Diretto da Pierluigi Montalbano

Ogni giorno un nuovo articolo divulgativo, a fondo pagina i 10 più visitati e la liberatoria per testi e immagini.

Directed by Pierluigi Montalbano
Every day a new article at the bottom of the 10 most visited and disclaimer for text and graphics.
History Archaeology Art Literature Events

Storia Archeologia Arte Letteratura Eventi

Associazione Culturale Honebu

Translate - Traduzione - Select Language

lunedì 20 maggio 2019

Archeologia. Considerazioni sui protonuraghi. Articolo di Alberto Moravetti


Archeologia. Considerazioni sui protonuraghi.
Articolo di Alberto Moravetti
tratto daCorpora delle antichità della Sardegna, LA SARDEGNA NURAGICA, Storia e monumenti”

A partire dal Bronzo medio 1, se non alla fine della fase precedente, in Sardegna si diffondono
quelle costruzioni che chiamiamo nuraghi – tipologicamente differenziati in protonuraghi
e nuraghi a tholos o “classici” – che per la loro grandiosità e per l’alto numero disseminato in
tutta l’isola caratterizzano il paesaggio sardo ed una “civiltà” protostorica fra le più originali
e complesse del Mediterraneo.
I protonuraghi, come è noto, sono strutture architettoniche variamente definite nel tempo
 “nuraghi abnormi, falsi nuraghi, pseudonuraghi, nuraghi a galleria, nuraghi-nascondiglio,
nuraghi anomali o aberranti, nuraghi a corridoio/i, protonuraghi, nuraghi arcaici”  ad indicare
di volta in volta un rapporto di somiglianza o di diversità formale, di cronologia o di

sabato 18 maggio 2019

Archeologia della Sardegna. Bronzetti nuragici: sculture votive, oggetti artistici o doni cerimoniali? Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Bronzetti nuragici: sculture votive, oggetti artistici o doni cerimoniali?
Articolo di Pierluigi Montalbano


In Sardegna, nelle fasi finali della Civiltà nuragica, circa 3000 anni fa, i sardi decisero una serie di cambiamenti sociali che sono facilmente distinguibili: non costruirono più nuraghi e adottarono un rituale funerario differente con l'abbandono delle monumentali tombe giganti a favore di piccole tombe a pozzetto singolo nelle quali ogni individuo riceveva il suo corredo. In questa fase appaiono i bronzetti, le celebri statuine in rame (90%) e stagno (10%) che rappresentano personaggi, animali, barche, edifici e oggetti che fanno parte della

martedì 14 maggio 2019

Tradizioni di Sardegna. Sa Ramadura: una cerimonia molto più antica di Efisio, praticata per l'apertura dell'anno nautico.. Articolo di Gustavo Bernardino


Tradizioni di Sardegna. Sa Ramadura: una cerimonia molto più antica di Efisio, praticata per l'apertura dell'anno nautico.
Articolo di Gustavo Bernardino


Sono appena terminati i festeggiamenti in onore di “Efis gloriosu” il santo forse più amato nel Sud-Sardegna. Su questa figura ormai mitica del panorama celebrativo-liturgico della nostra isola, è stato detto e scritto di tutto. Io mi limito a proporre un chiarimento per quanto attiene la datazione di un particolare del rituale che viene sempre più valorizzato ed evidenziato. E' una componente assurta a posizioni di primaria importanza nello svolgimento della celebrazione e mi riferisco a “Sa Ramadura” .
Intorno a questo elemento rituale, diventato una icona della Sagra, in tanti hanno voluto dare un apporto di conoscenza contribuendo così ad arricchire il suo valore iconografico. Salvatore Dedola nel suo “NOU FAEDDARZU ETIMOLÒGICU DESSA LIMBA SARDA” Edizioni Grafica del Parteolla 2018, ritiene che

venerdì 10 maggio 2019

Archeologia in Sardegna: Dall'età del Bronzo all'età del Ferro. Riflessioni di Franco Campus, Valentina Leonelli, Fulvia Lo Schiavo

Archeologia in Sardegna: Dall'età del Bronzo all'età del  Ferro.
Riflessioni di Franco Campus, Valentina Leonelli, Fulvia Lo Schiavo

La transizione culturale dall'età del bronzo all'età del ferro nella Sardegna nuragica in relazione con l'Italia tirrenica.
Il Bronzo finale in particolare è stato suddiviso in tre fasi che sembrano corrispondere alla distinzione che contemporaneamente si è operata sulla base dei ripostigli di bronzi (figg. 1 e 2) . Le tre fasi BF1-BF2 BF3/PF1A sono state identificate e si fondano su diversi contesti sicuri e sulla base di un sistema incrociato di dati relativi a un buon numero di siti.

Allo stato attuale delle conoscenze, è ingiustificato negare che la fine dell’età del Bronzo rappresenti l’epilogo di una crisi di vasta portata nel sistema socio-economico e politico nuragico, le cui ragioni vanno ricercate entro l’età del Bronzo, molto prima dell’inizio dell’età del Ferro . Non potendo in questa sede affrontare in modo esaustivo e sistematico tutte le ultime acquisizioni recenti si è deciso di focalizzare l’attenzione su alcuni siti oggetto di indagini recenti da parte dei relatori e che ci è sembrato possano costituire un’utile trama per affrontare le diverse tematiche oggetto del contributo (fig. 3). Se la seconda fase del BR e gli inizi del BF si caratterizzano per un evidente boom demografico, capanne sempre più ampie e i villaggi sempre più vasti, nell’ultima delle fasi del Bronzo finale moltissimi nuraghi sono abbandonati, in quasi tutto il territorio isolano, probabilmente a causa di cedimenti strutturali delle parti sommitali.
I tre nuraghi complessi presi in considerazione il Santu Antine di Torralba , l’Alvu di Pozzomaggiore e l’Adoni di Villanovatulo , ma si potrebbe aggiungere anche l’Arrubiu di Orroli (fig. 4), mostrano labili tracce della fase BF3/PF1A. Nel caso del nuraghe Santu Antine con l’abbandono avviene anche una sorta di sacralizzazione del pozzo-cisterna all’interno della torre nord messo in luce negli scavi 2005 (figg. 5-6). Sul fondo della struttura, profonda oltre 5 metri, fu deposto un

giovedì 9 maggio 2019

Archeologia. Un bando assai discutibile per l’assunzione di assistenti turistici a Barumini. Una rappresentanza di partecipanti alla selezione ha inviato alla nostra redazione una lettera di denuncia per segnalare l’uso di alcune procedure anomale durante le prove d’esame, come si può leggere nel testo. Pubblichiamo integralmente la lettera mettendoci a disposizione della Fondazione Barumini per eventuali smentite o correzioni o risposte, con impegno a pubblicare integralmente il contenuto.


Archeologia. Un bando assai discutibile per l’assunzione di assistenti turistici a Barumini.

Una rappresentanza di partecipanti alla selezione ha inviato alla nostra redazione una lettera di denuncia per segnalare l’uso di alcune procedure anomale durante le prove d’esame, come si può leggere nel testo.
Pubblichiamo integralmente la lettera mettendoci a disposizione della Fondazione Barumini per eventuali smentite o correzioni o risposte, con impegno a pubblicare integralmente il contenuto.



“Questa lettera ha lo scopo di portare in evidenza una situazione incresciosa e poco trasparente relativa ad una selezione pubblica per “Assistente turistico Livello B1” presso la Fondazione Barumini. Siamo una decina di partecipanti, stufi di constatare qua e là che certe selezioni non sono


lunedì 6 maggio 2019

Archeologia. Neith di Sais illuminata dall'Accademia. Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia. Neith di Sais illuminata dall'Accademia.
Articolo di Gustavo Bernardino


Per me che sono un fanatico sostenitore della presenza di Neith in Sardegna, leggere le considerazioni e le lucide argomentazioni di uno dei massimi esponenti del mondo accademico rappresentato da Giovanni Ugas, provoca un sentimento di grande soddisfazione e ne spiego le ragioni. Innanzi tutto chi è Neith e cosa rappresenta. E' una divinità nilotica che nasce a Sais, importante città del delta del Nilo, molto frequentata dai commercianti provenienti da oriente per rifornire il mercato egizio del lapislazzuli, il minerale molto amato dai faraoni. In Sardegna e precisamente nel Sulcis, a Benatzu (Grotta Pirosu), nell'altare ipogeico, si celebrava la

mercoledì 1 maggio 2019

Archeologia. I rapporti fra la Sardegna e Cipro nell'età del Bronzo: i lingotti ox-hide. Articolo di Davide Schirru tratto dalla sua tesi di laurea

Archeologia. I rapporti fra la Sardegna e Cipro nell'età del Bronzo: i lingotti ox-hide
Articolo di Davide Schirru tratto dalla sua tesi di laurea


Molti autori riconoscono il ruolo di Cipro nello sviluppo delle tecniche metallurgiche in Sardegna, ma i contrasti nascono nel momento in cui si tratta di datare queste influenze, interpretabili come fenomeni di "acculturazione", visto che l'idea di una civiltà nuragica passivamente recettiva degli stimoli provenienti dall'oriente può dirsi definitivamente tramontata, sulla base dei ritrovamenti di manufatti nuragici nel Mediterraneo centrale avvenuti negli ultimi trent'anni. I materiali di origine cipriota presenti in Sardegna sono per lo più manufatti metallici, mentre i reperti ceramici si riducono a due soli frammenti, provenienti dal Nuraghe Antigori di Sarroch: un frammento di ansa wishbone handle della classe ceramica Base-ring II ware (Tardo Cipriota II) e un frammento di un pithos, del tipo utilizzato per il trasporto di olio. La selettività con la quale i materiali ciprioti vengono recepiti in

mercoledì 17 aprile 2019

Cartografia Nautica. Toscanelli, Cristoforo Colombo, Marino di Tiro e Tolomeo. Articolo di Rolando Berretta


Cartografia Nautica. Toscanelli, Cristoforo Colombo, Marino di Tiro e Tolomeo.
Articolo di Rolando Berretta



Nell’isola di Madera c’è la città di Porto Santo situata nel sud-est dell'isola, dove visse tra il 1481 e il 1483 Cristoforo Colombo, la cui dimora è ancora presente e visitabile; sull'isola nacque anche il figlio Diego; Cristoforo si era sposato nel 1480. E che fa Colombo in quel periodo? Riceve una risposta dal Toscanelli;  ma era la copia di una lettera scritta nel lontano 1474. (Da considerare come viaggiava la posta nel periodo)
Paolo dal Pozzo Toscanelli nacque il 21 aprile del 1397 e morì il 10 maggio del 1482 (sempre a

lunedì 15 aprile 2019

Archeologia. La brocca piriforme di Sedilo? Uno strumento liturgico del IX secolo avanti Cristo. Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia. La brocca piriforme di Sedilo? Uno strumento liturgico del IX secolo avanti Cristo.
Articolo di Gustavo Bernardino


Un post di Pierluigi Montalbano del 9 aprile su Facebook mi permette di proporre una tesi interpretativa di un simbolo che caratterizza un reperto archeologico rinvenuto a Sedilo riprodotto nella immagine. Come avviene sovente sui social, in cui si propongono argomenti interessanti, anche in questo caso il post di Pierluigi ha avuto un certo numero di interventi di persone che hanno esposto le proprie tesi. La più “gettonata” (stando ad una personale statistica fatta sulla base degli interventi) mi è sembrata quella proposta da Andrea Loddo che ritiene il simbolo in questione ” Y” uno strumento da rabdomante. Io non condivido questa tesi e mi permetto suggerire una lettura diversa cercando di spiegare i motivi del mio dissenso.
Prima di tutto è necessario fare una considerazione di carattere generale e ricordare che esiste un principio metodologico enunciato da un monaco inglese Guglielmo di Occam (Rasoio di Occam) secondo il quale “a parità di elementi la soluzione di un problema è quella più semplice e ragionevole”. In funzione di tale principio mi sembrerebbe logico ritenere che tale manufatto (di splendida fattezza), considerando che è stato

sabato 13 aprile 2019

Archeologia. La prima marina militare dell'impero romano nasce in Sardegna, a Cagliari, istituita da Cesare Ottaviano Augusto. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia. La  prima marina militare dell'impero romano nasce in Sardegna, a Cagliari, istituita da Cesare Ottaviano Augusto.
Articolo di Pierluigi Montalbano


Sarei felice di poter raccontare le vicende di qualche marinaio nuragico, ma le fonti storiche sono avare di dati. Vista la tecnologia navale del tempo e l’invariabilità di tempo, venti e correnti, si navigava solo nella buona stagione e i coraggiosi equipaggi consentivano a genti lontane di conoscersi e commerciare. Il preconcetto di alcuni studiosi che vede i sardi provare repulsione verso il mare è oggi da scartare perché le testimonianze archeologiche mostrano una frequentazione stabile almeno da 8000 anni. E’ sciocco proporre i sardi impauriti dal mare e abbarbicati sul Gennargentu e il

lunedì 8 aprile 2019

Archeologia. Dall'Egitto all'Ogliastra: Selene e Scerì, due personaggi da conoscere meglio. Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia. Dall'Egitto all'Ogliastra: Selene e Scerì, due personaggi da conoscere meglio.
Articolo di Gustavo Bernardino

Sono certo che qualche lettore storcerà il naso durante la lettura di quest’ articolo. E' di tutta evidenza la difficoltà ad accettare certe tesi in mancanza di prove certe. Però in una materia come l'archeoinvestigazione, è indispensabile avere del coraggio e presentare le proprie considerazioni anche in presenza di indizi fragili. Davanti a delle semplici intuizioni nate nel corso della lettura di testi specifici dove la storia antica è trattata da studiosi di grande spessore, è bene tentare di costruire delle tesi che potrebbero stimolare l'approfondimento e l'arricchimento dell'argomento individuato, centrando quindi un duplice obiettivo: interessare il lettore e invitarlo a contribuire con le sue conoscenze ad allargare il campo della ricerca. 
Data per acquisita la rispondenza degli Shardana con la popolazione presente in forma maggioritaria in Sardegna (G. Ugas- Shardana e Sardegna, Edizioni della Torre, 2016), in relazione alla dimensione del

giovedì 4 aprile 2019

Archeologia. Antenati e “defunti illustri” nella Sardegna di età punica. Il caso del Sulcis. Articolo di Giuseppe Garbati

Archeologia. Antenati e “defunti illustri” nella Sardegna di età punica. Il caso del Sulcis
Articolo di Giuseppe Garbati

La ricostruzione delle ideologie funerarie nel mondo fenicio e punico è uno dei campi di studio più stimolanti. Una delle regioni in cui l’apporto dell’archeologia si è dimostrato ricco di nuove suggestioni è la Sardegna, sia in relazione ai contesti e ai corredi funerari appartenenti alle fasi arcaiche della presenza fenicia, sia in riferimento alle molteplici testimonianze di età punica. In merito a questa seconda epoca, alcuni elementi interessanti sono stati restituiti di recente dai rinvenimenti nella necropoli punica di Sulcis. Bernardini ha scoperto un ricco sepolcro che consente di esprimere alcune considerazioni. La tomba 7 della necropoli punica di Sulcis, datata grazie al corredo ceramico entro la seconda metà del V a.C., è composta da un’unica grande camera a pianta trapezoidale, cui si accede da un ampio corridoio gradinato, provvista al centro di un pilastro (fig. 1). L’interno della cella, lungo la parte superiore delle pareti, presenta larghe fasce dipinte in rosso che

lunedì 1 aprile 2019

Archeologia. Scoperto in Sardegna, sul Supramonte, un complesso cultuale del Bronzo Recente, ricco di scene scolpite in rilievi con figure divine in processione. E’ presente anche una spettacolare Tomba di Giganti con centinaia di figure scolpite. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Scoperto in Sardegna, sul Supramonte, un complesso cultuale del Bronzo Recente, ricco di scene scolpite in rilievi con figure divine in processione. E’ presente anche una spettacolare Tomba di Giganti con centinaia di figure scolpite.
Articolo di Pierluigi Montalbano

Si tratta di un recesso naturale tra le rocce, composto di due camere decorate da bassorilievi (la principale ampia circa m 18 × 11, la minore 17 × 4) in comunicazione tra loro per mezzo di uno stretto passaggio. La parte prospiciente alle due camere fu bloccata fin dall'inizio da una serie di edifici: si sono riconosciute 3 fasi principali. Tutto è stato realizzato in prossimità di una Tomba di Giganti elegantemente costruita con grandi blocchi isodomi scolpiti che riportano simboli e figure da interpretare. All'inizio il complesso cultuale era costituito prevalentemente dalle scene sulle pareti; un muro ampio circa 1,20 chiudeva l'accesso alle due camere ed era insieme cinta e terrazzamento per lo spiazzo libero. All'interno del recinto non vi era che una piccola casa a una sola stanza. Nella fase successiva si procedette alla costruzione di un vero e proprio complesso templare, simile per impianto ai

giovedì 28 marzo 2019

Archeologia. Cosa significa il simbolo del Capovolto rappresentato dei menhir della Sardegna?

Archeologia. Cosa significa il simbolo del Capovolto rappresentato dei menhir della Sardegna?


I menhir antropomorfi della Sardegna centrale sono tanto affascinanti da commuovere. Sarà che sono nostri, però mi sono sempre sembrati i più belli del mondo. Di certo sono i più enigmatici.
Una visita al museo di Laconi, dove sono stati raccolti i più rappresentativi, anche per evitare che vengano rubati (sic!), restituisce le immagini di figure e categorie espressive lontane nel tempo e però, data la consuetudine con l’arte della prima metà del secolo scorso, geometria, essenzialità, simbolismo, ci sembra di sentirli particolarmente vicini.
A sentire i più, le statue-steli (o steli-menhir), diffuse in un ampio territorio che abbraccia gran parte dell’Europa occidentale, sarebbero falli di pietra, figure essenziali alle quali, a cavallo dell’eneolitico e dentro il primo bronzo, si cominciano ad aggiungere fattezze umane schematiche. Qualche tratto per il volto, talvolta due seni, le braccia, spesso oggetti simbolici indice di posizione sociale: armi (pugnali, accette, spade, archi) abiti splendidamente lavorati, ornamenti, alabarde, animali.
Se si tralascia per il momento il caso sardo, tutti i dettagli delle statue-steli ritrovate in

lunedì 18 marzo 2019

Cartografia Nautica. Le carte di Marino di Tiro, dovremo riabilitare Toscanelli. Articolo di Rolando Berretta


Cartografia  Nautica. Le carte di Marino di Tiro, dovremo riabilitare Toscanelli.
Articolo  di  Rolando  Berretta

Nel mappamondo di Hereford…  Paolo Orosio ci ricorda una storia poco nota.


I Romani avevano sentito la necessità di sapere come era fatto il Mondo che

venerdì 15 marzo 2019

Archeologia della Sardegna. Benatzu: mezzo secolo per capire? Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia della Sardegna. Benatzu: mezzo secolo per capire?
Articolo di Gustavo Bernardino

La ricorrenza del ritrovamento del “Tesoro” nella grotta di Benatzu (Santadi) avvenuto il 24 giugno 1968 per opera di un gruppo di speleologi appartenenti alla Associazione Speleologica Iglesiente (ASI), ripropone in termini indifferibili, considerato il tempo trascorso, la necessità di dare un significato plausibile al così detto “Tesoro” e sopratutto proporre una soluzione credibile in merito alla titolarità del destinatario di tale ricchezza.
La scoperta, è straordinariamente importante perché consente, al pari della “Stele di Rosetta”, di interpretare con più facilità, altri reperti rinvenuti nell'area e riscrivere con maggiore chiarezza i reali rapporti esistenti tra

lunedì 4 marzo 2019

Archeologia. Attività e risorse nella Sardegna nuragica all'epoca dei Giganti di Mont'e Prama. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Attività e risorse nella Sardegna nuragica all'epoca dei Giganti di Mont'e Prama.
Articolo di Pierluigi Montalbano

Nella lettura del contributo di Giovanni Ugas intitolato "la stagione delle artistocrazie", all'interno del libro "I giganti di pietra", ho rilevato una minuziosa descrizione del modo di vivere dei sardi del Primo Ferro e ho deciso di pubblicare un articolo che riassume le tante notizie fornite dall'archeologo su vari aspetti della vita quotidiana dei nuragici.
Intorno al X a.C., abbandonati i nuraghi, gli abitati si ridussero di numero ma aumentarono in dimensioni, alcuni a spese di altri che rimasero piccoli villaggi rurali. Le case furono realizzate direttamente a ridosso delle torri, trasformate in luoghi di culto, e sopra le rovine della precedente cinta muraria. Le capanne erano a isolati circolari, con più ambienti disposti intorno a una piazzetta centrale. Erano case dotate di laboratori, magazzini e altre infrastrutture. Il sistema urbanistico vede un miglioramento delle architetture dei pozzi, con canali di

sabato 16 febbraio 2019

Archeologia. Perché in Sardegna furono costruiti i nuraghi a torre? Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Perché in Sardegna furono costruiti i nuraghi a torre?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Sappiamo che i nuraghi a corridoio precedono il concepimento della prima torre, quindi si tratterebbe di porsi il problema della comparsa di questi nuraghi arcaici. Verosimilmente furono ideati per il progressivo mutare della stratificazione sociale delle comunità dell’età del rame, con la formazione di una “classe elevata” che rivendicava una posizione di prestigio attraverso l’edificazione di un edificio simbolo di status, la stessa che, in un secondo momento, richiederà la costruzione di una torre. Il nuraghe a corridoio, stratigrafie alla mano, mostra lo stesso tipo di accumulo antropico delle torri, senza eccezione, indicando che funzione e logica dovevano essere gli stessi. La comparsa della torre in pietra non appare più come una cesura, piuttosto come un’evoluzione, anche se rimane il problema delle differenze architettoniche tra le due tipologie di edifici.
La sovrapposizione delle tipologie stratigrafiche tra nuraghi a corridoio e torri, indicandone la

martedì 5 febbraio 2019

Archeologia e tradizioni popolari. Aruspicina e incubazione: pratiche sciamaniche nuragiche sin dall'alba dei tempi. Articolo di Mauro Atzei


Archeologia e tradizioni popolari. 
Aruspicina e incubazione: pratiche sciamaniche nuragiche sin dall'alba dei tempi.
Articolo di Mauro Atzei

A cominciare da Diodoro Siculo ( 90 a.C. – 27 a.C.), a Pausania, detto il periegeta (110-180 d.C.), e a Giovanni Filòpono (490 – 570), commentatore di Aristotele, passando allo storico delle religioni Raffaele Petazzoni (La religione primitiva in Sardegna, 1912)a tanti altri e, per finire, con l'antropologa Dolores Turchi (Oliena, 1935), a partire da almeno un millennio dalla fine della civiltà dei costruttori di nuraghi, si è parlato tanto di religione nuragica; talmente tanto che, ancor oggi, la si conosce molto poco. Le divinità, sin dall'origine della civiltà nuragica, erano delle entità spirituali che si manifestavano quando venivano invocate, cioè quando si determinavano le condizioni perché si rivelassero.  I nuragici avevano probabilmente sviluppato delle tecniche per far si che il ierofante, a piacimento, potesse fruire dell'aiuto degli spiriti (le divinità), nei momenti più critici e delicati della

sabato 2 febbraio 2019

Archeologia. Il culto dell’acqua nella Sardegna nuragica. Articolo di Alessandro Usai

Archeologia. Il culto dell’acqua nella Sardegna nuragica
Articolo di Alessandro Usai


La civiltà nuragica è la principale espressione culturale della Sardegna protostorica, che occupa tutto l’arco temporale compreso tra la Media Età del Bronzo (apparentemente a partire da un momento non iniziale di tale periodo, intorno al 1600-1500 a.C.) e la fine della Prima Età del Ferro(circa 700 a.C.). La sua parabola evolutiva attraversò momenti di formazione, maturità, trasformazione e degenerazione, e naturalmente fu condizionata sia dai fili di continuità che dai fattori di cambiamento. La sua identità, compatta e nello stesso tempo cangiante nel tempo e nello spazio come un mosaico dai mille colori, sta proprio nel rapporto dialettico tra continuità e cambiamento. Semplificando in modo anche troppo schematico, la civiltà nuragica ci appare come un ciclo storico unitario, che interessa tutta la Sardegna e le sue isole minori e che si può suddividere in due grandi periodi: il primo è quello che vede la costruzione dei nuraghi, delle tombe collettive e dei primi insediamenti; il secondo è quello che, pur nella continuità dell’utilizzo dei nuraghi esistenti come centri di aggregazione del popolamento, vede

mercoledì 30 gennaio 2019

Gli Shardana e i loro porti. Articolo di Gustavo Bernardino


Gli Shardana e i loro porti.
Articolo di Gustavo Bernardino


Il titolo di questo articolo mi è venuto in mente guardando la trasmissione “Freedom” di Roberto Giacobbo andata in onda in data 24 gennaio.
Premetto che la trasmissione non mi ha entusiasmato perché sarebbe potuta essere molto più utile, ai fini di una maggiore e puntuale conoscenza della materia trattata (gli Shardana), se Giacobbo avesse avuto la bontà di ascoltare oltre al Dott. Usai che appare nella trasmissione, anche altri personaggi che della materia hanno dato prova di profonda conoscenza, come ad esempio il Prof. G. Ugas, che ha realizzato un lavoro enciclopedico e ha riscritto la storia della Sardegna nuragica con il suo “Shardana e Sardegna” (edito da Edizioni Della Torre 2016). Nella puntata del 24 gennaio, il conduttore non ha fornito nuovi spunti alla conoscenza degli Shardana, tranne forse aver dato una informazione interessante relativa alle affermazioni fatte dal Rettore della

domenica 27 gennaio 2019

Archeologia. L’età del Ferro in Sardegna, arte e religiosità si incontrano nella produzione di raffinati oggetti legati al sacro: Bronzetti, Navicelle e Giganti di Monte Prama. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. L’età del Ferro in Sardegna, arte e religiosità si incontrano nella produzione di raffinati oggetti legati al sacro: Bronzetti, Navicelle e Giganti di Monte Prama.
Articolo di Pierluigi Montalbano

Durante la Civiltà Nuragica è evidente un cambio sociale avvenuto intorno al X secolo a.C., con una serie di tracce archeologiche che vedono la trasformazione del rituale funerario, con la realizzazione di una nuova tipologia tombale, con  pozzetto a ipogeo singolo, che sostituisce le Tombe di Giganti, con l’abbandono dell’attività edilizia di costruzione di nuovi nuraghi e con l’avvio di un piano urbanistico che utilizza nuove strutture, realizzate smontando gli edifici in disuso. Già da due secoli le architetture civili erano affiancate dai templi a pozzo, raffinati edifici in cui l’acqua è l’elemento privilegiato per la celebrazione dei culti e dei rituali iniziatici. A queste strutture si aggiungono alcuni piccoli templi, denominati a megaron, chiamati così perché l’ambiente centrale è prolungato nella

sabato 26 gennaio 2019

Archeologia. L’alba della Civiltà Nuragica, in Sardegna compaiono i primi nuraghi. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. L’alba della Civiltà Nuragica, in Sardegna compaiono i primi nuraghi.
Articolo di Pierluigi Montalbano

La Civiltà Nuragica, quella che costruì i nuraghi, si sviluppò in Sardegna durante tutta l’età del Bronzo, dal XVII al X a.C., e continuò poi per altri 5 secoli, attuando una serie di profondi cambiamenti sociali, in un periodo in cui i sardi non costruivano più torri. Il substrato che consentì il suo sviluppo si andò formando sul finire del III Millennio a.C., quando la cultura locale, conosciuta come facies Monte Claro, fu fortemente influenzata dalle genti del Vaso Campaniforme, portatori d’innovazioni importanti quali l’architettura dolmenica, nuove tecnologie per la fusione dei metalli e una forte specializzazione nell’uso delle armi. All’inizio del II Millennio a.C. i sardi si dedicavano ad attività agricole, alla pastorizia, alla pesca e alla filiera dei metalli, soprattutto rame e argento. Fino a quel periodo le architetture dei vivi erano costituite da piccoli edifici nei quali vivere e svolgere le

giovedì 24 gennaio 2019

Archeologia. Due relitti dell'età del Bronzo carichi di metalli: Capo Gelidonya e Dokos. Articolo di Pierluigi Montalbano.


Archeologia. Due relitti dell'età del Bronzo carichi di metalli: Capo Gelidonya e Dokos.
Articolo di Pierluigi Montalbano.

Il relitto di Capo Gelidonya è un’imbarcazione dell’Età del Bronzo, identificata da pescatori di spugne alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso. La campagna di scavi subacquei fu condotta da Peter Throckmorton e George Bass nell’area di Gelidonya, un promontorio della penisola di Teke, nell’Anatolia meridionale, che separa la baia di Finike a ovest, dal Golfo di Antalya a est, e portò alla luce un relitto adagiato su un fondale roccioso ai piedi di una scogliera, a 25 metri di profondità. Il carico presentava importanti tracce di corrosione e concrezione, suggerendo allo staff di spostare tutto in superficie e iniziare le

mercoledì 23 gennaio 2019

Archeologia. Il relitto di Ulu Burun, una nave dell'età del Bronzo che naufragò nelle coste meridionali anatoliche, lasciando agli archeologi 17 tonnellate di materiali da esaminare. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. Il relitto di Ulu Burun, una nave dell'età del Bronzo che naufragò nelle coste meridionali anatoliche, lasciando agli archeologi 17 tonnellate di materiali da esaminare. 
Articolo di Pierluigi Montalbano

Nel 1982 il pescatore di spugne Mehemet Cakir scopre a Uluburun, a 8,5 km a Sud Est di Kas nel sud della Turchia, il relitto di una nave dell’età del Bronzo. L'Istituto di Archeologia della nautica, nella campagna di scavo tra il 1984 e il 1994 ha portato alla luce uno dei più ricchi assemblaggi di oggetti del Bronzo Tardo trovati nel Mediterraneo. Il natante giace su un ripido pendio roccioso a una profondità di circa 50 metri. La datazione dendrocronologia di un piccolo pezzo di legna suggerisce il

martedì 22 gennaio 2019

Archeologia. La guerra di Megiddo, il primo grande conflitto armato documentato della storia. Fu combattuta all'inizio del XV secolo a.C. dal faraone Thutmose III per sottomettere i principi Mitanni. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia. La guerra di Megiddo, il primo grande conflitto armato documentato della storia. Fu combattuta all'inizio del XV secolo a.C. dal faraone Thutmose III per sottomettere i principi Mitanni.
Articolo di Pierluigi Montalbano

La battaglia di Megiddo (1457 a.C.). Nei primi decenni del XV a.C., il faraone Thutmose III sbaragliò una coalizione di principi cananei capeggiati dal sovrano di Qadesh, che dopo la sconfitta si rifugiarono a Megiddo. Assediata la città, il faraone ripristinò la signoria egiziana in Palestina raggiungendo il massimo ampliamento territoriale del Paese delle Due Terre. Per venti anni, vista la giovane età di Thutmose III, il potere era diviso con la sovrana Hatshepsut, reggente perché sposa del defunto faraone Thutmose II. La regina, verso la fine del suo mandato, consentì Thutmose III di dirigere le sue forze armate nei territori controllati dalla città di Qadesh, e dichiarare guerra al re di Kadesh, ai monarchi Mitanni e ad alcuni regni in Palestina e Siria, uniti da un patto di alleanza. La sua prima spedizione militare, consistente nel giungere a Megiddo, poco distante da Nazareth, fu la

lunedì 21 gennaio 2019

Archeologia. La guerra di Qadesh, il più importante conflitto armato dell'età del Bronzo. Egizi e Ittiti diedero vita al confronto fra il faraone Ramesse II e il grande generale ittita Muwatalli per la conquista della fortezza siriana. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. La guerra di Qadesh, il più importante conflitto armato dell'età del Bronzo. Egizi e Ittiti diedero vita al confronto fra il faraone Ramesse II e il grande generale ittita Muwatalli per la conquista della fortezza siriana.
Articolo di Pierluigi Montalbano

La battaglia di Qadesh, Kinza in lingua ittita, fu combattuta nella Siria meridionale, sulle rive del fiume Oronte, nel 1275 a.C. dagli eserciti dei due più importanti imperi dell’epoca: gli egizi di Ramesse II e gli ittiti di Muwatalli II. I due regni erano da anni coinvolti in schermaglie per la supremazia sulle città della fascia costiera del Libano, e Qadesh era la roccaforte di confine fra i due contendenti. Le fonti documentarie sono ricche d’informazioni, e testimoniano tutti i dettagli, comprese le armi, il vestiario, i carri, le strategie militari e il trattato di pace. La grande guerra si concluse con un sostanziale pareggio, con Qadesh che rimase in mano ittita, e gli egizi che

venerdì 18 gennaio 2019

Archeologia. La navigazione nell’età del Bronzo e la nascita dei Popoli del Mare. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. La navigazione nell’età del Bronzo e la nascita dei Popoli del Mare.
Articolo di Pierluigi Montalbano

Fin dall’alba dei tempi, il Mar Mediterraneo fu considerato un mondo misterioso e ostile, popolato da mostri e divinità. Per le avverse condizioni del tempo, la navigazione era difficile soprattutto da Novembre a Marzo. La conquista di questo mare avvenne per tappe successive, e una volta domato dall’uomo favorì lo scambio d’idee, tecniche e culture diverse. L’evoluzione dei sistemi di navigazione e delle armi utilizzate per la difesa dai continui attacchi dei pirati, favorì lo sviluppo della civiltà, e le navi divennero un laboratorio privilegiato per sperimentare tecnologie innovative. Erano strumenti che consentivano di commerciare in maniera più agevole, sicura e rapida rispetto alle

giovedì 17 gennaio 2019

Archeologia. La nascita della scrittura. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. La nascita della scrittura
Articolo di Pierluigi Montalbano

Le scritture più antiche risalgono alla fine del IV Millennio a.C. pur se nei dipinti e graffiti preistorici s’individuano alcuni elementi che suggeriscono dei segni di scrittura. L'invenzione di un sistema di scrittura, invece, è assai tarda perché oltre il bisogno di comunicare, l'abilità manuale, il pensiero simbolico e il linguaggio, devono verificarsi una serie di condizioni socio-economiche e politiche favorevoli, e ciò avvenne in Mesopotamia con la nascita del cuneiforme, e in Egitto con i

mercoledì 16 gennaio 2019

Archeologia. Il "Sistema di Palazzo", e la nascita delle prime città. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. Il "Sistema di Palazzo", e la nascita delle prime città.
Articolo di Pierluigi Montalbano

La città, fin dalle sue prime forme, si basa su due nuclei: gli edifici sacri con i templi dedicati alle principali divinità, e il complesso palatino, espressione del potere politico urbano. Nella storia del Vicino Oriente antico, il palazzo e il tempio sono la manifestazione del potere laico e religioso. La fondazione di una città era immaginata come il risultato di un’azione divina che ispirava un gruppo umano a costruire un centro urbano per porvi la sede del proprio tempio e consegnare il potere e la

martedì 15 gennaio 2019

Archeologia: Lidi, Lici e Cari, tre antichissimi popoli anatolici che parteciparono alle guerre dell’età del Bronzo che si svolsero nelle attuali coste della Turchia sud-occidentale. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia: Lidi, Lici e Cari, tre antichissimi popoli anatolici che parteciparono alle guerre dell’età del Bronzo che si svolsero nelle attuali coste della Turchia sud-occidentale.
Articolo di Pierluigi Montalbano

I Lidi abitano un'antica regione della Turchia asiatica, la Lidia, che nel periodo di massima espansione era compresa fra il Golfo di Edremit a Nord e il fiume Küçük Menderes a Sud. Le sue articolate coste si affacciano sul Mar Egeo ed è formata da bacini, circondati da rilievi ricoperti da macchia mediterranea e vegetazione steppica. Le pianure sono fertili e irrigue. Allo sbocco delle valli principali, in un golfo ben protetto, si è sviluppata Smirne. Anticamente posta tra la Misia, la Frigia e

domenica 13 gennaio 2019

Archeologia. I Popoli del Mare, i temibili guerrieri che alla fine dell'età del Bronzo contribuirono al crollo dei grandi imperi del Vicino Oriente e dell'Egitto. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. I Popoli del Mare, i temibili guerrieri che alla fine dell'età del Bronzo contribuirono al crollo dei grandi imperi del Vicino Oriente e dell'Egitto. 
Articolo di Pierluigi Montalbano

Negli ultimi secoli del II Millennio a.C., si osserva un cambiamento radicale del quadro politico e sociale del Vicino Oriente antico. Il sistema palaziale dei vecchi imperi crolla, accompagnato dalla comparsa di nuovi organismi che modificano profondamente i confini e la fisionomia dei grandi imperi dell'epoca: Egitto, Assiria e Babilonia. I Popoli del Mare, chiamati n3 ḫ3tw n p3 ym dagli egiziani, sono migranti di origine nordafricana, egeo-anatolica e marittima, concorrono alla caduta degli Ittiti e s’insediano in tutto il Vicino Oriente e nelle provincie egizie. I popoli del mare prendono il nome dalle popolazioni che attaccarono e travolsero i regni orientali con una serie di

sabato 12 gennaio 2019

Archeologia. Gli Achei, i leggendari guerrieri di stirpe greca cantati da Omero nell'Iliade, nemici dei troiani nella guerra di Troia. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. Gli Achei, i leggendari guerrieri di stirpe greca cantati da Omero nell'Iliade, nemici dei troiani nella guerra di Troia. 
Articolo di Pierluigi Montalbano


Gli Achei sono una popolazione di stirpe greca proveniente dalla città di Argo, nell’Argolide. Omero li chiamava anche danai, discendenti dal mitico Danao, riferendosi ai greci che parteciparono alla Guerra di Troia, mentre il termine Argivi si riferisce solo ai nativi del Peloponneso e della Tessaglia Meridionale. Gli Elleni, invece, sono gli abitanti del nord della Grecia. La prestigiosa stirpe dei mitici achei di Omero, fu la prima popolazione ellenica, seguita dagli Ioni e dagli Eoli, genti che invasero la Grecia nel II millennio a.C., riuscendo a sottomettere i locali, da alcuni indicati come Pelasgi. Una corrente di pensiero li avvicina ai Micenei, basandosi su vari reperti archeologici. Si ritiene che queste genti di origine indoeuropea, attraverso i Balcani, occuparono il Peloponneso intorno al 1500 a.C., in coincidenza con la fine dell'era minoica. Gli invasori argivi furono fortemente influenzati da

venerdì 11 gennaio 2019

Archeologia. Le tribù dei Berberi Libi: Libu, Kehek e Meshwesh. Furono per secoli la spina nel fianco dei faraoni egizi, e alla fine dell'età del Bronzo occuparono le terre occidentali del Delta del Nilo fino a diventare sovrani d'Egitto. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. Le tribù dei Berberi Libi: Libu, Kehek e Meshwesh. Furono per secoli la spina nel fianco dei faraoni egizi, e alla fine dell'età del Bronzo occuparono le terre occidentali del Delta del Nilo fino a diventare sovrani d'Egitto.
Articolo di Pierluigi Montalbano

I berberi Meshwesh vivevano nell’attuale Libia. Il confine con gli egizi fu continuamente teatro di conflitti e progressivamente gruppi di queste popolazioni si insediarono nella regione occidentale del Delta del Nilo, fino a prenderne il controllo intorno al 1000 a.C. I principi Meshwesh (Osorkon, Takelo, Nimlot, Sheshonq) giunsero al completo controllo dello stato egizio nei due secoli successivi, con la XXII dinastia. La loro origine berbera è attestata dalla stele di Paserhor che riporta l'intera genealogia assegnando che il capostipite è Buyuwawa il libico. Compaiono nei testi dell'antico Egitto come fornitori di bestiame al palazzo del faraone Amenofi III, e si conoscono rappresentazioni di

giovedì 10 gennaio 2019

Archeologia. Fra i popoli del mare che attaccarono l'Egitto, le iscrizioni parlano degli Shakelesh. Chi erano? Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. Fra i popoli del mare che attaccarono l'Egitto, le iscrizioni parlano degli Shakelesh. Chi erano?
Articolo di Pierluigi Montalbano

Fra i Popoli del Mare menzionati dagli antichi egizi ci sono gli Shekelesh, probabilmente una componente dei siculi. Nel tempio di Karnak sono indicati come uomini e donne stranieri, e nelle raffigurazioni sono rappresentati con i capelli raccolti sotto un copricapo a bandana, in alcuni casi ingrossata, fermata sul capo da un nastro. Sono vestiti con tuniche o gonnellini e portano un medaglione sul petto. I guerrieri non hanno armature e imbracciano due lance e uno scudo rotondo. Compaiono sulla scena nella seconda metà del XIII a.C., quando si registrano gli attacchi dei Popoli del Mare in Egitto. La prima attestazione (KIU 4246) è nel tempio di Karnak, nel V anno del regno di

mercoledì 9 gennaio 2019

Archeologia. Filistei, Peleset, Palestinesi: un nome diverso per indicare le stesse genti. Chi erano al tempo dei Popoli del Mare, 3200 anni fa? Articolo di Pierluigi Montalbano.


Archeologia. Filistei, Peleset, Palestinesi: un nome diverso per indicare le stesse genti. Chi erano al tempo dei Popoli del Mare, 3200 anni fa?
Articolo di Pierluigi Montalbano.

Nella zona dell’attuale Striscia di Gaza, oggi abbiamo i territori palestinesi. Un tempo, circa 3200 anni fa, erano le terre dei filistei, genti indoeuropee identificabili con i Peleset che facevano parte della coalizione di Popoli del Mare che attaccarono l’Egitto regnato dal faraone Ramesse III. Nei bassorilievi egizi sono rappresentati come guerrieri con scudi tondi, spade, e indossano corazze leggere e un copricapo piumato. Nella Bibbia sono citati come provenienti dall’Egeo, precisamente da Creta, l’isola che nei geroglifici egizi è indicata come Kaftor, la terra dei Keftiu. Una fonte documentaria egizia della fine del XII a.C., l’Onomastico di Amenope, parla di Peleset insediati nelle

martedì 8 gennaio 2019

Archeologia della Sardegna. Sulky? Il vero nome potrebbe essere Šulgi Riflessioni di Gustavo Bernardino


Archeologia della Sardegna. Sulky? Il vero nome potrebbe essere Šulgi
Riflessioni di Gustavo Bernardino

Il rinomato centro sulcitano di S. Antioco che ospita nel proprio territorio un numero rilevante di testimonianze archeologiche attestanti la millenaria storia di questo luogo, potrebbe riservare ulteriori sorprese sulla sua origine toponomastica.
Comunemente si suole identificare S. Antioco con Sulky, la prima e più antica “città” della Sardegna e per qualche studioso d'Italia.  Sulky viene definita “Fenicia” per i numerosi ed importanti reperti rinvenuti riconducibili alla stessa civiltà. Gli archeologi che vi hanno lavorato, però, hanno potuto constatare e documentare che oltre al periodo fenicio/punico e successivamente romano, vi sono evidenti tracce di una

lunedì 7 gennaio 2019

Archeologia. Biblo, la città del papiro, anello di congiunzione fra gli antichi regni dell'Egitto e della Siria. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. Biblo, la città del papiro, anello di congiunzione fra gli antichi regni dell'Egitto e della Siria.
Articolo di Pierluigi Montalbano

Adagiata sulle sponde orientali del Mediterraneo, 40 km a nord di Beirut, capitale del Libano, Biblo è un’antichissima città portuale, posta strategicamente su un promontorio che domina su due ampie baie. Era dotata di un porto a sud, rivolto verso l’Egitto, e un porto a nord, orientato verso Cipro, quindi fu l’anello di congiunzione per le relazioni internazionali fra il mondo egizio e quello siriano. Secondo lo storico Filone, Byblos fu fondata nel Neolitico dal dio El con il nome di Gubla, o Gebal, e poi i greci, vista la sua importanza come centro per i commerci del papiro, le diedero il nome di

sabato 5 gennaio 2019

Archeologia. Il regno di Ugarit, in Siria, fu conteso da tutti gli imperi più potenti. Fu il crocevia di merci e uomini che si muovevano dall'Asia al Mediterraneo, dall'Anatolia all'Egitto. Era il porto più importante dell'antichità, privilegiato per veicolare il rame di Cipro. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. Il regno di Ugarit, in Siria, fu conteso da tutti gli imperi più potenti. Fu il crocevia di merci e uomini che si muovevano dall'Asia al Mediterraneo, dall'Anatolia all'Egitto. Era il porto più importante dell'antichità, privilegiato per veicolare il rame di Cipro. 
Articolo di Pierluigi Montalbano

L'antica città di Ugarit, (Ra’s Shamra) si trova nella costa siriana, nei pressi dell’odierna Latakia. Il suo regno era uno snodo cruciale delle antiche vie commerciali che dai paesi asiatici viaggiavano verso il Mare Mediterraneo e viceversa. Essendo un porto strategico anche per le merci che transitavano lungo l’asse nord-sud, dai paesi nordici verso le terre cananee, fu conteso da tutte le potenze dell’epoca: ittiti, Mitanni ed egizi. Per questo motivo fu teatro di sanguinarie guerre per il suo controllo, fino alla sua distruzione durante le incursioni dei Popoli del Mare. All’inizio del II Millennio a.C. Ugarit era sotto l’influenza del regno egiziano, come testimoniano alcuni piccoli manufatti dell'epoca dei faraoni Sesostris I, Sesostris II e Amenemeth III.  Nella vicina città di Ebla è stata trovata la più antica attestazione scritta del suo nome, risalente al 1800 a.C. Nel XVII a.C. era

venerdì 4 gennaio 2019

Archeologia. Il Regno di Arzawa, un'area costiera occidentale dell'Anatolia che nell'età del Bronzo fu al centro di guerre e alleanze con gli ittiti e i micenei. E' in questa terra, presso lo Stretto dei Dardanelli, che sorgeva Troia, la mitica città cantata da Omero. Articolo di Pierluigi Montalbano.


Archeologia. Il Regno di Arzawa, un'area costiera occidentale dell'Anatolia che nell'età del Bronzo fu al centro di guerre e alleanze con gli ittiti e i micenei. E' in questa terra, presso lo Stretto dei Dardanelli, che sorgeva Troia, la mitica città cantata da Omero.
Articolo di Pierluigi Montalbano. 

Nel II Millennio a.C., in Anatolia occidentale, affacciata nel Mar Egeo fra lo Stretto dei Dardanelli a nord, dove sorgeva l’antica città di Troia, e fino al Fiume Meandro a sud, nella zona di Mileto, c’erano  i Regni di Arzawa, spesso in conflitto con le popolazioni ittite che governavano l’attuale Turchia. Divise dalle regioni Lukka (Licia) e Karkiysa (Caria) le aree occupate dalle genti Arzawa erano governate dalla città Apasa, la Efeso di età classica. Le popolazioni locali parlavano la lingua luvia, e le conosciamo grazie ai testi trovati negli archivi dei sovrani ittiti, con cui si allearono in

giovedì 3 gennaio 2019

Archeologia. A Babilonia, nella media età del Bronzo, governarono i Cassiti, genti iraniche che si imposero dopo il regno di Hammurabi. Costruirono loro la Torre di Babele? Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. A Babilonia, nella media età del Bronzo, governarono i Cassiti, genti iraniche che si imposero dopo il regno di Hammurabi. Costruirono loro la torre di Babele?
Articolo di Pierluigi Montalbano

I Cassiti (Kashshù) sono una popolazione asiatica originaria dell'altipiano iranico tra il confine con Babilonia e, verso l’interno, fino alle montagne dello Zagros, nell’area fra l'Elam e i confini meridionali dell'Armenia. Avevano scarsa considerazione per la registrazione degli eventi e la più antica fonte documentaria è un passo di un'iscrizione dalla quale risulta che il re Samsu-iluna della prima dinastia di Babele, nel 1900 a.C., celebra un trionfo militare contro di loro. Una serie di nomi di persona dei Cassiti sono riportati in tavolette della prima dinastia, durante un'immigrazione pacifica e lenta dei montanari dell'orlo dell'altipiano nella pianura ricca e fertile. Inizialmente, verso

mercoledì 2 gennaio 2019

Archeologia. La Civiltà Minoica, una evoluta società dell'età del Bronzo caratterizzata da grandi palazzi decorati con splendidi affreschi. I minoici navigavano e commerciavano ma furono investiti dall'eruzione del vulcano di Thera, la più potente degli ultimi 5000 anni, oggi a Santorini. Articolo di Pierluigi Montalbano.


Archeologia. La Civiltà Minoica, una evoluta società dell'età del Bronzo caratterizzata da grandi palazzi decorati con splendidi affreschi. I minoici navigavano e commerciavano ma furono investiti dall'eruzione del vulcano di Thera, la più potente degli ultimi 5000 anni, oggi a Santorini. 
Articolo di Pierluigi Montalbano. 

I minoici erano genti di stirpe greca che nell’età del Bronzo avviarono una serie di attività commerciali marinaresche grazie alla vantaggiosa posizione geografica di Creta, l’isola posta al centro dell’Egeo, Il nome fu dato dall’archeologo Evans che si riferì al mito di Minosse e al labirinto del Minotauro. Gli egizi li chiamavano Keftiu ma si conoscono anche le genti di Minous, quindi è possibile che i cretesi fossero divisi in due popoli. La loro civiltà è caratterizzata da magnifici palazzi a più piani, arricchiti da colonne, scalinate, pozzi, magazzini, giardini e cortili. La loro vita si distingue, convenzionalmente, in tre periodi secondo le variazioni architettoniche e ceramiche all'interno degli edifici a Cnosso a nord, Festo e Haghia Triada a sud, Malia e Kato Zakros a est e Canea a ovest: antico prepalaziale, medio protopalaziale e tardo neopalaziale. Precedentemente, a

martedì 1 gennaio 2019

Archeologia. I micenei, principi, aristocratrici e re guerrieri di stirpe greca che si sostituirono ai minoici nella gestione dei commerci nel Mare Mediterraneo nel Bronzo Medio. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. I micenei, principi, aristocratici e re guerrieri di stirpe greca che si sostituirono ai minoici nella gestione dei commerci nel Mare Mediterraneo nel Bronzo Medio. 
Articolo di Pierluigi Montalbano

I micenei prendono il nome dalla città greca di Micene, nell’Argolide, e la loro presenza nel Mare Mediterraneo è attestata per tutta l’età del Bronzo. Alcuni studiosi li associano agli Achei, ma le tracce lasciate da queste genti, ad esempio le tavolette con il sistema sillabico della scrittura Lineare B e la descrizione che ne fa Omero nei suoi poemi, non chiariscono la questione. Le città principali coinvolte nell’orbita micenea sono Pilo, Cnosso, Argo, Tirinto e Tebe, luogo in cui la tradizione fa nascere Ercole, Dioniso e Demetra. La storia dei micenei è legata a doppio filo con quella dei