Diretto da Pierluigi Montalbano

Ogni giorno un nuovo articolo divulgativo, a fondo pagina i 10 più visitati e la liberatoria per testi e immagini.

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Associazione Culturale Honebu

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giovedì 21 giugno 2018

Cartografia Nautica. Lo “Schema Portolano” secondo Vesconte Maggiolo. Riflessioni di Rolando Berretta


Cartografia Nautica. Lo “Schema Portolano” secondo Vesconte Maggiolo
Riflessioni di Rolando Berretta

Quando si parla di “Antiche Carte” si studia (e ci spiegano) di tutto. Per gli schemi bisogna fare da soli.
 
 Questo è uno schema completo. Sono 16 direzioni principali della Rosa dei Venti e 16 direzioni intermedie (color rosso); totale 32.
 

Vediamo come si realizza uno schema simile. Iniziamo dalle 16 linee rosse.
Prendiamo un “qualsiasi” materiale per disegnare la Carta; pergamena, pelle di montone o altro.
Disegniamo un QUADRATO interno assegnando un valore di 10 a ciascuno lato. Tracciamo le prime 8 linee rosse come illustrato dal disegno rispettando le misure segnalate dal quadrato. Tracciamo la

martedì 19 giugno 2018

Archeologia. I rapporti fra la Sardegna e Cipro nell'età del Bronzo: i lingotti in rame denominati "ox-hide", o a pelle di bue. Riflessioni di Davide Schirru tratte dalla tesi di laurea dello stesso autore.

Archeologia. I rapporti fra la Sardegna e Cipro nell'età del Bronzo: i lingotti in rame denominati "ox-hide", o a pelle di bue.
Riflessioni di Davide Schirru tratte dalla tesi di laurea dello stesso autore.


Molti autori riconoscono il ruolo di Cipro nello sviluppo delle tecniche metallurgiche in Sardegna, ma i contrasti nascono nel momento in cui si tratta di datare queste influenze, interpretabili come fenomeni di "acculturazione", visto che l'idea di una civiltà nuragica passivamente recettiva degli stimoli provenienti dall'oriente può dirsi definitivamente tramontata, sulla base dei ritrovamenti di manufatti nuragici nel Mediterraneo centrale avvenuti negli ultimi trent'anni. I materiali di origine cipriota presenti in Sardegna sono per lo più manufatti metallici, mentre i reperti ceramici si riducono a due soli frammenti, provenienti dal Nuraghe Antigori di Sarroch: un frammento di ansa wishbone handle della classe ceramica Base-ring II ware (Tardo Cipriota II) e un frammento di un pithos, del tipo utilizzato per il trasporto di olio. La selettività con la quale i materiali ciprioti vengono recepiti in

giovedì 14 giugno 2018

Archeologia in Sardegna. Le tracce di micenei e fenici indagate dall'archeologo Paolo Bernardini. Riflessioni di Carlo Figari

Archeologia in Sardegna. Le tracce di micenei e fenici indagate dall'archeologo Paolo Bernardini.Riflessioni di Carlo Figari

Nell'antichità la Sardegna fu al centro di traffici e culture che si diffondevano per il Mediterraneo. Il mare (che non era ancora "nostrum") non fu una barriera per gli indigeni isolani. Al contrario fu come un'autostrada che inevitabilmente finiva per portare le navi sulle coste sarde. Una tappa obbligata che ebbe la stessa importanza di Creta, Cipro, delle isole egee, delle città di Turchia, Libano, Africa settentrionale. Gli antichi sardi non avevano paura del mare, così come li descrive la vecchia storiografia che li vedeva contadini e pastori costretti a prendere le armi per difendere il loro territorio dai bellicosi popoli del mare. Anzi, loro stessi furono abili navigatori e commercianti che battevano le

lunedì 11 giugno 2018

Archeologia. Attività e risorse nella Sardegna nuragica del periodo di Monte Prama Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Attività e risorse nella Sardegna nuragica del periodo di Monte Prama
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Nella lettura del contributo di Giovanni Ugas intitolato "la stagione delle artistocrazie", all'interno del libro "I giganti di pietra", ho rilevato una minuziosa descrizione del modo di vivere dei sardi del Primo Ferro e ho deciso di pubblicare un articolo che riassume le tante notizie fornite dall'archeologo su vari aspetti della vita quotidiana dei nuragici.
Intorno al X a.C., abbandonati i nuraghi, gli abitati si ridussero di numero ma aumentarono in dimensioni, alcuni a spese di altri che rimasero piccoli villaggi rurali. Le case furono realizzate direttamente a ridosso delle torri, trasformate in luoghi di culto, e sopra le rovine della precedente cinta muraria. Le capanne erano a isolati circolari, con più ambienti disposti intorno a una piazzetta centrale. Erano case dotate di laboratori, magazzini e altre infrastrutture. Il sistema urbanistico vede un miglioramento delle architetture dei pozzi, con canali di raccolta dell'acqua, forni per la ceramica e per il pane, fornaci per le fonderie e piccoli ambienti circolari con

giovedì 7 giugno 2018

Archeologia. Le chiese antiche, e quelle moderne, non sono tutte orientate a est. Riflessioni di Angelo Saba

Archeologia. Le chiese antiche, e quelle moderne, non sono tutte orientate a est.
Riflessioni di Angelo Saba


Il 22 ottobre 2014, sul sito Quotidiano di storia e archeologia diretto da Pierluigi Montalbano, è stato pubblicato l’articolo Perché le Chiese più antiche sono orientate astronomicamente verso est?”, redatto dallo stesso Pierluigi Montalbano.
L’articolo tratta un argomento di grande interesse per l’opportunità che offre di poter indagare su uno degli aspetti più significativi dei monumenti del passato, fortemente inferente con la cultura delle genti che li hanno costruiti. Personalmente conduco da anni studi e ricerche sull’architettura e l’arte quale espressione di una specifica civiltà o popolo o gruppo umano, e i collegamenti con la “cultura” che li sottende (intesa quali modelli articolati su idee, simboli, azioni), in particolare attraverso la chiave di lettura propria delle rappresentazioni simboliche.
In tale ricerca trova spazio anche l’orientamento dei monumenti, compresi gli edifici di culto o comunque sacri, e così vorrei riprendere l’argomento citato estendendo i riferimenti temporali dal periodo Paleocristiano sino all’era moderna, ricomprendendo lo stesso contesto medioevale già affrontato da Pierluigi Montalbano. Per l’occasione fornire anche degli indirizzi sulle metodologie d’indagine finalizzate alla definizione degli orientamenti, a beneficio di chi volesse intraprendere autonomamente simili ricerche.

L’orientamento degli edifici di culto: genesi.
Nella maggior parte delle religioni, la posizione che si assume nella preghiera e nell’orientamento dei luoghi sacri è determinata da una “direzione sacra”.
La direzione sacra dell’ebraismo era verso Gerusalemme o, più precisamente

lunedì 4 giugno 2018

Archeologia. I Sardi nella guerra di Troia? Riflessioni di Carlo D'Adamo

Archeologia. I Sardi nella guerra di Troia?
Riflessioni di Carlo D'Adamo


Perché un libro intitolato “I Sardi nella guerra di Troia?”
La storiografia greca ha elaborato nel ciclo dell’epopea troiana il processo di crisi del sistema miceneo, mentre la storiografia egizia ha narrato parte dello stesso processo sotto il tema dell’invasione degli “Abitanti delle Isole del Grande Verde” che ordivano una “congiura” contro l’Egitto assalendo le sue coste e tentando un’invasione.
La sostanziale autoreferenzialità delle due tradizioni storiografiche impedì a Platone, al quale la tradizione egizia era giunta di seconda o di terza mano, di riconoscere nel racconto di Crizia (che egli riporta nel Timeo) gli stessi avvenimenti che i greci avevano già elaborato nei miti di Teseo e del

venerdì 1 giugno 2018

Archeologia. Monte Arci: la montagna della roccia nera, l'ossidiana. Riflessioni di Carlo Lugliè

Archeologia. Monte Arci: la montagna della roccia nera, l'ossidiana.
Riflessioni di Carlo Lugliè


Da cinque anni un progetto di ricerche archeologiche e archeometriche indaga sullo sfruttamento e la distribuzione dell’ossidiana del Monte Arci nella preistoria.

A Est dell’ampio Golfo di Oristano, nella Sardegna centro-occidentale, il complesso vulcanico del Monte Arci di 812 metri campeggia col suo compatto rilievo a scudo esteso per circa 150 kmq. Questo massiccio, formatosi essenzialmente tra la fine dell’Era terziaria e l’inizio del Quaternario, ha esercitato un forte condizionamento sul primo insediamento umano di questa regione ma non solo per la netta impronta che conferisce al paesaggio. Infatti per i versanti del monte, sotto i boschi secolari di lecci, roverelle e corbezzoli o tra la densa macchia di lentisco, erica e cisto, si disperdono in diverse località come in una vasta miniera a cielo aperto le ossidiane formatesi da circa 3,25 milioni di anni. Esse hanno avuto notevole importanza per le popolazioni preistoriche del Mediterraneo occidentale e sono state uno dei fattori di attrazione per le prime comunità neolitiche: approdati circa settemila anni fa in un’isola che le attuali evidenze archeologiche spingono a ritenere disabitata e coperta di foreste, questi coloni-pionieri hanno dato avvio al suo popolamento. Sa pedra crobina, alla

mercoledì 30 maggio 2018

Cartografia nautica. G. Maggiolo in America, una conquista controversa. Articolo di Rolando Berretta


Cartografia nautica. G. Maggiolo in America, una conquista controversa.
Articolo di Rolando Berretta

A seguito delle nuove carte Verrazzano / Maggiolo si ottennerro questi profili costieri: una serie di carte stampate e riunite nel 1544.
Da  - LIBRARY OF CONGRESS-
Atlante di Battista Agnese  (traduzione automatica)
Descrizione:
Battista Agnese (1500-1564 circa) fu un cartografo italiano, nato a Genova, che lavorò a Venezia tra il 1536 e il 1564 e divenne una delle figure più importanti della cartografia rinascimentale. Ha creato circa 100 atlanti manoscritti, di cui ne esistono più di 70, con la sua firma o attribuiti alla sua scuola. I suoi atlanti, che sono considerati opere d'arte per la loro alta qualità e bellezza, sono per lo più portolani o atlanti nautici, stampati su pergamena per ufficiali di alto rango o ricchi mercanti. Questo atlante del 1544 contiene 15 lastre illustrate a piena pagina, con mappe dettagliate e figure geografiche, in colori vivaci, decorate con cherubini su nuvole. Alcune mappe sono decorate con tracce d'oro. L'ovale mappa mundi ha cherubini, o teste di vento, in nuvole blu e oro, che rappresentano i classici 12 punti di vento dai quali si sono evoluti i moderni punti cardinali. Le mappe più dettagliate mostrano coste, porti e fiumi completi e sono stati gli aiuti alla navigazione del

giovedì 24 maggio 2018

Archeologia. La mitica città di Tartesso sarà oggetto di due conferenze a Cagliari.


Archeologia. La mitica città di Tartesso sarà oggetto di due conferenze a Cagliari. 


L'argomento sarà presentato in due serate da Honebu, nella sala conferenze in Via Fratelli Bandiera 100 a Cagliari / Pirri. Venerdì 25 Maggio, alle ore 19, ci sarà il primo imperdibile appuntamento in cui si parlerà di navigazione antica e del periplo Ora Marittima di Avieno. Nel secondo incontro, Venerdì 22 Giugno, sempre alle ore 19 da Honebu, lo studioso Giuseppe Mura illustrerà il suo lavoro su questa mitica città che gestiva il commercio dei metalli nel Mediterraneo antico. Conosciuto nella Bibbia con il nome Tarsis, questo luogo è considerato il centro commerciale più importante di tutto l'Occidente. Descritto minuziosamente nei testi dei più illustri autori antichi greci e latini, oggi è

mercoledì 23 maggio 2018

Archeologia. Cina, scoperta una specie umana sconosciuta.

Archeologia. Cina, scoperta una specie umana sconosciuta.

I resti di quella che potrebbe essere una specie umana finora sconosciuta sono stati ritrovati e identificati in una regione del sud della Cina. Le ossa, che appartengono per lo meno a cinque individui, secondo la datazione risalirebbero a un periodo compreso tra gli 11.500 e i 14.500 anni fa. Per il momento, gli studiosi e gli archeologi li chiamano semplicemente la “Gente della Caverna del Cervo Rosso”, per via del nome popolare dato al luogo dove sono stati dissotterrati.

Il gruppo di archeologi responsabili della scoperta ha dichiarato alla rivista PLoS One che serviranno analisi molto più approfondite e dettagliate dei fossili prima di poter affermare con certezza che si tratti di un nuovo lignaggio umano. A questo proposito uno dei leader del team, il professor Darren Curnoe dell’Università di New South Wales, in Australia, ha dichiarato che è necessaria molta

lunedì 21 maggio 2018

Archeologia. Novità sulla carta di Jacopo Maggiolo conservata alla Biblioteca Universitaria Settecentesca di Cagliari. Riflessioni di Rolando Berretta.


Archeologia. Novità sulla carta di Jacopo Maggiolo conservata alla Biblioteca Universitaria Settecentesca di Cagliari.
Riflessioni di Rolando Berretta.

Accertato che a Cagliari abbiamo una copia della carta di Jacopo Maggiolo (1561) mentre l’originale si trova a Roma nella Biblioteca Centrale Nazionale, come abbiamo riferito nell’articolo pubblicato su questo quotidiano in data 07 Maggio 2018 a titolo “I Maggiolo, cartografi genovesi


… resta da capire il perché dell’orientamento “a specchio” della carta conservata al Museo Correr di Venezia. Carta datata nella metà del 1500.
A questo punto sono partiti una serie di controlli sulle riproduzioni del Mediterraneo dei Maggiolo.
Tra le tante opere di Vesconte Maggiolo esiste una carta che riporta l’esplorazione di Giovanni da

sabato 19 maggio 2018

Associazione Culturale Honebu. Attività Giugno 2018

Associazione Culturale Honebu. Attività Giugno 2018


Buongiorno,
Sono lieto di invitarvi ai prossimi eventi dell''Associazione Culturale Honebu. Tutti gli incontri del Venerdì si svolgeranno alle ore 19  nella Sala Conferenze in Via Fratelli Bandiera 100 a Cagliari / Pirri.
Per tutti gli eventi ho allegato la locandina in questo invito, ricordandovi che l'ingresso è riservato ai soci. Per diventare soci Honebu è sufficiente chiamare il 3382070515 e contribuire annualmente con una quota di 30 euro.
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Venerdì 25 Maggio, ospiteremo lo studioso di antichità Giuseppe Mura che ci racconterà il suo ultimo libro: "Tartesso in Sardegna".

Venerdì 1 Giugno, sarà relatore l'archeologo Alfonso Stiglitz che illustrerà la "nascita di una città", con

venerdì 18 maggio 2018

Archeologia. Acabadora, la sacerdotessa della morte

Archeologia. Acabadora, la sacerdotessa della morte
Riflessioni di Claudia Zedda


C’era un tempo in cui la gente di uno stesso paese si conosceva per soprannome, un tempo nel quale la morte non era fatto di stato, un tempo in cui le strade al crepuscolo, poteva succedere venissero attraversate da piccole donnicciole che è d’obbligo immaginare vestite di nero. Non foss’altro per il loro tentativo di passare inosservate. C’era un tempo chi le chiamava sacerdotesse della morte e chi le chiamava donne esperte. Avete compreso delle nonnette alle quali mi riferisco?
C’era chi le chiamava più sbrigativamente Accabadoras. Il termine è pregno di una sonorità tutta spagnola, e mai nessun altro sarà tanto evocativo. Degradazione di acabar, queste donne che l’immaginario racconta d’età avanzata, “accabavano” appunto, ponevano la parola fine alla vita degli agonizzanti, che stentavano nell’abbandonarla. Ci si è interrogati ampiamente sulla veridicità della figura, ci si è spesso chiesti se non si tratti di un residuo tradizionale, che in effetti non faccia capo ad alcuna realtà.


Video gentilmente offerto dall'amico Fabio. Clicca quì per vederlo.

mercoledì 16 maggio 2018

Archeologia. Il potere energetico della Piramide di Cheope. Riflessioni di Salvatore Micalef, Egittologo del Centro Italiano Ricerche

Archeologia. Il potere energetico della Piramide di Cheope
Riflessioni di Salvatore Micalef,
Egittologo del Centro Italiano Ricerche



Secondo i miei studi, le piramidi hanno dei poteri misteriosi. Analizziamo insieme la questione, cercando di evidenziare le tesi favorevoli e quelle contrarie. Il primo indizio trovato nei vari reperti archeologici della storia che accenna ad una strana capacità di conservazione che riconduce alla forma piramidale, fu il Libro dei Morti, l’antico testo religioso egizio. In esso si legge che la piramide aveva la capacità di risvegliare le potenti energie positive e negative presenti all’interno di essa, pur in modo latente, in ogni essere umano. Queste energie potevano essere stimolate con l’aiuto della piramide stessa rendendo l’individuo forte e vitale. Forse, non è un caso, che il numero “phi” (il pi greco), che si usa in geometria per il calcolo dell’Aria della Piramide, è incorporato nelle dimensioni della Grande Piramide di Cheope, ed era ritenuto in passato simbolo della creatività, del fuoco e della

venerdì 11 maggio 2018

Archeologia. Trapanazione del cranio, una pratica millenaria. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Trapanazione del cranio, una pratica millenaria.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


















Al Museo Sanna di Sassari è esposto uno dei numerosi crani che mostrano fori nella calotta e che sono riferiti a migliaia di anni fa. In Sardegna il ricorso a trapanazioni craniche effettuate su persone vive risale a studi su resti umani della tomba di Scaba ‘e Sarriu di Siddi, datata a cavallo fra Neolitico ed Età del Rame. Precedentemente quest'operazione si riferiva alla cultura Bonnannaro e poteva essere semplice o multipla con l'asportazione di rondelle ossee. In un caso un cranio mostra che

martedì 8 maggio 2018

Archeologia. Studi sul Tofet. Articolo di Piero Bartoloni


Archeologia. Studi sul Tofet
Articolo di Piero Bartoloni


Consiglio Nazionale delle Ricerche
Istituto di Studi sul Mediterraneo Antico
Rivista di Studi Fenici, fondata da Sabatino Moscati.
 XLIII-2015

Scorrendo le pagine scritte nel ’700 e nel secolo successivo dagli studiosi di antichità, sorge spontaneo un senso di tenerezza nel leggere ipotesi che, se sostenute oggi, sfiorerebbero il ridicolo e per noi sono ovviamente da rigettare, ma che all’epoca erano parte integrante della diatriba scientifica. tralasciando il puro candore delle antiche statue marmoree, celebrato da Johann Winckelmann,  che in realtà erano policrome, come non ricordare ad esempio che Heinrich Schliemann riteneva di aver trovato i gioielli della mitica Elena, mentre aveva rinvenuto quelli di una dama che l’aveva preceduta di alcuni secoli, o che il Canonico Giovanni Spano sosteneva di poter evidenziare la presenza degli Egiziani in Sardegna, sulla base degli amuleti punici di tipo egittizzante? Tutto ciò dimostra che lo scorrere del tempo e il continuum della ricerca scientifica “fanno giu-stizia” di quelle che un tempo erano ritenute realtà d’importanza capitale e che oggi fanno sorgere un sorriso per la labilità del problema ormai risolto, che oggi ci appare come una ovvietà. tutto ciò grazie al progresso inarrestabile della Storia, degli studi e dell’analisi positiva, che vagliano inesorabilmente in modo critico ogni problema e lo fanno proprio o lo accantonano a seconda del

lunedì 7 maggio 2018

I Maggiolo, cartografi genovesi. Articolo di Rolando Berretta


I Maggiolo, cartografi genovesi.
Articolo di Rolando Berretta

Vesconte Maggiolo (da Wikipedia)
Nato intorno al 1475 da Giacomo e Mariola de Salvo, originari di Rapallo, ma residenti in Genova, il Maggiolo fu uno dei principali cartografi della sua epoca, capostipite di una famiglia di cartografi che si protrasse per numerose generazioni.
Iniziò la sua attività di cartografo agli inizi del XVI secolo e quello che è noto come "Planisfero di Fano", datato intorno al 1504 e realizzato in patria, fu la sua prima più importante realizzazione. Nel 1511 è a Napoli, ove sposa una donna del posto. Tra le opere certe realizzate durante la sua permanenza partenopea si contano due atlanti, del 1511 e 1512, tre carte nautiche (1512, 1513, 1515) ed un planisfero nautico del 1516. Per volontà del doge genovese Ottaviano Fregoso  nel 1518 fu richiamato in patria, ove gli fu offerto l'incarico ufficiale di "Magister cartarum pro navigando", con

martedì 1 maggio 2018

Archeologia: Decifrato un altro rotolo del Mar Morto. I ricercatori sono riusciti a ricostruire il significato del penultimo manoscritto di Qumran, che non era ancora stato tradotto, scoprendo nuovi dettagli sul funzionamento del calendario ebraico. Articolo di Elaina Zachos


Archeologia: Decifrato un altro rotolo del Mar Morto. I ricercatori sono riusciti a ricostruire il significato del penultimo manoscritto di Qumran, che non era ancora stato tradotto, scoprendo nuovi dettagli sul funzionamento del calendario ebraico.
Articolo di Elaina Zachos



Gli archeologi potrebbero aver fatto un altro piccolo passo avanti nella comprensione del mistero dei famosi manoscritti del Mar Morto.
I ricercatori dell'università di Haifa, in Israele, hanno decifrato uno degli ultimi rotoli di Qumran rimasti da tradurre. La collezione, che consiste di 900 antichi manoscritti ebraici, è stata al centro di studi e controversie sin da quando è stata riportata alla luce oltre 70 anni fa, nel 1947.
Eshbal Ratson e Jonathan Ben-Dov hanno passato un anno intero a rimettere insieme i 60 frammenti che compongono il rotolo. Decifrato grazie a una striscia di testo codificato sulla pergamena, la scoperta apre nuove conoscenze sulla comunità che lo scrisse e sul calendario di 364 giorni da loro utilizzato.
"Dato che questo numero può essere diviso sia per 4 che per 7, le ricorrenze speciali cadevano sempre nella stessa giornata", spiegano Ratson e Ben-Dov in una nota stampa. "Il calendario di

domenica 29 aprile 2018

Catastrofi Naturali e Collasso di Civiltà. Venerdì 4 Maggio 2018, alle 19, da Honebu Relazione di Antonio Mura


Catastrofi Naturali e Collasso di Civiltà. Venerdì 4 Maggio 2018, alle 19, da Honebu
Relazione di Antonio Mura

Nelle Culture di molti popoli si tramandano Miti e leggende che descrivono terribili eventi naturali accaduti in un lontano passato. Questi hanno portato sofferenza e distruzione e, a volte, hanno contribuito alla scomparsa d’interi gruppi umani e delle loro Civiltà. Sino alla fine degli anni 80, questi racconti erano considerati delle storie fantastiche, legate alla sfera dei miti o all’ambito religioso.
Diversamente, studi accademici effettuati negli ultimi decenni in varie discipline, hanno rilevato che devastanti fenomeni naturali sono realmente accaduti con gravi conseguenze sull’evoluzione di buona parte degli esseri viventi. Terremoti, eruzioni vulcaniche, tsunami, variazioni climatiche con terribili siccità e alluvioni si sono avvicendate nei millenni mettendo a rischio la sopravvivenza umana.
Le analisi effettuate sulle carote delle coltri glaciali, lo studio degli anelli di crescita degli alberi millenari e la ricerca di depositi e sedimenti nei mari e nei laghi, hanno fatto luce sul ruolo sempre più importante delle catastrofi di origine cosmica, fino a oggi poco indagate e quasi sconosciute.
Dal cosmo si possono produrre diversi fenomeni: dalle tempeste di raggi cosmici provenienti dalla

giovedì 26 aprile 2018

Archeologia. La presenza qualitativa delle neviere in archeologia comparata. Il frequente ricorso nel passato alla edificazione delle neviere esprime anche il grado di emancipazione del confort dei vari contesti sociali non soltanto italici. Articolo di Alberto Zei


Archeologia. La presenza qualitativa delle neviere in archeologia comparata.
Il frequente ricorso nel passato alla edificazione delle neviere esprime anche il grado di emancipazione del confort dei vari contesti sociali non soltanto italici.
Articolo di Alberto Zei

Passeggiando fra i pendii collinari o montani di parecchie regioni italiane, non è difficile imbattersi in vecchie neviere costituite in singolari costruzioni quasi sempre a pianta circolare con una parte interrata e l'altra in elevato.
È risaputo che le neviere erano architettonicamente costruite in maniera agevole ed efficace per conservare più a lungo possibile la neve che di volta in volta era immagazzinata prima, prelevata poi, per le necessità maggiormente sentite della conservazione di sostanze alimentari più facilmente deteriorabili. Al presente però, poche appaiono curate e restaurate. La maggior parte sono in abbandono, ma continuano a essere testimoni di tempi in cui la vita era molto più dura e molto più a contatto con la natura dalla quale l’uomo ha sempre tentato di fare qualche passo avanti verso il

martedì 24 aprile 2018

Archeologia della Sardegna. La storia del Colle di Sant'Elia Articolo di Alessandra Raspino.

Archeologia della Sardegna. La storia del Colle di Sant'Elia
Articolo di Alessandra Raspino.

La zona del capo S.Elia ha restituito i reperti più antichi di Cagliari. L’uomo preistorico ha scelto questo luogo per la sua vicinanza al mare da cui si procurava pesci e molluschi. La zona retrostante con stagni e lagune rappresentava sicuramente un habitat straordinario essendo l’anticamera della pianura campidanese dove praticare la caccia. Le testimonianze vengono sia dalle grotte del Bagno Penale, con tracce ancora visibili di ocra rossa, la grotta di S. Bartolomeo ormai ridotta a una macchia nerastra sulla roccia scavata per recuperare il calcare, dei Colombi ancora da indagare, e sopra la stazione di Marina Piccola dove è stato rinvenuto dal Taramelli, a mezza costa, un possibile villaggio con resti di cibo, il più datato. La grotta di S.Bartolomeo è stata utilizzata a lungo, considerato che la stratigrafia ha permesso di identificare una Domus de Jana. L’urbanizzazione ha distrutto gran parte di questi siti e quel poco che è stato raccolto, purtroppo è stato portato e conservato a Roma nel museo Pigorini.
I Fenici arrivarono a Cagliari guidati da due divinità: Melkart o Baal grazie al quale fondarono Tiro, identificato come il Dio del mare, considerato che era un popolo che di mare viveva grazie ai commerci marittimi. Il suo Tempio era nel porto (probabilmente il luogo dove si custodivano le ricchezze), ma non quello attuale, bensì a S. Igia, nella confluenza dei

venerdì 20 aprile 2018

Archeologia. Cosa mangiavano gli antichi? Viaggio nella storia dell'alimentazione. Articolo di Massimo Vidale

Archeologia. Cosa mangiavano gli antichi? Viaggio nella storia dell'alimentazione.
Articolo di Massimo Vidale

















Cibo e alimentazione sono argomenti che suscitano polemiche e opinioni contrastanti. Per i vegetariani l’uomo sarebbe nato erbivoro, e tale dovrebbe restare, mentre per altri l’uomo fu un carnivoro determinato e feroce, e ciò giustificherebbe il consumo di carni bovine, suine e pollame. Entrambi i punti di vista sono eccessivi, e non hanno alcuna base scientifica. Se qualcuno di voi ha mai osservato la dentatura di un maiale, avrà notato come molti dei denti di questa creatura hanno una somiglianza con i nostri. La cosa potrebbe non piacerci, ma in realtà con il maiale condividiamo la capacità di mangiare di tutto. I nostri antenati più antichi si diffusero con rapidità dall’Africa al

martedì 17 aprile 2018

Archeologia della Sardegna. I pozzi sacri, templi di 3000 anni fa nei quali i sardi nuragici celebravano i riti legati alla loro religiosità. Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Archeologia della Sardegna. I pozzi sacri, templi di 3000 anni fa nei quali i sardi nuragici celebravano i riti legati alla loro religiosità. 
Riflessioni di Pierluigi Montalbano.


I pozzi sacri sono edifici templari di due tipologie principali, fonti o ipogei, realizzati nel Bronzo Recente e Finale, dal XIII a.C., per celebrare riti nei quali la presenza dell’acqua era fondamentale. La struttura architettonica è sempre elaborata e arricchita da soluzioni che mostrano la volontà dei nuragici di dedicare tempo ed energie per costruire luoghi religiosi raffinati. La maestria raggiunta dai nuragici è evidente nel calcolo delle proporzioni, nella tecnica di lavorazione dei conci e nella capacità di intercettare e sfruttare la risorsa idrica. Era un lavoro svolto da scalpellini provetti, padroni di una manualità evoluta e di utensili adatti alla realizzazione dell'intero monumento. Insieme alle tombe di giganti e ai templi a megaron testimoniano un profondo senso del sacro nell’isola durante tutto il periodo in cui la Civiltà Nuragica era la più importante di tutto l’Occidente Mediterraneo. La forma dell’edificio s’ispira agli stessi principi architettonici dei nuraghi di

venerdì 13 aprile 2018

Archeologia. Sardegna, l’Alba di una Civiltà: l’ultimo libro di Pierluigi Montalbano alla “Sebastiano Satta” di Verona. Articolo di Annalisa Atzori e Francesca Sanna per la rivista “Tottus in Pari”


Archeologia. Sardegna, l’Alba di una Civiltà: l’ultimo libro di Pierluigi Montalbano alla “Sebastiano Satta” di Verona.
Articolo di Annalisa Atzori e Francesca Sanna per la rivista “Tottus in Pari”.

All’Associazione “Sebastiano Satta” di Verona è arrivato Pierluigi Montalbano, scrittore cagliaritano, grandissimo appassionato di archeologia sarda, a presentare il suo libro che racconta, con un linguaggio divulgativo accessibile a tutti, l’archeologia della Sardegna, dal Neolitico alla Civiltà Nuragica.
Montalbano ringrazia il presidente Salvatore Pau per l’opportunità offerta e subito si addentra nell’illustrare le testimonianze arrivate fino ai nostri giorni, a partire dall’ Età della Pietra (Paleolitico e Neolitico), a quella del Rame  e a quella del Bronzo (durante la quale possiamo collocare l’inizio della Civiltà Nuragica).
Partendo dal Neolitico Antico, cita i ritrovamenti fatti a Capo Caccia: punte di freccia in ossidiana, “l’oro nero dell’antichità”, utilizzata nelle varie operazioni di caccia, come per la scuoiatura degli animali.  L’ossidiana sarda (vetro vulcanico) veniva esportata in tutto il Mediterraneo e proveniva dai

mercoledì 11 aprile 2018

Archeologia. L'Alba di una Civiltà, Francesca Bianchi intervista Pierluigi Montalbano per FtNews. Articolo di Francesca Bianchi


Archeologia. L'Alba di una Civiltà, Francesca Bianchi intervista Pierluigi Montalbano per FtNews.
Articolo di Francesca Bianchi

FtNews ha intervistato il prof. Pierluigi Montalbano, studioso di paleostoria e direttore del quotidiano on-line di storia e archeologia, che recentemente ha dato alle stampe il libro Sardegna. L'alba di una civiltà, un testo divulgativo sulla Civiltà Nuragica. Presidente di Honebu e relatore in ambito storico-archeologico in numerosi convegni in Italia, Montalbano collabora con una équipe internazionale su temi riguardanti la navigazione antica, i relitti sommersi del Bronzo e del Ferro e i commerci fra Oriente ed Occidente mediterraneo.
Lo studioso ha voluto dedicare questa intervista al suo ultimo saggio, nato dagli argomenti affrontati in molte conferenze sulla storia antica della Sardegna da lui organizzate. Molti gli argomenti di cui ha parlato: dal culto della Dea Madre a quello degli antenati, dalla funzione delle Domus de Janas alle caratteristiche dell'architettura religiosa preistorica sarda, così come deducibile dalle Tombe dei Giganti e dai Pozzi Sacri. Ha parlato anche delle espressioni artistiche della civiltà sarda, come i bronzetti e le navicelle bronzee, e ha accennato alla Stele di Nora e al dibattito sorto tra gli studiosi in merito alla sua interpretazione.
Tra le pagine di questo prezioso manuale è racchiusa la speranza che la cultura cosiddetta "ufficiale" possa restituire alla Civiltà Nuragica la dignità che merita, riconoscendo l'importante ruolo storico di

martedì 10 aprile 2018

Archeologia. Decorazione su un’urna del tofet di Sulcis propone contatti con Pithekoussai* Articolo di Felice di Maro

Archeologia. Decorazione su un’urna del tofet di Sulcis propone contatti con Pithekoussai*
Articolo di Felice di Maro



Nel 1981 Luisa Breglia presso le Centre Jean Bérard di Napoli presentò una ricerca su La Sardegna arcaica tra tradizioni euboiche ed attiche1. Tradizioni storiche e mitiche su una partecipazione greca di un’apoikia in Sardegna sono state ben ordinate e il quadro della colonizzazione che dall’Eubea ha interessato l’Occidente ha avuto nuove interpretazioni e si è colto una partecipazione dei barbari cioè di non greci alla sua formazione, comunque forse iniziata e verosimilmente progettata. La ricerca è stata pubblicata in 7 parti e nella settima, Il problema della presenza greca in Sardegna, viene citato un’urna di Sulcis, fig.1, che “presenta strani caratteri di mescolanza che sembrano rispecchiare lo strano rapporto Greci/barbari trasmessoci dalla tradizione”2. Com’è noto gli storici dell'antichità e gli archeologi sono molto interessati all'Eubea e hanno pubblicato varie  ricerche perché è importante il ruolo svolto dagli Eubei  nell'età del ferro in quanto furono i primi greci a

lunedì 9 aprile 2018

Atlantide in Sardegna? Ne parleremo da Honebu Venerdì 13 Aprile 2018 con Walter Cappicciola

Atlantide in Sardegna? Ne parleremo da Honebu Venerdì 13 Aprile 2018 con Walter Cappicciola



Venerdì 13 Aprile, alle ore 19 nella Sala Conferenze Honebu, in Via Fratelli Bandiera 100 a Cagliari / Pirri, ospiteremo Walter Cappicciola, che sarà relatore sul tema: "L'altra Atlantide. Civiltà scomparse, antiche conoscenze, megalitismo e Sardegna".
I cataclismi che cancellarono le antiche civiltà furono trasmesse oralmente e poi riportate nei testi Sumeri, in quelli egiziani, nella Bibbia, nei libri sacri indiani e da Platone. Le recenti scoperte archeologiche aiutano a capire i vuoti fra la scomparsa delle grandi civiltà prediluviane e l’emergere dei primi popoli. Secondo Cappicciola, un ruolo di primaria importanza giocò la Sardegna e le

venerdì 6 aprile 2018

Archeologia: Nuraghi e Dea Madre, ipotesi sulla sacralità nella Sardegna del Neolitico. Relazione di Ulisse Piras


Archeologia: Nuraghi e Dea Madre, ipotesi sulla sacralità nella Sardegna del Neolitico
Relazione di Ulisse Piras

Alcuni anni fa ebbi modo di seguire con molto interesse un gruppo di ballo sportivo. E seguendolo nelle varie competizioni agonistiche osservai come nella fascia di età dai 4 ai 12 anni, ci fosse una discreta partecipazione anche dei maschietti. Quando poi si saliva ai 14/15 anni i maschietti quasi non c'erano più ed i gruppi di ballo sportivo restavano composti quasi esclusivamente di ragazze.
Generalizzando, si può dire che una volta raggiunta l'adolescenza i maschietti cominciano a coltivare altri interessi. Altri sport, magari a componenti agonistiche più marcate, oppure altre attività. C'è chi fa tirocinio a carattere professionale. Altri diventano appassionati di caccia e qualcuno, strada facendo, finisce per arruolarsi nei corpi armati. Questo esempio ci offre l'opportunità per introdurci a due argomenti su cui torneremo più avanti:
→ Primo. Il processo formativo dei bambini. Esso si svolge sotto l'egida degli adulti e poggia su vari livelli o fasi che prevedono un graduale passaggio da esperienze semplici e indistinte per entrambi, maschietti e femminucce, con successivo adeguamento alle regole del gruppo, le quali generalmente prevedono compiti distinti e differenziati in base al genere. Questo processo formativo è  presente in tutte le culture umane. In

mercoledì 4 aprile 2018

Archeologia. Dal Libano all’Atlantico: inquadramento storico della diaspora fenicia, in "I Fenici del mare e le vie dei tonni". Un’inchiesta storico-archeologica dal Mediterraneo orientale all’Atlantico. Articolo di Piero Bartoloni


Archeologia. Dal Libano all’Atlantico: inquadramento storico della diaspora fenicia, in "I Fenici del mare e le vie dei tonni". 
Un’inchiesta storico-archeologica dal Mediterraneo orientale all’Atlantico:
Quaderni stintinesi 7, Sassari 2017, pp. 33-39.
Articolo di Piero Bartoloni

Agli inizi del XII secolo a.C., dopo un periodo caratterizzato dai rivolgimenti politici e sociali provocati dall'invasione dei cosiddetti Popoli del Mare, si cominciò a definire una facies culturale comune nell'attuale fascia costiera libanese che si può a pieno titolo definire come Fenicia. A partire di questo momento tutte le città-stato rivierasche della costa siro-palestinese, in precedenza sottoposte alla signoria, a nord, del regno anatolico degli Hittiti e, a sud, del regno d'Egitto, poterono usufruire di circa 400 anni di nuova libertà ed ebbero la possibilità di sviluppare piccoli stati prevalentemente cittadini e di incrementare il commercio e la produzione artigianale in totale autonomia.
Le città più importanti e che influirono maggiormente nella storia dell'antica  Fenicia furono certamente Biblo, Tiro e Sidone, che si alternarono nell'influenza politica sul Libano. Ciò accade in

martedì 3 aprile 2018

Archeologia. Un episodio di antisemitismo nella Sardegna Romano-Bizantina? Riflessioni di Massimo Pittau


Archeologia. Un episodio di antisemitismo nella Sardegna Romano-Bizantina?
Riflessioni di Massimo Pittau


Durante una ricerca sui nuraghi dell’Altipiano di Abbasanta fatta circa 50 or sono, il collega ed amico Carlo Maxia, professore di Antropologia e preside della Facoltà di Scienze di Cagliari, ebbe modo di dirmi che la malaria, dato che era una malattia tropicale, era stata importata in Sardegna dai Cartaginesi. Mi convinsi in breve tempo della giustezza della tesi del prof. Maxia per la seguente mia considerazione: in zone tristemente famose in Sardegna, per lungo tempo, fino alla sconfitta della malattia subito dopo la II guerra mondiale per merito precipuo della statunitense Fondazione Rockefeller, quali i bassopiani del Sulcis, la vallata del Cixerri, la piana dell’Oristanese, la Baronia, la Piana di Chilivani, la Nurra di Sassari, esistevano numerosi e importanti monumenti della civiltà dei nostri antenati, cioè “nuraghi”, “tombe di giganti”, “pozzi sacri”, ecc., i quali non si spiegavano affatto con una popolazione degradata e debilitata dalla malaria in termini fisici e pure economici. Dunque il numero e l’imponenza di quei monumenti nuragici erano una prova certa ed evidente che all’epoca della loro costruzione i Sardi nuragici non conoscevano ancora il flagello della malaria.
I Romani conquistatori della Sardegna conobbero molto per tempo la malaria e i suoi effetti disastrosi: nel 234 a. C. gran parte dell’esercito romano – compreso il suo comandante, il pretore P. Cornelio - inviato nell’Isola per reprimere una grande rivolta dei Sardi, morì a causa della malattia. Il flagello fu ricordato da Cicerone e in

domenica 1 aprile 2018

Archeologia. Scoperta una fortezza dell’età del Bronzo a Sarrala, nella Marina di Tertenia. Nella stessa area è presente un tumulo funerario con 9 sepolture.

Archeologia. Scoperta una fortezza dell’età del Bronzo a Sarrala, nella Marina di Tertenia. Nella stessa area è presente un tumulo funerario con 9 sepolture.


Un recente ritrovamento archeologico dello staff  dell'Università di Montpellier (Francia), del dipartimento Observatorie de Recherche Mèditerranèen de l'Environnement (OREME), suggerisce che l’antico approdo di Sarrala, ai piedi di Monte Cartucceddu, fosse ben protetto dalle minacce esterne. L'approdo fortificato fiorì nell’Età del Bronzo, tra il XIII e l’XI a.C., costituendo un importante centro commerciale nella rotta tra le isole egee e la penisola iberica. Oggi si trova presso Tertenia, lungo la costa occidentale della Sardegna. L’area ha prosperato perché le colline dei

venerdì 30 marzo 2018

Archeologia. Monte Prama, decadenza o grandezza? Quadro cronologico degli attuali reperti: XIV sec. a.C. IV sec. a.C. Articolo di Danilo Macioccu

Archeologia. Monte Prama, decadenza o grandezza? Quadro cronologico degli attuali reperti: XIV sec. a.C. IV sec. a.C.

Articolo di Danilo Macioccu

mercoledì 28 marzo 2018

Archeologia. Una possibile interpretazione del "Culto dell'Acqua" in Sardegna, e il ruolo dei santuari di Romanzesu e Santa Vittoria di Serri. Articolo di Gustavo Bernardino.


Una possibile interpretazione del “Culto dell’Acqua” in Sardegna e il ruolo dei Santuari nuragici di Romanzesu a Bitti e Santa Vittoria a Serri.
Articolo di Gustavo Bernardino

In seguito ad una lunga e puntuale osservazione dei vari siti archeologici, presenti nel nostro territorio, si può tentare di dimostrare la tesi secondo la quale, nella nostra isola[1], in epoca nuragica, con molta probabilità, esistevano due differenti culti dell'acqua.
- Uno riguarda l'acqua intesa come elemento naturale che serve per la sopravvivenza dell'uomo e quindi l'acqua delle fonti, dei fiumi, dei laghi ecc, che alimenta il corpo e consente la vita e pertanto considerata sacra dai nostri antenati che la ritenevano protetta dalle divinità.
- Un secondo culto riguarda invece un altro liquido anch'esso ritenuto sacro, in quanto genera la vita.
RITI E DIVINITA' PRESENTI NELL'ISOLA
Si può partire dall'immagine della statua Menhir di Laconi, riprodotta a pag. 13 del volume “Culto degli antenati” di Caterina Bittichesu.
In questo manufatto, realizzato con caratteristiche falliche, è inciso, nella parte bassa, il simbolo del

mercoledì 21 marzo 2018

Archeologia. Scoperti i più antichi tatuaggi su mummie egizie: Tori, capre e linee misteriose sui resti umani conservati al British Museum e risalenti a 5.000 anni fa. Ma i tatuaggi più antichi in assoluto restano probabilmente quelli di Ötzi, l'Uomo del Similaun. Articolo di Sarah Gibbens - fotografie di Trustees of the British Museum


Archeologia. Scoperti i più antichi tatuaggi su mummie egizie: Tori, capre e linee misteriose sui resti umani conservati al British Museum e risalenti a 5.000 anni fa. Ma i tatuaggi più antichi in assoluto restano probabilmente quelli di Ötzi, l'Uomo del Similaun
Articolo di Sarah Gibbens - fotografie di Trustees of the British Museum

Gli antichi egizi hanno realizzato tatuaggi prima di quanto pensassimo. Nuove analisi su due mummie del tardo periodo Predinastico, quasi a cavallo con il Protodinastico, mostrano su entrambe tatuaggi. Le mummie, di uomo e una donna, appartengono ad una collezione di sei, conosciute come mummie di Gebelein, dalla regione in cui sono state trovate nel 1900.
Ora in possesso del British Museum sono state di recente studiate nell'ambito di un progetto che porterà a riesaminare una serie di reperti ritenuti particolarmente importanti. Entrambi gli individui vissero tra il 3351 e il 3017, particolare che fa dei tatuaggi appena scoperti i più antichi conosciuti nell'antico Egitto. Quelli noti in precedenza tra le salme dell'Antico Egitto erano più recenti di mille anni.  Ma il primato dei tatuaggi più antichi in assoluto dovrebbe però restare - il condizionale è d'obbligo in questi casi - a Ötzi, la mummia del Similaun conservata a Bolzano, l'uomo dell'Età del

martedì 20 marzo 2018

Associazione Culturale Honebu. Appuntamento con la Storia di Cagliari il 23 Marzo.

Associazione Culturale Honebu. Appuntamento con la Storia di Cagliari il 23 Marzo.


Venerdì 23 Marzo, alle ore 19, nella sala conferenze Honebu, in Via Fratelli Bandiera 100 a Cagliari / Pirri, ospiteremo Riccardo Laria che presenterà la sua opera: "Spiriti Errabondi Cagliaritani Illustri, se ci 6 batti un colpo". 
Si tratta di un lavoro che abbraccia gli ultimi 500 anni della storia di Cagliari raccontati in prima persona da alcuni dei suoi più autorevoli protagonisti, sotto forma di fantasmi durante una seduta spiritica, e quindi in modo surreale: un espediente intrigante per divulgare la Storia con la leggerezza di un racconto. Già il titolo "Se ci 6..." rende l’idea perché è la formula di rito con cui iniziano le sedute spiritiche. 
Infine, 6 è il numero dei personaggi principali che compaiono nei

lunedì 19 marzo 2018

Verona, 7 Aprile 2018. Presentazione del libro di Pierluigi Montalbano sulla Civiltà Nuragica.

Verona, 7 Aprile 2018. Presentazione del libro di Pierluigi Montalbano sulla Civiltà Nuragica. 


Inizierà a Verona il tour nazionale di presentazione del nuovo libro di Pierluigi Montalbano dedicato all'antica Civiltà Nuragica. L'appuntamento è nella Sala Conferenze dell'Associazione Sebastiano Satta, in Via Bionde 61. Al termine della presentazione sarà offerto un buffet. 



IL LIBRO 
Dopo l’invenzione della scrittura, l’uomo ci ha lasciato tantissimi documenti, le cosiddette fonti letterarie, leggerli significa ascoltare le parole che vengono da un passato piuttosto recente se rapportato a quanto abbiamo “ereditato”, invece, dagli uomini che per primi abitarono la terra.  Di essi, della loro civiltà, abbiamo soprattutto fonti iconografiche – pitture o incisioni in grotta, statuine della Dea Madre, vasellame decorato, graffiti su ciottoli – ma anche resti di pasti, utensili e stoviglie, ruderi dei primi ricoveri in pietra, corredi funerari, relitti affondati lungo le coste e tanto, tanto altro. Con tutte queste fonti, ogni archeologo ha dovuto confrontarsi nel tentativo di ricostruire al meglio la quotidianità di un popolo che diede vita ad una civiltà, quella sarda, tra le più antiche e più avanzate del bacino del

venerdì 16 marzo 2018

Archeologia. Sardara, Santuario e pozzo sacro di Sant'Anastasia


Archeologia. Sardara, Santuario e pozzo sacro di Sant'Anastasia


Il tempio nuragico a pozzo di Sant'Anastasia sorge presso l'omonima chiesa, nella parte alta di Sardara, ai piedi del costone che sale verso il colle di Pran'e Cuaddus, nel Campidano centrale, a metà strada tra Cagliari e Oristano. L’edificio è realizzato con blocchi di basalto e calcare ed è orientato lungo l’asse Nord-est /Sud-Ovest. Presenta un atrio rettangolare con sedili (m 3,50 x m 2,20) parzialmente pavimentato, una stretta scala di 12 gradini coperti da lastre orizzontali degradanti (lunghezza m 2,20), e offre un ipogeo con copertura a tholos (largo alla base m 3,5 e alto m 5), cui si accede, dall'ultimo gradino, con un salto di poco più di un metro. L’acqua, convogliata in una canaletta lunga 6 metri, fuoriusciva da un'apertura con architrave alla base della camera del pozzo, nel lato opposto alla scala. Realizzato nel 1200 a.C., questo edificio fa parte di un abitato ancora in

mercoledì 14 marzo 2018

Archeologia. L’uomo arrivò in Europa via mare. Le popolazioni della Mezzaluna Fertile, che inventarono l’agricoltura, si spinsero verso l’Europa circa 9.000 anni fa. E ci arrivarono per mare, saltando da un’isola all’altra del Mediterraneo. Lo dimostrerebbero i nostri geni.


Archeologia. L’uomo arrivò in Europa via mare. Le popolazioni della Mezzaluna Fertile, che inventarono l’agricoltura, si spinsero verso l’Europa circa 9.000 anni fa. E ci arrivarono per mare, saltando da un’isola all’altra del Mediterraneo. Lo dimostrerebbero i nostri geni.

Una ricerca di un gruppo di studiosi greci, pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the national academy of sciences, ha scoperto - grazie alla genetica delle attuali popolazioni europee - che la "colonizzazione" dell'Europa nel Neolitico avvenne via mare.
La storia è nota: dopo che alcune popolazioni del Neolitico iniziarono a coltivare le piante e addomesticare gli animali, si spostarono verso zone non occupate, in particolare l’Europa, dove abitavano tribù paleolitiche. Per arrivare però a colonizzare l’Europa tutta, le vie possibili sono molte, sia attraverso la terraferma sia per mare. I ricercatori sono riusciti a capire che la strada è stata quella del mare, attraverso una colonizzazione progressiva delle isole. Lo studio ha seguito la sorte di

sabato 10 marzo 2018

Archeologia. Fenici e punici in Sardegna: consumavano maiale?

Archeologia. Fenici e punici in Sardegna: consumavano maiale?

Con le parole: “Non mangerai di questa carne”, lo studioso Simoons, nel 1961, affrontò il tema dei tabù alimentari.
L’interesse di alcune scuole antropologiche ha successivamente arricchito gli studi sull’alimentazione. Nel tentare di fornire una spiegazione ad alcuni tabù, come la consumazione della carne di cane nella cultura occidentale e di carne suina o bovina in alcune religioni, si giunge a conclusioni spesso assai diverse.
Fino a poco tempo gli studi confluivano sul convincimento che fra i Fenici fosse proibito il consumo dei suini. Un esempio è rappresentato dallo scavo dei relitti punici a Marsala, a bordo dei quali furono rinvenuti consistenti resti di maiali. Furono avanzate ipotesi stravaganti che prevedevano l’uso dei

mercoledì 7 marzo 2018

Archeologia. In quanto tempo è possibile costruire un nuraghe? Quanto materiale serve? Quali tecniche architettoniche sono efficaci? A queste e altre domande cercheremo di rispondere in questo articolo semiserio.

Archeologia. In quanto tempo è possibile costruire un nuraghe? Quanto materiale serve? Quali tecniche architettoniche sono efficaci? A queste e altre domande cercheremo di rispondere in questo articolo semiserio. 

Cari amici, abbiamo un po’ di tempo libero e uno spazio nel giardino? E allora dai…facciamoci un nuraghe e rinverdiamo i fasti dei nostri avi costruttori. Cosa ci vuole e quanto tempo? Seguite le istruzioni e lo saprete: buon divertimento. Premetto che diversamente da Art Attack non servono i cilindri di cartone degli scottex e nemmeno la colla vinilica.
Individuate un’area libera di 12 x 12 mq nel vostro giardino; assicuratevi che sia facilmente raggiungibile dal cancello e che disponga di un’area adiacente (il parcheggio dietro il supermarket accanto a casa andrà benissimo) in cui stoccare gli ingredienti per il gioco;
Prendete una corda intrecciata con fibre vegetali (le foglie di asfodelo vanno benissimo) lunga una decina di braccia; Piantate un piolo nel terreno al centro dell’area individuate e legateci la corda; Tagliate un ramo alla lunghezza di un braccio; Misurate otto braccia sulla

domenica 4 marzo 2018

Archeologia. Il pastorello Aci e la lancia dei Siculi Riflessioni di Cecilia Marchese


Archeologia. Il pastorello Aci e la lancia dei Siculi
Riflessioni di Cecilia Marchese


Le immagini più antiche dei Siculi oggi a nostra disposizione compaiono negli splendidi bassorilievi presso il tempio egizio di Medinet Habu, i quali celebrano la campagna militare vittoriosa del faraone Ramses III contro un tentativo d'invasione dell'Egitto da parte dei Popoli del Mare: tra cui, difatti, vengono menzionati gli Sheklesh o Shakalasa.
I due bassorilievi in questione ritraggono guerrieri presi come prigionieri dalle milizie egizie e, tra i diversi guerrieri rappresentati, spiccano le raffigurazioni di guerrieri siculi.
Non è mia intenzione, in questo breve articolo, soffermarmi sulla questione dell'identità tra Siculi e Sheklesh/Shakalasa, né sulle vicissitudini storiche affrontate da questo popolo (sull'argomento ho già scritto altrove) - bensì cogliere alcuni elementi che ne riconducono l'essenza al contesto mediterraneo del Medio e Tardo Bronzo, fino ad alcune testimonianze della presenza sicula nella Nostra Beddissima Isola di Sicilia.
Dunque. In entrambi i casi il guerriero siculo prigioniero si distingue per un copricapo di tessuto (forse lana ?) molto simile a quello indossato dai beduini del Negev - gli Shasu, fissato al capo con

sabato 3 marzo 2018

Cartografia. Approfondimenti su Toscanelli. Articolo di Rolando Berretta

Cartografia. Approfondimenti su Toscanelli

Articolo di Rolando Berretta

Tratto dalla enciclopedia Treccani:
MIGLIO. - Come misura itineraria i Romani si riferiscono alla misura del passus, il quale alla sua volta si ricollega a quella del pes, essendo il passus costituito di 5 piedi e la misura itineraria consistendo di mille passus. Non esiste perciò un nome speciale per la misura itineraria; quello che chiamiamo miglio e che i Romani chiamavano miliarium (greco μλιον) rappresenta un numero cardinale riferito ai passus (p. es.: duo milia passuum). Il miglio romano corrisponde a circa m. 1480(più precisamente il Canina la fissò in m. 1.481,75.
Tratto dalla wikipedia:
Il Miliario aureo (Miliarium aureum o “pietra miliare aurea) era una colonna marmorea rivestita di bronzo dorato innalzato presso il tempio di Saturno, all’estremità del Foro Romano. Venne eretta da Augusto nel 20 a.C. quando