Diretto da Pierluigi Montalbano

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Associazione Culturale Honebu

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venerdì 30 ottobre 2020

Sardegna verso l'Unesco: Progetto di inclusione del Paesaggio Sardo nel Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Oggi, 30 Ottobre 2020, in diretta Facebook, alle ore 19.

Archeologia.

Sardegna verso l'Unesco: Progetto di inclusione del Paesaggio Sardo nel Patrimonio Mondiale dell'Umanità.

Oggi, 30 Ottobre 2020, in diretta Facebook, alle ore 19.

Evento su facebook: https://www.facebook.com/events/384342239272318

In questa bella foto di Fabrizio Bibi Pinna c'è il nuraghe Adoni di Villanovatulo, uno degli innumerevoli beni identitari della nostra isola. Il paesaggio sardo è oggetto di una iniziativa mirata al riconoscimento del nostro patrimonio archeologico da parte dell'Unesco. In questi giorni si è costituita l'associazione "Sardegna verso l'Unesco" e sono lieto di far parte del direttivo. Tutti noi appassionati siamo la base su cui costruire un progetto di riconoscimento, tutela e valorizzazione dei nostri monumenti più prestigiosi: nuraghi, pozzi sacri, tombe di giganti e altri elementi della Civiltà Nuragica.

Inoltro un breve testo nel quale abbiamo racchiuso i punti fondamentali del progetto:
"L'iniziativa volta alla nomina dei monumenti del periodo Nuragico, nella Lista del Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco, selezionati con metodo scientifico e catalogati con un sistema digitale d'avanguardia, offre la possibilità che questo "insieme culturale materiale e immateriale", unico ed eccezionale, caratterizzi le percezioni del paesaggio della Sardegna. Determinare l'indentità di noi sardi attraverso il concetto di appartenenza a un gruppo umano distinguibile per una propria cultura materiale, significa ottenere la visibilità mondiale del nostro popolo, della nostra terra e delle nostre tradizioni. La partecipazione popolare a questo riconoscimento garantisce la conoscenza dal basso dei beni archeologici, della loro tutela e della conseguente valorizzazione. La gestione economica del patrimonio archeologico apre a un sistema innovativo di fruizione turistica sostenibile, non copiabile, non delocalizzabile e con la possibilità di destagionalizzare il comparto".
La partecipazione al progetto è libera, tutti noi possiamo contribuire con foto, segnalazioni e quant'altro possa aiutare l'arricchimento dei dati da inserire nel data base, già denso di note caricate dagli amici di Nurnet in questi anni. Abbiamo tempo fino al 31 Marzo, già oltre 200 amministrazioni comunali hanno aderito all'iniziativa. Più siamo, più ci divertiamo.

Nota di Pierluigi Montalbano per la diretta Facebook di oggi.
Com'è noto, il recente decreto covid ha cancellato gli appuntamenti del venerdì nella nostra sala conferenze Honebu di via Fratelli Bandiera a Cagliari. Abbiamo perciò deciso di avviare una serie di incontri in diretta facebook dedicati al patrimonio archeologico della Sardegna. Inviteremo archeologi e studiosi che racconteranno le loro ricerche su nuraghi, pozzi sacri, domus de janas, tombe di giganti, bronzetti e altri elementi identitari della nostra storia. Siamo coinvolti pienamente nel progetto "Sardegna per l'Unesco" e sono lieto di far parte del direttivo ed essere stato scelto come uno dei portavoce delle iniziative che da oggi fino al 31 marzo ci vedranno in prima linea in questo percorso di approvazione dell'iniziativa. Attraverso l'Unesco abbiamo la possibilità di far emergere la conoscenza della Civiltà Nuragica in tutto il mondo, con notevoli benefici economici per il turismo e per l'indotto che ne deriverebbe. Tutti gli amici facebook e Honebu saranno artefici della riuscita del progetto. Primo appuntamento stasera 30 ottobre 2020, alle ore 19, in diretta sul mio profilo Facebook, parlerò degli argomenti che costituiscono il nucleo della nostra identità culturale. Saremo anche su youtube, per chi vorrà partecipare e non è iscritto su Facebook.


giovedì 29 ottobre 2020

Archeologia. Chi era Calipso, la ninfa cantata da Omero? Era la Sardegna la sua isola, conosciuta come Ogigia? Articolo di Lydia Schropp

Archeologia. Chi era Calipso, la ninfa cantata da Omero? Era la Sardegna la sua isola, conosciuta come Ogigia?

Articolo di Lydia Schropp 

Calipso.

Già nel  I canto Atena  descrive l’isola di Calipso quando prega Zeus di acconsentire al ritorno di Ulisse in patria. E più tardi, nel canto V, Hermes, messaggero degli dei, aggiunge alcuni particolari sulla bellezza dei luoghi. L’ isola si trova  isolata (1)  nel cuore del mare e nereggia di folte selve dove  nidificano uccelli dalle ampie ali (2) e vanta numerose fonti sacre abitate da ninfe. Dall’ubicazione in centro al   mare  e  dal nome della ninfa Calipso (3) che etimologicamente  riflette forse influssi semitici, possiamo dedurre  che Ulisse naufrago approdi sulla costa meridionale  della Sardegna, fra Cagliari e Sulcis, la più vicina  per chi proviene dalla Sicilia  (4) ed incontri lì una ninfa, il cui nome fa presumere la presenza di Calibi  e quindi  di attività collegate con la lavorazione dei metalli. (5) L’isola nereggia di selve perché  non è ancora iniziata  l‘opera nefasta di disboscamento sistematico  voluta dai  Fenici (6) Il  Canto V  descrive con dovizia di particolari la residenza della ninfa Calipso, costituita  da

mercoledì 28 ottobre 2020

Archeologia. Dove vivevano i Feaci raccontati da Omero? Quale fu la rotta seguita da Ulisse? Articolo di Lydia Schropp

Archeologia. Dove vivevano i Feaci raccontati da Omero? Quale fu la rotta seguita da Ulisse?

Articolo di Lydia Schropp 

Ulisse segue scrupolosamente  le  istruzioni di Calipso e finalmente dopo 17 giorni scorge felice da lontano i monti ombrosi della Feacia (1) Ma improvvisamente interviene Poseidone, che di ritorno dall’ecatombe in Etiopia (2), vede dall’ alto dei monti Solimi (3) il povero eroe è già vicino alla meta e , preso dall’ira, sconvolge il mare e fa naufragare la zattera.(4)

Per fortuna Ulisse è già vicino al golfo e la ninfa Leucoeta (5) gli porge una fascia immortale, noi diremmo oggi un salvagente, da avvolgere  intorno al petto. Inoltre, come sempre nei momenti di difficoltà, gli viene in aiuto la dea Atena, cioè l’intelligenza. Dopo due giorni  di deriva nel golfo, Ulisse carca di guadagnare la riva, ma finisce contro gli scogli, che lo feriscono alle gambe e gli impediscono l’approdo (6)Egli è costretto a costeggiare tutto il lido fino a quando non arriva alla foce di un fiume (7), dove finalmente può disfarsi anche del salvagente. Ulisse è salvo, per la felicità bacia la terra (8) Come ha promesso alla ninfa , getta in mare il salvagente, che la corrente riprende. Ulisse si trova nella zona di Paestum (9), allora ancora disabitata, e si dirige verso la selva, un po’ in collina, dove pensa di riposarsi. Nel frattempo Atena., dea protettrice di Ulisse, si preoccupa  di creare un ambiente favorevole all’accoglienza del naufrago, ormai solo e spoglio di qualsiasi avere. Appare in

giovedì 22 ottobre 2020

Archeologia della Sardegna. Il Nuraghe Adoni di Villanovatulo. Studio di Nadia Canu e Valentina Leonelli

Archeologia della Sardegna. Il Nuraghe Adoni di Villanovatulo.

Studio di Nadia Canu e Valentina Leonelli

Il nuraghe Adoni si erge a 811 m s.l.m., su un rilievo con pendici scoscese isolato dagli altri nuraghi, (figg. 1-2). L’analisi della visibilità effettuata con strumenti GIS evidenzia il controllo esercitato sull’area del Sarcidano, intercettando la visuale dei maggiori complessi nuragici ivi situati, il collegamento diretto con le cime del massiccio del Gennargentu, di cui si pone a guardia nell’accesso SO, e infine la presenza di due corridoi di apertura verso il mare, nello specifico sulla penisola del Sinis verso ovest e sul Golfo di Cagliari verso sud. Il complesso pluristratificato, comprendente un nuraghe complesso e un villaggio, con fasi di rioccupazione attestate fino al VII secolo d.C., è stato oggetto di ricerche tra il 1997 e il 2004. A partire dal 2012 è interessato da ampliamento dei settori di scavo e da

lunedì 19 ottobre 2020

Archeologia della Sardegna. Nuraghi: Templi o fortezze? Articolo di Ileana Benati Mura

 Archeologia della Sardegna. Nuraghi: Templi o fortezze?

Articolo di Ileana Benati Mura

 

La reale funzione del simbolo più caratteristico della Sardegna, il nuraghe, è, da circa cinquecento anni, al centro di dispute tra studiosi. La mancanza di fonti scritte ha reso difficoltosa l’indagine su questo manufatto, presente nella storia della Sardegna per un lungo arco di tempo (dal 1600 a.C. al IV secolo a.C. circa) ed unico, nel suo genere, in Europa. Il primo a trattarne fu Giovanni Francesco Fara nel XVI secolo che li riteneva tombe monumentali o torri. Nel corso dei secoli, poi, sono stati considerati alternativamente case o ovili, case di giganti, tombe o luoghi sacri. Nel XX secolo si rafforza, ad opera di studiosi come Antonio Taramelli e Filippo Nissardi l’ipotesi della funzione militare. Ai nostri giorni Giovanni Lilliu riprende l’interpretazione militarista del Taramelli, ma, ultimamente, grazie soprattutto agli studi di Massimo Pittau, linguista dell’Università di Sassari, si ipotizza la funzione magico-sacrale di queste costruzioni, interpretate, quindi, come tombe-santuario o esclusivamente templi.

La presenza sul territorio sardo dei nuraghi è tale (oltre 7.000) per cui sostenere l’una o l’altra tesi, diviene di importanza fondamentale per meglio comprendere la civiltà nuragica nel suo insieme.

L’attenzione di coloro che sostengono l’ipotesi militarista, si è prevalentemente concentrata sui così detti “complessi nuragici”, insiemi di più corpi, in numero variabile, che, proprio per la loro

domenica 18 ottobre 2020

Archeologia. Cosa mangiavano gli antichi? Viaggio nella storia dell'alimentazione. Articolo di Massimo Vidale

 Archeologia. Cosa mangiavano gli antichi? Viaggio nella storia dell'alimentazione.

Articolo di Massimo Vidale
















Cibo e alimentazione sono argomenti che suscitano polemiche e opinioni contrastanti. Per i vegetariani l’uomo sarebbe nato erbivoro, e tale dovrebbe restare, mentre per altri l’uomo fu un carnivoro determinato e feroce, e ciò giustificherebbe il consumo di carni bovine, suine e pollame. Entrambi i punti di vista sono eccessivi, e non hanno alcuna base scientifica. Se qualcuno di voi ha mai osservato la dentatura di un maiale, avrà notato come molti dei denti di questa creatura hanno una somiglianza con i nostri. La cosa potrebbe non piacerci, ma in realtà con il maiale condividiamo la capacità di mangiare di tutto. I nostri antenati più antichi si diffusero con rapidità dall’Africa al 

venerdì 16 ottobre 2020

Sardegna, sardo e linguistica. URBI ET ORBI, Il Papa parla mezzo in sardo e mezzo in latino ma non lo sa. Articolo di Bartolomeo Porcheddu

Sardegna, sardo e linguistica. URBI ET ORBI, Il Papa parla mezzo in sardo e mezzo in latino ma non lo sa.

Articolo di Bartolomeo Porcheddu


«Urbi et Orbi» furono le prime parole che papa Pio XI riuscì a pronunciare affacciandosi alla finestra esterna che dà sulla Piazza di San Pietro, subito dopo la sua elezione al soglio pontificio, avvenuta il 7 giugno 1929. Essendo il primo sovrano del nuovo Stato della Città del Vaticano, grazie ai Patti Lateranensi firmati con il Governo Italiano guidato da Benito Mussolini, con voce rotta dall’emozione diede la benedizione e impartì l’Indulgenza “plenaria”. Fino a qual momento, i papi succedutisi all’evento della Breccia di Porta Pia (1870) che avevano perso in guerra lo Stato della Chiesa si erano affacciati sul cortile interno della loggia, per mostrare al mondo che erano prigionieri entro la loro città murata. Quindi Pio XI si rivolse, Urbi, alla Città, e Orbi, al Mondo. 

Urbi  (alla Città) è nella lingua latina il dativo (complemento di termine) di Urbs (nominativo singolare), sostantivo femminile della III declinazione, che significa tra gli altri “Città”. Orbi (al Mondo) è invece il dativo latino (complemento di termine) di Orbis (nominativo singolare), sostantivo maschile della III declinazione, che significa tra gli altri “Cerchio”, riferito, nella accezione più vasta del termine, al territorio del Circondario più ampio della Città, che poteva arrivare fino al resto del

mercoledì 14 ottobre 2020

Archeologia della Sardegna. I pozzi sacri, edifici millenari costruiti durante la Civiltà Nuragica nell'età del Bronzo Recente e Finale. Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Archeologia della Sardegna. I pozzi sacri, edifici millenari costruiti durante la Civiltà Nuragica nell'età del Bronzo Recente e Finale.

Riflessioni di Pierluigi Montalbano.


I pozzi sacri sono edifici templari di due tipologie principali, fonti o ipogei, realizzati nel Bronzo Recente e Finale, dal XIII a.C., per celebrare riti nei quali la presenza dell’acqua era fondamentale. La struttura architettonica è sempre elaborata e arricchita da soluzioni che mostrano la volontà dei nuragici di dedicare tempo ed energie per costruire luoghi religiosi raffinati. La maestria raggiunta dai nuragici è evidente nel calcolo delle proporzioni, nella tecnica di lavorazione dei conci e nella capacità di intercettare e sfruttare la risorsa idrica. Era un lavoro svolto da scalpellini provetti, padroni di una manualità evoluta e di utensili adatti alla realizzazione dell'intero monumento. Insieme alle tombe di giganti e ai templi a megaron testimoniano un profondo senso del sacro nell’isola durante tutto il periodo in cui la Civiltà Nuragica era la più importante di tutto l’Occidente Mediterraneo. La forma dell’edificio s’ispira agli stessi principi architettonici dei nuraghi di

lunedì 12 ottobre 2020

Archeologia della Sardegna: Il “Fallo” divino di Gremanu e Romanzesu. Articolo di Gustavo Bernardino

 Archeologia  della Sardegna: Il “Fallo” divino  di Gremanu e Romanzesu

Articolo di Gustavo Bernardino

Un recente lavoro di Antonangelo Liori  “Religione e sesso nella Sardegna antica” Edizioni Abbà maggio 2020, mi consente di tornare su un tema trattato in un articolo del 28/03/2018  “Una possibile interpretazione del culto dell'acqua in Sardegna ed il ruolo dei santuari di Romanzesu e S.Vittoria di Serri”; in entrambi gli elaborati infatti, tra i diversi argomenti considerati, vengono esaminati e interpretati alcuni manufatti appartenenti al periodo nuragico e intimamente connessi alla sfera del sacro. Mi riferisco in particolare al bronzetto di Ittiri “Suonatore di launeddas itifallico” ed i  “Templi” di  Gremanu e Romanzesu. L'autore di Desulo, nella sua opera ricca di citazioni e rimandi a testi classici, spinge il suo pensiero nei meandri della spiritualità e della sacralità che sono gli elementi fondanti che avevano ispirato e guidato il pensiero dei nostri avi nell'affrontare la costruzione dei

lunedì 5 ottobre 2020

La Sardegna antica consacrata alle donne. "Icnusa" significa "Is Cunnusas" (Le Veneri) e a loro era dedicata una via che attraversava il centro dell'isola. Articolo di Bartolomeo Porcheddu

La Sardegna antica consacrata alle donne. "Icnusa" significa "Is Cunnusas" (Le Veneri) e a loro era dedicata una via che attraversava il centro dell'isola. 

Articolo di Bartolomeo Porcheddu

«Come si chiama quel nuraghe» avrebbe chiesto Giorgio, appena nominato vescovo di Suelli (in carica fino al 1117), ai suoi accompagnatori che gli facevano conoscere il territorio della diocesi. «Si narat (dice) Nuraxi de su Cunnu» avrebbero risposto questi alla sua domanda. «Come!» avrebbe esclamato il prelato con tono sbalordito. «Questa è una parola impronunciabile per chi ha acquisito un’educazione cristiana!» avrebbe aggiunto. Quindi, avrebbe concluso dicendo: «Lo chiameremo da oggi “Su Nuraxi de su Nòmini Ma[l]u” (Il Nuraghe del Nome Malo = Cattivo, Brutto)».

Il Cunnu, in sardo organo genitale femminile, divenne durante il periodo Cristiano medievale una parola vietata in pubblico, soprattutto in presenza delle donne a cui il “Cunnu” apparteneva. In tempi precedenti, invece, l’espressione “Su Cunnu Doxi” (12 Cunnos) poteva rievocare le 12 divinità dei

venerdì 2 ottobre 2020

Archeologia della Sardegna. Nuraghe Iloi, e Tombe di Giganti di Sedilo. Articolo di Pierluigi Montalbano

 Archeologia della Sardegna. Nuraghe Iloi, e Tombe di Giganti di Sedilo.

Articolo di Pierluigi Montalbano

Il sito archeologico si trova a quasi 300 metri s.l.m. e comprende un nuraghe, un villaggio e due tombe di giganti. Alla base della collina che lo ospita ci sono una trentina di domus de janas. Il nuraghe presenta nella parte occidentale un edificio arcaico del Bronzo Medio, forse a corridoio, al quale si appoggiano tre torri. La struttura, in parte crollata e avvolta dalla vegetazione, è alta oltre 5 metri, costruita con grossi blocchi di basalto. Le tre torri, invece, sono del Bronzo Recente, con un ingresso, poco visibile, aperto a Sud Est, nel tratto compreso fra le due torri degli angoli. Della Ovest si conserva un breve tratto del muro