Atlantide: è mai esistita davvero? È stata solo un'invenzione di Platone o possiamo trovare elementi di verità nella sua storia?
Articolo di Pierluigi Montalbano
Secondo le descrizioni, Atlantide era un luogo incantevole, abitato da persone gentili, creative e intelligenti, che diedero vita a una delle società più straordinarie che il mondo avesse mai conosciuto. Le sue città erano meraviglie architettoniche, con torri che si innalzavano verso il cielo, collegate da canali di acque cristalline. Dai suoi porti partivano navi che solcavano gli oceani per rifornire gli artigiani, scambiando beni e cultura. Le straordinarie conquiste del mondo antico e le civiltà più avanzate, dall'antico Egitto all'Oriente, trassero ispirazione da questa fonte di civiltà. Tuttavia, un'immensa tragedia, un cataclisma di proporzioni colossali, cancellò per sempre questo paradiso dalla geografia. Terremoti, eruzioni vulcaniche e maremoti distrussero le torri, affondarono le navi e
causarono un olocausto di dimensioni inimmaginabili. Oggi, ciò che rimane di Atlantide sono solo le tracce letterarie lasciate da Platone.
La storia di Atlantide ha origine con il filosofo greco
Platone, nato nel 428 a.C. Circa nel 410 a.C. divenne discepolo di Socrate e
nel 386 fondò la sua scuola. Era molto noto tra i suoi contemporanei e oggi è
considerato uno dei più grandi pensatori della storia. Platone insegnava
coinvolgendo i suoi studenti in dibattiti e scrisse opere filosofiche sotto
forma di dialoghi immaginari tra Socrate e i suoi allievi. Anche se i dialoghi
non si sono mai realmente svolti, i personaggi coinvolti erano autentici, anche
se vissuti in epoche diverse. È come se, in una serata, si riunissero Giulio
Cesare, Ramses, Gandhi, Hammurabi e Napoleone per discutere su un tema comune.
Platone utilizzava una tecnica simile per stimolare, insegnare e intrattenere i
suoi lettori. La storia di Atlantide è narrata in due dei suoi dialoghi:
"Timeo" e "Crizia". Nel "Timeo", Socrate discute
della società "perfetta", richiamando il suo famoso dialogo
"Repubblica", scritto qualche anno prima. Qui, Platone delinea le
caratteristiche di questa società ideale, in cui artisti e uomini sposati
dovrebbero essere separati dalla classe militare, la quale, a sua volta,
dovrebbe essere composta da individui compassionevoli, educati alla ginnastica
e alla musica, vivendo in comunità senza possedere ricchezze o proprietà
privata. Tuttavia, Socrate esprime scetticismo riguardo alle discussioni
ipotetiche della "Repubblica" e desidera sapere come questa società
affronti le sfide delle altre città. A questo punto, Crizia racconta una storia
affascinante, ma vera, che gli è stata narrata da suo nonno durante una festa.
Il nonno l'aveva appresa dal padre, Dropides, che a sua volta l'aveva ascoltata
dal saggio Solone, il quale l'aveva udita dai sacerdoti egizi durante una
visita in Egitto, poco dopo il 600 a.C. Questa storia è quindi una tradizione
orale tramandata per circa 200 anni.
Secondo il racconto di Crizia, i sacerdoti rivelarono a
Solone che i Greci erano come fanciulli, ignari dei numerosi cataclismi che
avevano colpito l'umanità nei tempi antichi. Gli parlarono poi dell'antica
Atene, una città valorosa in guerra e governata da leggi giuste, che funge da
modello per descrivere lo Stato ideale. I sacerdoti narrarono a Solone le gesta
eroiche di questa città, che aveva sconfitto una grande potenza invasore
proveniente dal mare Oceano, con un'isola davanti alla sua bocca, nota come le
Colonne d'Ercole. L'antica Atene riuscì a sottomettere la potente Atlantide,
che dominava le regioni nordafricane fino all'Egitto. Dopo la sconfitta,
Atlantide fu distrutta da un catastrofico evento, caratterizzato da terremoti e
maremoti, che colpì anche l'antica Atene.
Dopo questo racconto, Crizia passa la parola a Timeo, che
offre una dettagliata spiegazione della sua teoria sull'origine dell'universo.
Nel dialogo successivo, Crizia riprende la parola, avendo ascoltato con
attenzione la descrizione del suo maestro riguardo alla società perfetta, e
riconosce che l'antica Atene condivide molte somiglianze con la società
ipotizzata da Socrate. Crizia descrive anche Atlantide, originariamente abitata
da Poseidone/Nettuno e da una donna mortale di nome Clito, che generò cinque
coppie di gemelli maschi. Tutti gli Atlantidei discendevano da questi dieci
uomini, che divennero molto potenti e costruirono una città di 24 km di
diametro, caratterizzata da anelli concentrici di terra e cerchi d'acqua.
Atlantide era adornata da palazzi, grandi canali, torri e ponti, e i suoi
abitanti producevano beni di prestigio, commerciando con una flotta navale di
1200 navi. Il loro esercito disponeva di 10.000 bighe, e l'impero e la sua
influenza nel mondo crebbero esponenzialmente.
Tuttavia, col passare del tempo, la discendenza divina degli
antenati si indebolì, mentre quella umana divenne predominante, portando alla
decadenza della civiltà e alla corruzione degli abitanti. Il dialogo narra che
Zeus/Giove, la principale divinità greca, decise di punire gli Atlantidei per
la loro arroganza nel voler dominare il mondo. Riunì quindi gli altri dei per
discutere il suo piano. Tuttavia, il dialogo si interrompe a causa della morte
di Platone.
La storia fa riferimento a un'antica Atene, l'eroina che si
oppone all'impero decaduto di Atlantide, la cui sconfitta illustra il
funzionamento della società ideale proposta da Socrate. Platone descrive
Atlantide come un impero corrotto e arrogante, dotato di tecnologie avanzate e
intento a dominare il mondo con la forza. A contrastare questa potenza c'è
l'antica Atene, un gruppo di uomini spiritualmente puri e incorruttibili,
guidati da solidi principi morali. Minacciati da forze nemiche superiori, gli
ateniesi riescono a prevalere grazie alla forza del loro spirito.
Si suppone che Atlantide sia stata distrutta più di 9300
anni prima che Crizia la raccontasse, ossia nel 9600 a.C., ma non è mai stato
trovato alcun riferimento che somigli alla storia di Atlantide prima che
Platone scrivesse questi dialoghi, circa nel 350 a.C. Non ci sono dati sulla
storia di Atlantide nemmeno in Egitto, dove sembra che la storia fosse stata
raccontata a Solone, né in alcun altro posto.
Sebbene si affermi che la storia era stata raccontata per la
prima volta durante una festività pubblica e sebbene Crizia dichiari nel
dialogo che il bisnonno ne possedeva una versione scritta, Atlantide non viene
menzionata in nessun'altra opera della letteratura greca. La comparsa del nome
Atlantide nel Timeo è il primo riferimento storico al luogo. I 9300 anni
intercorsi fra la supposta distruzione di Atlantide e il Timeo di Platone sono
completamente muti, tuttavia, Platone fa dire a Crizia che la storia è vera.
C’è da dire che ogni mito che Platone racconta nei suoi
dialoghi è introdotto dall'affermazione che esso corrisponde al vero. Non è
solo il racconto di Atlantide, ma anche le storie del paradiso e dell'inferno,
ossia le Isole dei Beati e il Tartaro, nel Gorgia, dell'immortalità e della
reincarnazione nel Menone, dell'antichità nelle Leggi, e della vita dopo la
morte nella Repubblica. Tutte hanno un'introduzione che ne attesta
l'autenticità, ma questa non è testabile, come quando Crizia racconta di
Atlantide, una civiltà posta a grande distanza spazio-temporale dalla sua
Atene, i cui resti giacciono in fondo all'Atlantico, e che i Greci dell'epoca
di Platone non potevano certo né ritrovare né verificare. Allo stesso modo,
anche l'antica Atene viene opportunamente distrutta, vanificando, quindi,
qualsiasi ricerca da parte dei suoi contemporanei.
Ora riflettiamo su una questione: se la storia di Atlantide
è un mito, aveva almeno come base un fatto o una serie di eventi reali?
La risposta è senz’altro positiva, suggerita dal fatto che
tutti gli scrittori antichi iniziano con la conoscenza del mondo reale e
costruiscono le loro fantasie letterarie su dati che conoscono. Platone non è
un'eccezione, e l'antica civiltà minoica di Creta potrebbe essere un modello verosimile,
con le sue spettacolari architetture costruite a Cnosso quasi 4000 anni fa.
Vasto circa due ettari, il tempio conteneva centinaia di stanze, cortile
incorniciato da colonne, un bagno cerimoniale e grandi scalinate. Alcune parti
del tempio avevano quattro piani, e le pareti dei saloni erano abbellite da
affreschi artistici con delfini e tori. Nelle raffigurazioni i minoici sono
aggraziati e atletici, e i contemporanei di Platone conoscevano bene questa
evoluta cultura più antica. Un elemento che potrebbe collegare Atlantide e la
civiltà minoica è la catastrofe che colpì l'isola di Creta nel 1600 a.C. A quel
tempo ci fu un'eruzione vulcanica esplosiva sull'isola Santorini/Thera, 120 km
a nord di Creta. L’eruzione, accompagnata dai flussi piroclastici e da gravi
terremoti, danneggiò molti insediamenti a Creta. Onde alte circa 30 metri
cancellarono i porti minoici sulla costa settentrionale dell'isola, e lo spesso
deposito di ceneri vulcaniche che ricoprì i ricchi territori agricoli di Creta
diede il colpo di grazia all'economia agricola minoica. Tuttavia, è
significativo che il tema più importante nella storia di Platone, la sconfitta
di una forte potenza militare da parte di Atene, sia rimasto senza risposta
perché la civiltà cretese minoica non subì una sconfitta militare per mano di
Atene, si tratterebbe di un aspetto totalmente inventato. È però possibile che
alcuni elementi dell'eruzione di Thera e del suo impatto sulla civiltà minoica
abbiano contribuito al racconto di Platone. I dialoghi Timeo e Crizia non sono
resoconti storici di eventi accaduti in luoghi reali e neanche un insieme di
brandelli storici autentici. Fanno parte di una fantasia creata dal filosofo,
seppure legati a fatti reali. Un altro avvenimento reale era la conoscenza
della sconfitta storica degli invasori persiani da parte di Atene all’inizio
del V secolo a.C. Una considerazione importante è che Platone non stava
scrivendo di storia, ma di filosofia. Per lui era fondamentale la lezione che
la storia insegnava, ossia la capacità di una società giusta e ben governata di
vincere anche in una situazione di svantaggio.
Dopo la morte di Platone, il continente scomparso di
Atlantide non viene menzionato per oltre trecento anni, fino a quando il
geografo greco Strabone, nato nel 63 a.C., non riflette sulle opinioni dei
seguaci di Platone riguardo al suo racconto. Aristotele, il discepolo più
celebre di Platone, affermò: “Colui che l'ha inventata l'ha anche distrutta”.
È interessante considerare le cronologie: Atlantide sarebbe
stata sconfitta da Atene circa 11.000 anni fa. Ma cosa ci dice l'archeologia su
quel periodo? Esistono prove di civiltà così antiche nell'Oceano Atlantico o
altrove? In realtà, in quel tempo non esisteva alcuno Stato ateniese. Le
ricerche archeologiche di quell'epoca si basano su resti materiali, e non ci
sono tracce di culture avanzate; si trattava di gruppi di
cacciatori-raccoglitori che si nutrivano di bestiame selvatico, molluschi,
lumache, piccoli pesci e piante selvatiche. Erano uomini dell'Età della pietra,
e solo a partire dal 6000 a.C. troviamo testimonianze di piante e animali
domesticati.
Alcuni studiosi hanno ipotizzato che Atlantide potesse
trovarsi nelle Bahamas, dove antiche strade e mura subacquee catturano
l'immaginazione. Tuttavia, un'analisi più approfondita da parte di geologi e
archeologi subacquei ha rivelato che queste strutture erano in realtà
formazioni naturali, giunture di un fondo calcareo roccioso che si forma
rapidamente sott'acqua. Questo tipo di roccia è soggetto a erosione a causa delle
maree, che creano rotture e giunture a intervalli regolari e con angoli retti.
Non ci sono prove di un grande continente sommerso
nell'Oceano Atlantico; la nostra comprensione dei processi geologici delle
masse tettoniche esclude questa possibilità. La crosta terrestre non è un
guscio solido, ma è composta da masse rocciose geologicamente separate che si
muovono, causando anche lo spostamento dei continenti. Una catena montuosa si è
formata nel corso di milioni di anni all'intersezione delle due croste rocciose
al centro dell'Atlantico. Questa formazione sta lentamente emergendo, ma non ci
sono evidenze di masse rocciose che vengano risucchiate sotto l'oceano.
La geologia dimostra che nella zona in cui Platone colloca
Atlantide non poteva esistere un'estesa massa di terra in superficie, poi
inabissatasi. L'archeologia e la geologia moderne forniscono un verdetto
chiaro: nei luoghi e nei tempi descritti da Platone non è mai esistita, né
geograficamente né culturalmente, quella grande civiltà chiamata Atlantide. I
fatti riportati dal filosofo si riferiscono a elementi di civiltà a lui noti,
sapientemente mescolati per descrivere uno Stato ideale.
Il dibattito potrebbe arricchirsi se considerassimo i tempi
in termini di 9600 cicli lunari anziché anni; in tal caso, potremmo collegare
il mito alle note vicende dei Popoli del Mare, che si riversarono nel Vicino
Oriente causando la fine dell'età del Bronzo.
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