martedì 28 marzo 2017

Archeologia. Launeddas, lo strumento musicale più antico del mondo ancora in uso. Una peculiarità sarda che risale alla Civiltà Nuragica.

Archeologia. Launeddas, lo strumento musicale più antico del mondo ancora in uso. Una peculiarità sarda che risale alla Civiltà Nuragica. 

Un incontro con il pubblico cagliaritano per conoscere le launeddas e l’opera dell’antropologo Bentzon. In Sardegna negli anni ’50 il giovane studioso girò per i paesi dei maestri: le sue immagini e le sue registrazioni – tra le prime in assoluto – sono preziose testimonianze. L’appuntamento, dal titolo “Sulle tracce di A. F. W. Bentzon in Sardegna” è a Cagliari, Venerdì 31 Marzo, alle ore 19, nella sala conferenze Honebu, in Via Fratelli Bandiera 100. Il prof. Dante Olianas parlerà della storia delle launeddas nel panorama degli strumenti ad ancia in Europa e della figura del Bentzon nel panorama della cultura sarda. Seguirà la proiezione del film “Is Launeddas, la musica dei Sardi” girato dal Bentzon nel 1962 e montato da Fiorenzo Serra nel 1998.
Bentzon, un ricercatore eclettico.
Questa terra è “ [ ... ] una miniera d’oro per gli elementi culturali che, grazie al suo isolamento geografico e alla scarsità di porti, sono stati preservati intatti e non rimpiazzati dalle altre culture mediterranee”. Così il Bentzon, nel 1958, presentava la Sardegna agli studenti di musica dell’Università di Copenaghen. Di questa ricca e impervia miniera, egli ne avrebbe scavato e
valorizzato ogni filone: dagli aspetti sociologici tra religione e paganesimo a quelli socioantropologici attraverso il contatto diretto e approfondito con le genti dei paesi e nella ricerca e documentazione di racconti della memoria; dalla poesia in lingua sarda alla musica tradizionale. Tra i tanti studiosi forestieri che si susseguirono nell’Isola nell’arco degli ultimi due secoli, Andreas Fridolin Weis Bentzon – la cui vita fu troppo breve – è forse il più eclettico, colui che, lavorando su basi popolari, ha rimesso in luce molti degli alti e peculiari contenuti della cultura sarda. Negli anni Cinquanta del Novecento, quando l’Autore vi giunse, la Sardegna soffriva ancora della devastante crisi della sua cultura iniziata negli anni Venti, quando vennero proibite le manifestazioni legate alla musica, al ballo e alla poesia, e proseguita con l’impatto invasivo di culture esterne, dovuto al nuovo fenomeno dei mezzi di comunicazione di massa, nel dopoguerra. Per quanto riguarda il mondo delle launeddas, bisogna anche considerare che a questa crisi si deve aggiungere l’arrivo dei mezzi di diffusione meccanica della musica, che sostituirono i suonatori con i dischi, e l’assurdo balzello SIAE preteso dalle obrerìas – i comitati che organizzavano e ancora organizzano feste e balli popolari – che portarono a una rarefazione progressiva dei contratti annuali dei suonatori. L’arrivo del Bentzon in quegli anni sortì effetti taumaturgici: la sua acutezza e la sua sensibilità nel riuscire a gestire le situazioni difficili dovute a un’iniziale diffidenza e il grande rispetto che nutrì nei confronti degli “informatori” e della loro arte gli consentirono di guadagnarsi la stima di tutti, riuscendo così a registrare ogni minimo particolare delle conoscenze dei suoi interlocutori e a fissarle in una incredibile mole di appunti, trascrizioni, materiali sonori, fotografici e filmici.
Cronologia
1936
Andreas Fridolin Weis Bentzon nasce a Gentofte, sobborgo di Copenaghen, da Jørge Bentzon, giurista e compositore e da Michala Weis, e vi trascorre l'infanzia e la prima giovinezza, rivelando precoci doti di intelligenza e di carattere.
1952
È accolto, come contrabbassista, dal fratello maggiore Adrian, pianista, nella sua jazz-band la: "Adrian Bentzon's Jazz Band" che si esibisce nel jazz-club “Storyville”, vicino al porto di Copenaghen.
1953
Primo viaggio in Sardegna, da turista, e primo incontro con il mondo della musica popolare sarda e del suo strumento, le launeddas.
1954
Continua l'attività di jazzista col fratello Adrian, che ha fondato il jazz-club "Montmartre" a Copenaghen. Si iscrive al Corso di Antropologia dell'Università di Copenaghen.
1955
Secondo viaggio in Sardegna: si delinea un preciso interesse antropologico e una vera e propria passione per la musica delle launeddas. Gli sono compagni la fidanzata Ulla Ryum e un amico, casualmente incontrato a Roma, Christian Ejlers, futuro editore. Insieme si uniscono, come inservienti addetti agli animali, al Circo Zanfretta, piccola popolare compagnia di saltimbanchi, con cui possono agevolmente viaggiare e visitare i luoghi. Comincia a raccogliere documentazioni fotografiche.
1957
La sua vocazione scientifica è maturata: torna nell'isola, da solo, compiendo un avventuroso viaggio su una vecchia Nimbus in cui ha sostituito il side-car con un tozzo grande cassone per il trasporto delle attrezzature, e tra il dicembre '57 e l'aprile '58 compie ricerche sulle launeddas, registrando musiche e canti e studiando i vari aspetti della vita musicale, soprattutto a Cabras. Nello stesso tempo acquista materiali etnografici per conto del Museo Nazionale di Danimarca.
1959
Con gli oggetti da lui raccolti allestisce nel Museo Nazionale una mostra etnografica sulla Sardegna, e intanto cura trasmissioni radiofoniche sulla musica sarda e tiene conferenze per gli studenti di musica.
1962
Torna in Sardegna, continua la raccolta di musica e poesia popolare. Lo accompagnano la moglie Ruth e il poeta danese Jørge Sonne, a cui affida lo studio della metrica dei canti popolari, ma che si rivelerà anche fotografo sensibile ed esperto. Progetta una collaborazione tra le Università di Copenaghen e di Cagliari per un'indagine sistematica sulla cultura poetica della Sardegna meridionale. Negli stessi mesi con una cinepresa 16 mm. riprende scene di vita popolare in 20 pellicole, da cui il regista Fiorenzo Serra trarrà successivamente il noto documentario "Is Launeddas, la musica dei Sardi."
1963
Costituisce e dirige un gruppo musicale Gamelan (balinese) col quale organizza concerti e trascrive una gran mole di spartiti e altri materiali, oggi custoditi nel Folkemindesamling di Copenaghen. Continua intanto a collaborare con la radio danese e norvegese e a tenere conferenze su temi di cultura popolare in patria e in Sardegna.
1964
Consegue la laurea in Antropologia, cui è connesso il titolo di Magister Artium.
1965
Abbandonato il progetto di collaborazione dell'Istituto di Antropologia danese con la facoltà di Lettere dell'Università di Cagliari, sposta il campo di ricerche a Nule e in ripetuti soggiorni, fino al 1969, studia la vita sociale in tutti i suoi aspetti, raccogliendo un'immensa mole di notizie, di registrazioni sonore e di fotografie.
1966
È chiamato a dirigere il Museo Etnografico di Göteborg (Svezia). Intanto, a Copenaghen, insegna come Kandidatstipendiat (dottorando) e più tardi come Universitetsadjunkt (ricercatore e docente) nell'Istituto di Etnologia e Antropologia, dove tiene un corso di Metodologia.
1969
Pubblica a Copenaghen "The Launeddas, a Sardinian Folk Music Instrument" in due volumi e il 7 dicembre, in una cerimonia solenne, espone all'Università le tesi e gli esempi musicali presentati nei volumi succitati, grazie ai quali gli è conferito il titolo di Doctor of Philosophy, il più alto riconoscimento accademico danese e consegue la prima laurea in Etnomusicologia in Danimarca.
1971
Il 21 dicembre si spegne a Gentofte, a soli 35 anni.

Le launeddas sono uno strumento musicale a fiato ad ancia battente, originario della Sardegna. È uno strumento di origini antichissime in grado di produrre polifonia, è suonato con la tecnica della respirazione circolare ed è costruito utilizzando diversi tipi di canne.
Lo strumento è formato da tre canne, di diverse misure e spessore, con in cima la cabitzina dove è ricavata l'ancia.
Il basso (basciu o tumbu) è la canna più lunga e fornisce una sola nota: quella della tonica su cui è intonato l'intero strumento (nota di "pedale" o "bordone"), ed è privo di fori. La seconda canna (mancosa manna) ha la funzione di produrre le note dell'accompagnamento e viene legata con spago impeciato al basso (formando la croba). La terza canna (mancosedda) è libera, ed ha la funzione di produrre le note della melodia.
Le ance
Sulla mancosa e sulla mancosedda vengono intagliati a distanze prestabilite quattro fori rettangolari per la diteggiatura delle note musicali. Un quinto foro (arreffinu) è praticato nella parte terminale delle canne (opposta all'ancia). Le ance, realizzate sempre in canna, sono semplici, battenti ed escisse in unico taglio sino al nodo. L'accordatura viene effettuata appesantendo o alleggerendo le ance con l'ausilio di cera d'api. Per la costruzione delle Launeddas non si usa la canna palustre phragmites australis, bensì la canna di fiume arundo donax, o canna comune, e la arundo pliniana turra, detta canna mascu o cann'e Seddori, un tipo particolare di canna che cresce principalmente nel territorio compreso fra SamatzaiSanluri e Barumini.
La canna comune viene utilizzata per la costruzione de su tumbu e delle ance, mentre sa cann'e Seddori viene utilizzata per la costruzione della mancosa e della mancosedda. Rispetto alla canna comune infatti presenta una distanza internodale molto maggiore, che può arrivare a diverse decine di centimetri, ed uno spessore notevole, che la rende più robusta e conferisce allo strumento un timbro particolare.
Launeddas e straccasciu
Esistono diversi tipi di launeddas tra cui i principali sono:
punt'e organu
fiorassiu
mediana
Dai tipi principali, attraverso opportuni accoppiamenti tra crobas e mancoseddas, si ottengono sottotipi:
mediana a pipìa
fiuda bagadìa
tzampognia
spinellu
frassettu
contrappuntu(*)
su para e sa mongia(*)
morisku(*)
(*) caduti in disuso
La mancosedda della mediana ha la particolarità di avere cinque fori per la diteggiatura, di cui il primo o l'ultimo sono otturati con cera per ottenere rispettivamente la mediana propriamente detta (o mediana sciutta) e la mediana a pipìa. Lo stesso accorgimento è utilizzato nello spinellu. Tutti gli strumenti possono essere costruiti in varie tonalità. Uno strumento simile caratterizza Pan, il dio pastore del mondo greco. Strumenti congeneri, suonati con tecniche simili, sono presenti nell'Africa Settentrionale ed in Medio Oriente. L'uso delle launeddas è attestato in un arco temporale che va dalla preistoria, come si evince dal celebre bronzetto itifallico (nuragico), ritrovato ad Ittiri, rappresentante presumibilmente un suonatore di launeddas e, attraverso varie vicissitudini e con le modificazioni dovute al riuso, sino ai nostri giorni. Le occasioni d'utilizzo, laiche o religiose, contemplavano l'esecuzione di brani originali; è credibile l'uso in rituali magico-rituali, come nel caso dei riti della malmignatta (argia),(vedova nera) analoghi alle tarantolate dell'Italia Meridionale o altri riti consimili e, per trasposizione sincretica, all'attuale uso religioso. Il ballo sardo, che vanta una maggiore sopravvivenza e ricchezza di Nodas o Picchiadas (frasi musicali), pur rivelando una sua specificità, deve essere necessariamente ricondotto ai balli orgiastico-cultuali in cerchio attorno agli officianti o al fuoco dei riti primitivi e questo è dimostrato dal fatto che, in epoca storica, l'occasione di ballo era indissolubilmente legata al ciclo dell'annata agraria, svolta nei sagrati delle chiese o d'antichi siti sacri. Sino agli inizi degli anni sessanta, il suonatore (o più di uno) si poneva al centro di un cerchio di ballerini (su Ballu Tundu), che tenendosi per mano ruotavano lentamente attorno allo stesso, andando avanti e indietro al ritmo della musica, secondo uno schema ossessivo ed ipnotico che prevedeva diversi tipi di passo e di movenze codificati, sincronizzati con i diversi momenti della sonata che normalmente durava 20-30 minuti, ma che poteva protrarsi anche per più di un'ora. Altri usi attestati dello strumento sono l'accompagnamento al canto (Muttettus, Goggius, Cantzonis a curba...), l'accompagnamento de Is obreris, l'accompagnamento nei cortei delle sagre, dei matrimoni e di tutte quelle attività che prevedevano partecipazione popolare alla vita sociale.
La diffusione e la coincidenza della scala modale dello strumento con tutta la musica sarda suggerisce la sua diffusione, in passato, in tutta la Sardegna, In epoca storica lo strumento sopravvive soprattutto nel Sarrabus, a Cabras, in Ogliastra, nella Trexenta e ad Ovodda, per via di un unico suonatore, l'ultimo suonatore della Barbagia.
 Il Sarrabus, e soprattutto Villaputzu, vantava e vanta ancora, una scuola che disponeva dei più raffinati maestri, custodi del ricco repertorio delle varie suonate, delle tecniche costruttive e del vasto patrimonio letterario orale concernente lo strumento. Il semi-professionismo sopravvissuto nel Sarrabus, retaggio di periodi storici precedenti, quando i suonatori erano ancora al centro della vita sociale, ha reso possibile la conservazione e la trasmissione, da maestro ad allievo, di buona parte di questo prezioso patrimonio. Tra le cosiddette scuole di launeddas, una posizione speciale occupa quella del Sinis, che ha il suo epicentro nel paese di Cabras. Lo stile e il repertorio cabrarese vennero osservati e analizzati, sin dagli anni Cinquanta, dall'etnomusicologo Andreas Fridolin Weis Bentzon. Particolare attenzione ai suonatori di Cabras è rinvenibile anche negli studi di Paolo Mercurio, in modo esteso nell'opera etnorganologica “La Cultura delle launeddas” . Bentzon nei suoi studi ebbe modo di evidenziare l'arcaicità del repertorio di Cabras e, in particolare, in quello del ballo detto passu ‘e duus. Altre sonate tipiche tradizionali sono su passu ‘e tres, su ballu crabarissu, sa pastorella (processionale), sa missa sarda, su passu ‘e cantai. Particolare a Cabras è l'uso delle launeddas, localmente dette una pariga 'e sonus, per l'accompagnamento dei poeti dialettali. Diverse registrazioni in commercio sono riferibili alla coppia Giovanni Casu e Salvatore Manca, deceduto nel 2011 . I primi studi risalgono al 1787 e furono fatti dal gesuita sardo Matteo Madao, che raccolse canti e danze e citò le luneddas. Negli anni sessanta del XX secolo fu la volta dell'etnomusicologo danese Andreas Fridolin Weis Bentzon, che raccolse con registrazioni sul campo numerose sonate che poi catalogò e trascrisse su pentagramma. 




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