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domenica 12 giugno 2011

Oricalco: in antichità era più prezioso dell'oro.


L'oricalco è un metallo sconosciuto, lo cita fra gli altri il grande filosofo Platone. In questo articolo si propone una spiegazione molto interessante sulla sua natura. Il mistero sembrerebbe risolto, ma ci piace pensare che la scienza moderna non sia in grado di spiegare tutto e che Platone ne sapesse molto più di noi.

Il rame nativo e l'alchimia dei metalli.
Quasi 2500 anni fa il filosofo Platone, nel parlare d'Atlantide nel dialogo "Crizia", scriveva:
"L'oricalco, quel metallo che ormai si sente solo nominare, allora era più che un nome, ed era estratto dalla terra in molti luoghi dell'isola, ed era a quel tempo il metallo più prezioso dopo l'oro... essi ricoprirono di bronzo, a guisa di vernice, tutto il percorso del muro della cinta esteriore, e spalmarono di stagno liquefatto quello della cinta interiore, e d'oricalco dai riflessi ignei quello della stessa acropoli".
D'oricalco era rivestito il muro dell'acropoli di Atlantide e d'oricalco era la colonna, dentro il tempio di Poseidone, su cui erano scritte le leggi. L'oricalco è stato a lungo identificato con l'ottone, sulla base d'una frase di Filopono. L'ottone però è una lega, non un metallo. Platone parla dell'oricalco come d'un metallo ormai ignoto (o - per meglio dire - passato in disuso). Il suo colore rosso-fuoco è quello del rame puro ed esclude l'identificazione con il platino, voluta da taluni, ma anche con l'ottone o un altro metallo o lega.
Il termine greco oréi-chalkos significa letteralmente "rame di montagna" e può ben indicare il rame nativo, estratto in condizioni di particolare purezza. Ci sono tracce di miniere a cielo aperto presso Gafsa, in Tunisia, presso l'antico lago di Atlantide.
Il rame è stato il primo metallo utilizzato dall'uomo. È un elemento relativamente abbondante: costituisce lo 0, 006% circa della crosta terrestre. In natura, può trovarsi allo stato elementare (rame nativo), ma generalmente è ricavato da composti (sali). Fu impiegato in Mesopotamia nel IX millennio a.C. per fabbricare oggetti sacri o decorativi. A partire dal V millennio a.C. fu fuso in lega con lo stagno per la produzione di bronzo, che per moltissimo tempo mantenne un ruolo importante nella fabbricazione di armi e di manufatti. Nei secoli il rame nativo è stato talmente sfruttato, che non esistono più giacimenti economicamente importanti di questo minerale. Questo potrebbe spiegare l'espressione usata da Platone: "Quel metallo, ormai, si sente solo nominare..."
Pertanto la frase di Platone potrebbe significare due cose, entrambe storicamente documentate:
- che le cave a cielo aperto di rame nativo, come quelle del sud della Tunisia, si erano esaurite e pertanto, presso la maggior parte dei popoli, il rame si ricavava per fusione d'altri sali. I principali minerali di rame conosciuti nell'Antichità, la malachite e l'azzurrite, sempre in associazione col rame nativo, sono carbonati di rame dal colore blu o verde, colori caratteristici di tutti i minerali contenenti rame, salvo l'ossido di rame che è rosso e la calcopirite che è dorata;
- che poiché il rame puro, in tempi successivi, fu in generale sostituito con il bronzo e in seguito ancora con leghe ferrose, non era più usato per fabbricare oggetti e strumenti ed era quindi difficile a vedersi. Si tratta del passaggio dall'Età del Rame all'Età del Bronzo, secondo l'interpretazione moderna dell'evoluzione tecnologica.
Il vero miracolo alchemico fu quello di ricavare metalli, per fusione, da minerali che avevano un aspetto così differente dal prodotto finale.
La prima invenzione alchemica fu lo smalto vetroso, conseguenza della scoperta del rame, 4000 a.C.
Lo smalto vetroso fu utilizzato in perline e pezzetti, in Egitto, verso il 4000 a.C. Si pensa che la scoperta dello smalto fosse accidentale. Può essere accaduto che malachite e natron, sminuzzati per farne trucco per gli occhi, fossero posti accidentalmente sul fuoco e nascesse così il primo smalto.
La fusione del rame compare in Egitto contemporaneamente allo smalto. È verosimile che, per abbassare il punto di fusione, si usasse un fondente molto comune nella regione: il natron, carbonato di sodio. Si ottiene lo stesso risultato col turchese, dal quale si può estrarre il rame, con la differenza che l'aggiunta di natron rende fusibile la miscela. Se si tenta con la crisocolla (altro sale del rame), anch'essa fonde ma - a differenza degli altri composti - quando la miscela si solidifica si forma una sostanza dura, brillante, blu: lo smalto, con un punto di fusione relativamente basso: tra i 600 ed i
700°C.
Dal punto di vista della ricerca alchemica, l'invenzione dello smalto con l'uso di crisocolla e natron fu molto facile.
La seconda invenzione alchemica: La vetrificazione superficiale delle statuette, 3600 a.C.
Per smaltare la superficie delle statuette, si poteva fare lo smalto dalla crisocolla e dal natron, aumentando la quantità di natron, oppure si poteva sostituire il natron con la soda caustica. Sin dalla prima Antichità la soda caustica si otteneva sciogliendo nell'acqua natron e calce viva (quest'ultima prodotta dalla cenere delle piante, o dalla calcinazione di calcare). La soda caustica così preparata contiene sempre un eccesso di calce. Essa reagisce con diverse materie silicee a bassa temperatura (tra 50°C e 130°C) e a temperatura media (350/450°C) può dare un prodotto molto simile al famoso silicato di soda (vetro solubile), che nel sec. XIX era chiamato "liquore di pietra".
La terza invenzione alchemica: Il silicato di soda, 3600 a.C.
Per fabbricare statuette di pietra "riaggregata" si usava la fritta alcalina, un materiale che, con l'acqua, dà silicato di soda (vetro solubile). Oggi il silicato di soda si fabbrica fondendo a 1300°C un miscuglio di sabbia quarzosa e carbonato di sodio. Il quarzo (sabbia) ha una struttura cristallina compatta e non può reagire a temperatura moderata. Le varietà naturali di silicati che contengono acqua permettono di fabbricare silicato di soda a temperature inferiori. Occorre aggiungere ceneri silicee, provenienti dalla calcinazione di canne, steli e stoppie di cereali, paglia di riso o d'avena o di segale, che contengono un'altissima percentuale di silice, molto attiva (65-75% in peso).
La fabbricazione di silicato di soda con questi materiali era molto probabile e facile.
La quarta invenzione alchemica: La pietra artificiale, aggregata grazie al turchese, 3600 a.C.
Un fine strato di silicato di soda fa presa all'aria, ma è molto difficile farlo indurire se l'impasto si trova in uno stampo chiuso, come nel caso di statuette e d'altri oggetti smaltati. Il silicato di soda non è un legante idraulico, come la calce. La presa si effettua solo se l'acqua evapora, a meno di fare intervenire un'altra reazione chimica: la formazione di cementi naturali, la geopolimerizzazione. Nei laboratori moderni, si trasforma il silicato di soda in un cemento resistente facendolo reagire con fosfato d'alluminio. Il fosfato d'alluminio, con fosfato di rame, forma un geopolimero simile al turchese. Si comprende così perché il turchese fosse il minerale più sfruttato dagli Egizi nel Sinai, per essere usato non come pietra ornamentale, ma come fondente per fabbricare oggetti di pietra artificiale.
La quinta invenzione alchemica: L'agglomerazione dei calcari alluminosi fatta da Imhotep, 2700 a.C.
Imhotep scoprì le proprietà degli strati calcarei del pianoro di Saqqarah, molto sensibili all'erosione del clima e dell'acqua; ne risulta una poltiglia di calcare, che permette la fabbricazione di blocchi impastati (calcestruzzo di calcare artificiale). La parte argillosa contiene l'allumina e la silice ed è attivata chimicamente dalla soda caustica (derivante dal natron e dalla calce); si forma un allumino silicato di sodio e di calcio, base d'un cemento polimerico. La pasta di calcare argilloso viene compressa in stampi di legno, come quelli usati per i mattoni d'argilla cruda. Si disarmano i mattoni, si lasciano seccare all'ombra e si trasportano sul sito di costruzione della piramide.
Con questa tecnica, secondo Joseph Davidovits, furono costruite le tre grandi Piramidi di Gizah: con blocchi di pietra riaggregata, non con enormi massi cavati direttamente dalla roccia-madre.
In Africa non si trova lo stagno, indispensabile per ottenere il bronzo, in lega col rame... come fecero l'Egitto e Atlantide per procurarselo? Questo è un altro problema, che dovremo affrontare.

Immagine di atlantisbolivia.org (Maschera esposta al museo di La Paz)
Fonti: Antikitera.net e Il Mulino del Tempo.

1 commento:

  1. Ero convinto che l'oricalco fosse un'invenzione degli autori antichi, una sorta di pietra filosofale che trasformava in oro i metalli comuni. in qualche convegno ho sentito dire che l'oricalco era l'ottone. Oggi so qualcosa in più. Grazie.

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