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venerdì 24 ottobre 2014

Trovata una Bibbia di 1400 anni fa in cui ci sarebbe scritto che Gesù non è stato crocifisso. Fake o realtà?

Trovata una Bibbia di 1400 anni fa in cui ci sarebbe scritto che Gesù non è stato crocifisso. Fake o realtà?


Con tutte le cautele del caso, e suggerendo che potrebbe trattarsi di una notizia costruita ad hoc da qualche organizzazione, o individuo, che vuole screditare il Vaticano, ho pensato di proporre questo breve articolo su un ritrovamento poco chiaro del Vangelo di Barnaba


Attualmente esposto nel Museo Etnografico di Ankara, il libro contiene il Vangelo di Barnaba, un discepolo di Cristo, il quale afferma che Gesù, non è stato crocifisso e non è il figlio di Dio, ma solo un profeta. Il libro, inoltre, apostrofa l’apostolo Paolo come un impostore. Il libro sostiene anche che Gesù ascese al cielo vivo, e che Giuda Iscariota fu crocifisso al suo posto. Un articolo del National Turk riporta che la Bibbia è stata sequestrata ad una banda di contrabbandieri durante un’operazione in un porto siriano. L’articolo afferma che la banda è stata accusata di contrabbando di antichità, scavi illegali e possesso di esplosivi. Il libro è valutato 40 milioni di lire turche, oltre 30.000 euro.
Secondo i rapporti, le autorità religiose di Tehran insistono sul fatto che il libro sia originale. È scritto con lettere d’oro in aramaico, la lingua di Gesù. Il testo mantiene una visione simile a quella dell’Islam, contraddicendo gli insegnamenti del Nuovo Testamento del cristianesimo. Gesù prevede anche la venuta del Profeta Maometto, che avrebbe fondato l’Islam 7 secoli dopo. Si ritiene che durante il Concilio di Nicea, la chiesa cattolica raccolse a mano i vangeli che formano la Bibbia come la conosciamo oggi, omettendo il Vangelo di Barnaba e altri a favore dei quattro vangeli canonici: Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Vari testi biblici sono comparsi nel corso del tempo, compresi quelli del Mar Morto e i Vangeli Gnostici, ma questo libro in particolare sembra preoccupare il Vaticano che ha chiesto alle autorità turche di poterne esaminare il contenuto tramite una commissione di esperti nominati dal Vaticano stesso.


Fonte: http://gazzettinoweb.altervista.org/trovata-bibbia-1500-anni-in-ce-scritto-gesu-non-crocifisso/ 

giovedì 23 ottobre 2014

L’incontro tra i Fenici e gli indigeni nel golfo di Oristano, in Sardegna

L’incontro tra i Fenici e gli indigeni nel golfo di Oristano, in Sardegna
di Laura Napoli e Elisa Pompianu


Il presente intervento ha lo scopo di offrire un quadro aggiornato sulle modalità d’incontro sorte tra i Fenici e gli indigeni nell’attuale regione di Oristano, ubicata sul versante centro-occidentale della Sardegna. La scelta di focalizzare la nostra attenzione su una particolare area geografica dell’isola nasce dalla convinzione di una concreta specificità delle strategie insediative messe in atto dalla componente levantina in Occidente, fortemente influenzata dal contesto ambientale e dalle diverse comunità indigene con cui si dovette relazionare. Appare sempre più chiaro, infatti, come le forme di interrelazione e di integrazione sorte tra i Fenici e le civiltà autoctone presenti nel Mediterraneo antico dovettero seguire percorsi affatto lineari, bensì scanditi da processi microstorici distinti ed esclusivi anche all’interno di una stessa regione. Nello specifico, l’oristanese (fig. 1) si presenta particolarmente stimolante in quanto il progresso delle ricerche archeologiche ivi condotte, unitamente alla messa a punto di alcune cronologie su contesti già noti, permettono di effettuare una rilettura delle testimonianze materiali disponibili sull’argomento. L’evoluzione della civiltà nuragica nelle fasi finali dell’età del Bronzo appare una necessaria premessa per cogliere appieno le trasformazioni avvenute nella successiva Età del Ferro con il concretizzarsi della presenza levantina sull’isola. Dal punto di vista urbanistico, uno degli sviluppi più significativi è, a nostro avviso, la definitiva connotazione di alcuni spazi pubblici quali luoghi volti a raccordare la vita comunitaria e tutte le attività ad essa connesse. Le “capanne delle riunioni”, sorte all’interno di numerosi villaggi indigeni, riflettono la nascita e la definitiva affermazione di una società gerarchizzata il cui potere doveva risiedere nelle mani di una classe ristretta; i “templi a pozzo”, invece, sembrano divenire il punto d’incontro tra i differenti cantoni nuragici e l’epicentro dove più spesso si palesano i contatti con il mondo coloniale. Nel contempo le comunità nuragiche che popolavano la regione cominciano a realizzare un’accorta selezione delle sedi dei loro stanziamenti abbandonando i siti meno favorevoli ad un controllo del territorio e delle materie prime da esso offerte. Questo processo evolutivo trova il suo apice nel corso dell’età del Ferro e ha come naturale conseguenza una decisiva rarefazione delle testimonianze materiali riferibili alla cultura indigena sia all’interno della stessa regione di Oristano sia, più in generale, nell’intera isola di Sardegna. Contrariamente alla tendenza diffusa tra alcuni studiosi, tale situazione è a nostro avviso inquadrabile nell’ambito di una riorganizzazione territoriale funzionale a nuove esigenze piuttosto che a un presunto declino della civiltà nuragica.

mercoledì 22 ottobre 2014

Perché le Chiese più antiche sono orientate astronomicamente verso est?

Perché le Chiese più antiche sono orientate astronomicamente verso est?
di Pierluigi Montalbano




Prima del XII d.C. le Chiese erano edificate secondo i canoni costruttivi e soprattutto di orientamento, stabiliti già nelle Costituzioni Apostoliche redatte nei primi secoli del cristianesimo. Sin dagli albori del cristianesimo era diffusa la tradizione di orientare i templi o più in generale i luoghi di culto verso la direzione cardinale est (Versus Solem Orientem) in quanto per i cristiani la salvezza era collegata alla generica direzione cardinale orientale.Infatti Gesù aveva come simbolo il Sole (Sol justitiae, Sol invictus, Sol salutis) e la direzione est era simbolizzata dalla croce, simbolo della vittoria.Nel Medioevo le chiese erano generalmente progettate a forma di croce, generalmente latina, con l'abside orientato ad est. L'ingresso principale era quindi posizionato sul lato occidentale, in corrispondenza dei piedi della croce in modo che i fedeli entrati nell'edificio camminassero verso oriente simboleggiando l'ascesa di Cristo. La direzione orientale corrisponde a quel segmento di orizzonte locale in cui i corpi celesti sorgono analogamente, dal punto di vista simbolico, alla stella della nascita di Cristo, nota come "la stella dell'est". Le chiese dovevano assolvere agli aspetti puramente liturgici quindi le istruzioni che venivano date agli architetti in fase di progettazione si basavano su tutta una serie di indicazioni tratti dalla simbologia liturgica della religione cristiana. Era poi l'architetto ad impiegare Matematica, Geometria e Astronomia al fine di esprimere simbolicamente la funzione liturgica del culto.

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martedì 21 ottobre 2014

I Pelasgi, di Pierluigi Montalbano

I Pelasgi
di Pierluigi Montalbano


Gli antichi autori raccontano che i Pelasgi abitarono la Grecia e vari territori mediterranei: Caria in Asia Minore, Creta, Sicilia, Italia meridionale, Etruria. Prima di giungere in Grecia miscelandosi con le genti elleniche, li conosciamo attraverso confuse notizie, ad esempio che un loro gruppo emigrò dalla Tessaglia in Atene e da Atene in Lemno. Sono attribuiti ai Pelasgi i resti di mura megalitiche presenti ad Atene, nelle coste tirreniche e in altri luoghi costieri mediterranei.  Gli storici dell’Ottocento (Cuoco, Micali, Gioberti) hanno provato a fornire alcune interpretazioni sull'origine, la stirpe, la lingua, la civiltà dei Pelasgi. La ricerca linguistica e gli scavi archeologici, rivelando parzialmente la natura delle civiltà preelleniche, cioè dimostrando per un lato l'esistenza delle civiltà minoica e micenea, per un altro lato chiarendo origini e affinità etniche dei popoli dell'Italia antica, hanno sminuito il mito pelasgico. Sul carattere leggendario delle tradizioni sui Pelasgi occorre dire che i Greci avevano un vago ricordo di genti di stirpe diversa preesistenti alla loro immigrazione, ma della storia, lingua, religione, residenza precisa di queste popolazioni non avevano più alcuna nozione, perciò deformarono i loro ricordi con costruzioni fantastiche. La base di queste fantasie, l'esistenza dei Preelleni, ha dunque un nucleo di verità, ma tutti i particolari sono privi di valore, a cominciare dal nome stesso di Pelasgi. Infatti, il nome di una regione della Tessaglia, la Pelasgiotide, ci dice che i Pelasgi erano gli abitanti di questa regione, e con il termine si indicavano gli “abitanti della pianura", contrapposto a Macedoni, che significa "abitante in montagna.

Una festa a Cagliari per brindare al nostro "Quotidiano di storia e archeologia": un milione di visite, superato il primo traguardo.

Una festa a Cagliari per brindare al milione di visite: sabato 25 Ottobre, alle ore 18.

Oggi sono felice, e ogni piccolo traguardo superato aumenta la consapevolezza di aver fatto le scelte giuste. A tre anni dall’inizio, il nostro quotidiano di storia e archeologia ha superato un milione di ingressi. Mi ritrovo ad assistere a delle cifre esponenziali che fanno crescere la soddisfazione per aver riservato qualche momento libero della giornata per dedicarlo a una passione: l’indagine sul nostro passato. Inizialmente non mi aspettavo tali cifre, ma la convinzione che l’archeologia fosse un argomento elitario, ossia una disciplina per pochi, è scomparsa strada facendo. Tanti lettori sono presenze abitudinarie nelle varie pagine, altri ci finiscono per caso perché in cerca di argomenti specifici e altri tramite passaparola. Sta di fatto che la maggior parte di essi ritornano e coinvolgono altre persone. Ci sono argomenti a cui tengo tanto, come quelli sui traffici commerciali nel Mediterraneo antico e quelli sulla civiltà nuragica, di cui parlo spesso, e so che almeno in piccola parte sto dando il mio contributo per farli conoscere sempre più al grande pubblico. Fra le tante mail che ricevo quotidianamente dai lettori, una buona parte riguardano la scarsa visibilità che ha la storia della Sardegna nei libri di scuola. Molti di voi auspicano l’inserimento delle vicende sarde all’interno del programma istituzionale di storia, o comunque un approfondimento mirato a cura degli insegnanti. A scuola apprendiamo tutto ciò che fece Carlo Magno ma pochi sanno che la Sardegna era parte integrante dell’impero romano d’Oriente, ed era governata da Bisanzio. Si studia a fondo l’epoca dei comuni e delle signorie ma si ignorano le vicende dei Giudicati. Le ricche testimonianze archeologiche costituiscono una traccia da seguire per la ricostruzione storica del nostro passato, e ringrazio quanti, con scritti e suggerimenti, hanno dato un contributo, e continuano a farlo, alla ricostruzione di quel mosaico di frammentari tasselli che oggi formano la storia dell’isola. Non ho mai pensato alla durata di vita di questo blog e ho sempre cercato di farlo coincidere con gli impegni lavorativi che crescono sempre e rubano il tempo ad esso, ma la volontà di mandarlo avanti c’è ancora e il numero di ospiti che ogni giorno mi tengono compagnia mi spinge a portare avanti questo progetto. Ringraziandovi ancora per la compagnia, vi invito a partecipare attivamente e a mantenere vivo questo spazio culturale. Sabato pomeriggio, a partire dalle 18.00, sarò lieto di brindare con voi nei locali di Cagliari (Pirri) in Via Fratelli Bandiera 100. Per l’occasione sarà esposta, in anteprima, una mostra di fotografie intitolata “Indonesia, vite parallele”, presente l’autore che racconterà la sua esperienza. Sarà allestita anche una suggestiva mostra di pietre a forma di uccelli che, secondo la proposta dell’autore, erano dei veri e propri messaggeri verso le divinità.

Nell'immagine: il Re Pastore di Sorso



lunedì 20 ottobre 2014

Cartagine: una superpotenza in difficoltà

Cartagine: una superpotenza in difficoltà
di Aldo Ferruggia


Ho letto nei giorni scorsi diversi interessanti post imperniati su un'ipotesi di fondo che recita grossomodo: Cartagine non era una superpotenza nel VI secolo ed anzi, le ha sempre buscate in giro per il Mediterraneo; in una tale situazione era impossibile un trattato con Roma che sancisse l'entrata della Sardegna nella sua sfera d'influenza.
Gli studiosi di storia sarda mi perdonino l'intromissione in una discussione così approfondita ma spero che quanto da me rilevato nello studio sulle Guerre Greco-Puniche possa servire per la comprensione del quadro generale. Farò in questa sede appunti sul metodo e sul merito con cui si è affrontata la questione.
Sul metodo innanzitutto, faccio notare che talora è trapelata una certa insofferenza nei confronti di specialisti che sulla questione hanno vedute più tradizionali. Io non ho titolo per giudicare nessuno, facendo il medico, e quindi mi astengo da tale atteggiamento. Vorrei poi sottolineare la differenza ontologica tra espansionismo fenicio ed espansionismo greco. La semitica Cartagine non aveva nel DNA la guerra, tanto naturale agli indoeuropei Greci, questi sì portatori di una visione che esaltava il valore militare. Le conquiste puniche sono spesso creazioni di empori, nuovi mercati, nuove possibilità di guadagno; sono covi di mercanti, non sono città generatrici di schiere di “falangiti”. Naturale che un siffatto popolo non avesse una grande fortuna militare in Sardegna. I Greci invece “arpionarono” immediatamente l'entroterra siculo creando grandi chorai,  i cui confini tendevano naturalmente a dilatarsi all'infinito, se nessuno si fosse opposto.  Della loro scarsa propensione al “corpo a corpo” i Punici erano perfettamente coscienti e quindi, dando fondo alle loro infinite riserve auree ed argentee si ersero a spauracchio della grecità grazie ad eserciti mercenari.
Furono efficaci nel VI secolo? Veniamo al merito.

. Sul mare vennero battuti in una serie di scontri che permisero ai Focei di attestarsi sulla sponda nord del Mediterraneo.

. In Sicilia i Cnidi di Pentatlo ed i Selinuntini furono sconfitti da Phoinikes [1] alleati agli Elimi.

. Poi i Focei ci provarono al largo di Alalia, ma vennero fermati da Punici e Tirrenoi. I Greci dovettero sloggiare; io la vedo come una vittoria ai punti dei Cartaginesi.

. Poi gli spartani ci provarono in Cirenaica, ma qui il loro insediamento fu spazzato via da una coalizione di locali e di Cartaginesi.

. Allora i Dori saltarono in Sicilia fondando Eraclea, città distrutta da una coalizione capeggiata da Cartagine.

Circa poi la vexata quaestio del passo di giustino/Orosio, lo stesso passo rileva che Malco infeliciter aveva combattuto in Sicilia, ma aveva compiuto anche imprese fortunate sull'isola ed in Africa, e che quindi in quegli anni non avvennero solo rovesci punici.

E allora? Superpotenza sì o no? Piena espansione coloniale sì o no?

Cartagine era in difficoltà, non la vedo in espansione nel IV secolo. Ciononostante, aggredito da diverse parti, il gigante fu in grado di opporsi, con discreto successo, all'ondata colonizzatrice greca, secondo la linea rodano-cirenaica: le battaglie della fase coloniale avvennero in gran parte nei pressi di tale linea ideale, grossolanamente parallela all'asse maggiore della penisola italica. Viste le dimensioni di questo impegno bellico direi che l'etichetta di superpotenza(e così la pensa il prof. Pittau), l'unica del VI secolo, è pienamente meritata. Il catenaccio punico insomma, se escludiamo le sconfitte con i Focei, funzionò.

La mia idea infine, circa il 509, deriva dalla logica: il prof. Pittau scrive: “E' da escludersi assolutamente che Roma, dopo la gravissima crisi...fosse in grado di entrare in un rapporto bilaterale di intese con Cartagine, che allora era la più grande potenza del Mediterraneo”. Ora, Cartagine era una superpotenza sì, ma, come abbiamo visto, non proprio in salute per colpa dei Greci! Se lo fosse stato Pittau avrebbe ragione e invece proprio la difficoltà di Cartagine rende plausibile l'idea di un trattato tra una Cartagine in debito d'ossigeno ed una Roma in difficoltà. Cartagine in pratica, voleva ritagliarsi una sorta di esclusività sulla Sardegna, prima ancora di aver esteso su di essa una vera eparchìa. Roma accettò di buon grado vista la sua situazione. Insomma, due paure si sommarono e ne nacque un trattato.
Ringrazio Pierluigi per lo spazio concessomi.

Aldo Ferruggia (www.areablog.net)


[1] Non è difficile immaginare che il termine possa estendersi ai Cartaginesi; in ogni caso pochi anni dopo Cartagine insedia a Selinunte un tiranno filo-punico, e la città per mezzo secolo rimase nell'orbita punica. Nella battaglia d'Imera la ritroviamo ancora a fianco dei Cartaginesi.

domenica 19 ottobre 2014

Il Malocchio e i rimedi tradizionali per curarlo.

Il Malocchio e i rimedi tradizionali per curarlo.
di Fabrizio e Giovanna


Questo articolo, scritto il 18 Giugno 2011 dagli amici Fabrizio e Giovanna (redattori del Mulino del Tempo) è il più letto nel blog "Il Mulino del Tempo" e ritengo sia interessante proporlo nel quotidiano on line per richiamare l'attenzione dei lettori sulle pratiche legate a ideologie ancora in uso presso le nostre comunità, e diffuso a carattere internazionale con altre denominazioni.

Il Malocchio è una pratica malefica che affonda le sue radici nel passato più remoto; le modalità di trasmissione, come lascia intendere la parola, passa dallo sguardo, infatti si dice che gli occhi abbiano la capacità di trasmettere all’esterno le forze nascoste nel corpo.
Si parla di Malocchio anche nella mitologia dei popoli antichi, lo sguardo rabbioso delle donne dell'Illiria poteva uccidere, il gigante Balor delle leggende celtiche poteva addirittura trasformare il suo unico occhio in un'arma letale e Medusa aveva la capacità di tramutare in pietra chiunque incontrasse il suo sguardo.
Il potere degli occhi viene attribuito soprattutto agli esseri umani sospettati di stregoneria, in particolar modo alle donne.
Secondo la tradizione alcuni esercitano involontariamente con il semplice atto di posare lo sguardo su un'altra persona. I sintomi del malocchio sono, a livello fisico, mal di testa frequenti senza averne mai sofferto prima e senza una causa patologica, cattivo umore e sindrome depressiva; possono accadere degli eventi negativi spesso all'interno della famiglia, come ad esempio una immotivato abbandono da parte del partner, un guasto alla macchina o eventi di estrema gravità .
Il Rito Magico contro il Malocchio elimina tale influenza ripulendo l'Aura, riportando il soggetto nello stato psicofisico di prima, cessando immediatamente gli eventi nefasti di cui era vittima .
Esistono diversi modi per proteggersi dal malocchio, nella tradizione popolare troviamo un sistema che consiste nell'inviare un fiore per nove giorni consecutivi alla persona che ci ha fatto il maleficio. Il metodo funziona soltanto se i fiori sono inviati con un sentimento di sincera amicizia.
Il più delle volte il malocchio agisce sulla sfera sessuale: ecco perchè, secondo una vecchia usanza, toccandosi i genitali si viene protetti dal malocchio.
Nel caso in cui il malocchio sia stato trasmesso, esistono dei riti atti a debellarlo che variano a seconda della regione e della località.

Domus romane a Capoterra, incombe colata d'asfalto, un tesoro incustodito e in balia incuria

Domus romane a Capoterra, incombe colata d'asfalto, un tesoro incustodito e in balia incuria
ANSA


Resti di abitazioni di epoca romana, mura antiche, pavimentazione di pietra di fiume, frammenti di anfore e altro ancora. Tutto nascosto a Capoterra, in località Guardia Longa, tra i cantieri per la realizzazione della attesissima nuova Sulcitana, la strada a quattro corsie che collegherà Cagliari con Pula, passando accanto alla Saras. La scoperta e il rischio che tutto ciò possa essere coperto da una colata d'asfalto, è delle associazioni Sardegna Sotterranea, Aloe Felice e Cavità cagliaritane.
"Ci sono - spiegano i responsabili - due siti archeologici di rilevante importanza in via Danubio e in località Azienda agricola Is Piscinas, a Capoterra, un vero e proprio tesoro incustodito e in balia dell'incuria e che rischia di essere coperto dall'asfalto. Infatti ci passa sopra la nuova strada".
Si tratta di due estesi complessi residenziali d'età romana abbandonati e, come riferiscono i cittadini di Capoterra, le ruspe ci passano accanto. Gli scavi vanno avanti da sei mesi, ma poi si sono fermati e queste vestigia del passato sono coperte da un telone strappato, le trincee di scavo sono ora invase dalle sterpaglie e dai rifiuti trasportati dal vento.
Le associazioni hanno già segnalato il caso al ministero per i Beni archeologici. Secondo gli addetti ai lavori, probabilmente questi siti furono usati anche nel Medioevo con ipotesi di frequentazioni bizantine e sottoterra, nei cantieri tra via Danubio e l'Azienda agricola Is Piscinas, potrebbe essere presente una vasta ed intera città, con strade e domus antiche, meritevoli di tutela. Questi beni potrebbero diventare un'attrattiva turistica, a due passai dalla nuova strada.


sabato 18 ottobre 2014

I nuovi scavi a Monte Prama. I giganti nuragici osservano gli archeologi al lavoro, di Pierluigi Montalbano

I nuovi scavi a Monte Prama. I giganti nuragici osservano gli archeologi al lavoro
di Pierluigi Montalbano

Quaranta anni fa, nell’oristanese, l'aratro di un contadino urtò contro una pietra sotto la quale era sepolto l'esercito dei Giganti di Monte Prama. Gli scavi portarono alla luce una trentina di statue di guerrieri in pietra d'arenaria che, oggi, hanno cambiato le certezze degli studiosi sull'arte e l’ideologia nuragica. Gli scavi nelle campagne di Cabras, sono ripresi cinque mesi fa con gli archeologi della Soprintendenza ai Beni archeologici per le province di Cagliari e Oristano e dell'Università di Sassari, e alla fine di settembre dal sito archeologico sono riemersi altri due guerrieri giganti, ma non si è trovata l’ipotizzata terza statua interrata sotto le precedenti. Sono più integri, e differenti per postura, rispetto ai precedenti. Proprio in questi giorni è cominciata la delicata operazione di trasferimento degli ultimi due al Museo di Cabras. Ci sono volute due ore per inserire la prima statua in un telaio di legno, chiuderla in una cassa e caricarla con una gru su un camion. Anche il secondo gigante, l'unico finora trovato con la testa ancora attaccata al collo, è stato prima chiuso in una gabbia di legno, poi imbragato con robuste fasce e quindi sollevato dal braccio di una gru e deposto sul cassone del camion che lo ha trasportato lentamente sino al museo distante 10 km. Il primo, quasi integro, privo di piedi e testa, potrebbe essere assemblato con i piedi posti su un basamento recuperato qualche settimana prima. A differenza dei precedenti guerrieri con guanto armato e scudo sulla testa, questo ha la mano destra e lo scudo stretti sul petto e sul fianco, come il celebre bronzetto nuragico dell’850 a.C. ritrovato nella tomba etrusca di Vulci, a Viterbo, epoca in cui la grande statuaria greca era ancora da venire. Questo ritrovamento di eccezionale valore storico e culturale ha richiamato in Sardegna studiosi da tutto il mondo perché cambia notevolmente l’immagine dei sardi nuragici ipotizzata fino a oggi. Verosimilmente sarà riscritta parte dell'epopea umana nel Mediterraneo, nella quale i nuragici occupano una posizione privilegiata sotto vari punti di vista: la centralità dell’isola lungo le rotte mediterranee, la perizia artistica e architettonica, l’ideologia religiosa legata al mondo dei defunti, all’acqua, al sole e alla luna.