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lunedì 15 ottobre 2018

Archeologia. Il Sulcis fra la bella età dei nuraghi e l'età del Ferro. Riflessioni di Paolo Bernardini

Archeologia. Il Sulcis fra la bella età dei nuraghi e l'età del Ferro.
Riflessioni di Paolo Bernardini



La vasta concentrazione di insediamenti che distingue il territorio sulcitano nel Bronzo è il necessario palcoscenico sul quale introdurre un nuovo protagonista: il paesaggio della successiva Età del Ferro nella regione del Sulcis. Per quanto i processi interni di organizzazione del territorio e di gerarchizzazione degli insediamenti siano ancora privi di approfondimenti, la distribuzione del popolamento indica un fervido dinamismo e un sofisticato livello di appropriazione e di gestione del territorio e delle sue risorse da parte di quelle comunità di cultura nuragica che vivono, secondo la felice espressione di Giovanni Lilliu, nella «bella età dei nuraghi». Il medesimo studioso, dopo aver presentato, in un dettagliato studio del 1995, i quadri nuragici del Sulcis nel Bronzo, si scusava con i lettori per non aver potuto dare conto con altrettanta dovizia di dati della successiva Età del Ferro, per la quale venivano indicate linee estremamente generali di sviluppo culturale in linea con il divenire di quella “età delle aristocrazie” propugnata altrove dallo stesso autore. Oggi la situazione non è cambiata di molto; la comprensione dei quadri culturali e organizzativi dell’età nuragica è stata limitata in modo notevole dal prevalente orientamento della ricerca sui contesti di cultura fenicia e punica del territorio sulcitano, in qualche modo sollecitata dalla presenza in questa regione di importanti giacimenti legati alla problematica dell’irradiazione fenicia e del successivo dominio cartaginese.

martedì 9 ottobre 2018

Archeologia della Sardegna. Cosa utilizzavano gli antichi sardi per scolpire il granito? Dovremo retrodatare di parecchi secoli la conoscenza del ferro nell'isola? Scoperta una "filiera" metallurgica sui monti di Domusnovas. Riflessioni di Pierluigi Montalbano e Marcello Onnis

Archeologia della Sardegna. Cosa utilizzavano gli antichi sardi per scolpire il granito? Dovremo retrodatare di parecchi secoli la conoscenza del ferro nell'isola? 
Scoperta una "filiera" metallurgica sui monti di Domusnovas.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano e Marcello Onnis



Recentemente, abbiamo depositato alla Soprintendenza archeologica di Cagliari una denuncia di rinvenimento di un sito di valenza Archeometallurgica.
Nel territorio del Comune di Domusnovas, immerso nell’incantevole vallata di Oridda, dietro le Grotte di San Giovanni, l’allineamento di Punta Tinnì, Punta Fundu de Forru e Perda Niedda, con il vertice opposto di punta Serra Tinnì, costituisce un triangolo, attraversato dal Rio Tiny, particolarmente interessante già per la sola toponomastica. La località di Perda Niedda tradisce la presenza di un giacimento di magnetite dal tenore di ferro intorno al 74 %. La Punta Fundu de Forru, indica la presenza di attività fusoria. Il nome del rio e delle sommità dei luoghi dedicate a Tinnì dichiarano palesemente la frequentazione dei mercanti di età

sabato 6 ottobre 2018

Archeologia. A Villasimius è iniziata una nuova campagna di scavi nel sito di Cuccureddus, un luogo sacro e strategico che ha attraversato la Civiltà Nuragica, l’età fenicia, quella punica e arrivò all’età romana.


Archeologia. A Villasimius è iniziata una nuova campagna di scavi nel sito di Cuccureddus, un luogo sacro e strategico che ha attraversato la Civiltà Nuragica, l’età fenicia, quella punica e arrivò all’età romana.  

A 30 anni dalle prime ricerche, emergono nuovi studi e reperti che rivelano un insediamento molto più ampio di quanto originariamente ipotizzato, e ne confermano l’importanza cruciale nelle rotte commerciali del Mediterraneo. Il rinvenimento di nuovi ambienti e reperti che potranno aiutare a rispondere alle numerose domande sulle origini del sito fenicio-punico e, in particolare, consentiranno di chiarire quale sia stato il suo ruolo nel Mare Mediterraneo. I primi scavi furono condotti negli anni Ottanta del secolo scorso, e i dati emersi a seguito del riordino e dello studio dei

venerdì 5 ottobre 2018

Archeologia. La produzione di utensili in pietra favorì l'evoluzione della lingua nelle comunità preistoriche.

Archeologia. La produzione di utensili in pietra favorì l'evoluzione della lingua nelle comunità preistoriche. 

La produzione delle schegge di pietra che i nostri antichi antenati usavano come lame ha favorito lo sviluppo del linguaggio. A dimostrarlo è uno studio sperimentale sull'efficienza di diverse modalità di trasmissione culturale delle tecniche di scheggiatura per produrre quegli strumenti.
Capacità tecnologiche e linguaggio si sono coevoluti nel corso di un lungo processo iniziato fra i nostri antenati 2,5 milioni di anni fa, durante il periodo Olduvaiano, e acceleratosi circa 1,7 milioni di anni fa, agli inizi del periodo Acheuleano. E' la conclusione di un gruppo di ricercatori dell'Università di St. Andrews, in Gran Bretagna, dell'University College di Londra e del Max Planck Intitut per l'antropologia evoluzionistica di Lipsia, autori del più vasto studio sperimentale mai condotto sulla trasmissione culturale nell'età della pietra, descritto in un articolo su “Nature Communications.
Osservare un altro che lavora non basta a imparare bene la tecnica che usa. Prodotti probabilmente da Homo abilis (ma forse anche da Australopithecus garhi), gli strumenti litici olduvaiani sono i più antichi che si conoscano e sono costituiti da schegge e ciottoli taglienti (chopper) ottenuti dalla percussione di due pietre. La loro struttura è poco elaborata, ma si può notare la scelta del materiale adatto e l'intenzionalità delle operazioni che li hanno prodotti.
Questo tipo di scheggiatura rimase invariato per circa 700.000 anni, e fu poi

mercoledì 3 ottobre 2018

Archeologia. Il mistero della più antica mano in metallo d'Europa. Il raro manufatto, scoperto in Svizzera e risalente all'Età del Bronzo, è la più antica rappresentazione conosciuta in Europa di una parte del corpo umano. Potrebbe essere stata usata per scopi rituali. Articolo di Andrew Curry


Archeologia. Il mistero della più antica mano in metallo d'Europa. Il raro manufatto, scoperto in Svizzera e risalente all'Età del Bronzo, è la più antica rappresentazione conosciuta in Europa di una parte del corpo umano. Potrebbe essere stata usata per scopi rituali.
Articolo di Andrew Curry

Gli archeologi svizzeri hanno recentemente annunciato la scoperta di quella che affermano essere la più antica rappresentazione in metallo di una parte del corpo umano mai trovata in Europa.
L'oggetto, risalente a circa 3500 anni fa, è la riproduzione di una mano in bronzo, leggermente più piccola del normale, del peso di circa mezzo chilo. Presenta una sorta di polsino in lamina d'oro, e una cavità interna che, si pensa, potesse permettere di montarla su un bastone o una statua.
Il ritrovamento è avvenuto casualmente nel 2017 vicino al Lago di Bienne, o Bienna, nella zona occidentale del cantone di Berna, effettuato da cacciatori di tesori che utilizzavano il metal detector, e

lunedì 1 ottobre 2018

Archeologia. Scoperte le più antiche tracce di formaggio nel bacino del Mediterraneo, individuate in Croazia su frammenti di ceramica di 7.200 anni fa. Articolo di Maya Wei-Haas


Archeologia. Scoperte le più antiche tracce di formaggio nel bacino del Mediterraneo, individuate in Croazia su frammenti di ceramica di 7.200 anni fa.
Articolo di Maya Wei-Haas


Sembra che gli esseri umani non riescano proprio a fare a meno del formaggio: impazziscono dalla gioia al pensiero della mozzarella, desiderano ardentemente il parmigiano e non fanno altro che esaltare la bontà del brie. Non è chiaro esattamente quando sia cominciata questa ossessione. Sembra che gli antichi uomini abbiano iniziato a prelevare il latte di mucche, capre e pecore poco dopo l'inizio della domesticazione di questi animali, poco più di 10 mila anni fa. E a questi eventi potrebbe essere seguito l'avvento della preparazione del formaggio.
Adesso, un nuovo studio pubblicato su Plos One testimonia il ritrovamento della più antica produzione casearia nel Mediterraneo, grazie all'identificazione di tracce di formaggio su frammenti di ceramica risalenti a 7.200 anni fa. Tuttavia, alcuni scienziati sollevano alcuni dubbi, suggerendo