Diretto da Pierluigi Montalbano

Ogni giorno un nuovo articolo divulgativo, a fondo pagina i 10 più visitati e la liberatoria per testi e immagini.

Directed by Pierluigi Montalbano
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Associazione Culturale Honebu

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martedì 17 settembre 2019

Honebu, il salotto della cultura, appuntamenti d'Autunno.

Honebu, il salotto della cultura. Appuntamenti d'autunno

Buongiorno, 
sono lieto di invitarvi ai prossimi eventi dell'Associazione Culturale Honebu. Tutti gli incontri del Venerdì si svolgeranno alle ore 19.00 nella Sala Conferenze in Via Fratelli Bandiera 100 a Cagliari / Pirri. Suggerisco di parcheggiare nell'ampio piazzale alla fine di Via Cuoco, a 20 metri dalla sala.
  
13 Settembre 2019, ore 19, Luigi  Sanciu: "Antropocene, l'era della plastica"

20 Settembre 2019, ore 19, Carlo Tronchetti: "Metodologia dello scavo archeologico"

27 Settembre 2019, ore 19, Fioraldo Cocco: "Dai Sumeri a Su Meri"  

4 Ottobre 2019, ore 19, Pierpaolo Piras: "La birra, storia ed evoluzione" 

11 Ottobre 2019, ore 19, Stefano Piroddi: "Sandahlia, la saga, i due volti dell'anima"

18 Ottobre 2019, ore 19, Maria Teresa Casu: "Passava in bicicletta sotto la mia finestra"  

25 Ottobre 2019, ore 19, Alfredo Sirianni e Milvia Petta: "Fotografia artistica e di viaggio" 

8 Novembre 2019, ore 19, Nicola Castangia: "Domus de Janas"

15 Novembre 2019, ore 19, Paolo Littarru: "Archeoastronomia"  

22 Novembre 2019, ore 19, Stefano Salvatici: "Il potere della mente" 

29 Novembre 2019, ore 19, Salvatore Dedola: "Dizionario etimologico della lingua sarda"

6 Dicembre 2019, ore 19, Massimo Gatto: "I pozzi sacri"  

13 Dicembre 2019, ore 19, Umberto Oppus: "La spada e la gloria"  

20 Dicembre 2019, ore 19, Pierluigi Montalbano: "Archeologia della Sardegna" 

Un caro saluto a tutti,
Pierluigi Montalbano

martedì 3 settembre 2019

Archeologia. I Popoli del Mare,un nuovo libro in uscita accende nuove ipotesi. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia. I Popoli del Mare, un nuovo libro in uscita accende nuove ipotesi.
Articolo di Pierluigi Montalbano

La geografia del mare non è una semplice tavola blu. Da millenni, nessun impero è rimasto solido se ha trascurato l’esplorazione e il governo dei mari, e senza prevalere sulle onde non si può ambire all’egemonia sulle terre. Essendo inabitabile, chi riesce a controllarne i nodi strategici, ossia gli stretti, laddove le acque si restringono e le coste si avvicinano, disegna la supremazia del potere marittimo. Chi controlla i punti di strangolamento, così sono chiamati questi luoghi, può decidere di chiudere o aprire le arterie dell’economia. Chi occupa postazioni determinanti può dissuadere o colpire il nemico. Nell’età del Bronzo, le grandi potenze imperiali cercarono in tutti i modi di amministrare gli approdi in prossimità degli stretti: la città di Troia, la splendida Ugarit, Gibilterra e i canali di collegamento che uniscono il Mediterraneo all’Oceano Indiano. E poi le ferrovie liquide: il Nilo, l’Eufrate, il Tigri, l’Indo. 

Tutte le grandi Civiltà hanno l’acqua come elemento essenziale. Le gerarchie politiche, economiche e militari, ancora oggi, sono segnate dalla supremazia sul mare, la talassocrazia. Ma come si conquistano le onde? Non è sufficiente vincere i duelli nave contro nave, si devono proteggere le coste, tracciare rotte verso zone ricche di materie prime, installare strutture artificiali, conoscere venti e correnti, acquisire capacità tecnologiche, studiare il movimento degli astri. In questo testo è raccontata l’alba della globalizzazione di merci e idee, sono esposte le vicende che coinvolsero i grandi popoli del passato, alla ricerca del governo dei mari. Intorno al 1200 a.C. il mondo si fermò, l'organizzazione politica ed economica, ossia il vecchio "sistema di palazzo", fu annientato dalle imprese di bellicosi popoli che unirono le capacità di navigazione alle tecniche di combattimento, e misero a ferro e fuoco tutte le grandi città marittime dell'epoca.

giovedì 29 agosto 2019

Archeologia della Sardegna. I giganti di Mont ‘e Prama: Pugilatori, arcieri e guerrieri. Riflessioni di Luisanna Usai

Archeologia della Sardegna. I giganti di Mont ‘e Prama: Pugilatori, arcieri e guerrieri.
Riflessioni di Luisanna Usai

Quando nel 1981 furono pubblicati per la prima volta i dati dello scavo effettuato da Carlo Tronchetti nel sito di Mont’e Prama, fu evidenziata soprattutto la presenza di statue in arenaria che riproducevano, in grandezza superiore al vero, due figure: quella del così detto pugilatore, già nota, seppure in soli due esemplari, nella piccola plastica in bronzo di produzione nuragica, e quella del guerriero con arco sulla spalla sinistra, quest’ultima ben rappresentata nella bronzistica. Sulla base dei dati di scavo sono anche state ricostruite graficamente le due figure, poi riprese in diverse pubblicazioni. Il restauro e la verifica di tutti i frammenti restituiti dall’indagine archeologica hanno non solo aumentato il numero delle figure rappresentate, ma anche fornito numerose precisazioni sui particolari evidenziati in ciascun tipo e sulle differenze nelle diverse rappresentazioni dei singoli personaggi pur nell’omogeneità dei tipi fondamentali. Alcune statue sono sufficientemente complete, tanto da far capire facilmente come doveva essere la figura intera al momento della realizzazione. In altri casi è la ripetitività delle immagini che ci aiuta a ricostruire, almeno virtualmente, le statue; in altri casi ancora è la possibile pertinenza dei frammenti non ricomponibili a consentirci di delineare il quadro complessivo. La figura più rappresentata è quella del così detto “pugilatore”, termine già usato da Giovanni Lilliu per definire il personaggio rappresentato su un bronzetto rinvenuto nel territorio di Dorgali. Sono ben sedici le raffigurazioni di “pugilatore”, anche se non tutte in

mercoledì 28 agosto 2019

Archeologia. Nuovo libro sui Popoli del Mare. Un lavoro di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Nuovo libro sui Popoli del Mare
di Pierluigi Montalbano

Con immenso piacere comunico a tutti gli amici che è in stampa il mio ultimo lavoro. 
Due anni di ricerche, 160 pagine a colori, tante immagini. Un testo dedicato agli intrepidi naviganti che nell'antichità attraversarono i mari e i fiumi per conoscere nuove terre e nuovi popoli. 
Commercianti, guerrieri, sovrani e artisti intrecciarono le loro vicende e svilupparono tecnologie che spinsero l'umanità verso la prima globalizzazione mondiale. Un viaggio che unisce la Mesopotamia e il Mediterraneo. 
Capone Editore. 
A fine settembre programmero' le presentazioni.

giovedì 22 agosto 2019

Cagliari, una città dalle origini antichissime. Articolo di Pierluigi Montalbano

Cagliari, una città dalle origini antichissime.
Articolo di Pierluigi Montalbano



I primi insediamenti nella zona sud della Sardegna risalgono al VI Millennio a.C. a Capo Sant'Elia, nella Sella del Diavolo ma restringiamo il campo al I Millennio a.C. per ottenere un quadro sintetico delle vicende più significative dello sviluppo urbano della città.
Quando parliamo di golfi con storia millenaria, dobbiamo tenere presente la percezione antica. Oggi abbiamo un occhio diverso, inoltre la linea di costa si è modificata. Ragionare con le tecniche di navigazione attuali ci porterebbe a fare macroscopici errori di valutazione.
I confini medievali del Golfo di Cagliari sono descritti nel più antico portolano conosciuto, il “compasso da navigare” del XIII secolo d.C., e vanno da Capo Carbonara a Capoterra, ma oggi giungono fino a Capo Spartivento. Tolomeo, autore di epoca romana, nella sua “Geografia” pone il Golfo dopo il promontorio di Cagliari, ossia da Capo Sant’Elia a Capo Carbonara. In ogni epoca, dunque, si ha una percezione del golfo differente.
Cagliari si affaccia sul Canale di Sardegna, una sorta di gigantesco fiume che attraversa

martedì 20 agosto 2019

Archeologia, arte, guerra e pace.

Archeologia, arte, guerra e pace.

C'è un tempo per tutto, e nell'arte siamo comete che vagano nell'universo. 
Ciclicamente, quando il creatore illumina gli artisti e l'uomo rinnega le guerre, nasce una corrente che lascia un segno indelebile. 

Poi, inesorabilmente, i vizi prendono il sopravvento, l'intelletto è sopraffatto dalle bassezze umane...e la creatività si spegne e muore. I nostri antichi avi ci osservano e tacciono, nell'attesa di un nostro risveglio, di un'illuminazione capace di invertire la rotta cieca che abbiamo intrapreso.

I Giganti di Mont'e Prama, ammutoliti, ci guardano e, sbarrando gli occhi, non provano tenerezza per la nostra tragedia.

martedì 13 agosto 2019

Storia e archeologia della Sardegna. La Chiesa di Santa Gilla. Articolo di Cinzia Arrais. Redattore Luca Fiscariello.


Storia e archeologia della Sardegna. La Chiesa di Santa Gilla
Articolo di Cinzia Arrais  
Redattore Luca Fiscariello



Sepolta per decenni, sotto una montagna di polvere e documenti, la mappa che indica la chiesa di S. Gilla è finalmente riemersa dal buio dell’oblio.
Tutto ha avuto inizio nel 2015.
Il corso per guide ambientali, da me sostenuto, richiedeva una tesi finale. Il responsabile Roberto Copparoni, a tal scopo, mi ha affidato una ricerca sul villaggio "fantasma" di S. Maria Maddalena, nell’attuale Comune di Capoterra. Era un villaggio medievale, certamente di grande interesse, purtroppo scomparso.
Il materiale bibliografico relativo all’argomento era piuttosto scarno, pertanto la decisione di iscrivermi all'Archivio di Stato di Cagliari e, successivamente, all'Archivio Diocesano è stata una necessaria conseguenza. In questi istituti ho trovato degli atti che indicano l'ubicazione esatta della chiesa di S. Maria Maddalena, che si credeva scomparsa, ma della quale resistono ancora le vestigia nella località di Maramura. In seguito ho rinvenuto anche dei documenti che citano la chiesa di S. Giorgio, costruita, in epoca sabauda, nella zona dell’attuale “Residenza del Sole”. Altri ancora hanno rivelato nuove e importanti notizie sull'antica storia di Giorgino. Infine, come un regalo inatteso, mi sono imbattuta nella mappa che indica la chiesa di S. Gilla. Ho pensato immediatamente fosse un documento di gran valore, in quanto non l’avevo mai visto in

sabato 10 agosto 2019

Conferenza sui Nuraghi. Relatore Pierluigi Montalbano.

Buongiorno, per chi non avesse avuto l'opportunità di partecipare alla conferenza al Nuraghe Nastasi, ho caricato un video youtube con il mio intervento. 
L'oscurità non ha consentito inquadrature del tavolo dei relatori. Buon ascolto e visione. 
Ringrazio tutti i partecipanti alla serata e gli organizzatori della Consulta Giovanile di Tertenia.




giovedì 8 agosto 2019

Archeologia. Chi erano e in quale periodo della storia del Mediterraneo e dell’antico Egitto, appaiono gli Shardana? Riflessioni di Luisanna Usai e Piero Bartoloni

Archeologia. Chi erano e in quale periodo della storia del Mediterraneo e dell’antico Egitto, appaiono gli Shardana?
Riflessioni di Luisanna Usai e Piero Bartoloni

Chi erano, dunque, questi cosiddetti Shardana? Erano veramente provenienti dalla Sardegna e al servizio dei faraoni, come ritengono alcuni, oppure, come ritengono altri, dopo una sosta in Egitto, giunsero nell’isola per dare vita a una nuova civiltà? Oppure, in realtà, non hanno alcun rapporto con la Sardegna e tutto ciò che sappiamo è il frutto di pure coincidenze?Nell’ambito dei cosiddetti "Popoli del Mare" abbiamo visto menzionati più volte come protagonisti gli S˘erden, vocalizzati come Sherdana, Si potrà ritenere che la citazione di questo popolo, nella forma che appare, sia errata, mentre invece la versione corretta è proprio quella di S˘erdana e non

lunedì 5 agosto 2019

Archeologia. La civiltà nuragica, dai nuraghi a Mont’e Prama. Articolo di Alessandro Usai

Archeologia. La civiltà nuragica, dai nuraghi a Mont’e Prama
Articolo di  Alessandro Usai


Quando ai piedi della collina di Mont’e Prama si componevano la necropoli e il complesso di sculture, e nell’intera Sardegna templi e santuari si riempivano di bronzi e di ambre, i nuraghi erano già vecchi. Nuraghi e “tombe dei giganti” da una parte, templi, bronzetti e statue dall’altra sono certamente opera dello stesso popolo, inteso come ceppo etnico radicato in Sardegna già da millenni che sviluppò nel tempo una propria tradizione culturale; non sono però opera della stessa gente, bensì di diverse generazioni portatrici di esigenze materiali, ideali e sociali diverse, pur nella continuità della stessa tradizione culturale. Parlare oggi della civiltà nuragica impone a tutti uno sforzo per liberarla dall’immagine astratta di mitico eden isolano; costringe tutti ad accettare una difficilissima sfida, riportare nel concreto dei tempi, dei luoghi e delle azioni non solo i monumenti e i manufatti ma soprattutto quella umanità che fu protagonista di una singolare esperienza storica, che segnò la

mercoledì 31 luglio 2019

Archeologia in Sardegna. L'edificio sacro di Monte d'Accoddi, una struttura di 5000 anni fa costruita con altari a terrazza. Articolo di Alberto Moravetti

Archeologia in Sardegna. L'edificio sacro di Monte d'Accoddi, una struttura di 5000 anni fa costruita con altari a terrazza. 
Articolo di Alberto Moravetti

Il complesso dell'età del Rame ospitava un santuario e un villaggio che non trova riscontri in Europa e nell’intera area del Mediterraneo. La scoperta di Monte d’Accoddi risale ai primi anni Cinquanta del secolo scorso, quando il professor Antonio Segni, insigne studioso di diritto ma anche appassionato di archeologia, si era persuaso che una misteriosa collinetta che sorgeva in un terreno adiacente a una sua proprietà, a una decina di chilometri da Sassari, altro non fosse che un tumulo etrusco o qualcosa di simile, e per questo ne aveva caldeggiato lo scavo e facilitato il finanziamento. Per realizzare questa impresa occorreva tuttavia un archeologo, cosa non semplice in quegli anni in

domenica 28 luglio 2019

Archeologia. Pozzi Sacri in Sardegna, come erano costruiti? Articolo di Ercole Contu

Archeologia. Pozzi Sacri in Sardegna, come erano costruiti?
Articolo di Ercole Contu



Già dal 1974 mi ero posto il problema della ricostruzione grafica dei pozzi sacri (o "templi a pozzo") della Sardegna nuragica; ma solo nel 1980 avevo tradotto graficamente la mia l'ipotesi in un disegno (fig.l,f) - che per gran parte qui riconfermo nella sua relativa validità - concernente la struttura generale originaria di questa categoria di monumenti. Tutto ciò riguardava anche le fonti sacre, che, per essere l'acqua sorgiva più facilmente accessibile rispetto a quella che viene da falda freatica, e perciò necessitando - quand'anche essa ci sia - di una scala molto breve, risultano essere, per dir così, dei pozzi sacri in miniatura. Nella mia ricostruzione grafica, sia passata sia presente, del pozzo sacro di Santa Vittoria di Serri-NU (figg. 1,f; 2,b ) mi sono limitato agli elementi principali dell'architettura, trascurando persino, volutamente, sia il recinto o temenos ellittico che racchiude l'edificio - data la sua modesta rilevanza architettonica e perché deve trattarsi di un'aggiunta successiva, piuttosto recente - sia il problema della sistemazione originaria di altri elementi non direttamente riferibili all'edificio: quali i betili-torre, o modellini in

venerdì 26 luglio 2019

Archeologia. Il problema degli Shardana. Riflessioni di Ercole Contu.

Archeologia. Il problema degli Shardana 
Riflessioni di Ercole Contu.


«La questione, che tocca vari aspetti dei problemi sin qui trattati ed altri specifici ne include, è stata ripresa di recente, con una certa attenzione, in alcuni articoli su un giornale, dal linguista Massimo Pittau e dallo storico  Giovanni Dejana. In essi si avanza di nuovo la domanda se i Shardana (Shrdn) debbano essere identificati o no con i Sardi Nuragici; domanda alla quale io ritengo che debba essere data risposta negativa. 
Infatti, nonostante l'entusiasmo e i buoni propositi che manifesta, mi ha lasciato del tutto indifferente il volume di Leonardo Melis, su questo specifico argomento; nonché quello, già di livello più elevato ma pur sempre giornalistico e più documentato (ma con bibliografia insufficiente) di S. FRAU sulle
 Colonne d'Ercole. 

E altrettanto dico del più recente volume di un vero archeologo come Giovanni Ugas. Conclusioni negative che avevo già espresso in un congresso della Tafts University- Medford-Boston, pubblicato nel 1998.  Ora è

mercoledì 24 luglio 2019

Archeologia. Fonni: i misteri di Gremanu. Articolo di Gustavo Bernardino

Archeologia. Fonni: i misteri di Gremanu
Articolo di Gustavo Bernardino


L'ultimo articolo di Pierluigi Montalbano, apparso il 23 luglio 2019 sulla rivista Honebu, consente di fare una ulteriore riflessione in merito al sito archeologico di Gremanu.
Questo luogo magico e misterioso che si trova vicino a Fonni custodisce nel suo ventre antiche e arcane costruzioni cultuali, all'interno delle quali si svolgevano riti probabilmente legati alla ierogamia o prostituzione sacra. Qui, forse, giocavano un ruolo fondamentale, le maschere de sos Boes e sos Merdùles oggi usate (a Ottana) come elementi caratteristici del folclore sardo capaci di catturare l'interesse del turista. Maschere che purtroppo sono cariche d’incrostazioni deformanti che col tempo hanno modificato il probabile originale significato di natura religiosa. Quindi forse è più realistico pensare ad un loro uso cerimoniale in cui l'uomo, mascherato da animale (Merdùle) ritenuto sacro (lo dimostrerebbe il simbolo ancora in uso presente nelle maschere che rappresenta il dio-creatore Šamaš “dio del sole” dei Sumero/accadici) mentre pascolava la mandria de (sos Boes), si accoppiava con la vedova (donna vestita di nero chiamata Filonzana) la quale aveva

martedì 23 luglio 2019

Archeologia. Tomba di Giganti Madau a Fonni. Una particolarità archeologica che scatena la curiosità: c'è un guerriero simile ai giganti di Mont'e Prama impresso sullo sfondo o è un effetto ottico? Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Tomba di Giganti Madau a Fonni. Una particolarità archeologica che scatena la curiosità: c'è un guerriero simile ai giganti di Mont'e Prama impresso sullo sfondo o è un effetto ottico?
Articolo di Pierluigi Montalbano


Qualche giorno fa, in occasione del solstizio d’estate, ho accompagnato un gruppo di escursionisti in una visita guidata nel territorio di Fonni. Mete obbligate sono state le Tombe di Giganti Madau e il santuario fertilistico nuragico di Gremanu. Vorrei soffermarmi sulle 4 sepolture monumentali, realizzate con una perfezione tale da suscitare fra i partecipanti una serie di riflessioni, fra le quali la più gettonate è stata: “Le pietre sono lavorate una ad una?”. Ebbene sì, un lavoro certosino che certamente ha coinvolto i migliori specialisti dell’arte scultorea isolana di

lunedì 15 luglio 2019

Archeologia. In Sardegna, 4000 anni fa, coibentavano le capanne dei villaggi e conficcavano spade nella roccia. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia. In Sardegna, 4000 anni fa, coibentavano le capanne dei villaggi e conficcavano spade nella roccia. 
Articolo di Pierluigi Montalbano


Nel territorio di Teti, un piccolo centro della Barbagia, oltre ai tanti bronzetti d’inestimabile valore trovati verso la metà dell’Ottocento e oggi esposti al Museo di Cagliari, sono stati individuati diversi menhir protoantropomorfi in granito, asce in pietra, cuspidi di freccia in ossidiana, grattatoi, raschiatoi e schegge di lavorazione del Neolitico. Un reperto particolare è una statuetta femminile rossiccia ben levigata, in roccia vulcanica, con forma di Dea Madre obesa, probabile rappresentazione di donna in gravidanza avanzata. Molti oggetti provengono dai

domenica 14 luglio 2019

Archeologia. Oliena, Sardegna. Un edificio sacro per i rituali di 3000 anni fa.

Archeologia. Oliena, Sardegna. Un edificio sacro per i rituali di 3000 anni fa.

Oliena, Sa Sedda 'e Sos Carros. 

Un edificio sacro dotato di un sofisticato sistema idraulico che garantiva la fuoriuscita d'acqua da bocche realizzate lavorando a rilievo dei blocchi di pietra a forma di testa d'ariete. La vasca al centro è forata per consentire all'acqua di defluire verso i piedi di chi aveva il privilegio di partecipare ai rituali. Epoca: bronzo finale/Primo Ferro.
Nel settembre 1977 gli archeologi iniziarono lo scavo nel complesso nuragico di Sa Sedda 'e Sos Carros, nel cuore della valle del Lanaittu, vicino alla grotta di Sa Oche, in territorio di Oliena. Per arrivarci bisogna prendere la S.S.129 per Orosei, svoltare per Oliena, e girare poi per Dorgali. Dopo poco meno di 6 km si svolta per le sorgenti de Su Gologone e si giunge nel piazzale delle sorgenti. Da quì si va a destra in una strada in cemento per la Valle di Lanaittu e si prosegue per 6.6 km fino al

giovedì 11 luglio 2019

Arte. Sensazionale scoperta di un quadro attribuibile a Derain. Spesso le cose più difficili da vedere sono quelle che sono davanti agli occhi. Articolo di Alberto Zei


Arte. Sensazionale scoperta di un quadro attribuibile a Derain. Spesso le cose più difficili da vedere sono quelle che sono davanti agli occhi. 
Articolo di Alberto Zei


Il ritrovamento
Come quasi sempre avviene, ancora una volta è stato un caso che per una serie di strane circostanze sicuramente irripetibili, è uscito allo scoperto un quadro apparentemente insignificante e abbandonato. Si tratta di una pittura  rinvenuta nel centro di Roma ,  considerata probabilmente di scarsa importanza, anche, come si dirà, per la contraddizione temporale  che lo stile del dipinto esprime. Non era infatti, verosimile  ritenere che quel  quadro fosse invece, un’ autentica opera d’arte. Ma a volte, sono proprio le incongruenze di questo tipo, le contraddizioni e le apparenze di prima approssimazione che dopo affrettati giudizi a carattere generalizzato, ad un’analisi più

martedì 9 luglio 2019

Archeologia. Come funzionavano le navi antiche? Dalle barche dell'età del Bronzo alle grandi navi romane. Articolo di Marco Bonino

Archeologia. Come funzionavano le navi antiche? Dalle barche dell'età del Bronzo alle grandi navi romane.
Articolo di Marco Bonino




Negli ultimi decenni, gli archeologi hanno portato alla luce alcuni relitti che permettono di inquadrare una serie di aspetti tecnici delle imbarcazioni che hanno solcato il Mare Mediterraneo negli ultimi millenni. Gli scafi arcaici, fin dal Bronzo, erano costruiti a partire dal guscio di fasciame, che era realizzato mediante tavole sagomate e piegate, cucite con legature. Solo dopo avere ottenuto la forma del guscio, si inserivano le strutture interne per garantire la forma e la consistenza dello scafo. A partire dal XIV a.C. le legature fatte di funicelle cominciarono ad essere sostituite da linguette di legno fermate da cavicchi: un miglioramento del

martedì 2 luglio 2019

Archeologia. Otzi, la mummia del Similaun. Lettera aperta all’EURAC di Bolzano circa la mummificazione di Ötzi - 1 luglio 2019. Articolo di Gianluigi Carancini


Archeologia. Otzi, la mummia del Similaun.
Lettera aperta all’EURAC di Bolzano circa la mummificazione di Ötzi - 1 luglio 2019
Articolo di Gianluigi Carancini

Ho riletto in questi giorni la versione in italiano del libro di K. Spindler su Ötzi, e mi ha colpito un brano, che sembrerebbe poter dare ragione alla mia ricostruzione riguardo alla natura funeraria del rinvenimento (v. Gian Luigi Carancini, Aspetti dell’iconografia delle statue-stele e dei massi incisi in Europa tra Eneolitico ed antica età del bronzo - Confronti e convergenze con altre fonti archeologiche nell’ambito del bacino del Mediterraneo, Preistoria Alpina, 46 II, 2012: 255-265) e, soprattutto, a quanto avevo presupposto circa la possibile mummificazione artificiale del cadavere, che ho sempre ritenuto avvenuta a valle immediatamente dopo il decesso di Ötzi, prima del suo trasporto e della sua tumulazione in alta quota, cioè prima che il tutto venisse sommerso dal ghiaccio (non ci è dato, tuttavia, di sapere quanto tempo dopo, se immediatamente all’indomani della deposizione del cadavere – per altro assai improbabile -, o piuttosto molto tempo dopo, cioè nel lasso di tempo che – secondo la Commissione di Bolzano - avrebbe permesso il processo naturale di

giovedì 27 giugno 2019

Archeologia. La battaglia di Alalia, o del Mare Sardo, combattuta nelle acque a nord della Sardegna, davanti alle Bocche di Bonifacio, fra etruschi, cartaginesi e greci. Articolo di Giovanni Schioppo.

Archeologia. La battaglia di Alalia, o del Mare Sardo, combattuta nelle acque a nord della Sardegna, davanti alle Bocche di Bonifacio, fra etruschi, cartaginesi e greci.
Articolo di Giovanni Schioppo.
Mentre i re etruschi di Roma erano impegnati a costruire la loro città e a fare guerre contro i latini e i sabini, la vicina Caere, in forte competizione con i greci di Marsiglia e di Alalia, era interessata al suo commercio marittimo lungo le coste italiche e con la Sardegna e la Corsica. Secondo molti studiosi la battaglia di Alalia, detta anche “battaglia del mare sardo”, combattuta da etruschi e cartaginesi contro i focei di Alalia fu la prima grande battaglia navale della storia. Le cause più remote che portarono

martedì 25 giugno 2019

Archeologia all’Elba - Uno scheletro e tanti dubbi. Articolo di Alberto Zei

Archeologia all’Elba - Uno scheletro e tanti dubbi.
Articolo di Alberto Zei

A seguito della pubblicazione sul Quotidiano Honebu dell’articolo riguardante il ritrovamento archeologico di uno scheletro umano negli scavi  all’Isola d’Elba, i Professori Mallegni e Zecchini hanno precisato quanto ancora si dovrebbe ottenere dalle osservazioni e dalle analisi dei resti fossili che dovevano seguire il ritrovamento. L’articolo che pubblichiamo oggi verte sul medesimo tema di quello redatto dai due professori perché anche Alberto Zei, autore dell’articolo odierno, ritiene necessaria maggiore chiarezza sulla questione attraverso una salutare rivisitazione delle prime  dichiarazioni dei ricercatori.
L’ Elba esoterica
Sarebbe interessante poter leggere  su riviste di archeologia dedicata  a rilevanti ritrovamenti,  notizie attendibili su reperti rinvenuti all’Elba, isola che, sul piano del patrimonio archeologico, stante la sua plurimillenaria storia,  è sicuramente più ricca di molte altre località italiane. Ancora una volta, invece, si apprende da alcuni giornali elbani on line nonché da riviste di archeologia di livello nazionale, quanto di conflittuale  possa insorgere sulle scoperte archeologiche  che attraverso i

sabato 22 giugno 2019

Archeologia della Sardegna. Anche Limbara profuma d' Oriente. Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia della Sardegna. Anche Limbara profuma d' Oriente.
Articolo di Gustavo Bernardino


Dopo aver individuato la probabile origine del nome del Monte Baranta che si trova in provincia di Sassari, e che, come riportato nell'articolo del 28 giugno 2018 (in questa rivista), riguarda la sfera religiosa e si riferisce ad una divinità appartenente al pantheon sumerico, propongo adesso una ipotesi interpretativa dell'oronimo Limbara. Questo massiccio montuoso di natura granitica, ricco di boschi e  di acqua si presenta come elemento naturale di separazione delle due regioni confinanti: la Gallura a nord e il Logudoro a sud.
Le sue cime più alte sono state brutalmente offese da installazioni militari e civili finalizzate all'utilizzo delle

sabato 15 giugno 2019

Archeologia. Santuari, culti e ideologia del potere nella Sardegna nuragica della Prima età del Ferro. Articolo di Paolo Bernardini

Archeologia. Santuari, culti e ideologia del potere nella Sardegna nuragica della Prima età del Ferro.
Articolo di Paolo Bernardini

tratto da “Corpora delle antichità della Sardegna, LA SARDEGNA NURAGICA, Storia e monumenti”

«Possiamo immaginare che, intorno al perimetro del recinto di Santa Vittoria di Serri, davanti al porticato, alle loggette dei mercanti, alle capanne dei capi, da dove la folla assisteva alle manifestazioni, si componesse, a circoli concentrici, il ballo tondo, al suono dell’aulete dal mezzo soffiante a piene gote sul triplice flauto di canne […] con accompagnamento di canti e di urla frenetiche. Saliva un’orgia corale mimico-musicale, un misto barbarico di religione e di erotismo che nella notte si consumava, senza veli, pronubi il bosco e gli astri. La piazza si trasformava anche in “ginnasio” […] e i giovani atleti convenuti al santuario, vi scendevano a difendere il prestigio e l’onore della tribù di appartenenza e a cogliere il premio della vittoria […] questo quadro umano che

giovedì 13 giugno 2019

Archeologia. I Fenici. Relatore Pierluigi Montalbano. Registrata nella sala conferenze Honebu in Giugno 2019

Archeologia. I Fenici

Relatore Pierluigi Montalbano
Registrata nella sala conferenze Honebu in Giugno 2019
Buona Visione

Con piacere vi offro il video della mia conferenza a Cagliari, da Honebu, sull'Universo dei Fenici. Chi erano, che attività svolgevano, in che case abitavano quali divinità pregavano, che manufatti hanno lasciato. Buona visione.
Video a cura di Ferdinando Atzori.

mercoledì 5 giugno 2019

Antropologia. Lo scheletro di San Giovanni (Isola d’Elba): perplessità sulle ipotesi avanzate circa l’età della morte, il sesso e la datazione. Articolo di Francesco Mallegni e Michelangelo Zecchini


Antropologia. Lo scheletro di San Giovanni (Isola d’Elba): perplessità sulle ipotesi avanzate circa l’età della morte, il sesso e la datazione.
Articolo di Francesco Mallegni e Michelangelo Zecchini


Il ritrovamento di uno scheletro umano durante la campagna di scavi 2017 nella fattoria romana di S. Giovanni (Portoferraio) suscitò un certo interesse. Se ne occupò diffusamente la stampa  la quale, trascrivendo evidentemente le convinzioni dei responsabili dello scavo (Franco Cambi e Laura Pagliantini dell’Università di Siena), riportò che “si trattava di un individuo giovane, un ventenne, come sembrano indicare i denti e lo stato di formazione delle ossa”. Oggi i risultati degli esami antropologici su quello scheletro vengono pubblicati su un supplemento agli Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa a cura di Franco Cambi,  Laura Pagliantini e Collaboratori. Vi si afferma, fra l’altro, che le analisi sono state condizionate in negativo dallo stato di

lunedì 3 giugno 2019

Archeologia. Il Vino, la Vita e la Morte nella Sardegna Punica. Articolo di Carlo Tronchetti


Archeologia. Il Vino, la Vita e la Morte nella Sardegna Punica.
Articolo di Carlo Tronchetti

Il consumo del vino ed il valore conferito alla bevanda in Sardegna durante il periodo punico differisce totalmente da quello che aveva nel precedente mondo fenicio, e che è stato ben illustrato da Paolo Bernardini, in linea con quello che possiamo chiamare il Mediterraneo delle aristocrazie.
Si va a perdere il valore sacrale che accompagnava l’assunzione della bevanda, con il suo rituale di strumenti particolari, quali il piccolo tripode per triturare le essenze che aromatizzavano il liquido.
Il vino mantiene sempre la sua valenza di bevanda peculiare, che unisce in sè l’aspetto edonistico e quello più oscuro che deriva dall’inebriamento provocato dalla smodatezza nel bere, ma il suo uso diviene generalizzato. Il dettagliato e fondamentale esame del materiale anforico di Cartagine compiuto da B.Bechtold, in particolare, per quel che ci riguarda, per i suoi periodi Middle Punic I e II, mostra chiaramente l’importanza e la mole del traffico di anfore vinarie verso la metropoli africana; la sua veloce disamina della situazione sarda, basata sui materiali editi e notizie ancora inedite, unitamente ad altre recenti pubblicazioni, conferma anche per la Sardegna, sia pure in

giovedì 30 maggio 2019

I riti con il fuoco nelle tradizioni popolari della Sardegna

I riti con il fuoco nelle tradizioni popolari della Sardegna




Il calendario sardo è disseminato di sagre e feste in tutti i mesi dell’anno. Diminuiscono negli ultimi giorni di carnevale e durante la Quaresima ma con i riti della Settimana Santa riacquistano nuovo impulso.
Le sagre sono ottime occasioni per dare risalto al folclore poiché, oltre a svolgersi nel loro ambiente naturale, assicurano la presenza di gruppi in costume che possono così esibirsi nel modo più autentico, favorendo una affascinante presa di contatto con le tradizioni dell’isola.
L’essenza principale di queste sagre è di natura religiosa e a motivarle sono stati voti di singole persone per grazia ricevuta e voti comunitari per la cessazione di pestilenze, carestie, inondazioni, invasioni di cavallette, ma a volte sono state ispirate dal ritrovamento, spesso leggendario, di simulacri. Il loro svolgimento vede sempre un accavallarsi di riti cristiani e componenti pagane che attestano come la religiosità dei sardi, pur essendo profondamente radicata, non sia aliena da reminiscenze di culti primitivi.
Notevole importanza ha il legame tra i miti e le vicende dell’agricoltura, che hanno sempre condizionato l’isola. Questo spiega anche certi riti propiziatori di un buon raccolto, ottenibile da una

martedì 28 maggio 2019

Archeologia della Sardegna. Le Triadi Nuragiche. Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia della Sardegna. Le Triadi Nuragiche
Articolo di Gustavo Bernardino


La recente riedizione del volume “La Sardegna nuragica” di Massimo Pittau ( Edizioni Della Torre 2018),  mi consente di fare alcune riflessioni in ordine a diversi argomenti trattati dall'autore:
Il Nuraghe e la sua funzione cultuale
Credo che ormai anche i più riottosi accademici accettino la soluzione religioso/cultuale per definire la primaria funzione dei nostri magnifici monumenti, eretti dai nostri antenati non già per scopi militari ma per compiere quelle funzioni religiose dirette a santificare le divinità in nome delle quali si era proceduto ad erigere le sacre torri. Trattandosi di una costruzione che richiedeva enorme dispendio di lavoro e di risorse economiche se ne evidenzia anche una sua multifunzionalità in termini di ulteriore utilizzo per scopi sociali, come luogo di riunione di persone con ruoli decisionali per la collettività e per la conservazione di derrate alimentari come peraltro archeologicamente riscontrato.
Resta tuttavia da definire in maniera credibile e coerente su quali basi si può declinare questa interpretazione. La prima osservazione va fatta partendo dalla considerazione che la funzione militare-difensiva, si deve escludere per la mancanza di elementi probatori proprio nei criteri costruttivi del monumento, che non può essere considerato militare-difensivo solo per l'aspetto massiccio e mastodontico. Caratteristiche che,

sabato 25 maggio 2019

Archeologia della Sardegna. I villaggi della Civiltà Nuragica. Articolo di Anna Depalmas


Archeologia della Sardegna. I villaggi della Civiltà Nuragica.
Articolo di Anna Depalmas
tratto da “Corpora delle antichità della Sardegna, LA SARDEGNA NURAGICA, Storia e monumenti”


Le forme d’insediamento dell’età nuragica sono caratterizzate, come altre manifestazioni architettoniche e di cultura materiale, da un’elevata uniformità tipologica. Nonostante questo sono evidenti aspetti che indicano cambiamenti in senso diacronico di cui non è semplice cogliere né un generale percorso evolutivo e di sviluppo né caratteri ed elementi di dettaglio. Se valutiamo in termini ampi il fenomeno insediativo di età nuragica non possiamo omettere di considerare anche i nuraghi giacché le torri rappresentano le unità costruttive proprie del popolo nuragico che dall’età del Bronzo medio all’età del Bronzo recente incentra la propria vita intorno a questo singolare tipo di edifici. In alcune aree la densità molto elevata dei nuraghi lascia, infatti, ritenere che la popolazione residente potesse essere tutta alloggiata entro di essi. Nonostante ciò non è comunque possibile identificare in senso assoluto i nuraghi con normali “abitati” protostorici, eccetto quella minima percentuale di torri integrata con un villaggio di capanne. Sulla base dei dati disponibili – ossia quelli

mercoledì 22 maggio 2019

Archeologia della Sardegna. I nuraghi Articolo di Paolo Melis.


Archeologia della Sardegna. I nuraghi
Articolo di Paolo Melis.
tratto da “Corpora delle antichità della Sardegna, LA SARDEGNA NURAGICA, Storia e monumenti”

Il nuraghe è la costruzione che caratterizza la civiltà sviluppatasi in Sardegna a partire dalla
media età del Bronzo e che da esso prende il nome (Lilliu G. 1962; 1982; 1988; Contu E.
1981; 1998a). Nella tipologia classica, nota con la denominazione di “nuraghe a tholos”, si
distingue sensibilmente dalle strutture nuragiche che lo precedettero: i “protonuraghi”, recentemente
ridefiniti come “nuraghi arcaici” (Ugas G. 2005, p. 70). Proprio dall’evoluzione
di questi ultimi – in una fase del Bronzo medio su cui ancora gli studiosi discutono (BM2 per
alcuni, BM3 per altri), fra XVII e XVI secolo a.C. – si giungerà alla definizione del modulo
di nuraghe con grande camera circolare centrale.
Nuraghi semplici
Nei suoi caratteri generali, il nuraghe è un edificio sostanzialmente modulare che varia in

lunedì 20 maggio 2019

Archeologia. Considerazioni sui protonuraghi. Articolo di Alberto Moravetti


Archeologia. Considerazioni sui protonuraghi.
Articolo di Alberto Moravetti
tratto daCorpora delle antichità della Sardegna, LA SARDEGNA NURAGICA, Storia e monumenti”

A partire dal Bronzo medio 1, se non alla fine della fase precedente, in Sardegna si diffondono
quelle costruzioni che chiamiamo nuraghi – tipologicamente differenziati in protonuraghi
e nuraghi a tholos o “classici” – che per la loro grandiosità e per l’alto numero disseminato in
tutta l’isola caratterizzano il paesaggio sardo ed una “civiltà” protostorica fra le più originali
e complesse del Mediterraneo.
I protonuraghi, come è noto, sono strutture architettoniche variamente definite nel tempo
 “nuraghi abnormi, falsi nuraghi, pseudonuraghi, nuraghi a galleria, nuraghi-nascondiglio,
nuraghi anomali o aberranti, nuraghi a corridoio/i, protonuraghi, nuraghi arcaici”  ad indicare
di volta in volta un rapporto di somiglianza o di diversità formale, di cronologia o di

sabato 18 maggio 2019

Archeologia della Sardegna. Bronzetti nuragici: sculture votive, oggetti artistici o doni cerimoniali? Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Bronzetti nuragici: sculture votive, oggetti artistici o doni cerimoniali?
Articolo di Pierluigi Montalbano


In Sardegna, nelle fasi finali della Civiltà nuragica, circa 3000 anni fa, i sardi decisero una serie di cambiamenti sociali che sono facilmente distinguibili: non costruirono più nuraghi e adottarono un rituale funerario differente con l'abbandono delle monumentali tombe giganti a favore di piccole tombe a pozzetto singolo nelle quali ogni individuo riceveva il suo corredo. In questa fase appaiono i bronzetti, le celebri statuine in rame (90%) e stagno (10%) che rappresentano personaggi, animali, barche, edifici e oggetti che fanno parte della

martedì 14 maggio 2019

Tradizioni di Sardegna. Sa Ramadura: una cerimonia molto più antica di Efisio, praticata per l'apertura dell'anno nautico.. Articolo di Gustavo Bernardino


Tradizioni di Sardegna. Sa Ramadura: una cerimonia molto più antica di Efisio, praticata per l'apertura dell'anno nautico.
Articolo di Gustavo Bernardino


Sono appena terminati i festeggiamenti in onore di “Efis gloriosu” il santo forse più amato nel Sud-Sardegna. Su questa figura ormai mitica del panorama celebrativo-liturgico della nostra isola, è stato detto e scritto di tutto. Io mi limito a proporre un chiarimento per quanto attiene la datazione di un particolare del rituale che viene sempre più valorizzato ed evidenziato. E' una componente assurta a posizioni di primaria importanza nello svolgimento della celebrazione e mi riferisco a “Sa Ramadura” .
Intorno a questo elemento rituale, diventato una icona della Sagra, in tanti hanno voluto dare un apporto di conoscenza contribuendo così ad arricchire il suo valore iconografico. Salvatore Dedola nel suo “NOU FAEDDARZU ETIMOLÒGICU DESSA LIMBA SARDA” Edizioni Grafica del Parteolla 2018, ritiene che

venerdì 10 maggio 2019

Archeologia in Sardegna: Dall'età del Bronzo all'età del Ferro. Riflessioni di Franco Campus, Valentina Leonelli, Fulvia Lo Schiavo

Archeologia in Sardegna: Dall'età del Bronzo all'età del  Ferro.
Riflessioni di Franco Campus, Valentina Leonelli, Fulvia Lo Schiavo

La transizione culturale dall'età del bronzo all'età del ferro nella Sardegna nuragica in relazione con l'Italia tirrenica.
Il Bronzo finale in particolare è stato suddiviso in tre fasi che sembrano corrispondere alla distinzione che contemporaneamente si è operata sulla base dei ripostigli di bronzi (figg. 1 e 2) . Le tre fasi BF1-BF2 BF3/PF1A sono state identificate e si fondano su diversi contesti sicuri e sulla base di un sistema incrociato di dati relativi a un buon numero di siti.

Allo stato attuale delle conoscenze, è ingiustificato negare che la fine dell’età del Bronzo rappresenti l’epilogo di una crisi di vasta portata nel sistema socio-economico e politico nuragico, le cui ragioni vanno ricercate entro l’età del Bronzo, molto prima dell’inizio dell’età del Ferro . Non potendo in questa sede affrontare in modo esaustivo e sistematico tutte le ultime acquisizioni recenti si è deciso di focalizzare l’attenzione su alcuni siti oggetto di indagini recenti da parte dei relatori e che ci è sembrato possano costituire un’utile trama per affrontare le diverse tematiche oggetto del contributo (fig. 3). Se la seconda fase del BR e gli inizi del BF si caratterizzano per un evidente boom demografico, capanne sempre più ampie e i villaggi sempre più vasti, nell’ultima delle fasi del Bronzo finale moltissimi nuraghi sono abbandonati, in quasi tutto il territorio isolano, probabilmente a causa di cedimenti strutturali delle parti sommitali.
I tre nuraghi complessi presi in considerazione il Santu Antine di Torralba , l’Alvu di Pozzomaggiore e l’Adoni di Villanovatulo , ma si potrebbe aggiungere anche l’Arrubiu di Orroli (fig. 4), mostrano labili tracce della fase BF3/PF1A. Nel caso del nuraghe Santu Antine con l’abbandono avviene anche una sorta di sacralizzazione del pozzo-cisterna all’interno della torre nord messo in luce negli scavi 2005 (figg. 5-6). Sul fondo della struttura, profonda oltre 5 metri, fu deposto un

giovedì 9 maggio 2019

Archeologia. Un bando assai discutibile per l’assunzione di assistenti turistici a Barumini. Una rappresentanza di partecipanti alla selezione ha inviato alla nostra redazione una lettera di denuncia per segnalare l’uso di alcune procedure anomale durante le prove d’esame, come si può leggere nel testo. Pubblichiamo integralmente la lettera mettendoci a disposizione della Fondazione Barumini per eventuali smentite o correzioni o risposte, con impegno a pubblicare integralmente il contenuto.


Archeologia. Un bando assai discutibile per l’assunzione di assistenti turistici a Barumini.

Una rappresentanza di partecipanti alla selezione ha inviato alla nostra redazione una lettera di denuncia per segnalare l’uso di alcune procedure anomale durante le prove d’esame, come si può leggere nel testo.
Pubblichiamo integralmente la lettera mettendoci a disposizione della Fondazione Barumini per eventuali smentite o correzioni o risposte, con impegno a pubblicare integralmente il contenuto.



“Questa lettera ha lo scopo di portare in evidenza una situazione incresciosa e poco trasparente relativa ad una selezione pubblica per “Assistente turistico Livello B1” presso la Fondazione Barumini. Siamo una decina di partecipanti, stufi di constatare qua e là che certe selezioni non sono


lunedì 6 maggio 2019

Archeologia. Neith di Sais illuminata dall'Accademia. Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia. Neith di Sais illuminata dall'Accademia.
Articolo di Gustavo Bernardino


Per me che sono un fanatico sostenitore della presenza di Neith in Sardegna, leggere le considerazioni e le lucide argomentazioni di uno dei massimi esponenti del mondo accademico rappresentato da Giovanni Ugas, provoca un sentimento di grande soddisfazione e ne spiego le ragioni. Innanzi tutto chi è Neith e cosa rappresenta. E' una divinità nilotica che nasce a Sais, importante città del delta del Nilo, molto frequentata dai commercianti provenienti da oriente per rifornire il mercato egizio del lapislazzuli, il minerale molto amato dai faraoni. In Sardegna e precisamente nel Sulcis, a Benatzu (Grotta Pirosu), nell'altare ipogeico, si celebrava la

mercoledì 1 maggio 2019

Archeologia. I rapporti fra la Sardegna e Cipro nell'età del Bronzo: i lingotti ox-hide. Articolo di Davide Schirru tratto dalla sua tesi di laurea

Archeologia. I rapporti fra la Sardegna e Cipro nell'età del Bronzo: i lingotti ox-hide
Articolo di Davide Schirru tratto dalla sua tesi di laurea


Molti autori riconoscono il ruolo di Cipro nello sviluppo delle tecniche metallurgiche in Sardegna, ma i contrasti nascono nel momento in cui si tratta di datare queste influenze, interpretabili come fenomeni di "acculturazione", visto che l'idea di una civiltà nuragica passivamente recettiva degli stimoli provenienti dall'oriente può dirsi definitivamente tramontata, sulla base dei ritrovamenti di manufatti nuragici nel Mediterraneo centrale avvenuti negli ultimi trent'anni. I materiali di origine cipriota presenti in Sardegna sono per lo più manufatti metallici, mentre i reperti ceramici si riducono a due soli frammenti, provenienti dal Nuraghe Antigori di Sarroch: un frammento di ansa wishbone handle della classe ceramica Base-ring II ware (Tardo Cipriota II) e un frammento di un pithos, del tipo utilizzato per il trasporto di olio. La selettività con la quale i materiali ciprioti vengono recepiti in