Diretto da Pierluigi Montalbano

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domenica 23 luglio 2017

Archeologia: lingua e scrittura antica. I segni geroglifici degli egizi, una scrittura che avvicinava agli dei.

Archeologia: lingua e scrittura antica. I segni geroglifici degli egizi, una scrittura che avvicinava agli dei.

Marilina Betrò scrive: "Le centinaia di segni che composero il sistema geroglifico (i più usati sono circa 700) furono fissati attingendo alla realtà che circondava gli anonimi inventori del codice grafico dell'antico Egitto. Pur nella loro stilizzazione, le loro sequenze colorate, sulle pareti dei monumenti superstiti di quella antichissima civiltà, a distanza di millenni ricompongono per noi un universo perduto o ampiamente mutato: uccelli ormai estinti o migrati in più lontane regioni incedono impettiti o si librano in aria; oggetti familiari a chi amorevolmente li incise e dipinse suggellano per noi il segreto della loro funzione; uomini, donne e bambini, abbigliati in fogge e costumi esotici, ci offrono il loro profili immoto (...) Un microcosmo congelato nella pietra".
geroglifici egizi sono i segni che compongono il sistema di scrittura monumentale monumentale utilizzato in Egitto. Era una combinazione di elementi ideografici, sillabici e alfabetici. L'uso era riservato a monumenti o oggetti, come stele e statue, concepiti per essere eterni; la scrittura corrente e quotidiana in Egitto era quella ieratica, simile a quella del sistema minoico all’inizio del II Millennio a.C.  Fino a due secoli fa, la più antica iscrizione geroglifica è stata la Paletta Narmer, datata al 3000 a.C. e trovata a Hieracompolis, l’attuale Kawm al-Ahmar. Nel 1998, uno staff archeologico tedesco che scavava ad Abydos, oggi Umm el-Qa'ab, scoprì la tomba U-j di un sovrano predinastico e rinvenne trecento tavolette d'argilla iscritte con proto-geroglifici in un sepolcro della fine del

sabato 22 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. Cartagine, un impero che decise di farsi amici i sardi perché nell'isola le buscava sempre e preferì scendere a patti. Riflessioni di Rolando Berretta

Archeologia della Sardegna. Cartagine, un impero che decise di farsi amici i sardi perché nell'isola le buscava sempre e preferì scendere a patti.
Riflessioni di Rolando Berretta


Non si capisce il punto di vista di chi ci ha propinato una grande Cartagine, nel VI a.C., fino alla stipula di un trattato con Roma dove si rivendica il possesso cartaginese della Sardegna; una grande Cartagine in piena espansione militare e padrona del Mediterraneo. Basterebbe visionare in quale posto i Focesi fondarono Massalia e alla sua importanza commerciale. Basta un atlante. Nessuno lo ha impedito; ne gli Etruschi, né i Cartaginesi e nemmeno i Sardi. Per essere sinceri ci provarono i

venerdì 21 luglio 2017

Archeologia. Gli americani del nord mangiano patate da 10.000 anni. L’indagine su alcuni granelli di amido ritrovati in un sito archeologico dello Utah testimonia che il tubero faceva parte della dieta preistorica. Riflessioni di Federico Formica

Archeologia. Gli americani del nord mangiano patate da 10.000 anni. L’indagine su alcuni granelli di amido ritrovati in un sito archeologico dello Utah testimonia che il tubero faceva parte della dieta preistorica.
Riflessioni di Federico Formica


I nordamericani sono tra i maggiori consumatori di patate al mondo. E lo erano anche 10.000 anni fa. Per la prima volta uno scavo archeologico ha dimostrato come questo tubero - o meglio, un suo antenato - fosse presente nella dieta degli uomini preistorici anche nella parte settentrionale del continente americano, mentre in Sudamerica era già noto da tempo.
Due ricercatori della University of Utah, Lisbeth Louderback e Bruce Pavlik, hanno spiegato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) come hanno fatto. La svolta è arrivata grazie al ritrovamento di 323 granelli di amido su alcuni utensili di pietra nel sito archeologico di

giovedì 20 luglio 2017

Archeologia. Crani umani incisi a Göbekli Tepe: un nuovo culto neolitico?

Archeologia. Crani umani incisi a Göbekli Tepe: un nuovo culto neolitico?

Circa 10.000 anni fa, la già notevole presenza di Göbekli Tepe nella Turchia sudorientale avrebbe potuto essere ancora più impressionante: avremmo potuto vedere dei teschi umani appesi in quello che è considerato il più antico tempio del mondo. Secondo una nuova ricerca pubblicata su Science Advances, tre frammenti di crani neolitici scoperti dagli archeologi mostrano le prove di un’eccezionale modificazione del cranio post-mortem. Le incisioni lineari, profonde e decise sono

mercoledì 19 luglio 2017

Archeologia. 11 mila anni fa uno sciame di comete cancellò antiche civiltà

Archeologia. 11 mila anni fa uno sciame di comete cancellò antiche civiltà


La fine del mondo? C'è già stata, uno sciame di comete colpì la terra undicimila anni fa, modificando l'inclinazione dell'asse di rotazione del pianeta, che causò un'era glaciale che durò oltre mille anni e provocò l'estinzione dei grandi animali, ad esempio i mammut.
Ad affermarlo è un gruppo di ricercatori dell'Università di Edimburgo dopo aver interpretato con attenzione i bassorilievi portati alla luce nel 1995 nel sito archeologico di Gobekli Tepe, nel Sud della Turchia. Sul giornale La Stampa si legge: "La stele è importante perché conferma eventi che già conoscevamo, come il periodo glaciale noto come Dryas recente (dal nome di un fiore della tundra) e l'anomalia dell'iridio osservata in Nord America, risalente all'11-10.000 a.C.: l'iridio è poco presente nel suolo e quando in uno strato geologico se ne trova molto di più, vuol dire che un meteorite o una

martedì 18 luglio 2017

Archeologia. Stonehenge, scoperta la “tomba degli antenati”.

Archeologia. Stonehenge, scoperta la “tomba degli antenati”.




Ne sono convinti gli archeologi dell'Università di Reading che in questi giorni hanno annunciato di aver fatto una importante scoperta: nell'area delle famose pietre sospese hanno individuato, a diversi metri di profondità, quella che potrebbe essere una "casa dei morti" risalente a più di 5000 anni fa in grado di ospitare i resti dei predecessori di coloro che hanno realizzato il misterioso sito inglese.
Si tratta di tumuli rinvenuti nel "Cat's Brain", nella valle di Pewsey, Wiltshire.
Per la prima volta dopo mezzo secolo gli studiosi stanno ora compiendo un'inchiesta approfondita e completa di quest'area nella speranza di ottenere risposte che ancora oggi non trovano certezze, come quelle relative alla reale datazione del sito del neolitico che si pensa fosse utilizzato come osservatorio astronomico. La zona dove è stato individuato il tumulo si trova a metà strada tra

lunedì 17 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. I pozzi sacri, templi di 3000 anni fa nei quali i sardi nuragici celebravano i riti legati alla loro religiosità. Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Archeologia della Sardegna. I pozzi sacri, templi di 3000 anni fa nei quali i sardi nuragici celebravano i riti legati alla loro religiosità. 
Riflessioni di Pierluigi Montalbano.


I pozzi sacri sono edifici templari di due tipologie principali, fonti o ipogei, realizzati nel Bronzo Recente e Finale, dal XIII a.C., per celebrare riti nei quali la presenza dell’acqua era fondamentale. La struttura architettonica è sempre elaborata e arricchita da soluzioni che mostrano la volontà dei nuragici di dedicare tempo ed energie per costruire luoghi religiosi raffinati. La maestria raggiunta dai nuragici è evidente nel calcolo delle proporzioni, nella tecnica di lavorazione dei conci e nella capacità di intercettare e sfruttare la risorsa idrica. Era un lavoro svolto da scalpellini provetti, padroni di una manualità evoluta e di utensili adatti alla realizzazione dell'intero monumento. Insieme alle tombe di giganti e ai templi a megaron testimoniano un profondo senso del sacro nell’isola durante tutto il periodo in cui la Civiltà Nuragica era la più importante di tutto l’Occidente Mediterraneo. La forma dell’edificio s’ispira agli stessi principi architettonici dei nuraghi di

domenica 16 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. Le Tombe di Giganti, i templi dell’età del Bronzo. Riflessioni di Pierluigi Montalbano.

Archeologia della Sardegna. Le Tombe di Giganti, i templi dell’età del Bronzo
Riflessioni di Pierluigi Montalbano.


Durante tutta l’età del Bronzo, in Sardegna è evidente l'importanza cultuale delle Tombe di Giganti, luoghi nei quali si esprimeva una religiosità legata al culto dei defunti, deposti fra le accoglienti braccia della Madre Terra. Questi templi anticipano i santuari dell'acqua (dedicati alla stessa divinità) che compaiono nel Bronzo finale e proliferano nei periodi successivi. Sono monumenti funerari realizzati in pietra nel corso del II Millennio a.C. Si tratta di sepolture collettive che differiscono profondamente dalle domus de janas utilizzate in precedenza. Questi santuari sono localizzabili in aree ben precise di competenza delle comunità nuragiche.
Come i nuraghi, queste particolari costruzioni megalitiche non hanno nessuna equivalenza nell'Europa continentale e sono costruiti con una particolare forma realizzata mediante grandi lastre di pietra conficcate nella terra. Presenti in tutto il territorio sardo, questi grandi sepolcri presentano

sabato 15 luglio 2017

Straordinaria scoperta tecnologica: gli scienziati dell’Università dello Utah svelano il segreto dell’eccezionale cemento vulcanico romano. Di Matteo Ruboli

Straordinaria scoperta tecnologica: gli scienziati dell’Università dello Utah svelano il segreto dell’eccezionale cemento vulcanico romano.
Di Matteo Ruboli


Oltre 2000 anni fa i romani inventarono un tipo di cemento in grado di resistere agli effetti corrosivi dell’acqua di mare, una miscela che con l’effetto del tempo diventa più forte e duratura rispetto a quando viene gettata. Come è possibile? Le tecnologie chimiche odierne non riescono a prevenire in modo così efficace l’effetto dell’acqua di mare, e il cemento nel giro di pochi decenni viene ammalo rato dalla corrosione. Il cemento romano, invece, diventa più forte col passare dei secoli. I ricercatori dell’Università dello Utah hanno risolto questo affascinante mistero che potrebbe portare la tecnologia chimica odierna ad appropriarsi di una tecnica antichissima che supera le attuali tecnologie. La calce e le ceneri vulcaniche contengono un minerale raro conosciuto come “Tobermorite di Alluminio” che, esposta all’acqua di mare, si cristallizza nella calce e rafforza tutto il

venerdì 14 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. Le Domus de Janas, sepolcri millenari che custodivano il mistero della morte e resurrezione. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Le Domus de Janas, sepolcri millenari che custodivano il mistero della morte e resurrezione.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Verso la fine del V Millennio a.C., in Sardegna, inizia la fase delle sepolture scavate nella roccia, ipogeiche o in grotticelle realizzate su colline. Sono denominate domus de janas, un termine che si presta a due interpretazioni: casa delle fate o casa delle porte, riferendosi alle porte che dividono il mondo dei vivi da quello dei morti. A volte si trovano isolate ma più spesso sono concentrate in necropoli comunitarie, veri e propri cimiteri di età Neolitica. A oggi se ne conoscono quasi tremila, di varia tipologia che va dalle cellette singole fino alle spettacolari tombe a camera che mostrano elementi architettonici utilizzati anche nelle case dei vivi: pilastri, travi scolpite nel

giovedì 13 luglio 2017

Archeologia. Acqua e metalli, gli strumenti per comunicare con le divinità. La metallurgia sacra degli etruschi. Riflessioni di Luigi Catena

Archeologia. Acqua e metalli, gli strumenti per comunicare con le divinità. La metallurgia sacra degli etruschi.
Riflessioni di Luigi Catena

Le diverse discipline etrusche, come l'interpretazione di fenomeni atmosferici come i fulmini, insieme alle altre discipline sacre come la lettura del fegato e delle viscere animali, il volo degli uccelli, la loro direzione, il numero dei volatili, facevano parte del “corpus” della religione etrusca per poter tracciare il recinto sacro (il temenos) di un tempio, la tracciatura del solco sacro per la fondazione di una città. Saper interpretare fenomeni naturali particolari come: vapori, acque calde, solforose, minerali, insieme all'osservazione di alcune pietre, soprattutto quelle vulcaniche con esaltanti colorazioni nere o bluastre (la diorite), era avere una forte dote spirituale. Dote che, per il popolo etrusco, era relegata a poche persone. Così come la conformazione del territorio, le sorgenti, i laghi di varia natura, particolarmente di tipo vulcanico, gli anfratti, le fessure telluriche, gli ambienti sotterranei, le cavità naturali, erano materia di interpretazione sacra di una certa casta sacerdotale.
Interpretare significa soprattutto osservare, individuare, vedere ma anche distinguere, delineare, circoscrivere, indicare sacro e profano. Conoscere i minerali, la loro ubicazione, la loro lavorazione, saper classificare la loro tipologia (oro, argento, ferro, rame, allume, ecc.) e dove andare a cercarli, era anche questa una disciplina sacra. Su questi parametri, insieme alla conoscenza della volta celeste, degli astri, dei pianeti, delle costellazioni, del movimento del sole e della luna, nasce il

martedì 11 luglio 2017

Archeologia. Rabdomanti e oracoli etruschi, figure di sacerdoti capaci di consultare il sottosuolo e predire le sorti e il futuro. Conoscevano erbe e piante, e appartenevano a una casta sacra. Riflessioni di Luigi Catena

Archeologia. Rabdomanti e oracoli etruschi, figure di sacerdoti capaci di consultare il sottosuolo e predire le sorti e il futuro. Conoscevano erbe e piante, e appartenevano a una casta sacra.   
Riflessioni di Luigi Catena

Poco si parla e poco si diffondono notizie che trattano questioni inerenti all’alone sacro che potevano trasmettere certe erbe o piante nella cultura  del popolo etrusco. Anzi molte volte si parla di ritrovamenti funebri, di arredi tombali, ma si trascurano altri aspetti della loro vita religiosa. Invece tracce di riti legati a erbe e piante sono rimaste tra le popolazioni che si sono succedute, anche in molte cerimonie cristiane e in particolari momenti come ricorrenze di festività dedicate a santi o feste mariane; tutti riti in cui si segnalano interessanti particolari. Vorrei in primo luogo soffermarmi su una pianta sacra nel mondo antico: il nocciolo (corylus avelana Linneo). Vorrei portare a conoscenza questa pianta, facendo riferimento ad una scoperta, quella del villaggio palafitticolo del Gran Carro ubicato nel Lago di Bolsena. 
Questo villaggio fu rinvenuto per la prima volta dall’archeologo subacqueo Alessandro Fioravanti negli anni settanta,  un villaggio risalente ad un periodo compreso tra la fine dell’età del Bronzo, l’età del Ferro X secolo a.C., prima della nascita della civiltà etrusca. Questo villaggio fu sommerso dall’innalzamento delle acque del lago (motivo tellurico). Nel setacciamento del limo e dei

lunedì 10 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. La Civiltà Nuragica e la sua arte sopraffina legata al culto: le navicelle bronzee nuragiche. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. La Civiltà Nuragica e la sua arte sopraffina legata al culto: le navicelle bronzee nuragiche
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Fina dai tempi del Lamarmora, nel 1840, lo studio delle navicelle compare insieme a quello più generale della produzione dei bronzi figurati sardi. Lo studioso piemontese li classificava come “oggetti votivi d'origine orientale con una colomba in cima all'albero, animale dedicato a Venere”. Poiché, secondo Tacito, Iside era adorata attraverso il simbolo della barchetta per la sua forma lunata, il Lamarmora propose che le navicelle fossero dedicate ad Astarte, la divinità che riuniva in sé i caratteri di Iside e di Artemide. Nel 1884 il Crespi rifiuta l'opinione di coloro che vedono in questi bronzi delle lucerne perché “la funzione ne sarebbe impedita dalla forma, inadatta ad accogliere un eventuale lucignolo, e perché i fianchi delle navicelle sono talvolta traforati”. Tuttavia la poppa di

venerdì 7 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. Le origini della Civiltà Nuragica. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Le origini della Civiltà Nuragica
Riflessioni di Pierluigi Montalbano



Sede di un luogo di culto del Neolitico finale, il grande tempio ad altare di Monte d’Accoddi, probabilmente una Ziggurat, fu costruito all'alba del III Millennio a.C., e mostra una lunga rampa d’accesso che dolcemente sale verso una piattaforma gradonata. Questa era sormontata da una struttura a cella dedicata a qualche divinità del cielo. La rampa e la struttura furono ampliate e rifasciate con grandi massi intorno al 2500 a.C., il periodo in cui le domus de janas, i templi sardi dedicati al culto dei defunti, mostrano lunghi corridoi e decorazioni simboliche che riconducono alla Dea Madre e al sacrificio dei buoi, con la rappresentazione di teste di toro stilizzate. La rampa è affiancata da un gigantesco menhir aniconico, alto più di 5 metri, il cui significato è attribuito da alcuni studiosi alla tomba di un antenato, e da altri alla divinità maschile paredra della Dea Madre. E’ il periodo che vede la comparsa nell’isola dei primi dolmen e degli ipogei funerari con poche cellette che interrompono la tradizione dei sepolcri comunitari. E’ il tempo in cui le genti di

giovedì 6 luglio 2017

Evento a Bari Sardo. La navigazione al tempo dei nuragici. Venerdì 7 Luglio al tramonto, sotto la Torre di Barì.

Evento a Bari Sardo. La navigazione al tempo dei nuragici. Venerdì 7 Luglio al tramonto, sotto la Torre di Barì.

Chi vuol navigare finché non sia passato ogni pericolo non deve mai prendere il mare (Thomas Fuller). 

Sarà stato il coraggio o la necessità a portare i nostri antenati a spingersi verso l’ignoto? 
Da dove venivano? 
Chi erano i loro partner commerciali? 
Chi erano i popoli che governavano il mare? 
Nell'antichità il Mediterraneo era un’autostrada dove viaggiavano merci, uomini e idee. In epoca nuragica, 3500 anni fa, si verificò la prima globalizzazione della storia, e l'evoluzione umana accelerò il suo passo. 
Le testimonianze sommerse dall’acqua, e quelle portate alla luce dagli archeologi durante gli scavi nell'isola, sono fari che illuminano il nostro passato, e ci svelano una storia ricca di sorprese. 
La Civiltà Nuragica fu la più importante di tutto l'occidente Mediterraneo durante l'età del Bronzo, e potremo assaporare tutto il fascino di questo popolo insieme a Pierluigi Montalbano che studia queste vicende da vari decenni e le racconterà in una fresca serata sotto la Torre spagnola della spiaggia di

mercoledì 5 luglio 2017

Archeologia. Quando nacquero la religione, l'agricoltura e il culto degli antenati? Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Quando nacquero la religione, l'agricoltura e il culto degli antenati?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Per centinaia di migliaia di anni l’uomo si è evoluto lentamente: sopravviveva cacciando e accumulando provviste. Poi, al termine dell’ultima glaciazione, l’evoluzione subisce una brusca accelerata. Nel corso degli ultimi 10 millenni, l’uomo passa dall’Età della Pietra allo sbarco sulla Luna. Che cosa causò un cambiamento così radicale delle abitudini di vita? Andare sulla Luna non è stato un avvenimento che ha cambiato il nostro modo di vivere. La scintilla che determinò l’evoluzione è stata l’idea di coltivare la terra per produrre alimenti. Si è passati a un’economia produttiva. L’agricoltura ha permesso all’uomo di diventare stanziale, di sviluppare relazioni sociali, ideare le religioni e costruire templi e città. Senza dover cacciare per nutrirsi, l’uomo aveva il tempo per pensare, inventare e uscire dall’Età della Pietra. La Turchia, da sempre, è il ponte che

lunedì 3 luglio 2017

Archeologia e alimentazione. Ulivi e olio in Sardegna, a quando risale la coltivazione delle piante e la produzione del nettare verde? di Giandomenico Scanu

Archeologia e alimentazione. Ulivi e olio in Sardegna, a quando risale la coltivazione delle piante e la produzione del nettare verde?
di Giandomenico Scanu





S’ignora l’epoca esatta della prima apparizione di Olea europaea in Sardegna ma le analisi sui pollini ricavati dai depositi di diversi siti provano la sua presenza nella copertura vegetale dell’isola già in età post glaciale. Dai reperti di carboni prelevati in siti del Neolitico è difficile stabilire se si tratti di legno di Olea europaea sylvestris (Miller), o anche oleaster (Hoffm. et Link) oppure di Olea europaea sativa. Numerose informazioni testimoniano, invece, la presenza nell’isola dell’olivastro, la cui presenza è tutt’ora visibile. Le immense aree olivastrate estese per di migliaia di ettari, costituiscono, oggi come allora, parte integrante del paesaggio sardo. Alcuni ritengono che l’olivo poteva essere già presente nell’isola, in forme selvatiche spontanee, quando i sardi vennero a contatto con le civiltà dei

sabato 1 luglio 2017

Archeologia della Sardegna. L'antico culto della Dea Madre, una tradizione nata nella notte dei tempi che si conserva ancora oggi. E' la divinità più venerata nei millenni, rappresentata con straordinarie opere artistiche perché dispensatrice di vita, di morte e di fertilità. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. L'antico culto della Dea Madre, una tradizione nata nella notte dei tempi che si conserva ancora oggi. E' la divinità più venerata nei millenni, rappresentata con straordinarie opere artistiche perché dispensatrice di vita, di morte e di fertilità. 
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Esiste un filo conduttore che unisce i popoli neolitici che, con varie caratteristiche, è ancora fortemente presente nel sentimento religioso dell’uomo contemporaneo, ossia il culto della Dea Madre. La Sardegna, su questo tema, è perfettamente allineata con il resto del mondo. Le belle sculture Sarde trovano corrispondenze stilistiche e ideologiche nelle Cicladi, nella Sparta neolitica, nel nord Europa, a Malta, in Anatolia e nella penisola balcanica. Il culto della Grande Dea è legato all’opulenta cultura agricola del neolitico, quella considerata l’età dell’oro, come dimostrano le statuette grasse che rappresentano la divinità femminile nel suo ruolo di nutrice e portatrice di fertilità. La Dea è immaginata nella sua carnalità, come nella famosa Venere di Cuccuru s’Arriu, con attributi sessuali enfatizzati con la rappresentazione dei grossi seni e degli abbondanti glutei.
Dall’alba dei tempi, con lo spostamento dei popoli e le relazioni fra comunità, il simbolo della Dea Madre, ideale e artistico, si articolò in diverse divinità femminili. Personificava l'amore sensuale, la fertilità umana e dei campi, la caccia, e poiché il ciclo agricolo implica la morte del seme e il suo
risorgere nella nuova stagione, grazie al sole, alla terra e all’acqua, la grande dea era connessa anche a

venerdì 30 giugno 2017

Archeologia. Le statue dei giganti di Monte Prama, un unicum artistico del panorama mediterraneo occidentale inquadrabile nella Prima età del Ferro, circa 3000 anni fa. Decine di guerrieri che vegliavano sul sonno dei defunti in una necropoli nuragica straordinaria. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Le statue dei giganti di Monte Prama, un unicum artistico del panorama mediterraneo occidentale inquadrabile nella Prima età del Ferro, circa 3000 anni fa. Decine di guerrieri che vegliavano sul sonno dei defunti in una necropoli nuragica straordinaria.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Le sculture dei guerrieri di Monte Prama sono opere in pietra realizzate a tutto tondo a grandezza naturale. Furono trovate casualmente nel Marzo 1974 in un terreno del Sinis (OR) durante i lavori di aratura. Le migliaia di frammenti rinvenuti sono stati assemblati nel Centro di Restauro a Li Punti, nei pressi di Sassari, e oggi possiamo ammirare i personaggi in tutta la loro maestosità nei musei archeologici di Cagliari e Cabras. Nello stesso sito sono stati portati alla luce una serie di piccoli nuraghi in pietra e betili che contribuivano a monumentalizzare l’area funeraria. A oggi le statue sono distinguibili in arcieri, spadaccini, pugilatori e modelli di nuraghe. La cronologia è quella del Primo Ferro, intorno al 900 a.C., e ciò le qualifica come le sculture a tutto tondo più antiche di tutto l’Occidente Mediterraneo. I frammenti furono rinvenuti sopra un antico cimitero di tombe a pozzetto alle pendici del Monte Prama, a poca distanza da un nuraghe che controlla il territorio circostante. sovrastata da un nuraghe complesso ubicato sulla sommità dell'altura. Nei piccoli sepolcri sono stati rinvenuti scheletri di giovani fra i 14 e i 20 anni e qualche individuo in

mercoledì 28 giugno 2017

Archeologia. Le navi in bronzo della Sardegna Nuragica: incantevoli oggetti votivi che testimoniano la conoscenza delle tecniche marinaresche e suggeriscono la volontà di rappresentare la capacità dei sardi di allestire flotte e navigare per il Mare Mediterraneo. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Le navi in bronzo della Sardegna Nuragica: incantevoli oggetti votivi che testimoniano la conoscenza delle tecniche marinaresche e suggeriscono la volontà di rappresentare la capacità dei sardi di allestire flotte e navigare per il Mare Mediterraneo.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Gli scavi archeologici in santuari e templi di epoca nuragica hanno portato alla luce oltre 150 piccole imbarcazioni in bronzo di forma e dimensioni varie, tutte dotate di una testa animale a prua. Sono testimoni di come le genti nuragiche avessero coscienza del mare e delle tecniche di navigazione. Questi incantevoli oggetti votivi, di eccezionale pregio artistico e tecnologico, furono realizzate nell’isola dall’inizio dell’età del Ferro, intorno al 900 a.C., fino al VI secolo a.C., quando la Sardegna fu interessata dai vani tentativi cartaginesi di sottomettere le genti sarde. Riproducono i modelli delle navi che percorrevano le rotte interne fluviali, le navigazioni sotto costa e le problematiche traversate d’alto mare. La tipologia costruttiva degli scafi è quella delle navi di legno cucito, con la realizzazione della struttura esterna cui si aggiungevano poi le strutture interne e gli accessori attraverso la giunzione con perni e la legatura delle travi con fibre vegetali. Questo assemblaggio garantiva una certa facilità di lavorazione e la possibilità di

lunedì 26 giugno 2017

Archeologia della Sardegna. I Bronzetti nuragici, una serie di personaggi, navi, animali e oggetti che costituiscono una rappresentazione fedele del modo di vivere e della religiosità del popolo sardo vissuto 3000 anni fa. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. I Bronzetti nuragici, una serie di personaggi, navi, animali  e oggetti  che costituiscono una rappresentazione fedele del modo di vivere e della religiosità del popolo sardo vissuto 3000 anni fa.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Le tecniche di lavorazione dei metalli sono conosciute in Sardegna fin dal III Millennio a.C. e si sviluppano intensamente soprattutto nell’età del Bronzo e del Ferro, grazie alla conoscenze dei maestri e degli artigiani che lavoravano nelle botteghe nuragiche. Rame e galena argentifera erano i più preziosi e diffusi, e la filiera comprendeva l’individuazione dei giacimenti, l’estrazione e la frantumazione delle rocce contenenti i metalli, la combustione per ottenere una fusione che li trasformasse in lingotti e la commercializzazione. Nel Bronzo Medio, circa 3500 anni fa, in Sardegna si riesce a ottenere la fusione della lega di bronzo, un mix di 9 parti di rame e una di stagno, quest’ultimo raro nel Mediterraneo. La produzione di manufatti comprende armi, gioielli, utensili e lingotti utilizzati come moneta dell’epoca per la loro caratteristica di essere facilmente trasportabili e convertibili in qualsiasi oggetto d’uso. Nella prima età del Ferro, dal IX a.C., i nuragici iniziano a produrre eleganti sculture di bronzo a tutto tondo, rappresentando personaggi, animali, barche e oggetti miniaturizzati, conosciuti con il nome di bronzetti. Sono ottenuti con la

sabato 24 giugno 2017

Archeologia della Sardegna. Le rotonde nuragiche: edifici sacri costruiti 3000 anni fa nei quali governo e religiosità si incontrano Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Le rotonde nuragiche: edifici sacri costruiti 3000 anni fa nei quali governo e religiosità si incontrano
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


In assenza di testi letterari antichi che facciano luce sulla Civiltà Nuragica, ciò che si conosce oggi su quelle genti sarde di 3000 anni fa si deve agli studi effettuati sui monumenti (nuraghi, villaggi, santuari, tombe) e sui ritrovamenti dei manufatti venuti alla luce durante gli scavi. Molti oggetti realizzati con materiali organici come legno, sughero, paglia, lana e cuoio sono andati perduti per via della loro deperibilità, e una quantità indeterminabile di oggetti realizzati in metallo e vetro non sono arrivati fino a noi perché sono stati riutilizzati dopo un semplice processo di fusione.
Fra gli edifici, i più semplici sono le capanne, il cui utilizzo sprofonda nel Neolitico. La tipica capanna nuragica ha pianta circolare o ellittica e struttura portante in pietra costituita da una muratura di base di circa due metri sormontata da una copertura in materiali deperibili (legno, canne, paglia), o in pietra. La forma originaria era simile a strutture ancora oggi esistenti nella

giovedì 22 giugno 2017

Archeologia. Economia e traffici commerciali nella Sardegna del Bronzo e del Ferro: lavorazione dei metalli, navigazione e viticoltura furono le armi vincenti della Civiltà Nuragica. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Economia e traffici commerciali nella Sardegna del Bronzo e del Ferro: lavorazione dei metalli, navigazione e viticoltura furono le armi vincenti della Civiltà Nuragica.  
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Durante l’età nuragica, intorno ai villaggi si svilupparono fiorenti attività economiche legate all’agricoltura con la produzione di granaglie, legumi e la pratica della viticoltura, come testimonia il recente ritrovamento nei pressi del nuraghe Sa Osa a Cabras di oltre 15 mila semi di malvasia e vernaccia presenti nel fondo di un pozzo che li ha perfettamente conservati per oltre 3200 anni grazie alla capacità di mantenere bassa la temperatura. Nelle coste si praticava la pesca, e in collina si svolgevano le attività pastorali. Negli approdi, individuabili laddove l’acqua dolce dei fiumi si mescolava con l’acqua di mare, i commerci crearono le condizioni per intensificare le operazioni di carico e scarico delle merci, con conseguente realizzazione delle infrastrutture di lavorazione del pescato e di conservazione. Le saline costituivano un valore aggiunto alla produzione locale. La navigazione rivestì un ruolo molto importante e, pur in assenza di

martedì 20 giugno 2017

Archeologia della Sardegna. Religiosità e architetture sacre della Civiltà Nuragica, un misterioso mondo legato alla natura e alla fertilità. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Religiosità e architetture sacre della Civiltà Nuragica, un misterioso mondo legato alla natura e alla fertilità.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

L’arte preistorica della Sardegna, oltre ai menhir e alle incantevoli statuette della dea madre, è caratterizzata dalla rappresentazione di simboli che evocano divinità legate al culto dei defunti. Le domus de janas, realizzate nel Neolitico Finale, dal 3500 a.C. circa, presentano figure che vanno dalle spirali ai cerchi concentrici per giungere a teste di toro e altre d’incerta interpretazione. La lunga fase che precede la Civiltà Nuragica vede, dunque, un mondo religioso legato alla natura e alla fertilità. L’assenza di rappresentazioni simboliche che distingue l’inizio della Civiltà Nuragica pone quesiti di difficile soluzione su chi fossero gli dei sardi dell’età del Bronzo, ma seguendo una continuità con le precedenti culture, e con le successive rappresentazioni legate alla bronzistica dell’età del Ferro, possiamo ipotizzare che anche nella bella età dei nuraghi e delle contemporanee tombe di giganti, gli animali con le corna avessero valenza sacra. Riprodotti nelle navicelle e indossati come elmi dei bronzetti guerrieri, hanno lasciato un’impronta indelebile in

lunedì 19 giugno 2017

Archeologia della Sardegna. La Civiltà Nuragica nell'età del Ferro: organizzazione, rituali, economia e piano urbanistico dei sardi di 3000 anni fa. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. La Civiltà Nuragica nell'età del Ferro: organizzazione, rituali, economia e piano urbanistico dei sardi di 3000 anni fa.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Intorno al 1000 a.C., al passaggio dall'età del Bronzo a quella del Ferro, in Sardegna prosegue il controllo delle risorse da parte dei nuragici, ma inizia una fase con radicali cambiamenti nelle architetture dei vivi e nelle procedure funerarie. I sardi non costruiscono più torri e si dedicano allo smontaggio sistematico delle opere murarie in abbandono per realizzare nuovi edifici con funzioni dedicate ad assemblee pubbliche. Le strutture nascono nelle immediate vicinanze dei nuraghi e sono organizzate con un piano urbanistico preciso: consentire alla comunità di riunirsi nei pressi dei templi a pozzo o, comunque, in una zona pubblica. E’ l’epoca in cui floridi scambi commerciali portano nell’isola genti e merci da ogni parte del Mediterraneo. L’obiettivo è quello

domenica 18 giugno 2017

Archeologia della Sardegna. La Civiltà Nuragica: torri, miniere e organizzazione sociale dell'età del Bronzo. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. La Civiltà Nuragica: torri, miniere e organizzazione sociale dell'età del Bronzo.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Nell'età del Bronzo si sviluppò in Sardegna la Civiltà più importante del Mediterraneo Occidentale. Fu frutto della trasformazione di società preesistenti nell'isola, quelle delle fasi finali Monte Claro e del vaso Campaniforme nel periodo in cui la metallurgia iniziò a praticare complicate fusioni di più elementi per ottenere delle leghe. La più importante tecnologia fu l’ottenimento del bronzo mescolando 9 parti di rame e una di stagno. Proprio la mancanza di stagno nel bacino Mediterraneo convinse le genti più intraprendenti ad allestire flotte navali e compiere viaggi in terre lontane per l’approvvigionamento di questo raro metallo. I giacimenti più ricchi si trovano in Cornovaglia e Bretagna, pertanto i viaggiatori entrarono in contatto con tutti i popoli costieri che incontrarono lungo le rotte marittime e con tutte le genti residenti nei villaggi lungo i fiumi navigabili, ad esempio nella valle del Rodano.
La Civiltà Nuragica deve il nome alle celebri torri in pietra che costellano il paesaggio dell’isola, circa 8000, realizzate con finalità differenti che dipendevano dalle necessità di ogni singola comunità. C’è da precisare che i primi nuraghi, quelli orizzontali a corridoio, sono privi di torri, e furono costruiti nel corso di due secoli dal 1700 a.C. al 1500 a.C. circa. Solo dopo questa fase iniziò l’elaborazione di strutture verticali che consentivano, attraverso l’evoluzione di varie

venerdì 16 giugno 2017

Archeologia della Sardegna. Grano, granai, pane e...nuraghi, cosa mangiavano i nuragici? Riflessioni di Mauro Perra

Archeologia della Sardegna. Grano, granai, pane e...nuraghi, cosa mangiavano i nuragici?
Riflessioni di Mauro Perra

Gli archeologi stanno scoprendo gli alimenti consumati dai nuragici grazie alle nuove ricerche archeologiche, che si avvalgono di nuove tecniche di analisi chimica e fisica. Dal VI Millennio in poi, in Sardegna, l’uomo da predatore diventa produttore e, passando ad un’economia di produzione, deve adottare strutture economiche.
La produzione umana dei beni di sussistenza, così come avviene nei nostri tempi, si impatta sull’ambiente. Le attività dell’uomo lasciano tracce, a volte pesanti, e a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso si è cominciato a pensare al nuraghe non più procedendo alla descrizione di ogni singola pietra e di ogni ceramica trovata dentro l’edificio. Si è capito che gli archeologi non erano più quelli che, armati di piccozza, dovevano recuperare i manufatti, ma dovevano raccogliere anche più dati possibile, con nuove tecnologie. Ricordiamo che lo scavo è distruttivo, e una volta distrutto non lo si può recuperare. Bisogna quindi documentarlo nel migliore dei

mercoledì 14 giugno 2017

Archeologia. Scoperto un relitto dell’età del Bronzo a Devon, una contea vicina alla Cornovaglia, con un carico di lingotti di rame e stagno.

Archeologia. Scoperto un relitto dell’età del Bronzo a Devon, una contea vicina alla Cornovaglia, con un carico di lingotti di rame e stagno.



Un relitto di 3000 anni fa è stato scoperto al largo dalla costa del Devon, in Cornovaglia. La nave mercantile al momento del naufragio trasportava centinaia di lingotti di rame e un carico di stagno, metallo prezioso per l’epoca poiché rarissimo nel Mediterraneo. Ricordiamo che per ottenere la lega di bronzo sono necessarie 9 parti di rame e una di stagno.
La scoperta fornisce nuovi elementi di prova riguardo l’estensione e la complessità dei legami commerciali tra le terre minerarie che si affacciano nel Canale della Manica e l’Europa continentale durante l’ Età del Bronzo, nonché la notevole abilità di navigazione della popolazione di questo periodo.
Il bronzo era il prodotto primario delle lavorazioni e veniva utilizzato nella fabbricazione di armi, strumenti, utensili, gioielli, ornamenti di vario tipo e oggetti di uso quotidiano. Gli archeologi dell’Università di Oxford stanno analizzando i materiali per stabilire le miniere di estrazione, tuttavia, si pensa che il rame provenisse da miniere localizzate nella penisola iberica e dall’arco

lunedì 12 giugno 2017

Archeologia. L'alba della Civiltà Nuragica è da inquadrare intorno al 1600 a.C., con la realizzazione dei nuraghi a corridoio e la frequentazione di villaggi nei quali gli archeologi hanno trovato ceramiche caratteristiche. La facies Sa Turricula. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. L'alba della Civiltà Nuragica è da inquadrare intorno al 1600 a.C., con la realizzazione dei nuraghi a corridoio e la frequentazione di villaggi nei quali gli archeologi hanno trovato ceramiche caratteristiche. La facies Sa Turricula.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Durante Bronzo Antico, in Sardegna, i villaggi sono poco frequentati e il paesaggio non presenta ancora i nuraghi arcaici, quelli a corridoio privi di torri. Tutti i materiali arrivano da contesti funerari, e si dovranno attendere due secoli per notare la ripresa delle attività negli insediamenti. Nell’insediamento di Sa Turricula, gli studiosi riconoscono l’alba della Civiltà Nuragica, con la presenza di un nuraghe, del villaggio e, a poca distanza, nel territorio di Osilo (località Funtana ’e Casu), un dolmen. Una capanna del villaggio, rettangolare e absidata, è stata ricavata per una parte nella roccia e per una parte è delimitata da uno zoccolo murario di cui restano pochi filari. Dalla cima dell’altura su cui sorge il sito, si gode di una vista mozzafiato su tutto il territorio circostante, che non lascia dubbi sulla scelta strategica effettuata dai nuragici. L’andamento della struttura del nuraghe è influenzato dalla posizione sulla cresta del Monte Tudurighe. Presenta un breve corridoio che immette a un vano semicircolare dotato di nicchia sul

domenica 11 giugno 2017

Archeologia. Nel passaggio dall'età del Rame all'età del Bronzo in Sardegna, intorno al 1700 a.C., si nota una carenza di villaggi e l'edificazione dei primi nuraghi. Cosa avvenne? Le tribù nomadi sostituiscono quelle stanziali? Le culture Bonnannaro e Sant'Iroxi, nascono le prime spade. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Nel passaggio dall'età del Rame all'età del Bronzo in Sardegna, intorno al 1700 a.C., si nota una carenza di villaggi e l'edificazione dei primi nuraghi. Cosa avvenne? Le tribù nomadi sostituiscono quelle stanziali? Le culture Bonnannaro e Sant'Iroxi, nascono le prime spade.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

All’alba della Civiltà Nuragica, all’inizio del II millennio a.C., si riconosce la facies di Bonnanaro. Prende il nome del paese, in Logudoro, dove si trova la necropoli ipogeica di Corona Moltana dove gli archeologi trovarono una produzione ceramica caratterizzata dalla scomparsa delle decorazioni pur con forme simili alle precedenti Monte Claro e Campaniforme. Le ceramiche vedono similitudini con la cultura di Polada nella zona di Brescia. Compaiono le anse a gomito e ad ascia. I rarissimi insediamenti abitativi testimoniano una fase critica per i sardi dell’epoca, con genti che si spostano di continuo alla ricerca di condizioni di vita positive. Abbiamo capanne realizzate con muretti e coperte da frasche sostenute da pali in

sabato 10 giugno 2017

Archeologia. Le origini della navigazione. Riflessioni di Aldo Cherini

Archeologia. Le origini della navigazione.
Riflessioni di Aldo Cherini


Il mare è costellato da un immenso arcipelago di imbarcazioni di tutte le dimensioni e forme, che si contano a migliaia, senza confini, tramandate grazie a ferree tradizioni tribali tanto da giungere fino ai nostri tempi, o per meglio dire  all’epoca della fotografia, che ha assicurato una buona base documentaria agli studi dell’etnografia nautica. Quando l’uomo primitivo, uscendo finalmente dallo stato di sedentarietà, prese ad uscire dalla grotta e dal limitrofo ambiente per portarsi sempre più lontano spinto dalla sete di appropriazione e dalla curiosità, dovette fronteggiare ostacoli, difficoltà e pericoli d’ogni genere, ma bastavano a fermarlo un corso d’acqua un po’profonda, lo specchio d’acqua d’un lago pur tranquillo, un braccio di mare anche poco ondoso. Però quell’essere era pur sempre un uomo che non mancava di intelligenza, di spirito di osservazione, di capacità di adattamento.
L’acqua portava non di rado fortuiti ammassi sradicati di vegetali e di tronchi d’albero, di carogne gonfie di animali e chissà cosa ancora, che suggerivano l’idea della galleggiabilità senza contare il fatto che un bel momento l’uomo stesso, ad imitazione di molti animali, aveva imparato a

giovedì 8 giugno 2017

Archeologia. In piena età del rame, intorno al 2500 a.C., si sviluppa in Sardegna una cultura straordinariamente ricca capace di realizzare grandi muraglie megalitiche e fondere il rame e l'argento: le genti di Monte Claro. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. In piena età del rame, intorno al 2500 a.C., si sviluppa in Sardegna una cultura straordinariamente ricca capace di realizzare grandi muraglie megalitiche e fondere il rame e l'argento: le genti di Monte Claro. 
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

In piena Età del Rame, intorno al 2500 a.C., compare in Sardegna una nuova fase cronologica conosciuta come cultura di Monte Claro, dal nome del colle di Cagliari in cui furono scoperte una serie di tombe dove erano presenti delle tipiche produzioni ceramiche. In questo periodo si notano villaggi con spazi ben organizzati e attività legate allo sfruttamento del territorio con la pratica dell’agricoltura intensiva, quindi le popolazioni si concentrano nei territori dove le risorse idriche favoriscono il benessere delle comunità. I villaggi mostrano capanne abitative rettangolari e silos per conservare le derrate alimentari. I vani per il ricovero degli animali testimoniano la pratica delle attività legate alla pastorizia. I ricchi giacimenti sardi di argento e rame favoriscono l’avvio di filiere produttive legate all’estrazione dei metalli, alla fusione e alla lavorazione per

mercoledì 7 giugno 2017

Archeologia. 5000 anni fa iniziò la tecnologia dei metalli. Intrepidi cercatori viaggiarono dall'Europa al Mediterraneo alla ricerca del rame e dell'argento, e sbarcarono in Sardegna. Le ricche genti della cultura del Vaso Campaniforme, detta anche Beaker Culture, realizzarono Stonehenge. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. 5000 anni fa iniziò la tecnologia dei metalli. Intrepidi cercatori viaggiarono dall'Europa al Mediterraneo alla ricerca del rame e dell'argento, e sbarcarono in Sardegna. Le ricche genti della cultura del Vaso Campaniforme, detta anche Beaker Culture realizzarono Stonehenge.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Il più interessante fenomeno culturale che offre l’Europa preistorica è costituito da un apporto iberico giunto miscelando le culture megalitiche pirenaiche e nord europee. Il nome viene dalla forma di un bicchiere (beaker) a forma di campana con profilo a volte dolce (suave degli spagnoli) e altre angoloso sopra la base, convessa nel primo tipo e piatta nel secondo, come rilevato anche nei vasi coevi.
I prototipi di queste forme appaiono in Egitto all’inizio del V Millennio a.C. (cultura tasiense) ma nel Vicino Oriente sono testimoniati esempi del XIX a.C. a Biblos e Gaza (Palestina) nella corte di Amènemhat III e IV, foggiati nelle due versioni suave e spigolosa. Anche in alcuni dipinti persiani (Tépé Giyan, Tépé Djamshidi, Tépé Bad-Hora) di inzio II Millennio a.C. sono rappresentati vasi tripodi decorati a fasce sovrapposte, ornati in maniera identica a quelli

martedì 6 giugno 2017

Archeologia. Il Neolitico Finale in Sardegna: la cultura di Ozieri (3200 - 2800 a.C.), quando compaiono i primi metalli. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Il Neolitico Finale in Sardegna: la cultura di Ozieri (3200 - 2800 a.C.), quando compaiono i primi metalli.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Denominata anche Cultura di San Michele, la fase cronologica conosciuta come Cultura di Ozieri si sviluppò alla fine del neolitico e segnò il cambiamento epocale dall’età della pietra alla prima età dei metalli, circa 5000 anni fa. Il suo nome deriva da una grotta nelle vicinanze di Ozieri dove, all’inizio del Novecento, sono stati ritrovati eleganti ceramiche finemente lavorate e decorate con motivi geometrici incisi e colorati con ocra rossa. La materia utilizzata per fabbricare le punte di freccia, le lame e le accette era sempre la pietra, ossidiana, selce, ma gli uomini di Ozieri avevano imparato a lavorarla abilmente. Questa elevata perizia manuale e il gusto per la decorazione delle ceramiche, descrivono comunità con un'organizzazione sociale evoluta nella quale c’era un’arcaica divisione del lavoro. Fra le forme vascolari più caratteristiche si notano i

domenica 4 giugno 2017

Archeologia. Il Neolitico Medio in Sardegna: la cultura di San Ciriaco (3500 a.C.). Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Il Neolitico Medio in Sardegna: la cultura di San Ciriaco (3500 a.C.).
Riflessioni di Pierluigi Montalbano



Nel Neolitico medio, intorno al 3500 a.C., la produzione ceramica in Sardegna mostra una fase nella quale si notano caratteristiche forme non presenti nella precedente facies Bonu Ighinu. E’ il periodo della cultura di San Ciriaco, che prende il nome dalla chiesa di un quartiere di Terralba, in provincia di Oristano, dove è stato scavato un villaggio preistorico. È in questa fase che proliferano le domus de janas, le tipiche tombe a grotticella artificiale, e vengono realizzati, oltre alle

giovedì 1 giugno 2017

Archeologia. I primi sardi che praticarono agricoltura, allevamento e lavorazione della ceramica: le genti delle domus de janas e della Dea Madre. La Cultura Bonu Ighinu. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. I primi sardi che praticarono agricoltura, allevamento e lavorazione della ceramica: le genti delle domus de janas e della Dea Madre. La Cultura Bonu Ighinu.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Negli studi di preistoria con il termine cultura si raggruppa quell'insieme di manufatti, oggetti d'uso e strutture, che caratterizzano una determinata regione in una precisa fase cronologica, ad esempio il neolitico o le età dei metalli. La denominazione deriva generalmente dal luogo nel quale la fase è stata scoperta per la prima volta. Alle fasi cronologiche del Neolitico medio, intorno al 4500 a.C., vanno ricondotte le tracce archeologiche relative alle pratiche di agricoltura, allevamento e lavorazione della ceramica in Sardegna. Le forme ceramiche vedono vasi carenati e ciotole, con anse zoomorfe o antropomorfe, caratterizzate dalle superfici lucide, di color nero-bruno, decorate a incisione o a impressione. L'industria su pietra levigata annovera: asce e accette levigate, che hanno forma trapezoidale nella grotta di Monte Majore, macine e macinelli ellissoidali, levigatoi, pestelli in porfido, quarzo e granito. Fra gli oggetti più curiosi abbiamo dei

martedì 30 maggio 2017

Archeologia. 8000 anni fa si sviluppò la prima globalizzazione del pianeta. Le genti preistoriche del Neolitico accesero il motore dell'evoluzione grazie a intrepidi navigatori. Lasciarono anfore decorate con una conchiglia. La Cultura Cardiale. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. 8000 anni fa si sviluppò la prima globalizzazione del pianeta. Le genti preistoriche del Neolitico accesero il motore dell'evoluzione grazie a intrepidi navigatori. Lasciarono anfore decorate con una conchiglia. La cultura Cardiale.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

La cultura della ceramica cardiale è una fase del Neolitico antico che compare intorno al 6000 a.C. nelle coste mediterranee. E’ caratterizzata dallo stile delle decorazioni impresse nei vasi con una conchiglia denominata Cardium. Le sue tracce più antiche sono state individuate sulle coste adriatiche in piccoli villaggi presso grotte occupate da gruppi che praticavano la caccia, la pesca e la raccolta di vegetali spontanei. Lo stile di vita di queste genti si avviava a diventare produttivo e stanziale, attraverso la pratica dell’agricoltura e dell’allevamento che portò alla fondazione di insediamenti che offrivano maggiori garanzie di sopravvivenza. Nella sua evoluzione, questa fase di cambiamento portò gli uomini a praticare con successo varie attività legate alla pesca in

lunedì 29 maggio 2017

Archeologia. La pietra e il suono: esistono architetture preistoriche progettate per manipolare la mente umana attraverso le frequenze acustiche?

Archeologia. La pietra e il suono: esistono architetture preistoriche progettate per manipolare la mente umana attraverso le frequenze acustiche?
Riflessioni di Giorgio Giordano

Tra pietra e suono esiste un rapporto misterioso che da sempre incuriosisce l'uomo. Da qualche tempo le strutture monumentali del passato sono studiate dal punto di vista delle proprietà acustiche. Già nel Paleolitico superiore l'uomo "giocava" con le risonanze delle caverne: uno studio sull'arte rupestre europea, dai Pirenei francesi sino agli Urali, ha stabilito che la posizione dei dipinti all'interno delle grotte corrisponde ai punti di maggiore risonanza e dove non c'era abbastanza spazio per una figura completa sono stati disegnati dei puntini per marcare l'area. I test hanno dimostrato che la massima risonanza viene attivata dalla gamma della voce umana, più che da strumenti come flauti, fischietti o tamburi. In alcune grotte la densità dell'immagine è proporzionale alla qualità acustica, misurata in durata della risonanza o numero di echi. Le peculiarità sonore delle pietre sono state di evidente interesse anche durante le fasi successive della preistoria. Il fenomeno megalitico ne rappresenta la massima celebrazione. Molte delle

domenica 28 maggio 2017

Lo stadio Sant'Elia, realizzato nel 1970 dopo la conquista dello scudetto del Cagliari Calcio. Oggi si disputerà l'ultima partita della sua storia.

Lo stadio Sant'Elia, realizzato nel 1970 dopo la conquista dello scudetto del Cagliari Calcio. Oggi si disputerà l'ultima partita della sua storia.


Lo stadio Sant'Elia prende il nome dal quartiere di Cagliari in cui si trova. Nato come struttura sportiva polivalente, con pista d'atletica, è stato ristrutturato più volte e la sua capienza si è ridotta a 23500 posti. Il Cagliari Calcio nel 2015 presenta il progetto di ricostruzione dello stadio i cui lavori sono iniziati pochi giorni fa. Progettato nel 1964 dall'architetto Antonio Sulprizio, prevedeva un solo anello ellittico sormontato da gradinate con una capienza di 35000 spettatori. Con la vittoria dello scudetto nel 1970, sotto la supervisione di Giorgio Lombardi, l'impianto fu completato nell'estate dello stesso anno con l'aggiunta del secondo anello in cemento armato. Lo stadio fu inaugurato a Settembre in sostituzione del vecchio Amsicora. L'impianto, capace di 60000 posti costò due miliardi, un quarto dei quali pagati dal CONI. Il 12 settembre, nel primo turno della Coppa Italia, il Cagliari sconfisse la Massese per 4-1 di fronte a poco più di 30 000 spettatori. Il 16 settembre, il Cagliari vinse 3-0 in Champions League contro i francesi del Saint

venerdì 26 maggio 2017

Archeologia. Il bastione di Saint Remy e le fortificazioni medievali di Cagliari. di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Il bastione di Saint Remy e le fortificazioni medievali di Cagliari
di Pierluigi Montalbano
Le fortificazioni medievali di Cagliari circondano l'intero perimetro del quartiere storico di Castello e comprendono due torri principali, perfettamente integre: quella di San Pancrazio e quella dell'Elefante. Durante il viceregno di Dusay (1491-1508) furono realizzati importanti baluardi come quello di fronte alla chiesa di Santa Croce e quello del Balice, e il bastione della Fontana Bona, laddove oggi c’è il Bastione Saint Remy. Più in basso si costruì il baluardo della Leona verso l'antico antemurale pisano e a Nord, a difesa di Buon Cammino, un fronte con mura verticali e porta. Nel 1534, il viceré De Cardona fece costruire due bastioni nel porto, di Levante a Est e di Sant'Agostino a Ovest. Sempre il vicerè, a Castello fece costruire un muro fortificato fra la Torre dell'Elefante e la Torre Mordente, nella zona Santa Croce. Nel 1535 le fortificazioni del porto furono riprese dall'architetto Pons che progettò due bastioni all'interno della ripa e li collegò ai due terrapieni di Sant'Agostino e di Levante con mura che chiusero il fronte a mare del quartiere Lapola. Fra il 1552 e il 1571, l'architetto cremonese Capellino realizzò a Ovest il

giovedì 25 maggio 2017

Archeologia. L'anfiteatro romano di Cagliari, una straordinaria opera architettonica realizzata 2000 anni fa per ospitare i giochi gladiatori. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. L'anfiteatro romano di Cagliari, una straordinaria opera architettonica realizzata 2000 anni fa per ospitare i giochi gladiatori.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano 


L'anfiteatro romano di Cagliari, realizzato nel bianco calcare locale, si trova nella vallata naturale di Palabanda, tra Viale Buoncammino e Viale Fra Ignazio, nell'area cittadina di raccordo tra il quartiere storico di Castello e la zona di Sant'Avendrace, ai confini dell’orto botanico. Nel I secolo d.C. i costruttori intagliarono nel banco roccioso le gradinate, l'arena, una serie di corridoi (i vomitoria) e altri ambienti di servizio. Le gradinate sono divise in tre ordini (imea, media e summa cavea), riservate alle differenti classi sociali (senatores, equites, plebei e servi). Lungo i corridoi (criptae) si affacciavano le gabbie (claustra) per gli animali destinati ai combattimenti. La capienza era di 10.000 spettatori, e gli spettacoli comprendevano lotte tra uomini e belve (venationes), esecuzione di sentenze capitali e lotte tra gladiatori (munera). Il termine amphitheatrum, che sostituisce il più antico spectacula, si riferisce alla forma architettonica della

lunedì 22 maggio 2017

Archeologia. Atlantide, una mitica civiltà perduta. Platone raccontò la Sardegna o altri luoghi? Ad esempio Durazzo in Albania? Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Atlantide, una mitica civiltà perduta. Platone raccontò la Sardegna o altri luoghi? Ad esempio Durazzo in Albania?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Qualche anno fa uscì il libro di Sergio Frau “Le Colonne d’Ercole” nel quale l'autore, ipotizzando una prima collocazione delle colonne al Canale di Sicilia, forniva una chiave di lettura nuova a molte testimonianze autorevoli che arrivavano dal mondo antico, come quelle di Omero, Erodoto e Platone. Ad esempio, Platone ci racconta che dalla grandissima Isola di Atlante, terra del tramonto, sorella della Roccia di Prometeo, il Caucaso dell'Alba greca, si raggiungevano altre isole e la terra che tutto circonda. E che quell'isola era stata grande, ricca di metalli e felice di tutto, fin quando non fu travolta da cataclismi marini che Zeus inviò per rendere migliori i suoi abitanti. L’inchiesta di Frau analizza anche Ramses III che sulle mura di Medinet Habu, li dove sono effigiati i guerrieri Shardana, uno dei popoli del mare citati dagli egizi nel II millennio a.C, fa incidere: "Gli stranieri venuti dal Nord vedono le loro terre scuotersi: il loro paese è distrutto, le loro in angoscia. I Popoli del Settentrione complottavano nelle loro isole ma, nello stesso tempo, la tempesta inghiottiva il loro paese. Nun (l'Oceano degli Egizi) è uscito dal

domenica 21 maggio 2017

Archeologia, miti e misteri. Atlantide di Platone e Honebu dell'Egitto sono lo stesso luogo? di Pierluigi Montalbano

Archeologia, miti e misteri. Atlantide di Platone e Honebu dell'Egitto sono lo stesso luogo?
di Pierluigi Montalbano


E se il misterioso Hanou-Nebout fosse la mitica Atlantide di Platone?
"In tempi lontani era possibile valicare l'immenso Atlantico perché vi era un'isola che stava innanzi a quella stretta foce che ha nome Colonne d'Ercole (oggi è lo Stretto di Gibilterra ma in tempi antichi potrebbe essere altrove). A chi procedeva da quella, si apriva il passaggio ad altre isole; e da queste isole a tutto il continente opposto. Quest'isola si chiamava Atlantide, e in essa vi era una grande dinastia regale che governava l'intera isola e molte altre a parte del continente. Passarono i secoli, terremoti spaventosi e cataclismi si succedettero. Quella stirpe guerriera, tutta senza eccezione, sprofondava sotto la terra. Il mare sommerse Atlantide e tutto scomparve. Per questo motivo, nel mare, da quella parte, vi sono fondi bassi e fangosi, che producono grave impedimento alla navigazione. L'isola, sprofondando, a questi bassi fondali diede origine".
Questa è una pagina del Timeo, il primo dei tre libri che Platone dedicò ad Atlantide, basandosi sulle notizie raccolte in Egitto dal legislatore ateniese Solone, vissuto dal 630 al 558 a.C.
Nel corso di un suo viaggio in Egitto, vide delle iscrizioni del faraone Ramesse III sulle mura del

sabato 20 maggio 2017

Storia e archeologia della Sardegna. La Battaglia di Sanluri (Sa Battalla) di Alberto Massazza

Storia e archeologia della Sardegna. La Battaglia di Sanluri (Sa Battalla)
di Alberto Massazza


Alla morte, avvenuta per peste nel 1375, di Mariano IV d’Arborea, la cui lungimiranza politica e militare aveva portato il Giudicato alla massima espansione, arrivando a relegare i Catalano-Aragonesi al possesso delle sole città di Cagliari e Alghero, il Regno d’Arborea visse oltre un trentennio di alterne vicende, tra tirannicidi manovrati probabilmente dagli stessi aragonesi, Giudici minori sotto la reggenza di una madre leggendaria, battaglie e armistizi. Nonostante l’instabilità dinastica degli arborensi, i Catalano-Aragonesi non riuscirono a trovare il bandolo della matassa per far volgere le sorti dell’ormai secolare disputa in loro favore.
Le cose cambiarono radicalmente nel 1407, alla morte senza eredi del secondogenito di Eleonora, Mariano V, divenuto Giudice al compimento del quattordicesimo anno d’età, intorno al 1393. La Corona de Logu, il particolare Parlamento formato dai maggiorenti del Regno, investì della

giovedì 18 maggio 2017

Archeologia. Uno dei primi articoli scientifici sugli scavi di Monte Prama lo scrisse l'archeologo Marco Rendeli quasi 10 anni fa. Ho deciso di riproporlo sul quotidiano perché è ricco di dati interessanti e pensieri condivisibili. Monte Prama: Oltre 5000 punti interrogativi sulle statue scoperte nel Sinis Riflessioni di Marco Rendeli

Archeologia. Uno dei primi articoli scientifici sugli scavi di Monte Prama lo scrisse l'archeologo Marco Rendeli quasi 10 anni fa. Ho deciso di riproporlo sul quotidiano perché è ricco di dati interessanti e pensieri condivisibili.
Monte Prama: Oltre 5000 punti interrogativi sulle statue scoperte nel Sinis
Riflessioni di Marco Rendeli


Nonostante il vasto successo che le statue di Monte Prama hanno riscosso, soprattutto in Sardegna, di esse si sa ben poco. Solamente con l’avvio del restauro voluto da A. Boninu, si è intrapreso un ampio progetto che comprende la pulizia, il restauro e la ricostruzione delle stesse da parte del Centro di Conservazione Archeologica presso il Centro di Restauro Regionale di Li Punti. Tutti i pezzi sono stati portati e assemblati in un unico luogo: si tratta di oltre 5000 frammenti delle dimensioni e delle fogge più varie che restituiscono quello che a oggi è il più grandioso complesso statuario della Sardegna preromana e uno dei più importanti del Mediterraneo.

I frammenti furono recuperati in scavi effettuati in località Monte Prama, nel Sinis settentrionale (Oristano) nel corso degli anni Settanta. La storia delle ricerche è lacunosa, frammentata e si dipana fra interventi estemporanei (scavi Atzori nel 1974, scavi Pau 1977) e indagini programmate (scavi Bedini 1975, scavi Lilliu, Atzeni, Tore gennaio 1977, scavi Ferrarese Ceruti-Tronchetti 1977-1979). Delle indagini condotte da A. Bedini in un settore limitato del sepolcreto è imminente la pubblicazione di un preliminare: di esse si sa che sono tombe a cista con pareti litiche con una forma successiva di monumentalizzazione, ovvero di copertura formata da lastroni; gli scavi Lilliu, Atzeni, Tore sono confluiti in un importante contributo di G. Lilliu; degli scavi condotti in maniera impeccabile da Tronchetti e dalla Ferrarese Ceruti fra il 1977 e il 1979 si ha un’ampia documentazione (TRONCHETTI 2005 con bibliografia precedente). Il sito si disloca quasi al centro di un distretto ricchissimo di presenze protostoriche (nuraghi, pozzi sacri, luoghi di culto) di civiltà nuragica, la cui vita si scagliona dal Bronzo recente fino alla piena età del Ferro. Dalle relazioni di scavo pubblicate da Tronchetti si rileva che i frammenti furono rinvenuti in un unico contesto coerente che obliterava una serie di tombe a pozzetto con lastre di chiusura litiche disposte a formare un unico “serpentone” recintato da altre lastre di calcare (fig. 3). Queste tombe, in numero di 33, formavano un unico contesto di personaggi maschili e femminili, appartenenti a diverse classi d’età (dai 13 ai 50 anni), rinvenuti in posizione seduta uno per singola tomba. Esse risultano apparentemente prive di corredo: pochi frustuli ceramici nelle tombe 1-2 e dalla 24 alla 34. Fanno eccezione la t. 25, dalla quale proviene uno scaraboide databile alla fine dell’VIII a.C., e alcuni vaghi di pasta vitrea pertinenti a collane dalle tombe 24, 27 e 29: questi sono al momento gli