di Pierluigi Montalbano
Il più interessante fenomeno culturale che offre l’Europa preistorica è costituito da un apporto iberico giunto miscelando le culture megalitiche pirenaiche e nord europee. Il nome viene dalla forma di un bicchiere (beaker) a forma di campana con profilo a volte dolce (suave degli spagnoli) e altre angoloso sopra la base, convessa nel primo tipo e piatta nel secondo, come rilevato anche nei vasi coevi.
I prototipi di queste forme appaiono in Egitto nel 5000 a.C. (cultura tasiense) ma nel Vicino Oriente sono testimoniati esempi del XIX a.C. a Biblos e Gaza (Palestina) nella corte di Amènemhat III e IV, foggiati nelle due versioni suave e spigolosa. Anche in alcuni dipinti persiani (Tépé Giyan, Tépé Djamshidi, Tépé Bad-Hora) di inzio II Millennio a.C. sono rappresentati vasi tripodi decorati a fasce sovrapposte, ornati in maniera identica a quelli occidentali iberici. Probabilmente la forma del beaker si irradia dall’Andalusia orientale (Carmona) e giunge rapidamente in tutta la Spagna e il Portogallo, per poi spingersi per mare e per terra dall’Atlantico alla Russia (Kiev), dalla Sicilia alla Finlandia. Questo fenomeno globale di diffusione è secondo, in tempi antichi, solo alla ceramica che prende il nome di terra sigillata romana.
Un indizio dell’origine delle prime genti del campaniforme è fornito dall’aspetto morfologico, decisamente brachicefalo, differente dalla tipologia mediterranea coeva che mostra la prevalenza netta di dolicocefali. E’ interessante notare che sulle sponde del Mar Nero e del Mar Caspio è presente un ceppo brachicefalo armenoide, e la presenza di beaker nei livelli archeologici persiani suggerisce un’irradiazione antichissima da quelle zone.

I defunti sepolti in Europa centrale sono caratterizzati da grande taglia, testa rotonda e occipite appiattito, ma in Sardegna abbiamo una decisa prevalenza di dolicomorfi, pertanto nell’isola è arduo riconoscere una tipologia etnologica del gruppo beker che si sovrappone ai locali.
Le genti campaniformi collocano i loro morti in tombe già esistenti, forse barattandole dai locali, salvo le deposizioni in grotte naturali, sempre disponibili.
Non manca nell’isola un ceppo umano di tipo brachicefalo armenoide, ad esempio nella necropoli ipogeica Anghelo Ruju, abbiamo una minoranza di queste sepolture (20%), rispetto ai dolicocefali mediterranei (80%). Il rituale funerario sembra essere in prevalenza quello della sepoltura singola primaria, con defunto disteso e supino, per se a Padru Jossu si assiste a un seppellimento collettivo. A volte, gli elementi del contesto vascolare campaniforme compaiono in associazione con suppellettile indigena, ad esempio nella grotta Filiestru e in una capanna di Monte Olladiri abbiamo cuencos suavi insieme a beaker decorati finemente con linee e angoli punteggiati (stile marittimo, il più antico).
Questi esempi suggeriscono







