sabato 5 giugno 2010

Minos - Creta, patria mediterranea dei keftiou



Minos - Creta, patria mediterranea dei keftiou.
Siamo giunti al 3° dei 5 post promessi.

L'insorgere della civiltà megalitica sposta il baricentro verso l'Atlantico, lo testimoniano le grandi pietre che raggiungono isole estreme in mari lontani. La dislocazione costiera del megalitico senza un centro diffusore è evidente, e questo grandioso fenomeno rende irrisolvibile la questione dell'origine se non si accetta la realtà delle isole dell'Haou-Nebout. La necessità culturali dei megalitici sono espresse con misurazioni e rilevazioni, infatti le calcolatrici sono forse i monumenti grandiosi che hanno fatto versare fiumi di inchiostro. Probabilmente la pregressa civiltà neolitica a seguito di un ragionevole spostamento dell'asse terrestre che determinò la fine della glaciazione, vide improvvisamente mutare l'immagine del cielo. L'uomo sopravvisse aiutandosi con le imbarcazioni, ma l'orientamento in mare non era più possibile per coloro che non erano in vista della costa. Pensando di tornare all'approdo abituale seguendo le stelle, smarrirono completamente la rotta e non ritrovarono più i loro lidi. È quindi possibile che i complessi megalitici esprimano il tentativo di questa civiltà della pietra di reimpossessarsi delle vecchie conoscenze. Uno sforzo che richiederà millenni di attente osservazioni, nonché la possibilità di registrare gli eventi. Spinto da un'instancabile forza spirituale ed intellettuale il popolo megalitico finalizzò gli sforzi di intere generazioni, con manovalanza specializzata, nella costruzione di osservatori astronomici molto precisi. Imprigionavano i raggi solari nei giorni equinoziali e solstiziali, e regolavano il calendario con il passaggio ogni otto anni di Venere, realizzando meccanismi di grande perfezione. New Grange, dove la luce stellare di Venere percorre i lunghi corridoi di enormi lastre di pietra, ci ricorda che lo stesso meccanismo si attuava in Egitto, quando la luce di Sirio alla sua levata eliaca percorreva i lunghi e bui corridoi di templi annunciando l'inizio del nuovo anno e la piena del Nilo, fonte di vita e rigenerazione. 1000 anni prima della data assegnata alla costruzione delle piramidi questa dottrina si applicava già a New Grange, il cui enorme tumulo di 280.000 tonnellate di ciottoli di fiume è circoscritto da una parete di quarzo eretta sopra alcune file di grandi conci in granito squadrato. Non possiamo dimenticare che in era predinastica sono le misteriose costruzioni megalitiche a comparire per prime, come il tempio della Valle di Giza o l'Osireyon ad Abidos. Il megalitismo non è solo un fenomeno Atlantico, la civiltà delle grandi pietre ha dimostrato di non avere confini e ha lasciato tracce evidenti sino all'era moderna. Esistono costruzioni molto meno conosciute perché interamente in legno, ma non sono meno monumentali delle opere litiche. Si tratta di grandi edifici circolari costruiti spesso in prossimità dei centri edificati in pietra. Delimitate da un fossato esterno il cui diametro può raggiungere i 500 m, queste opere straordinarie sono composte da enormi tronchi disposti a cerchi concentrici e alti oltre 10 m. I pali (fino a 180) aumentano di diametro e di altezza dalla periferia al centro, lasciando immaginare un'immensa struttura circolare. Uno dei due colossali tronchi disposti all'ingresso del circolo di Durrington pesava 5 tonnellate, creando le stesse problematiche del trasporto delle grandi pietre. Vi sono prove per pensare che si trattasse di luoghi a cui accedeva l'intera comunità in particolari occasioni. È costante in questi luoghi il ritrovamento di grandi quantità di ceramica frammentata dalla quale non è stato possibile ricostruire neppure un vaso completo, ed è stato proposto che potesse essere il risultato finale di banchetti rituali a cui seguiva la rottura dei vasi e delle libagioni. Uno dei momenti di cambiamento epocale che indica un problema planetario, causato presumibilmente da un evento meteorologico, è avvenuto attorno al 3300 a.C. In quel periodo la civiltà umana compie un’accelerazione e appaiono i nuclei fondamentali della nostra civiltà: gli egizi, i sumeri e i pelasgi, ma anche i Maya, dall'altra parte del mondo, possiedono una data pressoché analoga di inizio dell'era attuale: 3113 a.C.

I Pelasgi diedero il via all'età del Bronzo nel Mediterraneo ma non va dimenticata la splendida arte metallurgica nordica, soprattutto danese e scandinava, che nulla aveva da invidiare alle migliori realizzazioni egee. Dall'orizzonte pelasgico (le isole del centro del Grande Verde) nasce un astro, è la stella di Keftiou che troverà nell'isola di Minos-Creta, la base ideale per i suoi secolari traffici commerciali con l'oriente. Anche i giganteschi complessi palaziali lo testimoniano dal momento che appaiono più come labirintiche strutture di stoccaggio che non come regge fastose. Gli affreschi minoici di Thera, nell'isola di Santorini, svelano una fauna totalmente estranea al mondo isolano egeo, ribadendo l'estraneità dei Keftiou: si tratta delle celebri raffigurazioni delle scimmie azzurre e di una coppia di antilopi. La perfetta conoscenza dell’anatomia e degli atteggiamenti comportamentali non può che suggerire un diretto contatto dell'artista con gli splendidi animali, ed elimina totalmente la possibilità di un modello iconografico importato. Si tratta della fauna del paese Keftiou, nelle isole del centro del Grande Verde.

Le immagini della sala del trono a Creta e delle scimmie ad Akrotiri sono tratte dai seguenti link di edicola web:
http://www.edicolaweb.net/creta21g.jpg
http://www.edicolaweb.net/creta43g.jpg

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