Diretto da Pierluigi Montalbano

Ogni giorno un nuovo articolo divulgativo, a fondo pagina i 10 più visitati e la liberatoria per testi e immagini.

Directed by Pierluigi Montalbano
Every day a new article at the bottom of the 10 most visited and disclaimer for text and graphics.
History Archaeology Art Literature Events
Storia Archeologia Arte Letteratura Eventi

Translate - Traduzione - Select Language

lunedì 30 marzo 2015

Archeologia. Negli scavi di Tel Aviv, scoperta birra egiziana di 5mila anni fa

Archeologia. Negli scavi di Tel Aviv, scoperta birra egiziana di 5mila anni fa

 


Una birreria a Tel Aviv non è una novità, ma di 5.000 anni fa ed egiziana è qualcosa di diverso. Archeologi israeliani hanno, infatti, rinvenuto frammenti di ceramiche usate per fare la birra nella città ”che non dorme mai” ad un passo dalle avveniristiche Torri Azrieli svettanti nello skyline di Tel Aviv. La scoperta – hanno spiegato gli studiosi- rivela la presenza sul posto di una popolazione egiziana che data al 1500 a.C., in piena età del Bronzo. 

Nel corso degli scavi, gli archeologi hanno trovato 17 fosse, usate probabilmente come magazzino di prodotti agricoli, dove erano conservate centinaia di ceramiche di tipologia egiziana, verosimilmente utilizzate per conservare la birra. Si tratta della prima evidenza di un insediamento egiziano nel centro di Tel Aviv durante quel periodo e, se fosse confermata la prima impressione, si tratterebbe del villaggio egizio realizzato più a nord in quel periodo. 
Immagini di http://it.euronews.com

domenica 29 marzo 2015

La funzione di Stonehenge era quella di sostenere un altare per essere più vicini al cielo?

La funzione di Stonehenge era quella di sostenere un altare per essere più vicini al cielo?


Lo storico Julian Spalding ha avanzato una nuova ipotesi su Stonehenge. A suo parere, le pietre circolari servivano a sostenere una piattaforma sopraelevata per l'esecuzione di riti ancestrali. Una rampa, o delle scale, avrebbero portato i sacerdoti sulla piattaforma. Con il passare dei millenni, le pietre sono rimaste, ma il legno si è decomposto.
Che si trattasse di un tempio druido, di un calendario astronomico o di un centro per le guarigioni, il mistero di Stonehenge ha alimentato un dibattito senza fine nel corso dei secoli.
Alle varie ipotesi avanzate, si aggiunge quella proposta dallo storico Julian Spalding, ex direttore di alcuni dei più importanti musei del Regno Unito.
A suo parere, il cerchio di pietre preistorico era in realtà un antico altare utilizzato per avvicinarsi al cielo.
I megaliti non sarebbero stati utilizzati per celebrare riti a livello del suolo, ma per sostenere una gigantesca piattaforma di legno circolare in grado di sostenere il peso di centinaia di persone e sulla quale venivano effettuare le cerimonie religiose.
"Si tratta di una teoria completamente diversa rispetto a quelle avanzate in precedenza", spiega Spalding al Guardian. "Tutte le interpretazioni finora proposte potevano essere ritenute plausibili. Ma abbiano studiato Stonehenge nel modo sbagliato, da terra, cioè da un punto di vista tipico del XX secolo. Non abbiamo considerato cosa pensassero i costruttori quando hanno concepito il monumento".
Secondo lo studioso, bisogna guardare ad altri monumenti simili in altre parti del mondo, come quelli scoperti in Cina, Perù e Turchia, i quali sono stati costruiti per dirigersi "verso l'alto" e con geometria circolare, legati anch'essi ai movimenti celesti.

"Nei tempi antichi, nessuna cerimonia spirituale sarebbe stata

sabato 28 marzo 2015

Chiese romaniche dei monaci vittorini nel Meridione sardo

Chiese romaniche dei monaci vittorini nel Meridione sardo
di Roberto Coroneo



Prima di analizzare il contributo che l’ordine dei monaci benedettini provenienti dall’abbazia di San Vittore di Marsiglia diede alla costituzione del patrimonio architettonico sardo, è opportuna una sintesi degli avvenimenti storici che precedono l’avvento della civiltà monastica in Sardegna.
Nel VI secolo l’imperatore Giustiniano, che governò l’impero romano dopo il trasferimento della sua capitale da Roma a Costantinopoli (oggi Istanbul in Turchia), concepisce il progetto ambizioso di riunificate l’impero romano riportando sotto il controllo della corte quei territori occidentali che, posti all’estremità occidentale dell’Europa, erano caduti in mano ai cosiddetti barbari. Si tratta di quei regni romano barbarici che si erano formati a seguito della crisi della parte occidentale dell’impero romano. Il progetto prevede la riconquista dell’Africa, occupata dai Vandali che avevano stabilito un regno che aveva come centro Cartagine; dell’Italia, caduta sotto il controllo del regno ostrogotico di Teodorico; della Spagna, che era andata incontro a un destino storico che l’aveva portata sotto il regno dei Visigoti. Essendo un progetto impegnativo e costoso, Giustiniano riesce a realizzarlo solo in parte.
Nell’ambito di questo progetto, la riconquista dell’Africa nel 533-534 viene realizzata nel corso di una guerra lampo e porta al controllo da parte dell’impero bizantino anche della Sardegna. Si determina così una prima importante particolarità della storia della Sardegna. Mentre il resto d’Italia cade prima sotto il controllo dei Longobardi, poi sotto Carlo Magno entrando nell’orbita dell’impero carolingio, poi segue

venerdì 27 marzo 2015

Significato e origine del toponimo Rimini

Significato e origine del toponimo Rimini
di Massimo Pittau


Rimini (Romagna) deriva dal lat. Ariminum, che è da connettere coi cognomina lat. Ariminus, Ariminensis (RNG) e probabilmente da confrontare col gentilizio etr. Armne, Armni, Armnia.
Fra le glosse greco-etrusche c’è anche quella ricordata da Strabone (XIII 4, 6) e da Esichio (pg. 244): etr. árhimos «scimmia» (ThLE¹ 415, 417). È pertanto verosimile che il gentilizio etr. Armne/i/ia in origine fosse un cognomen, cioè un soprannome che significava appunto «scimmia». Di certo gli Etruschi conoscevano le scimmie non soltanto per i loro noti rapporti coi Cartaginesi, ma anche perché le vedevano nelle isole Pitecuse (dal greco píthekos «scimmia») del golfo di Napoli, proprio di fronte alla città etrusca di Capua. Del resto questa conoscenza è dimostrata anche dalla «Tomba della Scimmia» di Chiusi. Si deve però precisare bene che non era propriamente il toponimo Ariminum ad implicare il riferimento alla scimmia, ma lo era soltanto il gentilizio etr. Armne/i = lat. Ariminus, quello che diede nome allo stanziamento umano nel sito, all’inizio probabilmente una «fattoria o tenuta» oppure un «predio o possedimento» appartenente a un certo individuo chiamato appunto Armne/i. Gli antroponimi, in tutti i domini linguistici, finiscono sempre col diventare opachi, ossia del tutto privi di significato per la coscienza dei comuni parlanti.
Infine la presenza, anzi il dominio degli Etruschi nelle terre dell’odierna Romagna è una cosa del tutto certa e nota sul piano storico; basti citare le due città etrusche di Adria e di Spina (vedi), vicine proprio a Rimini.
Inoltre è certo che la forma odierna del toponimo nella sua terminazione conserva un regolare locativo latino (Arimini), mentre la caduta della vocale iniziale può essere stata l’effetto di una errata interpretazione, pur’essa locativa, a Rimini; esattamente come è avvenuto per Brindisi, derivato dal lat. Brundisium e soprattutto per Girgenti, che era la forma popolare e diretta di Agrigento, precedente al recupero della forma classica avvenuto in epoca fascista, forma popolare che presuppone appunto un locativo Agrigenti (TIOE 65-66; DICLE 37).

Nell'immagine: la tomba etrusca degli auguri, a Tarquinia.
Fonte www.lagodichiusi.altervista.org

giovedì 26 marzo 2015

Videocorso di archeologia, quindicesima lezione: Le Capanne delle riunioni

Videocorso di archeologia, quindicesima lezione: Le Capanne delle riunioni
Università di Quartu Sant'Elena
Riprese di Fabrizio Cannas
Relatore Pierluigi Montalbano

Alla fine del secondo millennio, in Sardegna si smette di costruire le torri nuragiche. L'attività edificatoria di quell'epoca si sposta verso strutture destinate a contenere delle assemblee con funzioni civili, dotate di un bancone/sedile realizzato nel perimetro interno e di alcuni elementi forse dedicati alla religiosità:  una vasca, una serie di nicchie nelle pareti e un altare in pietra a forma di nuraghe posto sopra un basamento al centro della capanna, una sorta di totem simbolico che fungeva da ombrello protettivo della comunità. Per alcuni studiosi si tratta di tribunali.

Il corso dell'anno accademico 2014/2015 si svolge nell'aula magna dell'Università di Quartu Sant'Elena, ogni martedì alle ore 17.00, in Viale Colombo 169.
Con la collaborazione dell'istituto, del videomaker Fabrizio Cannas e del docente, Pierluigi Montalbano, saranno offerte sul canale Youtube tutte le lezioni di archeologia previste nel programma. L'accesso è libero e gratuito.
I lettori sono invitati a proporre suggerimenti per migliorare la fruibilità o altre caratteristiche.
Se qualcuno fosse interessato a collaborare, ad esempio inserendo i sottotitoli in inglese, sarebbe il benvenuto. Per visionare le lezioni è sufficiente cliccare sui link sotto.
Buon ascolto e buona visione.

15° Lezione: Le Capanne delle Riunioni

14° Lezione: Dai Nuraghi a Tholos all'urbanizzazione

13° Lezione: Le guerre dei Popoli del mare

12° Lezione: I micenei nel Mediterraneo

11° Lezione: La Civiltà Minoica e la talassocrazia

10° Lezione: Le antiche ceramiche sarde

9° Lezione: I Nuraghi a Tholos

8° Lezione: Architetture funerarie, le Tombe di Giganti


7° Lezione: I nuraghi a corridoio e il Sistema Onnis


6° Lezione: L'alba della Civiltà Nuragica

5° Lezione: Le Domus de Janas e il culto dei defunti


4° Lezione: Dall'età della pietra all'età dei metalli

3° Lezione: Le prime civiltà del Mediterraneo


2° Lezione: scavo, stratigrafia, fonti e materiali

mercoledì 25 marzo 2015

L'origine della lingua sarda. Conferenza a Cagliari sabato 28 Marzo, ore 09.30, Pinacoteca, nella Cittadella dei Musei.

Scrittura: la trasmissione delle conoscenze.
In occasione della conferenza organizzata da ETSI a Cagliari per sabato 28 Marzo, alle ore 09.30, nella sala convegni della Pinacoteca, nella Cittadella dei Musei, con ingresso libero, ho pensato di scrivere un breve articolo introduttivo alla giornata. Buona lettura e...partecipate numerosi, ci saranno alcune sorprese.


La scrittura è stata, da subito, uno strumento del potere per esercitare meglio il proprio governo sulla popolazione, e come tale essa va studiata. Chiunque veda altro nella scrittura, ossia uno strumento per comunicare con le divinità, o una serie di crittogrammi segreti per escludere la popolazione dalla comprensione della scrittura, manca il bersaglio e non comprende l'essenza stessa della scrittura, che è comunicazione.
Con il termine scrittura si indicano i sistemi di tracce grafiche dotate di significati che gli uomini hanno utilizzato per conservare e comunicare pensieri e informazioni dai tempi più antichi fino a oggi. Dai graffi incisi sulle pareti delle grotte in epoca preistorica agli ideogrammi e fino alle scritture cuneiformi, nel corso di qualche migliaio di anni i sistemi di trasmissione approdarono alla scrittura alfabetica, uno strumento semplice per riprodurre il suono delle parole. Da quel momento fiorirono, in tutto il mondo, le scritture alfabetiche, molte delle quali sono ancora in uso.
Nella preistoria, le lingue orali mostravano un problema di difficile soluzione: la conservazione scompariva nel giro di poche generazioni. Con lo stabilizzarsi dell’organizzazione sociale si rese necessaria una lingua più stabile e qualche gruppo umano iniziò a esprimere le sue idee realizzando con graffi e colori una serie di immagini, aprendo una nuova strada che lo avrebbe portato all’invenzione della scrittura.
L’inizio del percorso vede

martedì 24 marzo 2015

La Lingua Etrusca: Grammatica e Lessico, di Massimo Pittau

La Lingua Etrusca: Grammatica e Lessico.
di Massimo Pittau
Professore Emerito dell'Università di Sassari



Ricevo, e volentieri pubblico, la versione integrale della II edizione, riveduta e migliorata, del libro del Prof. Massimo Pittau. (N.d.r.)

Indice
Abbreviazioni e Sigle                               Pag. 4
Bibliografia Essenziale …........................... “  5  
Avvertenze ......................................... “  8
Introduzione ....................................... “  10
Area ed epoca di diffusione della lingua etrusca ... “  11
Valenza storico-culturale della lingua etrusca ..... “  12
La "gorgia toscana" ...............................  “  15
Difficoltà nello studio dell'etrusco ..............  “  16
L'etrusco lingua indoeuropea? ...................... “  21
Il materiale documentario .......................... “  24
Fonologia  ................................. “  26
L'alfabeto etrusco ................................. “  26
Le convenzioni grafiche ............................ “  27
Tavola degli alfabeti ....   ....................... “  30
La pronunzia dell'etrusco .......................... “  30
Le vocali .......................................... “  31
Le variazioni vocaliche ............................ “  32
La iterazione vocalica ............................. “  33
I dittonghi e le semivocali ........................ “  33
Le consonanti ...................................... “  34
Consonanti deboli e forti .......................... “  36
Le consonanti sibilanti ............................ “  39
Le altre consonanti ................................ “  41
La sincope delle vocali ............................ “  43
Apocope, anaptissi e protesi ....................... “  44
Morfologia ................................ “  44
Il nome ............................................ “  44
Il genere .......................................... “  44
L'antroponimia ..................................... “  45
I prenomi maschili ................................. “  47
I prenomi femminili ................................ “  48
Il gentilizio ....................................... “  49
Le desinenze del plurale ............................ “  51                       
La declinazione del nome ............................ “  53
Il nominativo ....................................... “  54
Il genitivo ......................................... “  54
Il genitivo rideterminato ........................... “  58
Il genitivo patronimico fossilizzato ................ “  59                 
Il dativo ........................................... “  60
L'accusativo ........................................ “  62
L'ablativo .......................................... “  62
Il pertinentivo ..................................... “  63
Il locativo ......................................... “  64
La flessione di gruppo .............................. “  65
Alcuni sostantivi declinati ......................... “  66
Nomi di parentela e di rapporti sociali ............. “  67
Il diminutivo e l'accrescitivo ...................... “  68
Suffissi formativi dei sostantivi ................... “  69
L'aggettivo ......................................... “  70
Nomi di città, di regioni ed etnici ................. “  71
Il numerale ......................................... “  72
Numerali cardinali declinati ........................ “  75
I numerali ordinali ................................. “  76
Nomi di suddivisioni del tempo e dei mesi ........... “  76
Il pronome .......................................... “  77
I pronomi personali ................................. “  77
Aggettivi e pronomi indefiniti ...................... “  79
Aggettivi e pronomi dimostrativi .................... “  79
Declinazione degli aggettivi e pronomi dimostrativi . “  80
Le formazioni articolate ............................ “  81
L'articolo determinativo enclitico .................. “  82
Patronimico matronimico gamonimico pronominali ...... “  84
Il pronome relativo ................................. “  87
Il verbo ............................................ “  88
Il verbo copulativo ................................. “  88
L'indicativo presente ............................... “  89
Il futuro ........................................... “  89
Il passato o perfetto ............................... “  90
Il trapassato ....................................... “  92
L'esortativo ........................................ “  93
L'imperativo ........................................ “  94
L'imperativo negativo ............................... “  95
Il participio presente .............................. “  96
Il participio passivo e medio ....................... “  96
Il gerundio ......................................... “  98
Il gerundivo ........................................ “  99
La preposizione ..................................... “  100
L'avverbio .......................................... “  101
La congiunzione ..................................... “  102
Polisindeto ed asindeto ............................. “  103
Sintassi ..................................... “  104
L'apposizione ....................................... “  104
Il genitivo di appartenenza o possesso ................ “  104
Il genitivo di donazione o dedicazione ................ “  105
Il genitivo di età .................................... “  106
Il genitivo di nascita ................................ “  107
Il genitivo di tempo .................................. “  107
Il dativo di comodo o interesse ....................... “  108
Il dativo di appartenenza o di possesso ............... “  108
Il dativo di agente ................................... “  108
Il dativo di tempo .................................... “  109
L'accusativo posposizionale ........................... “  110
Il locativo temporale ................................. “  110
Aggettivo e participio sostantivati ................... “  111
L'ellissi della copula ................................ “  111
Il verbo impersonale .................................. “  112
L'ordine dei vocaboli ................................. “  112
Lessico della lingua etrusca .......................... “  113


lunedì 23 marzo 2015

Nuragici, Filistei e Fenici fra i monti della Sardegna: S'Arcu 'e is forros

Nuragici, Filistei e Fenici fra i monti della Sardegna: S'Arcu 'e is forros
di Maria Ausilia Fadda
(Per gentile concessione della fonte: Archeologia Viva).



L’antico villaggio alle falde del Gennargentu ha restituito una grande quantità di oggetti di bronzo e di ferro che lo attestano come il centro metallurgico più importante della Sardegna nuragica, in stretto rapporto di scambi con l’Etruria e il Levante tanto da riservarci la straordinaria scoperta di un’iscrizione in caratteri filistei e fenici graffita su un’anfora arrivata nell’isola insieme ad altri prodotti dell’Oriente mediterraneo.
Nel villaggio santuario di S’Arcu ‘e is Forros (Villanova Strisàili), risorge il più grande centro metallurgico della Sardegna nuragica, gestito da principi sacerdoti che coniugavano autorità religiosa, tecnologia e potere economico. Il sito era già noto dal 1986, e la campagna di scavo del 2010 si concluse con l’esplorazione di un tempio a megaron con altare interno e di un ambiente con forno per la lavorazione dei metalli inserito in un isolato abitativo composto da quindici vani che si affacciano su un grande cortile circolare con un focolare al centro. Nella parte più scoscesa di questo agglomerato si accedeva a un vano quadrangolare, un’officina, con l’ingresso ricavato da un varco aperto nel grande muro che delimitava esternamente tutti gli ambienti dell’isolato. Sul lato destro dell’officina si conserva un piano sopraelevato in muratura, sopra al quale sono i resti di quattro forni a fossetta a basso fuoco che fino al IX-VIII a.C. furono usati per la fusione del piombo e per il recupero del metallo delle offerte votive (in genere bronzetti figurati fissati con piombo su apposite basi). Uno dei pozzetti in prossimità dell’ingresso dell’officina, conservava diversi strati di piombo alternati a strati di argilla, con le impronte lasciate dal legno usato come combustibile. Sono stati trovati anche alcuni martelli in pietra con impugnature lavorate, che gli artigiani usavano per frammentare i pani di piombo. L’ultima fase di utilizzo di questi forni fusori può essere datata dalla presenza di una brocca askoide con ansa decorata a cerchielli e da una ciotola carenata, ambedue documentate tra le forme dei contenitori nuragici del IX-VIII a.C., che poggiavano sullo stesso piano di lavorazione al momento in cui l’officina fu abbandonata.

Lo scavo, nel 2011, di una capanna isolata ha restituito resti di brocche askoidi con decorazioni geometriche usate per contenere il vino che arrivava in Sardegna attraverso il mercato fenicio ed etrusco. Il rinvenimento delle brocche askoidi si può spiegare con l’esistenza del santuario, frequentato dai pellegrini che portavano offerte, e con la presenza di un complesso metallurgico capace di alimentare un vasto mercato. Le brocche askoidi di produzione nuragica ritrovate in Etruria (Populonia e Vetulonia), a Lipari, a Creta e a Huelva (costa dell’Andalusia), testimoniano una rete di scambi fra centri di estrazione e di lavorazione dei metalli che consolidavano i rapporti commerciali con la vendita di merci di lusso e di vino, offerto e consumato soprattutto nei santuari.
Un secondo gruppo di capanne è composto da

domenica 22 marzo 2015

Gli Shardana, i guerrieri dal cuore ribelle (Sherden)

Gli Shardana, i guerrieri dal cuore ribelle (Sherden)
di Pierluigi Montalbano


Le tracce più antiche degli Shardana (SRDN) si hanno nel Vicino Oriente, intorno al XV a.C., quando gli ambasciatori delle “Isole nel cuore del Grande Verde” sono raffigurati a Tebe nelle tombe dei visir Senmut, Useramon e Rekhmire nell’atto di portare doni per i faraoni Ashepsuth,Tuthmosis III e Amenofi II. La missione era finalizzata a ottenere l’autorizzazione per proseguire i commerci verso le rive asiatiche e mantenere l’indipendenza amministrativa dall’Egitto. Compaiono in processione, insieme ai principi di Kephtiu, e si distinguono per il colorito rosso bruno della pelle, per i lingotti ox-hide in rame che portano sulle spalle e per l’elegante vestiario. Appartengono alle stesse genti raffigurate due secoli dopo nei rilievi celebrativi dei maestosi templi dei faraoni Ramessidi. Hanno spade a lama triangolare e scudo rotondo, e sul capo portano un caratteristico elmo con le corna. Sono menzionati sui documenti egizi, dall’epoca di Amenofi IV (1370 a.C.) al regno di Meremptah (1220 a.C.), e nelle tavolette in argilla, scritte nel 1330 a.C. in cuneiforme, trovate nelle città di Amarna e Ugarit. In base ad alcuni riferimenti, quei testi citano genti con lo stesso nome di mercenari (denominati vignaioli) che combattevano nelle fila dei Mitanni durante le guerre ai tempi di Tuthmosis III e Amenofi II, ossia almeno al 1460 a.C.
Il più grande faraone della storia egizia, Ramesse II, li definì “guerrieri dal cuore ribelle, invincibili sul mare” e li assoldò fra le fila del suo

sabato 21 marzo 2015

L'eclissi che nel 585 a.C. fermò la guerra turca fra Lidi e Medi

L'eclissi che nel 585 a.C. fermò la guerra turca fra Lidi e Medi
Traduzione di Isabel Giustiniani 



Le eclissi di sole sono sempre state accolte con paura e male augurio dal momento che la maggior parte dei popoli antichi vedevano nel re degli astri la rappresentazione del potere degli dei, se non addirittura la rappresentazione celeste di uno di essi. Il sole era considerato fonte di calore e di vita (e su questo punto in particolare gli antichi non erano distanti dal vero) cosicché la sua improvvisa scomparsa induceva il terrore più assoluto tra la gente, interpretando il fatto come un segno di sventura, l'avvento del caos o il trionfo di qualche essere o divinità malvagia, a seconda della cultura. I cinesi vedevano nell'eclissi l'azione di un drago malvagio che mangiava il sole e per recuperarlo era necessario produrre più rumore possibile, oltre alle preghiere e i sacrifici, per spaventare il mostro e salvare così la stella. È notevole che, nonostante la cultura astronomica posseduta da queste persone, l'idea del cielo fosse ancora legata a concezioni religiose o mistiche. Si trattava in realtà più di astrologia, in quanto le stelle erano