mercoledì 30 dicembre 2020

Archeologia della Sardegna, bronzetti sardi, Bronzo Finale/Primo Ferro.

 Archeologia della Sardegna, bronzetti sardi, Bronzo Finale/Primo Ferro.

Nelle figure antropomorfe legate alla sfera del sacro, una consuetudine rituale era quella di attenuare l'espressione o a drammaticità naturale con l'ausilio di una maschera.

In vari bronzetti, e nelle statue di Mont'e Prama, si nota un volto serafico, distaccato dalla realtà, a metà strada fra umano e divino.
Gli artisti sardi furono maestri nel rappresentare personaggi che non fanno trasparire preoccupazione o gioia nei volti, fanno parte di un mondo divinizzato, quasi indifferente agli eventi terreni.

sabato 26 dicembre 2020

Archeologia della Sardegna. Pozzo di Santa Cristina, Paulilatino. Età del Bronzo Finale, XII secolo avanti Cristo.

Archeologia della Sardegna. Pozzo di Santa Cristina, Paulilatino. Età del Bronzo Finale, XII secolo avanti Cristo. 


La via per l'illuminazione è ripida, costellata di pericoli, a volte buia. In Sardegna possiamo vivere un'esperienza iniziatica affascinante lasciandoci avvolgere dalla tessitura muraria che sapientemente ci conduce dal buio verso la luce, e meditando sulla bellezza architettonica che i nostri antichi avi ci hanno tramandato. 
Percorrere la scala che separa l'acqua dalla luce divina ci regalerà un'emozionante viaggio nel mondo nuragico.


Pierpaolo Secci commenta così:
"Osservando l'immagine che riprende l'interno del Pozzo Sacro di Santa Cristina che mette in evidenza il profondo significato rituale che relaziona l'Acqua alla Luce, non potevo che essere stimolato per evidenziare alcune mie riflessioni:
Se si osserva quella immagine, al di la di quello che può essere lo scatto fotografico, non si percepisce alcuna RISULTANTE PIANA o LINEARITA' RETTA.
Mi riferisco ai raffinamenti ottici che correggono l'impressione visiva dell'osservatore, cioè alla profonda differenza tra quello che vediamo e quello che è. A tal proposito, per chiarire, mi sembra opportuno citare un esempio che, anche se di un periodo e contesto diverso, ha fatto storia a livello mondiale.
Il Tempio Greco Classico, " Il Partenone", che venne realizzato sull'Acropoli di Atene dagli architetti Ictino, Callicrate e Mnesicle, con la supervisione scultorea di Fidia, non possiede nei suoi lineamenti architettonici principali, NEANCHE UNA LINEA RETTA. Eppure quando noi lo osserviamo anche attentamente vediamo tutte linee rette. ma in realtà le principali sono tutte LINEE CURVE lievemente sottese, dallo Stilobate al Basamento, dalle Colonne all'Architrave, dalla Trabeazione al Frontone. Le colonne d'angolo sono di sezione ellissoidale e non circolare, le stesse, come gradatamente anche le altre, sono lievemente inclinate, quelle angolari diagonalmente e quelle rimanenti del colonnato lievemente inclinate verso l'alto , verso l'interno.
Questo è il sottile linguaggio architettonico delle Antichità che ci deve far riflettere su tutte le ulteriori implicazioni che ne derivano quando contestualizziamo le nostre Antichità Monumentali Sarde.


mercoledì 23 dicembre 2020

Archeologia della Sardegna. Quali aristocrazie nella Sardegna dell’Età del Ferro? Articolo di Carlo Tronchetti

 Archeologia della Sardegna. 

Quali aristocrazie nella Sardegna dell’Età del Ferro?

Articolo di Carlo Tronchetti


 Giovanni Lilliu, nella sua ricostruzione della civiltà nuragica pone, nell’età del Ferro, la “stagione del­le aristocrazie” (Lilliu 1986). Questo concetto e questa definizione sono entrati nell’uso comune e sono stati utilizzati da parte di un gran numero di studiosi del mondo nuragico, senza mai mettere in discussione l’enunciato di partenza; pare opportu­no, adesso, rivedere la situazione oggettiva dell’iso­la in questo periodo, così come ricostruibile dalla documentazione archeologica esistente, basata sul supporto di ricerche metodologicamente più me­ditate e su analisi approfondite delle manifestazioni aristocratiche in ambito mediterraneo, grazie a sco­perte di notevole peso. Il fenomeno delle aristocrazie mediterranee è stato abbondantemente ed approfonditamente studiato (da ultimo Riva e Vella 2006), sia in generale che soprattutto nelle sue manifestazioni particolari e lo­cali. È fuor di luogo in questa sede ripercorrere le vicende delle concezioni aristocratiche dalla Grecia al lontano Occidente, che vedono

sabato 19 dicembre 2020

Archeologia della Sardegna. Ritrovata la città fantasma di Gemellas. Articolo di Bartolomeo Porcheddu

 Archeologia della Sardegna. Ritrovata la città fantasma di Gemellas

Articolo di Bartolomeo Porcheddu

 

«Monti, mari e fiumi attraverserò, dentro la tua terra mi ritroverai» sono le prime due strofe della canzone “Meravigliosa creatura” di Gianna Nannini, che invitano alla persistenza nella ricerca, perché, prima o poi, alla fine, “se sei nella mia terra, ti ritroverò”. Chi conosce il proprio territorio non può perdersi, né qualche estraneo può pensare di nascondersi senza essere visto. La nostra Madre Terra ci ha insegnato che possiamo sopravvivere dei suoi frutti, per resistere anche contro chi vorrebbe conquistarla. Coloro che hanno il controllo del territorio, per quanto piccolo possa essere, hanno un

lunedì 14 dicembre 2020

Archeologia della Sardegna. Il Sole di Omero risplende a Noeddale Articolo di Gustavo Bernardino

 Archeologia della Sardegna. Il Sole di Omero risplende a Noeddale

Articolo di Gustavo Bernardino

 

Non c'è soddisfazione maggiore, per un archeo-investigatore, di quella che si prova quando si sente di aver fatto una “scoperta”. E' una sensazione di grande gioia mista ad orgoglio che ripaga del lavoro di studio e ricerca, ore di lavoro e di impegno che però alla fine ti premiano. Considerato che siamo in  periodo natalizio, voglio regalare ai lettori la mia “scoperta” e condividere con loro ciò che ritengo possa servire alla comprensione del significato di specifici manufatti presenti in alcuni dei magnifici monumenti ricevuti in eredità di nostri avi. In due diversi articoli precedenti, ho proposto una tesi, sviluppata attraverso un ragionamento svolto con il supporto di immagini, secondo la quale i costruttori delle tombe ipogeiche presenti nel territorio del Nord-Ovest della nostra

giovedì 10 dicembre 2020

Archeologia della Sardegna. Le Navicelle Bronzee Nuragiche. Articolo di Pierluigi Montalbano.

Archeologia della Sardegna. Le Navicelle Bronzee Nuragiche

Articolo di Pierluigi Montalbano





All'inizio del I millennio a.C., in Sardegna si notano una serie di avvenimenti che segnano un deciso cambio di passo nell'organizzazione sociale ed economica delle comunità, costiere e dell'interno. Un nuovo piano urbanistico interessa dapprima i centri costieri e poi, a macchia d'olio, altri villaggi dell'isola. I maestosi edifici a torre, i nuraghi, vengono dismessi, anche per via delle onerose opere di ristrutturazione. Il mondo funerario vede la comparsa di tombe a pozzetto, semplici strutturalmente e non monumentali, che integrano e poi sostituiscono le grandiose tombe di giganti. La religiosità mostra segni indelebili attraverso preziose sculture, i bronzetti, che oggi sono uno dei biglietti da visita del mondo nuragico nelle vetrine dei musei. Fra sacerdoti, animali, guerrieri, oggetti ed edifici, spiccano per bellezza oltre 150 navi miniaturizzate. Queste incantevoli opere artistiche, realizzate in

mercoledì 9 dicembre 2020

Archeologia della Sardegna. Nuraghe Pidighi e villaggio, nel comune di Solarussa.

 Archeologia della Sardegna. Nuraghe Pidighi e villaggio, nel comune di Solarussa.

L’archeologo A.Usai ha condotto 11 campagne di scavo tra il 1998 e il 2008 mettendo in luce una serie di capanne adiacenti il nuraghe e una muraglia continua che delimita l’insediamento. Tutte le immagini contenute in questo articolo sono dell'archeologo A.Usai che ha diretto gli scavi. Il lavoro è iniziato nella fonte nuragica Mitza Pidighi, posizionata a pochi metri dal nuraghe. L’insediamento misura circa 150 metri da Nord a Sud e 120 metri da Ovest a Est. Una serie di robusti muri va a formare ambienti di varie dimensioni (tra i 10 e i 30 mq) che, pur conservando un passaggio di comunicazione, separano gli spazi funzionali e alcuni piccoli cortili. L’adozione di muri rettilinei o leggermente arcuati risponde all’esigenza di sfruttare al meglio lo spazio divenuto prezioso, evitando la formazione di scomodi ambienti a clessidra che inevitabilmente si creano negli interstizi tra due edifici rotondi. Solo uno degli

martedì 8 dicembre 2020

Archeologia della Sardegna: Parco archeologico di Pabillonis

Archeologia della Sardegna: Parco archeologico di Pabillonis


Tra il Riu Malu e il Riu Bellu, in un territorio argilloso che ne ha caratterizzato la storia e l’economia, sorge Pabillonis, anticamente noto come Bidda de is pingiadas (paese delle pentole). Il paese conta quasi tremila abitanti ed è legato a tradizioni agricole e artigiane, in particolare per la lavorazione della terracotta e della terracruda. La sapienza dei “maestri” ceramisti e la disponibilità delle materie prime nei suoi terreni paludosi garantiscono la qualità dei prodotti lavorati. Troviamo citato Pabillonis nei documenti che sancirono la pace tra Aragona e il Giudicato d’Arborea nel 1388, come Paviglionis e Panigionis, dal latino pavilio, in sardo pabillone, ossia accampamento militare a difesa dei confini del Giudicato cui il villaggio apparteneva. Nel territorio del Comune di Pabillonis sono presenti importanti testimonianze archeologiche. Nella parte settentrionale del territorio comunale, quella più vicina alla città e al porto dell’antica Neapolis, strategica città portuale a sud del Golfo di Oristano, troviamo il

lunedì 7 dicembre 2020

Epigrafia: Graffiti e iscrizioni nelle aree archeologiche di Castellammare di Stabia. Iscrizioni parietali di Stabiae di Antonio Varone, 2020 Roma, L'Erma di Bretschneider collana di Studi e Ricerche Parco Archeologico di Pompei, 39, pagine 304, 1024 ill. b/n (formato 24 x 27). Recensione di Felice Di Maro

Epigrafia: Graffiti e iscrizioni nelle aree archeologiche di Castellammare di Stabia.

Iscrizioni parietali di Stabiae di Antonio Varone,  2020 Roma, L'Erma di Bretschneider collana di Studi e Ricerche Parco Archeologico di Pompei, 39, pagine 304, 1024 ill. b/n (formato 24 x 27).

Recensione di Felice Di Maro

 


L’epigrafia parietale campana è stata in massima parte sempre identificata con iscrizioni e graffiti ritrovati a Pompei ma anche nel suo suburbio e ad Ercolano, ben oltre mille, che sono state pubblicate da Matteo Della Corte con un corpus comprendente le scoperte fino al 19531. Quelle successive sono state continuamente pubblicate ma oggi, per quelle di Stabiae, con quest’opera di Antonio Varone che comprende circa 600 testi si offre un’edizione davvero esaustiva e filologicamente ineccepibile di tutti i graffiti rinvenuti fino al 2014 come ha scritto nella prefazione Massimo Osanna, Direttore ad Interim del Parco archeologico di Pompei e Direttore della Collana Studi e Ricerche Parco Archeologico di Pompei che comprende questa edizione (la n.39) pubblicata dall’editore L'Erma di Bretschneider di

sabato 5 dicembre 2020

Archeologia della Sardegna: I Bronzetti nuragici. Video con descrizione.

Archeologia della Sardegna: I Bronzetti nuragici.

Sardegna verso L'Unesco: Progetto di inclusione dei Monumenti dell'età Nuragica nel Patrimonio dell'Umanità.

Video in diretta facebook nell'ambito dell'iniziativa "Sardegna verso L'Unesco", progetto di inclusione dei Monumenti dell'età Nuragica nel Patrimonio Mondiale dell'Umanità.

Relatore: Pierluigi Montalbano




Pur se le tecniche di lavorazione dei metalli sono conosciute in Sardegna fin dall’inizio del III Millennio a.C., esse si svilupparono notevolmente soprattutto nell’Età del Bronzo e del Ferro grazie alle conoscenze raggiunte e all’abilità dei tanti artigiani nuragici. Rame e galena argentifera erano i metalli più preziosi e diffusi e, per ottenerli, bisognava individuare i giacimenti, provvedere all’estrazione e alla frantumazione delle rocce, conoscere la tecnica per operare una fusione per ottenere manufatti finiti da mettere sul mercato che, evidentemente, bisognava conoscere. Nel Bronzo medio, circa 3500 anni fa, in Sardegna si riesce a ottenere la fusione della lega di bronzo, una

mercoledì 2 dicembre 2020

Archeologia e Odissea. Ulisse, Itaca e Omero. Eterogeneità delle popolazioni greche e degli stanziamenti greci in Asia Minore. Articolo di Lydia Schropp

Archeologia e Odissea. Ulisse, Itaca e Omero.

Eterogeneità delle popolazioni greche e degli stanziamenti greci in Asia Minore

 Articolo di Lydia Schropp

Le sventure del povero ed infelice re di Itaca(1), che per cause avverse della natura è costretto a solcare  le vie del mare per ben dieci anni dopo la distruzione di Troia (2), sono la veste formale  di una narrazione, che ha come nucleo centrale la ricerca di nuove terre e di convenienti rapporti commerciali. Vi si distinsero  dapprima gli Achei /micenei cretesi ( identici ai “popoli del Mare “ ed ai Filistei) (3) e poi per breve tempo i Traci, soppiantati dai Calcidesi (abitanti dell’isola Eubea, menzionata anche da Alcinoo),dai Rodi,e dagli  Ioni, ed Eoli, greci dell’ Asia Minore.  Queste popolazioni greche incontrarono però sulle rotte marine i Fenici, che sulla sponda del Mediterraneo  soppiantarono gli Egiziani, dei quali erano stati in precedenza tributari.

Per l’intreccio , molto complesso, dei rapporti commerciali  del Mediterraneo bisogna tener conto di alcuni dati storici.

Dopo la caduta , verso la fine del XIII sec. , dell’ impero ittita , che nel periodo del suo massimo splendore si estese dalle coste  del Mar Nero sino alla Palestina, per l’azione concentrica  dei Popoli del Mare  (Ulisse ricorda il nome del suo nonno materno Autolukos . e forse vuol dire che suo nonno fosse un  suddito  o meglio un piccolo capo alleato dell’ impero ittita, che era governato da un sistema di