Diretto da Pierluigi Montalbano

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Associazione Culturale Honebu

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lunedì 15 ottobre 2018

Archeologia. Il Sulcis fra la bella età dei nuraghi e l'età del Ferro. Riflessioni di Paolo Bernardini

Archeologia. Il Sulcis fra la bella età dei nuraghi e l'età del Ferro.
Riflessioni di Paolo Bernardini



La vasta concentrazione di insediamenti che distingue il territorio sulcitano nel Bronzo è il necessario palcoscenico sul quale introdurre un nuovo protagonista: il paesaggio della successiva Età del Ferro nella regione del Sulcis. Per quanto i processi interni di organizzazione del territorio e di gerarchizzazione degli insediamenti siano ancora privi di approfondimenti, la distribuzione del popolamento indica un fervido dinamismo e un sofisticato livello di appropriazione e di gestione del territorio e delle sue risorse da parte di quelle comunità di cultura nuragica che vivono, secondo la felice espressione di Giovanni Lilliu, nella «bella età dei nuraghi». Il medesimo studioso, dopo aver presentato, in un dettagliato studio del 1995, i quadri nuragici del Sulcis nel Bronzo, si scusava con i lettori per non aver potuto dare conto con altrettanta dovizia di dati della successiva Età del Ferro, per la quale venivano indicate linee estremamente generali di sviluppo culturale in linea con il divenire di quella “età delle aristocrazie” propugnata altrove dallo stesso autore. Oggi la situazione non è cambiata di molto; la comprensione dei quadri culturali e organizzativi dell’età nuragica è stata limitata in modo notevole dal prevalente orientamento della ricerca sui contesti di cultura fenicia e punica del territorio sulcitano, in qualche modo sollecitata dalla presenza in questa regione di importanti giacimenti legati alla problematica dell’irradiazione fenicia e del successivo dominio cartaginese.

martedì 9 ottobre 2018

Archeologia della Sardegna. Cosa utilizzavano gli antichi sardi per scolpire il granito? Dovremo retrodatare di parecchi secoli la conoscenza del ferro nell'isola? Scoperta una "filiera" metallurgica sui monti di Domusnovas. Riflessioni di Pierluigi Montalbano e Marcello Onnis

Archeologia della Sardegna. Cosa utilizzavano gli antichi sardi per scolpire il granito? Dovremo retrodatare di parecchi secoli la conoscenza del ferro nell'isola? 
Scoperta una "filiera" metallurgica sui monti di Domusnovas.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano e Marcello Onnis



Recentemente, abbiamo depositato alla Soprintendenza archeologica di Cagliari una denuncia di rinvenimento di un sito di valenza Archeometallurgica.
Nel territorio del Comune di Domusnovas, immerso nell’incantevole vallata di Oridda, dietro le Grotte di San Giovanni, l’allineamento di Punta Tinnì, Punta Fundu de Forru e Perda Niedda, con il vertice opposto di punta Serra Tinnì, costituisce un triangolo, attraversato dal Rio Tiny, particolarmente interessante già per la sola toponomastica. La località di Perda Niedda tradisce la presenza di un giacimento di magnetite dal tenore di ferro intorno al 74 %. La Punta Fundu de Forru, indica la presenza di attività fusoria. Il nome del rio e delle sommità dei luoghi dedicate a Tinnì dichiarano palesemente la frequentazione dei mercanti di età

sabato 6 ottobre 2018

Archeologia. A Villasimius è iniziata una nuova campagna di scavi nel sito di Cuccureddus, un luogo sacro e strategico che ha attraversato la Civiltà Nuragica, l’età fenicia, quella punica e arrivò all’età romana.


Archeologia. A Villasimius è iniziata una nuova campagna di scavi nel sito di Cuccureddus, un luogo sacro e strategico che ha attraversato la Civiltà Nuragica, l’età fenicia, quella punica e arrivò all’età romana.  

A 30 anni dalle prime ricerche, emergono nuovi studi e reperti che rivelano un insediamento molto più ampio di quanto originariamente ipotizzato, e ne confermano l’importanza cruciale nelle rotte commerciali del Mediterraneo. Il rinvenimento di nuovi ambienti e reperti che potranno aiutare a rispondere alle numerose domande sulle origini del sito fenicio-punico e, in particolare, consentiranno di chiarire quale sia stato il suo ruolo nel Mare Mediterraneo. I primi scavi furono condotti negli anni Ottanta del secolo scorso, e i dati emersi a seguito del riordino e dello studio dei

venerdì 5 ottobre 2018

Archeologia. La produzione di utensili in pietra favorì l'evoluzione della lingua nelle comunità preistoriche.

Archeologia. La produzione di utensili in pietra favorì l'evoluzione della lingua nelle comunità preistoriche. 

La produzione delle schegge di pietra che i nostri antichi antenati usavano come lame ha favorito lo sviluppo del linguaggio. A dimostrarlo è uno studio sperimentale sull'efficienza di diverse modalità di trasmissione culturale delle tecniche di scheggiatura per produrre quegli strumenti.
Capacità tecnologiche e linguaggio si sono coevoluti nel corso di un lungo processo iniziato fra i nostri antenati 2,5 milioni di anni fa, durante il periodo Olduvaiano, e acceleratosi circa 1,7 milioni di anni fa, agli inizi del periodo Acheuleano. E' la conclusione di un gruppo di ricercatori dell'Università di St. Andrews, in Gran Bretagna, dell'University College di Londra e del Max Planck Intitut per l'antropologia evoluzionistica di Lipsia, autori del più vasto studio sperimentale mai condotto sulla trasmissione culturale nell'età della pietra, descritto in un articolo su “Nature Communications.
Osservare un altro che lavora non basta a imparare bene la tecnica che usa. Prodotti probabilmente da Homo abilis (ma forse anche da Australopithecus garhi), gli strumenti litici olduvaiani sono i più antichi che si conoscano e sono costituiti da schegge e ciottoli taglienti (chopper) ottenuti dalla percussione di due pietre. La loro struttura è poco elaborata, ma si può notare la scelta del materiale adatto e l'intenzionalità delle operazioni che li hanno prodotti.
Questo tipo di scheggiatura rimase invariato per circa 700.000 anni, e fu poi

mercoledì 3 ottobre 2018

Archeologia. Il mistero della più antica mano in metallo d'Europa. Il raro manufatto, scoperto in Svizzera e risalente all'Età del Bronzo, è la più antica rappresentazione conosciuta in Europa di una parte del corpo umano. Potrebbe essere stata usata per scopi rituali. Articolo di Andrew Curry


Archeologia. Il mistero della più antica mano in metallo d'Europa. Il raro manufatto, scoperto in Svizzera e risalente all'Età del Bronzo, è la più antica rappresentazione conosciuta in Europa di una parte del corpo umano. Potrebbe essere stata usata per scopi rituali.
Articolo di Andrew Curry

Gli archeologi svizzeri hanno recentemente annunciato la scoperta di quella che affermano essere la più antica rappresentazione in metallo di una parte del corpo umano mai trovata in Europa.
L'oggetto, risalente a circa 3500 anni fa, è la riproduzione di una mano in bronzo, leggermente più piccola del normale, del peso di circa mezzo chilo. Presenta una sorta di polsino in lamina d'oro, e una cavità interna che, si pensa, potesse permettere di montarla su un bastone o una statua.
Il ritrovamento è avvenuto casualmente nel 2017 vicino al Lago di Bienne, o Bienna, nella zona occidentale del cantone di Berna, effettuato da cacciatori di tesori che utilizzavano il metal detector, e

lunedì 1 ottobre 2018

Archeologia. Scoperte le più antiche tracce di formaggio nel bacino del Mediterraneo, individuate in Croazia su frammenti di ceramica di 7.200 anni fa. Articolo di Maya Wei-Haas


Archeologia. Scoperte le più antiche tracce di formaggio nel bacino del Mediterraneo, individuate in Croazia su frammenti di ceramica di 7.200 anni fa.
Articolo di Maya Wei-Haas


Sembra che gli esseri umani non riescano proprio a fare a meno del formaggio: impazziscono dalla gioia al pensiero della mozzarella, desiderano ardentemente il parmigiano e non fanno altro che esaltare la bontà del brie. Non è chiaro esattamente quando sia cominciata questa ossessione. Sembra che gli antichi uomini abbiano iniziato a prelevare il latte di mucche, capre e pecore poco dopo l'inizio della domesticazione di questi animali, poco più di 10 mila anni fa. E a questi eventi potrebbe essere seguito l'avvento della preparazione del formaggio.
Adesso, un nuovo studio pubblicato su Plos One testimonia il ritrovamento della più antica produzione casearia nel Mediterraneo, grazie all'identificazione di tracce di formaggio su frammenti di ceramica risalenti a 7.200 anni fa. Tuttavia, alcuni scienziati sollevano alcuni dubbi, suggerendo

giovedì 27 settembre 2018

Salvatore Dedola da Honebu. Nuovo dizionario Etimologico della Lingua Sarda.

Salvatore Dedola da Honebu. Nuovo dizionario Etimologico della Lingua Sarda.

Straordinario e imperdibile appuntamento per tutti gli appassionati di lingua sarda. Dopo 70 anni dal precedente, è stato pubblicato il testo che tutti i sardi dovrebbero avere a casa, il Dizionario della nostra Lingua.
Venerdì 28 settembre nella sala conferenze dell'Associazione Culturale Honebù, a Cagliari / Pirri, in Via Fratelli Bandiera 100, alle ore 19, il linguista e glottologo Salvatore Dedola presenterà il suo ultimo lavoro: "NOFELSA", Nou Faeddarzu Etimològicu dessa Limba Sarda, il dizionario etimologico della lingua sarda. Durante la serata saranno presentati anche i primi 3 tomi della Enciclopedia della Civiltà Sarda. Il Dizionario Etimologico, un testo di 1500 pagine, sostituisce integralmente il Dizionario Etimologico Sardo scritto da M. L. Wagner, rivoluzionando il metodo etimologico utilizzato dallo studioso tedesco e dai suoi

mercoledì 26 settembre 2018

Archeologia. Monserrato, conferenza sulla Navigazione Antica nel Mare Mediterraneo.

Archeologia.  Monserrato, conferenza sulla Navigazione Antica nel Mare Mediterraneo.

Sabato 29 Settembre, alle 17.30, a Monserrato in Via del Redentore 216, nella sala conferenze dell'associazione Pauly Onlus, Pierluigi Montalbano racconterà le tecniche di costruzione delle prime barche, le rotte di navigazione, i primi approdi, l'organizzazione di un porto e parlerà degli accordi commerciali che sancirono le più antiche relazioni economiche nel nostro Mare Mediterraneo.
Durante la serata saranno mostrate immagini e video che arricchiranno la presentazione e renderanno

lunedì 24 settembre 2018

Muscoli mimici e Riso sardonico. Riflessioni di Aldo Casu


Muscoli mimici  e  Riso sardonico
Riflessioni di Aldo  Casu


In “Contributo all'antropologia delle parti molli di Sardi centro-meridionali. - I muscoli mimici”, del Prof. Carlo Maxia, allora Direttore dell’ Istituto di Antropologia dell'Università di Cagliari,  pubblicato nella rivista “Quaderni di anatomia pratica”, Serie XII, N. 1-4, p. 159-204, 1957, nello “SCOPO DELLE RICERCHE” (Cap. 2.1) si legge testualmente:
“… La popolazione della Sardegna, soprattutto quella della regione centro-meridionale dal massiccio del Gennargentu ai Campidani (Capo di Sotto), si distingue nettamente, dal punto di vista delle classificazioni antropologica, dalla massa diventata straordinariamente ibrida di tutte le altre popolazioni europee …”.
Nel capitolo 3 - “MATERIALE DI OSSERVAZIONE”- si legge che lo studio è stato svolto su corpi di Sardi della provincia di Cagliari e di quella di Nuoro, che “… due sole donne erano della provincia di Sassari …”, che
“… Tutti gli individui, che sono stati oggetto di studio, erano Sardi di nascita e di ascendenza. I maschi in maggioranza avevano esercitato la professione di minatore, di contadino e di manovale: le

venerdì 21 settembre 2018

Archeologia. Uraš, la Signora dell’Olimpo Sumero. Riflessioni di Gustavo Bernardino


Archeologia. Uraš, la Signora dell’Olimpo Sumero.
Riflessioni di Gustavo Bernardino

Il paese della provincia di Oristano noto tra l'altro per aver ospitato nel 1470 nel suo territorio una cruenta battaglia  tra le truppe viceregie di Nicolò Carroç e le truppe marchionali di Leonardo d’Alagon (Sergio Salis, “La battaglia di Uras”, su Trexenta Storica blog), ha radici molto antiche testimoniate anche dalla presenza nelle sue vicinanze del maestoso Nuraghe “Sa domu beccia”. Rivive così il glorioso passato della nostra amatissima terra che nel periodo ricompreso tra il tardo neolitico e fino all'arrivo delle milizie romane era un crocevia di naviganti, richiamati dalle ingenti risorse minerarie conosciute grazie alla attività commerciale che

giovedì 20 settembre 2018

Marciana – La Zecca inesistente e l’auspicato intervento della Regione Toscana. È difficile anche con la fantasia arrampicarsi sugli specchi per sostenere a lungo il tentativo. Riflessioni di Alberto Zei

Marciana – La Zecca inesistente e l’auspicato intervento della Regione Toscana.
È difficile anche con la fantasia arrampicarsi sugli specchi per sostenere a lungo il tentativo.
Riflessioni di Alberto Zei


Le zecche italiane
Nel 2011 oltre 60 studiosi  di tutto il mondo contribuirono con la loro scienza numismatica a ‘costruire’ due ponderosi volumi per un totale di 1664 pagine che - citiamo da IBS - “raccolgono la documentazione relativa a tutte le zecche italiane dal V secolo d. C. fino all'unità d'Italia. Si tratta di una ingente massa di dati ampiamente documentati, qui raccolti per la prima volta in un'unica opera, che offrono una comprensione ampia e comparativa delle attività delle zecche italiane... Non esistono lavori simili in ambito europeo”. Tale opera, che uscì con il titolo “ Le zecche italiane fino all’Unità”, fu pubblicata dall’Istituto Poligrafico dello Stato e fu curata dalla Prof.ssa Lucia Travaini dell’Università di Milano, considerata a ragione, dovunque, un’autorità in fatto di numismatica e di sedi di zecche ma di Marciana non se ne fa menzione.
Orbene: nel mese di novembre 2017 intervistai la Prof.ssa  Travaini sulla storia delle zecche. L’ ultima domanda riguardò la discussa veridicità della  zecca di Marciana, ubicata in un ipogeo  che il

lunedì 17 settembre 2018

Archeologia. Stonehenge, il circolo di pietre monumentali sosteneva un altare?

Archeologia. Stonehenge, il circolo di pietre monumentali sosteneva un altare?


Lo storico Julian Spalding ha avanzato una nuova ipotesi su Stonehenge. A suo parere, le pietre circolari servivano a sostenere una piattaforma sopraelevata per l'esecuzione di riti ancestrali. Una rampa, o delle scale, avrebbero portato i sacerdoti sulla piattaforma. Con il passare dei millenni, le pietre sono rimaste, ma il legno si è decomposto. Che si trattasse di un tempio druido, di un calendario astronomico o di un centro per le guarigioni, il mistero di Stonehenge ha alimentato un dibattito senza fine nel corso dei secoli. Alle varie ipotesi avanzate, si aggiunge questa proposta dallo storico Julian Spalding, direttore di alcuni importanti musei del Regno Unito. Per lo studioso, il

domenica 16 settembre 2018

Archeologia. L’alba della scrittura in Sardegna, tra fonti, epigrafi e manufatti. Pierluigi Montalbano

Archeologia. L’alba della scrittura in Sardegna, tra fonti, epigrafi e manufatti.
Pierluigi Montalbano



























La storia della parola, dalla comunicazione verbale a quella scritta, è un percorso lungo millenni, nel corso dei quali l’uomo è riuscito a fissare la parola fuggevole in qualcosa di duraturo: verba volant e picta manent. Nacquero scritture di tipo pittografico, nelle quali viene riprodotto in disegni il contenuto delle parole, ad esempio il disegno della casa scrive la parola casa. L’esempio più conosciuto è l’utilizzo dei geroglifici nella scrittura egizia, in cui è documentato anche il valore consonantico dei segni, ad esempio oltre a significare la parola casa il segno grafico può assumere il valore del nesso consonantico CS. Un simile valore hanno i segni rinvenuti a Serabit el-Khahim, una località del Sinai, e perciò detti protosinaitici: derivati dai segni geroglifici, esprimono, tuttavia, una

venerdì 14 settembre 2018

Archeologia. Il mondo degli Etruschi, i Tusci dei romani, i Tursha dei popoli del mare. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Il mondo degli Etruschi, i Tusci dei romani, i Tursha dei popoli del mare.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Gli Etruschi sono, insieme ai nuragici, la più importante popolazione dell'Italia preromana. Inizialmente occupavano un vasto territorio tra l'Arno e il Tevere, poi chiamato Toscana perché i Romani chiamavano Tusci gli Etruschi, ed erano conosciuti precedentemente come Tursha, una componente della coalizione dei Popoli del mare che partecipò alle vicende legate all'invasione dell'Egitto intorno al 1220-1175 a.C. Di lì poi si estesero verso nord, in Emilia Romagna, e verso sud, in Campania. Il massimo splendore della civiltà etrusca precede l’avvento di

mercoledì 12 settembre 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. I metalli e le leghe, elementi naturali e artificiali che spinsero l'uomo ad incrementare le conoscenze tecnologiche: miniere, metallurgia e complessi processi di fusione, attivarono un'evoluzione sociale, culturale e organizzativa per attivare intrecci commerciali su tutto il pianeta. Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia, le materie prime dell'antichità. 

I metalli e le leghe, elementi naturali e artificiali che spinsero l'uomo ad incrementare le conoscenze tecnologiche:  miniere, metallurgia e complessi processi di fusione, attivarono un'evoluzione  sociale, culturale e organizzativa per attivare intrecci commerciali su tutto il pianeta. 
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


La metallurgia comprende 3 processi produttivi che consentono di ricavare metalli dai loro minerali e renderli idonei alla trasformazione in oggetti: concentrazione del minerale; ottenimento del metallo; purificazione e raffinazione. Le tracce più antiche di utilizzo dei metalli risalgono al Neolitico quando oro, argento e rame nativi, per le loro caratteristiche di malleabilità e duttilità, venivano lavorati, a freddo e a caldo, per martellatura e stiramento, e poi impiegati per realizzare oggetti ornamentali e simboli di prestigio. Il primo materiale fu probabilmente il rame, la cui utilizzazione è favorita dalla visibilità dei giacimenti e dai vivaci colori dei prodotti ottenuti con il trattamento, ad esempio il verde della malachite, l'azzurro dell’azzurrite e il rosso del rame nativo. Sotto la crosta superficiale, i principali minerali di rame sono solfuri, il più diffuso dei quali è la calcopirite. L'uomo raccoglieva i

lunedì 10 settembre 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. Le schegge di ossidiana, i diamanti del Neolitico. Una roccia vulcanica che contribuì all'evoluzione umana avviando una fitta rete di scambi commerciali terrestri e marittimi, anche a lunga distanza. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia, le materie prime dell'antichità. 
Le schegge di ossidiana, i diamanti del Neolitico. Una roccia vulcanica che contribuì all'evoluzione umana avviando una fitta rete di scambi commerciali terrestri e marittimi, anche a lunga distanza.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano



L’ossidiana è una roccia vulcanica effusiva a raffreddamento rapidissimo. La composizione silicea e la mancata cristallizzazione causata dalla veloce solidificazione le danno una caratteristica lucentezza vitrea nerastra ma ci sono delle tipologie con riflessi di colore verde, grigio, blu e rossastro. La facilità di estrazione e di lavorazione per scheggiatura, contribuirono alla sua diffusione come materia prima per una grande quantità di armi e arnesi da lavoro, e grazie alla sua bellezza entrò a far parte delle pietre preziose utilizzate come doni cerimoniali. Affiancò la selce, utilizzata dall’alba dei tempi come roccia ideale per la realizzazione di utensili, e fu progressivamente sostituta dai metalli fino a perdere gran parte del suo valore con l’inizio della fusione del bronzo. Da quel momento fu relegata alla produzione di ornamenti, ma il fitto intreccio di scambi di cui era stata protagonista rimase in vita consentendo alle popolazioni che partecipavano ai traffici di consolidare alleanze e contribuire all’evoluzione umana. Gli studiosi utilizzano i concetti di commercio e scambio per spiegare la

venerdì 7 settembre 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. Il sale, utilizzato fin dall'antichità come bene di scambio, strumento per la mummificazione dei faraoni egizi, paga per i soldati romani, elemento per rituali sacri e profani, preziosa sostanza che segna amicizia e condivisione fra le persone. Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia, le materie prime dell'antichità. 

Il sale, utilizzato fin dall'antichità come bene di scambio, strumento per la mummificazione dei faraoni egizi, paga per i soldati romani, elemento per rituali sacri e profani, preziosa sostanza che segna amicizia e condivisione fra le persone.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano



Nel Neolitico antico, con lo sviluppo dell’agricoltura, lo stile di vita dell’uomo cambiò profondamente perché la necessità di conservare gli alimenti con la salatura, rese necessario il diffuso utilizzo del sale. Inoltre, i cereali coltivati erano poveri di sale, e questo prezioso elemento entrò quindi a far parte dell’alimentazione quotidiana. Successivamente, la sua qualità di insaporire lo rese indispensabile nella preparazione e nella cottura dei cibi. Estratto in forma solida dai depositi di salgemma, o ricavato mediante la cristallizzazione dell’acqua salata, diventò ben presto oggetto di produzioni industriali e di commercio, anche a lunga distanza. Le antiche popolazioni costiere, lo

giovedì 6 settembre 2018

Archeologia. Video conferenza sulla presenza degli Shardana nel Vicino Oriente. Registrata in data 02 Settembre 2018 a Domus De Maria. Relatore Pierluigi Montalbano. Video di Ferdinando Atzori.

Archeologia. 
Video conferenza sulla presenza degli Shardana nel Vicino Oriente. 
Registrata in data 02 Settembre 2018 a Domus De Maria. 
Relatore Pierluigi Montalbano.
Video di Ferdinando Atzori.


Chi erano gli Shardana? 
Dove operavano? 
Che mansioni svolgevano? 
Quando arrivarono nel Vicino Oriente? 
A queste e altre domande sarà offerta una risposta nel video. 
Buona visione.

https://www.youtube.com/watch?v=l6Y9EHav5f8&feature=share

lunedì 3 settembre 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. I profumi e le sostanze balsamiche, gli strumenti utilizzati dagli antichi per entrare in contatto con le divinità. Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia, le materie prime dell'antichità. I profumi e le sostanze balsamiche, gli strumenti utilizzati dagli antichi per entrare in contatto con le divinità.


Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Le fonti documentarie più antiche sulle sostanze profumate provengono dalla civiltà egizia che le utilizzava nei templi per favorire l’intermediazione fra uomini e dei. In tutti i rituali di purificazione, di imbalsamazione dei defunti e di elevazione dell’anima, si fa uso di aromi e profumi. In Asia i due maggiori centri che si dedicano alla produzione sono Palmira e Babilonia, specializzati in resina di terebinto, olibano, galbano, laudano e mirra. Unguenti e oli profumati fanno parte delle attività dei sacerdoti che si dedicano alla pulizia delle statue, alla cura personale e alla preparazione dei defunti, con offerte che assicurano la protezione degli dei per il loro passaggio nell’aldilà mantenendo l’integrità del corpo. Nei templi sono presenti sale adibite alla preparazione degli aromi da bruciare e dell’olio profumato destinato agli dei, con attività che durano diversi mesi per pestare le piante, i fiori, i grappoli, le erbe aromatiche e tritare resine e gomme. Altri assistenti rimestano in grandi calderoni il vino, gli oli, il miele mentre il sacerdote officiante, capo del laboratorio, legge le

martedì 28 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. Lo zafferano, la spezia più costosa del mondo, utilizzata fin dall'antichità per i rituali di guarigione e per una serie di proprietà che lo resero un ambito elemento di scambio apprezzato dalle classi più agiate e dai sovrani. Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia, le materie prime dell'antichità. 

Lo zafferano, la spezia più costosa del mondo, utilizzata fin dall'antichità per i rituali di guarigione e per una serie di proprietà che lo resero un ambito elemento di scambio apprezzato dalle classi più agiate e dai sovrani.  
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


E’ assai difficile risalire ai luoghi d’origine delle prime coltivazioni di zafferano, la spezia più costosa del mondo. I persiani la chiamavano zarparān, ossia stigmi d'oro, da cui derivò il termine arabo za'farān e l’aggettivo asfar (giallo), ma somiglia anche alla parola persiana za'ferân che originò il francese safran e la parola latina safranum, che diventano in inglese saffron, in spagnolo azafrán e in italiano zafferano. In altre lingue abbiamo: azupiranu (accadico), azafrán (galiziano), azafrai (basco), saffran (tedesco), szafran (polacco), shafran (russo), kesar o zafran (India), hong hua (Cina), zaferen (turco), saframi (finlandese), sáfrány (ungherese), safrána (lettone), safranu (rumeno), safárum (malese), khekhrum (armeno), kurkum (farsi) e safrà (catalano).  Il mito greco narra dell’amore di un

venerdì 24 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La selce, conosciuta fin dalla preistoria come pietra focaia, è il primo materiale utilizzato dall'uomo per realizzare strumenti utili alla vita quotidiana. Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia, le materie prime dell'antichità. 

La selce, conosciuta fin dalla preistoria come pietra focaia, è il primo materiale utilizzato dall'uomo per realizzare strumenti utili alla vita quotidiana.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Il primo materiale utilizzato dagli antichi per realizzare strumenti di lavoro è la selce, una roccia sedimentaria chiamata anche pietra focaia. La procedura di ottenimento di uno strumento in selce consisteva nell’esecuzione di una serie ripetuta di azioni. Inizialmente, la pietra naturale veniva progressivamente ridotta tramite percussione o per pressione, con una pietra o con un pezzo di corno, producendo un certo numero di schegge e il manufatto desiderato. Oggetti più complessi, come le punte di freccia, venivano perfezionati con numerosi ritocchi attraverso i quali si otteneva la forma finale. Le prestazioni erano inferiori a quelle degli strumenti successivi perché l’esperienza portò l’uomo a selezionare le migliori varietà di rocce capaci di produrre strumenti da taglio efficaci e duraturi. Generalmente, consideriamo l’età della pietra riferendoci a un periodo popolato da uomini e donne lontane dal nostro modo di vivere e di pensare, ebbene, bisogna considerare che per il 99% del tempo trascorso dalla sua comparsa avvenuta circa 2,5 milioni di anni fa, l'Uomo è vissuto proprio in

giovedì 23 agosto 2018

Archeologia a Domus De Maria. Sabato 1 e Domenica 2 Settembre, al tramonto, 8° edizione della rassegna "Note di Settembre", la manifestazione dedicata agli scavi all'antica Bithia e all'incontro fra le popolazioni costiere di età nuragica e i mercanti stranieri che nel I Millennio a.C. frequentavano il Golfo di Cagliari.

Archeologia a Domus De Maria. Sabato 1 e Domenica 2 Settembre, al tramonto, 8° edizione della rassegna "Note di Settembre", la manifestazione dedicata agli scavi all'antica Bithia e all'incontro fra le popolazioni costiere di età nuragica e i mercanti stranieri che nel I Millennio a.C. frequentavano il Golfo di Cagliari.


Si svolgerà Sabato 1 e Domenica 2 Settembre, dalle ore 20.00, il doppio appuntamento con l'archeologia dedicato all'antico approdo sardo di Bithia, l'attuale Chia, frequentato dai mercanti fenici, greci ed etruschi.  Sede dell'evento sarà la piazza del Museo Archeologico di Domus de Maria. La manifestazione "Note di Settembre", inizierà sabato 1 dalle ore 17.00 alle ore 19.00, con una serie di visita gratuite alla Torre di Chia con panoramica sugli scavi archeologici di Bithia. Al tramonto, alle ore 20.00, dopo i saluti della sindaca Concetta Spada, saranno relatrici le due archeologhe che hanno scavato il sito, Carlotta Bassoli e Valentina Chergia, che esporranno i risultati delle campagne di scavo, offriranno l'interpretazione dei reperti raccolti e illustreranno il progetto di ricerca che l'amministrazione locale e la soprintendenza portano avanti da anni per il consolidamento e la valorizzazione del sito archeologico. 
A seguire, parlerà l'archeologo Alfonso Stiglitz che presenterà una relazione sull'integrazione fra le

martedì 21 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. L'oro, il metallo più pregiato nella storia dell'uomo. Per il suo possesso furono combattute guerre cruente, furono organizzate costose spedizioni e, ancora oggi, è considerato il bene rifugio degli Stati e degli uomini più ricchi del pianeta. Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia, le materie prime dell'antichità. 

L'oro, il metallo più pregiato nella storia dell'uomo. Per il suo possesso furono combattute guerre cruente, furono organizzate costose spedizioni e, ancora oggi, è considerato il bene rifugio degli Stati e degli uomini più ricchi del pianeta.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


La rarità, la bellezza, le caratteristiche chimiche e fisiche, la lucentezza, la facilità di lavorazione e la possibilità di riciclarlo facilmente, conferiscono all’oro un ruolo speciale nella storia dell’umanità. Le prime attestazioni di ricerca ed estrazione dell’oro risalgono al Neolitico nell'Africa settentrionale, in Mesopotamia, nella valle dell'Indo e nel Mediterraneo orientale. Fra le fonti più celebri nei racconti dei miti ricordiamo la favola del re Mida e la leggenda del Vello d'oro, con la pelle utilizzata come filtro immersa nelle acque dei torrenti montani con la funzione di trattenere piccolissimi frammenti d'oro. Durante la sua storia, l’uomo ha raccolto oltre 100 mila tonnellate d’oro ma circa il 10% è andato perduto nei fondali marini, o in tesori sepolti e mai trovati, o polverizzato durante la lavorazione di gioielli o monete. Attualmente la produzione annuale è di circa 2000 tonnellate.

Gli egizi ricavavano l’oro dai fiumi, dalle miniere di Uadi Hammamat nel mar Rosso, dai ricchi giacimenti del Sudan, dell'Etiopia e dello Zimbabwe, arrivando a realizzare miniere profonde fino a

domenica 19 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. Il miele, una pietanza di lusso preistorica riservata alla corte. Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia, le materie prime dell'antichità. 
Il miele, una pietanza di lusso preistorica riservata alla corte.

Riflessioni di Pierluigi Montalbano


L’archeologia ha documentato piante produttrici di nettare e polline databili a 100 milioni di anni fa. Le prime api organizzate per la produzione di miele hanno un’età di circa 10 milioni di anni, come i primi esemplari di primati. L’uomo è più giovane, potremmo farlo risalire a pochi milioni di anni fa, ma le prime tracce archeologiche che testimoniano l’uso del miele da parte dell’umanità sono databili a circa 10 mila anni fa, come testimoniato dalla pittura rupestre scoperta nei pressi di Valencia, in Spagna, nella grotta del ragno: una donna che si arrampica su una rupe ed è circondata da api. Ha una cesta per riporre i favi tolti alle api, e si nota una nuvoletta di fumo per renderle mansuete, la stessa tecnica primordiale usata ancora oggi dai cacciatori di miele dell’India. La più antica attestazione di api allevate è una pittura egiziana nel Tempio del Sole nei pressi della capitale, Il Cairo, datata alla metà del III millennio a.C., in cui si nota il prelievo dei favi dagli alveari con l’uso del fumo. Il miele, nell’Antico Egitto, era una pietanza di lusso riservata alla corte, e per trovare fonti che parlano di

giovedì 16 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La Via dell'incenso, l'inebriante fragranza aromatica utilizzata nei riti religiosi, nei culti cerimoniali e nei rituali di purificazione. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La Via dell'incenso, l'inebriante  fragranza aromatica utilizzata nei riti religiosi, nei culti cerimoniali e nei rituali di purificazione.

Riflessioni di Pierluigi Montalbano

L'incenso è una resina contenuta in alcune specie vegetali che sprigiona un fumo aromatico che attiva i sensi e può alterare lo stato d'animo delle persone che provano l’inebriante fragranza quando si trovano nelle vicinanze. La sua utilizzazione risale alla preistoria, quando l'uomo primitivo scoprì il fuoco ed ebbe modo di stimolare l'olfatto con gli aromi sprigionati da diversi tipi di legno e foglie che bruciano. L’uomo iniziò a raccogliere e sfruttare queste piante per cerimonie di guarigione e riti religiosi, forse perché il fumo sale verso il cielo, dimora delle divinità, e potrebbe placare l'ira degli dei insieme a preghiere e sacrifici. Gli oli aromatici, le erbe e le spezie sono sempre stati considerati doni divini, e l'incenso è sempre stato usato per purificare gli ambienti durante le pratiche di

mercoledì 15 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La storia del bitume, il pregiato oro nero utilizzato per impermeabilizzare le barche fin dalla preistoria. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La storia del bitume, il pregiato oro nero utilizzato per impermeabilizzare le barche fin dalla preistoria.  
Riflessioni di Pierluigi Montalbano



La conoscenza e l’utilizzo del bitume risale a tempi antichissimi. Questo materiale si presenta in diversi gradi di purezza e di densità: da un petrolio denso, nero e viscoso, fino alle asfaltiti, che sono fragili e splendenti. Chimicamente i bitumi appartengono al gruppo degli ossibitumi, cioè prodotti dell’ossidazione e successiva polimerizzazione degli idrocarburi del petrolio. La composizione chimica rivela carbonio, idrogeno, notevoli quantità di zolfo e piccole di azoto. La conoscenza profonda dei bitumi, che sono miscele di molti idrocarburi di natura diversa, richiede metodi d'indagine complessi come, ad esempio, la distillazione secca dei bitumi naturali, che dà un olio grezzo complesso e del coke simile a quello che si ottiene dai residui di petrolio: l'olio grezzo stesso fornisce poi, con distillazione frazionata, idrocarburi solforati complessi, paraffine e altro. Generalmente, le sostanze che lo compongono sono insolubili in acqua e non attaccabili dagli alcali o dagli acidi diluiti; sono solubili, invece, in alcuni solventi organici e soprattutto nel cloroformio. Allo stato naturale i bitumi rammolliscono facilmente col calore e fondono a temperature di poco superiori ai 100°, le asfaltiti a temperature più alte di 180°. Il giacimento di bitume naturale più importante, anche storicamente, è quello del Mar Morto, dove sgorgano sorgenti calde, dalle quali scorre il

domenica 12 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La storia dell'avorio, il pregiato materiale bianco che faraoni, regine e sovrani desiderarono per mostrare la loro ricchezza. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La storia dell'avorio, il pregiato materiale bianco che faraoni, regine e sovrani desiderarono per mostrare la loro ricchezza. 

Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Già in epoca preistorica, l'avorio delle zanne di mammuth era utilizzato per creare piccoli oggetti scolpiti, raffiguranti animali o figure umane, come le celebri statuette della Dea Madre trovate dagli archeologi negli scavi in grotta. Non si sa se l'uomo preistorico usasse gli strumenti musicali a fini ricreativi o religiosi, ma di certo sappiamo che la musica esisteva già più di 30.000 anni fa. In una caverna, vicino a Ulm, nella Germania meridionale è stato, infatti, ritrovato un flauto in avorio di circa 18 centimetri. Fra gli oggetti preziosi più antichi, conosciamo alcuni bracciali databili al Neolitico medio, utilizzati come ornamento di individui che si distinguevano nella comunità di

venerdì 10 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La Via dell’Ambra, una storia lunga milioni di anni che racconta le vicende della preziosa resina del Mar Baltico. Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia, le materie prime dell'antichità. La Via dell’Ambra, una storia lunga milioni di anni che racconta le vicende della preziosa resina del Mar Baltico.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

L’ambra è una resina lucida, di colore che varia dal giallo al rosso bruno, emessa dalle conifere che con il tempo si fossilizza e, a volte, si solidifica conservando all’interno insetti, resti vegetali o animali che rimangono imprigionati e intatti per milioni di anni, fornendo agli studiosi dati importanti per la comprensione dell’evoluzione biologica. E’ chiamata anche succinite, e le sue varietà sono identificate secondo la provenienza geografica. Oggi l'ambra è impiegata nella produzione di impugnature di bastoni, collane, orecchini, braccialetti, anelli, bocchini per sigarette e cannelli di pipe. Ritrovata anche in sedimenti di età carbonifera, un periodo geologico risalente a 300 milioni di anni fa, deve il suo nome dall'arabo àmbar, con cui

mercoledì 8 agosto 2018

Archeologia. La Corona della Regina del Fiume Mannu a Villanovafranca, nell’altare del Nuraghe Su Mulinu. Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia. La Corona della Regina del Fiume Mannu a Villanovafranca, nell’altare del Nuraghe Su Mulinu.
Articolo di Gustavo Bernardino

Gli abitanti di Villanovafranca probabilmente non sanno che all'interno del loro bel paese c'è un piccolo gioiello che consente di dare una lettura realistica (e non fantasiosa come quella ufficiale) di un importante manufatto che si trova all'interno del Nuraghe Su Mulinu.
Com’è noto, dentro la magnifica costruzione megalitica si trova il famoso “altare a vasca” esattamente come quello rinvenuto a Su Monte di Sorradile dedicato probabilmente alla dea protettrice del fiume Tirso. In entrambi i casi, il visitatore si trova davanti a due elementi iconografici che rientrano nella liturgia eliopolitana dedicata al culto della dea protettrice dell'acqua di origine nilotica. La prova di questa tesi è proprio il citato gioiello di Villanovafranca che è ben visibile nella chiesa di S. Sebastiano

 
L'elemento inserito all'interno della nicchia rappresenta in modo eloquente una corona retta da due mani. Osservando bene, la corona riproduce in modo altrettanto eloquente il manufatto presente nell'altare di Su Mulinu, che non sarebbe un modello di nuraghe come ufficialmente definito.

Il copricapo regale, forse apparteneva alla dea protettrice del fiume Mannu che, come riportato nella descrizione del Comune, era “antica via fluviale che collega la fertile pianura del Campidano al giacimento di rame di Funtana Raminosa (Gadoni)”.
Anche in questo caso, un manufatto riportante il simbolo di una divinità pagana, viene inserito in una chiesa cristiana. La stessa situazione a Sorradile, dove nella chiesa campestre di S.  Giovanni Battista, una pietra con incisa una “Barca Solare” è stata fissata nella facciata ovest della stessa. Elementi pagani vengono quindi utilizzati per abbellire le chiese cristiane.
Ma cerchiamo di capire chi poteva essere la divinità di origine nilotica tanto importante da meritare il titolo di Regina del Mannu.
Per gli egizi dell'isola Elefantina era la dea Anuqet o Anuket Regina del Nilo, la grande protettrice delle acque di questo fiume sacro che veniva raffigurata con il capo coperto da una corona.

Anuket era figlia di Khnum e di Satet che invece a Latopoli chiamano la figlia Neith. Di quest’ ultima divinità ho ampiamente scritto in un altro lavoro “Una possibile interpretazione del culto dell'acqua in Sardegna ed il ruolo dei santuari di Romanzesu e S. Vittoria di Serri”.
La Regina del Mannu doveva avere grande potere, riscontrabile dalla grandiosità dei manufatti costruiti in suo onore e per praticare il culto che ne esaltava la sua potenza religiosa.
Il padre Khnum è un personaggio importante dell'olimpo egizio e Mario Tosi nel suo “Dizionario delle divinità dell'antico Egitto” ci racconta che: “... Dio ariete o con corpo umano e testa d'ariete (ovis longipes), era considerato un Demiurgo, un dio-creatore, simile al dio Ptah di Menfi. Ogni uomo che nasceva era opera delle sue manie veniva modellato con il fango sulla sua ruota di vasaio: ogni uomo era seguito dal suo Ka, dal suo doppio, simile in tutto all'uomo appena creato, quindi le figure formate da Khnum erano sempre due....”. Viene da pensare che il famoso bronzetto di Teti, realizzato dall'artigiano fusore con quattro occhi e due scudi, possa in qualche modo ricollegarsi al culto di questo dio potente padre delle regine del Tirso (altare di Su Monte) e del Mannu (altare di Su Mulinu), d'altronde lo stesso toponimo Teti ci rimanda al nome del faraone-dio    a cui viene riservata grande considerazione nei testi sacri egiziani. Sergio Donadoni nel suo “Testi religiosi egizi” consente di approfondire il valore di questa figura divina.
In Sardegna non risulta sia presente il nome della dea Anuqet, mentre sono presenti i nomi di altre divinità egizie sia maschili che femminili come per esempio: Bes, Min, Ra, Maat, Sia, Teti.
Sia è anche presente nella descrizione della “Barca Solare” che, come si può leggere nel “Libro delle porte” è detto che Sia sta in piedi a prua della barca.
Il culto della dea Anuqet consisteva nel portare la divinità in processione durante il primo mese di Shemu o stagione del raccolto, dal 16/03 al 14/04 e le persone che la seguivano gettavano nel fiume oggetti preziosi, monete, gioielli.

lunedì 6 agosto 2018

Archeologia. Economia, commercio e relazioni internazionali al tempo dell’impero romano (parte settima). Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia.  Economia, commercio e relazioni internazionali al tempo dell’impero romano (parte settima)

Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Seconda parte: Il sistema dei traffici commerciali in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. (Clicca sul titolo per aprire)
Terza parte: Economia e traffici commerciali nell'antichità: la questione greca. (clicca sul titolo per aprire)
Quarta parte: Vie commerciali e strumenti di scambio in Europa nel Neolitico e nelle età dei metalli. (clicca sul titolo per aprire)
Quinta parte: L’economia e i commerci al tempo dei greci di Alessandro Magno (clicca sul titolo per aprire)
Sesta parte: Le relazioni commerciali al tempo dell’impero cartaginese e degli etruschi (clicca sul titolo per aprire)

L’ascesa commerciale di Roma iniziò con la coniazione degli assi di bronzo alla metà del IV a.C. e con i denari d'argento nel 269 a.C. Le vittorie contro i Cartaginesi nelle guerre puniche diedero a Roma il dominio del Mediterraneo Occidentale, e l’intervento in Grecia seguito dalla conquista dell'Ellade, con le vittorie su Antioco, Mitridate e Cleopatra d’Egitto, eressero Roma dominatrice del Mediterraneo orientale. Con la conquista delle Gallie, dei paesi sulla riva destra del Danubio sino al Mar Nero, l'annessione di buona parte della Britannia, degli Agri decumati, della riva sinistra del Reno, e della destra dell'alto Danubio, della Dacia, della Mesopotamia e dell'Arabia, l'Impero romano avvia una globalizzazione economica che estende i suoi commerci sino all'India, alla Cina e all'Africa centrale. Roma diventa il centro del mondo antico e assume il carattere di città cosmopolita.
In età repubblicana, la popolazione disponeva di immense risorse agricole che provenivano da Sicilia e Sardegna, poi si aggiunsero Cartagine e l'Asia Minore e, infine, l'Egitto e l'Africa, quindi in Italia si

giovedì 2 agosto 2018

Archeologia. Le relazioni commerciali al tempo dell’impero cartaginese e degli etruschi (parte sesta). Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia. Le relazioni commerciali al tempo dell’impero cartaginese e degli etruschi (parte sesta)
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Prima parte: dono e baratto, i traffici economici primitivi.  (clicca sul titolo per aprire)
Seconda parte: Il sistema dei traffici commerciali in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. (Clicca sul titolo per aprire)
Terza parte: Economia e traffici commerciali nell'antichità: la questione greca. (clicca sul titolo per aprire)
Quarta parte: Vie commerciali e strumenti di scambio in Europa nel Neolitico e nelle età dei metalli. (clicca sul titolo per aprire)
Quinta parte: L’economia e i commerci al tempo dei greci di Alessandro Magno (clicca sul titolo per aprire)

La vita economica e commerciale del bacino del Mediterraneo occidentale faceva capo non alle città greche, ma a Cartagine, che privilegiava il commercio estero importando dai paesi greci e dall'Oriente grano, vino, olio, ceramica, bronzo ed esportava schiavi africani e minerali di piombo e d'argento della Spagna e della Sardegna. Gran parte dei prodotti provenienti dall'interno dell'Africa, come oro, pelli, avorio, incenso e resine, passava per Cartagine che in cambio forniva prodotti finiti, prevalentemente stranieri. Il commercio marittimo cartaginese gravitava sul Mediterraneo occidentale, con relazioni strette e floride con la Sardegna, la Sicilia, la Campania, il Lazio, l'Etruria, la Gallia del Sud e la Spagna Andalusa mediterranea e atlantica. Le loro navi si spingevano oltre le

lunedì 30 luglio 2018

Archeologia. L’economia e i commerci al tempo dei greci di Alessandro Magno. (Parte quinta). Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia. L’economia e i commerci al tempo dei greci di Alessandro Magno. (Parte quinta)
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Prima parte: dono e baratto, i traffici economici primitivi.  (clicca sul titolo per aprire)
Seconda parte: Il sistema dei traffici commerciali in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. (Clicca sul titolo per aprire)
Terza parte: Economia e traffici commerciali nell'antichità: la questione greca. (clicca sul titolo per aprire)
Quarta parte: Vie commerciali e strumenti di scambio in Europa nel Neolitico e nelle età dei metalli. (clicca sul titolo per aprire)
Le conquiste in Oriente di Alessandro Magno rivoluzionarono l'economia del mondo antico. I Greci, prima intermediarî nei commerci, riordinano economicamente i grandi regni orientali creando nuove città per opera di Alessandro e poi dei Seleucidi e dei Tolomei, e spostando verso Oriente il baricentro della civiltà e dei commerci greci. Alessandria d'Egitto, Antiochia di Siria, Seleucia sul Tigri, diventano le capitali della cultura e dei traffici. Alessandro apre ai Greci lo sfruttamento diretto dei bacini del Nilo, del Tigri e dell'Eufrate, della Siria e dell'Asia Minore. Si schiusero le vie delle Indie, sia quelle che attraverso l'Armenia e l'altipiano dell'Iran per la Battriana e la Sogdiana giungono all'India del nord-est, sia quelle che traversano l'Asia Minore e il Ponto Eusino e quella che

lunedì 23 luglio 2018

Archeologia e storia del commercio: Vie commerciali e strumenti di scambio in Europa nel Neolitico e nelle età dei metalli. (Parte quarta). Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia e storia del commercio: Vie commerciali e strumenti di scambio in Europa nel Neolitico e nelle età dei metalli
(Parte  quarta).
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Prima parte: dono e baratto, i traffici economici primitivi.  (clicca sul titolo per aprire)
Seconda parte: Il sistema dei traffici commerciali in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. (Clicca sul titolo per aprire)
Terza parte: Economia e traffici commerciali nell'antichità: la questione greca. (clicca sul titolo per aprire)

Fra i più antichi materiali di cui gli antichi autori hanno fornito notizie abbiamo l'ambra, elemento prezioso sia nella preistoria sia nella protostoria, la cui origine, ancora dibattuta, secondo la versione di Ovidio (Met., II, 1-400) sarebbe dovuta alle lacrime delle ninfe Eliadi per la morte del fratello Fetonte, precipitato dal carro del Sole nel fiume Eridano, nome mitico del Po. Questa citazione è stata messa in relazione con la notevole quantità di ambra presente nell'area padana. Indicazioni sui mezzi di trasporto sono suggerite da resti archeologici, da fonti iconografiche e da piccole riproduzioni, mentre l'esistenza di tracciati viari è testimoniata solo in zone umide o in aree ricoperte da eruzioni vulcaniche. I luoghi degli scambi sono rintracciabili quando si presentano situazioni particolari: varietà, qualità e quantità dei materiali rinvenuti,  presenza di aree di lavorazione, di oggetti semilavorati o finiti, all'interno dei villaggi. La quantità maggiore di informazioni è fornita dall'analisi delle tracce di spostamenti di persone e di direttrici di collegamento, da una diminuzione dei materiali proporzionale all'aumento della distanza dalla fonte di approvvigionamento, da scambi organizzati all'interno di una comunità in forma più complessa del semplice meccanismo redistributivo e da scambi diffusi, intesi nel senso di una presenza di numerose direttrici di traffico che fanno riferimento a punti di scambio diversi.
Nelle società preistoriche la mobilità dei cacciatori era legata agli spostamenti della selvaggina entro territori delimitati, quindi le uniche tracce archeologiche sono gli oggetti realizzati con materiali dei quali sia nota la provenienza. Più la distanza aumenta e più difficile è ricostruire i percorsi poiché le

domenica 22 luglio 2018

Festival dell’archeologia letteraria: 4 appuntamenti con la storia della Sardegna nel cuore di Sassari da mercoledì 25 Luglio.


Festival dell’archeologia letteraria: 4 appuntamenti con la storia della Sardegna nel cuore di Sassari da mercoledì 25 Luglio.


Organizzato da Pietrino Sechi in collaborazione con Heliogabalus e Ticcu socialclub, con il patrocinio del Comune di Sassari: Quattro appuntamenti, che si svolgeranno in Vicolo del Campanile (tratto chiuso al traffico), nel cuore del centro storico. Quattro serate dedicate ai libri e alle conferenze su temi della Sardegna Archeologica, nella splendida cornice che ha come scenario la cattedrale di San Nicola. Nato nel 2017 nella città di Porto Torres, il Festival dell’Archeologia Letteraria è una manifestazione culturale che si pone l’ obiettivo di sensibilizzare e valorizzare – attraverso i libri e la lettura- il patrimonio artistico, storico e archeologico della Sardegna. Spiega l’organizzatore:
“Divulgare attraverso l’archeologia la ricerca scientifica e tecnica, sensibilizzando il pubblico alla conoscenza delle proprie origini, può aiutare a sviluppare il valore umano, sociale e di unita di un

venerdì 20 luglio 2018

Storia del commercio: Economia e traffici commerciali nell'antichità: la questione greca. (Parte terza). Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Storia del commercio: Economia e traffici commerciali nell'antichità: la questione greca. (Parte  terza).
Riflessioni di Pierluigi Montalbano




Prima parte: dono e baratto, i traffici economici primitivi.  (clicca sul titolo per aprire)
Seconda parte: Il sistema dei traffici commerciali in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. (Clicca sul titolo per aprire)
Le fonti per studiare i traffici commerciali antichi, soprattutto quelli instaurati dai greci, si ricavano principalmente da Omero e da Esiodo. I paesi che si relazionarono economicamente con l’antica Grecia erano la Tracia, l'Asia Minore, Cipro, le città costiere libanesi e l'Egitto. Dalla Tracia erano importati vini, dal Libano i tessuti, legno d’alto fusto, porpora, oggetti artigianali in avorio e metallici. Prodotti esotici come l'ambra potevano essere importati dalle coste del Baltico, dal Ponto Eusino e dall'Adriatico settentrionale. L'avorio non poteva giungere che dall'Africa centrale e dall'India, lo stagno dalle isole Cassiteridi (posizionate vicino a Bretagna e Cornovaglia). I Greci esportavano soprattutto bestiame: pecore e buoi. Non essendoci ancora la moneta, per scambiare si utilizzava il baratto con animali d’allevamento, oggetti artistici, asce e derrate alimentari. Pastori e

giovedì 19 luglio 2018

Storia del commercio: Il sistema dei traffici commerciali in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. (Parte seconda). Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Storia del commercio: Il sistema dei traffici commerciali in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. (Parte seconda)

Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Vediamo ora quali oggetti e materie prime caratterizzavano gli scambi preistorici.  
Lo studio dei traffici commerciali preistorici può essere analizzato soltanto quando i prodotti scambiati sono materiali che il tempo non distrugge: pietre preziose, metalli, ossidiana, avorio, ambra, e altri. Quando la contropartita è costituita da merci deperibili come pelli, stoffe, bestiame, schiavi…nascono problemi di difficile soluzione. Lo sviluppo dell'industria dei metalli preziosi quali mezzi di scambio, prima in lingotti, panelle e barre, e poi ritagliati sotto forma di monete, facilitano lo studio del commercio antico.
Nel nord Europa l'oro, l’argento e il rame penetrano in gran parte come contropartite dell'ambra, prodotta specialmente sulla costa occidentale della penisola dello Jutland. Lo stagno proviene dalla