venerdì 27 ottobre 2017

Archeologia. La civetta: l’iconografia svela un profondo significato simbolico legato al mondo dei defunti. Riflessioni di Giorgia Soncin

Archeologia. La civetta: l’iconografia svela un profondo significato simbolico legato al mondo dei defunti
Riflessioni di Giorgia Soncin 


Atena, la dea greca della sapienza, viene spesso rappresentata con una civetta appollaiata su una spalla, manifestazione simbolica della saggezza. Presso gli Egizi rappresentava la notte e l’oscurità, gli Aztechi l’associavano al dio dell’oltretomba, per i Romani simboleggiava la morte. René Guénon afferma che "la civetta è il simbolo della conoscenza razionale perché essendo un uccello notturno è legato alla luce riflessa, quella lunare, in opposizione alla conoscenza intuitiva, percezione della luce diretta solare, simbolicamente rappresentata dall’aquila". Il nome stesso annuncia la storia e la simbologia, infatti, nei manuali salta all'occhio il suo nome scientifico: Athene noctua, rapace notturno della famiglia degli Strigidae. Viene naturale collegare queste parole direttamente alla divinità greca Atena e alla parola strega, di origine latina. Con i suoi grandi occhi, la civetta è legata alla preveggenza, all'illuminazione e alla conoscenza legata alla dea Atena/ Minerva, portatrice di
saggezza, arte e sapienza. In quanto volatile, questo rapace mantiene tutte le caratteristiche simboliche attribuite agli uccelli: la capacità di volare al di sopra di tutto e di vedere tutto "dall'alto"; al contempo, è una creatura notturna, e da qui la connotazione simbolica negativa e nefasta, da cui deriva Strigidae, che fa riferimento alla parola strega. Da qui la sua presenza in molte raffigurazioni e racconti tetri e ambientati nel mondo delle tenebre e della magia, come emissaria di maghi e streghe. La superstizione ha spinto alcune popolazioni montane a inchiodare l'animale morto alla porta di casa per allontanare il malocchio. Un'immagine interessante quella di questo animale, che si riflette nella letteratura, nell'arte e nella tradizione di molti popoli che la vedono, a seconda della cultura, come un simbolo dell'oscurità o del suo esatto contrario. Sta di fatto che la civetta, grazie alle sue caratteristiche, riesce a muoversi con eleganza nonostante la mancanza di luce e quindi, simbolicamente, ad attraversare il buio rappresentando l'emergere dell'inconscio. Una delle prime testimonianze iconografiche che abbiamo di questo animale  risale al sito francese di Trois Frères (Arièges), in un'incisione rupestre del Paleolitico raffigurante una nidiata di civette. Il fatto che questi animali siano raffigurati con grandi occhi tondi conferisce loro un’ambivalenza legata da un lato alla capacità di "vedere" attraverso le tenebre, ma anche un legame con il non-conosciuto, l'oscuro, la morte. I siti megalitici della Bretagna e dell'Irlanda ne fanno spesso un animale totemico a tal punto da darle un corpo di donna che richiama direttamente quella che sarebbe poi divenuta l'immagine della divinità antropomorfa. La stessa simbologia appare in diverse tombe in Spagna, Portogallo e Italia (Sardegna, Puglia e Lunigiana, III millennio) a confermare l'importanza del momento in cui l'essere umano passava da un mondo all'altro "accompagnato" da divinità legate a simboli dell'oscuro. Allo stesso modo, in Bulgaria, sono stati rinvenuti simboli simili in tombe: idoli neri alati a forma di civetta appartenenti al V e IV millennio. Questo impressionante continuum storico non si limita all'Europa ma si ripropone anche nella cultura Egizia dominata dalle immagini e dalle simbologie.
Nell'alfabeto degli ideogrammi la civetta rappresenta la lettera "M", era associata alla morte o per definire l'interiorità, tutto ciò che sta all'interno e che non rientra nel campo del visibile. E' forse questo il motivo per cui si dice che sognare una civetta rappresenti la volontà di relazionarci con il proprio inconscio.
Nella mitologia greca, la civetta è spogliata della sua connotazione nefasta e mortifera e diventa Athene noctua, la beniamina di Atene. Saggezza e conoscenza appartenenti a una divinità emblematica del sapere femminile e di una sensibilità particolare forse traducibile con la chiaroveggenza. In contrapposizione alla saggezza illuminata e alla divinità, c'è l'icona negativa di cui parlano Ovidio nelle Metamorfosi in cui Ascalafo / Acheronte viene trasformato in civetta da Demetra/ Cerere dopo aver condannato la figlia di questa (Persefone) alla relegazione perenne nel regno dei morti. Plauto, Properzio e Plinio la definiscono un animale funereo. Virgilio stesso, nell'Eneide parla della morte di Didone come annunciata da una civetta. Tutte le superstizioni e le credenze su questo rapace vengono accentuate nel Medio Evo, periodo di superstizione per eccellenza, in cui la civetta e la strega si affiancano e l'animale è associato al tranello, all'inganno subdolo. Un animale che approfitta della notte e del fatto che le sue prede sono svantaggiate perché impossibilitate a vedere nel buio, cosa che lei può fare.




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