lunedì 10 marzo 2014

Magna Grecia, la splendida civiltà dei Greci d’Italia (1° parte di 2)

Magna Grecia, la splendida civiltà dei Greci d’Italia (1° parte di 2)
di Emanuele Lelli


Dall’VIII a.C. i mercanti delle città della Grecia iniziano a frequentare il Mediterraneo occidentale, in particolare l’Italia meridionale e la Sicilia. Gli empori commerciali si trasformano presto in insediamenti stabili e divengono militarmente e politicamente importanti. Sono centri di intensa vita culturale e artistica, con rinomati artigiani e poeti, scienziati, filosofi e autori di teatro, protetti spesso da ricchi tiranni. Questi personaggi danno vita alla splendida civiltà che sarà chiamata Magna Grecia e che trasmetterà la cultura greca prima a Roma e poi all’intera Europa.
Intorno al 750 a.C. la Grecia si risveglia dal cosiddetto Medioevo greco, un periodo di arretramento culturale ed economico conseguente alle vicende delle guerre imperiali nel Vicino Oriente all’epoca dei popoli del mare, avvenute nel XII a.C. Le campagne producono maggiori risorse alimentari, i commerci s’intensificano e si verifica un’impennata nella crescita della popolazione. Sorgono nuove città e s’ingrandiscono i centri già esistenti. Ma il territorio greco, montuoso e inospitale, non basta a sostenere questo straordinario sviluppo. I Greci, allora, organizzano un nuovo sistema per affrontare i problemi economici e sociali: i commerci coloniali.
Progettate con cura, le colonie sono uno straordinario esempio dell’interesse dei Greci antichi per la creazione di nuove forme politiche, nonché della loro profonda capacità di riflessione sugli aspetti costituzionali e civili della vita associata. Progettare una colonia significa coinvolgere una parte notevole di popolazione, compresi gli schiavi che nel nuovo mondo possono rifarsi una vita. Servono architetti, maestranze e manovali che realizzino le opere pubbliche e private, legislatori e politici che costituiscano la futura classe di governo, e artigiani e commercianti, agricoltori e marinai.
Una volta scelto il sito per l’edificazione della nuova città, questa diviene un pezzo di Grecia in terra straniera: non a caso il termine greco con cui la si indica è apoikìa, cioè trasferimento da casa. La città da cui si parte sarà per sempre la metròpolis, la città madre che conserverà con la colonia un rapporto strettissimo di collaborazione.
Le feste e i riti della città madre si trasferiscono tali e quali nella colonia. Gli equilibri sociali, tuttavia, sono diversi. Nella colonia, infatti, si riparte tutti dalle stesse condizioni: uguali diritti e doveri, medesime parti di terra in proprietà. Saranno l’abilità e l’intraprendenza personale a decidere le sorti di ognuno: spesso si cambierà costituzione politica per far fronte alla richiesta di giustizia ed equilibrio, a volte si ricorrerà alla figura del tiranno, un cittadino che per doti riconosciute e spregiudicatezza riuscirà a farsi capo del governo e dell’esercito, esercitando il potere a titolo personale, ma con sviluppi economici e civili per tutti.
Se alla fine del II millennio a.C. la colonizzazione dei Micenei si era mossa soprattutto in direzione delle coste egee dell’Asia Minore e non aveva avuto carattere sistematico, il grande spostamento di uomini che si verifica a partire dall’VIII a.C. riguarda la parte occidentale del Mediterraneo, in particolare l’Italia meridionale.
Quando i primi Greci arrivano sulle coste dell’attuale Basilicata, scoprono una terra fertile e ricca di acqua, abbondante di grano e di vino. La chiamano Enotria (terra del vino) termine collegato con l’eroe Enotrio, figlio di Licaone, re dell’Arcadia, volendo segnare così una continuità fra i leggendari personaggi del mito greco e le nuove genti colonizzatrici.
In direzione di queste coste del golfo ionico e oltre, tra Taranto e Reggio, si concentrerà la migrazione delle genti di stirpe dorica e achea, provenienti dal Peloponneso e dalle regioni centro-occidentali della Grecia. Una dopo l’altra, tra il 730 e il 670 a.C., sorgono Reggio, Sibari, Crotone, Taranto, Metaponto e Locri, dove per posizione favorevole e per capacità militari i greci riescono a dar vita a un territorio culturalmente omogeneo chiamato Magna Grecia. Nel VI a.C. i concetti culturali si rafforzano grazie a Pitagora, un filosofo al governo di Crotone, primo di una serie di filosofi razionalisti. Si impongono anche figure leggendarie, scienziati capaci di invenzioni spettacolari e al contempo di riti e culti segreti legati alla religiosità di Orfeo, autori che mettono le basi dell’arte della retorica e poeti.
I primi Greci a sbarcare sulle coste tirreniche dell’Italia giungono dalla grande isola di fronte ad Atene, l’Eubea, e si fermano su un’altra isola, Ischia, chiamandola Pithekoùssa, isola delle scimmie, e di lì iniziano a colonizzare la costa da Napoli a Salerno. Proprio a Ischia è stata rinvenuta una delle più antiche testimonianze della scrittura greca: la coppa di Nestore, un largo recipiente da vino che riporta un epigramma gustoso sul tema dell’amore e del vino.
Napoli, ossia città nuova, è stata costruita sopra le rovine dell’originario sito greco. Si chiamava Partenope, dal nome della sirena che, innamorata di Ulisse ma da lui rifiutata, si gettò negli abissi per la disperazione e fu sepolta nel golfo di Napoli. Importantissima già nell’antichità per i traffici marittimi, questa città diviene in età romana un rilevante centro culturale, sede di una scuola filosofica epicurea frequentata anche da famosi personaggi come Virgilio e Orazio.
Altrettanto famosa e importante è la scuola filosofica che nasce a Elea, l’attuale Velia (in Lucania), a opera di una delle personalità più enigmatiche della cultura greca, Parmenide (V a.C.). Aristocratico legislatore e scienziato, autore di numerosi libri in prosa e in versi, è considerato l’inventore della logica, cioè di un metodo di affrontare i problemi basato sul rigore della ragione.
Una colonia famosa per l’imponenza dei templi è Paestum, l’antica Poseidonìa, la città di Poseidone, fondata dai coloni della Sibari ionica intorno al 600 a.C.
Un proverbio greco recita: “essere più sano di uno di Crotone”, infatti questa colonia achea era famosa per la salubrità del clima che faceva dei suoi abitanti i più robusti del mondo greco, come il leggendario Milone, e altri atleti di cui si ricordano le imprese in ogni disciplina ginnica. Crotone ebbe il suo periodo di splendore nel VI a.C., guidata da Pitagora, esule dall’isola greca di Samo. Fondò una scuola di grande prestigio ispirata a profondi ideali morali e culturali.
Il grande tempio dedicato a Era, la romana Giunone, di cui oggi è possibile vedere solo alcuni tratti, divenne la sede di una confederazione di città achee della Magna Grecia che costituì un punto di riferimento culturale e politico.

...domani la 2° e ultima parte.

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