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lunedì 9 dicembre 2013

Iscrizione in caratteri fenici ritrovata a Bosa, forse perduta.

Rilettura di un’iscrizione fenicia di Bosa, forse perduta
di Roberto Casti


Oggi ripercorriamo in ordine cronologico quanto è stato scritto finora sulla famosissima iscrizione di Bosa purtroppo perduta non si sa bene quando e dove. Si tratta di un’iscrizione fenicia di 4 lettere incise su un frammento di lastra in pietra calcarea locale proveniente dall’area di San Pietro - Messerchimbe di Bosa e rinvenuta con tutta probabilità nella zona più antica della citta - repertum in Bosa Vetere - intorno alla metà degli anni ’60 del diciannovesimo secolo, allora proprietà dello studioso dr. Gian Vincenzo Ferralis di Oristano e successivamente perduta. Le lettere, secondo quanto comunicato dallo Spano ad Euting (Punische Steine 1871 p. 31), risultavano simili e della stessa grandezza di quelle incise sulla stele di Nora (15 cm. circa). La cronologia, desunta dal solo riscontro paleografico del disegno di Euting, si inquadra orientativamente intorno all’ VIII sec a.C..

BM’N oppure RM'N e non BS’N é stata la mia prima lettura e trascrizione di quelle quattro lettere osservate per la prima volta nella pubblicazione di M. Giulia Amadasi Guzzo del 1967 (IFPCO n. 18 fig. 14), unico testo per me allora disponibile; lettura poi confermata anche dal confronto diretto di quelle quattro lettere con quelle analoghe incise sulla stele di Nora, soprattutto per quanto concerne la seconda lettera mem erroneamente interpretata samek così come già nella stele di Nora. Da queste preliminari considerazioni ha origine questa mia ricerca bibliografica sull’iscrizione bosana che ora presento.

Ma procediamo con ordine ripartendo da zero.

Così scriveva Giovanni Spano nel 1868 in una nota nella sua traduzione e compendio dell’Itinerario dell’isola di Sardegna di Alberto Ferrero Della Marmora allorché racconta di un manoscritto che tratta delle origini di Bosa e della fantomatica città di Calmedia nonché di molte iscrizioni in caratteri illeggibili (Mastino 1979 p. 49).
“Io porto opinione che alcune di queste iscrizioni fossero fenicie, perché tutti gli autori sardi danno un’origine fenicia a questa città; e di più io ho visto un frammento d’un’iscrizione trovata colà; in pietra del luogo che principiava colle lettere beth, aleph, scin e phe.” (Ndr. Spano legge B’SP invertendo erroneamente la seconda lettera con la terza e leggendo P anziché N la quarta)



La prima notizia sull’iscrizione di Bosa, erroneamente attribuita dal CIS a Paul Schröder la si ritrova già pubblicata oltre che dallo Spano nel 1868, come abbiamo appena detto, anche da Heinrich Freiherr von Maltzan che pubblicava la notizia in quello stesso anno 1869 in Reise aus der insel Sardinien alla pag. 301 correttamente citato appunto da Schröder in Die Phönizische Sprache a pag. 324 dove possiamo leggere le seguenti sue testuali parole (le 4 lettere sono qui riproposte in caratteri latini)
“Ausserdem bespricht Maltzan noch… 4) eine kleine. noch nicht veroffentlicht inschrift, welche Spano in Bosa fand und welche aus den 4 Buchstaben K’SP bestehen soll.”
che traduco in italiano affinché siano più chiare e immediatamente accessibili a tutti.
“ …Inoltre Maltzan descrive anche […] 4) una breve iscrizione, non ancora pubblicata, che Spano ha trovato a Bosa ed è composta da 4 lettere K’SP” (con tutta probabilità Maltzan legge erroneamente K la lettera B proposta da Spano perché le due lettere kaph e beth scritte in ebraico sono piuttosto simili; tanto più se scritte a mano su una lettera con pennino, calamaio e inchiostro).

Di seguito leggiamo anche il testo originale di Maltzan (v. Maltzan 1869 pag. 301), citato appunto da Schröder, nella traduzione in italiano di Prunas Tola Giuseppe del 1886 pag. 365.
“Lo Spano, che nella stessa Bosa ha trovato una breve iscrizione fenicia e precisamente composta di quattro lettere alfabetiche (K’SP) ragionevolmente suppone che quella lingua misteriosa non fosse altra che la fenicia.” (nel testo tradotto da Prunas per un banale refuso di stampa figurano solo tre lettere: ’SP)

Così Euting nel 1871 trascriveva quelle 4 lettere: BS’N e lo stesso titolo proposto dimostra che fu Giovanni Spano la sua fonte: "Kleinere Fragmente aus Sardinien Tafel XXXVII. Nach Angabe des Can. G. Spano" e questa è la notizia, comunicatagli direttamente dallo Spano, che Euting riporta in italiano:
“ N. 1 Frammento di arenaria, trovata in Bosa vetus, e posseduto dal Dott. Medico Ferralis. I caratteri sono della stessa grandezza della lapide di Nora cioè da 15 centim. circa. ”

BS’N tradotto “Bosa” è la lettura, dal calco fornito da Filippo Vivanet, pubblicata dal CIS nel 1883 dove possiamo anche leggere la seguente spiegazione: "in quibus vix dubitamus quamquam tantum litteras habemus quin agnoscendum sit nomen Urbis Bosae".

È il 1941 quando Albright legge M mem e non più S samek la seconda lettera dell’iscrizione richiamando giustamente a confronto la stessa lettera mem incisa nell’iscrizione di Nora.
“has been traced from the photograph of a squeeze given in the Corpus; no interpretation of the extant letters call be proposed with safety. The mem in the latter is more archaic than any mem in the two large inscriptions reproduced and translated here”
Ma del mem interpretato samek avremo modo di riparlare ancora in un prossimo studio sulla stele di Nora

La trascrizione di M.G. Amadasi arriva nel 1967 nella sua sistematica raccolta sulle iscrizioni fenicie e puniche delle colonie d’Occidente IFPCO n. 18 a p. 99 dove, pur condividendo l’ipotesi della lettura mem avanzata da Albright, lascia aperta la possibilità che quella lettera possa essere samek proponendo con queste parole la doppia possibilità di lettura:
“Se la lettura bs’n fosse esatta potrebbe aversi il nome di Bosa.”
Proposta in lettere ebraiche come si usava allora è questa la sua trascrizione delle 4 lettere: …B S/M ’ N…

Giovanni Garbini nel 1992 così scrive.
“ … la diffusa opinione, secondo la quale la perduta iscrizione fenicia […] conterrebbe l’antico nome di Bosa (bs’n) in scrittura fenicia, non ha alcun fondamento perché, a parte la scarsa verosimiglianza che il pezzo di pietra contenesse, essendo mutilo, una parola intera, il secondo segno e una m e non una s.

Raimondo Zucca nel 1993: "Tuttavia è da notare che l'iscrizione fenicia venne rinvenuta « in Bosa Vetere », cioè presso S. Pietro, sulla sponda sinistra del fiume; inoltre un secondo frammento epigrafico fenicio (o punico?) fu raccolto « haud procul a vestigii templi pboenicii, in loco ubi fuit Bosa Vetus."
Questa seconda iscrizione bosana di 3 lettere di cui parla R. Zucca è pubblicata sempre da Euting nel 1871 fragm. Sard. n. 13 p. 32 Tav XXXVII e successivamente presentata anche nel Corpus Incriptionum Semiticarum CIS I n. 163 a p. 211 descritta con questa breve nota:
“ Damus in tabula nostra immagine Eutingianam. Fragmentum constat tribus litteris, quas Spano legit DLQ; quidni BLQ? Nos tacemus, quum monumenti immagine authenticam non viderimus.

e ancora Zucca nel 2005: "L'iscrizione secondo gli editori del CIS avrebbe contenuto il poleonimo di Bosa (BS'N), ma recentemente Giovanni Garbini ha contestato tale lettura, proponendo […]BM’N[…]"

Riassumendo le proposte in sequenza cronologica abbiamo quindi le seguenti letture:

-Spano 1868 legge B’SP (per l’inversione aleph - samek è più che probabile un refuso di stampa);
-Maltzan 1869 legge K’SP (erroneamente legge K la B di Spano);
-Schröder 1869 legge K’SP (ripropone quanto scritto da Maltzan);
-Euting 1871 legge BS’N (per primo legge N la quarta lettera);
- Berger e Renan (CIS) 1883 legge BS’N (ripropone la lettura di Euting);
-Albright 1941 legge solo M (le altre lettere per Albright non possono essere lette con sicurezza);
-Amadasi Guzzo 1967 legge B M/S ’N (propende per la lettura M, ma lascia aperte le due possibilità);
-Garbini 1992 legge presumibilmente BM’N (propone la corretta lettura M e non S della seconda lettera).

La lettura BM’N o forse RM'N dell’iscrizione di Bosa (dal disegno di Euting), scaturita per quanto mi riguarda attraverso un percorso del tutto autonomo e senza conoscere ancora il quadro bibliografico completo con tutte le interpretazioni che abbiamo avuto modo di leggere in questo studio e da me ripercorse in sequenza cronologica solo a posteriori, é dimostrata in modo inoppugnabile e senza tentennamenti di sorta, dal disegno di Euting da cui si evince con chiarezza come le uniche letture possibili dell’iscrizione rinvenuta a Bosa siano BM’N o RM'N.
Considerata inoltre la condizione di frammentarietà del reperto, peraltro ora perduto, non è al momento ipotizzabile una qualsiasi ipotesi interpretativa.

Un’ultima considerazione. Teorie e congetture recenti che la stessa iscrizione fosse un falso atto a dimostrare l’origine fenicia di Bosa, e per tale ragione fatta sparire dal Museo, sono da scartare in toto anche perché, come ormai ampiamente dimostrato, l’iscrizione rinvenuta a Bosa non parla assolutamente di Bosa.

Bibliografia di riferimento:
Giovanni Spano BAS anno II n. 2, febbraio 1856 p. 20; Idem, Città di Calmedia BAS Anno III n. 8, agosto 1857 pp. 120-125; Idem, Itinerario dell’Isola di Sardegna tradotto e compendiato dal can. Spano, Cagliari 1868 pp. 368-380;
Heinrich Freiherr von Maltzan, Reise auf der Insel Sardinien, Nebst einem Anhang über die phönizischen Inscriften Sardiniens – Dyk’sche Buchhandlung, Liepzig 1869 p. 301;
Prunas Tola Giuseppe, Il Barone di Maltzan traduzione dell’originale di H. F. Maltzan dal titolo Reise auf der insel Sardinien Milano 1886 p. 365;
P. Schröder, Die Phönizische Sprache, Halle 1869 p. 324; J. Euting, Punische Steine 1871 p. 31 Tav. XXXVII fragm. Sard. n° 1;
E. Renan e Ph. Berger, 1883 CIS I 162, Articulus VI p. 211; G. Spano Bosa vetus, Bosa 1878; B.A. Terracini Gli studi linguistici nella Sardegna Preromana Roma 1936 in AA.VV., Sardegna Romana, Roma 1936 p. 78;
W. F. Albright, New Light on the Early History of Phoenician Colonisation, Basor n. 83 1941 p. 20 fig. 3 b.;
M.G. Amadasi Guzzo, IFPCO 1967 n. 18 p. 99 fig. 14; A. Mastino, le origini di Bosa, Gallizzi, Sassari 1974; A. Mastino (a cura di), Bosa alla fine dell’800, appunti di viaggio. Spanu & C ed. Torino 1979 pp. 47-49 e nota 22;
G. Garbini, Ricognizione di superficie, Bosa in Bollettino di Archeologia, 13-15 (1992) pp. 209-210;
A. Mastino, La Tavola di patronato di Cupra Maritima (Piceno) e le relazioni con Bosa (Sardegna). Picus, Vol. 12-13 (1992-1993), Editrice Tipigraf (1994) pp. 114 nota 17;
R. Zucca, Profilo storico di una città fluviale dell’antichità in Attilio Mastino (a cura di) Archeologie e Ambiente Naturale Nuoro 1993 pp. 52-53; Idem, Rapporti tra fenici e cartaginesi e i sardi del territorio di Santu Lssussurgiu, in Mele Giampaolo (a cura di) Santu Lussurgiu: dalle origini alla "Grande Guerra", Nuoro, Grafiche editoriali Solinas, Vol. 1:
Ambiente e Storia. (2005) pp. 109-110; Idem, Guida alla mostra: Polis Kai Pyrgos La Città e la Torre, Antiquarium Arborense Oristano 2011 pp. 28-29; Idem, In Sardinia tituli scribuntur et immagines sculpuntur in Donati Angela;
Poma Gabriella (a cura di) L'officina epigrafica romana: in ricordo di Giancarlo Susini. (Epigrafia e antichità, 30 Faenza, Fratelli Lega Editori. 2012 pp. 398-399 fig. 3.

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