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lunedì 25 maggio 2015

A Stonehenge scoperta la tomba di un giovane nato nel Mediterraneo nell'età del Bronzo.

A Stonehenge scoperta la tomba di un giovane nato nel Mediterraneo nell'età del Bronzo.
di Kate Ravilious

Una ricerca svela che il ragazzo con la collana d’ambra trovato qualche anno fa in una fossa funeraria a Stonehenge proveniva dal Mediterraneo.
Oggi abbiamo nuove testimonianze che dimostrano che i popoli dell'Età del Bronzo viaggiavano fin dalle coste del Mediterraneo, lontane più di 800 chilometri, per ammirare le grandi pietre sulla Piana di Salisbury, in Inghilterra.
Le analisi chimiche dei denti del ragazzo di 15 anni sepolto vicino la città di Amesbury, a circa 5 chilometri da Stonehenge, rivelano che proveniva dall'area del Mediterraneo. L'adolescente aveva una collana composta da 92 perle di ambra.
"Questo materiale esotico dimostra che apparteneva ai ranghi più elevati della società", dice l'archeologo Andrew Fitzpatrick della Wessex Archaeology, una società di Salisbury.
Per stabilire se il ragazzo fosse originario del luogo, i ricercatori del British Geological Survey (BGS) hanno misurato le differenze tra isotopi di ossigeno e di stronzio nei denti.
Il rapporto fra gli isotopi cambia secondo

domenica 24 maggio 2015

Archeologia. Nuovi dati sulla ragazza di Egtved, una danese vissuta nell’età del Bronzo.

Archeologia. Nuovi dati sulla ragazza di Egtved, una danese vissuta nell’età del Bronzo.

Le nuove analisi condotte sui resti della cosiddetta ragazza di Egtved, vissuta 3500 anni fa, scoperti in Danimarca nel 1921, rivelano uno stile di vita sorprendentemente cosmopolita.
Le nuove analisi condotte su questa celebre esponente dell'Età del Bronzo, indicano ad esempio che fosse nata altrove, e che durante la sua vita avesse viaggiato molto. Lungi dall'essere un tipo casalingo, la ragazza sembra invece incarnare uno spirito cosmopolita davvero moderno.
"Oggi ci consideriamo persone molto evolute, come se la globalizzazione fosse una novità", dice Karin Frei, archeologa del Museo nazionale danese, "Ma più studiamo la preistoria, più ci rendiamo conto che esisteva anche allora".
Per la ricerca, Karin Frei ha analizzato le variazioni nella composizione molecolare di un elemento (stronzio) ampiamente diffuso nel substrato terrestre e che si accumula nei tessuti vegetali e animali.
Le variazioni differiscono da

sabato 23 maggio 2015

Preistoria in Sardegna. Una chiacchierata con l’archeologo Riccardo Cicilloni

Preistoria in Sardegna. Una chiacchierata con l’archeologo Riccardo Cicilloni
di Mauro Atzei 

L'archeologia, almeno in Sardegna, sta attraversando un periodo di larga popolarità, grazie soprattutto alla diffusione dei social network che contano decine di migliaia di appassionati nei gruppi tematici, e grazie anche al rinnovato entusiasmo che si è creato intorno al fenomeno mediatico, ma sopratutto scientifico, del rinvenimento delle statue di Monte Prama e di altri reperti ad esse collegati.
La Sardegna viene definita, sia dagli appassionati, sia dagli addetti ai lavori, uno sterminato museo a cielo aperto. In questo quadro, la cultura nuragica, vista l'estrema abbondanza di monumenti e reperti lasciati sul territorio è la cultura antica più rappresentativa, e per questo dovrebbe essere molto conosciuta in Europa. Invece, per molti versi, è ancora sconosciuta fuori dall'isola. Parliamo di quest'epoca fondamentale cominciando proprio da Cagliari che, per importanza e grandezza, è forse il luogo nel quale è meno evidente la presenza di tracce di quell'epoca.

D) Quali sono le possibili emergenze nuragiche, oggi non più visibili nel territorio comunale cagliaritano?
R.C: “L’area di Cagliari e del suo hinterland ha restituito tracce di un passato plurimillenario, con una presenza umana che inizia dal VI millennio a.C. L’uomo preistorico ha infatti qui trovato un habitat molto favorevole, particolarmente ricco di risorse quali i terreni fertili e soprattutto il mare e le lagune. Durante l’età del Bronzo e del Ferro il territorio di Cagliari dovette essere intensamente frequentato, ma purtroppo la forte urbanizzazione dell’areale cagliaritano, dall’epoca punica e romana sino ai giorni nostri, ha sicuramente comportato la perdita dei

venerdì 22 maggio 2015

La traduzione della Stele di Nora. Oggi a Cagliari da Honebu, ore 19.

La traduzione della Stele di Nora. Oggi a Cagliari da Honebu, ore 19.




Questa sera, Venerdì 22 Maggio, alle ore 19.00, nuovo appuntamento da Honebu con "Il salotto della cultura", in Via Fratelli Bandiera 100 a Cagliari / Pirri.
Relatore sarà Salvatore Dedola, glottologo e linguista, che illustrerà, con l'ausilio di immagini, la sua interpretazione sulla celebre Stele di Nora, il più antico testo d'occidente scritto con caratteri fenici.
Ingresso libero. E' gradita la condivisione dell'evento.

Ecco, sotto, un articolo scritto da Dedola:


BITU RASU SA NUGURA, SA CA BE SARDIGNA SALOM.
CA SALOM SABA, MELK-ATEN BENU, SU BANU NUGURA LÛ PÛM Y
Cari amici, amiche,
quello che precede è il testo della Stele di Nora, trascritto con i caratteri di oggi. Chiunque può notare che il testo è scritto in lingua sarda: ovviamente si tratta di sardo arcaico.
Nonostante l’antichità (2900 anni), basta stare attenti, e il testo si capisce senza grandi sforzi, previa una spiegazione grammaticale. Ad esempio, BITU è la casa, il tempio, insomma ciò che è edificato (da cui nacque il sardo bidda ‘villaggio’); RASU indica il colmo, la sommità (ricordate su binu a rasu?, oppure su carru a rasu ‘carro riempito fino al colmo’?); NUGURA (Nora) richiama immediatamente l’attuale forma Nùgoro; e così via.
Questo testo – scritto coi caratteri alfabetici inventati prima del 1000 avanti l’Era volgare – è il più antico del Mediterraneo centro-occidentale. Precede ogni altro testo o scrittura: la scrittura greca, aramaica, ebraica, etrusca, osco-umbra, latina. La Stele di Nora ha la stessa età di quello che gli studiosi considerano il primo testo fenicio, ossia l’epigrafe-maledizione fatta scrivere dal re Ittibaal sul sarcofago di suo padre Ahiram di Tiro, grande amico di Davide e Salomone. Per intenderci, Ahiram fu colui che fornì i mastodontici cedri e cipressi del Libano per la costruzione del Tempio di Gerusalemme (mentre i mastodontici blocchi calcarei furono scavati in Giudea).
Insomma, possiamo ben dire che mentre SABA fondava Nora (giusto quanto recita la Stele), Salomone erigeva il Tempio al Dio d’Israele. Erano tempi grandiosi.
Io, per il vostro piacere, voglio presentare, tradurre e commentare questo testo venerando che rende grande la Sardegna (assieme alle statue di Monti Prama, le prime del Mediterraneo).
Quindi v’invito a venire presso l’associazione Honebu venerdì 22 maggio, alle ore 19, via Fratelli Bandiera n. 100, Pirri.
Vi abbraccio tutti. Salvatore Dedola

giovedì 21 maggio 2015

Scavo archeologico a Viterbo. Volete partecipare?

Campagna di scavo Civitella 2015


Ricevo da Alessandro Tizi, Direttore Gruppo Archeologico Romano sezione di Tuscani, e volentieri pubblico.

Il Gruppo Archeologico Romano Sezione di Tuscania, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale e del Lazio e con il Comune di Arlena di Castro (VT), organizza nel periodo dal 15 al 31 agosto 2015 la V Campagna di Scavo archeologico nel sito di Civitella ubicato nel comune di Arlena di Castro (VT) nell'ambito del progetto "Missione Civitella-Alle origini della nostra storia". Il sito fortificato medievale di Civitella, immerso nella natura selvaggia della Tuscia, fu fondato intorno al X sec. per poi raggiungere la massima fioritura tra il XII e il XIII sec. divenendo un baluardo difensivo indispensabile per la città di Tuscania fino alla sua distruzione durante il XVI sec.

Ma durante le precedenti indagini archeologiche sono state individuate tracce consistenti di una fase abitativa più antica, che copre un vasto arco cronologico dal X sec. a.C. all'epoca romana, le quali saranno oggetto di ricerca e analisi durante la campagna 2015.
Lo scopo della "Missione Civitella" è quello di studiare con precisione le tracce archeologiche e di valorizzarle al meglio con l'ausilio di tecnologie e tecniche all'avanguardia. 

Le quota di partecipazione è di 350 € per due settimane e di 250 € per una sola settimana. I partecipanti al campo, oltre a ricevere la tessera sociale, potranno partecipare a lezioni tecnico-pratiche di metodologia archeologica e conservativa e a due escursioni nelle città d'arte e nei siti archeologici più significativi della Provincia di Viterbo.


Per info sulla V Campagna di scavo rivolgersi a Alessandro Tizi: 3891125336 oppure tramite e-mail:gruppo.archeologico.tuscanese@gmail.com

La 2° Guerra Mondiale: nel 1944 l’attacco all’Abbazia di Montecassino

La 2° Guerra Mondiale: nel 1944 l’attacco all’Abbazia di Montecassino
di Claudia Cepollaro 

 Il 1944 segna un anno fondamentale per l’Italia della II Guerra Mondiale: è la fase della Resistenza, quella che vede le truppe alleate impegnate in combattimenti durissimi, molti dei quali vinti anche grazie all'aiuto della popolazione e dei partigiani uniti nella comune lotta contro le forze nazifasciste.
Nel Gennaio del ‘44 tutto il Centro-Nord della penisola era ancora nelle mani di Hitler e Mussolini, e l’obiettivo più importante in quel momento era liberare soprattutto la capitale: Roma.
Montecassino non fu un’impresa facile, la storia lo dimostra: tentare di prendere Roma da sud non è un’impresa facile. Annibale, ad esempio la raggiunse da nord attraversando le Alpi, e anche Napoleone, molti secoli dopo, affermò che “L’Italia è uno stivale. Bisogna entrarci da sopra”. Le truppe Alleate invece avevano iniziato la liberazione partendo dalla Sicilia e questo rallentò molto le operazioni. Il motivo era la presenza di zone montuose e scoscese tra Lazio e Campania, oltre che ai numerosi fiumi che si possono incontrare lungo il cammino.
Queste difficoltà erano note anche il primo ministro inglese Winston Churchill e il presidente statunitense Roosevelt, che pianificarono per questo due operazioni militari d’attacco: uno sbarco lungo la costa laziale dove si trova  la città di Anzio; e un attacco via terra lungo la 

mercoledì 20 maggio 2015

Archeologia: sequestro reperti di 2000 anni fa a Orroli, indagato tombarolo

Archeologia: sequestro reperti a Orroli, indagato tombarolo



Vasi, brocche, calici, anfore, frammenti di ossa, monete, provenienti da alcune regioni d'Italia, fra cui una necropoli del Sarcidano, e di varie epoche: dal I secolo a.C. al III d.C. E' il materiale sequestrato dai carabinieri nel sottoscala dell'abitazione di un 63enne di Orroli, denunciato a piede libero per detenzione di beni archeologici appartenenti allo Stato.
    "L'attività di indagine è nata da fonti confidenziali che ci hanno segnalato scavi clandestini da parte di tombaroli", ha spiegato il cap. Paolo Bonetti, della Compagnia di Isili, durante una conferenza stampa alla quale hanno partecipato anche la responsabile della Sovrintendenza di Sassari, Nadia Canu, e la funzionaria di restauro Eliana Natini, assieme al col.
    Saverio Ceglie del comando provinciale. "Le indagini ci hanno permesso di arrivare alla perquisizione della persona interessata e al ritrovamento dei beni archeologici, in parte nell'abitazione dell'interessato e in parte a casa di sua madre", ha aggiunto il cap. Bonetti. Materiale in alcuni casi conservato in buone condizioni.
    "Si tratta di pezzi provenienti in parte dalla Sardegna, e in parte dalla Puglia e dalla Toscana - ha sottolineato Canu - come un calice in ceramica di epoca ellenica ritrovato sicuramente in Puglia e una tubazione per acque bianche post medievale ritrovato verosimilmente in Toscana. Tutto il restante materiale è funerario proviene da una necropoli sarda. Ora è necessaria la collaborazione dell'indagato per poter dare un contesto agli oggetti rinvenuti". Le indagini proseguono in sinergia fra gli investigatori e gli studiosi della Sovrintendenza, anche per capire se vi sia un traffico clandestino con collezionisti. La persona denunciata avrebbe detto agli inquirenti di essere un appassionato della materia. "Per noi è importante tutelare e proteggere questi beni - ha detto il col. Ceglie - che rappresentano un'opportunità culturale e turistica della Sardegna".

Fonte: ANSA


Archeologia. Una tavoletta in cuneiforme del 1350 a.C. scoperta a Gerusalemme

Una tavoletta in cuneiforme del 1350 a.C. scoperta a Gerusalemme


























Uno staff di archeologi della Hebrew University, la più antica Università Israeliana, hanno portato alla luce a Gerusalemme un frammento di tavoletta risalente a circa 3350 anni fa. E’ il più antico esempio di scrittura mai trovato nella Città Santa.
Il manufatto è molto piccolo, appena 2 cm di larghezza per 2,8 di altezza, e riporta segni cuneiformi. E’ stato scoperto passando al setaccio il materiale di scavo di una torre del X  a.C. L’area del ritrovamento è a sud delle mura della Città Vecchia, nella Gerusalemme Est controllata da Israele. Il frammento farebbe parte di un documento degli archivi reali e testimonierebbe l’importanza della città di Gerusalemme già nel periodo del Bronzo Tardo.
Gli studiosi dell’Institute of Archaeology della Hebrew University confermano l’alta qualità del ritrovamento. Il testo fa parte di una missiva reale inviata dal re Gerusalemme al faraone egiziano Amenhotep IV, meglio conosciuto come Akhenaton, sposo della regina Nefertiti. Occorre aggiungere che la favorita del faraone era Kiya, una principessa straniera che gli diede un figlio celebre: Tutankhamon. Amenhotep IV è passato alla storia come il faraone eretico perché tentò di sostituire il dio Amon con un nuovo culto monoteista adoratore del dio Aton, in conflitto con il potente clero tebano. Alla stessa epoca del frammento israeliano risalgono le celebri tavolette rinvenute a El Amarna, che si ritiene siano parte degli archivi reali di Akhenaton.
In quel periodo sono attestate le prime testimonianze di Gerusalemme come città -stato indipendente, governata da un re.
Prima d’ora il più antico esempio di scrittura trovato a Gerusalemme era una tavoletta risalente al regno di Ezechia, da collocare tra la fine del VIII e l’inizio del VII a.C.

Foto: Hebrew University

martedì 19 maggio 2015

Religione degli Etruschi. Il Fegato di Piacenza, di Massimo Pittau

Religione degli Etruschi. Il Fegato di Piacenza        
di Massimo Pittau


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(NRIE 31; TLE, TETC 719; ET, Pa 4.2 - rec)

Premessa

Il «fegato di Piacenza» è un modellino in bronzo di un fegato di ovino, trovato nel 1877 propriamente a Gossolengo, in provincia di Piacenza. Esso è molto importante sia dal punto di vista della religione degli Etruschi, sia da quello della loro lingua. Infatti porta inciso in lingua etrusca e dentro apposite 40 caselle, il nome di alcune decine di dèi e di semidei o “teonimi” e doveva avere, rispetto alla «disciplina etrusca» e, più di preciso, alla aruspicina od epatoscopia, la finalità di sussidio mnemonico ad uso dell'aruspice e di sussidio didattico a vantaggio dei discepoli-apprendisti. Questo modellino bronzeo di fegato trova riscontro in altri trovati in Etruria ma fatti di terracotta, del tutto simili, a quelli trovati, in numero di circa 30, nella lontana Babilonia. E questa notevole corrispondenza costituisce evidentemente una importante conferma dell'origine medio-orientale degli Etruschi.
Intanto c'è da premettere che come documento linguistico il fegato di Piacenza appartiene al periodo del neo-etrusco, cioè, storicamente, al periodo ellenistico, tra i secoli IV e I avanti Cristo, come è chiaramente dimostrato anche dalla lunga serie di dèi e semidei greci che vi risultano incisi accanto a quelli propriamente etruschi.
È poi da precisare che, allineati e separati l'uno dall'altro, come sono, in altrettante caselle, i nomi degli dèi e dei semidei non offrono propriamente un "contesto linguistico", per cui ai fini della "traduzione" di ciascuno non è possibile trarre lumi dal nome di un altro vicino oppure lontano. In altre parole dico che noi non abbiamo di fronte delle “frasi”, ma abbiamo solamente

lunedì 18 maggio 2015

Archeologia in Sardegna. Pozzo sacro di Milis, a Golfo Aranci, abbandonato a sé stesso?

Archeologia in Sardegna. Pozzo sacro di Milis, a Golfo Aranci, abbandonato a sé stesso?


L’edificio si trova a monte di Golfo Aranci e per raggiungerlo bisogna uscire da Olbia e prendere la litoranea di Pittulongu (strada provinciale 82). Giunti alla stazione di Golfo Aranci, si prosegue a piedi lungo la linea ferroviaria per circa 300 metri fino a trovare il pozzo, dietro un muretto di cemento. 
Il pozzo fu parzialmente demolito nell'Ottocento, per costruire la stazione. Si conservano la scala di 40 gradini e la grande camera del pozzo. È costruito con filari regolari di conci di scisto, calcare e granito, accuratamente lavorati. C’è da osservare che la scala oggi è chiusa da un muro di recente costruzione. La pregevole copertura a gradoni del