Diretto da Pierluigi Montalbano

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domenica 22 gennaio 2017

Archeologia. Gilgamesh e gli Antichi Popoli della Mesopotamia: Sumeri e Accadi.

Archeologia. Gilgamesh e gli Antichi Popoli della Mesopotamia: Sumeri e Accadi.

Sumeri.
Le prime città del Vicino Oriente sorsero nell’antica Mesopotamia, una fertile pianura situata in Asia fra i due grandi fiumi Tigri ed Eufrate. Qui, per la prima volta, gli uomini introdussero un sistema di scrittura costituito da caratteri lineari a forma di cuneo scritti da sinistra verso destra mediante la punta di una canna che affondava nell’argilla. In origine i segni, pittografici, riproducevano schematicamente gli oggetti. Successivamente divennero lineari, per poi acquistare la forma di cunei quando si cominciò a scrivere nell’argilla ancora molle, su cui era impossibile segnare con chiarezza le linee. Gli abitanti vivevano prevalentemente in campagna, all’interno di

venerdì 20 gennaio 2017

Archeologia e Geologia. Il mondo durante l'era glaciale, un'epoca di grandi diluvi

Archeologia e Geologia. Il mondo durante l'era glaciale, un'epoca di grandi diluvi


La geologia e la paleoclimatica sono riuscite a ricostruire lo scenario che ha originato il mito del diluvio. Con l'aumentare della temperatura le calotte hanno iniziato a sciogliersi, restituendo al mare l’acqua accumulata come ghiaccio sulle terre emerse. Durante la deglaciazione il mondo ha perso 25 milioni di chilometri quadrati di terra.
Il mito del diluvio è un grande classico della mitologia mondiale. La geologia e la paleoclimatica sono riuscite a ricostruire lo scenario che ha originato queste antiche narrazioni. Durante il massimo glaciale, intorno a 20 mila anni fa, il livello marino staziona circa 120 metri sotto il

giovedì 19 gennaio 2017

Archeologia funeraria etrusca. Isola d'Elba: ipogeo di Marciana scavato nel granito. Riflessioni di Michelangelo Zecchini

Archeologia funeraria etrusca. Isola d'Elba: ipogeo di Marciana scavato nel granito.
Riflessioni di Michelangelo Zecchini

L'ipogeo si apre a 386 metri s.l.m., sul pendio settentrionale del Monte Capanne (fig. 1), in uno sperone di roccia granodioritica degradante a scarpa all'estremità sud-occidentale dell'abitato di Marciana. L'ubicazione è indicata, qui sotto,  con una freccia blu (fig. 2). Sopra è stato costruito, fra XVI e XVII secolo, l'immobile di proprietà di Grimaldo Bernotti, governatore locale e 'maior domo' della principessa Isabella Appiani.  
Sull'origine e sulla funzione dell'ipogeo, scavato nella roccia granitica e a pianta cruciforme, sono state proposte tre ipotesi:
1)   ZECCA DEGLI APPIANI - “La zecca, risalente al XVI secolo e dovuta ai principi Appiani, si presenta allo stato attuale come una struttura di coniazione monetaria sita al pian terreno della Casa Appiani. Essa consta di un ambiente di ingresso e di un cunicolo a planimetria cruciforme che costituiva il caveau della

mercoledì 18 gennaio 2017

Archeologia della Sardegna. Nuova proposta di lettura di un’iscrizione funeraria di età punica rinvenuta a Tharros. di Roberto Casti

Archeologia della Sardegna. Nuova proposta di lettura di un’iscrizione funeraria di età punica rinvenuta a Tharros. di Roberto Casti


"Cabras. È venuto giù dalle falesie di Capo San Marco, a pochi metri dalla necropoli meridionale di Tharros. Fortuna che proprio da quelle parti passava una giovane archeologa cabrarese. Ha notato lo strano masso che rotolava dal pendio, ha deciso di dare un’occhiata. Ebbene il masso non era un semplice pezzo di pietra ma una stele funeraria in arenaria dedicata alla memoria del suffeta Abdba’al uno dei più alti funzionari pubblici  della Tharros punica…"
Con queste parole il quotidiano la Nuova Sardegna del 8 luglio del 2009 introduceva la notizia del ritrovamento dell’iscrizione funeraria. Nel 2014 veniva pubblicata a Parigi l’editio princeps dell’epigrafe con la seguente trascrizione e interpretazione del testo[1].

                   Trascrizione:                  Traduzione: 
                  1.  bdb‘l                              1.  bodb‘l
                  2.  hšpt b (n)                     2. suffete  figlio  di
                  3.  . n . p(?)qd                   3. .…n . p'qd
                  4.  bn ‘bdm                        4. figlio di  ‘Abdim
                  5.  lk                                   5. lk

     La lettura delle linee 1, 2, 4 e 5 non presenta particolari difficoltà e per tale motivo la nostra analisi si è concentrata soprattutto sulla problematica lettura, trascrizione e interpretazione dei segni incisi nella  linea 3; la parte di epigrafe che ha subito i maggiori danni a causa delle numerose scheggiature e abrasioni di varia natura che hanno obliterato la maggior parte delle lettere incise. L’unica lettera a non aver subito danni, quindi ancora perfettamente leggibile, è la seconda lettera della linea 3 che, sia per noi che per gli autori dell’articolo, è una  chiarissima N (nun). Le restanti lettere, o per meglio dire i frammenti parziali di solchi di lettera, si prestano purtroppo a differenti letture; in qualche caso la lettera risulta quasi completamente cancellata dalle abrasioni accidentali della pietra e  ridotta a uno stato che la rende ormai quasi illeggibile.
Così leggiamo nell’editio princeps[2].
“Alla terza riga doveva verosimilmente trovarsi un antroponimo per il quale non siamo in grado di proporre un’interpretazione certa a causa, come sopra rilevato, del pessimo stato di conservazione della superficie della pietra. Al termine della riga sembra leggersi, seppur con qualche incertezza, pqd, già noto in fenicio come forma verbale sia come nome di funzione (mpqd), che non sembra concorrere alla formazione di antroponimi nell’ambito dell’onomastica fenicia."      
Osservando l’epigrafe attraverso l’immagine fotografica del monumento[3],  poi confrontata con il disegno della scritta proposto dagli autori[4], ci è parso d’intravedere ulteriori deboli tracce di segni residui di lettere che, seppur con difficoltà, hanno consentito d’ipotizzare quali potessero essere in origine le lettere incise.
 Tenuto conto che non si è ancora arrivati a una trascrizione sicura del testo, presentiamo qui un nostro disegno ricostruttivo dell’epigrafe, una breve analisi delle singole lettere per noi probabilmente presenti alla linea 3 e infine la nostra trascrizione con la proposta interpretativa del testo[5]
  Poiché è intuibile che nella linea 3 vi sia inciso un antroponimo come avviene in iscrizioni analoghe in cui è presente la genealogia del  defunto secondo la consueta formula BN= figlio di  immediatamente seguito dal nome del padre del personaggio richiamato, proveremo a leggere e trascrivere le lettere attraverso attenta verifica dei segni residui per individuare quale potesse essere il nome del padre del sufeta Bodbaal.

Proposta di lettura della linea 3
K (kaph) - potrebbe essere la prima lettera partendo da dx secondo il senso di lettura; è infatti chiaramente leggibile l’asta rettilinea verticale mentre risultano appena percettibili i due apici disposti ad angolo acuto nella parte superiore a sn del solco verticale. Sebbene l’asta sia più allungata, la lettera esaminata sembra analoga all’altro K (kaph) presente alla linea 5; entrambi rapportabili alla stessa tipologia che ritroviamo in molte altre iscrizioni come per esempio a Ipsambul agli inizi del VI sec. a.C.[6] o ad Abidos intorno al IV sec. a. C..[7]
N (nun) - la seconda lettera è l’unica della riga che possiamo leggere senza problemi.
Y (yod) - Nel punto dove è sicuramente presente la terza lettera sono concentrate numerose abrasioni della pietra che non permettono di distinguere incisioni originarie da graffi e sbrecciature; ciò nonostante, tra le tante abrasioni di natura accidentale, ci sembra d’intravedere alcuni segni  che richiamano i solchi caratteristici di una Y.   
P (phe) - Per quanto lesionata nella parte superiore, la quarta lettera è  per noi, come per gli autori dell’articolo, una P della medesima forma della P presente alla linea 2, solo appena più  grande.
(sade) - Come per altre lettere della stessa linea anche per la quinta lettera le ipotesi di lettura sono state diverse e altalenanti prima di orientarci definitivamente verso la lettura per noi più plausibile. Q (Qof)  o ’ (’Aleph) e perfino T (taw) sono state le ipotesi inizialmente messe in campo, poi definitivamente scartate perché i solchi più evidenti sembrano richiamare invece una lettera Ṣ della medesima tipologia presente sia in epoche precedenti come a Karatepe nell’VIII-VII sec. a.C. o  nella stele di Yehawmilk del V secolo a.C., ma anche in iscrizioni più tarde[8].
D  Tre le possibili trascrizioni ipotizzate per l’ultima lettera: G (gimel), B (bet) o D (dalet). Risultano infatti evidenti due segmenti ad angolo acuto che a prima vista indirizzano verso una lettura G; ma, a ben vedere, notiamo all’interno dell’angolo acuto due solchi trasversali che sembrano escludere tale ipotesi e indirizzare verso la lettura B se consideriamo solco originario quello curvilineo  trasversale più in basso (in realtà un’abrasione della pietra) oppure D se il solco originario è invece l’altro. Considerato che i due segmenti congiunti al vertice sono perfettamente rettilinei e non arcuati come avviene di norma per la lettera B, come possiamo riscontrare anche nelle cinque lettere B presenti in questa iscrizione, è esclusa senza alcun dubbio anche questa lettura. Resta pertanto D l’unica lettura possibile, peraltro coerente per la forma con le altre due D presenti nell’iscrizione. 
Se la nostra lettura dei segni residui è corretta è plausibile che il nome del padre di Bodbaal sia KNYPṢD (KenyephṢid); un nome sconosciuto in altre iscrizioni rinvenute in Sardegna, ma che richiama  in tutta evidenza la divinità punica Ṣid attestata in numerose iscrizioni votive ritrovate nel tempio di Antas a Fluminimaggiore. La stessa divinità  è presente anche in diversi nomi teofori talvolta preceduta dall’epiteto,  come  YatonṢid = Ṣid  ha donato, ‘bdṢid = servitore di Ṣid,  BodṢid = nella mano di Ṣid.; in  alcuni casi posposto, come  Ṣidšmr = Ṣid ha protetto,  B‘lyaton = Baal ha donato e numerosi esempi analoghi tra cui il nostro BodB‘l = nella mano di Baal.
 In questa iscrizione KNYP (Kenyeph) sarebbe l’epiteto che precede il nome divino sebbene il suo significato non sia per noi ancora ben chiaro. Proviamo a imbastire qualche ipotesi prendendo in esame alcuni antroponimi parzialmente simili al nostro per concordanza di alcune lettere e per assonanza fonetica.  
 In tutto il territorio del Nord Africa dal Marocco alla Cirenaica risulta diffuso soprattutto nell’onomastica libica l’antroponimo YPTN[9] così trascritto anche in iscrizioni puniche rinvenute a  Cartagine[10]. Lo stesso nome è presente in Algeria, a Guelma, nella variante in scrittura neopunica, YPT‘N (Ieptan)[11] e lo ritroviamo anche a Maktar[12] (IFTN in ortografia libica) e perfino a Tangeri (Tingi) scritto in versione greca Іφθας o Іαφθας[13].
Ancora più evidente è la suggestiva relazione tra il nome KNYPṢD (KenyephṢid) del padre del sufeta di Tharros e l’antroponimo  KNYFṬN[14] (Kenyefṭan), trascritto anche nella forma KNIFDN[15] (Keniefdan) delle iscrizioni latine; nomi certamente tra loro comparabili e il cui elemento  di  convergenza più evidente è KNYP (Kenieph) presente in tutti e tre i nomi.  
Sappiamo inoltre per certo che la radice KN (kwn), retto, leale, giusto in ebraico biblico, è presente anche in altri nomi teofori di matrice semitica come ad esempio KNB‘L[16] o l’antico nome proprio ebraico ancora oggi attuale KNNYHW (Kenanyahu) ma anche in un altro nome, KNYHW vocalizzato Konyahu[17]. Altro elemento di  comparazione su cui occorrerà ancora indagare in modo più approfondito è YPH (ieph) che in ebraico biblico significa splendore, bellezza per cui, su queste basi di lettura, avremmo una sorta di epiteto KNYP (Kenieph) rafforzativo coerente con l’ipotesi del nome teoforo KNYPṢD (KenyephṢid) che richiama la divinità punica venerata nel tempio di Antas.
Ma su questi aspetti preferiamo lasciare la risposta definitiva al tempo e ad altri.
A questo punto possiamo concludere tirando le somme di questa intrigante ricerca.
A Tharros, inciso su una lapide funeraria, è stato forse ritrovato un patronimico finora mai attestato in Sardegna, KNYPṢD Ken-yephṢid che  ci indica il nome e indirettamente  forse anche le origini del padre del sufeta Bodbaal.
Spingendoci oltre, scopriamo inaspettatamente che il nostro patronimico, sgombrato dal prefisso KN, ricalca in modo straordinario uno tra i più diffusi nomi della Sardegna, Efisio[18].

                          Trascrizione[19]                 Traduzione
                         1.  B‘DB‘L                         1. Bodbaal
                         2.  HŠPT B(N)                 2. il sufeta, fig(lio di)
                         3   KN[Y]PṢD                   3 KenyephṢid                 
                         4. BN ‘BDM                      4  figlio di Abdmi-
                         5.  LK                                5. lk 

       
Bibliografia
Carla Del Vais - Rossana De Simone, Una nuova iscrizione punica su cippo funerario dalla necropoli meridionale di Tharros  in Cahiers de l’Institut du Proche -Orient Ancien du Collège de France -II-  Phéniciens d’Orient et d’Occident, Mélanges Josette Elayi, Ed. par André Lemaire avec la collaboration de Bertrand Dufour et Fabian Pfitzmann; Librairie d’Amerique et d’Orient Jean Maisonneuve (Paris, Avril 2014)  pp. 517-532.

J. Hoftijzer e K. Jongeling, Dictionary of the North-West Semitic Inscriptions, DNWSI Vol. I-II  E. J. Brill, (Leiden- New York – Köln) 1995.

Maria Giulia Amadasi Guzzo,  Iscrizioni Fenicie e Puniche in Italia MBCA Comitato Nazionale  per gli Studi e le Ricerche sulla Civiltà Fenicia e Punica in Italia.  Itinerari VI.  Libreria dello Stato, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato 1990.

Giovanni Garbini, La questione dell’alfabeto. I Fenici (Catalogo della mostra) Ristampa Bompiani (Milano 1992).

Rossana De Simone, L’onomastica nelle iscrizioni neopuniche di Maktar (Tunisia). In Hormos, Quaderni dell'Istituto di storia antica università di Palermo 2000. (Palermo 2000) pp. 125-148  spec. p. 137 alla voce: YPT‘N.

M'hamed Hassine Fantar, Ricerche puniche ad Antas, parag, II  Les Inscriptions  in, Studi Semitici n. 30 Istituto di Studi del Vicino Oriente, Roma 1969.   

Frank L. Benz, Personal names in the Phoenician and Punic  Inscriptions.  Studia Phol 8;  Biblical Institute Press (Roma 1972).

Olivier Masson, Un nom libyque, du Maroc a la Cyrénaïque : IEPTAN.  Libyca IV in Semitica, n. XXV, Cahiers pubbliés par l’Institut d’Études  Semitiques de l’Université de Paris avec le concours du Centre National de la Recherche  scientifique. Librairie Adrien-Maisonneuve Jean Maisonneuve successeur,  (Paris 1975) pp. 81-85.

J.-G. Février e Mhoamed Fantar, Les Nouvelles Inscriptions Monumentales  Néopuniques de Mactar.  Karthago XII (Paris  1963-64) pp. 45-59.

Giselle Halff, L’onomastique Punique de Carthage Repertoire et Commentaire  in Karthago XII (Paris 1963-1964). pp. 84-145.

Stephane Gsell,  Histoire Ancienne  de l’Afrique du Nord Vol. VII,  Librairie Hachette; (Paris 1928) pp. 271-272.

J.-B Chabot, Punica.  Les Inscriptions néopuniques  de Guelma ( Calama) [Néop. 24] Imprimerie Nationale Paris 1918 Parag. III pp. 10-11 (J.A. 86-87) e Parag. XI  61-62 (J.A. 487-488).

Francesco Scerbo, Dizionario Ebraico e Caldaico del Vecchio Testamento con due appendici- a) Indice di voci italiane con rinvio all’ebraico- b) Paradigmi grammaticali, Libreria Editrice Fiorentina, (Firenze 1912). 


Note:


[1]  C. Del Vais - R. De Simone, Una nuova iscrizione punica su cippo funerario dalla necropoli meridionale di Tharros  in Cahiers de l’Institut du Proche-Orient Ancien du Collège de France -II-  Phéniciens d’Orient et d’Occident, Mélanges Josette Elayi, Ed. par André Lemaire avec la collaboration de Bertrand Dufour et Fabian Pfitzmann; Librairie d’Amerique et d’Orient Jean Maisonneuve.  (Paris, Aprile 2014) pp. 517-532.
[2]   C. Del Vais - R. De Simone 2014, p. 528.
[3]  Idem, Fig 2 p. 531 Non ho ancora avuto l’opportunità di osservare direttamente il reperto al museo di Cabras.
[4]   Idem,  Fig. 3 p. 532.
[5]   Per gli aspetti paleografici e altre notizie a corollario di questa iscrizione v. editio princeps.
[6]   Amadasi Guzzo 1990. V. Tabella scritture fenicie  p. 12.
[7]   Garbini1992, V. Tabella evoluzione della scrittura fenicia…  p. 94.
[8]  Amadasi Guzzo 1990, p. 12;  Garbini 1992 p. 94.
[9]  Chabot, Punica. Les Inscriptions néopuniques de Guelma (Calama)[Néop. 24] Imprimerie Nationale Paris 1918 §. III pp. 10-11 (86-87) e § XI  61-62 (487-488); Frank L. Benz, Personal names in the Phoenician and Punic Inscriptions. Studia Phol 8; Biblical Institute Press, (Roma 1972), p. 325. Ivi bibliografia precedente; Olivier Masson, Un nom libyque, du Maroc a la Cyrénaïque: IEPTAN.  Libyca IV in Semitica, n. XXV, Cahiers pubbliés par l’Institut d’Études  Semitiques de l’Université de Paris avec le concours du Centre National de la Recherche Scientifique. Librairie Adrien-Maisonneuve, Paris 1975 pp. 81-85. Giselle Half, L’onomastique Punique de Carthage Repertoire et Commentaire  in Karthago XII (Paris 1963-1964). pp. 84-145  spec. alla voce YPTN  p. 116. Rossana De Simone, L’onomastica nelle iscrizioni neopuniche di Maktar (Tunisia) in Hormos, Quaderni dell'Istituto di Storia Antica Uuniversità di Palermo 2. (Palermo 2000)  alla voce: IPT‘N p. 137.
[10]  Chabot 1918, pp. pp. 10-11; 61-62;  Halff 1963-64 p. 116;  Masson 1975, p. 82. Cfr. le iscrizioni CIS I 746  e CIS I 1481.  
[11]   KAI 169; Masson 1975, p. 82; Chabot 1918, pp. 10-11; 61-62.
[12]  Ad esempio  KAI 146,2; v. anche Fevrier- Fantar 1963-64, iscrizione B  Colonna  VIII, 3 p. 56.
[13]  Masson 1975, p. 83 e nota 6.
[14]  Halff 1963-64,  alla voce KNYFṬN p. 118.
[15]  Idem,  p. 118:  per  l’attestazione  KNIFDN  v.   R. I. L. 1113. 
[16]  Idem 1963-64 p. 117.
[17]  Idem,  pp. 117-118.
[18] Questa è la nostra prima ipotesi ricostruttiva del presumibile percorso linguistico di un  nome  quasi certamente di origine punica e non solo per assonanza fonetica, ma sulla base di un’attestazione scritta in lingua punica  del V secolo a.C.. L’antico teonimo KenyephṢid, sgombrato del prefisso KN,  diventa nel tempo YephṢid. Da qui al nome Iephṣid il passo è breve, quindi Efisid  nella parlata locale e da qui Èfisi come viene ancora oggi pronunciato quel nome in lingua sarda italianizzato Efisio. L’intuizione andrebbe approfondita attraverso uno studio specifico sui documenti  scritti che riportano le più antiche attestazioni  sia del nome proprio che quello più antico del santo martire. Quindi Efisio, un nome  di origine quasi certamente  punica piuttosto che d’improbabile origine greca come abitualmente riportato.
[19] Tra parentesi tonde le lettere parzialmente abrase, ma ancora decifrabili; tra parentesi quadre quelle d’incerta lettura.


lunedì 16 gennaio 2017

Archeologia della Sardegna. Culto e Misteri dei Bronzetti Sardi Nuragici.

Archeologia della Sardegna. Culto e Misteri dei Bronzetti Sardi Nuragici.
Riflessioni sul tema, di Mariano Piras 
(copyright Mariano Piras, tutti i diritti sono riservati all'autore)
Le immagini possono essere ingrandite cliccando sopra.

Dea Madre
La divinità principale dei Nuragici era la Dea Madre, considerata il principio femminile della Natura e identificata con essa. Il suo corpo era la Terra sulla quale viviamo, il suo respiro era il vento (aria), il suo sangue era l’acqua che scorre nei fiumi e il suo spirito era la luce (fuoco). Per queste caratteristiche veniva rappresentata con sembianze umane: una Madre il cui culto si diffuse in tutto il mondo già nella preistoria, sorprendentemente anche tra popolazioni distanti tra loro. Probabilmente, questa ideologia religiosa legata alla Dea Madre, fu diffusa e tramandata da una popolazione che viaggiò per i vari continenti ma potrebbe esserci una spiegazione alternativa: nel paleolitico superiore, quando l’uomo viveva in perfetta simbiosi con la Natura, la Dea Madre potrebbe avere impresso nella mente dell’uomo la consapevolezza della Sua presenza, insieme all’istinto e alla morale.
Oggi la scienza arriva pian piano a scoprire questioni che i nostri antenati conoscevano fin dall’alba dei tempi. Nel glossario del suo libro “Non a Sua immagine”, John Lamb Lash (Uno Editori, I edizione 2/2013), riferendosi alla Terra cita il termine “autopoietico” per indicare un sistema capace di rigenerarsi e creare le

domenica 15 gennaio 2017

Archeologia. Michael Ventris e la decifrazione della Lineare B, la scrittura dei Micenei. Riflessioni di Matteo Riccò

Archeologia. Michael Ventris e la decifrazione della Lineare B, la scrittura dei Micenei.
di Matteo Riccò

E’ il 1936. Una delegazione della Stowe School, prestigiosa ed elitaria scuola media privata del Buckinghamshire, è stata invitata alle celebrazioni per il cinquantennale della British School of Archeology di Atene. Per l’occasione, alla Burlington House di Londra è stata predisposta una mostra straordinaria con reperti provenienti dagli scavi condotti in terra greca dai più celebrati archeologi britannici.
La scolaresca, allegra ma disciplinata come può essere solo un gruppo di studenti inglesi degli anni ‘30, arriva alla parte dell’esposizione riservata all’isola di Creta. Fra bacheche ed espositori fanno bella mostra di sé oggetti di raffinatissima fattura, che però la maggior parte dei ragazzini trova assai poco interessanti, preferendo sculture e vasi di epoca classica.
Fra tutti, uno solo rimane indietro, gli occhi fissi sui reperti, ed osserva rapito quelle che sembrano delle incisioni, caratterizzate da simboli che ricordano vagamente dei caratteri geroglifici. Un uomo anziano, molto distinto, si avvicina a lui e, con la bonarietà di un vecchio nonno la sera di Natale, gli chiede se gli

venerdì 13 gennaio 2017

Archeologia. Intervista a Pierluigi Montalbano, curatore del progetto Honebu. Discussione curata da Alessandro Demontis

Archeologia. Intervista a Pierluigi Montalbano, curatore del progetto HONEBU
di Alessandro Demontis


Con grande piacere presento qui una breve intervista che ho sottoposto a Pierluigi Montalbano, scrittore e divulgatore cagliaritano, responsabile del colossale progetto Honebu che comprende, fra le altre attività, un’associazione culturale e un quotidiano di storia e archeologia visitato da oltre 2000 lettori ogni giorno. Ringraziandolo per la disponibilità e celerità nel partecipare all'intervista, invito tutti coloro che fossero interessati a conoscere la nostra terra, la Sardegna, dal lato storico e archeologico, a consultare le pagine del sito http://pierluigimontalbano.blogspot.it

Buongiorno Pierluigi, presentati a chi non ti conosce, e presenta anche Honebu.
Sono uno studioso di antichità, di quel mondo che i nostri avi hanno popolato e nel quale hanno lasciato tracce indelebili. Questa passione per la storia antica muove la mia quotidianità spingendomi a preparare progetti dedicati alla divulgazione scientifica di ciò che studio. Gli articoli che scrivo hanno necessità di un luogo facilmente accessibile ad altri appassionati, ed è

mercoledì 11 gennaio 2017

Archeologia. Cipro, l’isola del rame, un luogo strategico che fu coinvolto nelle operazioni militari dei Popoli del Mare che, avanzando verso l’Egitto, sconvolsero gli equilibri politici alla fine dell’età del Bronzo.

Archeologia. Cipro, l’isola del rame, un luogo strategico che fu coinvolto nelle operazioni militari dei Popoli del Mare che, avanzando verso l’Egitto, sconvolsero gli equilibri politici alla fine dell’età del Bronzo.


Nell’età del Bronzo, l’isola di Cipro si chiamava Alaysha. Le fonti la descrivono come una grande isola raggiungibile da tutte le coste del Levante. Alcuni documenti ittiti raccontano di rame che arriva dalle sue montagne. La sua insularità fu vantaggiosa per mantenere una certa indipendenza dalle mire degli imperi della terraferma. Gli insediamenti principali erano concentrati nella zona di Kyrenia, nella costa settentrionale dell’isola. Dopo l’esplosione del vulcano Santorini, avvenuto intorno al 1620 a.C., che sconvolse gli equilibri economici e politici del Mediterraneo Orientale visto il crollo della talassocrazia cretese esercitata dai minoici, sorsero nuove e potenti cittadine come Enkomi e Hala Sultan Tekke. Iniziò un florido periodo di

martedì 10 gennaio 2017

Archeologia. I loft e i bilocali abitati dagli Etruschi, di Viola Liuti

Archeologia. I loft e i bilocali abitati dagli Etruschi
di Viola Liuti

I ritrovamenti archeologici hanno permesso di acquisire informazioni sull’architettura delle abitazioni etrusche che, secondo le epoche storiche e delle aree in cui erano costruite, hanno subito variazioni nella forma e nella struttura. Tra il IX e VIII secolo la popolazione dell’Etruria viveva in capanne a pianta ovale o ellittica, le cui pareti erano composte di rami o da canne intrecciate, ed erano rivestite da un intonaco di argilla essiccata al sole. Un ingresso frontale permetteva di accedere all’interno che, come un moderno loft, era privo di divisioni tra gli

lunedì 9 gennaio 2017

Archeologia e linguistica. I costruttori dei nuraghi citati dalle fonti classiche, di Massimo Pittau

Archeologia e linguistica. I costruttori dei nuraghi citati dalle fonti classiche
di Massimo Pittau

Qualche tempo fa il mio collega e amico Mauro Maxia mi aveva fatto una osservazione, per la quale io avevo espresso il mio assenso, ma alla quale non avevo dedicato la necessaria attenzione. Il Maxia mi diceva che era illegittimo chiamare “Nuragici” gli antichi Sardi, costruttori dei nuraghi e creatori della corrispondente grande civiltà. Egli mi diceva che in realtà il vocabolo “Nuragico-a” era un neologismo creato di recente dagli studiosi moderni, mentre i nostri progenitori chiamavano se stessi solamente Sardi. L'amico Maxia aveva piena ragione ed io oggi riprendo la questione con l'intento di chiarirla meglio (d'altronde lo stesso Maxia mi ha