Diretto da Pierluigi Montalbano

Ogni giorno un nuovo articolo divulgativo, a fondo pagina i 10 più visitati e la liberatoria per testi e immagini.

Directed by Pierluigi Montalbano
Every day a new article at the bottom of the 10 most visited and disclaimer for text and graphics.
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Storia Archeologia Arte Letteratura Eventi

Associazione Culturale Honebu

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mercoledì 12 dicembre 2018

Archeologia. Bronzetti nuragici.

Archeologia. Bronzetti nuragici.

Sardegna, 3000 B.P. (prima di oggi), uomini armati, in elegante posa di riposo, mostrano un abbigliamento elegante che li caratterizza: copricapo, mantello, gambali, tunica, giubbotto, gonnellino, protezioni di vario genere. Sono pregevoli sculture di bronzo, realizzate con la sofisticata tecnica a cera persa, che ritraggono i personaggi sardi che mantenevano viva la loro storia. 

Nobili e aristocratici sono due fra le tipologie di queste eleganti statuette che i nuragici posizionavano nei loro santuari per onorare le divinità e gli antenati. Il loro immenso valore economico, la loro bellezza e l'originalità ne fanno oggetti artistici ambiti dai musei di tutto il mondo.

lunedì 10 dicembre 2018

Archeologia. La Dea Madre in Sardegna nel Neolitico e nell'età del Rame.

Archeologia. La Dea Madre in Sardegna nel Neolitico e nell'età del Rame. 

Due capolavori dell'arte scultorea sarda: sopra la Dea Madre Neolitica di Cuccuru is Arrius, nei pressi di Cabras; sotto la Dea Madre Turriga di Senorbi, trovata in agro di Selegas, realizzata nella prima Età del Rame, circa mezzo millennio dopo. 

La prima è la rappresentazione di una donna obesa, legata alla creazione di una nuova vita; la seconda è cruciforme, stilizzata, magra, con il seno in evidenza, legata alla dea nutrice, dispensatrice di vita. 
La donna trasformava il proprio corpo durante la gravidanza, dava alla luce un bimbo e poi ritornava nella sua forma di fanciulla. Il miracolo della vita era rappresentato in Sardegna e in tutte le più importanti antiche civiltà.

domenica 9 dicembre 2018

Archeologia. I Giganti di Mont'e Prama.

Archeologia. I Giganti di Mont'e Prama. 

Nella costa della Sardegna centro occidentale, fra Tharros e Cabras, i nuragici realizzarono decine di guerrieri in pietra che arricchivano un viale funerario della necropoli del Sinis, realizzata 3000 anni fa. 

Queste monumentali sculture, alte oltre due metri, sono le statue a tutto tondo più antiche di tutto l'Occidente. 

La Civiltà Nuragica è il fiore all'occhiello della Storia Sarda, ed è nostra responsabilità tutelarla, valorizzarla e mostrarla al mondo.

domenica 2 dicembre 2018

Archeologia. Tiscali, un villaggio nuragico sul Supramonte, nel cuore della Sardegna. Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia. Tiscali, un villaggio nuragico sul Supramonte, nel cuore della Sardegna. 
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Nel cuore della Sardegna, sul Supramonte, al confine tra Oliena e Dorgali, sulla cima del Monte Tiscali, a 500 metri sul livello del mare, a destra del Rio Sa Oche nella Valle di Lanaittu, a pochi km da Sa Sedda e Sos Carros, in seguito al crollo della volta dell’ampia sala di una grotta, in epoca nuragica si sviluppò un insediamento unico nel suo genere: Tiscali. Il sito fu studiato nel 1910 da Ettore Pais e nel 1927 dal Taramelli, da ambedue interpretato come rifugio dei Sardi durante la conquista romana della Sardegna. L’insediamento civile è costituito da strutture abitative, magazzini e recinti per custodire gli animali, legato allo sfruttamento agro-pastorale del territorio, costruito in un

giovedì 29 novembre 2018

Archeologia. In Sardegna la prima città mercato nasce 3000 anni fa, nei pressi di Alghero: Sant'Imbenia, un piano urbanistico che favorisce gli incontri fra mercanti. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. In Sardegna la prima città mercato nasce 3000 anni fa, nei pressi di Alghero: Sant'Imbenia, un piano urbanistico che favorisce gli incontri fra mercanti.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano



Gli scavi di Sant’Imbenia, nei pressi di Alghero, condotti dallo staff di archeologi guidato da Marco Rendeli, ha messo in luce uno spazio collettivo centrale che calamita attorno a sé una serie di ambienti chiusi e spazi aperti, una sorta di intervento urbanistico che si compie nel villaggio. Coinvolge una serie di più antiche abitazioni che vengono abbattute, pesantemente modificate o entrano a far parte di strutture edilizie complesse a più vani. In questa fase si passa da un’edilizia di tipo circolare, generalmente con un unico ambiente, a una complessa nella quale alcune parti di antiche abitazioni sono rimodulate. Parte delle murature diventano rettilinee, gli stipiti degli ingressi sono curati, si realizzano progetti con alternanza di vani chiusi e di ambienti aperti. Nella parte di

martedì 27 novembre 2018

lunedì 26 novembre 2018

Archeologia. Il Vino nell'Antichità: cerimoniali e rituali legati alla religiosità e alla sfera del sacro.

Archeologia.  Il  Vino  nell'Antichità: cerimoniali e rituali legati alla religiosità e alla sfera del sacro.



Il vino, fin dell'antichità, è legato al sacro perché gli sono stati riconosciuti poteri mistici, religiosi e rituali, collegati ai suoi effetti inebrianti. La vitis vinifera era una pianta rampicante spontanea nelle foreste, nelle zone corrispondenti all’Anatolia e alla Turchia orientale nella zona del mar Caspio, già 300.000 anni fa. Le genti preistoriche apprezzavano il frutto di questa pianta, consumandone i grappoli o il succo spremuto. Tutte le civiltà antiche collegavano la scoperta del vino alle loro mitologie, e in queste storie la coltivazione della vite avveniva dopo un grande diluvio, a seguito del quale la divinità affidava agli uomini giusti, che si erano salvati, il dono del vino. Ad esempio, nella

venerdì 23 novembre 2018

Archeologia. Cartagine, l'impero che rivaleggiò con i greci e l'antica Roma per la supremazia nel mare Mediterraneo Occidentale. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Cartagine, l'impero che rivaleggiò con i greci e l'antica Roma per la supremazia nel mare Mediterraneo Occidentale.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Un’area importante nel I Millennio a.C. è quella del Magreb, in particolare della Tunisia, con Cartagine, una città fondata dai Tiri nel 814-813 a.C. che riesce, a partire dal VI a.C., a imporre la propria supremazia nel Mediterraneo Centrale e Occidentale. I rapporti con l’oriente diventano sempre più labili e i cartaginesi decidono di stabilire proprio in questa città nord-africana la base per il futuro.
Vicinissima all’odierna Tunisi, svolge il ruolo che nella Spagna Atlantica fu svolto da Cadice. L’area è urbanizzata, sede di un vasto agglomerato residenziale nonché dei vari consolati dei principali Stati, pertanto è difficile individuare le tracce del passato. Il mito di fondazione risale al 814-813 a.C.. Si parla di Elissa (la Didone greca), una principessa di Tiro, sorella del re Pigmalione e sposata con Acherbas, il sacerdote del tempio di Melqart. Pigmalione, per appropriarsi del tesoro del tempio, uccide il cognato Acherbas ed Elissa, che

lunedì 19 novembre 2018

Archeologia. Antiche tribù sarde il cui nome è legato a divinità: Cunusitani o Knumsitani? Riflessioni di Gustavo Bernardino


Archeologia. Antiche tribù sarde il cui nome è legato a divinità: Cunusitani o Knumsitani?
Riflessioni di Gustavo Bernardino
A volte capita che tra le pagine di un libro trovi la soluzione di un problema irrisolto che ti ha fatto lambiccare il cervello e ti ha costretto a ore e ore di ragionamenti e consultazione di testi.
Dopo aver scritto l'articolo “Vi presento Knum signore di Sa sedda de sos Carros” pubblicato su Honebu in data 18 ottobre restava, per me, irrisolto il problema relativo all'origine del nome della tribù dei “Cunusitani” citati da Tolomeo (III, 3).
Era probabile, secondo il mio ragionamento, che tale nome potesse discendere dalla divinità Knum nel senso che chi ne era devoto e praticava il culto di quel dio-creatore, poteva essere identificato proprio con tale nome. Seguendo questo istinto, ho consultato vari autori i cui studi, speravo mi portassero alla soluzione dell'enigma.
E così è stato.
Devo premettere che le ricerche che da qualche tempo conduco per dare risposte ai numerosi problemi insoluti che riguardano la storia della nostra terra, mi hanno consentito di proporre sotto una luce differente diverse questioni date per certe e storicizzate per cui se, per esempio, capita di andare a visitare certi siti, si può

mercoledì 14 novembre 2018

Archeologia. Un eloquente esempio di professionalità nella storia dell’ archeologia etrusca. “Occorre avere la modestia e la prudenza di riconoscere che non tutto è per noi spiegabile”. Riflessioni di Alberto Zei


Archeologia. Un eloquente esempio di professionalità  nella storia dell’ archeologia etrusca.
“Occorre avere la modestia e la prudenza di riconoscere che non tutto è per noi spiegabile”.
 Riflessioni di Alberto Zei      


    
Tra Etruschi e Appiani - Da qualche tempo a questa parte, a seguito delle precisazioni sempre più a carattere stringente sulla arbitrarietà della decisione di trasformare l’ipogeo di Marciana  in una fantasmagorica zecca del Principato di Piombino, appare del tutto evidente che le azioni che la Pubblica Amministrazione della Provincia e della Regione dovranno intraprendere saranno quelle di ripristinare un patrimonio archeologico del nostro Paese, sottraendolo all’uso a cui finora è stato destinato.  Anche nella passata stagione estiva i fantasmi dei Principi Appiani, evocati dagli artefici della zecca, hanno guidato i visitatori a pagamento,  all’interno del museo colà allestito, dove di

lunedì 12 novembre 2018

Archeologia, storie e mito. Iliade, Achei, Micenei, quanti errori! Nel poema di Omero ci sono diverse sviste.


Archeologia, storie e mito. Iliade, Achei, Micenei, quanti errori! Nel poema di Omero ci sono diverse sviste

Le imprese degli Achei di cui parla l'Iliade sono ispirate ai Micenei. Ma davvero tutto quello che è citato nel poema è riconducibile alla cultura di Micene? Secondo gli storici no. Sono molte, infatti, le citazioni errate.
I protagonisti Greci dell'Iliade, gli Achei, sono ispirati ai Micenei, un popolo guerriero che intorno al II millennio a.C. si stanziò nel Peloponneso e negli anni della cosiddetta guerra di Troia diede vita a una vera e propria civiltà.
Se è vero però che gran parte dei fatti narrati nel poema sembra riferirsi a quella cultura (i Micenei si comportavano in guerra come tanti piccoli Achille), esistono alcuni passaggi dove i conti... non

lunedì 5 novembre 2018

Archeologia. La nascita della città e della scrittura: dalla rivoluzione neolitica alla rivoluzione urbana. Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Archeologia. La nascita della città e della scrittura: dalla rivoluzione neolitica alla rivoluzione urbana. 
Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Video della conferenza sulla nascita della scrittura. Si parla di pittogrammi, ideogrammi, geroglifico, cuneiforme, Lineare A e Lineare B, con riferimenti all'organizzazione di Palazzo adottata a Uruk, la città dei Sumeri in Mesopotamia.
A cura di Ferdinando Atzori (Videomaker) e Associazione Honebu.
Buona Visione.




Fonte:
https://www.youtube.com/watch?v=asomSAZEsO8&feature=share

mercoledì 31 ottobre 2018

Archeologia. Farro e stambecco per l'ultimo pasto di Ötzi, l'uomo di Similaun, la mummia trovata nei ghiacciai alpini.


Archeologia. Farro e stambecco per l'ultimo pasto di Ötzi, l'uomo di Similaun, la mummia trovata nei ghiacciai alpini.

L'analisi del contenuto dello stomaco della mummia di Similaun ha rivelato che prima di essere ucciso aveva consumato cibo estremamente ricco di grassi e piccole dosi di una felce tossica. Era ad alto contenuto di grassi animali l'ultimo pasto di Ötzi, la mummia del Similaun: un'alimentazione molto calorica adatta all'ambiente di alta montagna. A rivelarlo è uno studio compiuto dagli esperti di mummie di Eurac Research pubblicato sulla rivista scientifica Current Biology.
I ricercatori hanno individuato numerose biomolecole come proteine, grassi e carboidrati, risalendo alla loro origine. Grazie a queste scoperte hanno potuto ricostruire per la prima volta un pasto dell'età del Rame. Ötzi si deve essere sentito al sicuro poco prima di morire. In un intervallo di tempo che va

giovedì 25 ottobre 2018

Archeologia. Evoluzione dell'uomo ed economia sono discipline legate a doppio filo. I Sumeri l'avevano capito oltre 5000 anni fa, e inventarono la scrittura cuneiforme per formulare i contratti. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Evoluzione dell'uomo ed economia sono discipline legate a doppio filo. I Sumeri l'avevano capito oltre 5000 anni fa, e inventarono la scrittura cuneiforme per formulare i contratti.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Una delle prime questioni che dovetti affrontare nei primi Anni Ottanta, quando decisi di studiare economia all’Università di Cagliari, fu la partita doppia, ossia la geniale idea di un frate di fine Quattrocento, Luca Pacioli, di riportare in un registro da una parte le entrate e da un’altra le uscite, pietra angolare della moderna contabilità. L’idea di spostare capitali con semplici lettere di credito, e non trasportando forzieri sui carri, la dobbiamo agli intraprendenti Templari delle prime Crociate, che pagarono con la vita la loro inventiva.  Per ciò che riguarda i derivati, invece, quando venne in mente a qualcuno di inserire la scommessa in una transazione?  Ebbene, sembrerà incredibile, ma lo dobbiamo ai Sumeri, i primi a incidere con una stecca una serie di segni cuneiformi in tavolette d’argilla create apposta 5000 anni fa per registrare numeri e dati.  Su una tavoletta c’è scritto che un sumero vende un terreno a qualcuno, stabilendone il prezzo in una determinata quantità d’argento, legando alla bontà del futuro raccolto un ulteriore guadagno o una perdita. Sostanzialmente quella tavoletta è un contratto  in cui i due individui scommettono su una plusvalenza, o minusvalenza, futura. Fra le

mercoledì 24 ottobre 2018

Archeologia subacquea. Individuato e fotografato un relitto del V secolo a.C. nel Mar Nero.


Archeologia subacquea. Individuato e fotografato un relitto del V secolo a.C. nel Mar Nero.

Nel Mar Nero è stato individuato il relitto di una barca lunga 23 metri a 2 km di profondità. Le particolari condizioni sottomarine l'hanno conservata bene. Risale al V secolo a.C. Non può essere recuperata con le attuali tecnologie. Ci accontentiamo di vederla perché è quasi intatta. Si tratta di una nave commerciale scoperta da un team d’archeologi guidati dal britannico Joe Adams nell’ambito di un programma di ricerca sottomarino denominato Black Sea Maritime Archaeology Project. A darne un’anticipazione è il Guardian, in attesa della proiezione, al British Museum di Londra, di un documentario girato durante i lavori d’indagine. Il reperto, non recuperabile con le moderne tecnologie, è completo di albero, timone e postazioni per i rematori. Il suo perfetto stato di

giovedì 18 ottobre 2018

Archeologia della Sardegna. Vi presento Khnum, Signore de Sa Sedda ‘e sos Carros e padre di Anuquet, Signora del Fiume Tirso. Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia della Sardegna. Vi presento Khnum, Signore de Sa Sedda ‘e sos Carros e padre di Anuquet, Signora del Fiume Tirso
Articolo di Gustavo Bernardino


Mario Tosi, eminente egittologo italiano, medaglia d'oro della Pubblica Istruzione, a pag. 77 del suo libro “ Dizionario delle divinità dell'Antico Egitto”, Kemet Edizioni 2017, trattando la divinità Khnum (pronuncia Khneum), dice che : ”Il suo nome significa “colui che unisce “, ed ancora “Dio ariete o con corpo umano e testa di ariete, era considerato un Demiurgo, un dio-creatore, simile al dio Ptah di Menfi. Ogni uomo che nasceva era opera delle sue mani e veniva modellato con il fango sulla sua ruota di vasaio: ogni uomo era seguito dal suo Ka, dal suo doppio, simile in tutto all'uomo appena creato, quindi le figure formate da Khnum erano sempre due”, l'autore conclude la descrizione informandoci che “Ad Esna Khnum formava una triade con la sposa Satet e la figlia Neith, invece ad Elefantina aveva la stessa sposa ma la figlia era Anuquet”.
Dalle informazioni di Tosi ricaviamo due importanti elementi: il primo è che il dio viene rappresentato con la

mercoledì 17 ottobre 2018

Archeologia della Sardegna. Basilica di Porto Torres: San Gavino (ante 1065-ante 1111). Giudicato di Torres, curatoria di Flumenargia. Articolo di Roberto Coroneo


Archeologia della Sardegna. Basilica di Porto Torres: San Gavino (ante 1065-ante 1111).
Giudicato di Torres, curatoria di Flumenargia
Articolo di Roberto Coroneo


La basilica di S. Gavino turritano è parrocchiale del moderno abitato di Porto Torres, che occupa il sito della colonia romana di Turris Libisonis, sede episcopale dal 484 (quando Felix è fra i cinque vescovi sardi al sinodo di Cartagine convocato dal re vandalo Unerico) sino al 1441, quando fu trasferita a Sassari. La cattedrale romanica sorge alta sul mare fra due cortili, “atrio Comita” e “Metropoli”, nell’area della necropoli orientale e in particolare nel monte Agellu, dalla voce latina “agellus”, «cimitero all’aperto per la sepoltura dei poveri» (G. Spano). 
Gli scavi seicenteschi identificarono una piccola struttura cruciforme, probabilmente una memoria divenuta ipogeica quando fu incorporata nell’edificio romanico, la cui navata settentrionale si sovrappone a una basilica trinavata con abside a occidente. Da questa proverrebbero i marmi di spoglio individuabili nell’edificio: due altari a cippo e un pilastrino da recinzione di età bizantina, un

lunedì 15 ottobre 2018

Archeologia. Il Sulcis fra la bella età dei nuraghi e l'età del Ferro. Riflessioni di Paolo Bernardini

Archeologia. Il Sulcis fra la bella età dei nuraghi e l'età del Ferro.
Riflessioni di Paolo Bernardini



La vasta concentrazione di insediamenti che distingue il territorio sulcitano nel Bronzo è il necessario palcoscenico sul quale introdurre un nuovo protagonista: il paesaggio della successiva Età del Ferro nella regione del Sulcis. Per quanto i processi interni di organizzazione del territorio e di gerarchizzazione degli insediamenti siano ancora privi di approfondimenti, la distribuzione del popolamento indica un fervido dinamismo e un sofisticato livello di appropriazione e di gestione del territorio e delle sue risorse da parte di quelle comunità di cultura nuragica che vivono, secondo la felice espressione di Giovanni Lilliu, nella «bella età dei nuraghi». Il medesimo studioso, dopo aver presentato, in un dettagliato studio del 1995, i quadri nuragici del Sulcis nel Bronzo, si scusava con i lettori per non aver potuto dare conto con altrettanta dovizia di dati della successiva Età del Ferro, per la quale venivano indicate linee estremamente generali di sviluppo culturale in linea con il divenire di quella “età delle aristocrazie” propugnata altrove dallo stesso autore. Oggi la situazione non è cambiata di molto; la comprensione dei quadri culturali e organizzativi dell’età nuragica è stata limitata in modo notevole dal prevalente orientamento della ricerca sui contesti di cultura fenicia e punica del territorio sulcitano, in qualche modo sollecitata dalla presenza in questa regione di importanti giacimenti legati alla problematica dell’irradiazione fenicia e del successivo dominio cartaginese.

martedì 9 ottobre 2018

Archeologia della Sardegna. Cosa utilizzavano gli antichi sardi per scolpire il granito? Dovremo retrodatare di parecchi secoli la conoscenza del ferro nell'isola? Scoperta una "filiera" metallurgica sui monti di Domusnovas. Riflessioni di Pierluigi Montalbano e Marcello Onnis

Archeologia della Sardegna. Cosa utilizzavano gli antichi sardi per scolpire il granito? Dovremo retrodatare di parecchi secoli la conoscenza del ferro nell'isola? 
Scoperta una "filiera" metallurgica sui monti di Domusnovas.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano e Marcello Onnis



Recentemente, abbiamo depositato alla Soprintendenza archeologica di Cagliari una denuncia di rinvenimento di un sito di valenza Archeometallurgica.
Nel territorio del Comune di Domusnovas, immerso nell’incantevole vallata di Oridda, dietro le Grotte di San Giovanni, l’allineamento di Punta Tinnì, Punta Fundu de Forru e Perda Niedda, con il vertice opposto di punta Serra Tinnì, costituisce un triangolo, attraversato dal Rio Tiny, particolarmente interessante già per la sola toponomastica. La località di Perda Niedda tradisce la presenza di un giacimento di magnetite dal tenore di ferro intorno al 74 %. La Punta Fundu de Forru, indica la presenza di attività fusoria. Il nome del rio e delle sommità dei luoghi dedicate a Tinnì dichiarano palesemente la frequentazione dei mercanti di età

sabato 6 ottobre 2018

Archeologia. A Villasimius è iniziata una nuova campagna di scavi nel sito di Cuccureddus, un luogo sacro e strategico che ha attraversato la Civiltà Nuragica, l’età fenicia, quella punica e arrivò all’età romana.


Archeologia. A Villasimius è iniziata una nuova campagna di scavi nel sito di Cuccureddus, un luogo sacro e strategico che ha attraversato la Civiltà Nuragica, l’età fenicia, quella punica e arrivò all’età romana.  

A 30 anni dalle prime ricerche, emergono nuovi studi e reperti che rivelano un insediamento molto più ampio di quanto originariamente ipotizzato, e ne confermano l’importanza cruciale nelle rotte commerciali del Mediterraneo. Il rinvenimento di nuovi ambienti e reperti che potranno aiutare a rispondere alle numerose domande sulle origini del sito fenicio-punico e, in particolare, consentiranno di chiarire quale sia stato il suo ruolo nel Mare Mediterraneo. I primi scavi furono condotti negli anni Ottanta del secolo scorso, e i dati emersi a seguito del riordino e dello studio dei

venerdì 5 ottobre 2018

Archeologia. La produzione di utensili in pietra favorì l'evoluzione della lingua nelle comunità preistoriche.

Archeologia. La produzione di utensili in pietra favorì l'evoluzione della lingua nelle comunità preistoriche. 

La produzione delle schegge di pietra che i nostri antichi antenati usavano come lame ha favorito lo sviluppo del linguaggio. A dimostrarlo è uno studio sperimentale sull'efficienza di diverse modalità di trasmissione culturale delle tecniche di scheggiatura per produrre quegli strumenti.
Capacità tecnologiche e linguaggio si sono coevoluti nel corso di un lungo processo iniziato fra i nostri antenati 2,5 milioni di anni fa, durante il periodo Olduvaiano, e acceleratosi circa 1,7 milioni di anni fa, agli inizi del periodo Acheuleano. E' la conclusione di un gruppo di ricercatori dell'Università di St. Andrews, in Gran Bretagna, dell'University College di Londra e del Max Planck Intitut per l'antropologia evoluzionistica di Lipsia, autori del più vasto studio sperimentale mai condotto sulla trasmissione culturale nell'età della pietra, descritto in un articolo su “Nature Communications.
Osservare un altro che lavora non basta a imparare bene la tecnica che usa. Prodotti probabilmente da Homo abilis (ma forse anche da Australopithecus garhi), gli strumenti litici olduvaiani sono i più antichi che si conoscano e sono costituiti da schegge e ciottoli taglienti (chopper) ottenuti dalla percussione di due pietre. La loro struttura è poco elaborata, ma si può notare la scelta del materiale adatto e l'intenzionalità delle operazioni che li hanno prodotti.
Questo tipo di scheggiatura rimase invariato per circa 700.000 anni, e fu poi

mercoledì 3 ottobre 2018

Archeologia. Il mistero della più antica mano in metallo d'Europa. Il raro manufatto, scoperto in Svizzera e risalente all'Età del Bronzo, è la più antica rappresentazione conosciuta in Europa di una parte del corpo umano. Potrebbe essere stata usata per scopi rituali. Articolo di Andrew Curry


Archeologia. Il mistero della più antica mano in metallo d'Europa. Il raro manufatto, scoperto in Svizzera e risalente all'Età del Bronzo, è la più antica rappresentazione conosciuta in Europa di una parte del corpo umano. Potrebbe essere stata usata per scopi rituali.
Articolo di Andrew Curry

Gli archeologi svizzeri hanno recentemente annunciato la scoperta di quella che affermano essere la più antica rappresentazione in metallo di una parte del corpo umano mai trovata in Europa.
L'oggetto, risalente a circa 3500 anni fa, è la riproduzione di una mano in bronzo, leggermente più piccola del normale, del peso di circa mezzo chilo. Presenta una sorta di polsino in lamina d'oro, e una cavità interna che, si pensa, potesse permettere di montarla su un bastone o una statua.
Il ritrovamento è avvenuto casualmente nel 2017 vicino al Lago di Bienne, o Bienna, nella zona occidentale del cantone di Berna, effettuato da cacciatori di tesori che utilizzavano il metal detector, e

lunedì 1 ottobre 2018

Archeologia. Scoperte le più antiche tracce di formaggio nel bacino del Mediterraneo, individuate in Croazia su frammenti di ceramica di 7.200 anni fa. Articolo di Maya Wei-Haas


Archeologia. Scoperte le più antiche tracce di formaggio nel bacino del Mediterraneo, individuate in Croazia su frammenti di ceramica di 7.200 anni fa.
Articolo di Maya Wei-Haas


Sembra che gli esseri umani non riescano proprio a fare a meno del formaggio: impazziscono dalla gioia al pensiero della mozzarella, desiderano ardentemente il parmigiano e non fanno altro che esaltare la bontà del brie. Non è chiaro esattamente quando sia cominciata questa ossessione. Sembra che gli antichi uomini abbiano iniziato a prelevare il latte di mucche, capre e pecore poco dopo l'inizio della domesticazione di questi animali, poco più di 10 mila anni fa. E a questi eventi potrebbe essere seguito l'avvento della preparazione del formaggio.
Adesso, un nuovo studio pubblicato su Plos One testimonia il ritrovamento della più antica produzione casearia nel Mediterraneo, grazie all'identificazione di tracce di formaggio su frammenti di ceramica risalenti a 7.200 anni fa. Tuttavia, alcuni scienziati sollevano alcuni dubbi, suggerendo

giovedì 27 settembre 2018

Salvatore Dedola da Honebu. Nuovo dizionario Etimologico della Lingua Sarda.

Salvatore Dedola da Honebu. Nuovo dizionario Etimologico della Lingua Sarda.

Straordinario e imperdibile appuntamento per tutti gli appassionati di lingua sarda. Dopo 70 anni dal precedente, è stato pubblicato il testo che tutti i sardi dovrebbero avere a casa, il Dizionario della nostra Lingua.
Venerdì 28 settembre nella sala conferenze dell'Associazione Culturale Honebù, a Cagliari / Pirri, in Via Fratelli Bandiera 100, alle ore 19, il linguista e glottologo Salvatore Dedola presenterà il suo ultimo lavoro: "NOFELSA", Nou Faeddarzu Etimològicu dessa Limba Sarda, il dizionario etimologico della lingua sarda. Durante la serata saranno presentati anche i primi 3 tomi della Enciclopedia della Civiltà Sarda. Il Dizionario Etimologico, un testo di 1500 pagine, sostituisce integralmente il Dizionario Etimologico Sardo scritto da M. L. Wagner, rivoluzionando il metodo etimologico utilizzato dallo studioso tedesco e dai suoi

mercoledì 26 settembre 2018

Archeologia. Monserrato, conferenza sulla Navigazione Antica nel Mare Mediterraneo.

Archeologia.  Monserrato, conferenza sulla Navigazione Antica nel Mare Mediterraneo.

Sabato 29 Settembre, alle 17.30, a Monserrato in Via del Redentore 216, nella sala conferenze dell'associazione Pauly Onlus, Pierluigi Montalbano racconterà le tecniche di costruzione delle prime barche, le rotte di navigazione, i primi approdi, l'organizzazione di un porto e parlerà degli accordi commerciali che sancirono le più antiche relazioni economiche nel nostro Mare Mediterraneo.
Durante la serata saranno mostrate immagini e video che arricchiranno la presentazione e renderanno

lunedì 24 settembre 2018

Muscoli mimici e Riso sardonico. Riflessioni di Aldo Casu


Muscoli mimici  e  Riso sardonico
Riflessioni di Aldo  Casu


In “Contributo all'antropologia delle parti molli di Sardi centro-meridionali. - I muscoli mimici”, del Prof. Carlo Maxia, allora Direttore dell’ Istituto di Antropologia dell'Università di Cagliari,  pubblicato nella rivista “Quaderni di anatomia pratica”, Serie XII, N. 1-4, p. 159-204, 1957, nello “SCOPO DELLE RICERCHE” (Cap. 2.1) si legge testualmente:
“… La popolazione della Sardegna, soprattutto quella della regione centro-meridionale dal massiccio del Gennargentu ai Campidani (Capo di Sotto), si distingue nettamente, dal punto di vista delle classificazioni antropologica, dalla massa diventata straordinariamente ibrida di tutte le altre popolazioni europee …”.
Nel capitolo 3 - “MATERIALE DI OSSERVAZIONE”- si legge che lo studio è stato svolto su corpi di Sardi della provincia di Cagliari e di quella di Nuoro, che “… due sole donne erano della provincia di Sassari …”, che
“… Tutti gli individui, che sono stati oggetto di studio, erano Sardi di nascita e di ascendenza. I maschi in maggioranza avevano esercitato la professione di minatore, di contadino e di manovale: le

venerdì 21 settembre 2018

Archeologia. Uraš, la Signora dell’Olimpo Sumero. Riflessioni di Gustavo Bernardino


Archeologia. Uraš, la Signora dell’Olimpo Sumero.
Riflessioni di Gustavo Bernardino

Il paese della provincia di Oristano noto tra l'altro per aver ospitato nel 1470 nel suo territorio una cruenta battaglia  tra le truppe viceregie di Nicolò Carroç e le truppe marchionali di Leonardo d’Alagon (Sergio Salis, “La battaglia di Uras”, su Trexenta Storica blog), ha radici molto antiche testimoniate anche dalla presenza nelle sue vicinanze del maestoso Nuraghe “Sa domu beccia”. Rivive così il glorioso passato della nostra amatissima terra che nel periodo ricompreso tra il tardo neolitico e fino all'arrivo delle milizie romane era un crocevia di naviganti, richiamati dalle ingenti risorse minerarie conosciute grazie alla attività commerciale che

giovedì 20 settembre 2018

Marciana – La Zecca inesistente e l’auspicato intervento della Regione Toscana. È difficile anche con la fantasia arrampicarsi sugli specchi per sostenere a lungo il tentativo. Riflessioni di Alberto Zei

Marciana – La Zecca inesistente e l’auspicato intervento della Regione Toscana.
È difficile anche con la fantasia arrampicarsi sugli specchi per sostenere a lungo il tentativo.
Riflessioni di Alberto Zei


Le zecche italiane
Nel 2011 oltre 60 studiosi  di tutto il mondo contribuirono con la loro scienza numismatica a ‘costruire’ due ponderosi volumi per un totale di 1664 pagine che - citiamo da IBS - “raccolgono la documentazione relativa a tutte le zecche italiane dal V secolo d. C. fino all'unità d'Italia. Si tratta di una ingente massa di dati ampiamente documentati, qui raccolti per la prima volta in un'unica opera, che offrono una comprensione ampia e comparativa delle attività delle zecche italiane... Non esistono lavori simili in ambito europeo”. Tale opera, che uscì con il titolo “ Le zecche italiane fino all’Unità”, fu pubblicata dall’Istituto Poligrafico dello Stato e fu curata dalla Prof.ssa Lucia Travaini dell’Università di Milano, considerata a ragione, dovunque, un’autorità in fatto di numismatica e di sedi di zecche ma di Marciana non se ne fa menzione.
Orbene: nel mese di novembre 2017 intervistai la Prof.ssa  Travaini sulla storia delle zecche. L’ ultima domanda riguardò la discussa veridicità della  zecca di Marciana, ubicata in un ipogeo  che il

lunedì 17 settembre 2018

Archeologia. Stonehenge, il circolo di pietre monumentali sosteneva un altare?

Archeologia. Stonehenge, il circolo di pietre monumentali sosteneva un altare?


Lo storico Julian Spalding ha avanzato una nuova ipotesi su Stonehenge. A suo parere, le pietre circolari servivano a sostenere una piattaforma sopraelevata per l'esecuzione di riti ancestrali. Una rampa, o delle scale, avrebbero portato i sacerdoti sulla piattaforma. Con il passare dei millenni, le pietre sono rimaste, ma il legno si è decomposto. Che si trattasse di un tempio druido, di un calendario astronomico o di un centro per le guarigioni, il mistero di Stonehenge ha alimentato un dibattito senza fine nel corso dei secoli. Alle varie ipotesi avanzate, si aggiunge questa proposta dallo storico Julian Spalding, direttore di alcuni importanti musei del Regno Unito. Per lo studioso, il

domenica 16 settembre 2018

Archeologia. L’alba della scrittura in Sardegna, tra fonti, epigrafi e manufatti. Pierluigi Montalbano

Archeologia. L’alba della scrittura in Sardegna, tra fonti, epigrafi e manufatti.
Pierluigi Montalbano



























La storia della parola, dalla comunicazione verbale a quella scritta, è un percorso lungo millenni, nel corso dei quali l’uomo è riuscito a fissare la parola fuggevole in qualcosa di duraturo: verba volant e picta manent. Nacquero scritture di tipo pittografico, nelle quali viene riprodotto in disegni il contenuto delle parole, ad esempio il disegno della casa scrive la parola casa. L’esempio più conosciuto è l’utilizzo dei geroglifici nella scrittura egizia, in cui è documentato anche il valore consonantico dei segni, ad esempio oltre a significare la parola casa il segno grafico può assumere il valore del nesso consonantico CS. Un simile valore hanno i segni rinvenuti a Serabit el-Khahim, una località del Sinai, e perciò detti protosinaitici: derivati dai segni geroglifici, esprimono, tuttavia, una

venerdì 14 settembre 2018

Archeologia. Il mondo degli Etruschi, i Tusci dei romani, i Tursha dei popoli del mare. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Il mondo degli Etruschi, i Tusci dei romani, i Tursha dei popoli del mare.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Gli Etruschi sono, insieme ai nuragici, la più importante popolazione dell'Italia preromana. Inizialmente occupavano un vasto territorio tra l'Arno e il Tevere, poi chiamato Toscana perché i Romani chiamavano Tusci gli Etruschi, ed erano conosciuti precedentemente come Tursha, una componente della coalizione dei Popoli del mare che partecipò alle vicende legate all'invasione dell'Egitto intorno al 1220-1175 a.C. Di lì poi si estesero verso nord, in Emilia Romagna, e verso sud, in Campania. Il massimo splendore della civiltà etrusca precede l’avvento di

mercoledì 12 settembre 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. I metalli e le leghe, elementi naturali e artificiali che spinsero l'uomo ad incrementare le conoscenze tecnologiche: miniere, metallurgia e complessi processi di fusione, attivarono un'evoluzione sociale, culturale e organizzativa per attivare intrecci commerciali su tutto il pianeta. Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia, le materie prime dell'antichità. 

I metalli e le leghe, elementi naturali e artificiali che spinsero l'uomo ad incrementare le conoscenze tecnologiche:  miniere, metallurgia e complessi processi di fusione, attivarono un'evoluzione  sociale, culturale e organizzativa per attivare intrecci commerciali su tutto il pianeta. 
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


La metallurgia comprende 3 processi produttivi che consentono di ricavare metalli dai loro minerali e renderli idonei alla trasformazione in oggetti: concentrazione del minerale; ottenimento del metallo; purificazione e raffinazione. Le tracce più antiche di utilizzo dei metalli risalgono al Neolitico quando oro, argento e rame nativi, per le loro caratteristiche di malleabilità e duttilità, venivano lavorati, a freddo e a caldo, per martellatura e stiramento, e poi impiegati per realizzare oggetti ornamentali e simboli di prestigio. Il primo materiale fu probabilmente il rame, la cui utilizzazione è favorita dalla visibilità dei giacimenti e dai vivaci colori dei prodotti ottenuti con il trattamento, ad esempio il verde della malachite, l'azzurro dell’azzurrite e il rosso del rame nativo. Sotto la crosta superficiale, i principali minerali di rame sono solfuri, il più diffuso dei quali è la calcopirite. L'uomo raccoglieva i

lunedì 10 settembre 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. Le schegge di ossidiana, i diamanti del Neolitico. Una roccia vulcanica che contribuì all'evoluzione umana avviando una fitta rete di scambi commerciali terrestri e marittimi, anche a lunga distanza. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia, le materie prime dell'antichità. 
Le schegge di ossidiana, i diamanti del Neolitico. Una roccia vulcanica che contribuì all'evoluzione umana avviando una fitta rete di scambi commerciali terrestri e marittimi, anche a lunga distanza.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano



L’ossidiana è una roccia vulcanica effusiva a raffreddamento rapidissimo. La composizione silicea e la mancata cristallizzazione causata dalla veloce solidificazione le danno una caratteristica lucentezza vitrea nerastra ma ci sono delle tipologie con riflessi di colore verde, grigio, blu e rossastro. La facilità di estrazione e di lavorazione per scheggiatura, contribuirono alla sua diffusione come materia prima per una grande quantità di armi e arnesi da lavoro, e grazie alla sua bellezza entrò a far parte delle pietre preziose utilizzate come doni cerimoniali. Affiancò la selce, utilizzata dall’alba dei tempi come roccia ideale per la realizzazione di utensili, e fu progressivamente sostituta dai metalli fino a perdere gran parte del suo valore con l’inizio della fusione del bronzo. Da quel momento fu relegata alla produzione di ornamenti, ma il fitto intreccio di scambi di cui era stata protagonista rimase in vita consentendo alle popolazioni che partecipavano ai traffici di consolidare alleanze e contribuire all’evoluzione umana. Gli studiosi utilizzano i concetti di commercio e scambio per spiegare la

venerdì 7 settembre 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. Il sale, utilizzato fin dall'antichità come bene di scambio, strumento per la mummificazione dei faraoni egizi, paga per i soldati romani, elemento per rituali sacri e profani, preziosa sostanza che segna amicizia e condivisione fra le persone. Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia, le materie prime dell'antichità. 

Il sale, utilizzato fin dall'antichità come bene di scambio, strumento per la mummificazione dei faraoni egizi, paga per i soldati romani, elemento per rituali sacri e profani, preziosa sostanza che segna amicizia e condivisione fra le persone.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano



Nel Neolitico antico, con lo sviluppo dell’agricoltura, lo stile di vita dell’uomo cambiò profondamente perché la necessità di conservare gli alimenti con la salatura, rese necessario il diffuso utilizzo del sale. Inoltre, i cereali coltivati erano poveri di sale, e questo prezioso elemento entrò quindi a far parte dell’alimentazione quotidiana. Successivamente, la sua qualità di insaporire lo rese indispensabile nella preparazione e nella cottura dei cibi. Estratto in forma solida dai depositi di salgemma, o ricavato mediante la cristallizzazione dell’acqua salata, diventò ben presto oggetto di produzioni industriali e di commercio, anche a lunga distanza. Le antiche popolazioni costiere, lo

giovedì 6 settembre 2018

Archeologia. Video conferenza sulla presenza degli Shardana nel Vicino Oriente. Registrata in data 02 Settembre 2018 a Domus De Maria. Relatore Pierluigi Montalbano. Video di Ferdinando Atzori.

Archeologia. 
Video conferenza sulla presenza degli Shardana nel Vicino Oriente. 
Registrata in data 02 Settembre 2018 a Domus De Maria. 
Relatore Pierluigi Montalbano.
Video di Ferdinando Atzori.


Chi erano gli Shardana? 
Dove operavano? 
Che mansioni svolgevano? 
Quando arrivarono nel Vicino Oriente? 
A queste e altre domande sarà offerta una risposta nel video. 
Buona visione.

https://www.youtube.com/watch?v=l6Y9EHav5f8&feature=share

lunedì 3 settembre 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. I profumi e le sostanze balsamiche, gli strumenti utilizzati dagli antichi per entrare in contatto con le divinità. Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia, le materie prime dell'antichità. I profumi e le sostanze balsamiche, gli strumenti utilizzati dagli antichi per entrare in contatto con le divinità.


Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Le fonti documentarie più antiche sulle sostanze profumate provengono dalla civiltà egizia che le utilizzava nei templi per favorire l’intermediazione fra uomini e dei. In tutti i rituali di purificazione, di imbalsamazione dei defunti e di elevazione dell’anima, si fa uso di aromi e profumi. In Asia i due maggiori centri che si dedicano alla produzione sono Palmira e Babilonia, specializzati in resina di terebinto, olibano, galbano, laudano e mirra. Unguenti e oli profumati fanno parte delle attività dei sacerdoti che si dedicano alla pulizia delle statue, alla cura personale e alla preparazione dei defunti, con offerte che assicurano la protezione degli dei per il loro passaggio nell’aldilà mantenendo l’integrità del corpo. Nei templi sono presenti sale adibite alla preparazione degli aromi da bruciare e dell’olio profumato destinato agli dei, con attività che durano diversi mesi per pestare le piante, i fiori, i grappoli, le erbe aromatiche e tritare resine e gomme. Altri assistenti rimestano in grandi calderoni il vino, gli oli, il miele mentre il sacerdote officiante, capo del laboratorio, legge le

martedì 28 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. Lo zafferano, la spezia più costosa del mondo, utilizzata fin dall'antichità per i rituali di guarigione e per una serie di proprietà che lo resero un ambito elemento di scambio apprezzato dalle classi più agiate e dai sovrani. Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia, le materie prime dell'antichità. 

Lo zafferano, la spezia più costosa del mondo, utilizzata fin dall'antichità per i rituali di guarigione e per una serie di proprietà che lo resero un ambito elemento di scambio apprezzato dalle classi più agiate e dai sovrani.  
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


E’ assai difficile risalire ai luoghi d’origine delle prime coltivazioni di zafferano, la spezia più costosa del mondo. I persiani la chiamavano zarparān, ossia stigmi d'oro, da cui derivò il termine arabo za'farān e l’aggettivo asfar (giallo), ma somiglia anche alla parola persiana za'ferân che originò il francese safran e la parola latina safranum, che diventano in inglese saffron, in spagnolo azafrán e in italiano zafferano. In altre lingue abbiamo: azupiranu (accadico), azafrán (galiziano), azafrai (basco), saffran (tedesco), szafran (polacco), shafran (russo), kesar o zafran (India), hong hua (Cina), zaferen (turco), saframi (finlandese), sáfrány (ungherese), safrána (lettone), safranu (rumeno), safárum (malese), khekhrum (armeno), kurkum (farsi) e safrà (catalano).  Il mito greco narra dell’amore di un

venerdì 24 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La selce, conosciuta fin dalla preistoria come pietra focaia, è il primo materiale utilizzato dall'uomo per realizzare strumenti utili alla vita quotidiana. Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia, le materie prime dell'antichità. 

La selce, conosciuta fin dalla preistoria come pietra focaia, è il primo materiale utilizzato dall'uomo per realizzare strumenti utili alla vita quotidiana.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Il primo materiale utilizzato dagli antichi per realizzare strumenti di lavoro è la selce, una roccia sedimentaria chiamata anche pietra focaia. La procedura di ottenimento di uno strumento in selce consisteva nell’esecuzione di una serie ripetuta di azioni. Inizialmente, la pietra naturale veniva progressivamente ridotta tramite percussione o per pressione, con una pietra o con un pezzo di corno, producendo un certo numero di schegge e il manufatto desiderato. Oggetti più complessi, come le punte di freccia, venivano perfezionati con numerosi ritocchi attraverso i quali si otteneva la forma finale. Le prestazioni erano inferiori a quelle degli strumenti successivi perché l’esperienza portò l’uomo a selezionare le migliori varietà di rocce capaci di produrre strumenti da taglio efficaci e duraturi. Generalmente, consideriamo l’età della pietra riferendoci a un periodo popolato da uomini e donne lontane dal nostro modo di vivere e di pensare, ebbene, bisogna considerare che per il 99% del tempo trascorso dalla sua comparsa avvenuta circa 2,5 milioni di anni fa, l'Uomo è vissuto proprio in

giovedì 23 agosto 2018

Archeologia a Domus De Maria. Sabato 1 e Domenica 2 Settembre, al tramonto, 8° edizione della rassegna "Note di Settembre", la manifestazione dedicata agli scavi all'antica Bithia e all'incontro fra le popolazioni costiere di età nuragica e i mercanti stranieri che nel I Millennio a.C. frequentavano il Golfo di Cagliari.

Archeologia a Domus De Maria. Sabato 1 e Domenica 2 Settembre, al tramonto, 8° edizione della rassegna "Note di Settembre", la manifestazione dedicata agli scavi all'antica Bithia e all'incontro fra le popolazioni costiere di età nuragica e i mercanti stranieri che nel I Millennio a.C. frequentavano il Golfo di Cagliari.


Si svolgerà Sabato 1 e Domenica 2 Settembre, dalle ore 20.00, il doppio appuntamento con l'archeologia dedicato all'antico approdo sardo di Bithia, l'attuale Chia, frequentato dai mercanti fenici, greci ed etruschi.  Sede dell'evento sarà la piazza del Museo Archeologico di Domus de Maria. La manifestazione "Note di Settembre", inizierà sabato 1 dalle ore 17.00 alle ore 19.00, con una serie di visita gratuite alla Torre di Chia con panoramica sugli scavi archeologici di Bithia. Al tramonto, alle ore 20.00, dopo i saluti della sindaca Concetta Spada, saranno relatrici le due archeologhe che hanno scavato il sito, Carlotta Bassoli e Valentina Chergia, che esporranno i risultati delle campagne di scavo, offriranno l'interpretazione dei reperti raccolti e illustreranno il progetto di ricerca che l'amministrazione locale e la soprintendenza portano avanti da anni per il consolidamento e la valorizzazione del sito archeologico. 
A seguire, parlerà l'archeologo Alfonso Stiglitz che presenterà una relazione sull'integrazione fra le

martedì 21 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. L'oro, il metallo più pregiato nella storia dell'uomo. Per il suo possesso furono combattute guerre cruente, furono organizzate costose spedizioni e, ancora oggi, è considerato il bene rifugio degli Stati e degli uomini più ricchi del pianeta. Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia, le materie prime dell'antichità. 

L'oro, il metallo più pregiato nella storia dell'uomo. Per il suo possesso furono combattute guerre cruente, furono organizzate costose spedizioni e, ancora oggi, è considerato il bene rifugio degli Stati e degli uomini più ricchi del pianeta.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


La rarità, la bellezza, le caratteristiche chimiche e fisiche, la lucentezza, la facilità di lavorazione e la possibilità di riciclarlo facilmente, conferiscono all’oro un ruolo speciale nella storia dell’umanità. Le prime attestazioni di ricerca ed estrazione dell’oro risalgono al Neolitico nell'Africa settentrionale, in Mesopotamia, nella valle dell'Indo e nel Mediterraneo orientale. Fra le fonti più celebri nei racconti dei miti ricordiamo la favola del re Mida e la leggenda del Vello d'oro, con la pelle utilizzata come filtro immersa nelle acque dei torrenti montani con la funzione di trattenere piccolissimi frammenti d'oro. Durante la sua storia, l’uomo ha raccolto oltre 100 mila tonnellate d’oro ma circa il 10% è andato perduto nei fondali marini, o in tesori sepolti e mai trovati, o polverizzato durante la lavorazione di gioielli o monete. Attualmente la produzione annuale è di circa 2000 tonnellate.

Gli egizi ricavavano l’oro dai fiumi, dalle miniere di Uadi Hammamat nel mar Rosso, dai ricchi giacimenti del Sudan, dell'Etiopia e dello Zimbabwe, arrivando a realizzare miniere profonde fino a

domenica 19 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. Il miele, una pietanza di lusso preistorica riservata alla corte. Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia, le materie prime dell'antichità. 
Il miele, una pietanza di lusso preistorica riservata alla corte.

Riflessioni di Pierluigi Montalbano


L’archeologia ha documentato piante produttrici di nettare e polline databili a 100 milioni di anni fa. Le prime api organizzate per la produzione di miele hanno un’età di circa 10 milioni di anni, come i primi esemplari di primati. L’uomo è più giovane, potremmo farlo risalire a pochi milioni di anni fa, ma le prime tracce archeologiche che testimoniano l’uso del miele da parte dell’umanità sono databili a circa 10 mila anni fa, come testimoniato dalla pittura rupestre scoperta nei pressi di Valencia, in Spagna, nella grotta del ragno: una donna che si arrampica su una rupe ed è circondata da api. Ha una cesta per riporre i favi tolti alle api, e si nota una nuvoletta di fumo per renderle mansuete, la stessa tecnica primordiale usata ancora oggi dai cacciatori di miele dell’India. La più antica attestazione di api allevate è una pittura egiziana nel Tempio del Sole nei pressi della capitale, Il Cairo, datata alla metà del III millennio a.C., in cui si nota il prelievo dei favi dagli alveari con l’uso del fumo. Il miele, nell’Antico Egitto, era una pietanza di lusso riservata alla corte, e per trovare fonti che parlano di

giovedì 16 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La Via dell'incenso, l'inebriante fragranza aromatica utilizzata nei riti religiosi, nei culti cerimoniali e nei rituali di purificazione. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La Via dell'incenso, l'inebriante  fragranza aromatica utilizzata nei riti religiosi, nei culti cerimoniali e nei rituali di purificazione.

Riflessioni di Pierluigi Montalbano

L'incenso è una resina contenuta in alcune specie vegetali che sprigiona un fumo aromatico che attiva i sensi e può alterare lo stato d'animo delle persone che provano l’inebriante fragranza quando si trovano nelle vicinanze. La sua utilizzazione risale alla preistoria, quando l'uomo primitivo scoprì il fuoco ed ebbe modo di stimolare l'olfatto con gli aromi sprigionati da diversi tipi di legno e foglie che bruciano. L’uomo iniziò a raccogliere e sfruttare queste piante per cerimonie di guarigione e riti religiosi, forse perché il fumo sale verso il cielo, dimora delle divinità, e potrebbe placare l'ira degli dei insieme a preghiere e sacrifici. Gli oli aromatici, le erbe e le spezie sono sempre stati considerati doni divini, e l'incenso è sempre stato usato per purificare gli ambienti durante le pratiche di

mercoledì 15 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La storia del bitume, il pregiato oro nero utilizzato per impermeabilizzare le barche fin dalla preistoria. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La storia del bitume, il pregiato oro nero utilizzato per impermeabilizzare le barche fin dalla preistoria.  
Riflessioni di Pierluigi Montalbano



La conoscenza e l’utilizzo del bitume risale a tempi antichissimi. Questo materiale si presenta in diversi gradi di purezza e di densità: da un petrolio denso, nero e viscoso, fino alle asfaltiti, che sono fragili e splendenti. Chimicamente i bitumi appartengono al gruppo degli ossibitumi, cioè prodotti dell’ossidazione e successiva polimerizzazione degli idrocarburi del petrolio. La composizione chimica rivela carbonio, idrogeno, notevoli quantità di zolfo e piccole di azoto. La conoscenza profonda dei bitumi, che sono miscele di molti idrocarburi di natura diversa, richiede metodi d'indagine complessi come, ad esempio, la distillazione secca dei bitumi naturali, che dà un olio grezzo complesso e del coke simile a quello che si ottiene dai residui di petrolio: l'olio grezzo stesso fornisce poi, con distillazione frazionata, idrocarburi solforati complessi, paraffine e altro. Generalmente, le sostanze che lo compongono sono insolubili in acqua e non attaccabili dagli alcali o dagli acidi diluiti; sono solubili, invece, in alcuni solventi organici e soprattutto nel cloroformio. Allo stato naturale i bitumi rammolliscono facilmente col calore e fondono a temperature di poco superiori ai 100°, le asfaltiti a temperature più alte di 180°. Il giacimento di bitume naturale più importante, anche storicamente, è quello del Mar Morto, dove sgorgano sorgenti calde, dalle quali scorre il

domenica 12 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La storia dell'avorio, il pregiato materiale bianco che faraoni, regine e sovrani desiderarono per mostrare la loro ricchezza. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La storia dell'avorio, il pregiato materiale bianco che faraoni, regine e sovrani desiderarono per mostrare la loro ricchezza. 

Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Già in epoca preistorica, l'avorio delle zanne di mammuth era utilizzato per creare piccoli oggetti scolpiti, raffiguranti animali o figure umane, come le celebri statuette della Dea Madre trovate dagli archeologi negli scavi in grotta. Non si sa se l'uomo preistorico usasse gli strumenti musicali a fini ricreativi o religiosi, ma di certo sappiamo che la musica esisteva già più di 30.000 anni fa. In una caverna, vicino a Ulm, nella Germania meridionale è stato, infatti, ritrovato un flauto in avorio di circa 18 centimetri. Fra gli oggetti preziosi più antichi, conosciamo alcuni bracciali databili al Neolitico medio, utilizzati come ornamento di individui che si distinguevano nella comunità di