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lunedì 15 luglio 2019

Archeologia. In Sardegna, 4000 anni fa, coibentavano le capanne dei villaggi e conficcavano spade nella roccia. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia. In Sardegna, 4000 anni fa, coibentavano le capanne dei villaggi e conficcavano spade nella roccia. 
Articolo di Pierluigi Montalbano


Nel territorio di Teti, un piccolo centro della Barbagia, oltre ai tanti bronzetti d’inestimabile valore trovati verso la metà dell’Ottocento e oggi esposti al Museo di Cagliari, sono stati individuati diversi menhir protoantropomorfi in granito, asce in pietra, cuspidi di freccia in ossidiana, grattatoi, raschiatoi e schegge di lavorazione del Neolitico. Un reperto particolare è una statuetta femminile rossiccia ben levigata, in roccia vulcanica, con forma di Dea Madre obesa, probabile rappresentazione di donna in gravidanza avanzata. Molti oggetti provengono dai

domenica 14 luglio 2019

Archeologia. Oliena, Sardegna. Un edificio sacro per i rituali di 3000 anni fa.

Archeologia. Oliena, Sardegna. Un edificio sacro per i rituali di 3000 anni fa.

Oliena, Sa Sedda 'e Sos Carros. 

Un edificio sacro dotato di un sofisticato sistema idraulico che garantiva la fuoriuscita d'acqua da bocche realizzate lavorando a rilievo dei blocchi di pietra a forma di testa d'ariete. La vasca al centro è forata per consentire all'acqua di defluire verso i piedi di chi aveva il privilegio di partecipare ai rituali. Epoca: bronzo finale/Primo Ferro.
Nel settembre 1977 gli archeologi iniziarono lo scavo nel complesso nuragico di Sa Sedda 'e Sos Carros, nel cuore della valle del Lanaittu, vicino alla grotta di Sa Oche, in territorio di Oliena. Per arrivarci bisogna prendere la S.S.129 per Orosei, svoltare per Oliena, e girare poi per Dorgali. Dopo poco meno di 6 km si svolta per le sorgenti de Su Gologone e si giunge nel piazzale delle sorgenti. Da quì si va a destra in una strada in cemento per la Valle di Lanaittu e si prosegue per 6.6 km fino al

giovedì 11 luglio 2019

Arte. Sensazionale scoperta di un quadro attribuibile a Derain. Spesso le cose più difficili da vedere sono quelle che sono davanti agli occhi. Articolo di Alberto Zei


Arte. Sensazionale scoperta di un quadro attribuibile a Derain. Spesso le cose più difficili da vedere sono quelle che sono davanti agli occhi. 
Articolo di Alberto Zei


Il ritrovamento
Come quasi sempre avviene, ancora una volta è stato un caso che per una serie di strane circostanze sicuramente irripetibili, è uscito allo scoperto un quadro apparentemente insignificante e abbandonato. Si tratta di una pittura  rinvenuta nel centro di Roma ,  considerata probabilmente di scarsa importanza, anche, come si dirà, per la contraddizione temporale  che lo stile del dipinto esprime. Non era infatti, verosimile  ritenere che quel  quadro fosse invece, un’ autentica opera d’arte. Ma a volte, sono proprio le incongruenze di questo tipo, le contraddizioni e le apparenze di prima approssimazione che dopo affrettati giudizi a carattere generalizzato, ad un’analisi più

martedì 9 luglio 2019

Archeologia. Come funzionavano le navi antiche? Dalle barche dell'età del Bronzo alle grandi navi romane. Articolo di Marco Bonino

Archeologia. Come funzionavano le navi antiche? Dalle barche dell'età del Bronzo alle grandi navi romane.
Articolo di Marco Bonino




Negli ultimi decenni, gli archeologi hanno portato alla luce alcuni relitti che permettono di inquadrare una serie di aspetti tecnici delle imbarcazioni che hanno solcato il Mare Mediterraneo negli ultimi millenni. Gli scafi arcaici, fin dal Bronzo, erano costruiti a partire dal guscio di fasciame, che era realizzato mediante tavole sagomate e piegate, cucite con legature. Solo dopo avere ottenuto la forma del guscio, si inserivano le strutture interne per garantire la forma e la consistenza dello scafo. A partire dal XIV a.C. le legature fatte di funicelle cominciarono ad essere sostituite da linguette di legno fermate da cavicchi: un miglioramento del

martedì 2 luglio 2019

Archeologia. Otzi, la mummia del Similaun. Lettera aperta all’EURAC di Bolzano circa la mummificazione di Ötzi - 1 luglio 2019. Articolo di Gianluigi Carancini


Archeologia. Otzi, la mummia del Similaun.
Lettera aperta all’EURAC di Bolzano circa la mummificazione di Ötzi - 1 luglio 2019
Articolo di Gianluigi Carancini

Ho riletto in questi giorni la versione in italiano del libro di K. Spindler su Ötzi, e mi ha colpito un brano, che sembrerebbe poter dare ragione alla mia ricostruzione riguardo alla natura funeraria del rinvenimento (v. Gian Luigi Carancini, Aspetti dell’iconografia delle statue-stele e dei massi incisi in Europa tra Eneolitico ed antica età del bronzo - Confronti e convergenze con altre fonti archeologiche nell’ambito del bacino del Mediterraneo, Preistoria Alpina, 46 II, 2012: 255-265) e, soprattutto, a quanto avevo presupposto circa la possibile mummificazione artificiale del cadavere, che ho sempre ritenuto avvenuta a valle immediatamente dopo il decesso di Ötzi, prima del suo trasporto e della sua tumulazione in alta quota, cioè prima che il tutto venisse sommerso dal ghiaccio (non ci è dato, tuttavia, di sapere quanto tempo dopo, se immediatamente all’indomani della deposizione del cadavere – per altro assai improbabile -, o piuttosto molto tempo dopo, cioè nel lasso di tempo che – secondo la Commissione di Bolzano - avrebbe permesso il processo naturale di