giovedì 8 maggio 2014

La guerra di Troia: Iliade, Odissea, Eneide.

La guerra di Troia
di Giorgio Giordano


La guerra di Troia non è un episodio storico.
L'Iliade e l'Odissea (e l'Eneide di Virgilio) non raccontano un evento realmente accaduto, almeno non nei termini descritti, ma tramandano un mito sulla fine dei cicli cosmici. Il contesto geografico scelto da Omero è quello dell'invasione achea dell'Egeo, ma si tratta solo della scenografia leggendaria di cui ogni mito ha necessità per prendere forma. A mio avviso, la tradizione che ha ispirato il poema omerico risale a un periodo precedente all'arrivo degli elleni nel Mediterraneo. Poco importa l'ubicazione della Urheimat, sappiamo che c'è stata una grande migrazione e conosciamo le due principali direttrici delle "calate", quella mediterranea e quella indo-iranica. Ritroviamo il racconto della guerra per riprendersi la regina rapita anche in un altro classico indoeuropeo, il Ramayana, con l'assedio di Lanka per riavere Sita, che gioca il ruolo di Elena. Secondo alcuni studi i patriarchi ebrei erano in realtà ariani Mitanni, cosa che ci imporrebbe un ragionamento su un altro assedio famoso con mura invalicabili da superare, quello di Gerico, dove ancora una volta troviamo un personaggio femminile perno della vicenda, Raab. Tanto Elena quanto Sita e Raab sono ritenute donne “infedeli", mentre Achille, Rama e Giosuè sono eroi solari indoeuropei, chiamati a guidare la fine/inizio di un ciclo. Lo scontro tra Achille e la sua controparte solare Ettore simboleggia la conclusione di un'era (precessionale). La città equivale a un'isola, a un continente, a un mondo, a un sole. La fondazione di una città è una miniatura della Creazione, la costruzione di un cosmo ordinato che si definisce in uno spazio ordinato, precisamente delimitato dalle acque o dalle mura. L'ascesa di una città, di un'isola o di un continente, rappresenta un ciclo cosmico, la Caduta di una città dopo l'assedio è la fine del ciclo. Risulta evidente che Troia e le altre "fortezze" espugnate hanno lo stesso significato mitico di Atlantide.
Secondo Felice Vinci, la guerra tra achei e troiani è stata combattuta nel Baltico. L'autore raccoglie una serie di prove toponomastiche e climatiche impressionanti a testimonianza della sua tesi. "Omero nel Baltico" di Vinci non è l'unico studio a proporre un'ubicazione alternativa per la famosa guerra dei dieci anni. Iman Wilkens nel libro "Where Troy Once Stood" individua Troia in Inghilterra, precisamente in Cornovaglia, con tanto di viaggi americani affrontati da Ulisse. Per Ernesto Roli, invece, il termine Troie non è altro che la trasformazione di Tosie, che deriva da Atosie, a sua volta vocalizzazione greca di Hattusa, capitale dell’impero ittita. E naturalmente ci sono i sostenitori della collocazione classica a sud-ovest dello stretto dei Dardanelli, quella della città riscoperta nel 1871 da Heinrich Schliemann, oggi chiamata Truva. Per molti commentatori, tuttavia, i dettagli dell'Iliade sembrano rimandare a un panorama di tipo nordico, la misteriosa patria indoeuropea. Il contesto "meteo" della vicenda potrebbe essere stato modellato su quello del nord del mondo durante l'optimum climatico, cosa che forse riuscirebbe anche a spiegare il maelström e la contemporanea presenza di uomini nudi sotto le armature. Ammettendo l'origine preistorica del mito di Troia, risulterà chiaro perché sono molti i luoghi che possono adattarsi alla narrazione omerica. Gli indoeuropei hanno portato la loro toponomastica d'origine ovunque sono migrati, ribattezzando le varie località con nomi ben noti e radicati nella loro tradizione. La guerra di Troia è avvenuta in tutti i luoghi e da nessuna parte, ogni popolo ha incarnato il mito cosmico della città espugnata in una qualche battaglia epica, vera o presunta, del proprio passato.
Achille e gli altri protagonisti della guerra non sono personaggi storici. Il mito di Achille, ma lo stesso si può dire di suo cugino, Aiace Telamonio, è paragonabile a quello degli eroi indiani Arjuna e Krishna e al celtico Cuchulainn, o al germanico Sigfrido, al leggendario re longobardo Lamissione o all'eroe della mitologia osseta Soslan. Appartiene a un originario archetipo indoeuropeo, riconoscibile per una serie di caratteristiche comuni: l'eroe viene immerso nell'acqua divina o in un fluido magico che lo rende invulnerabile, ma questa invulnerabilità è limitata, poiché alcune parti vitali del suo corpo restano escluse. E' quindi destinato a morire giovane in battaglia, secondo una scelta che lui stesso ha compiuto per garantirsi la gloria immortale. La morte è dovuta a una ferita nel suo punto debole, recevuta a tradimento per mano di un uomo più vile (Paride nell'Iliade). E' assai significativo il profilo di Aiace Telamonio, detto anche "‘il Grande’". Secondo l’Iliade era il secondo guerriero greco, per forza e coraggio, dopo Achille. Viene descritto come il più alto tra gli achei, dotato di una robusta corporatura; è giudicato un autentico "pilastro" dell'esercito greco. La sua nascita è posta in relazione a Ercole, che avrebbe avvolto il neonato nella sua veste di pelle leonina, rendendolo invulnerabile, con la sola eccezione di una spalla e un'ascella. Il suo attributo di combattente è lo scudo oblungo di tradizione micenea, ricoperto con "sette" strati di pelle di bue (sullo scudo di Achille ci sono le "sette" stelle dell'Orsa e le sette stelle delle Pleiadi). Va in battaglia brandendo un'enorme scure, uno dei tratti che, insieme all’uso delle pietre da lancio come arma e all’assenza di corazza, fanno di Aiace un tipico guerriero di epoca pre-arcaica. Un altro eroe solare, un gigante che ricorda Ercole, ma anche Orione il grande cacciatore e il giudice ebraico Sansone. E' l'unico a non invocare mai l'aiuto degli Dei.
Ecco quanto scrive Vincenzo Pisciuneri nel suo saggio “Le vicende mitiche di Troia” circa i numeri del mito.
La seconda moglie di Priamo il re di Troia, Ecabe, generò al marito 19 dei suoi 50 figli, gli altri figli li ebbe da concubine. Il numero totale dei figli è in relazione con il grande ciclo, caratterizzato dal numero 50, che è legato ad Ercole e al mito tebano delle figlie di Thespio. Il periodo fra due celebrazioni o giochi ad Olimpia era di 50 mesi. Nella tradizione cristiana il 50 è il numero del Giubileo. Secondo la tradizione indù la semisfera inferiore da cui uscì il dio Brahma ha un’estensione di 50 unità ed è divisa in sette parti. Le sette zone sono indicate come sette oceani o divisioni di materia, e poiché ogni tipo di materia è settenario otteniamo 7x7 = 49, valore che sommato all’Unità che rappresenta il centro del cerchio dà il numero 50. Priamo regnò 52 anni, il numero delle settimane che compongono l’anno solare, i figli legittimi sono 19, il numero del ciclo luni-solare o metonico. Apollo, ritorna ogni 19 anni nel paese degli Iperborei; il Sole impiega 19 anni per ricongiungersi con la Luna. Secondo Omero Priamo aveva anche 12 figlie, che rappresentano i mesi dell’anno, le "Ore del Ciclo" (o forse un riferimento precessionale, ndr). Nel palazzo reale di Troia, affiancate le une alle altre, c'erano 50 stanze costruite in pietra ben levigata, dove dormivano i 50 figli di Priamo con le loro spose (100 persone in tutto, 100 come il numero degli anni divini di Brahma). E sempre affiancate sotto lo sotto tetto, c'erano anche le 12 stanze delle figlie del re di Troia e dei loro consorti (24 persone in tutto). L'Iliade e l'Odissea sono composte da 24 canti ciascuna ed entrambe durano un ciclo lungo 10 anni. Il 10 secondo Pitagora è il numero perfetto, il Tetraktys, a sua volta la somma della successione dei primi quattro numeri, che rappresentano i quattro principi cosmogonici. Anche nell'Odissea abbondano i numeri da tenere d'occhio. Per esempio, finita la guerra di Troia, Ulisse parte per ritornare a casa con 12 navi e 720 uomini (nel Rigveda troviamo una ruota con 12 raggi a cui sono legati i 720 figli di Agni), le tappe del suo viaggio sono 12, così come nella gara con l'arco contro i Proci sono 12 gli anelli delle scuri allineate, attraverso cui occorre far passare una freccia.


Fonte http://paleostorie.webnode.it/news/la-guerra-di-troia/

Immagine di wikipedia

4 commenti:

  1. Concordo solo in parte. Dall’antichità fino ai giorni nostri, nei luoghi di potere è echeggiato il canto e la musica degli artisti che sbarcavano il lunario tessendo le lodi del potente di turno, o semplicemente cercando di allietarlo con belle storie.Omero non fa “mitologia”, ma fa “mitizzazione”, ovvero si occupa di trasformare un personaggio realmente esistito (il protagonista Ulisse nel caso dell’Odissea, Achille nel caso dell’Iliade) in un essere semidivino, che interagisce frequentemente con gli dei. Gli altri possono essere potenti sovrani o grandi guerrieri, ma sono sempre umani: possono invocare le divinità, ma esse non rispondono se non tramite qualche fenomeno naturale, mai “dialogando”, come invece fa la dea Atena con Ulisse, oppure la ninfa Teti con suo figlio Achille (il quale si mette addirittura a parlare con il proprio cavallo, nel finale del diciannovesimo libro dell’Iliade!). D’altra parte, quando gli antropologi chiedono a qualche anziano capotribù di uno sperduto villaggio di parlargli dei propri antenati, si sentono narrare delle storie tipo questa: “Mio padre era un grand’uomo, ma mio nonno era un uomo eccezionale; il bisnonno addirittura sapeva fare cose che nessun altro uomo ha saputo ripetere, mentre i miei antenati erano degli Dei”. Del resto se chiedessimo a molti di noi come si chiamavano i nostri trisnonni, che mestiere facessero, e di dove fossero originari, non saremmo in grado di rispondere. Naturalmente noi possiamo anche non credere all’origine divina del buon capotribù, ma ciò non toglie che egli abbia avuto realmente un padre, un nonno e degli antenati! In qualunque dinastia il sovrano discende da un Dio o da un eroe leggendario; quindi c'è bisogno di inventare una mitologia che lo riguardi.

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  2. Matteo Riccò scrive:
    Bellissimo articolo. Aggiungo che, nel Mahabharata, il cui atto finale è una guerra, ritroviamo un duello (Arjuna vs Karna) dal seguente plot. Arjuna e Karna si sono sfidati per una vita intera, arrivati al dunque Arjuna vince grazie all'inganno del dio che lo aiuta (Krshna) che ha reso impossibile a Karma replicare (Qualcuno ricorda Ettore che rimane disarmato per l'inganno di Atena?). Arjuna ha un aspetto fisico simile ad Achille, come lui è caratterizzato da un comportamento bisessuale, come lui è capace della menin, come lui prima dello scontro finale è capace di un discorso profondo sul senso della vita che tiene con il suo cocchiere (Achille con il suo cavallo). Karna è il nemico ma un nemico di grande pietas famigliare, proprio come Ettore. Poi Aiace ha un rapporto simile con Bihma e così via.

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  3. Giorgio Giordano: Alberto, ci siamo già confrontati sul punto, è inutile riaprire la diatriba. Continuo a rifiutare con forza la tua interpretazione "evemerista" del mito.

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