Diretto da Pierluigi Montalbano

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Associazione Culturale Honebu

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giovedì 23 giugno 2016

Archeologia. Il Cavallo di Troia era una nave?

Il Cavallo di Troia era una nave?

Lo sostiene un archeologo navale. Verosimilmente, nel corso dei secoli, essendo caduto in disuso il termine navale, l'identificazione dell'Hippos con uno scafo "non fosse più automatica", afferma Francesco Tiboni, ricercatore dell'Università di Aix-en-Provence e Marsiglia.
E un'altra certezza se ne va.  Il celeberrimo Cavallo di Troia non era un cavallo di legno, bensì una speciale nave da guerra. L'archeologia navale assesta un durissimo colpo all'interpretazione canonica del celebre episodio narrato da Omero: non il mitico (e improbabile) quadrupede i Troiani avrebbero introdotto dentro le mura della città - in parte abbattendole per farcelo entrare - ma l'Hippos, una nave di tipo fenicio con la polena a testa di cavallo. La sorprendente rivelazione, anticipa l'AdnKronos, arriva dai recenti studi dell'archeologo navale Francesco Tiboni, ricercatore dell'Università di Aix-en-Provence e Marsiglia, che pubblica i risultati della sua indagine sulla rivista "Archeologia Viva". 
Un equivoco millenario di una traduzione di un termine ha impedito di conoscere in realtà il marchingegno che fu utilizzato per abbattere le mura di Troia, sostiene l'archeologo italiano che insegna in Francia. Tiboni spiega che l'inganno ideato da Ulisse e allestito dagli Achei fu messo in atto per mezzo di "una nave, piuttosto che di un cavallo", perché l'Hippos va identificato con

sabato 11 giugno 2016

Escursione archeologica a Sant'Antioco con Honebu

Escursione archeologica a Sant'Antioco con Honebu

L'Associazione Culturale Honebu organizza una gita a Sant'Antioco in Bus turistico per Domenica 19 Giugno con visite guidate al tofet, al fortino sabaudo, alla necropoli ipogeica, al museo archeologico, al museo etnografico e del bisso, pranzo di pesce in ristorante e passeggiata pomeridiana alla grotta di San Giovanni, a Domusnovas. 
Partenza da Cagliari ore 07.30, rientro previsto alle ore 20
Costo complessivo 55 Euro. 
Prenotazioni da Honebu il venerdì sera o telefonando al 3382070515.

mercoledì 18 maggio 2016

Violante Carroz, la contessa sarda nata nel Castello di San Michele e morta a San Francesco di Stampace, di Alessandra Raspino

Violante Carroz, la contessa sarda nata nel Castello di San Michele e morta a San Francesco di Stampace. 
di Alessandra Raspino

Nacque nel 1456 dal conte Giacomo e Violante Centelles nel Castello di S.Michele residenza del conte, definita di grande lusso con almeno 20 letti e più di 60 materassi, coperte in cotonina gialla e rossa, più di 40 paia di lenzuola di tela fine d'Olanda. Gli abiti del conte Giacomo erano in seta, velluto e pelli, conservati in casse con incise le armi araldiche. Una stanza era destinata alle armi, ma vi era anche un libro di preghiere istoriato e con la copertina in oro e inciso lo scudo di Don Giacomo. Era amante della musica e possedeva 2 flauti, 1 viola ed un organo a tre mantici. Possedeva

martedì 17 maggio 2016

Archeologia. Civiltà Nuragica e Nuraghi. Quando nascono e qual è la loro evoluzione. Video della conferenza di Pierluigi Montalbano a Portotorres realizzata da Sassari tv.

Archeologia. Civiltà Nuragica e Nuraghi. Quando nascono e qual è la loro evoluzione. Video della conferenza di Pierluigi Montalbano a Portotorres realizzata da Sassari tv.



Sono lieto di condividere con tutti voi le mie riflessioni sulla Civiltà Nuragica e sulle maestose costruzioni realizzate 3500 anni fa. Grazie alla disponibilità della redazione di Sassari tv ho l'opportunità di mantenere la memoria di questa conferenza fatta a Portotorres. 
Si tratta di due video di 47 e 28 minuti in cui si condensano tutti i miei studi sulla materia, esposti con sile divulgativo, adatto a tutti.
Ringrazio di cuore Giuseppe Bazzoni. Buona visione


Cliccare sui link sotto per aprire i video.

Prima parte.
http://sassari.tv/video.php?id=406&cat=11

Seconda parte
http://sassari.tv/video.php?id=407&cat=11

lunedì 16 maggio 2016

Archeologia. Rituali funerari nel mondo punico: incinerazione, inumazione e tophet, i cimiteri per bambini.

Archeologia. Rituali funerari nel mondo punico: incinerazione, inumazione e tophet, i cimiteri dei bambini.
di Pierluigi Montalbano




I riti funerari sono di differenti tipologie. La pratica dell’incinerazione, caratteristica delle popolazioni nomadi, giunse nell’area siro-palestinese al seguito delle invasioni dei Popoli del Mare. Un mito di Ugarit, il porto siriano ambito da tutti i grandi imperi del passato perché crocevia degli scambi fra Asia e Mediterraneo, suggerisce la posizione dell’uomo di fronte alla morte nel Vicino Oriente. Questo mito racconta le vicende del principe Aqhat e della dea Anat, una dea cacciatrice che voleva entrare in possesso dell’arco magico del principe. La Dea offrì oro e argento all’uomo, e poi l’immortalità. Lui rifiutò e rispose: “Non mentirmi vergine, per un eroe le tue menzogne sono chiacchiere. Quale sorte può avere un mortale? Una coppa sarà posta vicino al mio capo, un’offerta funebre vicino al mio cranio. Giacchè sono mortale, anch’io dovrò morire”.
Dunque, tutti devono morire, perfino i re, così simili agli dei. Questo mito testimonia il motivo della

domenica 15 maggio 2016

Al Museo di Cambridge la mummia più giovane mai ritrovata, risalente a 2600 anni fa.

Al Museo di  Cambridge la mummia più giovane mai ritrovata, risalente a 2600 anni fa.

È quella di un feto alla 18esima settimana di gestazione: è stata rinvenuta in un piccolo sarcofago dell'Antico Egitto che si pensava contenesse soltanto organi. Un mini-sarcofago lungo 44 cm e databile al 600 a.C. contiene i resti del più giovane corpo dell'Antico Egitto consegnato all'aldilà: un feto di 18 settimane, dolorosamente sepolto con tutti gli onori dopo essere stato abortito. La scoperta ha lasciato di stucco gli archeologi, che pensavano che la bara conservasse gli organi di un individuo adulto, secondo un'usanza diffusa ai tempi dei faraoni. Il sarcofago in legno di cedro, piuttosto

sabato 14 maggio 2016

Archeologia. La collana apotropaica della Signora Punica di Olbia conservata al Museo Archeologico di Cagliari. Dove è finito il ciondolo? di Sergio Murli

Archeologia. La collana apotropaica della Signora Punica di Olbia conservata al Museo Archeologico di Cagliari. Dove è finito il ciondolo?
di Sergio Murli


(Ricevo e volentieri pubblico, l'articolo del 9 Maggio 2016 pubblicato nel mensile di cultura "Città Mese" il tabloid nato a Roma nel 1991 e diretto da Sergio Murli. L'oggetto della trentesima "archeochicca" del giornale riguarda la Sardegna, precisamente la collana punica trovata da Doro Levi nella necropoli di Funtana Noa a Olbia)

Seconda avventura in Sardegna, questa volta nasce tutto nei pressi di Olbia, precisamente nella località di Funtana Noa, sito tribolato e massacrato per esigenze militari, in un periodo nel quale la ragion di Stato non teneva conto minimamente delle radici – certe radici – della nostra Storia; base di ogni desiderio ed empito che poi porta inevitabilmente a capire noi stessi, attraverso le vicende di chi ci ha preceduto. I tempi non erano maturi.
Dunque, anni Trenta del secolo scorso: in quella zona, scarsamente se non addirittura priva di popolazione, i Comandi militari intrapresero la costruzione di strutture aeroportuali per esigenze strategiche, fornite dalle caratteristiche del luogo, particolarmente vicino al mare e, ripetiamo, con scarsa densità abitativa.
Il grande guaio era che ad essere fittamente occupata risultava la… necropoli punica, e non soltanto, della antica città di Olbia.
Dopo anni di devastazioni e spoliazioni – pensate che vennero asportati anche i blocchi di roccia di alcuni edifici funerari per mettere su certe strutture degli aeroporti – la Soprintendenza alle Antichità della Sardegna intorno al 1937, poté intraprendere una campagna che tentava di mettere al riparo ciò che restava delle necropoli puniche, con una stagione di scavo che continuò l’anno successivo; poi “sospesa” per l’allontanamento del soprintendente Doro Levi, artefice dell’azione di salvaguardia e

venerdì 13 maggio 2016

Archeologia. Monumenti Aperti a Padria. Visita guidata al Nuraghe Longu e fusione di un bronzetto dal vivo.

Archeologia. Monumenti Aperti a Padria. Visita guidata al Nuraghe Longu e fusione di un bronzetto dal vivo.



Domenica 15 Maggio, nell’ambito della manifestazione Monumenti Aperti, si svolgeranno a Padria una serie di eventi dedicati all’archeologia.
Alle ore 17.30 ci sarà la visita guidata dello spettacolare Nuraghe Longu, a 2 km dall’abitato, con servizio navetta per raggiungere il sito. La descrizione sarà curata da Pierluigi Montalbano.
Alle 19, in Aula Consiliare, con l’ausilio di immagini proiettate, sarà raccontata: “I Fenici, la storia degli antichi navigatori del Mediterraneo”. Relatore Pierluigi Montalbano
Alle 20, il maestro fonditore Andrea Loddo illustrerà l’armatura del guerriero nuragico di Padria.
Alle 20.30, nel muro megalitico sarà allestita una dimostrazione di archeologia sperimentale con la realizzazione di un bronzetto con il procedimento della fusione a cera persa a cura di Andrea Loddo. Saranno utilizzati attrezzi identici a quelli degli artigiani nuragici di 3000 anni fa.
Tutti gli eventi avranno ingresso gratuito.


Il Nuraghe Longu, interamente realizzato in blocchi di basalto, mostra una torre principale alla quale, in momenti successivi, furono addossate due torri raccordate da un muro rettilineo. L'ingresso, sopraelevato sul piano della campagna circostante, è orientato a nord-est e sormontato da un architrave con finestrella per consentire alla luce e all’aria di penetrare nella struttura. Il corridoio è lungo 4 metri e conduce alla camera circolare coperta a tholos e alta 7 metri. Nella parete a destra dell'ingresso si apre una nicchia, mentre a sinistra c’è una scala con 22 gradini che porta al primo piano, oggi ingombro di crollo. Anche le due torri secondarie sono oggi invase dal crollo. Attorno all’edificio sono visibili le tracce delle capanne di un ampio abitato.  

giovedì 12 maggio 2016

Storie, miti e leggende. I Templari: Monaci e Guerrieri

Storie, miti e leggende. I Templari: Monaci e Guerrieri
di Fabrizio e Giovanna




Nel 1129, a circa dieci anni dalla loro fondazione, le unità combattenti templari erano ancora poche decine e la prima esperienza di combattimento fu sostenuta contro l’atabeg di Damasco Tai Mulk-Buri quale rappresaglia per le razzie e i saccheggi che attuarono per conto di Guglielmo di Bures. Tale battesimo delle armi, che vide i Templari uscirne piuttosto malconci e disonorati per non aver rispettato sia gli ordini del re che i loro principi, insegnò loro che l’indisciplina e la disobbedienza erano un facile strumento di vittoria per il nemico. Lo schieramento franco in Terrasanta, fatta eccezione per le truppe reali, era più simile ad un’orda disorganizzata che ad un vero e proprio esercito, quindi la presenza degli Ordini militari (Templari, Ospitalieri e più tardi Teutonici) rappresentò un’innovazione nella maggior parte dei casi fondamentale per il buon esito delle battaglie.
I Templari erano superiori al resto dell’esercito crociato per la disciplina e l’esperienza, che li distingueva a tal punto da farli divenire l’ossatura degli eserciti cristiani in Terrasanta. La disciplina era ferrea, il Cavaliere Templare non era un combattente singolo, ma un combattente di massa, i vari