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mercoledì 30 aprile 2014

Archeologia e luoghi di energia: il pozzo sacro di Santa Cristina.

Archeologia e luoghi di energia: il pozzo sacro di Santa Cristina
di Sergio Costanzo



Pur se ritengo l'archeologia una disciplina rigorosa, che annovera fra gli studiosi degli intellettuali seri che devono vagliare le ipotesi con un fitto filtro al fine di ridurre gli errori, ho pensato di pubblicare questo interessante articolo di Sergio Costanzo, a metà strada tra il sacro e il profano, per tastare il polso ai lettori. Confido nella comprensione degli addetti ai lavori e mi auguro che qualche intrepido amico lanci qualche commento. (n.d.r.)

L'acqua con la sua capacità chimica e con la sua memoria specifica è in grado di veicolare energie. Molti dei santuari edificati in epoca cristiana hanno inglobato pozzi o fontane ed ancora oggi all'acqua sono legati fenomeni denominati "miracoli". In merito al pozzo sacro di Santa Cristina, la cui vista dall'alto ne evidenzia una struttura esterna a "toppa", forse in assonanza con l'organo generatore della Dea Madre, è stata condotta una attenta analisi e sono stati diagrammati i livelli energetici che mutano man mano che si discende la scalinata fino ad arrivare a contatto con l'acqua. Seguendo quanto affermato da Mario Aresu e Lello Fadda, al primo gradino sono state rilevate 2.000 Bovis. Il livello sale man mano che la discesa procede fino ad arrivare a 7.800 Bovis al decimo gradino. Scendendo ancora si arriva al ventiquattresimo gradino con 34.000 Bovis e a contatto con l'acqua si raggiungono 410.000 Bovis. Questi livelli energetici fanno pensare che la discesa alle acque rappresentasse un vero e proprio cammino di iniziazione o comunque un percorso di scarico e ricarico di energie per chi scendeva al pozzo e si immergeva nelle sue acque. Fonti greche e latine riportano dell'usanza dei sardi di recarsi presso i loro monumenti per i riti dell'incubazione. Si trattava di rituali di guarigione in cui, per cinque giorni e cinque notti, una persona soggiornava o addirittura dormiva in queste aree ad alta energia.
Non trovando gli studiosi un'unità di misura che mettesse tutti d'accordo, è in uso la scala di Bovis. L'energia del corpo umano, se non non affetto da malattia, corrisponde a 6.500 Bovis. Misure al di sotto di questo valore, depongono per uno stato generale di squilibrio delle energie fino ad arrivare a vere e proprie patologie. Più bassa è l'energia del corpo più significativa è la malattia. Tutti i luoghi della terra, le persone, le cose o quello che mangiamo sono classificati secondo il tasso vibrazionale. Se è al di sotto delle 6.500 unità Bovis toglie energia, se è al di sopra la porta. In natura normalmente non si trovano punti più energetici di 10.000 Bovis, ma vi sono zone universalmente conosciute che vanno ben oltre, la cattedrale di Chartres, il Tibet, l'India, l'Egitto (18.000). Valori al di sopra dei 6500 Bovis, si ritrovano in natura in luoghi particolari, riconducibili a culture e latitudini diverse. Nelle chiese cristiane all'incrocio dei transetti, nelle moschee di fronte al Minbar, nei templi tibetani nel garbhagriha, il livello di energia è stato misurato a 11.000-12.000 Bovis. La rotella tibetana di preghiera che contiene un mantra scritto su pergamena o sul tessuto, una volta girata, vibra da 12.000 a 16.000 Bovis. Per quanto concerne i luoghi, le letture inferiore a 6.500 sono l'effetto dei flussi sotterranei, difetti geologici e griglie magnetiche.
Nel corso dei millenni, in virtù delle loro caratteristiche, questi luoghi sono divenuti luoghi di culto, in onore di divinità le più disparate, o luoghi di cultura e potere. Paradossalmente questo intimo legame tra energia e fede e conoscenza, ne ha decretato l'alienazione e l'oblio.
Se le teorie del Dottor Hartmann, fossero state recepite con più attenzione, oggi forse saremo qualche passo avanti, nel difficile cammino per il recupero della conoscenza e di un sapere proprio di tutte le culture antiche, trasmesso e conservato con cura da generazioni di sciamani, sacerdoti, veggenti, sensitivi, druidi, profeti, monaci e architetti. Templi, caverne, menhir, piramidi, moschee, piccole pievi romaniche o maestose cattedrali, chi di noi in certi luoghi non si è sentito almeno una volta accolto, abbracciato, sollevato, e il suo respiro si è fatto sincrono, ritmato, con un respiro più ampio, immenso. Questi luoghi che dalla preistoria hanno richiamato a se l’uomo, sono stati frequentati, armonizzati, modificati, usurpati, ma ancora oggi il battito della terra è forte e presente.
Alcuni studiosi sostengono che la cultura megalitica permetteva all'uomo di rilevare le zone a energia negativa. Collocare a terra un menhir, equivaleva a praticare una sorta di agopuntura per trasformare le griglie vibratorie negative (una sorta di sanificazione del terreno) e gli obelischi di pietra fungevano da trasmettitori che irradiavano in nella zona circostante energia positiva, una funzione che anche oggi continuano ad avere. Gli antichi Romani, non solo orientavano tutte le costruzioni in relazione ai reticoli, come del resto i Celti prima di loro, ma il tracciato delle loro strade, seguendo le indicazioni degli Auguri, evitava quando possibile luoghi ad energia negativa. Questo per ridurre l'affaticamento dei loro soldati in marcia. Così nell'antica India, le griglie sono state usate per definire il concetto degli otto dishas, (orientamenti) e più precisamente per definire l'orientamento delle tempie (e quindi della testa), in relazione alle zone ove risiedere.

I costruttori di cattedrali nel medioevo, oltre a sfruttare luoghi già conosciuti dal punto di vista cultuale ed energetico, eressero meravigliose torri selezionando i luoghi e modificandoli al fine di potenziarne la salubrità per migliorare le condizioni della vita materiale degli uomini. Altri edifici, invece, furono selezionati e potenziati a fini terapeutici o per innalzare lo spirito verso mondi superiori.
Un altro pozzo sacro facilmente accessibile è quello di "Sa Testa" nei pressi di Olbia. A differenza del pozzo di Santa Cristina la struttura è realizzata interamente in granito e scisto, materiali lapidei di cui la zona è ricchissima. Il monumento si sviluppa sull'asse NNO-SSE con una lunghezza di 18 metri. La Tholos, la copertura del pozzo vera e propria, è andata perduta e oggi è visibile soltanto la base circolare. Nel monumento si riconoscono un cortile circolare e un atrio a forma di trapezio. Nella scalinata, il primo gradino di accesso è in realtà una canalina con funzione di valvola troppo-pieno, che consentiva la fuoriuscita dell'acqua in eccesso in periodi di abbondanza. Il cortile, infatti, è in pendenza verso l'esterno e il pavimento presenta al centro una condotta realizzata interamente in pietra, che serviva a far defluire l'acqua all'esterno, in modo da non impedire o disturbare lo svolgimento dei rituali, anche con la massima capienza idrica. 9 dei 17 scalini sono attualmente sommersi e non consentono la discesa fino alla soglia finale. E’ frequente scorgere dei serpenti sugli scalini o negli anfratti. Questi rettili trovano riparo fra le umide pietre del pozzo e da alcuni sono da considerarsi i veri guardiani del luogo. Verosimilmente il pozzo di Sa Testa è più antico di quello di Santa Cristina, lo si fa risalire infatti al XIV a.C. Pozzi analoghi sono numerosi in Sardegna, alcuni come il pozzo Milis a Golfo Aranci in pessime condizioni. Esistono pozzi e sorgenti eneolitici anche nel resto d'Italia e d'Europa, ma sono stati inglobati e snaturati da costruzioni posteriori. Cito solo per cronaca il pozzo druidico di Chartres posto 37 metri sotto la superficie del pavimento e ormai sacrificato alla splendida cattedrale gotica. Sarebbe interessante riuscire a scorgerne altri.

Fonte: http://www.sergiocostanzo.it

Nelle immagini: Il Pozzo di Santa Cristina e il Pozzo Sa Testa di Olbia.

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