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mercoledì 4 marzo 2026

Muraglie megalitiche in Sardegna. Articolo di Pierluigi Montalbano

Muraglie megalitiche in Sardegna

Articolo di Pierluigi Montalbano



Le muraglie megalitiche e i nuraghi rappresentano uno dei patrimoni più affascinanti e misteriosi della Sardegna, testimoni di un passato ricco di innovazioni e di capacità costruttive straordinarie. A metà del III millennio a.C., si assiste a un fenomeno nuovo che si mescola e si integra con le culture già presenti sull’isola, dando origine a un panorama archeologico di grande rilevanza.

Le genti di Monte Claro, già da alcuni secoli, avevano raggiunto un livello di ricchezza diffusa grazie alla specializzazione metallurgica. Questa fase di prosperità fu favorita dall’invenzione di tecniche avanzate di separazione dell’argento dal piombo, resa possibile anche dai ricchi giacimenti di galena argentifera presenti in Sardegna. Tale benessere attirò l’attenzione di leader provenienti da diverse aree del Mediterraneo, sia orientali che occidentali, settentrionali e meridionali, che rimasero affascinati dalle capacità costruttive e organizzative delle comunità sarde. È importante sottolineare che queste

comunità erano stabilmente insediate sull’isola, e per questo vengono definite sarde.

Tra le testimonianze più emblematiche di questa maestria costruttiva ci sono i corridoi di derivazione dolmenica, che attraversano le cortine murarie di siti come Monte Baranta e Cabu Abbas. Questi corridoi sono esempi eccezionali della capacità di manipolare grandi pietre, sovrapponendole con maestria e creando strutture di grande impatto estetico e funzionale. La tecnica dolmenica, già presente in epoche precedenti, si evolve e si integra con le nuove esigenze delle comunità.

Tra i nuovi arrivati, spicca la cultura delle genti del Vaso Campaniforme, che dopo aver attraversato l’intera Europa Settentrionale, dagli Urali alla penisola iberica, si avventurarono per mare, toccando le coste liguri, corse e sarde, arrivando infine fino alla Sicilia. Questi popoli non superarono mai gli Appennini, rimanendo quindi confinati alle zone costiere e alle isole. La fusione tra le genti di Monte Claro e quelle del Vaso Campaniforme diede origine al substrato culturale che avrebbe poi portato alla civiltà nuragica.

Le prime strutture nuragiche nacquero assecondando il paesaggio naturale, sfruttando le rocce già presenti sulle cime e sui speroni rocciosi, così da risparmiare tempo e risorse. Queste costruzioni arcaiche, attraversate da corridoi di gusto dolmenico, presentano anche capanne al piano superiore, spesso di forma non circolare, raggiungibili tramite scale che perforano le murature. È in questo periodo che nasce l’idea di torri in pietra, che nel corso dei secoli si svilupparono in centinaia di edifici chiamati nuraghi a corridoio. Questi nuraghi furono costruiti in punti strategici: a coronamento di vallate, lungo le vie di accesso alle vallate adiacenti, sulle sponde dei fiumi per controllare i guadi, e in generale a presidio del territorio, a testimonianza del possesso e del controllo delle risorse.

Nel tempo, queste strutture furono modificate, arricchite di elementi funzionali, ristrutturate, sollevate e rifasciate. Alcuni nuraghi cambiarono anche destinazione d’uso, adattandosi alle nuove esigenze delle comunità.

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