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venerdì 11 gennaio 2013

Insularità: il mare della Sardegna è un'ostacolo o un veicolo di cultura

Sardegna e insularità: il mare è un'ostacolo o un veicolo di cultura?
di Pierluigi Montalbano



Uno dei problemi da affrontare per capire la storia della Sardegna è di ricostruire il rapporto che i suoi abitanti, nel corso dei secoli, hanno avuto col mare che circonda l’isola. L’insularità è frequentemente associata al concetto d’isolamento e utilizzata come fattore ambientale che ha determinato i caratteri della sua storia. Questa interpretazione non è conforme alla condizione di una civiltà in grado di realizzare mezzi di trasporto navali. Il rapporto tra mare e Sardegna è spesso considerato come elemento oggettivamente rilevabile dal quale partire per spiegare la storia dell’isola. Ad esempio Maurice Le Lannou, il geografo francese, considera negativo l’isolamento della Sardegna dal mondo mediterraneo, e aggiunge che i rilievi montuosi dell’isola costituiscono un altro fattore d’isolamento. L’autore afferma che nella lontananza del continente e nell’asperità degli approdi si deve cercare la chiave di lettura della storia della Sardegna. Il suo giudizio s’integra con quello di Jean Brunhes sull’esistenza di piccoli mondi separati che in virtù del loro isolamento geografico costituiscono entità separate e storicamente non riconducibili alla complessità delle vicende di terre non isolate. Braudel si associa a questa visione. Queste valutazioni hanno determinato il modo di pensare degli studiosi che considerano il mare come fonte di disgrazie, un ostacolo che interrompe la continuità territoriale. Per questi intellettuali, i sardi abbandonarono le coste per rifugiarsi all’interno dell’isola, sfruttando la natura collinosa per dedicarsi all’agricoltura e alla pastorizia, trascurando le attività costiere, pesca e navigazione, e provocando l’impaludamento dei territori costieri, agevolando così l’instaurarsi della malaria, il male endemico dell’isola.

A questi studiosi chiedo come l’uomo sia arrivato in Sardegna. Gli “invasori” che costoro fanno sbarcare in Sardegna, in realtà si sono integrati con le popolazioni stanziali e hanno continuativamente concorso a creare una cultura originale, ricca e feconda.
Quando nel 1720 la Sardegna cessò di essere un regno legato alla Corona di Spagna, l’isola appariva agli intellettuali e all’opinione pubblica europea come una terra misteriosa e lontana. La curiosità era frenata dalla difficile comprensibilità dei suoi ordinamenti, della sua organizzazione sociale, dal suo sistema economico. Le conoscenze sull’isola continuarono a essere basate su informazioni imprecise, e si formò l’idea che la Sardegna fosse un’isola senza storia, priva di civiltà, un luogo d’esilio. Per quanto nel corso dell’Ottocento si fecero dei tentativi per conoscere meglio l’isola, per quanto viaggiatori e funzionari descrivessero dettagliatamente costumi e situazione economica, non fu fatto nessuno sforzo per tentare un’interpretazione della storia della Sardegna.
Detto tutto ciò, è inevitabile suggerire a chi legge di avvicinarsi con occhio attento alla ricostruzione della marineria sarda, proponendo di abbandonare la considerazione che il mare è un fattore di separazione dall’esterno, che conduce a una realtà contadina e pastorale dalla quale trarre elementi per capire gli aspetti profondi di questa civiltà. Ripercorrendo con attenzione il percorso storico dei sardi è evidente che il mare è da considerare un ponte che unisce l’isola alle altre terre del Mediterraneo, è fonte di ricchezza e veicolo di cultura. Gli abitanti erano presenti lungo le vie commerciali dell’ossidiana, del rame e dello stagno. L’archeologia ha testimoniato che manufatti provenienti dai centri metallurgici dell’isola si trovano in Italia, Sicilia, Spagna e altre coste mediterranee. I sardi non appaiono isolati ed erano capaci di diffondere la loro civiltà che magnificamente si sviluppava con architetture maestose. L’integrazione rese possibile la fioritura dei commerci e dai centri costieri si svilupparono correnti di traffico internazionale che documentano il mare come elemento positivo col quale avere rapporti di vitale importanza.

Nell'immagine, una delle 160 navicelle bronzee nuragiche conosciute. Museo Archeologico di Cagliari.

3 commenti:

  1. Carissimo Pierluigi,
    meritoria la tua quotidiana attività divulgativa sulla nostra Sardegna! Ti ringrazio di cuore: imparo sempre cose nuove.
    A domani, perciò.
    Un caro saluto

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  2. Mi scuso, non ho firmato il precedente commento. Tuttavia, benag = beniamino agus

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  3. Grazie a te per partecipare al quotidiano.

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