Muraglie megalitiche in Sardegna
Articolo di Pierluigi Montalbano
Le muraglie megalitiche e i nuraghi rappresentano uno dei
patrimoni più affascinanti e misteriosi della Sardegna, testimoni di un passato
ricco di innovazioni e di capacità costruttive straordinarie. A metà del III millennio
a.C., si assiste a un fenomeno nuovo che si mescola e si integra con le culture
già presenti sull’isola, dando origine a un panorama archeologico di grande
rilevanza.
Le genti di Monte Claro, già da alcuni secoli, avevano raggiunto un livello di ricchezza diffusa grazie alla specializzazione metallurgica. Questa fase di prosperità fu favorita dall’invenzione di tecniche avanzate di separazione dell’argento dal piombo, resa possibile anche dai ricchi giacimenti di galena argentifera presenti in Sardegna. Tale benessere attirò l’attenzione di leader provenienti da diverse aree del Mediterraneo, sia orientali che occidentali, settentrionali e meridionali, che rimasero affascinati dalle capacità costruttive e organizzative delle comunità sarde. È importante sottolineare che queste
comunità erano stabilmente insediate sull’isola, e per questo vengono definite sarde.Tra le testimonianze più emblematiche di questa maestria
costruttiva ci sono i corridoi di derivazione dolmenica, che attraversano le
cortine murarie di siti come Monte Baranta e Cabu Abbas. Questi corridoi sono
esempi eccezionali della capacità di manipolare grandi pietre, sovrapponendole
con maestria e creando strutture di grande impatto estetico e funzionale. La
tecnica dolmenica, già presente in epoche precedenti, si evolve e si integra
con le nuove esigenze delle comunità.
Tra i nuovi arrivati, spicca la cultura delle genti del Vaso
Campaniforme, che dopo aver attraversato l’intera Europa Settentrionale, dagli
Urali alla penisola iberica, si avventurarono per mare, toccando le coste
liguri, corse e sarde, arrivando infine fino alla Sicilia. Questi popoli non
superarono mai gli Appennini, rimanendo quindi confinati alle zone costiere e
alle isole. La fusione tra le genti di Monte Claro e quelle del Vaso Campaniforme
diede origine al substrato culturale che avrebbe poi portato alla civiltà
nuragica.
Le prime strutture nuragiche nacquero assecondando il
paesaggio naturale, sfruttando le rocce già presenti sulle cime e sui speroni
rocciosi, così da risparmiare tempo e risorse. Queste costruzioni arcaiche,
attraversate da corridoi di gusto dolmenico, presentano anche capanne al piano
superiore, spesso di forma non circolare, raggiungibili tramite scale che
perforano le murature. È in questo periodo che nasce l’idea di torri in pietra,
che nel corso dei secoli si svilupparono in centinaia di edifici chiamati
nuraghi a corridoio. Questi nuraghi furono costruiti in punti strategici: a
coronamento di vallate, lungo le vie di accesso alle vallate adiacenti, sulle
sponde dei fiumi per controllare i guadi, e in generale a presidio del
territorio, a testimonianza del possesso e del controllo delle risorse.
Nel tempo, queste strutture furono modificate, arricchite di
elementi funzionali, ristrutturate, sollevate e rifasciate. Alcuni nuraghi
cambiarono anche destinazione d’uso, adattandosi alle nuove esigenze delle
comunità.
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