Diretto da Pierluigi Montalbano

Ogni giorno un nuovo articolo divulgativo, a fondo pagina i 10 più visitati e la liberatoria per testi e immagini.

Directed by Pierluigi Montalbano
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lunedì 15 luglio 2019

Archeologia. In Sardegna, 4000 anni fa, coibentavano le capanne dei villaggi e conficcavano spade nella roccia. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia. In Sardegna, 4000 anni fa, coibentavano le capanne dei villaggi e conficcavano spade nella roccia. 
Articolo di Pierluigi Montalbano


Nel territorio di Teti, un piccolo centro della Barbagia, oltre ai tanti bronzetti d’inestimabile valore trovati verso la metà dell’Ottocento e oggi esposti al Museo di Cagliari, sono stati individuati diversi menhir protoantropomorfi in granito, asce in pietra, cuspidi di freccia in ossidiana, grattatoi, raschiatoi e schegge di lavorazione del Neolitico. Un reperto particolare è una statuetta femminile rossiccia ben levigata, in roccia vulcanica, con forma di Dea Madre obesa, probabile rappresentazione di donna in gravidanza avanzata. Molti oggetti provengono dai

domenica 14 luglio 2019

Archeologia. Oliena, Sardegna. Un edificio sacro per i rituali di 3000 anni fa.

Archeologia. Oliena, Sardegna. Un edificio sacro per i rituali di 3000 anni fa.

Oliena, Sa Sedda 'e Sos Carros. 

Un edificio sacro dotato di un sofisticato sistema idraulico che garantiva la fuoriuscita d'acqua da bocche realizzate lavorando a rilievo dei blocchi di pietra a forma di testa d'ariete. La vasca al centro è forata per consentire all'acqua di defluire verso i piedi di chi aveva il privilegio di partecipare ai rituali. Epoca: bronzo finale/Primo Ferro.
Nel settembre 1977 gli archeologi iniziarono lo scavo nel complesso nuragico di Sa Sedda 'e Sos Carros, nel cuore della valle del Lanaittu, vicino alla grotta di Sa Oche, in territorio di Oliena. Per arrivarci bisogna prendere la S.S.129 per Orosei, svoltare per Oliena, e girare poi per Dorgali. Dopo poco meno di 6 km si svolta per le sorgenti de Su Gologone e si giunge nel piazzale delle sorgenti. Da quì si va a destra in una strada in cemento per la Valle di Lanaittu e si prosegue per 6.6 km fino al

giovedì 11 luglio 2019

Arte. Sensazionale scoperta di un quadro attribuibile a Derain. Spesso le cose più difficili da vedere sono quelle che sono davanti agli occhi. Articolo di Alberto Zei


Arte. Sensazionale scoperta di un quadro attribuibile a Derain. Spesso le cose più difficili da vedere sono quelle che sono davanti agli occhi. 
Articolo di Alberto Zei


Il ritrovamento
Come quasi sempre avviene, ancora una volta è stato un caso che per una serie di strane circostanze sicuramente irripetibili, è uscito allo scoperto un quadro apparentemente insignificante e abbandonato. Si tratta di una pittura  rinvenuta nel centro di Roma ,  considerata probabilmente di scarsa importanza, anche, come si dirà, per la contraddizione temporale  che lo stile del dipinto esprime. Non era infatti, verosimile  ritenere che quel  quadro fosse invece, un’ autentica opera d’arte. Ma a volte, sono proprio le incongruenze di questo tipo, le contraddizioni e le apparenze di prima approssimazione che dopo affrettati giudizi a carattere generalizzato, ad un’analisi più

martedì 9 luglio 2019

Archeologia. Come funzionavano le navi antiche? Dalle barche dell'età del Bronzo alle grandi navi romane. Articolo di Marco Bonino

Archeologia. Come funzionavano le navi antiche? Dalle barche dell'età del Bronzo alle grandi navi romane.
Articolo di Marco Bonino




Negli ultimi decenni, gli archeologi hanno portato alla luce alcuni relitti che permettono di inquadrare una serie di aspetti tecnici delle imbarcazioni che hanno solcato il Mare Mediterraneo negli ultimi millenni. Gli scafi arcaici, fin dal Bronzo, erano costruiti a partire dal guscio di fasciame, che era realizzato mediante tavole sagomate e piegate, cucite con legature. Solo dopo avere ottenuto la forma del guscio, si inserivano le strutture interne per garantire la forma e la consistenza dello scafo. A partire dal XIV a.C. le legature fatte di funicelle cominciarono ad essere sostituite da linguette di legno fermate da cavicchi: un miglioramento del

martedì 2 luglio 2019

Archeologia. Otzi, la mummia del Similaun. Lettera aperta all’EURAC di Bolzano circa la mummificazione di Ötzi - 1 luglio 2019. Articolo di Gianluigi Carancini


Archeologia. Otzi, la mummia del Similaun.
Lettera aperta all’EURAC di Bolzano circa la mummificazione di Ötzi - 1 luglio 2019
Articolo di Gianluigi Carancini

Ho riletto in questi giorni la versione in italiano del libro di K. Spindler su Ötzi, e mi ha colpito un brano, che sembrerebbe poter dare ragione alla mia ricostruzione riguardo alla natura funeraria del rinvenimento (v. Gian Luigi Carancini, Aspetti dell’iconografia delle statue-stele e dei massi incisi in Europa tra Eneolitico ed antica età del bronzo - Confronti e convergenze con altre fonti archeologiche nell’ambito del bacino del Mediterraneo, Preistoria Alpina, 46 II, 2012: 255-265) e, soprattutto, a quanto avevo presupposto circa la possibile mummificazione artificiale del cadavere, che ho sempre ritenuto avvenuta a valle immediatamente dopo il decesso di Ötzi, prima del suo trasporto e della sua tumulazione in alta quota, cioè prima che il tutto venisse sommerso dal ghiaccio (non ci è dato, tuttavia, di sapere quanto tempo dopo, se immediatamente all’indomani della deposizione del cadavere – per altro assai improbabile -, o piuttosto molto tempo dopo, cioè nel lasso di tempo che – secondo la Commissione di Bolzano - avrebbe permesso il processo naturale di

giovedì 27 giugno 2019

Archeologia. La battaglia di Alalia, o del Mare Sardo, combattuta nelle acque a nord della Sardegna, davanti alle Bocche di Bonifacio, fra etruschi, cartaginesi e greci. Articolo di Giovanni Schioppo.

Archeologia. La battaglia di Alalia, o del Mare Sardo, combattuta nelle acque a nord della Sardegna, davanti alle Bocche di Bonifacio, fra etruschi, cartaginesi e greci.
Articolo di Giovanni Schioppo.
Mentre i re etruschi di Roma erano impegnati a costruire la loro città e a fare guerre contro i latini e i sabini, la vicina Caere, in forte competizione con i greci di Marsiglia e di Alalia, era interessata al suo commercio marittimo lungo le coste italiche e con la Sardegna e la Corsica. Secondo molti studiosi la battaglia di Alalia, detta anche “battaglia del mare sardo”, combattuta da etruschi e cartaginesi contro i focei di Alalia fu la prima grande battaglia navale della storia. Le cause più remote che portarono

martedì 25 giugno 2019

Archeologia all’Elba - Uno scheletro e tanti dubbi. Articolo di Alberto Zei

Archeologia all’Elba - Uno scheletro e tanti dubbi.
Articolo di Alberto Zei

A seguito della pubblicazione sul Quotidiano Honebu dell’articolo riguardante il ritrovamento archeologico di uno scheletro umano negli scavi  all’Isola d’Elba, i Professori Mallegni e Zecchini hanno precisato quanto ancora si dovrebbe ottenere dalle osservazioni e dalle analisi dei resti fossili che dovevano seguire il ritrovamento. L’articolo che pubblichiamo oggi verte sul medesimo tema di quello redatto dai due professori perché anche Alberto Zei, autore dell’articolo odierno, ritiene necessaria maggiore chiarezza sulla questione attraverso una salutare rivisitazione delle prime  dichiarazioni dei ricercatori.
L’ Elba esoterica
Sarebbe interessante poter leggere  su riviste di archeologia dedicata  a rilevanti ritrovamenti,  notizie attendibili su reperti rinvenuti all’Elba, isola che, sul piano del patrimonio archeologico, stante la sua plurimillenaria storia,  è sicuramente più ricca di molte altre località italiane. Ancora una volta, invece, si apprende da alcuni giornali elbani on line nonché da riviste di archeologia di livello nazionale, quanto di conflittuale  possa insorgere sulle scoperte archeologiche  che attraverso i

sabato 22 giugno 2019

Archeologia della Sardegna. Anche Limbara profuma d' Oriente. Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia della Sardegna. Anche Limbara profuma d' Oriente.
Articolo di Gustavo Bernardino


Dopo aver individuato la probabile origine del nome del Monte Baranta che si trova in provincia di Sassari, e che, come riportato nell'articolo del 28 giugno 2018 (in questa rivista), riguarda la sfera religiosa e si riferisce ad una divinità appartenente al pantheon sumerico, propongo adesso una ipotesi interpretativa dell'oronimo Limbara. Questo massiccio montuoso di natura granitica, ricco di boschi e  di acqua si presenta come elemento naturale di separazione delle due regioni confinanti: la Gallura a nord e il Logudoro a sud.
Le sue cime più alte sono state brutalmente offese da installazioni militari e civili finalizzate all'utilizzo delle

sabato 15 giugno 2019

Archeologia. Santuari, culti e ideologia del potere nella Sardegna nuragica della Prima età del Ferro. Articolo di Paolo Bernardini

Archeologia. Santuari, culti e ideologia del potere nella Sardegna nuragica della Prima età del Ferro.
Articolo di Paolo Bernardini

tratto da “Corpora delle antichità della Sardegna, LA SARDEGNA NURAGICA, Storia e monumenti”

«Possiamo immaginare che, intorno al perimetro del recinto di Santa Vittoria di Serri, davanti al porticato, alle loggette dei mercanti, alle capanne dei capi, da dove la folla assisteva alle manifestazioni, si componesse, a circoli concentrici, il ballo tondo, al suono dell’aulete dal mezzo soffiante a piene gote sul triplice flauto di canne […] con accompagnamento di canti e di urla frenetiche. Saliva un’orgia corale mimico-musicale, un misto barbarico di religione e di erotismo che nella notte si consumava, senza veli, pronubi il bosco e gli astri. La piazza si trasformava anche in “ginnasio” […] e i giovani atleti convenuti al santuario, vi scendevano a difendere il prestigio e l’onore della tribù di appartenenza e a cogliere il premio della vittoria […] questo quadro umano che

giovedì 13 giugno 2019

Archeologia. I Fenici. Relatore Pierluigi Montalbano. Registrata nella sala conferenze Honebu in Giugno 2019

Archeologia. I Fenici

Relatore Pierluigi Montalbano
Registrata nella sala conferenze Honebu in Giugno 2019
Buona Visione

Con piacere vi offro il video della mia conferenza a Cagliari, da Honebu, sull'Universo dei Fenici. Chi erano, che attività svolgevano, in che case abitavano quali divinità pregavano, che manufatti hanno lasciato. Buona visione.
Video a cura di Ferdinando Atzori.

mercoledì 5 giugno 2019

Antropologia. Lo scheletro di San Giovanni (Isola d’Elba): perplessità sulle ipotesi avanzate circa l’età della morte, il sesso e la datazione. Articolo di Francesco Mallegni e Michelangelo Zecchini


Antropologia. Lo scheletro di San Giovanni (Isola d’Elba): perplessità sulle ipotesi avanzate circa l’età della morte, il sesso e la datazione.
Articolo di Francesco Mallegni e Michelangelo Zecchini


Il ritrovamento di uno scheletro umano durante la campagna di scavi 2017 nella fattoria romana di S. Giovanni (Portoferraio) suscitò un certo interesse. Se ne occupò diffusamente la stampa  la quale, trascrivendo evidentemente le convinzioni dei responsabili dello scavo (Franco Cambi e Laura Pagliantini dell’Università di Siena), riportò che “si trattava di un individuo giovane, un ventenne, come sembrano indicare i denti e lo stato di formazione delle ossa”. Oggi i risultati degli esami antropologici su quello scheletro vengono pubblicati su un supplemento agli Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa a cura di Franco Cambi,  Laura Pagliantini e Collaboratori. Vi si afferma, fra l’altro, che le analisi sono state condizionate in negativo dallo stato di

lunedì 3 giugno 2019

Archeologia. Il Vino, la Vita e la Morte nella Sardegna Punica. Articolo di Carlo Tronchetti


Archeologia. Il Vino, la Vita e la Morte nella Sardegna Punica.
Articolo di Carlo Tronchetti

Il consumo del vino ed il valore conferito alla bevanda in Sardegna durante il periodo punico differisce totalmente da quello che aveva nel precedente mondo fenicio, e che è stato ben illustrato da Paolo Bernardini, in linea con quello che possiamo chiamare il Mediterraneo delle aristocrazie.
Si va a perdere il valore sacrale che accompagnava l’assunzione della bevanda, con il suo rituale di strumenti particolari, quali il piccolo tripode per triturare le essenze che aromatizzavano il liquido.
Il vino mantiene sempre la sua valenza di bevanda peculiare, che unisce in sè l’aspetto edonistico e quello più oscuro che deriva dall’inebriamento provocato dalla smodatezza nel bere, ma il suo uso diviene generalizzato. Il dettagliato e fondamentale esame del materiale anforico di Cartagine compiuto da B.Bechtold, in particolare, per quel che ci riguarda, per i suoi periodi Middle Punic I e II, mostra chiaramente l’importanza e la mole del traffico di anfore vinarie verso la metropoli africana; la sua veloce disamina della situazione sarda, basata sui materiali editi e notizie ancora inedite, unitamente ad altre recenti pubblicazioni, conferma anche per la Sardegna, sia pure in

giovedì 30 maggio 2019

I riti con il fuoco nelle tradizioni popolari della Sardegna

I riti con il fuoco nelle tradizioni popolari della Sardegna




Il calendario sardo è disseminato di sagre e feste in tutti i mesi dell’anno. Diminuiscono negli ultimi giorni di carnevale e durante la Quaresima ma con i riti della Settimana Santa riacquistano nuovo impulso.
Le sagre sono ottime occasioni per dare risalto al folclore poiché, oltre a svolgersi nel loro ambiente naturale, assicurano la presenza di gruppi in costume che possono così esibirsi nel modo più autentico, favorendo una affascinante presa di contatto con le tradizioni dell’isola.
L’essenza principale di queste sagre è di natura religiosa e a motivarle sono stati voti di singole persone per grazia ricevuta e voti comunitari per la cessazione di pestilenze, carestie, inondazioni, invasioni di cavallette, ma a volte sono state ispirate dal ritrovamento, spesso leggendario, di simulacri. Il loro svolgimento vede sempre un accavallarsi di riti cristiani e componenti pagane che attestano come la religiosità dei sardi, pur essendo profondamente radicata, non sia aliena da reminiscenze di culti primitivi.
Notevole importanza ha il legame tra i miti e le vicende dell’agricoltura, che hanno sempre condizionato l’isola. Questo spiega anche certi riti propiziatori di un buon raccolto, ottenibile da una

martedì 28 maggio 2019

Archeologia della Sardegna. Le Triadi Nuragiche. Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia della Sardegna. Le Triadi Nuragiche
Articolo di Gustavo Bernardino


La recente riedizione del volume “La Sardegna nuragica” di Massimo Pittau ( Edizioni Della Torre 2018),  mi consente di fare alcune riflessioni in ordine a diversi argomenti trattati dall'autore:
Il Nuraghe e la sua funzione cultuale
Credo che ormai anche i più riottosi accademici accettino la soluzione religioso/cultuale per definire la primaria funzione dei nostri magnifici monumenti, eretti dai nostri antenati non già per scopi militari ma per compiere quelle funzioni religiose dirette a santificare le divinità in nome delle quali si era proceduto ad erigere le sacre torri. Trattandosi di una costruzione che richiedeva enorme dispendio di lavoro e di risorse economiche se ne evidenzia anche una sua multifunzionalità in termini di ulteriore utilizzo per scopi sociali, come luogo di riunione di persone con ruoli decisionali per la collettività e per la conservazione di derrate alimentari come peraltro archeologicamente riscontrato.
Resta tuttavia da definire in maniera credibile e coerente su quali basi si può declinare questa interpretazione. La prima osservazione va fatta partendo dalla considerazione che la funzione militare-difensiva, si deve escludere per la mancanza di elementi probatori proprio nei criteri costruttivi del monumento, che non può essere considerato militare-difensivo solo per l'aspetto massiccio e mastodontico. Caratteristiche che,

sabato 25 maggio 2019

Archeologia della Sardegna. I villaggi della Civiltà Nuragica. Articolo di Anna Depalmas


Archeologia della Sardegna. I villaggi della Civiltà Nuragica.
Articolo di Anna Depalmas
tratto da “Corpora delle antichità della Sardegna, LA SARDEGNA NURAGICA, Storia e monumenti”


Le forme d’insediamento dell’età nuragica sono caratterizzate, come altre manifestazioni architettoniche e di cultura materiale, da un’elevata uniformità tipologica. Nonostante questo sono evidenti aspetti che indicano cambiamenti in senso diacronico di cui non è semplice cogliere né un generale percorso evolutivo e di sviluppo né caratteri ed elementi di dettaglio. Se valutiamo in termini ampi il fenomeno insediativo di età nuragica non possiamo omettere di considerare anche i nuraghi giacché le torri rappresentano le unità costruttive proprie del popolo nuragico che dall’età del Bronzo medio all’età del Bronzo recente incentra la propria vita intorno a questo singolare tipo di edifici. In alcune aree la densità molto elevata dei nuraghi lascia, infatti, ritenere che la popolazione residente potesse essere tutta alloggiata entro di essi. Nonostante ciò non è comunque possibile identificare in senso assoluto i nuraghi con normali “abitati” protostorici, eccetto quella minima percentuale di torri integrata con un villaggio di capanne. Sulla base dei dati disponibili – ossia quelli

mercoledì 22 maggio 2019

Archeologia della Sardegna. I nuraghi Articolo di Paolo Melis.


Archeologia della Sardegna. I nuraghi
Articolo di Paolo Melis.
tratto da “Corpora delle antichità della Sardegna, LA SARDEGNA NURAGICA, Storia e monumenti”

Il nuraghe è la costruzione che caratterizza la civiltà sviluppatasi in Sardegna a partire dalla
media età del Bronzo e che da esso prende il nome (Lilliu G. 1962; 1982; 1988; Contu E.
1981; 1998a). Nella tipologia classica, nota con la denominazione di “nuraghe a tholos”, si
distingue sensibilmente dalle strutture nuragiche che lo precedettero: i “protonuraghi”, recentemente
ridefiniti come “nuraghi arcaici” (Ugas G. 2005, p. 70). Proprio dall’evoluzione
di questi ultimi – in una fase del Bronzo medio su cui ancora gli studiosi discutono (BM2 per
alcuni, BM3 per altri), fra XVII e XVI secolo a.C. – si giungerà alla definizione del modulo
di nuraghe con grande camera circolare centrale.
Nuraghi semplici
Nei suoi caratteri generali, il nuraghe è un edificio sostanzialmente modulare che varia in

lunedì 20 maggio 2019

Archeologia. Considerazioni sui protonuraghi. Articolo di Alberto Moravetti


Archeologia. Considerazioni sui protonuraghi.
Articolo di Alberto Moravetti
tratto daCorpora delle antichità della Sardegna, LA SARDEGNA NURAGICA, Storia e monumenti”

A partire dal Bronzo medio 1, se non alla fine della fase precedente, in Sardegna si diffondono
quelle costruzioni che chiamiamo nuraghi – tipologicamente differenziati in protonuraghi
e nuraghi a tholos o “classici” – che per la loro grandiosità e per l’alto numero disseminato in
tutta l’isola caratterizzano il paesaggio sardo ed una “civiltà” protostorica fra le più originali
e complesse del Mediterraneo.
I protonuraghi, come è noto, sono strutture architettoniche variamente definite nel tempo
 “nuraghi abnormi, falsi nuraghi, pseudonuraghi, nuraghi a galleria, nuraghi-nascondiglio,
nuraghi anomali o aberranti, nuraghi a corridoio/i, protonuraghi, nuraghi arcaici”  ad indicare
di volta in volta un rapporto di somiglianza o di diversità formale, di cronologia o di

sabato 18 maggio 2019

Archeologia della Sardegna. Bronzetti nuragici: sculture votive, oggetti artistici o doni cerimoniali? Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Bronzetti nuragici: sculture votive, oggetti artistici o doni cerimoniali?
Articolo di Pierluigi Montalbano


In Sardegna, nelle fasi finali della Civiltà nuragica, circa 3000 anni fa, i sardi decisero una serie di cambiamenti sociali che sono facilmente distinguibili: non costruirono più nuraghi e adottarono un rituale funerario differente con l'abbandono delle monumentali tombe giganti a favore di piccole tombe a pozzetto singolo nelle quali ogni individuo riceveva il suo corredo. In questa fase appaiono i bronzetti, le celebri statuine in rame (90%) e stagno (10%) che rappresentano personaggi, animali, barche, edifici e oggetti che fanno parte della

martedì 14 maggio 2019

Tradizioni di Sardegna. Sa Ramadura: una cerimonia molto più antica di Efisio, praticata per l'apertura dell'anno nautico.. Articolo di Gustavo Bernardino


Tradizioni di Sardegna. Sa Ramadura: una cerimonia molto più antica di Efisio, praticata per l'apertura dell'anno nautico.
Articolo di Gustavo Bernardino


Sono appena terminati i festeggiamenti in onore di “Efis gloriosu” il santo forse più amato nel Sud-Sardegna. Su questa figura ormai mitica del panorama celebrativo-liturgico della nostra isola, è stato detto e scritto di tutto. Io mi limito a proporre un chiarimento per quanto attiene la datazione di un particolare del rituale che viene sempre più valorizzato ed evidenziato. E' una componente assurta a posizioni di primaria importanza nello svolgimento della celebrazione e mi riferisco a “Sa Ramadura” .
Intorno a questo elemento rituale, diventato una icona della Sagra, in tanti hanno voluto dare un apporto di conoscenza contribuendo così ad arricchire il suo valore iconografico. Salvatore Dedola nel suo “NOU FAEDDARZU ETIMOLÒGICU DESSA LIMBA SARDA” Edizioni Grafica del Parteolla 2018, ritiene che

venerdì 10 maggio 2019

Archeologia in Sardegna: Dall'età del Bronzo all'età del Ferro. Riflessioni di Franco Campus, Valentina Leonelli, Fulvia Lo Schiavo

Archeologia in Sardegna: Dall'età del Bronzo all'età del  Ferro.
Riflessioni di Franco Campus, Valentina Leonelli, Fulvia Lo Schiavo

La transizione culturale dall'età del bronzo all'età del ferro nella Sardegna nuragica in relazione con l'Italia tirrenica.
Il Bronzo finale in particolare è stato suddiviso in tre fasi che sembrano corrispondere alla distinzione che contemporaneamente si è operata sulla base dei ripostigli di bronzi (figg. 1 e 2) . Le tre fasi BF1-BF2 BF3/PF1A sono state identificate e si fondano su diversi contesti sicuri e sulla base di un sistema incrociato di dati relativi a un buon numero di siti.

Allo stato attuale delle conoscenze, è ingiustificato negare che la fine dell’età del Bronzo rappresenti l’epilogo di una crisi di vasta portata nel sistema socio-economico e politico nuragico, le cui ragioni vanno ricercate entro l’età del Bronzo, molto prima dell’inizio dell’età del Ferro . Non potendo in questa sede affrontare in modo esaustivo e sistematico tutte le ultime acquisizioni recenti si è deciso di focalizzare l’attenzione su alcuni siti oggetto di indagini recenti da parte dei relatori e che ci è sembrato possano costituire un’utile trama per affrontare le diverse tematiche oggetto del contributo (fig. 3). Se la seconda fase del BR e gli inizi del BF si caratterizzano per un evidente boom demografico, capanne sempre più ampie e i villaggi sempre più vasti, nell’ultima delle fasi del Bronzo finale moltissimi nuraghi sono abbandonati, in quasi tutto il territorio isolano, probabilmente a causa di cedimenti strutturali delle parti sommitali.
I tre nuraghi complessi presi in considerazione il Santu Antine di Torralba , l’Alvu di Pozzomaggiore e l’Adoni di Villanovatulo , ma si potrebbe aggiungere anche l’Arrubiu di Orroli (fig. 4), mostrano labili tracce della fase BF3/PF1A. Nel caso del nuraghe Santu Antine con l’abbandono avviene anche una sorta di sacralizzazione del pozzo-cisterna all’interno della torre nord messo in luce negli scavi 2005 (figg. 5-6). Sul fondo della struttura, profonda oltre 5 metri, fu deposto un

giovedì 9 maggio 2019

Archeologia. Un bando assai discutibile per l’assunzione di assistenti turistici a Barumini. Una rappresentanza di partecipanti alla selezione ha inviato alla nostra redazione una lettera di denuncia per segnalare l’uso di alcune procedure anomale durante le prove d’esame, come si può leggere nel testo. Pubblichiamo integralmente la lettera mettendoci a disposizione della Fondazione Barumini per eventuali smentite o correzioni o risposte, con impegno a pubblicare integralmente il contenuto.


Archeologia. Un bando assai discutibile per l’assunzione di assistenti turistici a Barumini.

Una rappresentanza di partecipanti alla selezione ha inviato alla nostra redazione una lettera di denuncia per segnalare l’uso di alcune procedure anomale durante le prove d’esame, come si può leggere nel testo.
Pubblichiamo integralmente la lettera mettendoci a disposizione della Fondazione Barumini per eventuali smentite o correzioni o risposte, con impegno a pubblicare integralmente il contenuto.



“Questa lettera ha lo scopo di portare in evidenza una situazione incresciosa e poco trasparente relativa ad una selezione pubblica per “Assistente turistico Livello B1” presso la Fondazione Barumini. Siamo una decina di partecipanti, stufi di constatare qua e là che certe selezioni non sono


lunedì 6 maggio 2019

Archeologia. Neith di Sais illuminata dall'Accademia. Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia. Neith di Sais illuminata dall'Accademia.
Articolo di Gustavo Bernardino


Per me che sono un fanatico sostenitore della presenza di Neith in Sardegna, leggere le considerazioni e le lucide argomentazioni di uno dei massimi esponenti del mondo accademico rappresentato da Giovanni Ugas, provoca un sentimento di grande soddisfazione e ne spiego le ragioni. Innanzi tutto chi è Neith e cosa rappresenta. E' una divinità nilotica che nasce a Sais, importante città del delta del Nilo, molto frequentata dai commercianti provenienti da oriente per rifornire il mercato egizio del lapislazzuli, il minerale molto amato dai faraoni. In Sardegna e precisamente nel Sulcis, a Benatzu (Grotta Pirosu), nell'altare ipogeico, si celebrava la

mercoledì 1 maggio 2019

Archeologia. I rapporti fra la Sardegna e Cipro nell'età del Bronzo: i lingotti ox-hide. Articolo di Davide Schirru tratto dalla sua tesi di laurea

Archeologia. I rapporti fra la Sardegna e Cipro nell'età del Bronzo: i lingotti ox-hide
Articolo di Davide Schirru tratto dalla sua tesi di laurea


Molti autori riconoscono il ruolo di Cipro nello sviluppo delle tecniche metallurgiche in Sardegna, ma i contrasti nascono nel momento in cui si tratta di datare queste influenze, interpretabili come fenomeni di "acculturazione", visto che l'idea di una civiltà nuragica passivamente recettiva degli stimoli provenienti dall'oriente può dirsi definitivamente tramontata, sulla base dei ritrovamenti di manufatti nuragici nel Mediterraneo centrale avvenuti negli ultimi trent'anni. I materiali di origine cipriota presenti in Sardegna sono per lo più manufatti metallici, mentre i reperti ceramici si riducono a due soli frammenti, provenienti dal Nuraghe Antigori di Sarroch: un frammento di ansa wishbone handle della classe ceramica Base-ring II ware (Tardo Cipriota II) e un frammento di un pithos, del tipo utilizzato per il trasporto di olio. La selettività con la quale i materiali ciprioti vengono recepiti in

mercoledì 17 aprile 2019

Cartografia Nautica. Toscanelli, Cristoforo Colombo, Marino di Tiro e Tolomeo. Articolo di Rolando Berretta


Cartografia Nautica. Toscanelli, Cristoforo Colombo, Marino di Tiro e Tolomeo.
Articolo di Rolando Berretta



Nell’isola di Madera c’è la città di Porto Santo situata nel sud-est dell'isola, dove visse tra il 1481 e il 1483 Cristoforo Colombo, la cui dimora è ancora presente e visitabile; sull'isola nacque anche il figlio Diego; Cristoforo si era sposato nel 1480. E che fa Colombo in quel periodo? Riceve una risposta dal Toscanelli;  ma era la copia di una lettera scritta nel lontano 1474. (Da considerare come viaggiava la posta nel periodo)
Paolo dal Pozzo Toscanelli nacque il 21 aprile del 1397 e morì il 10 maggio del 1482 (sempre a

lunedì 15 aprile 2019

Archeologia. La brocca piriforme di Sedilo? Uno strumento liturgico del IX secolo avanti Cristo. Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia. La brocca piriforme di Sedilo? Uno strumento liturgico del IX secolo avanti Cristo.
Articolo di Gustavo Bernardino


Un post di Pierluigi Montalbano del 9 aprile su Facebook mi permette di proporre una tesi interpretativa di un simbolo che caratterizza un reperto archeologico rinvenuto a Sedilo riprodotto nella immagine. Come avviene sovente sui social, in cui si propongono argomenti interessanti, anche in questo caso il post di Pierluigi ha avuto un certo numero di interventi di persone che hanno esposto le proprie tesi. La più “gettonata” (stando ad una personale statistica fatta sulla base degli interventi) mi è sembrata quella proposta da Andrea Loddo che ritiene il simbolo in questione ” Y” uno strumento da rabdomante. Io non condivido questa tesi e mi permetto suggerire una lettura diversa cercando di spiegare i motivi del mio dissenso.
Prima di tutto è necessario fare una considerazione di carattere generale e ricordare che esiste un principio metodologico enunciato da un monaco inglese Guglielmo di Occam (Rasoio di Occam) secondo il quale “a parità di elementi la soluzione di un problema è quella più semplice e ragionevole”. In funzione di tale principio mi sembrerebbe logico ritenere che tale manufatto (di splendida fattezza), considerando che è stato

sabato 13 aprile 2019

Archeologia. La prima marina militare dell'impero romano nasce in Sardegna, a Cagliari, istituita da Cesare Ottaviano Augusto. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia. La  prima marina militare dell'impero romano nasce in Sardegna, a Cagliari, istituita da Cesare Ottaviano Augusto.
Articolo di Pierluigi Montalbano


Sarei felice di poter raccontare le vicende di qualche marinaio nuragico, ma le fonti storiche sono avare di dati. Vista la tecnologia navale del tempo e l’invariabilità di tempo, venti e correnti, si navigava solo nella buona stagione e i coraggiosi equipaggi consentivano a genti lontane di conoscersi e commerciare. Il preconcetto di alcuni studiosi che vede i sardi provare repulsione verso il mare è oggi da scartare perché le testimonianze archeologiche mostrano una frequentazione stabile almeno da 8000 anni. E’ sciocco proporre i sardi impauriti dal mare e abbarbicati sul Gennargentu e il

lunedì 8 aprile 2019

Archeologia. Dall'Egitto all'Ogliastra: Selene e Scerì, due personaggi da conoscere meglio. Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia. Dall'Egitto all'Ogliastra: Selene e Scerì, due personaggi da conoscere meglio.
Articolo di Gustavo Bernardino

Sono certo che qualche lettore storcerà il naso durante la lettura di quest’ articolo. E' di tutta evidenza la difficoltà ad accettare certe tesi in mancanza di prove certe. Però in una materia come l'archeoinvestigazione, è indispensabile avere del coraggio e presentare le proprie considerazioni anche in presenza di indizi fragili. Davanti a delle semplici intuizioni nate nel corso della lettura di testi specifici dove la storia antica è trattata da studiosi di grande spessore, è bene tentare di costruire delle tesi che potrebbero stimolare l'approfondimento e l'arricchimento dell'argomento individuato, centrando quindi un duplice obiettivo: interessare il lettore e invitarlo a contribuire con le sue conoscenze ad allargare il campo della ricerca. 
Data per acquisita la rispondenza degli Shardana con la popolazione presente in forma maggioritaria in Sardegna (G. Ugas- Shardana e Sardegna, Edizioni della Torre, 2016), in relazione alla dimensione del

giovedì 4 aprile 2019

Archeologia. Antenati e “defunti illustri” nella Sardegna di età punica. Il caso del Sulcis. Articolo di Giuseppe Garbati

Archeologia. Antenati e “defunti illustri” nella Sardegna di età punica. Il caso del Sulcis
Articolo di Giuseppe Garbati

La ricostruzione delle ideologie funerarie nel mondo fenicio e punico è uno dei campi di studio più stimolanti. Una delle regioni in cui l’apporto dell’archeologia si è dimostrato ricco di nuove suggestioni è la Sardegna, sia in relazione ai contesti e ai corredi funerari appartenenti alle fasi arcaiche della presenza fenicia, sia in riferimento alle molteplici testimonianze di età punica. In merito a questa seconda epoca, alcuni elementi interessanti sono stati restituiti di recente dai rinvenimenti nella necropoli punica di Sulcis. Bernardini ha scoperto un ricco sepolcro che consente di esprimere alcune considerazioni. La tomba 7 della necropoli punica di Sulcis, datata grazie al corredo ceramico entro la seconda metà del V a.C., è composta da un’unica grande camera a pianta trapezoidale, cui si accede da un ampio corridoio gradinato, provvista al centro di un pilastro (fig. 1). L’interno della cella, lungo la parte superiore delle pareti, presenta larghe fasce dipinte in rosso che

lunedì 1 aprile 2019

Archeologia. Scoperto in Sardegna, sul Supramonte, un complesso cultuale del Bronzo Recente, ricco di scene scolpite in rilievi con figure divine in processione. E’ presente anche una spettacolare Tomba di Giganti con centinaia di figure scolpite. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Scoperto in Sardegna, sul Supramonte, un complesso cultuale del Bronzo Recente, ricco di scene scolpite in rilievi con figure divine in processione. E’ presente anche una spettacolare Tomba di Giganti con centinaia di figure scolpite.
Articolo di Pierluigi Montalbano

Si tratta di un recesso naturale tra le rocce, composto di due camere decorate da bassorilievi (la principale ampia circa m 18 × 11, la minore 17 × 4) in comunicazione tra loro per mezzo di uno stretto passaggio. La parte prospiciente alle due camere fu bloccata fin dall'inizio da una serie di edifici: si sono riconosciute 3 fasi principali. Tutto è stato realizzato in prossimità di una Tomba di Giganti elegantemente costruita con grandi blocchi isodomi scolpiti che riportano simboli e figure da interpretare. All'inizio il complesso cultuale era costituito prevalentemente dalle scene sulle pareti; un muro ampio circa 1,20 chiudeva l'accesso alle due camere ed era insieme cinta e terrazzamento per lo spiazzo libero. All'interno del recinto non vi era che una piccola casa a una sola stanza. Nella fase successiva si procedette alla costruzione di un vero e proprio complesso templare, simile per impianto ai

giovedì 28 marzo 2019

Archeologia. Cosa significa il simbolo del Capovolto rappresentato dei menhir della Sardegna?

Archeologia. Cosa significa il simbolo del Capovolto rappresentato dei menhir della Sardegna?


I menhir antropomorfi della Sardegna centrale sono tanto affascinanti da commuovere. Sarà che sono nostri, però mi sono sempre sembrati i più belli del mondo. Di certo sono i più enigmatici.
Una visita al museo di Laconi, dove sono stati raccolti i più rappresentativi, anche per evitare che vengano rubati (sic!), restituisce le immagini di figure e categorie espressive lontane nel tempo e però, data la consuetudine con l’arte della prima metà del secolo scorso, geometria, essenzialità, simbolismo, ci sembra di sentirli particolarmente vicini.
A sentire i più, le statue-steli (o steli-menhir), diffuse in un ampio territorio che abbraccia gran parte dell’Europa occidentale, sarebbero falli di pietra, figure essenziali alle quali, a cavallo dell’eneolitico e dentro il primo bronzo, si cominciano ad aggiungere fattezze umane schematiche. Qualche tratto per il volto, talvolta due seni, le braccia, spesso oggetti simbolici indice di posizione sociale: armi (pugnali, accette, spade, archi) abiti splendidamente lavorati, ornamenti, alabarde, animali.
Se si tralascia per il momento il caso sardo, tutti i dettagli delle statue-steli ritrovate in

lunedì 18 marzo 2019

Cartografia Nautica. Le carte di Marino di Tiro, dovremo riabilitare Toscanelli. Articolo di Rolando Berretta


Cartografia  Nautica. Le carte di Marino di Tiro, dovremo riabilitare Toscanelli.
Articolo  di  Rolando  Berretta

Nel mappamondo di Hereford…  Paolo Orosio ci ricorda una storia poco nota.


I Romani avevano sentito la necessità di sapere come era fatto il Mondo che

venerdì 15 marzo 2019

Archeologia della Sardegna. Benatzu: mezzo secolo per capire? Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia della Sardegna. Benatzu: mezzo secolo per capire?
Articolo di Gustavo Bernardino

La ricorrenza del ritrovamento del “Tesoro” nella grotta di Benatzu (Santadi) avvenuto il 24 giugno 1968 per opera di un gruppo di speleologi appartenenti alla Associazione Speleologica Iglesiente (ASI), ripropone in termini indifferibili, considerato il tempo trascorso, la necessità di dare un significato plausibile al così detto “Tesoro” e sopratutto proporre una soluzione credibile in merito alla titolarità del destinatario di tale ricchezza.
La scoperta, è straordinariamente importante perché consente, al pari della “Stele di Rosetta”, di interpretare con più facilità, altri reperti rinvenuti nell'area e riscrivere con maggiore chiarezza i reali rapporti esistenti tra

lunedì 4 marzo 2019

Archeologia. Attività e risorse nella Sardegna nuragica all'epoca dei Giganti di Mont'e Prama. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Attività e risorse nella Sardegna nuragica all'epoca dei Giganti di Mont'e Prama.
Articolo di Pierluigi Montalbano

Nella lettura del contributo di Giovanni Ugas intitolato "la stagione delle artistocrazie", all'interno del libro "I giganti di pietra", ho rilevato una minuziosa descrizione del modo di vivere dei sardi del Primo Ferro e ho deciso di pubblicare un articolo che riassume le tante notizie fornite dall'archeologo su vari aspetti della vita quotidiana dei nuragici.
Intorno al X a.C., abbandonati i nuraghi, gli abitati si ridussero di numero ma aumentarono in dimensioni, alcuni a spese di altri che rimasero piccoli villaggi rurali. Le case furono realizzate direttamente a ridosso delle torri, trasformate in luoghi di culto, e sopra le rovine della precedente cinta muraria. Le capanne erano a isolati circolari, con più ambienti disposti intorno a una piazzetta centrale. Erano case dotate di laboratori, magazzini e altre infrastrutture. Il sistema urbanistico vede un miglioramento delle architetture dei pozzi, con canali di

sabato 16 febbraio 2019

Archeologia. Perché in Sardegna furono costruiti i nuraghi a torre? Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Perché in Sardegna furono costruiti i nuraghi a torre?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Sappiamo che i nuraghi a corridoio precedono il concepimento della prima torre, quindi si tratterebbe di porsi il problema della comparsa di questi nuraghi arcaici. Verosimilmente furono ideati per il progressivo mutare della stratificazione sociale delle comunità dell’età del rame, con la formazione di una “classe elevata” che rivendicava una posizione di prestigio attraverso l’edificazione di un edificio simbolo di status, la stessa che, in un secondo momento, richiederà la costruzione di una torre. Il nuraghe a corridoio, stratigrafie alla mano, mostra lo stesso tipo di accumulo antropico delle torri, senza eccezione, indicando che funzione e logica dovevano essere gli stessi. La comparsa della torre in pietra non appare più come una cesura, piuttosto come un’evoluzione, anche se rimane il problema delle differenze architettoniche tra le due tipologie di edifici.
La sovrapposizione delle tipologie stratigrafiche tra nuraghi a corridoio e torri, indicandone la

martedì 5 febbraio 2019

Archeologia e tradizioni popolari. Aruspicina e incubazione: pratiche sciamaniche nuragiche sin dall'alba dei tempi. Articolo di Mauro Atzei


Archeologia e tradizioni popolari. 
Aruspicina e incubazione: pratiche sciamaniche nuragiche sin dall'alba dei tempi.
Articolo di Mauro Atzei

A cominciare da Diodoro Siculo ( 90 a.C. – 27 a.C.), a Pausania, detto il periegeta (110-180 d.C.), e a Giovanni Filòpono (490 – 570), commentatore di Aristotele, passando allo storico delle religioni Raffaele Petazzoni (La religione primitiva in Sardegna, 1912)a tanti altri e, per finire, con l'antropologa Dolores Turchi (Oliena, 1935), a partire da almeno un millennio dalla fine della civiltà dei costruttori di nuraghi, si è parlato tanto di religione nuragica; talmente tanto che, ancor oggi, la si conosce molto poco. Le divinità, sin dall'origine della civiltà nuragica, erano delle entità spirituali che si manifestavano quando venivano invocate, cioè quando si determinavano le condizioni perché si rivelassero.  I nuragici avevano probabilmente sviluppato delle tecniche per far si che il ierofante, a piacimento, potesse fruire dell'aiuto degli spiriti (le divinità), nei momenti più critici e delicati della

sabato 2 febbraio 2019

Archeologia. Il culto dell’acqua nella Sardegna nuragica. Articolo di Alessandro Usai

Archeologia. Il culto dell’acqua nella Sardegna nuragica
Articolo di Alessandro Usai


La civiltà nuragica è la principale espressione culturale della Sardegna protostorica, che occupa tutto l’arco temporale compreso tra la Media Età del Bronzo (apparentemente a partire da un momento non iniziale di tale periodo, intorno al 1600-1500 a.C.) e la fine della Prima Età del Ferro(circa 700 a.C.). La sua parabola evolutiva attraversò momenti di formazione, maturità, trasformazione e degenerazione, e naturalmente fu condizionata sia dai fili di continuità che dai fattori di cambiamento. La sua identità, compatta e nello stesso tempo cangiante nel tempo e nello spazio come un mosaico dai mille colori, sta proprio nel rapporto dialettico tra continuità e cambiamento. Semplificando in modo anche troppo schematico, la civiltà nuragica ci appare come un ciclo storico unitario, che interessa tutta la Sardegna e le sue isole minori e che si può suddividere in due grandi periodi: il primo è quello che vede la costruzione dei nuraghi, delle tombe collettive e dei primi insediamenti; il secondo è quello che, pur nella continuità dell’utilizzo dei nuraghi esistenti come centri di aggregazione del popolamento, vede

mercoledì 30 gennaio 2019

Gli Shardana e i loro porti. Articolo di Gustavo Bernardino


Gli Shardana e i loro porti.
Articolo di Gustavo Bernardino


Il titolo di questo articolo mi è venuto in mente guardando la trasmissione “Freedom” di Roberto Giacobbo andata in onda in data 24 gennaio.
Premetto che la trasmissione non mi ha entusiasmato perché sarebbe potuta essere molto più utile, ai fini di una maggiore e puntuale conoscenza della materia trattata (gli Shardana), se Giacobbo avesse avuto la bontà di ascoltare oltre al Dott. Usai che appare nella trasmissione, anche altri personaggi che della materia hanno dato prova di profonda conoscenza, come ad esempio il Prof. G. Ugas, che ha realizzato un lavoro enciclopedico e ha riscritto la storia della Sardegna nuragica con il suo “Shardana e Sardegna” (edito da Edizioni Della Torre 2016). Nella puntata del 24 gennaio, il conduttore non ha fornito nuovi spunti alla conoscenza degli Shardana, tranne forse aver dato una informazione interessante relativa alle affermazioni fatte dal Rettore della

domenica 27 gennaio 2019

Archeologia. L’età del Ferro in Sardegna, arte e religiosità si incontrano nella produzione di raffinati oggetti legati al sacro: Bronzetti, Navicelle e Giganti di Monte Prama. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. L’età del Ferro in Sardegna, arte e religiosità si incontrano nella produzione di raffinati oggetti legati al sacro: Bronzetti, Navicelle e Giganti di Monte Prama.
Articolo di Pierluigi Montalbano

Durante la Civiltà Nuragica è evidente un cambio sociale avvenuto intorno al X secolo a.C., con una serie di tracce archeologiche che vedono la trasformazione del rituale funerario, con la realizzazione di una nuova tipologia tombale, con  pozzetto a ipogeo singolo, che sostituisce le Tombe di Giganti, con l’abbandono dell’attività edilizia di costruzione di nuovi nuraghi e con l’avvio di un piano urbanistico che utilizza nuove strutture, realizzate smontando gli edifici in disuso. Già da due secoli le architetture civili erano affiancate dai templi a pozzo, raffinati edifici in cui l’acqua è l’elemento privilegiato per la celebrazione dei culti e dei rituali iniziatici. A queste strutture si aggiungono alcuni piccoli templi, denominati a megaron, chiamati così perché l’ambiente centrale è prolungato nella

sabato 26 gennaio 2019

Archeologia. L’alba della Civiltà Nuragica, in Sardegna compaiono i primi nuraghi. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. L’alba della Civiltà Nuragica, in Sardegna compaiono i primi nuraghi.
Articolo di Pierluigi Montalbano

La Civiltà Nuragica, quella che costruì i nuraghi, si sviluppò in Sardegna durante tutta l’età del Bronzo, dal XVII al X a.C., e continuò poi per altri 5 secoli, attuando una serie di profondi cambiamenti sociali, in un periodo in cui i sardi non costruivano più torri. Il substrato che consentì il suo sviluppo si andò formando sul finire del III Millennio a.C., quando la cultura locale, conosciuta come facies Monte Claro, fu fortemente influenzata dalle genti del Vaso Campaniforme, portatori d’innovazioni importanti quali l’architettura dolmenica, nuove tecnologie per la fusione dei metalli e una forte specializzazione nell’uso delle armi. All’inizio del II Millennio a.C. i sardi si dedicavano ad attività agricole, alla pastorizia, alla pesca e alla filiera dei metalli, soprattutto rame e argento. Fino a quel periodo le architetture dei vivi erano costituite da piccoli edifici nei quali vivere e svolgere le

giovedì 24 gennaio 2019

Archeologia. Due relitti dell'età del Bronzo carichi di metalli: Capo Gelidonya e Dokos. Articolo di Pierluigi Montalbano.


Archeologia. Due relitti dell'età del Bronzo carichi di metalli: Capo Gelidonya e Dokos.
Articolo di Pierluigi Montalbano.

Il relitto di Capo Gelidonya è un’imbarcazione dell’Età del Bronzo, identificata da pescatori di spugne alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso. La campagna di scavi subacquei fu condotta da Peter Throckmorton e George Bass nell’area di Gelidonya, un promontorio della penisola di Teke, nell’Anatolia meridionale, che separa la baia di Finike a ovest, dal Golfo di Antalya a est, e portò alla luce un relitto adagiato su un fondale roccioso ai piedi di una scogliera, a 25 metri di profondità. Il carico presentava importanti tracce di corrosione e concrezione, suggerendo allo staff di spostare tutto in superficie e iniziare le

mercoledì 23 gennaio 2019

Archeologia. Il relitto di Ulu Burun, una nave dell'età del Bronzo che naufragò nelle coste meridionali anatoliche, lasciando agli archeologi 17 tonnellate di materiali da esaminare. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. Il relitto di Ulu Burun, una nave dell'età del Bronzo che naufragò nelle coste meridionali anatoliche, lasciando agli archeologi 17 tonnellate di materiali da esaminare. 
Articolo di Pierluigi Montalbano

Nel 1982 il pescatore di spugne Mehemet Cakir scopre a Uluburun, a 8,5 km a Sud Est di Kas nel sud della Turchia, il relitto di una nave dell’età del Bronzo. L'Istituto di Archeologia della nautica, nella campagna di scavo tra il 1984 e il 1994 ha portato alla luce uno dei più ricchi assemblaggi di oggetti del Bronzo Tardo trovati nel Mediterraneo. Il natante giace su un ripido pendio roccioso a una profondità di circa 50 metri. La datazione dendrocronologia di un piccolo pezzo di legna suggerisce il

martedì 22 gennaio 2019

Archeologia. La guerra di Megiddo, il primo grande conflitto armato documentato della storia. Fu combattuta all'inizio del XV secolo a.C. dal faraone Thutmose III per sottomettere i principi Mitanni. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia. La guerra di Megiddo, il primo grande conflitto armato documentato della storia. Fu combattuta all'inizio del XV secolo a.C. dal faraone Thutmose III per sottomettere i principi Mitanni.
Articolo di Pierluigi Montalbano

La battaglia di Megiddo (1457 a.C.). Nei primi decenni del XV a.C., il faraone Thutmose III sbaragliò una coalizione di principi cananei capeggiati dal sovrano di Qadesh, che dopo la sconfitta si rifugiarono a Megiddo. Assediata la città, il faraone ripristinò la signoria egiziana in Palestina raggiungendo il massimo ampliamento territoriale del Paese delle Due Terre. Per venti anni, vista la giovane età di Thutmose III, il potere era diviso con la sovrana Hatshepsut, reggente perché sposa del defunto faraone Thutmose II. La regina, verso la fine del suo mandato, consentì Thutmose III di dirigere le sue forze armate nei territori controllati dalla città di Qadesh, e dichiarare guerra al re di Kadesh, ai monarchi Mitanni e ad alcuni regni in Palestina e Siria, uniti da un patto di alleanza. La sua prima spedizione militare, consistente nel giungere a Megiddo, poco distante da Nazareth, fu la

lunedì 21 gennaio 2019

Archeologia. La guerra di Qadesh, il più importante conflitto armato dell'età del Bronzo. Egizi e Ittiti diedero vita al confronto fra il faraone Ramesse II e il grande generale ittita Muwatalli per la conquista della fortezza siriana. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. La guerra di Qadesh, il più importante conflitto armato dell'età del Bronzo. Egizi e Ittiti diedero vita al confronto fra il faraone Ramesse II e il grande generale ittita Muwatalli per la conquista della fortezza siriana.
Articolo di Pierluigi Montalbano

La battaglia di Qadesh, Kinza in lingua ittita, fu combattuta nella Siria meridionale, sulle rive del fiume Oronte, nel 1275 a.C. dagli eserciti dei due più importanti imperi dell’epoca: gli egizi di Ramesse II e gli ittiti di Muwatalli II. I due regni erano da anni coinvolti in schermaglie per la supremazia sulle città della fascia costiera del Libano, e Qadesh era la roccaforte di confine fra i due contendenti. Le fonti documentarie sono ricche d’informazioni, e testimoniano tutti i dettagli, comprese le armi, il vestiario, i carri, le strategie militari e il trattato di pace. La grande guerra si concluse con un sostanziale pareggio, con Qadesh che rimase in mano ittita, e gli egizi che

venerdì 18 gennaio 2019

Archeologia. La navigazione nell’età del Bronzo e la nascita dei Popoli del Mare. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. La navigazione nell’età del Bronzo e la nascita dei Popoli del Mare.
Articolo di Pierluigi Montalbano

Fin dall’alba dei tempi, il Mar Mediterraneo fu considerato un mondo misterioso e ostile, popolato da mostri e divinità. Per le avverse condizioni del tempo, la navigazione era difficile soprattutto da Novembre a Marzo. La conquista di questo mare avvenne per tappe successive, e una volta domato dall’uomo favorì lo scambio d’idee, tecniche e culture diverse. L’evoluzione dei sistemi di navigazione e delle armi utilizzate per la difesa dai continui attacchi dei pirati, favorì lo sviluppo della civiltà, e le navi divennero un laboratorio privilegiato per sperimentare tecnologie innovative. Erano strumenti che consentivano di commerciare in maniera più agevole, sicura e rapida rispetto alle

giovedì 17 gennaio 2019

Archeologia. La nascita della scrittura. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. La nascita della scrittura
Articolo di Pierluigi Montalbano

Le scritture più antiche risalgono alla fine del IV Millennio a.C. pur se nei dipinti e graffiti preistorici s’individuano alcuni elementi che suggeriscono dei segni di scrittura. L'invenzione di un sistema di scrittura, invece, è assai tarda perché oltre il bisogno di comunicare, l'abilità manuale, il pensiero simbolico e il linguaggio, devono verificarsi una serie di condizioni socio-economiche e politiche favorevoli, e ciò avvenne in Mesopotamia con la nascita del cuneiforme, e in Egitto con i

mercoledì 16 gennaio 2019

Archeologia. Il "Sistema di Palazzo", e la nascita delle prime città. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. Il "Sistema di Palazzo", e la nascita delle prime città.
Articolo di Pierluigi Montalbano

La città, fin dalle sue prime forme, si basa su due nuclei: gli edifici sacri con i templi dedicati alle principali divinità, e il complesso palatino, espressione del potere politico urbano. Nella storia del Vicino Oriente antico, il palazzo e il tempio sono la manifestazione del potere laico e religioso. La fondazione di una città era immaginata come il risultato di un’azione divina che ispirava un gruppo umano a costruire un centro urbano per porvi la sede del proprio tempio e consegnare il potere e la

martedì 15 gennaio 2019

Archeologia: Lidi, Lici e Cari, tre antichissimi popoli anatolici che parteciparono alle guerre dell’età del Bronzo che si svolsero nelle attuali coste della Turchia sud-occidentale. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia: Lidi, Lici e Cari, tre antichissimi popoli anatolici che parteciparono alle guerre dell’età del Bronzo che si svolsero nelle attuali coste della Turchia sud-occidentale.
Articolo di Pierluigi Montalbano

I Lidi abitano un'antica regione della Turchia asiatica, la Lidia, che nel periodo di massima espansione era compresa fra il Golfo di Edremit a Nord e il fiume Küçük Menderes a Sud. Le sue articolate coste si affacciano sul Mar Egeo ed è formata da bacini, circondati da rilievi ricoperti da macchia mediterranea e vegetazione steppica. Le pianure sono fertili e irrigue. Allo sbocco delle valli principali, in un golfo ben protetto, si è sviluppata Smirne. Anticamente posta tra la Misia, la Frigia e

domenica 13 gennaio 2019

Archeologia. I Popoli del Mare, i temibili guerrieri che alla fine dell'età del Bronzo contribuirono al crollo dei grandi imperi del Vicino Oriente e dell'Egitto. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. I Popoli del Mare, i temibili guerrieri che alla fine dell'età del Bronzo contribuirono al crollo dei grandi imperi del Vicino Oriente e dell'Egitto. 
Articolo di Pierluigi Montalbano

Negli ultimi secoli del II Millennio a.C., si osserva un cambiamento radicale del quadro politico e sociale del Vicino Oriente antico. Il sistema palaziale dei vecchi imperi crolla, accompagnato dalla comparsa di nuovi organismi che modificano profondamente i confini e la fisionomia dei grandi imperi dell'epoca: Egitto, Assiria e Babilonia. I Popoli del Mare, chiamati n3 ḫ3tw n p3 ym dagli egiziani, sono migranti di origine nordafricana, egeo-anatolica e marittima, concorrono alla caduta degli Ittiti e s’insediano in tutto il Vicino Oriente e nelle provincie egizie. I popoli del mare prendono il nome dalle popolazioni che attaccarono e travolsero i regni orientali con una serie di

sabato 12 gennaio 2019

Archeologia. Gli Achei, i leggendari guerrieri di stirpe greca cantati da Omero nell'Iliade, nemici dei troiani nella guerra di Troia. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. Gli Achei, i leggendari guerrieri di stirpe greca cantati da Omero nell'Iliade, nemici dei troiani nella guerra di Troia. 
Articolo di Pierluigi Montalbano


Gli Achei sono una popolazione di stirpe greca proveniente dalla città di Argo, nell’Argolide. Omero li chiamava anche danai, discendenti dal mitico Danao, riferendosi ai greci che parteciparono alla Guerra di Troia, mentre il termine Argivi si riferisce solo ai nativi del Peloponneso e della Tessaglia Meridionale. Gli Elleni, invece, sono gli abitanti del nord della Grecia. La prestigiosa stirpe dei mitici achei di Omero, fu la prima popolazione ellenica, seguita dagli Ioni e dagli Eoli, genti che invasero la Grecia nel II millennio a.C., riuscendo a sottomettere i locali, da alcuni indicati come Pelasgi. Una corrente di pensiero li avvicina ai Micenei, basandosi su vari reperti archeologici. Si ritiene che queste genti di origine indoeuropea, attraverso i Balcani, occuparono il Peloponneso intorno al 1500 a.C., in coincidenza con la fine dell'era minoica. Gli invasori argivi furono fortemente influenzati da