Diretto da Pierluigi Montalbano

Ogni giorno un nuovo articolo divulgativo, a fondo pagina i 10 più visitati e la liberatoria per testi e immagini.

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mercoledì 5 agosto 2020

Sardegna. Scoperta la città mai trovata di Tibula. Articolo di Bartolomeo Porcheddu

Sardegna. Scoperta la città mai trovata di Tibula.

Articolo di Bartolomeo Porcheddu 


«Ma bella più di tutte è l’isola non trovata, quella che il Re di Spagna s’ebbe da suo cugino il Re di Portogallo, con firma suggellata e bulla del Pontefice, in gotico latino» canta Francesco Guccini nella sua “Isola non trovata”.

Tra le altre città non trovate, in Sardegna una in particolare ha fatto impazzire gli storici e gli archeologi per la sua misteriosa scomparsa. Si tratta della città di Tibula, situata nei pressi dell’importante crocevia di strade che percorrevano la Sardegna settentrionale. A Tibula, nonostante non si sapesse dove era situati, sono state dedicate

lunedì 3 agosto 2020

Il significato semantico di un quadro di Derain. Articolo di Alberto Zei

Il significato  semantico  di un  quadro di Derain

Articolo di Alberto Zei


Approfondimento dal punto di vista semantico dell’articolo su Derain, precedentemente pubblicato sul questo quotidiano (cliccare qui per aprirlo), con analisi delle motivazioni dell’autore del  quadro incompiuto raffigurante  Delano Roosevelt.

 “Le belve”

Sono stati pubblicati alcuni articoli con i  relativi commenti sul ritrovamento di un quadro del pittore francese André Derain,  uno dei caposcuola della tecnica delle “fauves”  ossia delle “belve”, così come sono stati tacciati pittori di questo stile nato alla fine del XIX  secolo,  per la violenza cromatica dei colori usati in modo quasi casuale, sia nei ritratti delle persone che nei paesaggi delle loro opere. André Derain era stato uno dei promotori di questa tendenza artistica insieme ai colleghi Matisse, Vincent  van Gogh, Henri Manguin, Maurice de Vlaminck, Charles Camoin ed altri ancora.

Questi pittori,  attraverso una sorta di protesta nei confronti della  società adagiata sul vecchio stile, intesero  esprimere con la loro intolleranza alla quiete, un incitamento al cambiamento: cambiamento di

domenica 2 agosto 2020

Archeologia della Sardegna. L’architettura funeraria dell’Età del Bronzo: le Tombe di Giganti. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. L’architettura funeraria dell’Età del Bronzo: le Tombe di Giganti.

Articolo di Pierluigi Montalbano


L’importanza cultuale delle Tombe di Giganti, luoghi nei quali si esprimeva una religiosità legata al culto dei defunti deposti fra le braccia della Madre Terra, è evidente per tutta l’Età del Bronzo in tutti gli angoli della Sardegna. Sono monumenti funerari realizzati in pietra nel corso del II Millennio a.C. e utilizzati come sepolture collettive che differiscono profondamente dalle Domus de Janas utilizzate in precedenza.  Come i nuraghi, queste particolari costruzioni megalitiche non hanno nulla di simile nell’Europa continentale. Presenti in tutta l’isola, questi sepolcri presentano una pianta rettangolare con abside posteriore, e sono edificati sovrapponendo grandi blocchi di pietra. La camera funeraria può superare i 20 metri di lunghezza e 2 di altezza, ed era completamente ricoperta da un tumulo di terra. Differentemente dal corpo funerario, che arriva ad anticipare i primi nuraghi a corridoio del XVIII a.C., la parte frontale della struttura, la facciata, è realizzata all’inizio dell’epoca delle torri nuragiche, intorno al XV a.C.. Essa ha davanti a sé un temenos a esedra, ossia uno spiazzo a semicerchio realizzato con pietre di varia dimensione conficcate a scalare nel terreno partendo dalla imponente lastra centrale, la stele d’ingresso, alta a volte sino a 4 metri d’altezza e sotto la quale si apriva un piccolo portello. 

mercoledì 29 luglio 2020

Archeologia della Sardegna. Il suono degli scudi oblunghi dei guerrieri-sacerdoti di Mont’e Prama. Articolo di Giovanni Ugas


Archeologia della Sardegna. Il suono degli scudi oblunghi dei guerrieri-sacerdoti di Mont’e Prama
Articolo di Giovanni Ugas

Alla ricerca del ruolo dei personaggi col pugno guantato
Nell’ampio panorama dell’arte scultorea sarda del I Ferro un posto rilevante è occupato dalle immagini maschili connotate dallo scudo oblungo, tenuto ora al fianco, ora sopra la testa. Nel suo magistrale catalogo “Le sculture della Sardegna Nuragica del 1966, Giovanni Lilliu definiva pugilatore l’immagine in bronzo con scudo oblungo sulla testa da Cala Gonone di Dorgali (n. 64) che, in precedenza, Doro Levi (1949) aveva riconosciuto in un cuoiaio per via del guanto che proteggeva la mano da una supposta lesina. Il Lilliu, richiamando lo scudo oblungo dei gladiatori Sanniti studiati da S. Ferri (1963) interpretava la figurina di Dorgali come un gladiatore-pugilatore, perché sarebbe caratterizzato dal caestus, cioè il “guantone armato da una “acuta prominenza metallica (di bronzo o di piombo)”, correlato con una fasciatura, una sorta di manicotto a protezione dell’avambraccio (brassard). Allo stesso tempo il Lilliu riteneva problematicamente che fosse un sacerdote-militare la

domenica 26 luglio 2020

Archeologia della Sardegna. Videoconferenza Honebu con l'archeologo Giovanni Ugas.

Archeologia della Sardegna. 
Videoconferenza Honebu con l'archeologo Giovanni Ugas.
Conduce Pierluigi Montalbano.
(Invito i lettori a iscriversi al canale you tube per ricevere gli aggiornamenti dei video)






Prosegue la rassegna archeologica "i venerdi Honebu" dedicata alla divulgazione scientifica del patrimonio culturale della Sardegna.
Venerdi 24 Luglio, in diretta facebook, si è svolto l'ultimo appuntamento:

L'archeologo Giovanni Ugas tratta i temi:

"La cultura San Ciriaco"

"Shardana e Sardegna"

Organizza Honebu, nell'ambito della rassegna archeologica "i venerdi Honebu"

E' visibile anche su facebook al link:

https://www.facebook.com/100001666287370/videos/3291790510886459/

giovedì 23 luglio 2020

Archeologia. Shardana, guerrieri sardi nel Vicino Oriente. Articolo di Gavino Guiso sulla conferenza di Pierluigi Montalbano a Olmedo




Archeologia. Shardana, guerrieri sardi nel Vicino Oriente
Articolo di Gavino Guiso sulla conferenza di Pierluigi Montalbano a Olmedo

Pierluigi Montalbano, nella conferenza tenuta a Olmedo il 24 Ottobre 2019 sul tema Shardana, seguendo il corposo lavoro editoriale dell’archeologo Giovanni Ugas, è stato molto chiaro ed eloquente: un popolo capace di costruire a secco i più grandi edifici megalitici dell’antichità dopo le piramidi, (il Nuraghe Arrubiu di Orroli e il Nuraghe Santu Antine di Torralba) non può essere immaginato come un popolo isolato ed incapace di muoversi. E difatti sta ormai emergendo con prepotenza un ruolo attivo dell’antica civiltà sarda nella storia e nell’economia del Mediterraneo. Con le navi sarde viaggiavano materie prime, utensili e uomini. Le prove di questa dinamica realtà sono riportate nei documenti micenei, siriani ed egizi. La famosa stele di Rosetta, trovata da Napoleone nel

mercoledì 22 luglio 2020

Archeologia, la Cultura San Ciriaco e la nascita delle Domus de Janas. Articolo di Pierluigi Montalbano.

Archeologia, la Cultura San Ciriaco e la nascita delle Domus de Janas.
Articolo di Pierluigi Montalbano.

Verso la metà del V Millennio a.C. iniziò in Sardegna una fase culturale che portò a una serie di innovazioni in campo economico, funerario e manifatturiero. E’ conosciuta come “cultura San Ciriaco”, e prende il nome da una chiesa di Terralba vicino alla quale furono trovate ceramiche simili a quelle di Cuccuru is Arrius di Cabras. A differenza della precedente fase Bonu Ighinu, si nota la scomparsa della decorazione, l’assottigliamento delle pareti dei manufatti e una accurata finitura delle superfici che diventano chiare. Fra le attività c’è un

martedì 21 luglio 2020

Archeologia della Sardegna. Videoconferenza Honebu con l'archeologo Franco Campus e lo storico Attilio Mastino. Conduce Pierluigi Montalbano.

Archeologia della Sardegna. 
Videoconferenza Honebu con l'archeologo Franco Campus e lo storico Attilio Mastino.
Conduce Pierluigi Montalbano.
(Invito i lettori a iscriversi al canale you tube per ricevere gli aggiornamenti dei video)



Prosegue la rassegna archeologica "i venerdi Honebu" dedicata alla divulgazione scientifica del patrimonio culturale della Sardegna.
Venerdi 17 Luglio, in diretta facebook, si è svolto un altro appuntamento con due studiosi:

Lo storico Attilio Mastino tratta il tema:
"I miti greci e latini e le dee della Sardegna isola d'occidente"

L'archeologo Franco Campus parla del Nuraghe Santu Antine e della promozione dei siti archeologici.

Organizza Honebu, nell'ambito della rassegna archeologica "i venerdi Honebu"

E' visibile anche su facebook al link:

https://www.facebook.com/pierluigi.montalbano/videos/3272260552839455/

giovedì 16 luglio 2020

Miti, Dei e Regine della Sardegna antica. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Miti, Dei e Regine della Sardegna antica.
Articolo di Pierluigi Montalbano



La storia della Sardegna antica ci è stata raccontata da autori greci e latini che la manipolarono e adattarono alle loro esigenze politiche, tuttavia, le tappe indicate dagli storici del V secolo a.C. trovano corrispondenze nei dati archeologici. Pausania e altri affermano che la stirpe sarda fu generata dalla Dea Madre Terra con la sua discendente più antica: Medusa, regina di Sardegna, un personaggio che pietrificava con lo sguardo, metafora della divinità che creò i menhir. Medusa è riportata anche come la regina delle Amazzoni che porta i suoi attacchi nel Peloponneso e assedia Perseo a Micene. Il padre di Medusa è Forcus (Phorcus), re del Mare e paredro della Dea Madre Terra, una sorta del greco Poseidone che col suo bastone con forcella avrebbe potuto reggere la volta celeste e aiutare i rabdomanti nella ricerca dell'acqua, il più prezioso fra gli elementi. Fra i bronzetti si notano alcune rappresentazioni che fanno pensare a questa divinità. Orfeo, Esiodo e Omero descrivono vicende legate all’epoca micenea, con i sardi che assediarono Creta al tempo di Talos, prima dell’arrivo degli argonauti di Giasone. Discendente di Medusa e Phorcus è Crisaore, padre di Gerione, un invincibile spadaccino; Gerione è Re di Tartesso, e difese le sue mandrie di buoi rossi da Eracle/Ercole, inviato nella sua decima fatica a Occidente dal Re di Micene, Euristeo.

Gerione, dunque, è nipote di Medusa e padre di Eritheia, la rossa che sposò Hermes, fratello di Eracle, da cui generò Norax (Norace). Ricordiamo che Eracle portò via la mandria di buoi rossi (metafora dei lingotti in rame ox-hide) proprio dall’isola che i greci chiamano Eritheia, un luogo strategico posto lungo la rotta del rame e dell’argento, e dello stagno proveniente dalle Cassiteriti, le isole della Cornovaglia. Altre figure di rilievo, inseribili a pieno titolo nella discendenza matrilineare legata all’isola, sono Sardòa, della dinastia regale di Micene, e Sarda, moglie di Tyrrenòs, fondatore della stirpe dei Tirreni.  Una delle prime figure maschili a comparire nella genealogia sarda è Norax - Norace. Sallustio racconta che fosse figlio di Hermes (fratello di Eracle) e di Eritheia la rossa, figlia di Gerione. Solino racconta che gli Iberi, guidati da Norace, provengono da Tartesso, una regione mineraria ricca d’argento e piombo, intermediaria dello stagno. Norace, nei suoi viaggi commerciali, fondò Nora. Solino aggiunge che gli Iberi erano in guerra con i Libi, e la pace arrivò con Aristeo, fondatore di Cagliari, che unì le genti dei due popoli. Nelle genealogie del Peloponneso, Perseo ed Eracle sono riferiti a 5 e 3 generazioni prima della guerra di Troia, avvenuta intorno al 1230 avanti Cristo nei conflitti scatenati dai Popoli del Mare. Perseo sarebbe da inquadrare circa al 1330 a.C. ed Eracle al 1290 a.C. Di conseguenza, l’uccisione della regina Medusa avvenne intorno al 1380 a.C., mentre Norace si collocherebbe cento anni dopo, ai tempi della guerra di Qadesh fra Ittiti ed Egizi.

E’ evidente che quando i fenici giunsero a Nora, intorno al IX a.C., come attestato sulla famosa stele, ossia nello stesso periodo in cui Didone, sorella di Pigmalione, Re di Tiro, fuggì rubando il tesoro del tempio e fondando Cartagine, la città di Nora era già florida essendo stata fondata da Norace almeno 400 anni prima. Se, come penso, la mitica Tartesso era una potenza commerciale che aveva come principale centro amministrativo la città di Tharros, se ne deduce che la popolazione mista iberico-sarda insediata nel Golfo di Oristano, fu artefice di quel miracolo commerciale che la letteratura riferisce alla mitica Tarsis biblica. C'è da rilevare, tuttavia, che gli archeologi posizionano Tartesso in Andalusia, alla foce del Guadalquivir. A mio parere, il territorio coloniale tartessico si estendeva dalla Nurra verso le coste occidentali sarde, comprendeva Tharros, proseguiva per Sulky, l'attuale Sant'Antioco, e giungeva fino a Nora e Karalis (Cagliari). Tartesso controllava i traffici marittimi provenienti dal golfo del Leone, dalle Baleari e dalle Bocche di Bonifacio, a dimostrazione di una talassocrazia commerciale sarda ancora non indagata dagli studiosi. Il cuore pulsante dell’economia del Mediterraneo Occidentale era Tharros, mentre tutti gli approdi-empori presenti lungo le coste costituivano l’ossatura di una potenza marittima che faceva del commercio il proprio cavallo di battaglia. 
Nel passaggio dall'età del Bronzo all'età del Ferro, le relazioni commerciali fra oriente e occidente furono agevolate da alleanze strategiche fra mercanti e indigeni. Seguendo il mito, i potenti clan nuragici si accordarono con i nuovi arrivati attraverso il richiamo a un eroe indigeno di matrice iberica, quel Norax-Norace, eponimo del nuraghe. Il sito di Nora conserva ancora il nome che evoca il nuraghe e l’eroe Norace, e c'è da osservare che l’antica denominazione di Minorca era Nure, come Nurra si chiama ancora la regione posta nel nord-ovest della Sardegna e Nure è anche il nome di un insediamento ubicato a nord di Alghero. I dati archeologici, linguistici e letterari, dunque, ci aiutano a individuare delle genti che giunsero in Sardegna dalla penisola iberica, diedero il nome alle isole Baleari, e si riconoscono nei Balari. Se gli Iberi sono da riconoscersi nei Balari, il loro eroe Norax si contrappose a Sardo, antenato dei Sardi e probabilmente dei Libi, che si stanziarono nel sud dell’isola. Pausania racconta che il più importante fiume sardo, il Tirso (Tharsos) segnava l’antico confine fra Iolei-Iliei (greci e troiani) a sud e “barbari” a nord. Questi ultimi sono da riconoscersi negli iberici Balari.

Nelle immagini:
I bronzetti denominati: "L'offerta della gruccia" e " Il Musico". Questi due personaggi potrebbero ricordare, invece, un rabdomante o la divinità Phorcus, il Dio del Mare.

Archeologia. I Sardi nella guerra di Troia. Riflessioni di Carlo D'Adamo

Archeologia. I Sardi nella guerra di Troia
Riflessioni di Carlo D'Adamo



La storiografia greca ha elaborato nel ciclo dell’epopea troiana il processo di crisi del sistema miceneo, mentre la storiografia egizia ha narrato parte dello stesso processo sotto il tema dell’invasione degli “Abitanti delle Isole del Grande Verde” che ordivano una “congiura” contro l’Egitto assalendo le sue coste e tentando un’invasione.
La sostanziale autoreferenzialità delle due tradizioni storiografiche impedì a Platone, al quale la tradizione egizia era giunta di seconda o di terza mano, di riconoscere nel racconto di Crizia (che egli riporta nel Timeo) gli stessi avvenimenti che i greci avevano già elaborato nei miti di Teseo e del ritorno degli Eraclidi e nella grande epopea della guerra di Troia.
Ma se noi ci misuriamo direttamente con Medinet Habu ed evitiamo il bypass “sacerdoti egiziani-Solone-Crizia-Platone” per accedere direttamente alle fonti che parlano degli Abitanti delle Isole del