giovedì 19 ottobre 2017

Archeologia. Shardana e Sardegna, di Giovanni Ugas.

Archeologia. Shardana e Sardegna, di Giovanni Ugas.

Nell’ambito della XII Edizione del Premio Osilo 2016 Sezione Saggistica, il libro “Shardana e Sardegna. I Popoli del Mare, gli alleati del Nord Africa e la fine dei grandi regni (XV-XII secolo a.C.)”, di Giovanni Ugas, ed. della Torre ha vinto il Premio Selezione «libro dell’anno»

Il giudizio della commissione
Shardana e Sardegna è un’opera che lascia il lettore stupefatto sia per la grande competenza dell’Autore, sia per la ricchezza di documentazione e di immagini. Viene così spalancata un’ampia finestra sulla storia antica dell’Isola sarda, che ha vissuto da protagonista le vicende del Mediterraneo di circa tre millenni fa. L’autore riesce a dare soddisfacenti e documentate risposte ad alcuni quesiti su quell’epoca storica, chiarendo il ruolo delle popolazioni di Sardegna nelle dinamiche socio politiche cui presero parte molti altri popoli di spicco del
Mare Nostrum. Un’opera dunque da leggere con attenzione e con passione per comprendere la Sardegna antica al di là della solita e a volte stantia storiografia.
(Prof. M. Marras)

Nota dell’autore
Nel ringraziare l’Associazione culturale "Salotto Letterario" di Osilo, presieduta da Giovanna Elies, per aver assegnato, in data 30 Settembre 2017, il premio quale miglior testo di saggistica del 2016 al libro Shardana e Sardegna. I Popoli del Mare, gli alleati del Nord Africa e la fine dei grandi regni (XV-XII secolo a.C.), e per la squisita accoglienza e ospitalità, mi sento in dovere di aggiungere questa breve nota al lusinghiero giudizio espresso in sede di premiazione e firmato dal prof. M. Marras, per sintetizzare alcune caratteristiche essenziali del volume e per riassumere in breve, anche in risposta a qualche commento, alcune delle ragioni che mi hanno indotto a identificare, senza incertezze di sorta, gli Shardana con i Sardi del tempo dei nuraghi.

Le caratteristiche e la struttura
Il libro Shardana e Sardegna è frutto di un lungo lavoro di ricerche, condotte dagli inizi degli anni ’80 al 2015, che mi hanno costretto ad attraversare spesso il mare per consultare i testi delle biblioteche in particolare a Roma, presso l’École Française e soprattutto presso l’Istituto Archeologico Germanico, specie nella bellissima sede originaria di Via Sardegna. Il lavoro, pubblicato dalle Edizioni Della Torre grazie a un contributo finanziario della Fondazione di Sardegna, consta di 26 capitoli, 1022 pagine, 427 tavole di immagini in bianco e nero e 32 a colori, 24 tabelle, 2445 note e circa 2000 titoli bibliografici. A un anno di distanza dalla prima edizione della fine del 2016, il volume ha conosciuto una ristampa (a. 2017) che ha consentito di eliminare gran parte dei refusi dovuti principalmente al riassetto dei capitoli per la stampa del lavoro in uno anziché in due volumi. Purtroppo, la lunghezza del testo ha impedito di inserire gli indici dei nomi di luogo e di persona, un utile strumento di consultazione che mi auguro possa essere aggiunto in una nuova edizione. Una mia prima preoccupazione in questo elaborato, peraltro comune anche agli altri miei lavori, è stata quella di adottare per quanto possibile un linguaggio semplice, accessibile anche a un pubblico non specialistico. Se l’argomento storico-archeologico affrontato attrae di per sé il lettore, non di meno diverse persone hanno gradito la leggibilità dello scritto, privo di fronzoli.
Il libro è strutturato fondamentalmente in tre parti. La prima parte (capitoli I-XIII), dopo un esame della storia degli studi sui Popoli del Mare e del nome degli Shardana, è dedicata all’analisi dei testi scritti contemporanei egizi e del Sud-Est Mediterraneo (in primo luogo, cananei, ugaritici e ittiti) relativi agli Shardana e in linea più generale ai Popoli del Mare e agli alleati popoli del Nordafrica, con un occhio rivolto alle fonti storiche e dell’antica letteratura classica. Al fine di verificare la congruità dell’identificazione degli Shardana con gli abitanti della Sardegna dell’Età del Bronzo, nella seconda parte del libro (capitoli XIV-XVIII), i dati relativi alla Sardegna nuragica sono messi a confronto con le testimonianze archeologiche degli altri paesi del Mediterraneo, con le fonti classiche e con i testi relativi agli Shardana. La parte terza si divide in due settori: il primo, che comprende i capitoli XIX-XXIII è incentrato sulle problematiche della identificazione degli Shardana (XIX), degli altri Popoli del Mare (XX-XX) e delle popolazioni del Nord Africa (XXIII); il secondo (capp. XXIV-XXVI) tocca prima le vicende che preludono e accompagnano la caduta dei grandi regni d’Egitto, Hatti e Micene tra il sec. XIII e gli inizi del XII a.C. (cap. XXIV), e a seguire il tema delle conquiste dei Popoli del Mare nel Sud-Est del Mediterraneo (cap. XXV) e infine, rapidamente, volge lo sguardo all’alba del nuovo Mediterraneo sopraggiunta alla fine dei grandi regni agli inizi del I Ferro (cap. XXVI). Dunque si tratta di un lavoro lungo e articolato, ma i capitoli sono saldamente correlati l’un l’altro. Il mio consiglio per i comuni è di leggere il libro senza preconcetti di sorta, e sino in fondo, senza farsi scoraggiare dalla sua lunghezza, ed eventualmente lasciando le note ad una seconda lettura, per pervenire più rapidamente ad un’organica visione d’insieme.
Un dato certo: gli Shardana erano i Sardi dei nuraghi
Dopo aver esaminato le diverse ipotesi sui Popoli del Mare sostenute dagli studiosi e dopo aver svolto ulteriori ricerche, lo studio giunge alla conclusione che gli Shardana vanno identificati nei Sardi che vissero al tempo dei nuraghi, così come provengono dall’Occidente gli altri Popoli che abitavano le Isole in mezzo al Verde Grande (il Mediterraneo) che, operando in alleanza con genti dell’Africa Nord-Occidentale, intorno al 1220-1180 a.C. condussero una lunga guerra contro i grandi regni degli Ittiri d’Egitto e del Peloponneso miceneo, finché non li sconfissero, aprendo la strada ad un nuovo capitolo della storia, quello dell’Età del Ferro. Infatti, dai testi scritti del tempo, dai dati archeologici e dalla documentazione letteraria greca antica, derivano tante ragioni per identificare con popolazioni mediterrane occidentali gli Shardana e gli altri popoli che abitavano le Isole in mezzo al Verde Grande (il Mediterraneo), vale a dire una parte consistente dei c.d. Popoli del Mare, oltre che gli alleati nordafricani della Tunisia (Meshuesh e Kehek).
Innanzitutto, l’iscrizione sulla stele di Karnak innalzata dal faraone Tuthmosis III (circa 1457 a.C.) segnala in modo inequivocabile che le Isole in mezzo al Verde Grande, da cui provenivano gli Shardana e altri Popoli del Mare, erano ubicate nel Mediterraneo occidentale, a Ovest della Grecia, di Creta e dell’Anatolia nord-occidentale (Asia Minore). Chi afferma genericamente, che la stele di Tuthmosis III non è un documento razionale, deve precisare per quale ragione non lo è. Infatti, è troppo semplicistico affermare, come ha fatto qualche affrettato commentatore del libro Shardana e Sardegna, che bisogna prestar cura all’interpretazione, e d’altra parte non si esamina il testo passo per passo. I documenti c.d. universalisti dei faraoni egizi che fanno riferimento ai domini del dio Amon (e per riflesso del faraone suo figlio) indicano specificamente le regioni geografiche o le segnalano attraverso i punti cardinali, talvolta anche senza un ordine preciso per rispettare le leggi della metrica (si è in presenza di componimenti poetici) o per altre motivazioni che ci sfuggono. Ma non è questo il caso della stele di Karnak nella quale sono elencate quattordici regioni geografiche in maniera puntuale e progressiva con i riferimenti ai diversi punti cardinali. Infatti, i paesi dell’emisfero Nord sono separati da quelli dell’emisfero Sud rispetto all’Egitto e nell’ambito dell’emisfero settentrionale, i paesi orientali (ta Iabet) sono a loro volta distinti da quelli occidentali (ta Iment). Occorre prenderne atto: si è di fronte a un elenco ordinato di popoli, come in una carta geografica, con due circoscritte anomalie nell’itinerario tracciato dallo scriba di Tuthmosis III, da me rilevate, che riguardano la posizione di Amu e delle Iww ut Antiu, anomalie che non influiscono affatto sull’ordine geografico generale, improntato sui punti cardinali, che contrassegna l’elenco delle regioni di Thutmosis III. È indiscutibile che gli Shardana, i quali nella stele II di Tanis del regno di Ramesse II (circa 1288 a.C.) risultano provenienti dalle Isole in mezzo al Verde Grande, appartengono come i Sardi a una terra del Mediterraneo Occidentale
In secondo luogo, da vari testi risulta che la terra degli Shardana, era un paese minerario da cui perveniva in Egitto l’argento: non poteva essere che la Sardegna, l’argyrophleps nesos (l’isola dalle vene d’argento) come era definita dagli antichi autori greci. Infatti non vi sono altre regioni ricche d’argento ubicate in mezzo al Mediterraneo il cui nome richiama gli Shardana. Né si può trascurare i fatto che gli Shardana, a giudicare dai testi egizi erano stretti alleati dei Meshuesh e dei Kehek, i quali sono riconoscibili nei Maxyes e negli Zauekes abitanti al tempo di Erodoto (sec. V a.C.) nella Tunisia, regione nordafricana occidentale che fronteggia la Sardegna.
Occorre rimarcare che gli Shardana furono i primi a usare in guerra l’elmo cornuto e lo scudo tondo. I documenti evidenziano che tali elementi dell’armatura si propagarono in Grecia, in Anatolia, nel Vicino Oriente e altrove solo dopo che tra il 1220 e il 1180 a.C. gli Shardana e gli altri Popoli del Mare abbatterono i grandi regni micenei, d’Egitto e degli Ittiti, insediandosi nelle loro terre. Certamente Gli Shardana non provenivano da terre controllate dgli Ittiti ( Anatolia, Cipro e Siria) e infatti i testi ittiti non menzionano mai gli Shardana se non in un documento da cui risulta che essi (Shardijas) erano persone al servizio del re di Mira in Caria e non una popolazione locale, così come a Biblo (Libano) e a Ugarit (Siria) gli Shardana erano soldati mercenari stranieri che prestavano servizio nelle guarnigioni egiziane. Non a caso gli Shardana furono particolarmente osteggiati e perseguitati dai re ittiti quando questi ultimi a partire da Shuppililiuma (metà del sec. XIV) occuparono le regioni sopra menzionate controllate dagli Egiziani.
Oltre allo scudo tondo e all’elmo cornuto, i guerrieri Shardana indossano spesso la gonnella a coda triangolare (fin dalle prime comparse in Egitto) e nel sec. XII mostrano anche la gorgiera ad anelli sovrapposti, esattamente come i Sardi rappresentati nei bronzi figurati. Nessun’altra popolazione mediterranea mostra una siffatta gorgiera. Il fatto che i bronzi figurati sardi appartengano al IX-VIII secolo a.C. non esclude e anzi rende probabile che già nell’età del Bronzo nuragica, che non ha restituito raffigurazioni d’uomini e d’animali, i Sardi usassero armature e capi d’abbigliamenti propri degli Shardana, anche perché i Fenici, che giunsero in Sardegna nel secolo IX-VIII, non sfoggiano affatto tali abbigliamenti militari e non si può, dunque, sostenere che l’abbigliamento e le armi della bronzistica sarda sopraggiunsero allora dal Vicino Oriente a.C.!
Va considerato, ancora, che nell’Età del Bronzo numerosi manufatti archeologici attestano l’esistenza di strette relazioni tra la Sardegna e le regioni dell’Est e non solo dell’Ovest del Mediterraneo. Dall’Egitto derivano la stele centinata impiegata nelle tombe di Giganti già nel XVI-XV secolo e monili in vetro e pasta vitrea (questi anche dalla regione ugaritica e dall’Egeo) pertinenti al XV-XIII secolo a.C. Dall’Egeo giungono nell’isola dei nuraghi ceramiche e altri manufatti micenei e cretesi oltre che lingotti in rame ciprioti, mentre la ceramica nuragica fin dagli inizi del sec. XIII, se non prima, raggiunge la Sicilia, Grecia Continentale, Creta e Cipro. In Creta a Kommòs presso Festo la ceramica comune nuragica è decisamente abbondante e va considerato che nel palazzo di Mallia già alla fine del secolo XVII pervengono una spada e un pugnale in rame con lame della stessa forma delle armi tipo Sant’Iroxi di Decimoputzu. Inoltre il disegno del pugnale nuragico a elsa gammata appare straordinariamente su un vaso a staffa di Mileto risalente al XIII-XII sec. a.C.
È palese che gruppi di Sardi presero dimora nell’Est del Mediterraneo e i rapporti marinari della Sardegna con l’Egeo non interessarono soltanto l’aspetto economico e commerciale, ma anche quello politico e militare, come emerge anche dall’antica letteratura greca. Le fonti letterarie fanno riferimento ad assedi dei Sardi nell’isola di Creta al tempo di Minosse (sec. XIV-XIII) e di insediamenti sardi nella stessa isola (Lyctos) e in Laconia al tempo in cui si verificarono gli eventi dei Popoli del Mare (sec. XIII-XII). Un personaggio di nome Sarda appare nella dinastia regale di Micene, mentre Iolao (nella sostanza gli Iliesi) dalla Sardegna raggiunge la Grecia per combattere contro i Micenei del Peloponneso. Né si può trascurare aprioristicamente il mitico scontro tra Medusa, regina sarda e Perseo re dell’Argolide che colloca la conflittualità tra i Sardi e i Micenei già nella metà del sec. XIV. È palese da queste notizie letterarie che i Sardi erano guerrieri del mare nell’Egeo nello stesso periodo in cui gli Shardana e i Popoli del Mare incontrarono e affrontarono gli Egizi, gli Ittiti e i regni micenei.
Dalla lettura dei vari documenti appare chiaro nessun’altro popolo, ad esclusione dei Sardi, può essere riconosciuto negli Shardana ed è decisamente fuori luogo affermare che non si sa da dove gli Shardana provenissero, né che fine abbiano fatto e che potrebbero anche essere Sardi ma fino adesso esistono poche tracce per formulare un’ipotesi attendibile. In effetti, intrecciando i dati dell’archeologia, i testi scritti contemporanei (egizi, ugaritici, ittiti, micenei etc.) e le notizie dell’antica letteratura greca, emergono già tante prove inconfutabili del fatto che gli Shardana erano i guerrieri che dimoravano nella terra dei nuraghi; riguardo a questa identità, le future scoperte non faranno che confermare quanto è già evidente, portando nuovi contributi a questo dato di fatto.
Giovanni Ugas


3 commenti:

  1. Finalmente,I fantarcheologi non sono più soli......

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  2. Il libro è bello è ricco di fonti e di contenuti ma anche di deduzioni personali! Le parti di genetica e linguistica della Sardegna non sono aggiornate. Rimane alle ipotesi di Wagner e delle sue appendici sarde non tenendo conto di quanto è avvenuto dopo di lui, per esempio, con Wolf in Germania, Blasco a Cagliari, Lakarra nel paese Basco , Villar per il paleoiberico e l'indoeuropeo. Anche la genetica si limita a generalizzare un unico studio, su tantissimi eseguiti riguardanti la Sardegna, che prende in considerazione solo il DNA mitocondriale!

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  3. Gli studiosi spagnoli citati hanno però l abitudine di far provenire la cultura sarda dalla penisola iberica, quindi se prima tutto proveniva da oriente adesso sarebbe provenuto da occidente

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