Diretto da Pierluigi Montalbano

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martedì 3 marzo 2015

Iscrizione in lingua etrusca: TABULA CORTONENSIS

Iscrizione in lingua etrusca. TABULA CORTONENSIS
(Arbitrato su una eredità contestata)
di Massimo Pittau
III edizione riveduta e migliorata



PREMESSA

§ 1. La Tabula Cortonensis, rinvenuta nei pressi di Cortona nel 1992, ma resa pubblica solamente alla fine di giugno del 1999, è in bronzo (50 x 30 cm circa, con uno spessore medio di 2-3 mm) e risulta spezzata in otto frammenti, di cui purtroppo uno è andato perduto. Non è difficile intravedere le ragioni di questa sua frantumazione: terminato il periodo di utilità della Tavola, essa sarà stata spezzata per essere predisposta a un nuovo uso del prezioso materiale di cui era fatta.
Questa Tabula Cortonensis contiene una iscrizione in lingua etrusca di 40 righe, la quale risulta, fra le iscrizioni etrusche, al terzo posto per lunghezza dopo il Liber linteus della Mummia di Zagabria e dopo la Tabula Capuana o "Tegola di Capua".

§ 2. I due autori che per primi hanno studiato il nostro documento, il linguista Luciano Agostiniani e l'archeologo Francesco Nicosia, hanno mostrato e sottolineato che sul piano tecnico la Tavola risulta fabbricata e cioè preparata e fusa con grande maestria (op. cit. in Bibliografia).
Da questa considerazione - che io condivido - si può trarre già una prima importante conclusione di carattere ermeneutico: il reperto non è un unicum, ossia non mostra

lunedì 2 marzo 2015

Popoli del Mare

Popoli del Mare
di Federico Bardanzellu
Fonte: http://www.museodeidolmen.it


Nel Bronzo Finale (XIII a.C.) i documenti archeologici registrano consistenti spostamenti di popolazione dall’area egeo-anatolica verso il corridoio siro-palestinese. Tali popolazioni, a partire dall’inizio del secolo scorso, sono comunemente indicate dagli storici come i “Popoli del Mare”.
I principali documenti scritti che riportano tale fenomeno migratorio sono: 1) la grande iscrizione in geroglifico di Karnak (Luxor, Egitto), redatta al tempo del faraone egiziano Merenptah (1224-1214 o 1213-1203 a.C.), il cui contenuto è confermato anche in una stele (c.d. “stele di Merenptah”) rinvenuta nelle adiacenze; 2) le tavolette in lingua accadica concernenti la corrispondenza di Hammurapi III (1195-1190), ultimo sovrano di Ugarit (Ras Shamra, Siria), rinvenute nel suo archivio privato; 3) le iscrizioni in geroglifico del tempio funerario del faraone Ramses III (1193-1155) di Medinhet Habu. La Guerra di Troia, secondo lo storico Eratostene di Cirene, sarebbe avvenuta tra il 1193 e il 1183 a.C. e il cosiddetto “ritorno degli Eraclidi”, cioè l’invasione dorica del Peloponneso, di Creta e di alcune isole egee, ottant’anni dopo (1104 a.C.).
Archeologicamente, la penetrazione egeo-anatolica nel vicino Oriente sembra documentata dall’apparizione di ceramica del tipo Miceneo III C 1 b. Nelle iscrizioni in geroglifico, i popoli in questione presentano nomi di difficile decifrazione. Il geroglifico, infatti, omette la trascrizione dei suoni vocalici. Ciò rende difficoltosa l’esatta lettura dei vocaboli.
La grande iscrizione di Karnak descrive l’attacco portato all’Egitto nel 5° anno del regno di Merenptah (1220 o 1209 a.C.) da una coalizione guidata

domenica 1 marzo 2015

Archeologia.La Civiltà Micenea

La Civiltà Micenea
di Pierluigi Montalbano


Fino al 1500 a.C. circa, nel Mediterraneo vigeva la talassocrazia minoica, un potere marittimo di matrice cretese che distribuiva merci pregiate attraverso una fitta rete di porti e approdi amministrati pacificamente. All’inizio della seconda metà del millennio, sono gli Achei a prendere il loro posto. Guerrieri e marinai, queste genti di stirpe greca si organizzano in potenti città-Stato fra cui spicca Micene, tanto che per questo sono chiamati anche Micenei. Delle loro imprese militari e dei loro viaggi nel Mediterraneo si conserverà traccia nella mitologia greca e nei poemi di Omero, ma lo svolgimento della loro vita quotidiana è testimoniato nelle numerose tavolette d’argilla rinvenute nei loro palazzi.
Le loro vicende possono risalire all’inizio del II Millennio a.C. quando genti provenienti da nord s’insediano nella penisola greca, precedentemente abitata da gruppi di pastori e agricoltori. Nel giro di pochi secoli danno vita a numerosi insediamenti e raggiungono, grazie anche all’influsso della più avanzata civiltà minoica, un rilevante grado di potenza e sviluppo. Intorno al 1500 a.C., approfittando del declino del potere minoico, i più intraprendenti iniziano ad amministrare la rete commerciale, insediandosi nelle città-palazzo di Creta, quali Cnosso e Festo, e attivando

sabato 28 febbraio 2015

Archeologia. Dieci luoghi storici distrutti per sempre dal fanatismo dell’uomo

Archeologia. Dieci luoghi storici distrutti per sempre dal fanatismo dell’uomo
di Annalisa Lo Monaco

E’ stato diffuso poche ore fa un terribile filmato, girato nella città di Mosul, l’antica capitale assira Ninive, dove si vede un gruppo di uomini che distrugge opere d’arte che risalgono ad alcuni secoli prima di Cristo, all’apice dello splendore di quella civiltà. Lo scempio é stato perpetrato da seguaci dell’ISIS, sedicente califfato islamico, non nuovo ad azioni di questo tipo. I danni sono incalcolabili, non solo per l’Iraq, ma per il mondo intero. Purtroppo gli esseri umani hanno la capacità di distruggere testimonianze preziose della storia del pianeta, non solo in scenari di guerra, ma anche per vandalismo, stupidità, ignoranza e superficialità.

La pietra di Singapore


Il masso colossale (3 metri di altezza e 3 metri di larghezza), conosciuto come Pietra di Singapore, si trovava alla foce del fiume Singapore, ed era legato a una leggenda del XIV secolo, che raccontava di un uomo forzuto di nome Badang, che avrebbe scagliato la pietra in quel posto. La pietra era ricoperta da un’iscrizione consunta che non potrà mai più essere decifrata, dato che un ingegnere l’ha fatta esplodere nel 1843, mentre costruiva un forte. Uno dei frammenti è stato preservato ed é ora esposto al National Singapore Museum. La pietra aveva 50 linee di iscrizioni in una lingua sconosciuta, che probabilmente era una variante dell’antico giavanese dei secoli tra il decimo e il quattordicesimo. Scoperta nel 1819, la pietra e la zona circostante erano considerata sacre, ma nel 1843 l’esercito britannico, per allargare la foce del fiume e costruire un forte, la fece saltare in aria, e i pezzi furono utilizzati come materiale da costruzione, manto stradale, e una panchina. Anche se alcuni frammenti sono stati salvati, il luogo sacro è stato completamente

venerdì 27 febbraio 2015

Archeologia: Cosa rappresenta il Capovolto nei menhir?

Cosa rappresenta il Capovolto nei menhir?
di Desi Satta



I menhir antropomorfi della Sardegna centrale sono tanto affascinanti da commuovere. Sarà che sono nostri, però mi sono sempre sembrati i più belli del mondo. Di certo sono i più enigmatici.
Una visita al museo di Laconi, dove sono stati raccolti i più rappresentativi per evitare che vengano rubati (sic!), restituisce le immagini di figure e categorie espressive lontane nel tempo e però, data la consuetudine con l’arte della prima metà del secolo scorso, geometria, essenzialità, simbolismo, ci sembra di sentirli particolarmente vicini.
A sentire i più, le statue-steli (o steli-menhir), diffuse in un ampio territorio che abbraccia gran parte dell’Europa occidentale, sarebbero falli di pietra, figure essenziali alle quali, a cavallo dell’eneolitico e dentro il primo bronzo, si cominciano ad aggiungere fattezze umane schematiche. Qualche tratto per il volto, talvolta due seni, le braccia, spesso oggetti simbolici indice di posizione sociale: armi (pugnali, accette, spade, archi) abiti splendidamente lavorati, ornamenti, alabarde, animali.
Se si tralascia per il momento il caso sardo, tutti i dettagli delle statue-steli ritrovate in

giovedì 26 febbraio 2015

Videocorso di archeologia, undicesima lezione: La Civiltà Minoica e la talassocrazia

Videocorso di archeologia, undicesima lezione: La Civiltà Minoica e la talassocrazia
Università di Quartu Sant'Elena
Riprese di Fabrizio Cannas
Relatore Pierluigi Montalbano

Nella lezione odierna analizzeremo le tracce lasciate da gruppi organizzati di commercianti che agì nel Mediterraneo nell'età del Bronzo.
La civiltà minoica si sviluppò a Creta per un millennio, fra la metà del III millennio a.C. e il 1500 a.C. circa. La sua scoperta si deve all’archeologo A. Evans che, agli inizi del Novecento, intraprese scavi a Cnosso e scoprì architetture monumentali e una ricca cultura materiale. Secondo Evans, i minoici giunsero sull’isola da Oriente nel III millennio a.C. quando alcuni gruppi emergenti iniziarono a controllare la vita economica e politica delle comunità, sulla base di contatti e scambi con le popolazioni mediterranee. Nel II millennio a.C. queste élite promossero l’urbanizzazione ed edificarono i primi palazzi (civiltà palaziale), nei quali gestivano le risorse agricole, le attività manifatturiere, gli scambi, la vita religiosa e amministrativa attraverso una struttura burocratica molto semplice. In questa fase si collocano le prime attestazioni dell’uso della scrittura: il cosiddetto geroglifico minoico e una forma arcaica di scrittura denominata lineare A. 
I maggiori centri erano Cnosso, Festos e Mallia, ma vi erano anche siti di dimensioni minori e insediamenti a vocazione portuale, rurale e industriale. Intorno al 1700 a.C. i palazzi subirono una distruzione generalizzata, forse a causa di eventi sismici, ma furono ricostruiti rapidamente. Nel periodo dei secondi palazzi (1700-1450 a.C.), che segnò il periodo più florido della loro civiltà, si assistette a un’intensa urbanizzazione e al controllo del territorio attraverso ville, vere e proprie aziende di gestione amministrativa. Si affermò l’uso della scrittura lineare A su tavoletta d’argilla, su papiro e su pergamena. La civiltà minoica si espanse in tutto l’Egeo e nel Mediterraneo orientale, come testimoniano l’ampia distribuzione della cultura materiale e la creazione di colonie o scali. Dopo il decadimento dovuto all’esplosione del vulcano Santorini nel 1620 a.C. e la conseguente crisi agricola dovuta ad ampi lembi di terra avvelenati dalle ceneri vulcaniche, all'inizio del XV a.C. i palazzi subirono una nuova distruzione connessa con fenomeni naturali o, secondo alcuni, con l’arrivo di gruppi di greci micenei. A Cnosso si affermò una nuova scrittura, la lineare B, atta a esprimere la lingua greca, ma la vita continuò senza cesure fino al 1300 a.C. circa, manifestando una forte influenza greco-micenea in tutte le espressioni culturali: architettura, artigianato e pratiche funerarie. Creta, lentamente, perse il suo ruolo egemone nell’Egeo in favore dei centri micenei continentali. 
Il corso dell'anno accademico 2014/2015 si svolge nell'aula magna dell'Università di Quartu Sant'Elena, ogni martedì alle ore 17.00, in Viale Colombo 169.
Con la collaborazione dell'istituto, del videomaker Fabrizio Cannas e del docente, Pierluigi Montalbano, saranno offerte sul canale Youtube tutte le lezioni di archeologia previste nel programma. L'accesso è libero e gratuito.
I lettori sono invitati a proporre suggerimenti per migliorare la fruibilità o altre caratteristiche.
Se qualcuno fosse interessato a collaborare, ad esempio inserendo i sottotitoli in inglese, sarebbe il benvenuto. Per visionare le lezioni è sufficiente cliccare sui link sotto.
Buon ascolto e buona visione.

11° Lezione: La Civiltà Minoica e la talassocrazia

10° Lezione: Le antiche ceramiche sarde

9° Lezione: I Nuraghi a Tholos

8° Lezione: Architetture funerarie, le Tombe di Giganti


7° Lezione: I nuraghi a corridoio e il Sistema Onnis


6° Lezione: L'alba della Civiltà Nuragica

5° Lezione: Le Domus de Janas e il culto dei defunti


4° Lezione: Dall'età della pietra all'età dei metalli

3° Lezione: Le prime civiltà del Mediterraneo


2° Lezione: scavo, stratigrafia, fonti e materiali



mercoledì 25 febbraio 2015

Archeologia. I Tofet: gli antichi cimiteri per bambini.

Archeologia. I Tofet: Gli antichi cimiteri per bambini
di Piero Bartoloni




(Ringrazio la studiosa Cinzia Bruscagli per la collaborazione nella stesura di questo articolo).


I problemi riguardanti il tofet, toponimo di origine biblica assurto a nome generico per indicare un santuario peculiare della civiltà fenicia e punica, sembravano ormai sopiti o, meglio, abbastanza condivisi nell’ambito del mondo degli studi, anche se sussistono due linee di tendenza, l’una incline a respingere l’ipotesi del sacrificio umano dei bambini, l’altra ad accettarla. A far tornare il problema alla ribalta dell’ambiente scientifico hanno contribuito decisamente alcuni recenti contributi di Schwartz, Houghton, Macchiarelli e Bondioli, direttore delle Scienze di Antropologia del Museo Pigorini, dedicato alle analisi dei resti scheletrici degli infanti rinvenuti nel tofet di Cartagine. Nel testo dal titolo “Adoratori di Moloch”, gli autori hanno sostenuto l’assunto dell’inesistenza del sacrificio umano. Ciò ha provocato una immediata risposta di Maria Giulia Amadasi che, invece, ha caldeggiato l’esistenza del sacrificio cruento dei piccoli Fenici e Cartaginesi sostenendo che, mentre per il tofet di Cartagine si sono contati circa venti bambini incinerati all’anno, per Mozia invece ne sono stati calcolati non più di uno o due all’anno. A mio avviso, il numero proposto è fortemente approssimativo, poiché non tiene conto né della cronologia delle urne, ne dal fatto che sia l’area del tofet di Cartagine che di quello di

martedì 24 febbraio 2015

Misteriosa mummia di un monaco buddista celata all'interno di una statua di Buddha

Misteriosa mummia di un monaco buddista celata all'interno di una statua di Buddha

Ciò che appare come una statua tradizionale di Buddha, risalente al 1100 d.C. circa, ha rivelato essere di più. Una TAC, eseguita da un'equipe del Medical Centre Meandro di Amersfoort, in Olanda, ha messo in luce che l'antica reliquia avvolge i resti mummificati di un maestro buddista, conosciuto come Liuquan della Meditazione della Scuola cinese. Il team di esperti condotto da Erik Bruijin, esperto di arte e di cultura buddista presso il Museo di Rotterdam, ha visionato le analisi e ha scoperto che gli organi del monaco furono manipolati prima della mummificazione.

I ricercatori erano coscienti del fatto che la statua fosse un sarcofago contenente resti umani, ma ciò che li ha sorpresi, dopo la tomografia computerizzata e l'endoscopia, è stato che prima della mummificazione gli organi interni furono sostituiti da dei rotoli di carta con scritte in cinese. Dopo la scannerizzazione la mummia verrà trasportata a Budapest, dove sarà esposta al Museo di Storia Naturale Ungherese fino a Maggio. Secondo il quotidiano che riporta la notizia (International Business Times), alcuni buddisti sono convinti che mummie come quella del maestro Liuquan non siano davvero morte, quanto piuttosto in uno stato avanzato di meditazione.

La storia della mummia di Liuquan ricorda quella della mummia del monaco ritrovato a Gennaio, mummificato in Mongolia nella posizione del loto, della quale riferimmo lo scorso 4 Febbraio su questo quotidiano.

lunedì 23 febbraio 2015

Erodoto e Piramide di Cheope: tempi e metodi di costruzione svelati in un recente studio

Erodoto e Piramide di Cheope: tempi e metodi di costruzione svelati in un recente studio


Il più intricato enigma legato al complesso mondo dell'Antico Egitto potrebbe essere prossimo a una soluzione, grazie alle ricerche di Diego Baratono, studioso di egittologia attivo all'Università di Torino, riguardo la costruzione della grande piramide di Cheope e di quelle attigue di Chefren e Micerino, sulla piana di Giza, nella periferia occidentale del Cairo.
Il luminare torinese è riuscito, con appropriati rilevamenti sul terreno, a provare l'esistenza all'epoca della costruzione delle tre piramidi (IV Dinastia, attorno al 2550 a. C.) di un terrapieno, da lui denominato “terzo livello della piana di Giza” una sorta di altura posta sopra il piano calpestato, che costituì il livello d'appoggio delle piramidi e dunque la base di lavoro, dove gli operai trasportarono i blocchi per la futura struttura. Gli enormi blocchi furono innalzati sulla sommità del terrapieno mediante l'utilizzo di slitte e di traversine in legno, capaci di far scorrere massi di elevato tonnellaggio e da lì furono prima calati "in situ" e poi sistemati con traiettoria sempre più orizzontale.
Una volta che la nuova costruzione raggiunse il livello del terrapieno, gli ingegneri egizi iniziarono a dar corpo all'imponente camera mortuaria e ai condotti, quasi tutti ad essa collegati; la piramide di Cheope fu poi completata utilizzando la camera del re come base d'appoggio per la parte terminale e per il ‘pyramidion': in questa fase finale gli operai verosimilmente utilizzarono le strutture sottostanti come punto d'appoggio per innalzare il materiale utilizzato per il vertice: in questa non agevole operazione si utilizzò un sistema di carrucole, che scorreva su un fianco della parte già eretta, ultimato solo alla fine.
Le più recenti campagne di scavo, verificate anche con prospezioni in altri siti, testimoniano come la scelta del terreno su cui erigere una piramide di notevoli dimensioni, fosse determinata

domenica 22 febbraio 2015

Archeologia in Sardegna. Monte Sirai, storia di un sito di 3000 anni fa

Archeologia in Sardegna. Monte Sirai, storia di un sito di 3000 anni fa
di Piero Bartoloni



La città di Monte Sirai si pone come strumento fondamentale ai fini di una maggiore conoscenza della civiltà fenicia e punica poiché il centro abitato, completo in ogni sua fondamentale componente, è privo di sovrapposizioni più tarde. Dopo il suo abbandono, avvenuto per motivi
non facilmente spiegabili attorno al 100 a.C., nulla è venuto a sconvolgere o a mutare in modo sia pure minimo la struttura del luogo.
L'insediamento di Monte Sirai è composto di tre grandi settori, che sono i fulcri scientifici e turistici dell'antico centro. Il principale è costituito dall'abitato, che occupa la parte meridionale della collina. Nella collina settentrionale è invece situato il tofet: è questo il luogo sacro nel quale erano sepolti con particolari riti i corpi bruciati dei bambini nati morti o defunti in tenera età. L'ultimo settore è costituito dalle due necropoli, collocate nella valle che separa l'abitato dal tofet. Si tratta di una necropoli fenicia a incinerazione, della quale ormai sono visibili unicamente delle fossette scavate nel piano di tufo, e una necropoli punica a inumazione, formate da tombe sotterranee, tutte visitabili.
Il centro di Monte Sirai nasce come abitato civile attorno al 740 a.C. e risulta particolarmente importante perché è situato lungo la via costiera, alla confluenza con la valle del Cixerri che conduce al Campidano. La sua fondazione come città si deve probabilmente ai Fenici di Sulcis o forse a quelli di un insediamento anonimo presso l'attuale Portoscuso. In ogni caso, da ciò scaturisce più che evidente la necessità, e anzi l'obbligo, di un'analisi globale del territorio che tenga conto di tutte le componenti storiche che parteciparono alla nascita, alla crescita e alle vicende della civiltà nella regione sulcitana. Pertanto, questa deve essere sempre considerata