiera" metallurgica sui monti di Domusnovas.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano e Marcello Onnis



Recentemente, abbiamo depositato alla Soprintendenza archeologica di Cagliari una denuncia di rinvenimento di un sito di valenza Archeometallurgica.
Nel territorio del Comune di Domusnovas, immerso nell’incantevole vallata di Oridda, dietro le Grotte di San Giovanni, l’allineamento di Punta Tinnì, Punta Fundu de Forru e Perda Niedda, con il vertice opposto di punta Serra Tinnì, costituisce un triangolo, attraversato dal Rio Tiny, particolarmente interessante già per la sola toponomastica. La località di Perda Niedda tradisce la presenza di un giacimento di magnetite dal tenore di ferro intorno al 74 %. La Punta Fundu de Forru, indica la presenza di attività fusoria. Il nome del rio e delle sommità dei luoghi dedicate a Tinnì dichiarano palesemente la frequentazione dei mercanti di età

domenica 7 maggio 2017

Archeologia della Sardegna. I Guerrieri di Mont'e Prama, decine di statue in pietra a grandezza naturale che vegliavano sul sonno degli eroi nuragici. Erano Shardana? Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. I Guerrieri di Mont'e Prama, decine di statue in pietra a grandezza naturale che vegliavano sul sonno degli eroi nuragici. Erano Shardana?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


A metà degli anni Settanta del secolo scorso, lungo la strada che collegava il porto nuragico di Tharros nel golfo di Oristano e l’immenso nuraghe S’Uraki di San Vero Milis, probabile reggia amministrativa della zona, un contadino che arava il suo terreno a Mont’e Prama si accorse che l’aratro intercettava pietre lavorate con forme umane. Una serie di campagne di scavo condotte dagli archeologi Alessandro Bedini prima e Carlo Tronchetti poi, coadiuvati dai relativi staff di ricerca, portava alla luce una necropoli nuragica con decine di sepolture a pozzetto di varia tipologia, allineate lungo un viale funerario che seguiva l’andamento naturale del terreno. Lo scarso corredo funerario non offriva una cronologia affidabile del sito e gli archeologi, prudentemente, assegnarono al Primo Ferro l’epoca di realizzazione dei sepolcri. Indagini più

sabato 6 maggio 2017

Archeologia. Chi erano veramente gli Shardana? Il pensiero dell'archeologo Alfonso Stiglitz

Archeologia. Chi erano veramente gli Shardana?
Il pensiero dell'archeologo Alfonso Stiglitz




Uno dei miti più profondamente radicati nel nostro immaginario quotidiano è quello degli “Shardana dal cuore ribelle”, balentes ante litteram, portatori di un ribellismo permanente, al quale gli ideologi colonialisti (consapevoli o meno) condannano la Sardegna e le altre terre: nobili, ribelli e sconfitti.Agenzie di viaggio, marchi commerciali, libri di successo, società per lo studio della genetica, sono tutti portatori di quel nome e propagatori di una lettura ideologica della storia.
Ma è una storia vera? Chi erano veramente gli Shardana?
Mentre oggi si continuano a ripetere gli stereotipi di un secolo fa, basati su una lettura credulona dei testi propagandistici dei faraoni, in Vicino Oriente gli archeologi scavano i luoghi delle gesta degli Shardana e degli altri “popoli del mare”, fornendoci dati oggettivi sulla loro

giovedì 4 maggio 2017

Linguistica. Il Fanum Carisi di Orosei: localizzazione precisa del tempio e della divinità pagana al quale esso era dedicato. Riflessioni di Massimo Pittau

Linguistica. Il Fanum Carisi di Orosei: localizzazione precisa del tempio e della divinità pagana al quale esso era dedicato.
Riflessioni di Massimo Pittau


L'«Itinerario di Antonino» (Itinerarium provinciarum) - compilato sotto l'imperatore romano M. Aurelio Antonino, detto "Caracalla" (211-217 d. C.), alla metà della strada romana che seguiva la costa orientale della Sardegna, presenta una mansione o stazione che chiama Fanum Carisi «Tempio di Carisio» (80.2). Fino ad ora non risulta localizzata la esatta posizione di questa mansione, anche se si è intravisto che essa era nel territorio dell'odierno paese di Orosei. E nessuno studioso ha fino ad ora approfondito e intravisto quale fosse la divinità pagana alla quale era dedicato il tempio. Ebbene, col mio presente studio mi lusingo sia di localizzare esattamente il sito del tempio, sia di individuare la divinità pagana al quale esso era dedicato.
A mio giudizio il Fanum Carisi si trovava nelle immediate vicinanze dell'odierno villaggio di Orosei, anzi al

mercoledì 3 maggio 2017

Archeologia, Archeoastronomia e navigazione. Fenici e Greci: La misura del tempo. Riflessioni di Alfonso Stiglitz

Archeologia, Archeoastronomia e navigazione. Fenici e Greci:  La misura del tempo.
Riflessioni di Alfonso Stiglitz

 “parva Cynosura. Hac fidunt duce nocturna Phoenices in alto”.
Archeologia e astronomia, una navigazione oltre l’orizzonte. Gli uomini hanno delle stelle che non sono le stesse. Per gli uni, quelli che viaggiano, le stelle sono delle guide. Per altri non sono che delle piccole luci. Per altri, che sono dei sapienti, sono dei problemi.
(Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe)

L'intervento è indirizzato a valutare il rapporto tra il discorso archeologico e quello archeoastronomico dal punto di vista di un archeologo; valutazione applicata, in particolare, al mio ambito disciplinare legato al I millennio a.C. e alla cultura fenicia in Sardegna. Apparentemente, in quest'ambito, non c'è rapporto tra archeologia e archeoastronomia visto che quest'ultima, per lo meno in Sardegna, ha come tema pressoché esclusivo l'ipogeismo preistorico, il megalitismo e i nuraghi, quasi che la storia dell'isola non vada oltre quest'ultima fase. Ritengo, invece, che gli spazi per un rapporto proficuo ci siano, anche oltre il II millennio a.C. Che i Fenici abbiano a che fare con l'astronomia è persino banale ricordarlo: per Plinio il Vecchio «Il popolo stesso dei Fenici gode grande fama per aver inventato le scienze astronomiche» (Naturalis Historia V, 67). È ovvio che si tratta di una esagerazione, ogni gruppo sociale in ogni epoca, dalle

lunedì 1 maggio 2017

Archeologia. Una cometa colpì la Terra nell’11.000 a.C.: la scoperta a Gobekli Tepe

Archeologia. Una cometa colpì la Terra intorno all’11.000 a.C.: la scoperta a Gobekli Tepe
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Tredicimila anni fa uno sciame di comete devastò la Terra modificando l’inclinazione dell’asse terrestre e causando l’estinzione di grandi animali come i mammut e provocando un raffreddamento globale che durò parecchi secoli. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Edimburgo ha studiato i bassorilievi scavati nel 1995 a Gobekli Tepe, nel Sud della Turchia.
Già in questo quotidiano parlammo di questo sito archeologico, con un approfondimento che metteva in evidenza le grandi potenzialità di studio che offrivano gli scavi. Potete leggerlo al link http://pierluigimontalbano.blogspot.it/2011/10/il-mistero-di-gobekli-tepe-in-turchia.html
Una delle stele, quella dell’avvoltoio, ha catturato l’attenzione degli archeologi perché riproduce, attraverso la rappresentazione di simboli animali, una serie di costellazioni, indicandone la posizione nel cielo. Con un programma di informatica è stato possibile stabilire che le stelle si trovavano in quel punto esattamente nel 10.950 a.C., alla fine del Pleistocene. Altri bassorilievi mostrano la caduta delle comete e un individuo decapitato indica la perdita di un gruppo di