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martedì 11 marzo 2014

Magna Grecia, la splendida civiltà dei Greci d’Italia (2° e ultima parte).

Magna Grecia, la splendida civiltà dei Greci d’Italia (2° e ultima parte)
di Emanuele Lelli


Dopo la prima parte pubblicata ieri, oggi concludiamo le vicende della Magna Grecia descrivendo la storia delle città più significative.

Le città della Magna Grecia
Taranto
Durante la guerra di Sparta contro i Messeni le donne spartane, stanche dei lunghi anni di assedio e preoccupate per l’assenza di figli, decidono con il consenso dei mariti di far unire tutte le vergini della città ai ragazzi rimasti in patria: da quelle unioni nasce una generazione di Spartani che in seguito, poiché illegittima, viene allontanata dalla città e inviata a fondare una colonia in Italia, l’unica spartana.
Taranto, che prende il nome dal vicino torrente Taras, diviene in poco tempo la più potente colonia greca del golfo e di tutto lo Ionio. Il regime aristocratico con cui è governata riproduce la società spartana, immobile e dedita soprattutto all’attività militare.
Dopo il 470 a.C., con l’avvento di un regime democratico, la città assume un ruolo culturale importante per tutto il Mediterraneo occidentale, divenendo il più importante centro di produzione delle straordinarie ceramiche dipinte a due colori (rosso e nero), apprezzate dappertutto. Dalla metà del IV a.C., sotto il governo del filosofo e matematico Archita, la città attira artisti e letterati e diviene un centro dalla vita culturale intensa: nasce il modo di dire “fare il tarantino”, cioè darsi alla vita dei piaceri e delle prelibatezze. Originari della città sono personaggi come il filosofo Aristosseno, studioso di musica e di matematica; il poeta di epigrammi Leonida, che ritrae personaggi umili e momenti di vita quotidiana; l’autore di mimi e di teatro Rintone, che tratta in modo burlesco gli argomenti del mito.
Da Taranto, conquistata dai Romani nel 272 a.C., arriverà a Roma un giovane letterato, Livio Andronico, che tradurrà l’Odissea di Omero nella lingua dei Romani, dando origine alla tradizione della letteratura latina.
Agrigento
Colonizzata da Gela nel 580 a.C., vanta una tradizione di tiranni non meno prestigiosa di quella siracusana: a cominciare dal leggendario Falaride, noto per la sua crudeltà e spregiudicatezza, fino a Terone, che nella prima metà del V a.C. attira a corte artisti e poeti che celebrano le imprese sportive delle sue squadre equestri. Pindaro e Bacchilide, ancora una volta, si alternano nella composizione di elogi ed epinici (canti per la vittoria), e Terone gareggia con Gelone e Gerone nell’allestimento di feste e cerimonie sfarzose. La città si riempie di monumenti e nella collina che sovrasta Agrigento sorgono uno dopo l’altro i numerosi templi che ancora oggi costituiscono uno dei più straordinari e spettacolari tesori della civiltà greca d’Occidente. Negli stessi anni ad Agrigento è attivo Empedocle, una figura singolare di filosofo e scienziato, uomo politico e poeta: dai frammenti delle sue opere emerge una visione del mondo animata dalla fede nel progresso e nella teoria della reincarnazione delle anime in diversi esseri viventi (metempsicosi).
Siracusa
Al contrario di quanto avviene per la costa ionica del Golfo di Taranto, colonizzata in massima parte dagli Achei e dai Dori, la Sicilia diviene la meta privilegiata delle genti eoliche e ioniche.
Tuttavia la più antica e famosa colonia della Sicilia è di origine dorica. L’esule Archia, governante di Corinto, la città dell’Istmo, è inviato nel 733 a.C. a fondare una città in Occidente. Sceglie, su invito dell’oracolo di Delfi, la ricchezza perpetua come dono per sé e per la città da fondare. Verso l’estremità della costa orientale i coloni notano un isolotto (Ortigia), con una fonte di acqua dolce (Aretusa), vicino alla terraferma, pianeggiante a sud e riparato da colline e cave di marmo a nord (le famose latomie). Il luogo è ideale dal punto di vista strategico. Nasce così Siracusa, che in breve tempo diviene la più potente città greca d’Occidente, adornata di splendidi monumenti e opere d’arte, centro di un’intensa vita culturale e patria di artisti e scienziati famosissimi.
La straordinaria ascesa politica e culturale di Siracusa è legata al succedersi dei tiranni, grandi personalità politiche capaci di assicurare il dominio della città sull’isola, di favorirne la crescita economica e di operare come mecenati per l’arte e la letteratura.
La prima famiglia che governa la città è quella degli Emmenidi, provenienti da Gela: Gelone, il fratello maggiore, assume la carica di tiranno e getta le basi per la sicurezza politica e militare di Siracusa vincendo in una battaglia navale, a Imera (480 a.C.), la flotta di Cartagine.
È con suo fratello Gerone (478-466 a.C.) che Siracusa vive il suo momento di maggiore splendore e di prestigio internazionale: la città si arricchisce di monumenti e di tesori; alla corte del tiranno vengono chiamati artisti e letterati da ogni parte della Grecia. I poeti Simonide, Pindaro e Bacchilide, spesso in un’entusiasmante gara di emulazione fra loro, cantano le imprese delle scuderie del tiranno che riporta anno dopo anno splendide vittorie negli agoni sportivi più famosi della Grecia: i loro canti, commissionati da Gerone in persona, sono eseguiti da cori di giovani nel corso di magnifiche feste offerte dal tiranno, e il nome di Gerone risuona in ogni parte del mondo grecizzato. Per la fondazione di Etnea (luogo suggestivo dove si diceva che lì fosse scomparsa Persefone-Cerere rapita da Ade), Gerone chiama in Sicilia Eschilo, il grande tragediografo ateniese, che fa rappresentare un dramma in onore del tiranno e della nuova città.
A Siracusa, dopo la morte di Gerone e il governo poco efficace del fratello minore Trasibulo, lo splendore della città è rinnovato dall’ascesa di un grande protagonista: Dionigi (o Dionisio).
Di umili origini, alla fine del V a.C. Dionigi diviene capo militare della città e, quindi, tiranno. Gli storici antichi parlano spesso del carattere irascibile e sospettoso di Dionigi, risoluto contro chiunque possa oscurare il suo potere, non si fida di nessuno, vivendo nel terrore di congiure. Dionigi, che rimarrà al potere fino al 367 a.C., fa circondare Siracusa di imponenti fortificazioni ed espande i suoi territori anche oltre la Sicilia.
Artisti e letterati arrivano alla sua corte. Anche Platone, il grande filosofo ateniese, si reca dal tiranno in tre successivi viaggi, con la speranza di convincerlo a instaurare un regime politico illuminato dalla ragione e dalla filosofia della giustizia; i suoi tentativi però falliscono, e la vicenda di Dionigi e Platone rimane per sempre emblematica del rapporto tra governanti e uomini di cultura. Il figlio del tiranno, Dionigi II, è protagonista di alterne vicende. Sul finire del IV a.C. si impone invece un altro personaggio di notevole carisma: si tratta di Agatocle, che dal 317 al 289 a.C., divenuto il nuovo tiranno di Siracusa, fa entrare la città e i suoi domini nel novero delle grandi potenze mediterranee del tempo, alla stregua dell’Egitto tolemaico e della Siria.
L’ultimo grande tiranno siracusano è Gerone II, un generale che si impadronisce del potere nel 275 a.C. e lo mantiene per oltre cinquant’anni. Con lui prende vita una nuova stagione di splendore testimoniata dalla costruzione di monumenti spettacolari, anche grazie alle geniali trovate dello scienziato e ingegnere siracusano Archimede. Giunge alla sua corte anche poeta siracusano, Teocrito, inventore del genere pastorale ambientato proprio nelle campagne siciliane.
Nel 212 a.C. Siracusa è conquistata dai Romani e inizia un lento declino. Diversi quartieri vengono abbandonati e anche quella che un tempo era stata la reggia dei tiranni, in Ortigia, cade in rovina. Ma chi, ancora oggi, sieda nel grande teatro greco di Siracusa assistendo a rappresentazioni di opere antiche che si svolgono in uno scenario suggestivo e unico al mondo, o chi nelle calde serate estive passeggi per i vicoli di Ortigia, pieni di luci e di colori, può sentire intatto il fascino dell’antica Siracusa, nel ricordo della splendida civiltà dei Greci d’Italia.

1 commento:

  1. descrizione superba. Complimenti all’Autore.. che dovrebbe essere tanto gentile da illustrarci le fasi della Battaglia Navale di Imera, quella del 480. Grazie in anticipo.

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