martedì 2 luglio 2013

Archeologia sotto le stelle: conferenza su Bronzetti nuragici e Giganti di Monte Prama

Archeologia sotto le stelle: conferenza su Bronzetti nuragici e Giganti di Monte Prama

Nuovo appuntamento con l’archeologia sarda nell’ambito della rassegna Archeologia sotto le Stelle, organizzato dall'assessorato alla cultura e dall'associazione culturale del Parteolla, che si svolge a Dolianova nel museo della tradizione olearia Sa mola de su notariu. Si parlerà di Bronzetti nuragici e dei Giganti di Monte Prama, due argomenti che affascinano gli appassionati di storia sarda. Lo scrittore Pierluigi Montalbano illustrerà, con l’ausilio di immagini proiettate sul maxischermo, le vicende che interessarono gli antichi abitanti dell’isola. Saranno comparati i bronzetti con le maschere della tradizione carnevalesca, mamuthones, issohadores e altri. Saranno, inoltre, chiarite le origini, le tipologie, l’ideologia e la cronologia delle sculture nuragiche conosciute come “Giganti di Monte Prama”. Appuntamento con ingresso libero alle ore 19.30 di Sabato 6 Luglio al Museo dell’Olio di Dolianova, in Viale Europa.
Al termine del dibattito sarà possibile cenare al museo al costo di 10 Euro.

Sotto, il resoconto della serata dedicata alle antiche ceramiche sarde, svoltasi Sabato 29 Giugno.

I manufatti in argilla dalla preistoria ai nuragici
di Pierluigi Montalbano

La Sardegna paleostorica è caratterizzata da un’età aurea in cui caccia, pesca e agricoltura contribuivano al raggiungimento del benessere di quel pacifico popolo di laboriosi artigiani che producevano ceramiche riccamente decorate. Erano plasmate sapientemente e commerciate in ogni angolo dell’isola.

Le tracce di quelle antiche culture si trovano anche in Francia, Spagna, nord-Africa e coste tirreniche.
In quell’epoca i sardi non avevano bisogno di torri e mura, vivevano in villaggi corredati di luoghi per il culto e zone funerarie. Il Neolitico sardo dal 6.000 al 3.000 a.C. fu un’epoca di fioritura artistica e le ceramiche che ho riassunto nell’immagine sono lo specchio della produzione sarda fino all’età fenicia, un periodo di intensi contatti commerciali lungo le autostrade marittime del Mediterraneo. Le frequentazioni interessarono tanti approdi distribuiti capillarmente lungo le coste, e i popoli che si influenzarono vicendevolmente crearono nuovi gusti e mode, e stili inconfondibili che fin dalla ceramica cardiale del Neolitico, con le rappresentazioni in pietra e osso della Dea Madre, e i traffici della pregiata ossidiana, si diffusero rapidamente lungo le civiltà costiere.

Il fermento culturale di questo lunghissimo periodo aiuta la comprensione dello stile di vita delle genti che si alternarono nella frequentazioni dell’isola, ma il dato che più colpisce è la povertà delle prima ceramiche nuragiche che si scontra con le maestose architetture che svettano sul panorama isolano. La ricchezza, l'abbondanza e la bellezza artistica dei manufatti prenuragici contrasta fortemente con la linearità, l'assenza di decori, colori e icone del periodo nuragico. In particolare, si assiste alla creazione di armi formidabili come le spade di Sant’Iroxi mentre spariscono le belle ceramiche del campaniforme. I sardi, già nel VI Millennio erano capaci di creare vasi con decorazioni della Dea Madre nelle anse, nel IV Millennio realizzavano coppe con decorazioni antropomorfe, e all’alba delle età dei metalli si presentarono nel panorama culturale mondiale con due periodi floridi, le culture di Ozieri e Monte Claro, caratterizzate da ceramiche incantevoli, decorate con incisioni e rilievi, e colorate con sfumature gialle e rosse ispirate ai primi metalli.

La natura, gli animali e le figurine femminili che danzano intorno ai vasi si mescolano a motivi solari, lunari e geometrici, fino a giungere alla koinè che fonde le ricche genti di Monte Claro ai nuovi arrivati, quei popoli del campaniforme che dal Nord Europa si spinsero verso la regione iberica e poi via mare verso le Baleari, la Sardegna e la Liguria proponendo un gusto internazionale che si diffuse in mezzo Mediterraneo fino alle Alpi. L’incontro di queste culture, alla fine del XVIII a.C., perde questo gusto creativo e manifesta la sua ideologia dedicandosi agli edifici immensi costruiti in pietra locale. Solo intorno all’XII a.C. le ceramiche sarde riprendono un gusto decorativo che le porta a rivaleggiare in bellezza con quelle micenee prima e fenicie poi. La differenza sostanziale fra queste e quelle è facilmente individuabile in tutti i musei: le sarde sono incise, le micenee e le levantine sono dipinte. Proprio in questo periodo la civiltà nuragica pone le basi per una rivoluzione sociale che porterà, a partire dal X a.C., a non costruire più le alte torri, e a trasformare le più imponenti in luoghi di culto.

Le prime ceramiche nuragiche propongono delle novità rispetto al passato: assenza del vaso tripode, sostituito da un vaso con 4-5 piedi alla base, e comparsa di bollilatte, con una sorta di risega interna che consente di poggiare il coperchio fra collo e spalla del vaso. Altri elementi sono i piccoli vasi a colletto riverso a 4 anse che accompagneranno la produzione ceramica fino al Bronzo Finale. Poi vasi con anse a gomito, contenitori piccoli e ritrovamenti esclusivi in contesti sacri (funerari o grotte) che rientrano nel regime delle offerte di cibi ai defunti: acqua, incenso, miele, latte. A partire dalla fine del Bronzo si diffondono i contenitori per liquidi, soprattutto vino, che costituiranno uno fra i principali settori economici della civiltà nuragica finale, quella influenzata dall’apporto dei fenici, i grandi commercianti navigatori del I millennio a.C.

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