Diretto da Pierluigi Montalbano

Ogni giorno un nuovo articolo divulgativo, a fondo pagina i 10 più visitati e la liberatoria per testi e immagini.

Directed by Pierluigi Montalbano
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giovedì 16 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La Via dell'incenso, l'inebriante fragranza aromatica utilizzata nei riti religiosi, nei culti cerimoniali e nei rituali di purificazione. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La Via dell'incenso, l'inebriante  fragranza aromatica utilizzata nei riti religiosi, nei culti cerimoniali e nei rituali di purificazione.

Riflessioni di Pierluigi Montalbano

L'incenso è una resina contenuta in alcune specie vegetali che sprigiona un fumo aromatico che attiva i sensi e può alterare lo stato d'animo delle persone che provano l’inebriante fragranza quando si trovano nelle vicinanze. La sua utilizzazione risale alla preistoria, quando l'uomo primitivo scoprì il fuoco ed ebbe modo di stimolare l'olfatto con gli aromi sprigionati da diversi tipi di legno e foglie che bruciano. L’uomo iniziò a raccogliere e sfruttare queste piante per cerimonie di guarigione e riti religiosi, forse perché il fumo sale verso il cielo, dimora delle divinità, e potrebbe placare l'ira degli dei insieme a preghiere e sacrifici. Gli oli aromatici, le erbe e le spezie sono sempre stati considerati doni divini, e l'incenso è sempre stato usato per purificare gli ambienti durante le pratiche di

mercoledì 15 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La storia del bitume, il pregiato oro nero utilizzato per impermeabilizzare le barche fin dalla preistoria. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La storia del bitume, il pregiato oro nero utilizzato per impermeabilizzare le barche fin dalla preistoria.  
Riflessioni di Pierluigi Montalbano



La conoscenza e l’utilizzo del bitume risale a tempi antichissimi. Questo materiale si presenta in diversi gradi di purezza e di densità: da un petrolio denso, nero e viscoso, fino alle asfaltiti, che sono fragili e splendenti. Chimicamente i bitumi appartengono al gruppo degli ossibitumi, cioè prodotti dell’ossidazione e successiva polimerizzazione degli idrocarburi del petrolio. La composizione chimica rivela carbonio, idrogeno, notevoli quantità di zolfo e piccole di azoto. La conoscenza profonda dei bitumi, che sono miscele di molti idrocarburi di natura diversa, richiede metodi d'indagine complessi come, ad esempio, la distillazione secca dei bitumi naturali, che dà un olio grezzo complesso e del coke simile a quello che si ottiene dai residui di petrolio: l'olio grezzo stesso fornisce poi, con distillazione frazionata, idrocarburi solforati complessi, paraffine e altro. Generalmente, le sostanze che lo compongono sono insolubili in acqua e non attaccabili dagli alcali o dagli acidi diluiti; sono solubili, invece, in alcuni solventi organici e soprattutto nel cloroformio. Allo stato naturale i bitumi rammolliscono facilmente col calore e fondono a temperature di poco superiori ai 100°, le asfaltiti a temperature più alte di 180°. Il giacimento di bitume naturale più importante, anche storicamente, è quello del Mar Morto, dove sgorgano sorgenti calde, dalle quali scorre il

domenica 12 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La storia dell'avorio, il pregiato materiale bianco che faraoni, regine e sovrani desiderarono per mostrare la loro ricchezza. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La storia dell'avorio, il pregiato materiale bianco che faraoni, regine e sovrani desiderarono per mostrare la loro ricchezza. 

Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Già in epoca preistorica, l'avorio delle zanne di mammuth era utilizzato per creare piccoli oggetti scolpiti, raffiguranti animali o figure umane, come le celebri statuette della Dea Madre trovate dagli archeologi negli scavi in grotta. Non si sa se l'uomo preistorico usasse gli strumenti musicali a fini ricreativi o religiosi, ma di certo sappiamo che la musica esisteva già più di 30.000 anni fa. In una caverna, vicino a Ulm, nella Germania meridionale è stato, infatti, ritrovato un flauto in avorio di circa 18 centimetri. Fra gli oggetti preziosi più antichi, conosciamo alcuni bracciali databili al Neolitico medio, utilizzati come ornamento di individui che si distinguevano nella comunità di

venerdì 10 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La Via dell’Ambra, una storia lunga milioni di anni che racconta le vicende della preziosa resina del Mar Baltico. Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia, le materie prime dell'antichità. La Via dell’Ambra, una storia lunga milioni di anni che racconta le vicende della preziosa resina del Mar Baltico.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

L’ambra è una resina lucida, di colore che varia dal giallo al rosso bruno, emessa dalle conifere che con il tempo si fossilizza e, a volte, si solidifica conservando all’interno insetti, resti vegetali o animali che rimangono imprigionati e intatti per milioni di anni, fornendo agli studiosi dati importanti per la comprensione dell’evoluzione biologica. E’ chiamata anche succinite, e le sue varietà sono identificate secondo la provenienza geografica. Oggi l'ambra è impiegata nella produzione di impugnature di bastoni, collane, orecchini, braccialetti, anelli, bocchini per sigarette e cannelli di pipe. Ritrovata anche in sedimenti di età carbonifera, un periodo geologico risalente a 300 milioni di anni fa, deve il suo nome dall'arabo àmbar, con cui

mercoledì 8 agosto 2018

Archeologia. La Corona della Regina del Fiume Mannu a Villanovafranca, nell’altare del Nuraghe Su Mulinu. Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia. La Corona della Regina del Fiume Mannu a Villanovafranca, nell’altare del Nuraghe Su Mulinu.
Articolo di Gustavo Bernardino

Gli abitanti di Villanovafranca probabilmente non sanno che all'interno del loro bel paese c'è un piccolo gioiello che consente di dare una lettura realistica (e non fantasiosa come quella ufficiale) di un importante manufatto che si trova all'interno del Nuraghe Su Mulinu.
Com’è noto, dentro la magnifica costruzione megalitica si trova il famoso “altare a vasca” esattamente come quello rinvenuto a Su Monte di Sorradile dedicato probabilmente alla dea protettrice del fiume Tirso. In entrambi i casi, il visitatore si trova davanti a due elementi iconografici che rientrano nella liturgia eliopolitana dedicata al culto della dea protettrice dell'acqua di origine nilotica. La prova di questa tesi è proprio il citato gioiello di Villanovafranca che è ben visibile nella chiesa di S. Sebastiano

 
L'elemento inserito all'interno della nicchia rappresenta in modo eloquente una corona retta da due mani. Osservando bene, la corona riproduce in modo altrettanto eloquente il manufatto presente nell'altare di Su Mulinu, che non sarebbe un modello di nuraghe come ufficialmente definito.

Il copricapo regale, forse apparteneva alla dea protettrice del fiume Mannu che, come riportato nella descrizione del Comune, era “antica via fluviale che collega la fertile pianura del Campidano al giacimento di rame di Funtana Raminosa (Gadoni)”.
Anche in questo caso, un manufatto riportante il simbolo di una divinità pagana, viene inserito in una chiesa cristiana. La stessa situazione a Sorradile, dove nella chiesa campestre di S.  Giovanni Battista, una pietra con incisa una “Barca Solare” è stata fissata nella facciata ovest della stessa. Elementi pagani vengono quindi utilizzati per abbellire le chiese cristiane.
Ma cerchiamo di capire chi poteva essere la divinità di origine nilotica tanto importante da meritare il titolo di Regina del Mannu.
Per gli egizi dell'isola Elefantina era la dea Anuqet o Anuket Regina del Nilo, la grande protettrice delle acque di questo fiume sacro che veniva raffigurata con il capo coperto da una corona.

Anuket era figlia di Khnum e di Satet che invece a Latopoli chiamano la figlia Neith. Di quest’ ultima divinità ho ampiamente scritto in un altro lavoro “Una possibile interpretazione del culto dell'acqua in Sardegna ed il ruolo dei santuari di Romanzesu e S. Vittoria di Serri”.
La Regina del Mannu doveva avere grande potere, riscontrabile dalla grandiosità dei manufatti costruiti in suo onore e per praticare il culto che ne esaltava la sua potenza religiosa.
Il padre Khnum è un personaggio importante dell'olimpo egizio e Mario Tosi nel suo “Dizionario delle divinità dell'antico Egitto” ci racconta che: “... Dio ariete o con corpo umano e testa d'ariete (ovis longipes), era considerato un Demiurgo, un dio-creatore, simile al dio Ptah di Menfi. Ogni uomo che nasceva era opera delle sue manie veniva modellato con il fango sulla sua ruota di vasaio: ogni uomo era seguito dal suo Ka, dal suo doppio, simile in tutto all'uomo appena creato, quindi le figure formate da Khnum erano sempre due....”. Viene da pensare che il famoso bronzetto di Teti, realizzato dall'artigiano fusore con quattro occhi e due scudi, possa in qualche modo ricollegarsi al culto di questo dio potente padre delle regine del Tirso (altare di Su Monte) e del Mannu (altare di Su Mulinu), d'altronde lo stesso toponimo Teti ci rimanda al nome del faraone-dio    a cui viene riservata grande considerazione nei testi sacri egiziani. Sergio Donadoni nel suo “Testi religiosi egizi” consente di approfondire il valore di questa figura divina.
In Sardegna non risulta sia presente il nome della dea Anuqet, mentre sono presenti i nomi di altre divinità egizie sia maschili che femminili come per esempio: Bes, Min, Ra, Maat, Sia, Teti.
Sia è anche presente nella descrizione della “Barca Solare” che, come si può leggere nel “Libro delle porte” è detto che Sia sta in piedi a prua della barca.
Il culto della dea Anuqet consisteva nel portare la divinità in processione durante il primo mese di Shemu o stagione del raccolto, dal 16/03 al 14/04 e le persone che la seguivano gettavano nel fiume oggetti preziosi, monete, gioielli.

lunedì 6 agosto 2018

Archeologia. Economia, commercio e relazioni internazionali al tempo dell’impero romano (parte settima). Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia.  Economia, commercio e relazioni internazionali al tempo dell’impero romano (parte settima)

Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Seconda parte: Il sistema dei traffici commerciali in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. (Clicca sul titolo per aprire)
Terza parte: Economia e traffici commerciali nell'antichità: la questione greca. (clicca sul titolo per aprire)
Quarta parte: Vie commerciali e strumenti di scambio in Europa nel Neolitico e nelle età dei metalli. (clicca sul titolo per aprire)
Quinta parte: L’economia e i commerci al tempo dei greci di Alessandro Magno (clicca sul titolo per aprire)
Sesta parte: Le relazioni commerciali al tempo dell’impero cartaginese e degli etruschi (clicca sul titolo per aprire)

L’ascesa commerciale di Roma iniziò con la coniazione degli assi di bronzo alla metà del IV a.C. e con i denari d'argento nel 269 a.C. Le vittorie contro i Cartaginesi nelle guerre puniche diedero a Roma il dominio del Mediterraneo Occidentale, e l’intervento in Grecia seguito dalla conquista dell'Ellade, con le vittorie su Antioco, Mitridate e Cleopatra d’Egitto, eressero Roma dominatrice del Mediterraneo orientale. Con la conquista delle Gallie, dei paesi sulla riva destra del Danubio sino al Mar Nero, l'annessione di buona parte della Britannia, degli Agri decumati, della riva sinistra del Reno, e della destra dell'alto Danubio, della Dacia, della Mesopotamia e dell'Arabia, l'Impero romano avvia una globalizzazione economica che estende i suoi commerci sino all'India, alla Cina e all'Africa centrale. Roma diventa il centro del mondo antico e assume il carattere di città cosmopolita.
In età repubblicana, la popolazione disponeva di immense risorse agricole che provenivano da Sicilia e Sardegna, poi si aggiunsero Cartagine e l'Asia Minore e, infine, l'Egitto e l'Africa, quindi in Italia si

giovedì 2 agosto 2018

Archeologia. Le relazioni commerciali al tempo dell’impero cartaginese e degli etruschi (parte sesta). Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia. Le relazioni commerciali al tempo dell’impero cartaginese e degli etruschi (parte sesta)
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Prima parte: dono e baratto, i traffici economici primitivi.  (clicca sul titolo per aprire)
Seconda parte: Il sistema dei traffici commerciali in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. (Clicca sul titolo per aprire)
Terza parte: Economia e traffici commerciali nell'antichità: la questione greca. (clicca sul titolo per aprire)
Quarta parte: Vie commerciali e strumenti di scambio in Europa nel Neolitico e nelle età dei metalli. (clicca sul titolo per aprire)
Quinta parte: L’economia e i commerci al tempo dei greci di Alessandro Magno (clicca sul titolo per aprire)

La vita economica e commerciale del bacino del Mediterraneo occidentale faceva capo non alle città greche, ma a Cartagine, che privilegiava il commercio estero importando dai paesi greci e dall'Oriente grano, vino, olio, ceramica, bronzo ed esportava schiavi africani e minerali di piombo e d'argento della Spagna e della Sardegna. Gran parte dei prodotti provenienti dall'interno dell'Africa, come oro, pelli, avorio, incenso e resine, passava per Cartagine che in cambio forniva prodotti finiti, prevalentemente stranieri. Il commercio marittimo cartaginese gravitava sul Mediterraneo occidentale, con relazioni strette e floride con la Sardegna, la Sicilia, la Campania, il Lazio, l'Etruria, la Gallia del Sud e la Spagna Andalusa mediterranea e atlantica. Le loro navi si spingevano oltre le

lunedì 30 luglio 2018

Archeologia. L’economia e i commerci al tempo dei greci di Alessandro Magno. (Parte quinta). Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia. L’economia e i commerci al tempo dei greci di Alessandro Magno. (Parte quinta)
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Prima parte: dono e baratto, i traffici economici primitivi.  (clicca sul titolo per aprire)
Seconda parte: Il sistema dei traffici commerciali in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. (Clicca sul titolo per aprire)
Terza parte: Economia e traffici commerciali nell'antichità: la questione greca. (clicca sul titolo per aprire)
Quarta parte: Vie commerciali e strumenti di scambio in Europa nel Neolitico e nelle età dei metalli. (clicca sul titolo per aprire)
Le conquiste in Oriente di Alessandro Magno rivoluzionarono l'economia del mondo antico. I Greci, prima intermediarî nei commerci, riordinano economicamente i grandi regni orientali creando nuove città per opera di Alessandro e poi dei Seleucidi e dei Tolomei, e spostando verso Oriente il baricentro della civiltà e dei commerci greci. Alessandria d'Egitto, Antiochia di Siria, Seleucia sul Tigri, diventano le capitali della cultura e dei traffici. Alessandro apre ai Greci lo sfruttamento diretto dei bacini del Nilo, del Tigri e dell'Eufrate, della Siria e dell'Asia Minore. Si schiusero le vie delle Indie, sia quelle che attraverso l'Armenia e l'altipiano dell'Iran per la Battriana e la Sogdiana giungono all'India del nord-est, sia quelle che traversano l'Asia Minore e il Ponto Eusino e quella che

lunedì 23 luglio 2018

Archeologia e storia del commercio: Vie commerciali e strumenti di scambio in Europa nel Neolitico e nelle età dei metalli. (Parte quarta). Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia e storia del commercio: Vie commerciali e strumenti di scambio in Europa nel Neolitico e nelle età dei metalli
(Parte  quarta).
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Prima parte: dono e baratto, i traffici economici primitivi.  (clicca sul titolo per aprire)
Seconda parte: Il sistema dei traffici commerciali in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. (Clicca sul titolo per aprire)
Terza parte: Economia e traffici commerciali nell'antichità: la questione greca. (clicca sul titolo per aprire)

Fra i più antichi materiali di cui gli antichi autori hanno fornito notizie abbiamo l'ambra, elemento prezioso sia nella preistoria sia nella protostoria, la cui origine, ancora dibattuta, secondo la versione di Ovidio (Met., II, 1-400) sarebbe dovuta alle lacrime delle ninfe Eliadi per la morte del fratello Fetonte, precipitato dal carro del Sole nel fiume Eridano, nome mitico del Po. Questa citazione è stata messa in relazione con la notevole quantità di ambra presente nell'area padana. Indicazioni sui mezzi di trasporto sono suggerite da resti archeologici, da fonti iconografiche e da piccole riproduzioni, mentre l'esistenza di tracciati viari è testimoniata solo in zone umide o in aree ricoperte da eruzioni vulcaniche. I luoghi degli scambi sono rintracciabili quando si presentano situazioni particolari: varietà, qualità e quantità dei materiali rinvenuti,  presenza di aree di lavorazione, di oggetti semilavorati o finiti, all'interno dei villaggi. La quantità maggiore di informazioni è fornita dall'analisi delle tracce di spostamenti di persone e di direttrici di collegamento, da una diminuzione dei materiali proporzionale all'aumento della distanza dalla fonte di approvvigionamento, da scambi organizzati all'interno di una comunità in forma più complessa del semplice meccanismo redistributivo e da scambi diffusi, intesi nel senso di una presenza di numerose direttrici di traffico che fanno riferimento a punti di scambio diversi.
Nelle società preistoriche la mobilità dei cacciatori era legata agli spostamenti della selvaggina entro territori delimitati, quindi le uniche tracce archeologiche sono gli oggetti realizzati con materiali dei quali sia nota la provenienza. Più la distanza aumenta e più difficile è ricostruire i percorsi poiché le

domenica 22 luglio 2018

Festival dell’archeologia letteraria: 4 appuntamenti con la storia della Sardegna nel cuore di Sassari da mercoledì 25 Luglio.


Festival dell’archeologia letteraria: 4 appuntamenti con la storia della Sardegna nel cuore di Sassari da mercoledì 25 Luglio.


Organizzato da Pietrino Sechi in collaborazione con Heliogabalus e Ticcu socialclub, con il patrocinio del Comune di Sassari: Quattro appuntamenti, che si svolgeranno in Vicolo del Campanile (tratto chiuso al traffico), nel cuore del centro storico. Quattro serate dedicate ai libri e alle conferenze su temi della Sardegna Archeologica, nella splendida cornice che ha come scenario la cattedrale di San Nicola. Nato nel 2017 nella città di Porto Torres, il Festival dell’Archeologia Letteraria è una manifestazione culturale che si pone l’ obiettivo di sensibilizzare e valorizzare – attraverso i libri e la lettura- il patrimonio artistico, storico e archeologico della Sardegna. Spiega l’organizzatore:
“Divulgare attraverso l’archeologia la ricerca scientifica e tecnica, sensibilizzando il pubblico alla conoscenza delle proprie origini, può aiutare a sviluppare il valore umano, sociale e di unita di un

venerdì 20 luglio 2018

Storia del commercio: Economia e traffici commerciali nell'antichità: la questione greca. (Parte terza). Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Storia del commercio: Economia e traffici commerciali nell'antichità: la questione greca. (Parte  terza).
Riflessioni di Pierluigi Montalbano




Prima parte: dono e baratto, i traffici economici primitivi.  (clicca sul titolo per aprire)
Seconda parte: Il sistema dei traffici commerciali in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. (Clicca sul titolo per aprire)
Le fonti per studiare i traffici commerciali antichi, soprattutto quelli instaurati dai greci, si ricavano principalmente da Omero e da Esiodo. I paesi che si relazionarono economicamente con l’antica Grecia erano la Tracia, l'Asia Minore, Cipro, le città costiere libanesi e l'Egitto. Dalla Tracia erano importati vini, dal Libano i tessuti, legno d’alto fusto, porpora, oggetti artigianali in avorio e metallici. Prodotti esotici come l'ambra potevano essere importati dalle coste del Baltico, dal Ponto Eusino e dall'Adriatico settentrionale. L'avorio non poteva giungere che dall'Africa centrale e dall'India, lo stagno dalle isole Cassiteridi (posizionate vicino a Bretagna e Cornovaglia). I Greci esportavano soprattutto bestiame: pecore e buoi. Non essendoci ancora la moneta, per scambiare si utilizzava il baratto con animali d’allevamento, oggetti artistici, asce e derrate alimentari. Pastori e

giovedì 19 luglio 2018

Storia del commercio: Il sistema dei traffici commerciali in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. (Parte seconda). Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Storia del commercio: Il sistema dei traffici commerciali in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. (Parte seconda)

Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Vediamo ora quali oggetti e materie prime caratterizzavano gli scambi preistorici.  
Lo studio dei traffici commerciali preistorici può essere analizzato soltanto quando i prodotti scambiati sono materiali che il tempo non distrugge: pietre preziose, metalli, ossidiana, avorio, ambra, e altri. Quando la contropartita è costituita da merci deperibili come pelli, stoffe, bestiame, schiavi…nascono problemi di difficile soluzione. Lo sviluppo dell'industria dei metalli preziosi quali mezzi di scambio, prima in lingotti, panelle e barre, e poi ritagliati sotto forma di monete, facilitano lo studio del commercio antico.
Nel nord Europa l'oro, l’argento e il rame penetrano in gran parte come contropartite dell'ambra, prodotta specialmente sulla costa occidentale della penisola dello Jutland. Lo stagno proviene dalla

martedì 17 luglio 2018

Storia del commercio: dono e baratto, i traffici economici primitivi. (Parte prima). Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Storia del commercio: dono e baratto, i traffici economici primitivi. 
(Parte prima)
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Il commercio è un’attività economica che con atti di compravendita consente di trasferire i beni, nel tempo e nello spazio, dal produttore al consumatore o da un produttore all'altro. Il commercio può avvenire verso l’estero o entro i confini di uno stesso stato e si distingue in importazione, se una comunità riceve i beni da un altra, di esportazione se li destina invece ad altra, di transito se i beni provenienti da un luogo e diretti ad altro attraversano il suo territorio. Il commercio è all'ingrosso, se il trasferimento ha luogo per grandi quantità di beni dal produttore ad altro commerciante che esercita un’attività economica più limitata, e al minuto, se il trasferimento ha luogo per piccole quantità che vanno direttamente al consumatore.
Le prime forme di commercio
La pratica del commercio è presente fin dall’alba dei tempi in tutte le comunità primitive pur se con usanze profondamente diverse da quelle attuali. Lo scambio dei prodotti della caccia, della pesca e della raccolta, iniziò quando in due o più territori vicini si verificavano condizioni ambientali diverse, o quando erano differenti le capacità tecnologiche dei gruppi umani. Possiamo pensare a quei particolari prodotti che non si trovano ovunque: ossidiana, sostanze bituminose, avorio, rocce, metalli, sale e narcotici. Ogni comunità viveva una sua economia, utilizzando un territorio dal quale non poteva uscire senza incontrare il pericolo di conflitti con i gruppi circostanti. Lo scambio di

domenica 15 luglio 2018

Storia e lingua. Antigu documentu in sardu de s'Inquisitzione ispagnola in Sardigna. Antico documento in sardo dell'Inquisizione Spagnola in Sardegna. Testo in sardo e, a seguire, testo in italiano.


Storia e lingua. Antigu documentu in sardu de s'Inquisitzione ispagnola in Sardigna.
Antico documento in sardo dell'Inquisizione Spagnola in Sardegna. 
Testo in sardo e, a seguire, testo in italiano.

S’EDITTU DE SA FIDE
Custu documentu est sa bortadura literale dae s’ispagnolu a su sardu, de sa declaratzione publica de s’attu de fide, impreada dae s’Inquisitzione ispagnola segundu sa previsione de sa prammatiga reale de su mese de martu 1567.
Sicomente sa postiglia in accabu chi cunzedit baranta dies d’indulgentzia a sos presentes a sa lettura de s’attu de fide, est firmada cun su sambenadu “Zampero”, su documentu est istadu impreadu a su mancu dae su 1656 a su 1659, cando fit Episcopu de Ampurias e Civita Larentu Sanpero. “.
NOIS SOS INQUISIDORES con(tra) sa heretica prauidade & apostasia in custu regnu de Sardigna & su districtu sou per autoridade apostolica & c. A totu sos viguinos, & moradores istantes, & residentes in totu sas cidades, villas, & logos de custu nostru districtu, de cale si chergiat istadu, condisione, preeminensia, o dignidade, che sian exemptos, o no exemptos, & dognia unu, & cale si

mercoledì 11 luglio 2018

Archeologia. I gioielli “eliopolitani” di Sorradile. Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia. I gioielli “eliopolitani” di Sorradile.
Articolo di Gustavo Bernardino


I turisti che si trovano a Sorradile, il borgo della provincia di Oristano, situato nella regione storica del Barigadu, hanno la fortuna di poter ammirare due splendidi esempi di arte religiosa eliopolitana, miracolosamente salvati dalla furia devastatrice del tempo e (ahimè!) dell'uomo. Il primo esempio lo si trova incastonato nella facciata ovest della chiesa campestre di S. Giovanni Battista recentemente restaurata. Si tratta di una pietra di trachite rossa di forma semicircolare in cui è stata scolpita una “Barca Solare” attribuibile al culto del dio Ra-Atum massimo esponete della teologia eliopolitana.
Nel paese di Sorradile esiste una leggenda secondo la quale, la chiesa campestre sarebbe stata eretta (come spesso è avvenuto) sopra un preesistente tempio pagano. Sarebbe da accertare la provenienza del reperto.
La barca, come viene descritto dettagliatamente da Mario Tosi nel “Dizionario dell'antico Egitto pagg.204/211, viene utilizzata dal dio Ra per effettuare  il viaggio che dura 12 ore e serve per superare la notte. Rappresenta  dunque la rinascita dalla morte a nuova vita.
Il secondo esempio certamente più notevole per importanza e dimensione, lo si trova nel sito archeologico noto col nome di “Su Monte”. In questo sito (semi abbandonato) che risulta essere (per chi ha la fortuna di

mercoledì 4 luglio 2018

Archeologia. Bitia, l'antica Chia, nella costa sud della Sardegna Articolo di Piero Bartoloni


Archeologia. Bitia, l'antica Chia, nella costa sud della Sardegna
Articolo di Piero Bartoloni

Nel settore nord-orientale del territorio sul quale sorge Bitia, la linea costiera, coincidente con la Punta ‘e su Senzu e con l’attuale isolotto di Su Cardolinu, è molto aspra e scoscesa, poiché dominata da una catena di colline parallele al mare. Poco più a sud-ovest si apre la valle di Chia che si affaccia sul mare con un’ampiezza di circa 1000 metri, interrotta solo per un breve tratto dall’altura ove attualmente sorge la torre spagnola e che verosimilmente accolse il primo fondaco fenicio. Si tratta di una pianura abbastanza recente e di origine palesemente alluvionale, con una estensione di poco più di 200 ettari. Questa pianura in origine costituiva evidentemente un golfo e ancora attualmente è occupata per circa un terzo della sua estensione dallo stagno di Chia e da zone paludose contermini. Questi terreni palustri anticamente avevano certamente una estensione maggiore che, in età fenicia, era probabilmente superiore alla metà dell’intera superficie pianeggiante. Anteriormente rispetto all’epoca fenicia, probabilmente fino alla fine dell’età neolitica, dove oggi è la valle doveva esistere un golfo con un’isola in posizione centrale (fig. 106). Questa era costituita dall’attuale altura della

giovedì 28 giugno 2018

Riflessioni su Lingua sarda, identità e Limba Sarda Comuna (LSC). Il caso del Romancio. Articolo di Luana Montalbano


Riflessioni su Lingua sarda, identità e Limba Sarda Comuna (LSC). Il caso del Romancio.
Articolo di Luana Montalbano

Nell’ambito del dibattito sulla lingua sarda, sulla sua importanza fondamentale in termini di identità del nostro popolo e sulle problematiche legate alla sua salvaguardia e promozione quale lingua minoritaria, si inserisce il mio lavoro di ricerca sul multilinguismo.
Nel documento sulle norme linguistiche di riferimento della Limba Sarda Comuna (LSC) della Regione Autonoma della Sardegna, il sardo viene giustamente descritto come “al contempo unico e molteplice, costituito dal complesso delle varietà che lo costituiscono”.
Il sostrato, i prestiti, i contatti con altre lingue hanno favorito lo sviluppo di uno spettro linguistico sardo che si differenzia da paese a paese. Tuttavia, nonostante queste differenze, vi è una

Archeologia. Per una nuova interpretazione del sito prenuragico di Monte Baranta a Olmedo (SS). Riflessioni di Gustavo Bernardino


Archeologia. Per una nuova interpretazione del sito prenuragico di Monte Baranta a Olmedo (SS).
Riflessioni di Gustavo Bernardino

Sulla natura funzionale del sito archeologico di Monte Baranta esistono contrapposte interpretazioni, come nel caso, forse più eclatante di un articolo del 20/06/2006 (Apparso sulla rivista Maymone) in cui gli autori Sandro Angei, Gigi Sanna e Stefano Sanna,  contestano i risultati di uno studio realizzato da Alberto Moravetti. Mentre quest’ultimo privilegia l'aspetto difensivo/militare del complesso megalitico, i tre autori, appassionati di storia sarda, prediligono quello religioso/astronomico. Con questo lavoro s’intende proporre una terza ipotesi che risulta essere la somma delle altre due e consente una lettura più completa del complesso.  
Partendo dall’analisi del nome, che ancora oggi appare misterioso, ci troviamo di fronte alla esigenza di capirne il significato,  da chi per primo e perché è stato usato?
La soluzione potrebbe apparire semplice, infatti BARANTA in lingua sarda significa quaranta ma perché chiamare un monte con un numero? Sembrerebbe bizzarro, eppure è proprio così ma dietro al numero c'è un

lunedì 25 giugno 2018

Archeologia. Atene, Sparta, il Peloponneso e il dominio sul Mar Egeo. Così muore una democrazia... Riflessioni di Matteo Riccò


Archeologia. Atene, Sparta, il Peloponneso e il dominio sul Mar Egeo. Così muore una democrazia...
Riflessioni di Matteo Riccò

Nell'anno 406 a.C., il tratto di mare antistante l'odierna città di Bademli, in Turchia, è teatro della titanica battaglia navale delle Arginuse. Da una parte, la flotta ateniese (forte di circa 150 navi), dall'altro quella spartana (120 navi). In palio, il dominio sull'Egeo e, di riflesso, la vittoria finale nella guerra del Peloponneso (431-404 a.C.), lo scontro mortale tra Atene e Sparta che si trascina da quasi trent'anni e che ha ormai esaurito le risorse di entrambi i contendenti.
La battaglia, come spesso accadeva nel mondo antico, è l’esito finale di un percorso complesso, con antefatti recenti e più remoti. Per farla molto (molto) breve: nonostante la terribile pestilenza del 430 a.C., Atene ha sostanzialmente vinto la prima parte della guerra per il predominio sul mondo ellenico estesamente applicando quella che potremmo chiamare la "dottrina Pericle".
E cioè: evitare rigorosamente lo scontro per terra con Sparta, colpire i peloponnesiaci alle spalle in operazioni anfibie come a Pilo ed a Sfacteria, lasciare che gli Spartani entrino in Attica indisturbati nascosti dietro le Lunghe Mura, che collegavano la zona dell'Acropoli (cioè l'Atene antica) con il

giovedì 21 giugno 2018

Cartografia Nautica. Lo “Schema Portolano” secondo Vesconte Maggiolo. Riflessioni di Rolando Berretta


Cartografia Nautica. Lo “Schema Portolano” secondo Vesconte Maggiolo
Riflessioni di Rolando Berretta

Quando si parla di “Antiche Carte” si studia (e ci spiegano) di tutto. Per gli schemi bisogna fare da soli.
 
 Questo è uno schema completo. Sono 16 direzioni principali della Rosa dei Venti e 16 direzioni intermedie (color rosso); totale 32.
 

Vediamo come si realizza uno schema simile. Iniziamo dalle 16 linee rosse.
Prendiamo un “qualsiasi” materiale per disegnare la Carta; pergamena, pelle di montone o altro.
Disegniamo un QUADRATO interno assegnando un valore di 10 a ciascuno lato. Tracciamo le prime 8 linee rosse come illustrato dal disegno rispettando le misure segnalate dal quadrato. Tracciamo la

martedì 19 giugno 2018

Archeologia. I rapporti fra la Sardegna e Cipro nell'età del Bronzo: i lingotti in rame denominati "ox-hide", o a pelle di bue. Riflessioni di Davide Schirru tratte dalla tesi di laurea dello stesso autore.

Archeologia. I rapporti fra la Sardegna e Cipro nell'età del Bronzo: i lingotti in rame denominati "ox-hide", o a pelle di bue.
Riflessioni di Davide Schirru tratte dalla tesi di laurea dello stesso autore.


Molti autori riconoscono il ruolo di Cipro nello sviluppo delle tecniche metallurgiche in Sardegna, ma i contrasti nascono nel momento in cui si tratta di datare queste influenze, interpretabili come fenomeni di "acculturazione", visto che l'idea di una civiltà nuragica passivamente recettiva degli stimoli provenienti dall'oriente può dirsi definitivamente tramontata, sulla base dei ritrovamenti di manufatti nuragici nel Mediterraneo centrale avvenuti negli ultimi trent'anni. I materiali di origine cipriota presenti in Sardegna sono per lo più manufatti metallici, mentre i reperti ceramici si riducono a due soli frammenti, provenienti dal Nuraghe Antigori di Sarroch: un frammento di ansa wishbone handle della classe ceramica Base-ring II ware (Tardo Cipriota II) e un frammento di un pithos, del tipo utilizzato per il trasporto di olio. La selettività con la quale i materiali ciprioti vengono recepiti in

giovedì 14 giugno 2018

Archeologia in Sardegna. Le tracce di micenei e fenici indagate dall'archeologo Paolo Bernardini. Riflessioni di Carlo Figari

Archeologia in Sardegna. Le tracce di micenei e fenici indagate dall'archeologo Paolo Bernardini.Riflessioni di Carlo Figari

Nell'antichità la Sardegna fu al centro di traffici e culture che si diffondevano per il Mediterraneo. Il mare (che non era ancora "nostrum") non fu una barriera per gli indigeni isolani. Al contrario fu come un'autostrada che inevitabilmente finiva per portare le navi sulle coste sarde. Una tappa obbligata che ebbe la stessa importanza di Creta, Cipro, delle isole egee, delle città di Turchia, Libano, Africa settentrionale. Gli antichi sardi non avevano paura del mare, così come li descrive la vecchia storiografia che li vedeva contadini e pastori costretti a prendere le armi per difendere il loro territorio dai bellicosi popoli del mare. Anzi, loro stessi furono abili navigatori e commercianti che battevano le

lunedì 11 giugno 2018

Archeologia. Attività e risorse nella Sardegna nuragica del periodo di Monte Prama Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Attività e risorse nella Sardegna nuragica del periodo di Monte Prama
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Nella lettura del contributo di Giovanni Ugas intitolato "la stagione delle artistocrazie", all'interno del libro "I giganti di pietra", ho rilevato una minuziosa descrizione del modo di vivere dei sardi del Primo Ferro e ho deciso di pubblicare un articolo che riassume le tante notizie fornite dall'archeologo su vari aspetti della vita quotidiana dei nuragici.
Intorno al X a.C., abbandonati i nuraghi, gli abitati si ridussero di numero ma aumentarono in dimensioni, alcuni a spese di altri che rimasero piccoli villaggi rurali. Le case furono realizzate direttamente a ridosso delle torri, trasformate in luoghi di culto, e sopra le rovine della precedente cinta muraria. Le capanne erano a isolati circolari, con più ambienti disposti intorno a una piazzetta centrale. Erano case dotate di laboratori, magazzini e altre infrastrutture. Il sistema urbanistico vede un miglioramento delle architetture dei pozzi, con canali di raccolta dell'acqua, forni per la ceramica e per il pane, fornaci per le fonderie e piccoli ambienti circolari con

giovedì 7 giugno 2018

Archeologia. Le chiese antiche, e quelle moderne, non sono tutte orientate a est. Riflessioni di Angelo Saba

Archeologia. Le chiese antiche, e quelle moderne, non sono tutte orientate a est.
Riflessioni di Angelo Saba


Il 22 ottobre 2014, sul sito Quotidiano di storia e archeologia diretto da Pierluigi Montalbano, è stato pubblicato l’articolo Perché le Chiese più antiche sono orientate astronomicamente verso est?”, redatto dallo stesso Pierluigi Montalbano.
L’articolo tratta un argomento di grande interesse per l’opportunità che offre di poter indagare su uno degli aspetti più significativi dei monumenti del passato, fortemente inferente con la cultura delle genti che li hanno costruiti. Personalmente conduco da anni studi e ricerche sull’architettura e l’arte quale espressione di una specifica civiltà o popolo o gruppo umano, e i collegamenti con la “cultura” che li sottende (intesa quali modelli articolati su idee, simboli, azioni), in particolare attraverso la chiave di lettura propria delle rappresentazioni simboliche.
In tale ricerca trova spazio anche l’orientamento dei monumenti, compresi gli edifici di culto o comunque sacri, e così vorrei riprendere l’argomento citato estendendo i riferimenti temporali dal periodo Paleocristiano sino all’era moderna, ricomprendendo lo stesso contesto medioevale già affrontato da Pierluigi Montalbano. Per l’occasione fornire anche degli indirizzi sulle metodologie d’indagine finalizzate alla definizione degli orientamenti, a beneficio di chi volesse intraprendere autonomamente simili ricerche.

L’orientamento degli edifici di culto: genesi.
Nella maggior parte delle religioni, la posizione che si assume nella preghiera e nell’orientamento dei luoghi sacri è determinata da una “direzione sacra”.
La direzione sacra dell’ebraismo era verso Gerusalemme o, più precisamente

lunedì 4 giugno 2018

Archeologia. I Sardi nella guerra di Troia? Riflessioni di Carlo D'Adamo

Archeologia. I Sardi nella guerra di Troia?
Riflessioni di Carlo D'Adamo


Perché un libro intitolato “I Sardi nella guerra di Troia?”
La storiografia greca ha elaborato nel ciclo dell’epopea troiana il processo di crisi del sistema miceneo, mentre la storiografia egizia ha narrato parte dello stesso processo sotto il tema dell’invasione degli “Abitanti delle Isole del Grande Verde” che ordivano una “congiura” contro l’Egitto assalendo le sue coste e tentando un’invasione.
La sostanziale autoreferenzialità delle due tradizioni storiografiche impedì a Platone, al quale la tradizione egizia era giunta di seconda o di terza mano, di riconoscere nel racconto di Crizia (che egli riporta nel Timeo) gli stessi avvenimenti che i greci avevano già elaborato nei miti di Teseo e del

venerdì 1 giugno 2018

Archeologia. Monte Arci: la montagna della roccia nera, l'ossidiana. Riflessioni di Carlo Lugliè

Archeologia. Monte Arci: la montagna della roccia nera, l'ossidiana.
Riflessioni di Carlo Lugliè


Da cinque anni un progetto di ricerche archeologiche e archeometriche indaga sullo sfruttamento e la distribuzione dell’ossidiana del Monte Arci nella preistoria.

A Est dell’ampio Golfo di Oristano, nella Sardegna centro-occidentale, il complesso vulcanico del Monte Arci di 812 metri campeggia col suo compatto rilievo a scudo esteso per circa 150 kmq. Questo massiccio, formatosi essenzialmente tra la fine dell’Era terziaria e l’inizio del Quaternario, ha esercitato un forte condizionamento sul primo insediamento umano di questa regione ma non solo per la netta impronta che conferisce al paesaggio. Infatti per i versanti del monte, sotto i boschi secolari di lecci, roverelle e corbezzoli o tra la densa macchia di lentisco, erica e cisto, si disperdono in diverse località come in una vasta miniera a cielo aperto le ossidiane formatesi da circa 3,25 milioni di anni. Esse hanno avuto notevole importanza per le popolazioni preistoriche del Mediterraneo occidentale e sono state uno dei fattori di attrazione per le prime comunità neolitiche: approdati circa settemila anni fa in un’isola che le attuali evidenze archeologiche spingono a ritenere disabitata e coperta di foreste, questi coloni-pionieri hanno dato avvio al suo popolamento. Sa pedra crobina, alla

mercoledì 30 maggio 2018

Cartografia nautica. G. Maggiolo in America, una conquista controversa. Articolo di Rolando Berretta


Cartografia nautica. G. Maggiolo in America, una conquista controversa.
Articolo di Rolando Berretta

A seguito delle nuove carte Verrazzano / Maggiolo si ottennerro questi profili costieri: una serie di carte stampate e riunite nel 1544.
Da  - LIBRARY OF CONGRESS-
Atlante di Battista Agnese  (traduzione automatica)
Descrizione:
Battista Agnese (1500-1564 circa) fu un cartografo italiano, nato a Genova, che lavorò a Venezia tra il 1536 e il 1564 e divenne una delle figure più importanti della cartografia rinascimentale. Ha creato circa 100 atlanti manoscritti, di cui ne esistono più di 70, con la sua firma o attribuiti alla sua scuola. I suoi atlanti, che sono considerati opere d'arte per la loro alta qualità e bellezza, sono per lo più portolani o atlanti nautici, stampati su pergamena per ufficiali di alto rango o ricchi mercanti. Questo atlante del 1544 contiene 15 lastre illustrate a piena pagina, con mappe dettagliate e figure geografiche, in colori vivaci, decorate con cherubini su nuvole. Alcune mappe sono decorate con tracce d'oro. L'ovale mappa mundi ha cherubini, o teste di vento, in nuvole blu e oro, che rappresentano i classici 12 punti di vento dai quali si sono evoluti i moderni punti cardinali. Le mappe più dettagliate mostrano coste, porti e fiumi completi e sono stati gli aiuti alla navigazione del

giovedì 24 maggio 2018

Archeologia. La mitica città di Tartesso sarà oggetto di due conferenze a Cagliari.


Archeologia. La mitica città di Tartesso sarà oggetto di due conferenze a Cagliari. 


L'argomento sarà presentato in due serate da Honebu, nella sala conferenze in Via Fratelli Bandiera 100 a Cagliari / Pirri. Venerdì 25 Maggio, alle ore 19, ci sarà il primo imperdibile appuntamento in cui si parlerà di navigazione antica e del periplo Ora Marittima di Avieno. Nel secondo incontro, Venerdì 22 Giugno, sempre alle ore 19 da Honebu, lo studioso Giuseppe Mura illustrerà il suo lavoro su questa mitica città che gestiva il commercio dei metalli nel Mediterraneo antico. Conosciuto nella Bibbia con il nome Tarsis, questo luogo è considerato il centro commerciale più importante di tutto l'Occidente. Descritto minuziosamente nei testi dei più illustri autori antichi greci e latini, oggi è

mercoledì 23 maggio 2018

Archeologia. Cina, scoperta una specie umana sconosciuta.

Archeologia. Cina, scoperta una specie umana sconosciuta.

I resti di quella che potrebbe essere una specie umana finora sconosciuta sono stati ritrovati e identificati in una regione del sud della Cina. Le ossa, che appartengono per lo meno a cinque individui, secondo la datazione risalirebbero a un periodo compreso tra gli 11.500 e i 14.500 anni fa. Per il momento, gli studiosi e gli archeologi li chiamano semplicemente la “Gente della Caverna del Cervo Rosso”, per via del nome popolare dato al luogo dove sono stati dissotterrati.

Il gruppo di archeologi responsabili della scoperta ha dichiarato alla rivista PLoS One che serviranno analisi molto più approfondite e dettagliate dei fossili prima di poter affermare con certezza che si tratti di un nuovo lignaggio umano. A questo proposito uno dei leader del team, il professor Darren Curnoe dell’Università di New South Wales, in Australia, ha dichiarato che è necessaria molta

lunedì 21 maggio 2018

Archeologia. Novità sulla carta di Jacopo Maggiolo conservata alla Biblioteca Universitaria Settecentesca di Cagliari. Riflessioni di Rolando Berretta.


Archeologia. Novità sulla carta di Jacopo Maggiolo conservata alla Biblioteca Universitaria Settecentesca di Cagliari.
Riflessioni di Rolando Berretta.

Accertato che a Cagliari abbiamo una copia della carta di Jacopo Maggiolo (1561) mentre l’originale si trova a Roma nella Biblioteca Centrale Nazionale, come abbiamo riferito nell’articolo pubblicato su questo quotidiano in data 07 Maggio 2018 a titolo “I Maggiolo, cartografi genovesi


… resta da capire il perché dell’orientamento “a specchio” della carta conservata al Museo Correr di Venezia. Carta datata nella metà del 1500.
A questo punto sono partiti una serie di controlli sulle riproduzioni del Mediterraneo dei Maggiolo.
Tra le tante opere di Vesconte Maggiolo esiste una carta che riporta l’esplorazione di Giovanni da

sabato 19 maggio 2018

Associazione Culturale Honebu. Attività Giugno 2018

Associazione Culturale Honebu. Attività Giugno 2018


Buongiorno,
Sono lieto di invitarvi ai prossimi eventi dell''Associazione Culturale Honebu. Tutti gli incontri del Venerdì si svolgeranno alle ore 19  nella Sala Conferenze in Via Fratelli Bandiera 100 a Cagliari / Pirri.
Per tutti gli eventi ho allegato la locandina in questo invito, ricordandovi che l'ingresso è riservato ai soci. Per diventare soci Honebu è sufficiente chiamare il 3382070515 e contribuire annualmente con una quota di 30 euro.
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Venerdì 25 Maggio, ospiteremo lo studioso di antichità Giuseppe Mura che ci racconterà il suo ultimo libro: "Tartesso in Sardegna".

Venerdì 1 Giugno, sarà relatore l'archeologo Alfonso Stiglitz che illustrerà la "nascita di una città", con

venerdì 18 maggio 2018

Archeologia. Acabadora, la sacerdotessa della morte

Archeologia. Acabadora, la sacerdotessa della morte
Riflessioni di Claudia Zedda


C’era un tempo in cui la gente di uno stesso paese si conosceva per soprannome, un tempo nel quale la morte non era fatto di stato, un tempo in cui le strade al crepuscolo, poteva succedere venissero attraversate da piccole donnicciole che è d’obbligo immaginare vestite di nero. Non foss’altro per il loro tentativo di passare inosservate. C’era un tempo chi le chiamava sacerdotesse della morte e chi le chiamava donne esperte. Avete compreso delle nonnette alle quali mi riferisco?
C’era chi le chiamava più sbrigativamente Accabadoras. Il termine è pregno di una sonorità tutta spagnola, e mai nessun altro sarà tanto evocativo. Degradazione di acabar, queste donne che l’immaginario racconta d’età avanzata, “accabavano” appunto, ponevano la parola fine alla vita degli agonizzanti, che stentavano nell’abbandonarla. Ci si è interrogati ampiamente sulla veridicità della figura, ci si è spesso chiesti se non si tratti di un residuo tradizionale, che in effetti non faccia capo ad alcuna realtà.


Video gentilmente offerto dall'amico Fabio. Clicca quì per vederlo.

mercoledì 16 maggio 2018

Archeologia. Il potere energetico della Piramide di Cheope. Riflessioni di Salvatore Micalef, Egittologo del Centro Italiano Ricerche

Archeologia. Il potere energetico della Piramide di Cheope
Riflessioni di Salvatore Micalef,
Egittologo del Centro Italiano Ricerche



Secondo i miei studi, le piramidi hanno dei poteri misteriosi. Analizziamo insieme la questione, cercando di evidenziare le tesi favorevoli e quelle contrarie. Il primo indizio trovato nei vari reperti archeologici della storia che accenna ad una strana capacità di conservazione che riconduce alla forma piramidale, fu il Libro dei Morti, l’antico testo religioso egizio. In esso si legge che la piramide aveva la capacità di risvegliare le potenti energie positive e negative presenti all’interno di essa, pur in modo latente, in ogni essere umano. Queste energie potevano essere stimolate con l’aiuto della piramide stessa rendendo l’individuo forte e vitale. Forse, non è un caso, che il numero “phi” (il pi greco), che si usa in geometria per il calcolo dell’Aria della Piramide, è incorporato nelle dimensioni della Grande Piramide di Cheope, ed era ritenuto in passato simbolo della creatività, del fuoco e della

venerdì 11 maggio 2018

Archeologia. Trapanazione del cranio, una pratica millenaria. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Trapanazione del cranio, una pratica millenaria.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


















Al Museo Sanna di Sassari è esposto uno dei numerosi crani che mostrano fori nella calotta e che sono riferiti a migliaia di anni fa. In Sardegna il ricorso a trapanazioni craniche effettuate su persone vive risale a studi su resti umani della tomba di Scaba ‘e Sarriu di Siddi, datata a cavallo fra Neolitico ed Età del Rame. Precedentemente quest'operazione si riferiva alla cultura Bonnannaro e poteva essere semplice o multipla con l'asportazione di rondelle ossee. In un caso un cranio mostra che

martedì 8 maggio 2018

Archeologia. Studi sul Tofet. Articolo di Piero Bartoloni


Archeologia. Studi sul Tofet
Articolo di Piero Bartoloni


Consiglio Nazionale delle Ricerche
Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico
Rivista di Studi Fenici, fondata da Sabatino Moscati.
 XLIII-2015

Scorrendo le pagine scritte nel ’700 e nel secolo successivo dagli studiosi di antichità, sorge spontaneo un senso di tenerezza nel leggere ipotesi che, se sostenute oggi, sfiorerebbero il ridicolo e per noi sono ovviamente da rigettare, ma che all’epoca erano parte integrante della diatriba scientifica. tralasciando il puro candore delle antiche statue marmoree, celebrato da Johann Winckelmann,  che in realtà erano policrome, come non ricordare ad esempio che Heinrich Schliemann riteneva di aver trovato i gioielli della mitica Elena, mentre aveva rinvenuto quelli di una dama che l’aveva preceduta di alcuni secoli, o che il Canonico Giovanni Spano sosteneva di poter evidenziare la presenza degli Egiziani in Sardegna, sulla base degli amuleti punici di tipo egittizzante? Tutto ciò dimostra che lo scorrere del tempo e il continuum della ricerca scientifica “fanno giu-stizia” di quelle che un tempo erano ritenute realtà d’importanza capitale e che oggi fanno sorgere un sorriso per la labilità del problema ormai risolto, che oggi ci appare come una ovvietà. tutto ciò grazie al progresso inarrestabile della Storia, degli studi e dell’analisi positiva, che vagliano inesorabilmente in modo critico ogni problema e lo fanno proprio o lo accantonano a seconda del

lunedì 7 maggio 2018

I Maggiolo, cartografi genovesi. Articolo di Rolando Berretta


I Maggiolo, cartografi genovesi.
Articolo di Rolando Berretta

Vesconte Maggiolo (da Wikipedia)
Nato intorno al 1475 da Giacomo e Mariola de Salvo, originari di Rapallo, ma residenti in Genova, il Maggiolo fu uno dei principali cartografi della sua epoca, capostipite di una famiglia di cartografi che si protrasse per numerose generazioni.
Iniziò la sua attività di cartografo agli inizi del XVI secolo e quello che è noto come "Planisfero di Fano", datato intorno al 1504 e realizzato in patria, fu la sua prima più importante realizzazione. Nel 1511 è a Napoli, ove sposa una donna del posto. Tra le opere certe realizzate durante la sua permanenza partenopea si contano due atlanti, del 1511 e 1512, tre carte nautiche (1512, 1513, 1515) ed un planisfero nautico del 1516. Per volontà del doge genovese Ottaviano Fregoso  nel 1518 fu richiamato in patria, ove gli fu offerto l'incarico ufficiale di "Magister cartarum pro navigando", con