mercoledì 23 agosto 2017

Archeologia, miti e misteri. Scienze segrete e culti oscuri dell’antichità Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia, miti e misteri. Scienze segrete e culti oscuri dell’antichità
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Gli autori antichi non offrono mai spiegazioni sulla loro religione misteriosa, come, d’altra parte, su qualsiasi argomento importante. Procedono per allusioni e per dati frammentati, diventa quindi necessario connettere fra loro il corpo di dottrine e l’insieme d’idee, così da ottenere un quadro leggibile del pensiero antico. Ad esempio, Aristide Quintiliano racconta come l’anima sia discesa dal suo soggiorno superiore e nella discesa abbia subìto diverse modificazioni, ricevendo una serie di involucri sino all’ultimo che è il corpo. Platone racconta che dopo il trapasso l’anima si dirige verso la nascita, e che durante la vita si nutre della terra. Porfirio ci da notizie precise della traversata del fiume, o del braccio di mare, che il futuro re deve compiere. Gli antichi greci non concepivano che chiunque, indistintamente, potesse partecipare alle scienze, alle arti e alle dottrine spirituali, per essi la medicina era una scienza segreta e doveva rimanerlo. I discendenti di Asclepio costituiscono una
casta sacerdotale che si tramanda le conoscenze, le esperienze mediche e i rimedi. Secondo Sorano, nella Vita di Ippocrate, le cose sacre si svelano solo a uomini consacrati e i profani non possono occuparsene prima di essere iniziati ai riti sacri. Anche alcune arti non sono accessibili a tutti, ad esempio quella di saper costruire le navi. Secondo ciò che riferisce Eustazio, a Rodi c’erano arsenali segreti, l’accesso ai quali non era permesso al pubblico, e colui che li vedeva era condannato a morte.
Le opere dei poeti e dei filosofi sono tutte piene di enigmi, e Platone scrive che i poeti sono interpreti del volere degli Dei. La verità, divina per natura e che conferisce un grande potere a chi la possiede, è troppo elevata per gli uomini volgari e vili. Essi non meritano di possederla e potrebbero disprezzarla se la ottenessero senza sforzo, quindi va tenuta lontano da loro. Il segreto aumenta il valore degli insegnamenti ricevuti e fa si che gli iniziati lo osservino con maggior rigore. Come ci informa Diodoro Siculo, in Egitto soltanto i sacerdoti imparavano la scrittura geroglifica. In Gallia i Druidi proibivano di scrivere libri, e insegnavano di nascosto, nel folto della foresta, la teologia, l’astronomia e la filosofia. Ancora oggi la natura umana risponde a questa tendenza generale, e tutti sanno dell’esistenza di società segrete o chiuse, nelle quali certi insegnamenti si trasmettono a persone scelte e sottoposte a prove. Le iniziazioni sono diffuse presso i Pellirosse, i Cafri, gli Arabi, i Drusi, nel Gabon, in Polinesia, nell’Africa Occidentale…e in Europa abbiamo delle confraternite i cui affiliati apprendono a poco a poco i segreti di questa o quella professione. Sono delle vere e proprie famiglie con precisi segni di riconoscimento. Nel mondo antico, questo genere di società erano presenti in Egitto con i misteri di Iside e Osiride, in Siria con i misteri di Adone, in Persia con i misteri di Mithra, in Frigia con Kybele e Attis, in Cappadocia con Artemide, in Caria con Zeux Comyros ed Ecate, in Tracia con gli orgia di Kotys e Bendis la cacciatrice, in Samotracia con Ecate e, naturalmente, presso gli Etruschi e i Romani. I Greci menzionano soprattutto i misteri di Demetra e Core (o Persefone), strettamente legati ai misteri di Dioniso. Gli abitanti di Argo affermano che il culto di Demetra giunse direttamente dall’Egitto, e fu in sèguito portato agli Ateniesi. Pausania ricorda una Demetra Pelasgìs ospitata dal re in Argolide e una Demetra libica venerata a Charadra, non lontana da Argo. In Sicilia abbiamo il rapimento di Persefone ad opera di Hades, episodio che costituisce il principale mito dei Misteri, quello in cui si svela agli uomini la cultura dei cereali. Tutto ebbe inizio in Egitto, ma la diffusione dei Misteri fece quasi perdere memoria dell’origine, tanto che in un papiro egizio, Tolomeo IV emana un editto con il quale convoca ad Alessandria coloro che iniziano a Dioniso, ordinando loro di dichiarare da chi hanno ricevuto gli hierà (i discorsi sacri), risalendo fino alla terza generazione. Il culto greco di Demetra fu trasportato a Roma, dove fu edificato un tempio di Cerere ove officiavano sacerdotesse greche e si celebravano riti ed iniziazioni secondo l’uso greco. I Misteri di Eleusi, cioè i misteri celebrati dagli ateniesi, prevalsero rapidamente su tutti gli altri Misteri della Grecia, e perfino i romani più illustri si fecero iniziare ai Misteri Eleusini: Silla, Cicerone, Antonio, Augusto (che diventò dignitario) e, secondo Svetonio, furono iniziati anche gli imperatori Claudio e Nerone. Nei testi di altri autori troviamo le iniziazioni ai Misteri Eleusini per Domiziano, Adriano, Antonino Pio, Lucio Vero, Marco Aurelio, Commodo e Settimio Severo. Nel corso dei secoli, i grandi autori greci e quelli latini, rivolsero al culto eleusino elogi dai quali traspare la più viva ammirazione e il più profondo rispetto. Alcuni dei passi che possiamo leggere raccontano:
-Felice fra gli uomini che vivono sulla Terra chi ha contemplato queste cose.
-Felice chi ha visto tutto ciò prima di scendere nella cavità sotto terra perché costui conosce la fine di questa vita.
-Chi perverrà all’Ade senza aver ricevuto l’iniziazione e partecipato ai Misteri sarà immerso nel Bòrboros (il pantano o la palude melmosa); chi invece sarà stato purificato ed iniziato vivrà con gli Dei.
-Eleusi è il temenos (recinto sacro) di tutta la Terra, e tra le cose divine accordate agli uomini è quanto di più venerabile esista.
-I sacrosanti riti di Eleusi permettono agli iniziati di godere del soccorso di Core una volta che saranno liberati dai loro corpi.
Per tutto ciò, gli Ateniesi e gli altri presero sempre le più diligenti precauzioni per proteggere i Misteri contro ogni attacco, dileggio o indiscrezione. Sappiamo di due giovani di Acarnanìa che un giorno entrarono nel Santuario delle Dee senza essere iniziati e furono condannati a morte dopo essere stati portati davanti alle autorità del tempio. Un retore greco, Soprato, scrive che esiste una legge secondo la quale chi svela i Misteri deve morire, e sono le divinità eleusine stesse che intervengono per punire i colpevoli. Orazio dichiara che non avrebbe il coraggio di affrontare i pericoli del mare in compagnia di qualcuno che avesse svelato i segreti di Demetra. Eliano riferisce che un tale che salì su un masso per vedere i Misteri, cadde e morì. Gli Arcadi, secondo la testimonianza di Plutarco, lapidano chi di nascosto entra nel Liceo.
La massima aspirazione di numerosi uomini illustri era quella di viaggiare il più possibile e di farsi iniziare al maggior numero di Misteri. Fra questi abbiamo: Erodoto, Plutarco, Pausania, Apuleio, Pitagora, Platone e altri. Secondo l’usanza greca, mai si oppone la propria religione a quelle di altri (egiziani, persiani, indiani…) come vera ad una falsa, ognuno ritiene la religione altrui fondamentalmente simile alla propria. I popoli stranieri onorano gli dei e gli eroi greci come quelli in cui è istituito il culto nei loro paesi. L’Oracolo di Delfi non appartiene solo agli Elleni, ma viene consultato da Etruschi, Romani, Frigi dai tempi di Mida, e dai Lidi sotto la dinastia dei Mermnadi. Quando si parla dei Misteri Eleusini, gli autori scrivono che ad istituirli fu Orfeo, il quale compose i carmi che venivano recitati durante i riti. Gli stessi autori precisano che Orfeo, dopo essere stato istruito in Tracia, prima di istituire i Misteri andò in Egitto ad apprenderli. Orfeo era un grande poeta e musico, ispirato da Apollo e dalle Muse, capace con le armonie della sua lira di guidare gli uomini, incantare gli alberi e le rocce, arrestare il corso dei fiumi, calmare i furori delle fiere. Era un capace veggente, un grande civilizzatore che insegnò l’agricoltura, l’arte di usare le piante e di curare le malattie, un grande filosofo che ammaestrava nella scrittura, nella saggezza e nella religione.



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