Diretto da Pierluigi Montalbano

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lunedì 11 aprile 2016

Archeologia in Sardegna. Le ricche genti della cultura del Vaso Campaniforme giungono in Sardegna 5000 anni fa.

Archeologia in Sardegna. Le ricche genti della cultura del Vaso Campaniforme giungono in Sardegna 5000 anni fa.
di Pierluigi Montalbano




Il più interessante fenomeno culturale che offre l’Europa preistorica è costituito da un apporto iberico giunto miscelando le culture megalitiche pirenaiche e nord europee. Il nome viene dalla forma di un bicchiere (beaker) a forma di campana con profilo a volte dolce (suave degli spagnoli) e altre angoloso sopra la base, convessa nel primo tipo e piatta nel secondo, come rilevato anche nei vasi coevi.
I prototipi di queste forme appaiono in Egitto nel 5000 a.C. (cultura tasiense) ma nel Vicino Oriente sono testimoniati esempi del XIX a.C. a Biblos e Gaza (Palestina) nella corte di Amènemhat III e IV, foggiati nelle due versioni suave e spigolosa. Anche in alcuni dipinti persiani (Tépé Giyan, Tépé Djamshidi, Tépé Bad-Hora) di inzio II Millennio a.C. sono rappresentati vasi tripodi decorati a fasce sovrapposte, ornati in maniera identica a quelli occidentali iberici. Probabilmente la forma del beaker si irradia dall’Andalusia orientale (Carmona) e giunge rapidamente in tutta la Spagna e il Portogallo, per poi spingersi per mare e per terra dall’Atlantico alla Russia (Kiev), dalla Sicilia alla Finlandia. Questo fenomeno globale di diffusione è secondo, in tempi antichi, solo alla ceramica che prende il nome di terra sigillata romana.
Un indizio dell’origine delle prime genti del campaniforme è fornito dall’aspetto morfologico, decisamente brachicefalo, differente dalla tipologia mediterranea coeva che mostra la prevalenza netta di dolicocefali. E’ interessante notare che sulle sponde del Mar Nero e del Mar Caspio è presente un ceppo brachicefalo armenoide, e la presenza di beaker nei livelli archeologici persiani suggerisce un’irradiazione antichissima da quelle zone.

I defunti sepolti in Europa centrale sono caratterizzati da grande taglia, testa rotonda e occipite appiattito, ma in Sardegna abbiamo una decisa prevalenza di dolicomorfi, pertanto nell’isola è arduo riconoscere una tipologia etnologica del gruppo beker che si sovrappone ai locali.
Le genti campaniformi collocano i loro morti in tombe già esistenti, forse barattandole dai locali, salvo le deposizioni in grotte naturali, sempre disponibili.
Non manca nell’isola un ceppo umano di tipo brachicefalo armenoide, ad esempio nella necropoli ipogeica Anghelo Ruju, abbiamo una minoranza di queste sepolture (20%), rispetto ai dolicocefali mediterranei (80%). Il rituale funerario sembra essere in prevalenza quello della sepoltura singola primaria, con defunto disteso e supino, per se a Padru Jossu si assiste a un seppellimento collettivo. A volte, gli elementi del contesto vascolare campaniforme compaiono in associazione con suppellettile indigena, ad esempio nella grotta Filiestru e in una capanna di Monte Olladiri abbiamo cuencos suavi insieme a beaker decorati finemente con linee e angoli punteggiati (stile marittimo, il più antico).
Questi esempi suggeriscono

domenica 10 aprile 2016

Perché lo Stretto di Gibilterra è stato definito Colonne d' Ercole?

Perché lo Stretto di Gibilterra è stato definito Colonne d' Ercole?



Nella letteratura classica indicano il limite estremo del mondo conosciuto. Oltre che un concetto geografico, esprimono anche il concetto di "limite della conoscenza". 
Attualmente si considera lo stretto di Gibilterra essere il confine nec plus ultra (lett. "non più avanti") scelto da Eracle. Secondo la mitologia l'eroe, in una delle sue dodici fatiche, giunse sui monti Calpe ed Abila creduti i limiti estremi del mondo, oltre i quali era vietato il passaggio a tutti i mortali. Separò il monte ivi presente in due parti (le due colonne d'Ercole) e incise la scritta nec plus ultra.
 
Cosa troviamo dopo le colonne? Oltre le Colonne, oltre il mondo conosciuto, c'è sempre la speranza di trovare terre migliori, più ricche.
 
Platone vi colloca Atlantide, mitica isola ricca di argento e di metalli, potenza navale conquistatrice 9mila anni prima il tempo di Solone, che dopo avere fallito l'invasione di Atene, sprofondò in un giorno e una notte.
 
Cristoforo Colombo cerca oltre le Colonne la rotta per le Indie. Dante invece pone a cinque mesi di navigazione oltre le Colonne il monte del Purgatorio, che Ulisse riesce a vedere prima di esser travolto da un'onda.
 
Sulla base della congettura del Divin Poeta, alcuni, come lo scrittore Paolo Granzotto, hanno ipotizzato che Ulisse abbia navigato effettivamente oltre Gibilterra e abbia raggiunto le isole britanniche, terre effettivamente ricche di metalli preziosi agli occhi dei greci di Omero.
 
Altri, invece, come il giornalista Sergio Frau, ridimensionando le potenzialità della tecnica navale greca, riconoscono le Colonne nello stretto di Sicilia, e Atlantide e Tartesso in Sardegna, anch'essa terra abbastanza rifornita. Tra l'altro a Nora (Pula - Cagliari) è stata ritrovata una stele che riporta la più antica epigrafe che citi Tartesso, proprio nella prima riga. Senza dimenticare che la stessa stele, contiene la parola Sardegna e, per ben due volte, la parola NGR, che secondo alcuni studiosi potrebbe essere la radice di Nora stessa e di Nuoro, oltre a un forte riferimento ai nuraghi.

Immagine di National Geographic

sabato 9 aprile 2016

Atlantide, approfondimenti e ipotesi. Conferme e smentite. Forse Manetone aveva ragione.

Atlantide, approfondimenti e ipotesi. Conferme e smentite. Forse Manetone aveva ragione. 
Estratto dal saggio: Hassaleh, l'occhio di Horus. 
di Antonio Crasto



La più importante testimonianza scritta ci è pervenuta non dall’Egitto, ma dal mondo classico greco. Sono i famosissimi dialoghi di Platone (427-347 a.C.), il Timeo, ovvero Della natura, e il Crizia, che quasi sicuramente furono le prime due parti di una trilogia forse rimasta incompiuta.
L’opera scritta sotto forma di dialogo fra alcuni illustri personaggi, Socrate, Timeo, Crizia ed Ermocrate, è una trattazione filosofica sull’origine del mondo e la natura dell’uomo, ma per quanto ci riguarda in questo momento, essa si sofferma in particolare su una storia che Crizia avrebbe appreso dal bisnonno Dropide, parente e grande amico dello statista ateniese Solone (639-559 a.C.), al quale sarebbe stata riferita dai sacerdoti della città di Sais durante un suo viaggio in Egitto, effettuato intorno al 580 a.C.
Si racconta come il saggio Solone, volendo provocare e stimolare a parlare i sacerdoti egizi, abbia incominciato a narrare dei personaggi mitologici che sarebbero vissuti in Grecia al tempo del Grande Diluvio di Deucalione e Pirra e di come questi, sopravvissuti alla catastrofe, avessero miracolosamente dato origine a una nuova generazione umana. I sacerdoti dell’antica capitale, interrotto il grande statista, gli avrebbero detto, quasi indispettiti, che lui e tutti i suoi conterranei erano in pratica come dei fanciulli, senza più memoria dei veri fatti accaduti ai loro antichi antenati, i quali avrebbero subito l’effetto devastante di varie immani catastrofi, dovute sia alla deviazione di

venerdì 8 aprile 2016

Archeologia della Sardegna. Un'isola meticcia: Geografia di una frontiera, di Alfonso Stiglitz

Archeologia della Sardegna. Un'isola meticcia: Geografia di una frontiera
di Alfonso Stiglitz




D(is) m(anibus)/ Urseti Nispeni/ni coniugi / b(ene) m(e)r(enti) / f(ecit) (fig. 1). In un qualche anno del I d.C. nella piana del Tirso tra Borore e Macomer (Sardegna centro-occidentale) sullo sfondo dei contrafforti dell’altopiano degli Iliensi, Urseti affidò l’amata coniuge, Nispeni, agli Dei Mani.

Su indicazione di Alfonso Stiglitz riporto una errata corrige: 
"come è evidente dal testo dell'iscrizione funeraria della fig. 1 la defunta è Nispeni e il dedicante è il marito Urseti. Quindi nel testo qui sopra i ruoli vanno invertiti"

L’epitaffio, per la sua collocazione geografica e per l’onomastica, ci mostra le tante sfaccettature che i termini “confini” e “frontiera” possono assumere, se li si usa in un’accezione che non si limiti, come troppo spesso avviene, all’ambito fisico ma si estenda al complesso dei significati, comprendendo quello che, superando la visione etnica, possiamo indicare come incontro tra culture. Una testimonianza, quella del cippo in questione, che vuole segnare la presa di distanza netta dalla visione marcatamente dualista di una Sardegna divisa tra una Romània civilizzata, alfabetizzata, planiziale e una Barbària analfabeta, resistente e montanara, l’un contro l’altra armate, fino alla presa di potere della superiore civiltà romana, come gli antichi autori coloniali ci hanno tramandato. Uno scontro di civiltà nel quale a soccombere furono quei “Sardi”, ovviamente pelliti, barbari (anzi barbaricini), che abitavano in caverne, non seminavano le terre seminabili e depredavano gli altri (Strabone V, 2, 7), vivendo “senza pensieri e travagli, contenti dei cibi semplici” (Diod. Sic., V, 15, 5), secondo lo strumentario del bravo etnologo colonialista che isola alcuni caratteri stereotipati. Una visione nella

giovedì 7 aprile 2016

Archeologia. India e musulmani: il Tāj Mahal, un edifico che affascina il mondo

India e musulmani: il Tāj Mahal
di Samantha Lombardi



Il Tāj Mahal, capolavoro dell’arte musulmana in India, è uno dei monumenti più conosciuti del mondo e costituisce l’apice dell’architettura sepolcrale islamica. Fu voluto da Shāh Jahān, imperatore dal 1628 al 1658, appartenente alla stirpe islamica dei Moghul e discendente delle tribù mongole comandate da Attila e Gengis Khan.
Nel 1526, il condottiero Moghul, Bāber arrivò in India dall’Asia Centrale e dopo aver rimosso la dinastia musulmana, che da più di trecento anni vi regnava, fondò il suo impero stabilendo la sua capitale ad Agra, a sud di Delhi, non lontana dal deserto del Rajasthan. In quella città, che era appena stata sottratta al Clan guerriero indiano dei Rajputi, Bāber intraprese dei lavori per creare un parco che chiamò Rambagh, fece, inoltre, scavare un pozzo e deviare le acque del fiume Jumna per alimentare canali, terme e fontane. Con i suoi giochi d’acqua, i sentieri simmetrici e le innumerevoli distese di fiori, il Rambagh divenne il modello di tutti i giardini moghul compreso quello del Tāj Mahal . Tutti gli imperatori che succedettero a Bāber continuarono la sua opera. Non fu però unicamente il rispetto della tradizione a far nascere il Tāj Mahal , un’opera alla cui origine sta il grande amore che un uomo nutriva per la sua donna, in realtà, Shāh Jahān fece edificare questo capolavoro senza eguali come mausoleo per la moglie Arjumand Banu, più nota con l’appellativo (da cui l’edificio prende il nome) di Mumtāz Mahal, morta dopo aver dato alla luce una bambina, il suo

mercoledì 6 aprile 2016

La Sardegna e le fortificazioni di Cagliari nella prima metà del ‘700

La Sardegna e le fortificazioni di Cagliari nella prima metà del ‘700
di Fabrizio e Giovanna



Il primo periodo di amministrazione sabauda fu caratterizzato soprattutto dalla precarietà del rapporto con la realtà isolana.
Inizialmente i Savoia cercarono di conservare l’autonomia degli ordinamenti isolani, ma nel contempo fecero del loro meglio per mantenere le prerogative della sovranità. Questo atteggiamento fu determinato da una prudente valutazione politica nella quale influiva, da un lato, la preoccupazione di abituare soprattutto i ceti privilegiati alla nuova dominazione, da un altro lato, influivano invece considerazioni di politica internazionale.
Coerentemente a questo proposito, il 31 dicembre del 1721, fu istituito a Torino il Supremo Consiglio di Sardegna, un organo consultivo del governo che ereditò le attribuzioni del Supremo Consiglio d’Aragona, mentre la Reale Udienza, l’organo collegiale creato in epoca spagnola al fine di

martedì 5 aprile 2016

Archeologia, storia e geografia di Bosa, l'unica città sarda con un fiume navigabile: il Temo.

Archeologia, storia e geografia di Bosa, l'unica città sarda con un fiume navigabile: il Temo.
di Pierluigi Montalbano



Bosa ha 8000 abitanti. Fa parte dell'Unione di Comuni della Planargia e del Montiferru Occidentale. Si inserisce nel territorio del Logudoro, condividendo l'utilizzo del sardo logudorese. Durante il dominio aragonese, ottenne il rango di città regia del quale attualmente permane, con l'abolizione dei privilegi feudali, il titolo onorifico di città. Insieme ad Alghero è sede vescovile della diocesi di Alghero-Bosa. È attraversata dal corso del Temo, l'unico fiume navigabile della Sardegna (per circa 6 km), nella cui piana alluvionale si trova il centro abitato che da un nucleo medievale posizionato sulle pendici del colle di Serravalle si è esteso dall'Ottocento verso valle e, dal Novecento, sino alla foce e in direzione della costa, dove si è sviluppata una stazione balneare, Bosa Marina. Sulla costa, frastagliata e lunga 33 km, si distinguono i tufi trachitici a sud del promontorio di punta Argentina dalle più antiche andesiti inferiori di capo Marrargiu, dove si aprono grotte naturali e miniere sfruttate fino ai primi del Novecento. Nella costa fra Bosa e Alghero, è presente l'unica colonia sarda di grifoni, specie protetta perché a rischio di estinzione. Nel 2015 si contavano, nel territorio, trentacinque coppie riproduttive. Bosa fu abitata già in epoca preistorica come dimostrano le 36 domus de janas con dromos che testimoniano una frequentazione dall’età del rame. Di rilievo la

lunedì 4 aprile 2016

Nuraghi di avvistamento: architetture preistoriche costiere

Nuraghi di avvistamento: architetture preistoriche costiere
di Pierluigi Montalbano

Il dibattito sulla questione che riguarda la funzione dei nuraghi, le antiche strutture realizzate dai sardi nuragici nel Bronzo Medio, è sempre acceso e attuale, e voglio proporre qualche riflessione in merito per offrire una serie di indizi che possono aiutare a decifrare la loro destinazione d'uso. Anzitutto il loro numero, un migliaio, e la loro posizione in luoghi strategici fanno capire l'importanza per le comunità costiere di tenere sotto controllo la porzione di mare in prossimità di baie idonee all'approdo di navigli. A questo punto occorre analizzare altri indizi, ad esempio la presenza di sorgenti d'acqua dolce e la facilità di esplorazione del territorio. Un problema da superare per i marinai che approdavano in luoghi nuovi era quello di capire se la popolazione locale era ostile. Lo stesso dubbio avevano i residenti, e poteva essere sciolto già dalla semplice osservazione delle barche che si avvicinavano alla costa. Tenere sotto controllo una baia è impresa non difficile, con la possibilità di conoscere in anticipo la migliore sistemazione del naviglio e la conseguente preparazione delle infrastrutture adatte al ricevimento, pacifico o ostile secondo necessità. In questa fase diventa decisivo poter disporre di luoghi di vedetta in grado di comunicare, più rapidamente ed efficacemente possibile, con il sistema di reazione al nuovo arrivato. Accoglienza generosa verso l'amico o attacco a sorpresa verso il nemico. Vista la situazione presente in Sardegna, capillarmente controllato da nuraghi e organizzato in villaggi prevalentemente in contatto visivo fra loro, sono convinto che nessuna flotta nemica poteva sbarcare in armi e imporsi con le cattive. C'è anche da dire che i marinai preferiscono sempre essere accolti benevolmente, favoriti come sono dalla possibilità di offrire prodotti provenienti da altri lidi, e quindi appetibili per i locali. A questo punto ci sono da capire le modalità di approccio fra locali e nuovi arrivati. Non credo alla proposta di alcuni studiosi che, romanticamente legati alla visione di Cristoforo Colombo in America, ipotizzano uno scambio cerimoniale sulle spiagge con doni di vario genere o merci che vengono lasciate sulla riva in attesa di una controproposta dei residenti. Le merci viaggiavano fin dal Neolitico, e la rete commerciale nel Bronzo Medio era consolidata. Le coste ben conosciute e la condizione sociale e organizzativa dei locali non poteva essere ignota a chi sbarcava nell'isola. I nuraghi costieri, dunque, quale funzione avevano? Potevano segnalare la direzione di arrivo alle navi amiche, avvisare le comunità locali dell'imminente sbarco di qualcuno, presidiare il territorio e offrire, al contempo, un riparo temporaneo per chi voleva raggiungere luoghi impervi, forse lungo vie di pellegrinaggio verso i templi in vetta o nelle vie di transumanza.

sabato 2 aprile 2016

Architetture in pietra. Cascine, bagli e masserie, i nuraghi contemporanei.

Architetture in pietra. Cascine, bagli e masserie, i nuraghi contemporanei.
di Pierluigi Montalbano

Lo sguardo sul paesaggio consente di scorgere sulle creste delle colline, spesso in posizione dominante, imponenti edifici rurali che prendono il nome di masserie, bagli e cascine. Questi edifici furono costruiti al servizio di grandi aziende specializzate nella trasformazione dell’uva e delle olive in vino e olio, o al servizio di aziende cerealico-zootecniche. La costruzione rispondeva a diverse esigenze dei grandi proprietari, tra cui quella della sicurezza, infatti nelle campagne è da sempre presente il pericolo dovuto alla presenza di briganti. Ciò spiega come questi edifici abbiano a volte l’aspetto di una fortezza con il muro alto e di grosso spessore, nel quale si apre un solo portone d’ingresso assai robusto e spesso rinforzato mediante l’applicazione di lastre metalliche chiodate per difenderlo da eventuali tentativi di darlo alle fiamme. Altra caratteristica di fortezza è data dalla presenza di poche e piccole finestre munite di grate di ferro molto elevate; e da feritoie nascoste (saettiere) dalle quali poter dare fuoco con le armi. Queste strutture servivano anche a ricevere, conservare e trasformare i prodotti agricoli dell’azienda in attesa di portarli al più vicino mercato per

venerdì 1 aprile 2016

Una immensa grotta fotografata da 15 speleologi. E' la più grande del pianeta.

Cina. Una immensa grotta fotografata da 15 speleologi. E' la più grande del pianeta.

Stalattiti e stalagmiti alte come palazzi, spazi così immensi da poter contenere le nuvole, un sistema meteorologico assolutamente indipendente da quello che regola il resto del pianeta. Siamo nella grotta più grande mai scoperta sulla Terra: Er Wang Dong. Questo incredibile mondo sotterraneo si trova in Cina, precisamente nella provincia di Chongquing. Per la prima volta è stato esplorato e fotografato da un gruppo di 15 speleologi americani e inglesi capeggiati da Robbie Stone, dell’Università di Manchester. Le immagini, scattate nelle viscere del pianeta, sono così belle da lasciare senza fiato. La grotta è talmente immensa da aver sviluppato un proprio meteo: all’interno ci sono nuvole, pioggia e banchi di nebbia. C’è voluto circa un mese di spedizione per portare alla luce questo mondo sommerso e straordinario. «Alcune delle grotte che fanno parte di questo sistema erano state precedentemente utilizzate dai minatori di nitrato, ma solo nelle aree più vicine all’ingresso. Mai prima di oggi questo angolo di mondo era stato esplorato nel suo insieme», ha spiegato Stone.«Tutti i