Diretto da Pierluigi Montalbano

Ogni giorno un nuovo articolo divulgativo, a fondo pagina i 10 più visitati e la liberatoria per testi e immagini.

Directed by Pierluigi Montalbano
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Associazione Culturale Honebu

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venerdì 20 aprile 2018

Archeologia. Cosa mangiavano gli antichi? Viaggio nella storia dell'alimentazione. Articolo di Massimo Vidale

Archeologia. Cosa mangiavano gli antichi? Viaggio nella storia dell'alimentazione.
Articolo di Massimo Vidale

















Cibo e alimentazione sono argomenti che suscitano polemiche e opinioni contrastanti. Per i vegetariani l’uomo sarebbe nato erbivoro, e tale dovrebbe restare, mentre per altri l’uomo fu un carnivoro determinato e feroce, e ciò giustificherebbe il consumo di carni bovine, suine e pollame. Entrambi i punti di vista sono eccessivi, e non hanno alcuna base scientifica. Se qualcuno di voi ha mai osservato la dentatura di un maiale, avrà notato come molti dei denti di questa creatura hanno una somiglianza con i nostri. La cosa potrebbe non piacerci, ma in realtà con il maiale condividiamo la capacità di mangiare di tutto. I nostri antenati più antichi si diffusero con rapidità dall’Africa al

martedì 17 aprile 2018

Archeologia della Sardegna. I pozzi sacri, templi di 3000 anni fa nei quali i sardi nuragici celebravano i riti legati alla loro religiosità. Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Archeologia della Sardegna. I pozzi sacri, templi di 3000 anni fa nei quali i sardi nuragici celebravano i riti legati alla loro religiosità. 
Riflessioni di Pierluigi Montalbano.


I pozzi sacri sono edifici templari di due tipologie principali, fonti o ipogei, realizzati nel Bronzo Recente e Finale, dal XIII a.C., per celebrare riti nei quali la presenza dell’acqua era fondamentale. La struttura architettonica è sempre elaborata e arricchita da soluzioni che mostrano la volontà dei nuragici di dedicare tempo ed energie per costruire luoghi religiosi raffinati. La maestria raggiunta dai nuragici è evidente nel calcolo delle proporzioni, nella tecnica di lavorazione dei conci e nella capacità di intercettare e sfruttare la risorsa idrica. Era un lavoro svolto da scalpellini provetti, padroni di una manualità evoluta e di utensili adatti alla realizzazione dell'intero monumento. Insieme alle tombe di giganti e ai templi a megaron testimoniano un profondo senso del sacro nell’isola durante tutto il periodo in cui la Civiltà Nuragica era la più importante di tutto l’Occidente Mediterraneo. La forma dell’edificio s’ispira agli stessi principi architettonici dei nuraghi di

venerdì 13 aprile 2018

Archeologia. Sardegna, l’Alba di una Civiltà: l’ultimo libro di Pierluigi Montalbano alla “Sebastiano Satta” di Verona. Articolo di Annalisa Atzori e Francesca Sanna per la rivista “Tottus in Pari”


Archeologia. Sardegna, l’Alba di una Civiltà: l’ultimo libro di Pierluigi Montalbano alla “Sebastiano Satta” di Verona.
Articolo di Annalisa Atzori e Francesca Sanna per la rivista “Tottus in Pari”.

All’Associazione “Sebastiano Satta” di Verona è arrivato Pierluigi Montalbano, scrittore cagliaritano, grandissimo appassionato di archeologia sarda, a presentare il suo libro che racconta, con un linguaggio divulgativo accessibile a tutti, l’archeologia della Sardegna, dal Neolitico alla Civiltà Nuragica.
Montalbano ringrazia il presidente Salvatore Pau per l’opportunità offerta e subito si addentra nell’illustrare le testimonianze arrivate fino ai nostri giorni, a partire dall’ Età della Pietra (Paleolitico e Neolitico), a quella del Rame  e a quella del Bronzo (durante la quale possiamo collocare l’inizio della Civiltà Nuragica).
Partendo dal Neolitico Antico, cita i ritrovamenti fatti a Capo Caccia: punte di freccia in ossidiana, “l’oro nero dell’antichità”, utilizzata nelle varie operazioni di caccia, come per la scuoiatura degli animali.  L’ossidiana sarda (vetro vulcanico) veniva esportata in tutto il Mediterraneo e proveniva dai

mercoledì 11 aprile 2018

Archeologia. L'Alba di una Civiltà, Francesca Bianchi intervista Pierluigi Montalbano per FtNews. Articolo di Francesca Bianchi


Archeologia. L'Alba di una Civiltà, Francesca Bianchi intervista Pierluigi Montalbano per FtNews.
Articolo di Francesca Bianchi

FtNews ha intervistato il prof. Pierluigi Montalbano, studioso di paleostoria e direttore del quotidiano on-line di storia e archeologia, che recentemente ha dato alle stampe il libro Sardegna. L'alba di una civiltà, un testo divulgativo sulla Civiltà Nuragica. Presidente di Honebu e relatore in ambito storico-archeologico in numerosi convegni in Italia, Montalbano collabora con una équipe internazionale su temi riguardanti la navigazione antica, i relitti sommersi del Bronzo e del Ferro e i commerci fra Oriente ed Occidente mediterraneo.
Lo studioso ha voluto dedicare questa intervista al suo ultimo saggio, nato dagli argomenti affrontati in molte conferenze sulla storia antica della Sardegna da lui organizzate. Molti gli argomenti di cui ha parlato: dal culto della Dea Madre a quello degli antenati, dalla funzione delle Domus de Janas alle caratteristiche dell'architettura religiosa preistorica sarda, così come deducibile dalle Tombe dei Giganti e dai Pozzi Sacri. Ha parlato anche delle espressioni artistiche della civiltà sarda, come i bronzetti e le navicelle bronzee, e ha accennato alla Stele di Nora e al dibattito sorto tra gli studiosi in merito alla sua interpretazione.
Tra le pagine di questo prezioso manuale è racchiusa la speranza che la cultura cosiddetta "ufficiale" possa restituire alla Civiltà Nuragica la dignità che merita, riconoscendo l'importante ruolo storico di

martedì 10 aprile 2018

Archeologia. Decorazione su un’urna del tofet di Sulcis propone contatti con Pithekoussai* Articolo di Felice di Maro

Archeologia. Decorazione su un’urna del tofet di Sulcis propone contatti con Pithekoussai*
Articolo di Felice di Maro



Nel 1981 Luisa Breglia presso le Centre Jean Bérard di Napoli presentò una ricerca su La Sardegna arcaica tra tradizioni euboiche ed attiche1. Tradizioni storiche e mitiche su una partecipazione greca di un’apoikia in Sardegna sono state ben ordinate e il quadro della colonizzazione che dall’Eubea ha interessato l’Occidente ha avuto nuove interpretazioni e si è colto una partecipazione dei barbari cioè di non greci alla sua formazione, comunque forse iniziata e verosimilmente progettata. La ricerca è stata pubblicata in 7 parti e nella settima, Il problema della presenza greca in Sardegna, viene citato un’urna di Sulcis, fig.1, che “presenta strani caratteri di mescolanza che sembrano rispecchiare lo strano rapporto Greci/barbari trasmessoci dalla tradizione”2. Com’è noto gli storici dell'antichità e gli archeologi sono molto interessati all'Eubea e hanno pubblicato varie  ricerche perché è importante il ruolo svolto dagli Eubei  nell'età del ferro in quanto furono i primi greci a

lunedì 9 aprile 2018

Atlantide in Sardegna? Ne parleremo da Honebu Venerdì 13 Aprile 2018 con Walter Cappicciola

Atlantide in Sardegna? Ne parleremo da Honebu Venerdì 13 Aprile 2018 con Walter Cappicciola



Venerdì 13 Aprile, alle ore 19 nella Sala Conferenze Honebu, in Via Fratelli Bandiera 100 a Cagliari / Pirri, ospiteremo Walter Cappicciola, che sarà relatore sul tema: "L'altra Atlantide. Civiltà scomparse, antiche conoscenze, megalitismo e Sardegna".
I cataclismi che cancellarono le antiche civiltà furono trasmesse oralmente e poi riportate nei testi Sumeri, in quelli egiziani, nella Bibbia, nei libri sacri indiani e da Platone. Le recenti scoperte archeologiche aiutano a capire i vuoti fra la scomparsa delle grandi civiltà prediluviane e l’emergere dei primi popoli. Secondo Cappicciola, un ruolo di primaria importanza giocò la Sardegna e le

venerdì 6 aprile 2018

Archeologia: Nuraghi e Dea Madre, ipotesi sulla sacralità nella Sardegna del Neolitico. Relazione di Ulisse Piras


Archeologia: Nuraghi e Dea Madre, ipotesi sulla sacralità nella Sardegna del Neolitico
Relazione di Ulisse Piras

Alcuni anni fa ebbi modo di seguire con molto interesse un gruppo di ballo sportivo. E seguendolo nelle varie competizioni agonistiche osservai come nella fascia di età dai 4 ai 12 anni, ci fosse una discreta partecipazione anche dei maschietti. Quando poi si saliva ai 14/15 anni i maschietti quasi non c'erano più ed i gruppi di ballo sportivo restavano composti quasi esclusivamente di ragazze.
Generalizzando, si può dire che una volta raggiunta l'adolescenza i maschietti cominciano a coltivare altri interessi. Altri sport, magari a componenti agonistiche più marcate, oppure altre attività. C'è chi fa tirocinio a carattere professionale. Altri diventano appassionati di caccia e qualcuno, strada facendo, finisce per arruolarsi nei corpi armati. Questo esempio ci offre l'opportunità per introdurci a due argomenti su cui torneremo più avanti:
→ Primo. Il processo formativo dei bambini. Esso si svolge sotto l'egida degli adulti e poggia su vari livelli o fasi che prevedono un graduale passaggio da esperienze semplici e indistinte per entrambi, maschietti e femminucce, con successivo adeguamento alle regole del gruppo, le quali generalmente prevedono compiti distinti e differenziati in base al genere. Questo processo formativo è  presente in tutte le culture umane. In

mercoledì 4 aprile 2018

Archeologia. Dal Libano all’Atlantico: inquadramento storico della diaspora fenicia, in "I Fenici del mare e le vie dei tonni". Un’inchiesta storico-archeologica dal Mediterraneo orientale all’Atlantico. Articolo di Piero Bartoloni


Archeologia. Dal Libano all’Atlantico: inquadramento storico della diaspora fenicia, in "I Fenici del mare e le vie dei tonni". 
Un’inchiesta storico-archeologica dal Mediterraneo orientale all’Atlantico:
Quaderni stintinesi 7, Sassari 2017, pp. 33-39.
Articolo di Piero Bartoloni

Agli inizi del XII secolo a.C., dopo un periodo caratterizzato dai rivolgimenti politici e sociali provocati dall'invasione dei cosiddetti Popoli del Mare, si cominciò a definire una facies culturale comune nell'attuale fascia costiera libanese che si può a pieno titolo definire come Fenicia. A partire di questo momento tutte le città-stato rivierasche della costa siro-palestinese, in precedenza sottoposte alla signoria, a nord, del regno anatolico degli Hittiti e, a sud, del regno d'Egitto, poterono usufruire di circa 400 anni di nuova libertà ed ebbero la possibilità di sviluppare piccoli stati prevalentemente cittadini e di incrementare il commercio e la produzione artigianale in totale autonomia.
Le città più importanti e che influirono maggiormente nella storia dell'antica  Fenicia furono certamente Biblo, Tiro e Sidone, che si alternarono nell'influenza politica sul Libano. Ciò accade in

martedì 3 aprile 2018

Archeologia. Un episodio di antisemitismo nella Sardegna Romano-Bizantina? Riflessioni di Massimo Pittau


Archeologia. Un episodio di antisemitismo nella Sardegna Romano-Bizantina?
Riflessioni di Massimo Pittau


Durante una ricerca sui nuraghi dell’Altipiano di Abbasanta fatta circa 50 or sono, il collega ed amico Carlo Maxia, professore di Antropologia e preside della Facoltà di Scienze di Cagliari, ebbe modo di dirmi che la malaria, dato che era una malattia tropicale, era stata importata in Sardegna dai Cartaginesi. Mi convinsi in breve tempo della giustezza della tesi del prof. Maxia per la seguente mia considerazione: in zone tristemente famose in Sardegna, per lungo tempo, fino alla sconfitta della malattia subito dopo la II guerra mondiale per merito precipuo della statunitense Fondazione Rockefeller, quali i bassopiani del Sulcis, la vallata del Cixerri, la piana dell’Oristanese, la Baronia, la Piana di Chilivani, la Nurra di Sassari, esistevano numerosi e importanti monumenti della civiltà dei nostri antenati, cioè “nuraghi”, “tombe di giganti”, “pozzi sacri”, ecc., i quali non si spiegavano affatto con una popolazione degradata e debilitata dalla malaria in termini fisici e pure economici. Dunque il numero e l’imponenza di quei monumenti nuragici erano una prova certa ed evidente che all’epoca della loro costruzione i Sardi nuragici non conoscevano ancora il flagello della malaria.
I Romani conquistatori della Sardegna conobbero molto per tempo la malaria e i suoi effetti disastrosi: nel 234 a. C. gran parte dell’esercito romano – compreso il suo comandante, il pretore P. Cornelio - inviato nell’Isola per reprimere una grande rivolta dei Sardi, morì a causa della malattia. Il flagello fu ricordato da Cicerone e in

domenica 1 aprile 2018

Archeologia. Scoperta una fortezza dell’età del Bronzo a Sarrala, nella Marina di Tertenia. Nella stessa area è presente un tumulo funerario con 9 sepolture.

Archeologia. Scoperta una fortezza dell’età del Bronzo a Sarrala, nella Marina di Tertenia. Nella stessa area è presente un tumulo funerario con 9 sepolture.


Un recente ritrovamento archeologico dello staff  dell'Università di Montpellier (Francia), del dipartimento Observatorie de Recherche Mèditerranèen de l'Environnement (OREME), suggerisce che l’antico approdo di Sarrala, ai piedi di Monte Cartucceddu, fosse ben protetto dalle minacce esterne. L'approdo fortificato fiorì nell’Età del Bronzo, tra il XIII e l’XI a.C., costituendo un importante centro commerciale nella rotta tra le isole egee e la penisola iberica. Oggi si trova presso Tertenia, lungo la costa occidentale della Sardegna. L’area ha prosperato perché le colline dei

venerdì 30 marzo 2018

Archeologia. Monte Prama, decadenza o grandezza? Quadro cronologico degli attuali reperti: XIV sec. a.C. IV sec. a.C. Articolo di Danilo Macioccu

Archeologia. Monte Prama, decadenza o grandezza? Quadro cronologico degli attuali reperti: XIV sec. a.C. IV sec. a.C.

Articolo di Danilo Macioccu

mercoledì 28 marzo 2018

Archeologia. Una possibile interpretazione del "Culto dell'Acqua" in Sardegna, e il ruolo dei santuari di Romanzesu e Santa Vittoria di Serri. Articolo di Gustavo Bernardino.


Una possibile interpretazione del “Culto dell’Acqua” in Sardegna e il ruolo dei Santuari nuragici di Romanzesu a Bitti e Santa Vittoria a Serri.
Articolo di Gustavo Bernardino

In seguito ad una lunga e puntuale osservazione dei vari siti archeologici, presenti nel nostro territorio, si può tentare di dimostrare la tesi secondo la quale, nella nostra isola[1], in epoca nuragica, con molta probabilità, esistevano due differenti culti dell'acqua.
- Uno riguarda l'acqua intesa come elemento naturale che serve per la sopravvivenza dell'uomo e quindi l'acqua delle fonti, dei fiumi, dei laghi ecc, che alimenta il corpo e consente la vita e pertanto considerata sacra dai nostri antenati che la ritenevano protetta dalle divinità.
- Un secondo culto riguarda invece un altro liquido anch'esso ritenuto sacro, in quanto genera la vita.
RITI E DIVINITA' PRESENTI NELL'ISOLA
Si può partire dall'immagine della statua Menhir di Laconi, riprodotta a pag. 13 del volume “Culto degli antenati” di Caterina Bittichesu.
In questo manufatto, realizzato con caratteristiche falliche, è inciso, nella parte bassa, il simbolo del

mercoledì 21 marzo 2018

Archeologia. Scoperti i più antichi tatuaggi su mummie egizie: Tori, capre e linee misteriose sui resti umani conservati al British Museum e risalenti a 5.000 anni fa. Ma i tatuaggi più antichi in assoluto restano probabilmente quelli di Ötzi, l'Uomo del Similaun. Articolo di Sarah Gibbens - fotografie di Trustees of the British Museum


Archeologia. Scoperti i più antichi tatuaggi su mummie egizie: Tori, capre e linee misteriose sui resti umani conservati al British Museum e risalenti a 5.000 anni fa. Ma i tatuaggi più antichi in assoluto restano probabilmente quelli di Ötzi, l'Uomo del Similaun
Articolo di Sarah Gibbens - fotografie di Trustees of the British Museum

Gli antichi egizi hanno realizzato tatuaggi prima di quanto pensassimo. Nuove analisi su due mummie del tardo periodo Predinastico, quasi a cavallo con il Protodinastico, mostrano su entrambe tatuaggi. Le mummie, di uomo e una donna, appartengono ad una collezione di sei, conosciute come mummie di Gebelein, dalla regione in cui sono state trovate nel 1900.
Ora in possesso del British Museum sono state di recente studiate nell'ambito di un progetto che porterà a riesaminare una serie di reperti ritenuti particolarmente importanti. Entrambi gli individui vissero tra il 3351 e il 3017, particolare che fa dei tatuaggi appena scoperti i più antichi conosciuti nell'antico Egitto. Quelli noti in precedenza tra le salme dell'Antico Egitto erano più recenti di mille anni.  Ma il primato dei tatuaggi più antichi in assoluto dovrebbe però restare - il condizionale è d'obbligo in questi casi - a Ötzi, la mummia del Similaun conservata a Bolzano, l'uomo dell'Età del

martedì 20 marzo 2018

Associazione Culturale Honebu. Appuntamento con la Storia di Cagliari il 23 Marzo.

Associazione Culturale Honebu. Appuntamento con la Storia di Cagliari il 23 Marzo.


Venerdì 23 Marzo, alle ore 19, nella sala conferenze Honebu, in Via Fratelli Bandiera 100 a Cagliari / Pirri, ospiteremo Riccardo Laria che presenterà la sua opera: "Spiriti Errabondi Cagliaritani Illustri, se ci 6 batti un colpo". 
Si tratta di un lavoro che abbraccia gli ultimi 500 anni della storia di Cagliari raccontati in prima persona da alcuni dei suoi più autorevoli protagonisti, sotto forma di fantasmi durante una seduta spiritica, e quindi in modo surreale: un espediente intrigante per divulgare la Storia con la leggerezza di un racconto. Già il titolo "Se ci 6..." rende l’idea perché è la formula di rito con cui iniziano le sedute spiritiche. 
Infine, 6 è il numero dei personaggi principali che compaiono nei

lunedì 19 marzo 2018

Verona, 7 Aprile 2018. Presentazione del libro di Pierluigi Montalbano sulla Civiltà Nuragica.

Verona, 7 Aprile 2018. Presentazione del libro di Pierluigi Montalbano sulla Civiltà Nuragica. 


Inizierà a Verona il tour nazionale di presentazione del nuovo libro di Pierluigi Montalbano dedicato all'antica Civiltà Nuragica. L'appuntamento è nella Sala Conferenze dell'Associazione Sebastiano Satta, in Via Bionde 61. Al termine della presentazione sarà offerto un buffet. 



IL LIBRO 
Dopo l’invenzione della scrittura, l’uomo ci ha lasciato tantissimi documenti, le cosiddette fonti letterarie, leggerli significa ascoltare le parole che vengono da un passato piuttosto recente se rapportato a quanto abbiamo “ereditato”, invece, dagli uomini che per primi abitarono la terra.  Di essi, della loro civiltà, abbiamo soprattutto fonti iconografiche – pitture o incisioni in grotta, statuine della Dea Madre, vasellame decorato, graffiti su ciottoli – ma anche resti di pasti, utensili e stoviglie, ruderi dei primi ricoveri in pietra, corredi funerari, relitti affondati lungo le coste e tanto, tanto altro. Con tutte queste fonti, ogni archeologo ha dovuto confrontarsi nel tentativo di ricostruire al meglio la quotidianità di un popolo che diede vita ad una civiltà, quella sarda, tra le più antiche e più avanzate del bacino del

venerdì 16 marzo 2018

Archeologia. Sardara, Santuario e pozzo sacro di Sant'Anastasia


Archeologia. Sardara, Santuario e pozzo sacro di Sant'Anastasia


Il tempio nuragico a pozzo di Sant'Anastasia sorge presso l'omonima chiesa, nella parte alta di Sardara, ai piedi del costone che sale verso il colle di Pran'e Cuaddus, nel Campidano centrale, a metà strada tra Cagliari e Oristano. L’edificio è realizzato con blocchi di basalto e calcare ed è orientato lungo l’asse Nord-est /Sud-Ovest. Presenta un atrio rettangolare con sedili (m 3,50 x m 2,20) parzialmente pavimentato, una stretta scala di 12 gradini coperti da lastre orizzontali degradanti (lunghezza m 2,20), e offre un ipogeo con copertura a tholos (largo alla base m 3,5 e alto m 5), cui si accede, dall'ultimo gradino, con un salto di poco più di un metro. L’acqua, convogliata in una canaletta lunga 6 metri, fuoriusciva da un'apertura con architrave alla base della camera del pozzo, nel lato opposto alla scala. Realizzato nel 1200 a.C., questo edificio fa parte di un abitato ancora in

mercoledì 14 marzo 2018

Archeologia. L’uomo arrivò in Europa via mare. Le popolazioni della Mezzaluna Fertile, che inventarono l’agricoltura, si spinsero verso l’Europa circa 9.000 anni fa. E ci arrivarono per mare, saltando da un’isola all’altra del Mediterraneo. Lo dimostrerebbero i nostri geni.


Archeologia. L’uomo arrivò in Europa via mare. Le popolazioni della Mezzaluna Fertile, che inventarono l’agricoltura, si spinsero verso l’Europa circa 9.000 anni fa. E ci arrivarono per mare, saltando da un’isola all’altra del Mediterraneo. Lo dimostrerebbero i nostri geni.

Una ricerca di un gruppo di studiosi greci, pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the national academy of sciences, ha scoperto - grazie alla genetica delle attuali popolazioni europee - che la "colonizzazione" dell'Europa nel Neolitico avvenne via mare.
La storia è nota: dopo che alcune popolazioni del Neolitico iniziarono a coltivare le piante e addomesticare gli animali, si spostarono verso zone non occupate, in particolare l’Europa, dove abitavano tribù paleolitiche. Per arrivare però a colonizzare l’Europa tutta, le vie possibili sono molte, sia attraverso la terraferma sia per mare. I ricercatori sono riusciti a capire che la strada è stata quella del mare, attraverso una colonizzazione progressiva delle isole. Lo studio ha seguito la sorte di

sabato 10 marzo 2018

Archeologia. Fenici e punici in Sardegna: consumavano maiale?

Archeologia. Fenici e punici in Sardegna: consumavano maiale?

Con le parole: “Non mangerai di questa carne”, lo studioso Simoons, nel 1961, affrontò il tema dei tabù alimentari.
L’interesse di alcune scuole antropologiche ha successivamente arricchito gli studi sull’alimentazione. Nel tentare di fornire una spiegazione ad alcuni tabù, come la consumazione della carne di cane nella cultura occidentale e di carne suina o bovina in alcune religioni, si giunge a conclusioni spesso assai diverse.
Fino a poco tempo gli studi confluivano sul convincimento che fra i Fenici fosse proibito il consumo dei suini. Un esempio è rappresentato dallo scavo dei relitti punici a Marsala, a bordo dei quali furono rinvenuti consistenti resti di maiali. Furono avanzate ipotesi stravaganti che prevedevano l’uso dei

mercoledì 7 marzo 2018

Archeologia. In quanto tempo è possibile costruire un nuraghe? Quanto materiale serve? Quali tecniche architettoniche sono efficaci? A queste e altre domande cercheremo di rispondere in questo articolo semiserio.

Archeologia. In quanto tempo è possibile costruire un nuraghe? Quanto materiale serve? Quali tecniche architettoniche sono efficaci? A queste e altre domande cercheremo di rispondere in questo articolo semiserio. 

Cari amici, abbiamo un po’ di tempo libero e uno spazio nel giardino? E allora dai…facciamoci un nuraghe e rinverdiamo i fasti dei nostri avi costruttori. Cosa ci vuole e quanto tempo? Seguite le istruzioni e lo saprete: buon divertimento. Premetto che diversamente da Art Attack non servono i cilindri di cartone degli scottex e nemmeno la colla vinilica.
Individuate un’area libera di 12 x 12 mq nel vostro giardino; assicuratevi che sia facilmente raggiungibile dal cancello e che disponga di un’area adiacente (il parcheggio dietro il supermarket accanto a casa andrà benissimo) in cui stoccare gli ingredienti per il gioco;
Prendete una corda intrecciata con fibre vegetali (le foglie di asfodelo vanno benissimo) lunga una decina di braccia; Piantate un piolo nel terreno al centro dell’area individuate e legateci la corda; Tagliate un ramo alla lunghezza di un braccio; Misurate otto braccia sulla

domenica 4 marzo 2018

Archeologia. Il pastorello Aci e la lancia dei Siculi Riflessioni di Cecilia Marchese


Archeologia. Il pastorello Aci e la lancia dei Siculi
Riflessioni di Cecilia Marchese


Le immagini più antiche dei Siculi oggi a nostra disposizione compaiono negli splendidi bassorilievi presso il tempio egizio di Medinet Habu, i quali celebrano la campagna militare vittoriosa del faraone Ramses III contro un tentativo d'invasione dell'Egitto da parte dei Popoli del Mare: tra cui, difatti, vengono menzionati gli Sheklesh o Shakalasa.
I due bassorilievi in questione ritraggono guerrieri presi come prigionieri dalle milizie egizie e, tra i diversi guerrieri rappresentati, spiccano le raffigurazioni di guerrieri siculi.
Non è mia intenzione, in questo breve articolo, soffermarmi sulla questione dell'identità tra Siculi e Sheklesh/Shakalasa, né sulle vicissitudini storiche affrontate da questo popolo (sull'argomento ho già scritto altrove) - bensì cogliere alcuni elementi che ne riconducono l'essenza al contesto mediterraneo del Medio e Tardo Bronzo, fino ad alcune testimonianze della presenza sicula nella Nostra Beddissima Isola di Sicilia.
Dunque. In entrambi i casi il guerriero siculo prigioniero si distingue per un copricapo di tessuto (forse lana ?) molto simile a quello indossato dai beduini del Negev - gli Shasu, fissato al capo con

sabato 3 marzo 2018

Cartografia. Approfondimenti su Toscanelli. Articolo di Rolando Berretta

Cartografia. Approfondimenti su Toscanelli

Articolo di Rolando Berretta

Tratto dalla enciclopedia Treccani:
MIGLIO. - Come misura itineraria i Romani si riferiscono alla misura del passus, il quale alla sua volta si ricollega a quella del pes, essendo il passus costituito di 5 piedi e la misura itineraria consistendo di mille passus. Non esiste perciò un nome speciale per la misura itineraria; quello che chiamiamo miglio e che i Romani chiamavano miliarium (greco μλιον) rappresenta un numero cardinale riferito ai passus (p. es.: duo milia passuum). Il miglio romano corrisponde a circa m. 1480(più precisamente il Canina la fissò in m. 1.481,75.
Tratto dalla wikipedia:
Il Miliario aureo (Miliarium aureum o “pietra miliare aurea) era una colonna marmorea rivestita di bronzo dorato innalzato presso il tempio di Saturno, all’estremità del Foro Romano. Venne eretta da Augusto nel 20 a.C. quando

giovedì 1 marzo 2018

Archeologia. La Flotta di Roma Imperiale: La strategia, gli uomini, le navi. Presentazione a Cagliari, Venerdì 2 Marzo 2018 da Honebu, alle ore 19.


Archeologia. La Flotta di Roma Imperiale: La strategia, gli uomini, le navi. Presentazione a Cagliari, Venerdì 2 Marzo 2018 da Honebu, alle ore 19.

Una temibile forza navale in potenza: ecco quello che è stata per secoli la flotta della Roma dei Cesari. Un deterrente per tutti gli avversari, tale da mantenere la pace sul mare per secoli. Nessuno avrebbe affrontato quello spauracchio, sebbene - Cartagine a parte - le battaglie navali siano state per la marina dell’Urbe scontri soprattutto coi pirati, più che contro navigli di regni nemici. Infatti, è un periodo di dominio marinaro assoluto quello preso in esame da Giuseppe Luigi Nonnis nel libro «La flotta di Roma imperiale. La strategia, gli uomini, le navi», pubblicato dalle edizioni cagliaritane Arkadia. L’attenzione dell’autore si concentra al periodo di grande sviluppo tra la fine del I secolo a.C. e il 212 d.C., che vide una radicale riforma della marina e si concluse col riconoscimento della cittadinanza romana a tutti i non schiavi dell’Impero, all’inizio del III secolo. Roma realizzò con netto anticipo quello che è stato per secoli il principio di condotta della marina dell’Impero britannico, autentico colosso navale, secondo il quale una flotta non deve impegnarsi massicciamente contro il nemico, ma deve mantenere intatto il suo potenziale bellico, senza rischiare perdite importanti. Con la semplice presenza nei porti, può continuare a rappresentare una minaccia incombente per i nemici e così esercitare un’influenza indiretta nei conflitti o sulla politica internazionale. Ciò vale anche nei confronti di avversari più armati e numericamente consistenti. Se si eccettua qualche modesto fastidio dovuto alla pirateria, la flotta romana raffreddava con la

lunedì 26 febbraio 2018

Archeologia a Quartucciu. Presentazione di uno studio dedicato alla Civiltà Nuragica nell'ex Casa Angioni. Sabato 10 Marzo, alle ore 18.

Archeologia a Quartucciu. Presentazione di uno studio dedicato alla Civiltà Nuragica nell'ex Casa Angioni. Sabato 10 Marzo, alle ore 18.

"L'isola di Sardegna, strategica terra di passaggio nelle navigazioni mediterranee, è fin dall'alba dei tempi un'ambita meta di frequentazione sia per la ricchezza mineraria del sottosuolo sia per le qualità climatiche e paesaggistiche. Nel corso dei millenni la sua storia si è arricchita di architetture per i vivi e di edifici dedicati ai defunti, oltre a splendide strutture religiose che hanno alimentato tradizioni e rituali".
Con il patrocinio del Comune di Quartucciu, Assessorato alla Cultura, Sabato 10 Marzo, alle 18.00, Pierluigi Montalbano presenterà nei locali DoMusArt a Quartucciu, ex Casa Angioni, in Via Corongiu 34, angolo Via Neghelli,  il suo nuovo libro "Sardegna, l'alba di una

sabato 24 febbraio 2018

Archeologia. Sardegna, Shardana e Nuragici…ai confini della Fantarcheologia. Cosa sostengono Francois Champollion, Rouge` Emanuel, Francois Chabbas, Giovanni Lilliu, Renato Peroni, Michel Gras, Robert Drews, Vassos Karageorgìs, Giovanni Ugas e Christian Greco, d’accordo con Massimo Pallottino? Per quale motivo studiosi del calibro di D’Oriano, Maspero, Sandars, Vagnetti, Cavillier non sono d’accordo con i primi? Articolo di Stefano Lecca

Archeologia. Sardegna, Shardana e Nuragici…ai confini della Fantarcheologia. Cosa sostengono Francois ChampollionRouge` Emanuel,  Francois ChabbasGiovanni Lilliu, Renato Peroni,  Michel Gras,  Robert Drews,  Vassos Karageorgìs, Giovanni Ugas e Christian Greco, d’accordo con Massimo Pallottino? Per quale motivo studiosi del calibro di D’Oriano, Maspero, Sandars, Vagnetti, Cavillier non sono d’accordo con i primi?
Articolo di Stefano Lecca




“La civiltà dei nuraghi si direbbe invero ancora oggi, nonostante decenni di esplorazioni e di studi, relegata quasi sul margine dell’interesse della disciplina preistorica ed archeologica ufficiale, come un dominio incantato e nebuloso, disseminato di agguati e di misteri. Gli scavi sistematici iniziati soltanto agli albori del nostro secolo, in modo frammentario, e tuttora limitatissimi rispetto all’ampiezza del territorio e al numero imponente delle superstiti rovine antiche; le pubblicazioni per lo più confinate in atti accademici di scarsa diffusione o in periodici e fascicoli circoscritti all’ambiente isolano; la stessa natura della cultura paleosarda, apparentemente chiusa in se stessa e segnata da caratteri di inconfondibile originalità, tale da aver scoraggiato, sino a questi ultimi anni, un tentativo di inquadramento organico e criticamente soddisfacente della Sardegna nello sviluppo della preistoria e protostoria mediterranea: tutti questi motivi, singolarmente o presi assieme, potranno addursi a spiegare le perduranti incertezze ed approssimazioni nella conoscenza e nella valutazione di una delle più suggestive esperienze culturali del mondo antico. Se alla Sardegna preromana manca l’eco della tradizione poetica e storica che nobilita gli avanzi delle civiltà preclassiche del Mediterraneo orientale, il linguaggio delle sue innumerevoli torri ciclopiche, dei

venerdì 23 febbraio 2018

Archeologia. Storia delle armi da fuoco. Riflessioni di Edoardo Mori.

Archeologia. Storia delle armi da fuoco.
Riflessioni di Edoardo Mori.


 


Nello scrivere queste note sulla storia delle armi, ho fatto frequente uso di espressioni come "di regola", "di norma", "generalmente": ciò deriva dal fatto che il campo delle armi è talmente vasto e multiforme, su di esse si è talmente esercitata l'inventiva umana, che ben difficilmente è consentito fare affermazioni categoriche; ogni regola trova facilmente la sua eccezione. Nell'evoluzione dell'uomo l'arma ha rappresentato lo strumento per eccellenza; la necessità di difendersi e di cacciare trasformò lentamente l'ominide in un essere che poteva afferrare oggetti, usarli per percuotere, scagliarli, che doveva procedere eretto per poter usare gli arti anteriori per questi movimenti. Nel corso di millenni, a partire da 500.000 anni fa, si perfezionarono amigdale, asce, lance, finché nel paleolitico vi fu la prima invenzione "meccanica": l'arco che

giovedì 22 febbraio 2018

Archeologia. La Terra è una Dea (Senofonte, IV a.C.). Riflessioni di Stefano Panzarasa

Archeologia. La Terra è una Dea (Senofonte, IV a.C.)
Riflessioni di Stefano Panzarasa



























Anticamente le civiltà erano basate su valori come il legame con la terra e la natura, l'equilibrio ecologico, la pace, l'amore, la non violenza, l'uguaglianza fra i sessi, la parità sociale e la spiritualità. Erano civiltà dove il profitto e il progresso tecnologico contribuivano a migliorare il benessere comune, le arti e il godimento della vita.
Le città, prive di fortificazioni, erano costruite in base alla bellezza dei luoghi e alla ricchezza delle risorse naturali locali. La profonda osservazione della natura nei suoi processi ciclici e legati alla fertilità delle donne, degli animali e delle piante, portò quelle genti a immaginare l'universo come una madre nel cui grembo aveva origine ogni forma di vita. Questa ideologia porta alla convinzione che tutto ritorna in vita dopo la morte, come avviene in natura con i cicli della vegetazione. La religione di questa civiltà, di tipo matrilineare, fu quindi quella della Dea Madre, del principio divino femminile e del rispetto delle donne, come sacerdotesse e come capi clan, oltre che mogli e madri. La Dea aveva il potere di donare e sostenere la vita, e la questione si arricchiva anche della possibilità di

martedì 20 febbraio 2018

Archeologia. Decifrato un altro rotolo del Mar Morto I ricercatori sono riusciti a ricostruire il significato del penultimo manoscritto di Qumran, che non era ancora stato tradotto, scoprendo nuovi dettagli sul funzionamento del calendario ebraico.

Archeologia. Decifrato un altro rotolo del Mar Morto
I ricercatori sono riusciti a ricostruire il significato del penultimo manoscritto di Qumran, che non era ancora stato tradotto, scoprendo nuovi dettagli sul funzionamento del calendario ebraico
Articolo di Elaina Zachos


Gli archeologi potrebbero aver fatto un altro piccolo passo avanti nella comprensione del mistero dei famosi manoscritti del Mar Morto.
I ricercatori dell'università di Haifa, in Israele, hanno decifrato uno degli ultimi rotoli di Qumran rimasti da tradurre. La collezione, che consiste di 900 antichi manoscritti ebraici, è stata al centro di studi e controversie sin da quando è stata riportata alla luce oltre 70 anni fa, nel 1947.
Eshbal Ratson e Jonathan Ben-Dov hanno passato un anno intero a rimettere insieme i 60 frammenti che compongono il rotolo. Decifrato grazie a una striscia di testo codificato sulla pergamena, la

venerdì 16 febbraio 2018

Archeologia. Un bronzetto nuragico incarna il mito del Dio Marduk, la divinità solare mesopotamica, figlio di Ea, che vinse sulle tenebre e sul caos illuminando l'umanità e donando la conoscenza attraverso i suoi riti con l'acqua.

Archeologia. Un bronzetto nuragico incarna il mito del Dio Marduk, la divinità solare mesopotamica, figlio di Ea, che vinse sulle tenebre e sul caos illuminando l'umanità e donando la conoscenza attraverso i suoi riti con l'acqua.

A Pompei, in Via Stabiana, non lontana dal porto fluviale sul Sarno, c’è la casa di Cornelio Rufo, un nobile della Gens Cornelia. Due pitture parietali mostrano una misteriosofia legata ai culti della divinità locale identificata col fiume Sarno. La peculiarità di queste pitture è l’utilizzo del simbolismo magico del remo. Si riconosce un corso d’acqua sulle cui sponde ci sono graziose figure femminili che circondano il giovane Dio Sarno. In disparte c’è un giovane seduto in posizione iniziatica con un remo, una traccia evidente dei culti eleusini, praticati diffusamente nella Pompei dell’epoca. Lo stesso simbolo del remo è dipinto in un’altra pittura parietale che adornava la zona destinata al mercato pubblico dei prodotti del mare. Si nota il Dio Sarno appoggiato a un vaso rovesciato da cui escono copiose le acque del fiume sacro. La divinità è circondata da un gruppo di giovani donne che reggono una cornucopia, il corno dell’abbondanza, per indicare la fertile Valle del Sarno. Anche in questo caso, in posizione decentrata e isolata, c’è un giovane in posizione estatica con accanto il remo. Nel mondo della Grecia arcaica, quello cantato da Omero, si legge del rito ariano della cremazione del

mercoledì 14 febbraio 2018

Archeologia. In un'anfora conservata nel tempio di Ra's as-Sabiyah c'è una nave a vela di 7000 anni fa. Di Pierluigi Montalbano

Archeologia. In un'anfora conservata nel tempio di Ra's as-Sabiyah c'è una nave a vela di 7000 anni fa.
Di Pierluigi Montalbano

In un vaso di cultura 'Ubaid è raffigurata una nave a vela con due alberi. Si tratta della più antica documentazione oggi disponibile relativa all'uso di alberatura navale e corrispondente sistema di vele. Ciò che sorprende è la datazione: 5300 a.C. Il ritrovamento è avvenuto a Ra's as-Sabiyah all'interno di una struttura in pietra, un tempio. Pensavo di conoscere bene la cultura 'Ubaid, ne parlo spesso a lezione, ma più studio e più mi accorgo che l'uomo preistorico era in possesso di tecnologie evolute. Per chi non lo sapesse, la cultura 'Ubaid è quella che da origine ai Sumeri.

Ubaid è un sito archeologico iracheno, presso Ur (nell’attuale provincia di an-Nasiriyah). Dà il nome all’ultima grande fase preistorica della Bassa Mesopotamia, dopo quella di Halaf e prima di Uruk. Si divide nelle sottofasi 0 (o Tell Oueili, 5600-5200 a.C. ca.), 1 (o Eridu, 5200-4800 ca.), 2 (o Hajji Muhammad, 4800-4500 ca.), 3 (o U. antico, 4500-4000 ca.) e 4 (o U. tardo, 4000-3700 ca.); nelle

lunedì 12 febbraio 2018

Archeologia. Castel di Castro: la Cagliari medievale. Riflessioni di Alberto Massazza

Archeologia. Castel di Castro: la Cagliari medievale
Riflessioni di Alberto Massazza


Con il definitivo spostamento della capitale del Giudicato di Cagliari da Karalis a Santa Igia, avvenuto non più tardi del tentativo d’invasione arabo del 1015-1016, il territorio in cui sorgeva l’antica città, già provato dalle scorribande barbariche e saracene per tutta la seconda metà del I millennio, venne progressivamente abbandonato dalla popolazione. All’inizio del XIII secolo, i Pisani, già da due secoli assidui frequentatori dell’isola, al pari dei rivali genovesi, iniziarono ad interessarsi al colle che dominava da una posizione centrale ed elevata il territorio della città abbandonata, come luogo ideale per stabilire un presidio di salvaguardia degli interessi commerciali e territoriali che la Repubblica Marinara aveva nel sud dell’isola. A tale scopo, nel 1217 i fratelli Ubaldo I e Lamberto Visconti, rispettivamente Podestà di Pisa e Giudice di Gallura, costrinsero la Giudicessa cagliaritana Benedetta di Lacon-Massa a cedere il colle e a fare un formale atto di

sabato 10 febbraio 2018

Archeologia. Ritrovato l'ingresso dell'Ade degli antichi greci?

Archeologia. Ritrovato l'ingresso dell'Ade degli antichi greci?



Un'enorme cavità potrebbe aver ispirato il mito dell'Ade degli antichi Greci. Questa cavità un tempo ospitava centinaia di persone, che ne fecero uno dei più antichi e importanti centri della preistoria in Europa, prima che la grotta crollasse uccidendo tutti i suoi abitanti.
La grotta in questione si trova nel sud della Grecia e fu scoperta nel 1958. Le fu dato il nome di Alepotrypa, che significa "buca, trincea". Dopo la sua scoperta fu essenzialmente considerata un polo di attrazione turistica fino al momento in cui gli archeologi hanno cercato di preservarla dal turismo di massa per poter studiare e conservare quanto essa conteneva.
La cavità principale della grotta è alta circa 60 metri e larga 100. Complessivamente la grande cavità misura circa un chilometro di lunghezza e comprende anche un lago. Nel 1970 vi furono rinvenuti utensili in ceramica, ossidiana e manufatti in rame risalenti al Neolitico (che in Grecia si sviluppò circa 9000 anni fa). Alepotrypa ha cominciato a essere utilizzata poco prima dell'Età del Bronzo nella Grecia micenea. Gli umani utilizzavano la caverna non solo come rifugio ma anche come luogo di sepoltura e di svolgimento di

mercoledì 7 febbraio 2018

Archeologia. Le genti Neanderthal utilizzavano il fuoco per modellare le armi e gli utensili.

Archeologia. Le genti Neanderthal utilizzavano il fuoco per modellare le armi e gli utensili.
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I Neanderthal modellavano le armi con il fuoco: lo indicano circa 40 frammenti di armi in legno, usate dalle donne nella caccia dei piccoli animali, e utensili per raccogliere il cibo, scoperti accanto ai resti di un antico elefante. Risalgono a circa 171.000 anni fa e sono stati rinvenuti durante i lavori di scavo di un complesso termale a Poggetti Vecchi, vicino Grosseto. Pubblicata sulla rivista dell'Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas), la scoperta si deve al gruppo guidato da

lunedì 5 febbraio 2018

Archeologia. I Fenici e il Mediterraneo. Articolo di Felice Di Maro

Archeologia. I Fenici e il Mediterraneo
Articolo di Felice Di Maro

I percorsi marittimi dei Fenici sono importanti non solo per quelle fasi della storia antica che vanno dall’VIII al VI sec. a.C. ma proprio per delineare i luoghi dove i Fenici hanno lasciato testimonianze archeologiche. Piccoli e grandi santuari dedicati alle divinità del mare ci danno le coordinate delle tensioni culturali e i tratti degli scambi commerciali con le popolazioni locali anche se di molti siti si conserva solo il ricordo. Sulle rotte dei Fenici grazie a Pierluigi Montalbano abbiamo oggi un quadro molto articolato che è stato pubblicato nel 2016 per conto di “Capone Editore” dal titolo: “Porti e approdi nel Mediterraneo antico”.
La storia non è mai definita e naturalmente si presenta sempre aperta ed è almeno per noi uomini (chiedo scusa alle signore) come una bella donna che attira attenzione perché lancia continuamente brevi occhiate che sono inviti per farsi ammirare. Ovviamente non appena la si guarda termina tutto e quell’attimo fugge via e si avvia la ricerca per avere un contatto che tarda sempre a venire. Poi arriva e

sabato 3 febbraio 2018

Archeologia. Orthia di Sparta tra archeologia e storia. Riflessioni di Felice Di Maro

Archeologia. Orthia di Sparta tra archeologia e storia
Riflessioni di Felice Di Maro        

In ricordo di Umberto Cozzoli Un Maestro, un amico..

Tav.1. Sparta, pianta della città da The Annual of the British School at Athens, XIII 1906-7 Pl. I.

A Sparta tra il 1906 e il 1910 la “Britishs chool at Athens” realizzò una serie di scavi (1) che a distanza di oltre un secolo fanno ancora discutere. Il sito, individuato come quello del Santuario di Artemis Orthia è a Sud-Est della moderna Sparti, città che ancora oggi è il capoluogo della Laconia, regione della Grecia a sud della penisola del Peloponneso che è divenuta isola dopo la costruzione (realizzata tra il 1881 e il 1893) nell’istmo omonimo del canale di Corinto. In Tav.1 il santuario è indicato con il numero 5.

Tav.2. Santuario di Artemis Orthia. 1
Fig. 1. Stele di Xenokles con la facciata del rilievo Tempio (da Dawkins, p.297, fig.132).
Fig.2. Rappresentazione di Artemis Orthia su un'offerta votiva in avorio. Viene raffigurata in possesso di uccelli  che simboleggiano la palude nella quale il santuario era stato costruito.  La dea è  coronata da un diadema di canne da Dawkins, Plates XCVIII n.2).

Fig.3. Stele votiva di un fanciullo, I sec. Dopo Cr. da Margherita Guarducci, L’Epigrafia greca dalle origini al tardo impero, Roma 2002, seconda ristampa, p.273.

Sparta in età classica si è caratterizzata per un sistema economico e culturale diverso da quello di Atene. Pausania nella sua “Guida della Grecia” l’ha presentata nel libro III in tre sezioni: l’area della Laconia ma articolata in più itinerari (A-F, si segue qui l’edizione a cura di Domenico Musti e Mario Torelli, V ristampa 2008) e le aree degli Eleuterolaconi suddivise nelle due penisole del Parnone e del

mercoledì 31 gennaio 2018

Archeologia, età del Bronzo. Akrotiri, Santorini: la Pompei Minoica

Archeologia, età del Bronzo. Akrotiri, Santorini: la Pompei Minoica
Traduzione di Pierluigi Montalbano

Come a Pompei, la copertura vulcanica del sito archeologico di Akrotiri a Santorini, ha consentito all'antico insediamento di non disintegrarsi nel tempo. Il sito è stato ritrovato per caso, quando fu costruito nel 1860 il canale di Suez. I lavoratori delle cave di Santorini hanno scoperto le rovine sotto le ceneri vulcaniche, ma gli scavi presso il sito non cominciarono fino al 1967. Un crollo sfortunato del tetto nel 2005, che ha ucciso un turista britannico, ha causato la chiusura del sito. E' programmata la riapertura nel 2011.
Akrotiri è chiamato da alcuni come la “Pompei minoica” a causa della somiglianza della distruzione dal vulcano e delle forme avanzate di architettura e di idraulica. E' uno dei più importanti insediamenti preistorici nel Mar Egeo. Analizzando i diversi elementi trovati fra le rovine, gli archeologi sono stati in grado di individuare quali paesi commerciarono nel porto di Akrotiri fino a

domenica 28 gennaio 2018

Conferenza di Fiorenzo Caterini a Cagliari, da Honebu. Venerdì 2 Febbraio, alle ore 19.

Conferenza di Fiorenzo Caterini a Cagliari, da Honebu. Venerdì 2 Febbraio, alle ore 19.


La storia scritta sui libri è una ricostruzione arbitraria che considera la proiezione all'indietro nel tempo degli attuali confini nazionali dei vari stati analizzati. L'Italia, nel proiettare indietro nel tempo i propri confini geostorici, ha trascurato di inserire al suo interno la Sardegna. La storia sarda è stata fatta scomparire dalla storiografia ufficiale, quella insegnata a scuola. I motivi sono almeno due:
1) il ruolo della nostra isola nella storia antica con l'influenza sulla storia etrusca e, di conseguenza, sulle vicende latine e romane.
2) il ruolo che la Sardegna svolse alla trasformazione del suo Regno in Regno d'Italia. 
Queste incongruenze si trascinano da decenni, con contrapposte tensioni che si riverberano negli ambiti accademici, tenuti a gestire l'equilibrio tra la tradizione storiografica che garantiscono il

venerdì 26 gennaio 2018

I riti di iniziazione e di passaggio, cerimonie pubbliche che simboleggiano l'ingresso di un individuo in un nuovo status.

I riti di iniziazione e di passaggio, cerimonie pubbliche che simboleggiano l'ingresso di un individuo in un nuovo status.

In tutte le società antiche il passaggio dall’età infantile a quella adulta rivestiva una grande importanza, perché attraverso i riti di passaggio o iniziazione, la comunità riconosceva gli individui appartenenti ad essa e la loro veste sociale. Per poter far parte di una comunità l’individuo doveva dimostrare di condividerne i valori culturali e sociali, alcuni di essi legati alla classe d’età e allo status, altri erano assoluti ed uguali per tutti i membri del gruppo. I riti di passaggio consistono in cerimonie pubbliche che hanno la funzione di mostrare alla comunità che l’individuo, o una classe di individui, ha acquisito determinate conoscenze e che quindi da quel

giovedì 25 gennaio 2018

Archeologia. L’espansionismo dei Sardi nuragici nel Mediterraneo occidentale. Riflessioni di Massimo Pittau

Archeologia. L’espansionismo dei Sardi nuragici nel Mediterraneo occidentale.
Riflessioni di Massimo Pittau

La peregrina e perfino ridicola tesi dei nuraghi intesi come “castelli” e “fortezze” per mezzo secolo ha impedito che in Sardegna si intravedesse una sia pure pallida idea di che cosa sia stata effettivamente la “civiltà nuragica”, sia rispetto alla sua caratteristica interna o civile e culturale, sia rispetto a una sua eventuale politica esterna di espansione fuori dell’isola.
Si consideri che, rispetto a queste due prospettive, interna ed esterna, se si accettava come valida la tesi dei nuraghi intesi come “castelli” e “fortezze”, si era costretti a concepire la Sardegna come un immenso “campo trincerato”, guarnito e difeso da circa 7 mila fortilizi, cioè da una immensa quantità di fortificazioni, che probabilmente il “Vallo Atlantico” messo su da Hitler nella II guerra mondiale contro il previsto sbarco degli Anglo-Americani in Europa, non riusciva a equiparare. E dietro il