Diretto da Pierluigi Montalbano

Ogni giorno un nuovo articolo divulgativo, a fondo pagina i 10 più visitati e la liberatoria per testi e immagini.

Directed by Pierluigi Montalbano
Every day a new article at the bottom of the 10 most visited and disclaimer for text and graphics.
History Archaeology Art Literature Events

Storia Archeologia Arte Letteratura Eventi

Associazione Culturale Honebu

Translate - Traduzione - Select Language

giovedì 16 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La Via dell'incenso, l'inebriante fragranza aromatica utilizzata nei riti religiosi, nei culti cerimoniali e nei rituali di purificazione. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La Via dell'incenso, l'inebriante  fragranza aromatica utilizzata nei riti religiosi, nei culti cerimoniali e nei rituali di purificazione.

Riflessioni di Pierluigi Montalbano

L'incenso è una resina contenuta in alcune specie vegetali che sprigiona un fumo aromatico che attiva i sensi e può alterare lo stato d'animo delle persone che provano l’inebriante fragranza quando si trovano nelle vicinanze. La sua utilizzazione risale alla preistoria, quando l'uomo primitivo scoprì il fuoco ed ebbe modo di stimolare l'olfatto con gli aromi sprigionati da diversi tipi di legno e foglie che bruciano. L’uomo iniziò a raccogliere e sfruttare queste piante per cerimonie di guarigione e riti religiosi, forse perché il fumo sale verso il cielo, dimora delle divinità, e potrebbe placare l'ira degli dei insieme a preghiere e sacrifici. Gli oli aromatici, le erbe e le spezie sono sempre stati considerati doni divini, e l'incenso è sempre stato usato per purificare gli ambienti durante le pratiche di

mercoledì 15 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La storia del bitume, il pregiato oro nero utilizzato per impermeabilizzare le barche fin dalla preistoria. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La storia del bitume, il pregiato oro nero utilizzato per impermeabilizzare le barche fin dalla preistoria.  
Riflessioni di Pierluigi Montalbano



La conoscenza e l’utilizzo del bitume risale a tempi antichissimi. Questo materiale si presenta in diversi gradi di purezza e di densità: da un petrolio denso, nero e viscoso, fino alle asfaltiti, che sono fragili e splendenti. Chimicamente i bitumi appartengono al gruppo degli ossibitumi, cioè prodotti dell’ossidazione e successiva polimerizzazione degli idrocarburi del petrolio. La composizione chimica rivela carbonio, idrogeno, notevoli quantità di zolfo e piccole di azoto. La conoscenza profonda dei bitumi, che sono miscele di molti idrocarburi di natura diversa, richiede metodi d'indagine complessi come, ad esempio, la distillazione secca dei bitumi naturali, che dà un olio grezzo complesso e del coke simile a quello che si ottiene dai residui di petrolio: l'olio grezzo stesso fornisce poi, con distillazione frazionata, idrocarburi solforati complessi, paraffine e altro. Generalmente, le sostanze che lo compongono sono insolubili in acqua e non attaccabili dagli alcali o dagli acidi diluiti; sono solubili, invece, in alcuni solventi organici e soprattutto nel cloroformio. Allo stato naturale i bitumi rammolliscono facilmente col calore e fondono a temperature di poco superiori ai 100°, le asfaltiti a temperature più alte di 180°. Il giacimento di bitume naturale più importante, anche storicamente, è quello del Mar Morto, dove sgorgano sorgenti calde, dalle quali scorre il

domenica 12 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La storia dell'avorio, il pregiato materiale bianco che faraoni, regine e sovrani desiderarono per mostrare la loro ricchezza. Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La storia dell'avorio, il pregiato materiale bianco che faraoni, regine e sovrani desiderarono per mostrare la loro ricchezza. 

Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Già in epoca preistorica, l'avorio delle zanne di mammuth era utilizzato per creare piccoli oggetti scolpiti, raffiguranti animali o figure umane, come le celebri statuette della Dea Madre trovate dagli archeologi negli scavi in grotta. Non si sa se l'uomo preistorico usasse gli strumenti musicali a fini ricreativi o religiosi, ma di certo sappiamo che la musica esisteva già più di 30.000 anni fa. In una caverna, vicino a Ulm, nella Germania meridionale è stato, infatti, ritrovato un flauto in avorio di circa 18 centimetri. Fra gli oggetti preziosi più antichi, conosciamo alcuni bracciali databili al Neolitico medio, utilizzati come ornamento di individui che si distinguevano nella comunità di

venerdì 10 agosto 2018

Archeologia, le materie prime dell'antichità. La Via dell’Ambra, una storia lunga milioni di anni che racconta le vicende della preziosa resina del Mar Baltico. Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia, le materie prime dell'antichità. La Via dell’Ambra, una storia lunga milioni di anni che racconta le vicende della preziosa resina del Mar Baltico.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

L’ambra è una resina lucida, di colore che varia dal giallo al rosso bruno, emessa dalle conifere che con il tempo si fossilizza e, a volte, si solidifica conservando all’interno insetti, resti vegetali o animali che rimangono imprigionati e intatti per milioni di anni, fornendo agli studiosi dati importanti per la comprensione dell’evoluzione biologica. E’ chiamata anche succinite, e le sue varietà sono identificate secondo la provenienza geografica. Oggi l'ambra è impiegata nella produzione di impugnature di bastoni, collane, orecchini, braccialetti, anelli, bocchini per sigarette e cannelli di pipe. Ritrovata anche in sedimenti di età carbonifera, un periodo geologico risalente a 300 milioni di anni fa, deve il suo nome dall'arabo àmbar, con cui

mercoledì 8 agosto 2018

Archeologia. La Corona della Regina del Fiume Mannu a Villanovafranca, nell’altare del Nuraghe Su Mulinu. Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia. La Corona della Regina del Fiume Mannu a Villanovafranca, nell’altare del Nuraghe Su Mulinu.
Articolo di Gustavo Bernardino

Gli abitanti di Villanovafranca probabilmente non sanno che all'interno del loro bel paese c'è un piccolo gioiello che consente di dare una lettura realistica (e non fantasiosa come quella ufficiale) di un importante manufatto che si trova all'interno del Nuraghe Su Mulinu.
Com’è noto, dentro la magnifica costruzione megalitica si trova il famoso “altare a vasca” esattamente come quello rinvenuto a Su Monte di Sorradile dedicato probabilmente alla dea protettrice del fiume Tirso. In entrambi i casi, il visitatore si trova davanti a due elementi iconografici che rientrano nella liturgia eliopolitana dedicata al culto della dea protettrice dell'acqua di origine nilotica. La prova di questa tesi è proprio il citato gioiello di Villanovafranca che è ben visibile nella chiesa di S. Sebastiano

 
L'elemento inserito all'interno della nicchia rappresenta in modo eloquente una corona retta da due mani. Osservando bene, la corona riproduce in modo altrettanto eloquente il manufatto presente nell'altare di Su Mulinu, che non sarebbe un modello di nuraghe come ufficialmente definito.

Il copricapo regale, forse apparteneva alla dea protettrice del fiume Mannu che, come riportato nella descrizione del Comune, era “antica via fluviale che collega la fertile pianura del Campidano al giacimento di rame di Funtana Raminosa (Gadoni)”.
Anche in questo caso, un manufatto riportante il simbolo di una divinità pagana, viene inserito in una chiesa cristiana. La stessa situazione a Sorradile, dove nella chiesa campestre di S.  Giovanni Battista, una pietra con incisa una “Barca Solare” è stata fissata nella facciata ovest della stessa. Elementi pagani vengono quindi utilizzati per abbellire le chiese cristiane.
Ma cerchiamo di capire chi poteva essere la divinità di origine nilotica tanto importante da meritare il titolo di Regina del Mannu.
Per gli egizi dell'isola Elefantina era la dea Anuqet o Anuket Regina del Nilo, la grande protettrice delle acque di questo fiume sacro che veniva raffigurata con il capo coperto da una corona.

Anuket era figlia di Khnum e di Satet che invece a Latopoli chiamano la figlia Neith. Di quest’ ultima divinità ho ampiamente scritto in un altro lavoro “Una possibile interpretazione del culto dell'acqua in Sardegna ed il ruolo dei santuari di Romanzesu e S. Vittoria di Serri”.
La Regina del Mannu doveva avere grande potere, riscontrabile dalla grandiosità dei manufatti costruiti in suo onore e per praticare il culto che ne esaltava la sua potenza religiosa.
Il padre Khnum è un personaggio importante dell'olimpo egizio e Mario Tosi nel suo “Dizionario delle divinità dell'antico Egitto” ci racconta che: “... Dio ariete o con corpo umano e testa d'ariete (ovis longipes), era considerato un Demiurgo, un dio-creatore, simile al dio Ptah di Menfi. Ogni uomo che nasceva era opera delle sue manie veniva modellato con il fango sulla sua ruota di vasaio: ogni uomo era seguito dal suo Ka, dal suo doppio, simile in tutto all'uomo appena creato, quindi le figure formate da Khnum erano sempre due....”. Viene da pensare che il famoso bronzetto di Teti, realizzato dall'artigiano fusore con quattro occhi e due scudi, possa in qualche modo ricollegarsi al culto di questo dio potente padre delle regine del Tirso (altare di Su Monte) e del Mannu (altare di Su Mulinu), d'altronde lo stesso toponimo Teti ci rimanda al nome del faraone-dio    a cui viene riservata grande considerazione nei testi sacri egiziani. Sergio Donadoni nel suo “Testi religiosi egizi” consente di approfondire il valore di questa figura divina.
In Sardegna non risulta sia presente il nome della dea Anuqet, mentre sono presenti i nomi di altre divinità egizie sia maschili che femminili come per esempio: Bes, Min, Ra, Maat, Sia, Teti.
Sia è anche presente nella descrizione della “Barca Solare” che, come si può leggere nel “Libro delle porte” è detto che Sia sta in piedi a prua della barca.
Il culto della dea Anuqet consisteva nel portare la divinità in processione durante il primo mese di Shemu o stagione del raccolto, dal 16/03 al 14/04 e le persone che la seguivano gettavano nel fiume oggetti preziosi, monete, gioielli.

lunedì 6 agosto 2018

Archeologia. Economia, commercio e relazioni internazionali al tempo dell’impero romano (parte settima). Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia.  Economia, commercio e relazioni internazionali al tempo dell’impero romano (parte settima)

Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Seconda parte: Il sistema dei traffici commerciali in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. (Clicca sul titolo per aprire)
Terza parte: Economia e traffici commerciali nell'antichità: la questione greca. (clicca sul titolo per aprire)
Quarta parte: Vie commerciali e strumenti di scambio in Europa nel Neolitico e nelle età dei metalli. (clicca sul titolo per aprire)
Quinta parte: L’economia e i commerci al tempo dei greci di Alessandro Magno (clicca sul titolo per aprire)
Sesta parte: Le relazioni commerciali al tempo dell’impero cartaginese e degli etruschi (clicca sul titolo per aprire)

L’ascesa commerciale di Roma iniziò con la coniazione degli assi di bronzo alla metà del IV a.C. e con i denari d'argento nel 269 a.C. Le vittorie contro i Cartaginesi nelle guerre puniche diedero a Roma il dominio del Mediterraneo Occidentale, e l’intervento in Grecia seguito dalla conquista dell'Ellade, con le vittorie su Antioco, Mitridate e Cleopatra d’Egitto, eressero Roma dominatrice del Mediterraneo orientale. Con la conquista delle Gallie, dei paesi sulla riva destra del Danubio sino al Mar Nero, l'annessione di buona parte della Britannia, degli Agri decumati, della riva sinistra del Reno, e della destra dell'alto Danubio, della Dacia, della Mesopotamia e dell'Arabia, l'Impero romano avvia una globalizzazione economica che estende i suoi commerci sino all'India, alla Cina e all'Africa centrale. Roma diventa il centro del mondo antico e assume il carattere di città cosmopolita.
In età repubblicana, la popolazione disponeva di immense risorse agricole che provenivano da Sicilia e Sardegna, poi si aggiunsero Cartagine e l'Asia Minore e, infine, l'Egitto e l'Africa, quindi in Italia si

giovedì 2 agosto 2018

Archeologia. Le relazioni commerciali al tempo dell’impero cartaginese e degli etruschi (parte sesta). Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia. Le relazioni commerciali al tempo dell’impero cartaginese e degli etruschi (parte sesta)
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Prima parte: dono e baratto, i traffici economici primitivi.  (clicca sul titolo per aprire)
Seconda parte: Il sistema dei traffici commerciali in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. (Clicca sul titolo per aprire)
Terza parte: Economia e traffici commerciali nell'antichità: la questione greca. (clicca sul titolo per aprire)
Quarta parte: Vie commerciali e strumenti di scambio in Europa nel Neolitico e nelle età dei metalli. (clicca sul titolo per aprire)
Quinta parte: L’economia e i commerci al tempo dei greci di Alessandro Magno (clicca sul titolo per aprire)

La vita economica e commerciale del bacino del Mediterraneo occidentale faceva capo non alle città greche, ma a Cartagine, che privilegiava il commercio estero importando dai paesi greci e dall'Oriente grano, vino, olio, ceramica, bronzo ed esportava schiavi africani e minerali di piombo e d'argento della Spagna e della Sardegna. Gran parte dei prodotti provenienti dall'interno dell'Africa, come oro, pelli, avorio, incenso e resine, passava per Cartagine che in cambio forniva prodotti finiti, prevalentemente stranieri. Il commercio marittimo cartaginese gravitava sul Mediterraneo occidentale, con relazioni strette e floride con la Sardegna, la Sicilia, la Campania, il Lazio, l'Etruria, la Gallia del Sud e la Spagna Andalusa mediterranea e atlantica. Le loro navi si spingevano oltre le

lunedì 30 luglio 2018

Archeologia. L’economia e i commerci al tempo dei greci di Alessandro Magno. (Parte quinta). Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia. L’economia e i commerci al tempo dei greci di Alessandro Magno. (Parte quinta)
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Prima parte: dono e baratto, i traffici economici primitivi.  (clicca sul titolo per aprire)
Seconda parte: Il sistema dei traffici commerciali in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. (Clicca sul titolo per aprire)
Terza parte: Economia e traffici commerciali nell'antichità: la questione greca. (clicca sul titolo per aprire)
Quarta parte: Vie commerciali e strumenti di scambio in Europa nel Neolitico e nelle età dei metalli. (clicca sul titolo per aprire)
Le conquiste in Oriente di Alessandro Magno rivoluzionarono l'economia del mondo antico. I Greci, prima intermediarî nei commerci, riordinano economicamente i grandi regni orientali creando nuove città per opera di Alessandro e poi dei Seleucidi e dei Tolomei, e spostando verso Oriente il baricentro della civiltà e dei commerci greci. Alessandria d'Egitto, Antiochia di Siria, Seleucia sul Tigri, diventano le capitali della cultura e dei traffici. Alessandro apre ai Greci lo sfruttamento diretto dei bacini del Nilo, del Tigri e dell'Eufrate, della Siria e dell'Asia Minore. Si schiusero le vie delle Indie, sia quelle che attraverso l'Armenia e l'altipiano dell'Iran per la Battriana e la Sogdiana giungono all'India del nord-est, sia quelle che traversano l'Asia Minore e il Ponto Eusino e quella che

lunedì 23 luglio 2018

Archeologia e storia del commercio: Vie commerciali e strumenti di scambio in Europa nel Neolitico e nelle età dei metalli. (Parte quarta). Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Archeologia e storia del commercio: Vie commerciali e strumenti di scambio in Europa nel Neolitico e nelle età dei metalli
(Parte  quarta).
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Prima parte: dono e baratto, i traffici economici primitivi.  (clicca sul titolo per aprire)
Seconda parte: Il sistema dei traffici commerciali in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. (Clicca sul titolo per aprire)
Terza parte: Economia e traffici commerciali nell'antichità: la questione greca. (clicca sul titolo per aprire)

Fra i più antichi materiali di cui gli antichi autori hanno fornito notizie abbiamo l'ambra, elemento prezioso sia nella preistoria sia nella protostoria, la cui origine, ancora dibattuta, secondo la versione di Ovidio (Met., II, 1-400) sarebbe dovuta alle lacrime delle ninfe Eliadi per la morte del fratello Fetonte, precipitato dal carro del Sole nel fiume Eridano, nome mitico del Po. Questa citazione è stata messa in relazione con la notevole quantità di ambra presente nell'area padana. Indicazioni sui mezzi di trasporto sono suggerite da resti archeologici, da fonti iconografiche e da piccole riproduzioni, mentre l'esistenza di tracciati viari è testimoniata solo in zone umide o in aree ricoperte da eruzioni vulcaniche. I luoghi degli scambi sono rintracciabili quando si presentano situazioni particolari: varietà, qualità e quantità dei materiali rinvenuti,  presenza di aree di lavorazione, di oggetti semilavorati o finiti, all'interno dei villaggi. La quantità maggiore di informazioni è fornita dall'analisi delle tracce di spostamenti di persone e di direttrici di collegamento, da una diminuzione dei materiali proporzionale all'aumento della distanza dalla fonte di approvvigionamento, da scambi organizzati all'interno di una comunità in forma più complessa del semplice meccanismo redistributivo e da scambi diffusi, intesi nel senso di una presenza di numerose direttrici di traffico che fanno riferimento a punti di scambio diversi.
Nelle società preistoriche la mobilità dei cacciatori era legata agli spostamenti della selvaggina entro territori delimitati, quindi le uniche tracce archeologiche sono gli oggetti realizzati con materiali dei quali sia nota la provenienza. Più la distanza aumenta e più difficile è ricostruire i percorsi poiché le

domenica 22 luglio 2018

Festival dell’archeologia letteraria: 4 appuntamenti con la storia della Sardegna nel cuore di Sassari da mercoledì 25 Luglio.


Festival dell’archeologia letteraria: 4 appuntamenti con la storia della Sardegna nel cuore di Sassari da mercoledì 25 Luglio.


Organizzato da Pietrino Sechi in collaborazione con Heliogabalus e Ticcu socialclub, con il patrocinio del Comune di Sassari: Quattro appuntamenti, che si svolgeranno in Vicolo del Campanile (tratto chiuso al traffico), nel cuore del centro storico. Quattro serate dedicate ai libri e alle conferenze su temi della Sardegna Archeologica, nella splendida cornice che ha come scenario la cattedrale di San Nicola. Nato nel 2017 nella città di Porto Torres, il Festival dell’Archeologia Letteraria è una manifestazione culturale che si pone l’ obiettivo di sensibilizzare e valorizzare – attraverso i libri e la lettura- il patrimonio artistico, storico e archeologico della Sardegna. Spiega l’organizzatore:
“Divulgare attraverso l’archeologia la ricerca scientifica e tecnica, sensibilizzando il pubblico alla conoscenza delle proprie origini, può aiutare a sviluppare il valore umano, sociale e di unita di un