sabato 19 febbraio 2022

Atlantide, è realmente esistita? Fu un'invenzione di Platone o possiamo trovare elementi di verità? Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Atlantide, è realmente esistita? 

Fu un'invenzione di Platone o possiamo trovare elementi di verità?

Riflessioni di Pierluigi Montalbano.


Sotto: videoconferenza youtube con lo studioso Gerolamo Exana che offre alcuni spunti di riflessione sulla reale esistenza di Atlantide. A seguire, un articolo con le mie considerazioni sulla questione.



Atlantide era un gran bel posto, con abitanti gentili, creativi e intelligenti che fondarono la più bella società che il mondo avesse mai conosciuto. Le città erano luoghi splendidi, dove torri che si erigevano verso il cielo s’intrecciavano con canali dalle acque cristalline. Dai suoi porti salpavano imbarcazioni che veleggiavano per rifornirsi dei materiali necessari agli artigiani e donando in cambio la civiltà. Tutte le meravigliose conquiste del mondo antico e le culture più evolute, dall'antico Egitto fino all’Oriente, furono originate da questa fonte di civiltà. Ma una immane tragedia, un cataclisma di proporzioni giganti, cancellò per sempre dalla geografia questo paradiso terrestre. Terremoti, eruzioni vulcaniche e maremoti, fecero crollare le torri, affondarono le imbarcazioni e provocarono un olocausto di incalcolabili dimensioni. Tutto ciò che

rimane sono le tracce letterarie raccontate da Platone. Atlantide non è stata mai trovata, fu sommersa sotto l’oceano e sopravvisse il mito, o forse, più semplicemente, non è mai esistita. La sua origine inizia con il filosofo greco Platone. Nato nel 428 a.C., Platone nel 410 circa divenne il discepolo di Socrate, e nel 386 fondò una sua scuola. Fra i contemporanei era molto famoso e ancora oggi è considerato uno dei massimi intellettuali nella storia dell'umanità. Insegnava coinvolgendo gli studenti in discussioni, e scrisse trattati di filosofia sotto forma di conversazioni immaginari tra Socrate e i suoi studenti. Le discussioni non hanno mai avuto luogo, in genere parlavano personaggi autentici, ma alcuni erano vissuti in epoche diverse. E’ come se in una serata, seduti intorno a un tavolo, si confrontassero Giulio Cesare, Ramesse, Ghandi, Ammurabi e Napoleone per discutere su una questione. L'obiettivo era di immaginare come tale conversazione avrebbe potuto svolgersi. Platone usava una tecnica simile per sfidare, insegnare e intrattenere i suoi lettori. La storia di Atlantide è contenuta in due dialoghi: Timeo e Crizia. Il dialogo del Timeo inizia con Socrate che parla della società "perfetta". E’ chiaro dal contesto che Platone si riferisce al suo famoso dialogo Repubblica, scritto alcuni anni prima.  Platone riassume le caratteristiche di questa ipotetica società, dove gli artisti e gli uomini sposati dovrebbero costituire categorie separate da quella militare e coloro che appartengono all'ordine militare dovrebbero essere compassionevoli, educati alla ginnastica e alla musica, vivere in comunità senza possedere ricchezze o proprietà privata. Socrate però non crede molto nelle discussioni ipotetiche presentate nella Repubblica e dice: "Volentieri udirei qualcuno che esponesse com'essa affronta contro le altre città quelle lotte che combattono le città, e come nobilmente muove in guerra, e come nel guerreggiare si mostra degna dell'istruzione e dell'educazione propria". Uno dei presenti, Crizia, conosce la storia adatta: "Ascolta, dunque, Socrate, una storia meravigliosa, ma tutta vera che mio nonno raccontò durante una festa”. Il nonno la sentì dal padre, Dropides, che l'aveva a sua volta ascoltata dal vecchio saggio Solone, che l'aveva udita dai sacerdoti egizi quando si trovava là poco dopo il 600 a.C., quindi una storia indiretta tramandata oralmente 200 anni prima. Secondo la storia raccontata da Crizia, i sacerdoti dissero a Solone che i Greci erano poco più che fanciulli, ignari dei molti cataclismi che si erano abbattuti sull'umanità nei tempi antichi. Poi gli avevano parlato dell'antica Atene, ottima in guerra e governata da buone leggi. Quella antichissima Atene serve come modello per descrivere lo Stato perfetto. I sacerdoti avevano raccontato a Solone le gesta più eroiche dell'antica città e di come aveva sconfitto in guerra una grande potenza che invadeva l'Europa e l'Asia, muovendo dal lontano mare Oceano. “Aveva un'isola innanzi a quella bocca, che si chiama, come voi dite, Colonne d'Ercole”. L'antica Atene fu capace di sottomettere la grande Atlantide che dominava le regioni nordafricane fino all'Egitto. Dopo la sconfitta, Atlantide fu distrutta da un tremendo cataclisma, con terremoti e maremoti. Sfortunatamente anche l'antica Atene fu colpita dagli stessi eventi catastrofici. Dopo questo breve racconto, Crizia cede il posto a Timeo che fornisce una minuziosa descrizione della sua teoria sull'origine dell'universo. Nel dialogo successivo, Crizia riprende a parlare. Ha ascoltato con attenzione la descrizione resa dal suo maestro della società perfetta e capisce che l'antica Atene è simile alla società ipotizzata da Socrate. Secondo la storia raccontata da Crizia, nell'antica Atene artigiani e uomini sposati erano separati dai soldati, che non possedevano né proprietà privata, né oro, né argento. Poi descrive Atlantide narrando che in origine era abitata da Poseidone/Nettuno e da una donna mortale, Clito, che diede alla luce cinque coppie di gemelli maschi. Tutti gli Atlantidei discendevano da quei dieci uomini. Essi erano divenuti molto potenti e avevano costruito una città di 24 Km di diametro, con anelli concentrici di terra che si alternavano a cerchi d'acqua. Ad Atlantide erano stati edificati palazzi, grandi canali, torri e ponti. Gli abitanti producevano beni di prestigio e commerciavano con la potente flotta navale di 1200 navi. Il loro esercito possedeva 10000 bighe, e sia l'impero che la sua influenza nel mondo era cresciuta in maniera esponenziale. Dopo un certo tempo, però, la discendenza divina degli antenati si era indebolita mentre quella umana era diventata dominante e la civiltà decadde, e gli abitanti divennero corrotti e avidi. Il dialogo racconta che Zeus/Giove, la più importante divinità greca, decise di dare una lezione agli Atlantidei a causa del loro arrogante proposito di governare il mondo. Zeus riunì quindi gli altri dei per esporre loro il suo piano. Tuttavia, questo dialogo si interrompe perché Platone morì. La storia, quindi, fa riferimento a una presunta Atene antica, l'eroina, antagonista dell'impero decaduto di Atlantide, la cui sconfitta descrive il funzionamento della società perfetta ipotizzata da Socrate. Platone racconta che Atlantide è un impero corrotto e arrogante, con una potenza dotata di tecnologie avanzate che cerca di dominare il mondo con la forza. A sbarrare la sua strada c'è l'antica Atene, un piccolo gruppo di uomini spiritualmente puri, incorruttibili, con saldi principi morali. Minacciati da soverchianti forze nemiche, gli ateniesi sconfiggono questo avversario con la forza dello spirito. Si suppone che Atlantide sia stata distrutta più di 9300 anni prima che Crizia la raccontasse, ossia nel 9600 a.C., ma non è mai stato trovato alcun riferimento che somigli alla storia di Atlantide prima che Platone scrivesse questi dialoghi, circa nel 350 a.C. Non ci sono dati sulla storia di Atlantide nemmeno in Egitto, dove sembra che la storia fosse stata raccontata a Solone, né in alcun altro posto. Sebbene si affermi che la storia era stata raccontata per la prima volta durante una festività pubblica e sebbene Crizia dichiari nel dialogo che il bisnonno ne possedeva una versione scritta, Atlantide non viene menzionata in nessun'altra opera della letteratura greca. La comparsa del nome Atlantide nel Timeo è il primo riferimento storico al luogo. I 9300 anni intercorsi fra la supposta distruzione di Atlantide e il Timeo di Platone sono completamente muti, tuttavia, Platone fa dire a Crizia che la storia è vera. C’è da dire che ogni mito che Platone racconta nei suoi dialoghi è introdotto dall'affermazione che esso corrisponde al vero. Non è solo il racconto di Atlantide, ma anche le storie del paradiso e dell'inferno, ossia le Isole dei Beati e il Tartaro, nel Gorgia, dell'immortalità e della reincarnazione nel Menone, dell'antichità nelle Leggi, e della vita dopo la morte nella Repubblica. Tutte hanno un'introduzione che ne attesta l'autenticità, ma questa non è testabile, come quando Crizia racconta di Atlantide, una civiltà posta a grande distanza spazio-temporale dalla sua Atene, i cui resti giacciono in fondo all'Atlantico, e che i Greci dell'epoca di Platone non potevano certo né ritrovare né verificare. Allo stesso modo, anche l'antica Atene viene opportunamente distrutta, vanificando, quindi, qualsiasi ricerca da parte dei suoi contemporanei. Ora riflettiamo su una questione: se la storia di Atlantide è un mito, aveva almeno come base un fatto o una serie di eventi reali? La risposta è senz’altro positiva, suggerita dal fatto che tutti gli scrittori antichi iniziano con la conoscenza del mondo reale e costruiscono le loro fantasie letterarie su dati che conoscono. Platone non è un'eccezione, e l'antica civiltà minoica di Creta potrebbe essere un modello verosimile, con le sue spettacolari architetture costruite a Cnosso quasi 4000 anni fa. Vasto circa due ettari, il tempio conteneva centinaia di stanze, cortile incorniciato da colonne, un bagno cerimoniale e grandi scalinate. Alcune parti del tempio avevano quattro piani, e le pareti dei saloni erano abbellite da affreschi artistici con delfini e tori. Nelle raffigurazioni i minoici sono aggraziati e atletici, e i contemporanei di Platone conoscevano bene questa evoluta cultura più antica. Un elemento che potrebbe collegare Atlantide e la civiltà minoica è la catastrofe che colpì l'isola di Creta nel 1600 a.C. A quel tempo ci fu un'eruzione vulcanica esplosiva sull'isola Santorini/Thera, 120 km a nord di Creta. L’eruzione, accompagnata dai flussi piroclastici e da gravi terremoti, danneggiò molti insediamenti a Creta. Onde alte circa 30 metri cancellarono i porti minoici sulla costa settentrionale dell'isola, e lo spesso deposito di ceneri vulcaniche che ricoprì i ricchi territori agricoli di Creta diede il colpo di grazia all'economia agricola minoica. Tuttavia, è significativo che il tema più importante nella storia di Platone, la sconfitta di una forte potenza militare da parte di Atene, sia rimasto senza risposta perché la civiltà cretese minoica non subì una sconfitta militare per mano di Atene, si tratterebbe di un aspetto totalmente inventato. È però possibile che alcuni elementi dell'eruzione di Thera e del suo impatto sulla civiltà minoica abbiano contribuito al racconto di Platone. I dialoghi Timeo e Crizia non sono resoconti storici di eventi accaduti in luoghi reali e neanche un insieme di brandelli storici autentici. Fanno parte di una fantasia creata dal filosofo, seppure legati a fatti reali. Un altro avvenimento reale era la conoscenza della sconfitta storica degli invasori persiani da parte di Atene all’inizio del V secolo a.C. Una considerazione importante è che Platone non stava scrivendo di storia, ma di filosofia. Per lui era fondamentale la lezione che la storia insegnava, ossia la capacità di una società giusta e ben governata di vincere anche in una situazione di svantaggio. Dopo la morte di Platone, non troviamo altri riferimenti al continente scomparso per più di trecento anni, fino al geografo greco Strabone, nato nel 63 a.C., per delle riflessioni su ciò che i seguaci di Platone pensarono del suo racconto: Aristotele, il più famoso discepolo di Platone, scrisse: “Colui che l'ha inventata l'ha anche distrutta”.  Alcune considerazioni finali riguardano le cronologie. Atlantide fu sconfitta da Atene circa 11000 anni fa. Che cosa ci dice l'archeologia su quel periodo? Esistono testimonianze di civiltà così remote nell'Oceano Atlantico o altrove? In quel periodo uno Stato ateniese semplicemente non esisteva. Le ricerche archeologiche per quell’epoca si basano sui resti materiali, e non c’era nessuna cultura avanzata, erano semplici gruppi di cacciatori-raccoglitori che si nutrivano di bestiame selvatico, molluschi, lumache, piccoli pesci e piante selvatiche. Erano uomini dell'Età della pietra, e solo nel 6000 a.C. troviamo testimonianze di piante e animali domesticati. Alcuni ricercatori hanno avanzato l’ipotesi che Atlantide fosse nelle Bahamas, dove antiche strade e mura subacquee colpiscono l’immaginario. Tuttavia, ad una analisi più approfondita, geologi e archeologi subacquei hanno accertato che quella strada e quelle mura erano formazioni naturali, giunture naturali di un fondo calcareo roccioso che si forma rapidamente sotto l'acqua. Tale tipo di roccia è soggetto a erosione in seguito all'azione delle maree, che provocano rotture o giunture a intervalli regolari e con angoli retti. Non ci sono prove di un grande continente sommerso nell'Oceano Atlantico, la nostra conoscenza dei processi geologici di masse tettoniche esclude questa possibilità. La crosta terrestre non è un guscio solido, consiste in masse rocciose geologicamente separate che si muovono facendo sì che anche i continenti si spostino. Una catena di montagne si è formata in milioni di anni all'intersezione delle due croste rocciose al centro dell'Atlantico. Questa formazione sta' lentamente emergendo ma non avviene che masse rocciose vengano risucchiate sotto l'oceano. La geologia testimonia che nella zona in cui Platone colloca Atlantide non ci poteva essere in superficie un'estesa massa di terra, poi inabissatasi. L'archeologia e la geologia moderne forniscono un verdetto privo di ambiguità: nei luoghi e nei tempi descritti da Platone non è esistita, geograficamente e culturalmente, quella grande civiltà chiamata Atlantide. I fatti riportati dal filosofo si riferiscono a elementi a lui conosciuti per altre civiltà, mescolati sapientemente e utilizzati per descrivere uno Stato perfetto. Il dibattito può essere arricchito qualora modificassimo i tempi, 9600 cicli lunari e non anni, e a quel punto potremo collegare il mito alle note vicende dei Popoli del Mare che si riversarono in armi nel Vicino Oriente causando la fine dell'età del Bronzo.



4 commenti:

  1. Esposizione delle conoscenze molto interessanti, la considerazione finale arricchisce l'arcano.

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  2. Non è chi io abbia molta stima in Platone come storico... comunque, tra le innumerevoli ipotesi su Atlantide io continuo a preferire quella di Marco Bulloni, che perlomeno sa di concreto. Anche lui, comunque, come prima cosa usa i mesi anziché anni e quindi la colloca verso il 1300 a.C. Tra l'altro, dopo il mio articolo pubblicato su questo blog, ho scoperto che secondo Posidonio di Apamea i Cimbri/Cimmeri dovettero fuggire dalle loro terre di origine a causa di un'enorme onda: che potrebbe essere un'ulteriore indizio di un catastrofico tsunami avvenuto dalle parti dell'Oceano Artico.
    Gabriele Speranza

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  3. Atlantide o Isola di Atlante... traduzione platonica di una città che non siamo ancora riusciti a trovare. Forse è l'argomento su cui si è scritto di più in tutta la letteratura mondiale.
    Platone ci dice che al fratello di Atlante, Gadiro venne data la parte dell'isola che più era vicina alle colonne e che quella regione si chiamasse Gadirica come nella lingua locale, che sottintende il fatto che il nome Atlantide non fosse quello reale della mitica isola.
    Da sottolineare che in Sardegna vi è una regione che si chiama Gaddura...
    G. Ugas nella sua opera Shardana e Sardegna, accenna al fatto che, probabilmente, la leggenda del mito di Atlantide derivi da Anteo, sulla base dei testi egizi dove venivano nominati gli abitanti delle isole di IUutantiu (isole di Anteo appunto) che convenzionalmente colloca in terra ferma nel nordovest africano.
    Personalmente penso che Atlantide non si sia mai chiamata così, ma che Platone abbia fatto un concentrato di racconti su un isola (la Sardegna antica), dove vi erano delle città che avevano effettivamente la pianta che Platone descrive, i canali etc, e lo stesso Filosofo, abbia fatto alcune correzioni e mal convertito le unità di misura originarie.
    Questi racconti, sicuramente sono stati tramandati dagli egizi di Sais (Zau) città nel delta nilotico con probabile presenza di dicendenti shardana. Scritti che comparivano nelle colonne nel tempio cittadino, forse dedicato a Neith (equivalente alla dea Athena) protettrice della citta, come apprendiamo dagli scritti del filosofo Crantore da Soli, allievo di Senocrate, a sua volta allievo di Platone.
    Se consideriamo dunque la verosimile equivalenza, ben argomentata da G. Ugas, "sardi = shardana" , con la stessa probabilità la "L'Isola degli shardana = all'atlantide di Platone.
    Resta "solo" da argomentare tutto quello che Platone racconta: catastrofe, città con i canali concentrici, le torri posizionate secondo uno schema, i ponti etc.

    ...coming soon
    un saluto
    Alessandro Cuncu

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  4. E se i resti fossero qui?
    https://portal.emodnet-bathymetry.eu/
    il mare a Sud della Sicilia... a circa 37 km a SSE di Capo Passero... geometrie palesemente non naturali con perimetro di oltre 5 per 20 km... chissà...

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