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lunedì 18 gennaio 2021

Archeologia. Le origini di Pompei - La città tra il VI e il V secolo a.C., di Alessandra Avagliano, recensione di Felice di Maro.

Archeologia. Le origini di Pompei - La città tra il VI e il V secolo a.C.

Testo di Alessandra Avagliano

Series: Babesch Supplements, 33, pp.245,

edito da Peeters Publishers, 2018, Leuven - Belgium.

Recensione  di Felice Di Maro

Fase arcaica di Pompei, VI-V secolo a.C., con una descrizione dell’impianto urbanistico e dei santuari dentro e fuori le mura. È il risultato di studi mirati sia su lavori editi e sia su dati d’archivio inediti. Una guida, possiamo dire, mirata e articolata, con un apparato bibliografico, un’Appendice sulle tecniche edilizie e un catalogo dei rinvenimenti organizzato a livello topografico. L’Autrice ha elaborato una carta archeologica della Pompei preromana che è uno strumento fondamentale per le ricerche su Pompei, al riguardo un allegato al volume un cd-rom con una versione in digitale liberamente implementabile suddivisa in due tavole, ciascuna delle quali è predisposta per la stampa con il

sabato 16 gennaio 2021

Archeologia: Omero e Odissea. Ulisse ad Itaca. Articolo di Lydia Schropp

Archeologia: Omero e Odissea. Ulisse ad Itaca.

Articolo di Lydia Schropp

Con il  rientro di Ulisse ad Itaca assistiamo ad  un cambiamento di prospettiva notevole, perché ora l’eroe deve rientrare in possesso delle sue prerogative di re, che dopo venti anni di assenza, sono state usurpate da altri nobili Achei, e cioè dai pretendenti di Penelope, che non credendo più nel ritorno del loro re , pensano di assumerne il ruolo sposando la vedova . Dopo aver appreso il triste destino di Agamennone,  tradito dalla propria moglie ed ucciso dal suo antagonista, Ulisse sa di dover agire con la massima cautela e possibilmente nascondere la sua vera identità. Quindi i travestimenti e le “metamorfosi” di Ulisse giocano un ruolo importante, insieme ai suoi falsi racconti, che hanno uno sfondo storico, collocabile verso l’VIII-VII sec. a.C. , quindi molto dopo la conquista di Troia, ma

domenica 10 gennaio 2021

Archeologia della Sardegna. Il misterioso Recinto-Torre di Monte Baranta, nella Sardegna nord-occidentale. Descrizione e interpretazioni. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Il misterioso Recinto-Torre di Monte Baranta, nella Sardegna nord-occidentale. Descrizione e interpretazioni.

Articolo di Pierluigi Montalbano

Il monumento è sistemato sul bordo di un promontorio con vista sulla costa di Alghero e su una vasta porzione del territorio di Olmedo. Il complesso comprende un recinto-torre, una muraglia che racchiude un villaggio e un circolo megalitico con menhir.

L’edificio, a forma di ferro di cavallo con diametro di circa 20 metri, spessore murario di circa 5 metri e altezza che da 4 metri nel culmine degrada verso i lati fino a una zona di crollo sul limite della scarpata. Il materiale utilizzato per la costruzione è composto da grossi blocchi di trachite sovrapposti a secco e presenta zeppe di rincalzo. All’interno si notano pietre leggermente più piccole, sbozzate e disposte su

giovedì 7 gennaio 2021

Archeologia della Sardegna. Il “Capovolto”dei menhir? Il simbolo cosmico di Hator. Articolo di Gustavo Bernardino

 Archeologia della Sardegna. Il “Capovolto”dei menhir? Il simbolo cosmico di Hator.

Articolo di Gustavo Bernardino


 

Tra i tanti misteri che ancora circondano i reperti archeologici tramandati dai nostri antenati, uno in particolare ha creato una  sorta di record delle interpretazioni che i vari studiosi e appassionati hanno collezionato, tentando di capire il significato del simbolo che appare sulla parte alta di diversi menhir definito empiricamente “Capovolto”. Probabilmente tra le cause che rendono difficile capirne il significato, vi è proprio il fatto che il simbolo non va visto come capovolto ma deve essere interpretato nel suo insieme  e nel verso in cui si trova esposto. Altro possibile motivo di errore di decodificazione può essere stato il rifiuto da parte degli esperti di accettare l'ipotesi che i nostri antenati possano aver costruito e realizzato i manufatti che raccontano la storia più antica della nostra terra con un evidente e razionale collegamento alla astrologia e al grande potere che ne derivava per gli addetti ai

sabato 2 gennaio 2021

Archeologia e storia dei popoli. La potenza politica di Atene e la "macchina del fango", un espediente ancora oggi utilizzato dalla politica. Articolo di Matteo Riccò

Archeologia e storia dei popoli. La potenza politica di Atene e la "macchina del fango", un espediente ancora oggi utilizzato dalla politica.

Articolo di Matteo Riccò

La cosiddetta “macchina del fango” è uno degli ingranaggi più sfruttati dalla politica, non lo scopriamo certo oggi. Non credo stupisca nessuno, pertanto, che il caso più antico - ma probabilmente anche uno dei più celebri, risalga alla prima esperienza di democrazia occidentale, ovverosia all’antica Atene.

Si tratta del c.d. “scandalo delle Erme”, un episodio che talvolta trova ancora spazio nei programmi di storia delle scuole superiori, solitamente salutato dagli sbadigli annoiati delle scolaresche. Inconsapevoli, queste, di avere di fronte il prototipo di tutti i telefilm polizieschi e di tutte le serie politiche alla House of Cards di cui i nostri ragazzi sono, d’abitudine, avidissimi consumatori.

Ma andiamo con ordine, e partiamo dai fatti - quelli noti, almeno. Atene, anno 415 a.C., una notte imprecisata del mese di Targelione, ovverosia fra la metà di maggio e la metà di giugno del nostro calendario. E’ buio: è una di quelle notti di luna nuova in cui, nelle città antiche, l’oscurità regnava sovrana sugli angoli delle strade. Ed in cui, a meno di uscire in brigata, era meglio starsene in casa per evitare guai. A patto che di casa non si uscisse apposta per provocarli, i guai.

Come quella notte.

Quella notte, viene deciso il destino di migliaia di persone - eppure non scorre del sangue. Non

mercoledì 30 dicembre 2020

Archeologia della Sardegna, bronzetti sardi, Bronzo Finale/Primo Ferro.

 Archeologia della Sardegna, bronzetti sardi, Bronzo Finale/Primo Ferro.

Nelle figure antropomorfe legate alla sfera del sacro, una consuetudine rituale era quella di attenuare l'espressione o a drammaticità naturale con l'ausilio di una maschera.

In vari bronzetti, e nelle statue di Mont'e Prama, si nota un volto serafico, distaccato dalla realtà, a metà strada fra umano e divino.
Gli artisti sardi furono maestri nel rappresentare personaggi che non fanno trasparire preoccupazione o gioia nei volti, fanno parte di un mondo divinizzato, quasi indifferente agli eventi terreni.

sabato 26 dicembre 2020

Archeologia della Sardegna. Pozzo di Santa Cristina, Paulilatino. Età del Bronzo Finale, XII secolo avanti Cristo.

Archeologia della Sardegna. Pozzo di Santa Cristina, Paulilatino. Età del Bronzo Finale, XII secolo avanti Cristo. 


La via per l'illuminazione è ripida, costellata di pericoli, a volte buia. In Sardegna possiamo vivere un'esperienza iniziatica affascinante lasciandoci avvolgere dalla tessitura muraria che sapientemente ci conduce dal buio verso la luce, e meditando sulla bellezza architettonica che i nostri antichi avi ci hanno tramandato. 
Percorrere la scala che separa l'acqua dalla luce divina ci regalerà un'emozionante viaggio nel mondo nuragico.


Pierpaolo Secci commenta così:
"Osservando l'immagine che riprende l'interno del Pozzo Sacro di Santa Cristina che mette in evidenza il profondo significato rituale che relaziona l'Acqua alla Luce, non potevo che essere stimolato per evidenziare alcune mie riflessioni:
Se si osserva quella immagine, al di la di quello che può essere lo scatto fotografico, non si percepisce alcuna RISULTANTE PIANA o LINEARITA' RETTA.
Mi riferisco ai raffinamenti ottici che correggono l'impressione visiva dell'osservatore, cioè alla profonda differenza tra quello che vediamo e quello che è. A tal proposito, per chiarire, mi sembra opportuno citare un esempio che, anche se di un periodo e contesto diverso, ha fatto storia a livello mondiale.
Il Tempio Greco Classico, " Il Partenone", che venne realizzato sull'Acropoli di Atene dagli architetti Ictino, Callicrate e Mnesicle, con la supervisione scultorea di Fidia, non possiede nei suoi lineamenti architettonici principali, NEANCHE UNA LINEA RETTA. Eppure quando noi lo osserviamo anche attentamente vediamo tutte linee rette. ma in realtà le principali sono tutte LINEE CURVE lievemente sottese, dallo Stilobate al Basamento, dalle Colonne all'Architrave, dalla Trabeazione al Frontone. Le colonne d'angolo sono di sezione ellissoidale e non circolare, le stesse, come gradatamente anche le altre, sono lievemente inclinate, quelle angolari diagonalmente e quelle rimanenti del colonnato lievemente inclinate verso l'alto , verso l'interno.
Questo è il sottile linguaggio architettonico delle Antichità che ci deve far riflettere su tutte le ulteriori implicazioni che ne derivano quando contestualizziamo le nostre Antichità Monumentali Sarde.


mercoledì 23 dicembre 2020

Archeologia della Sardegna. Quali aristocrazie nella Sardegna dell’Età del Ferro? Articolo di Carlo Tronchetti

 Archeologia della Sardegna. 

Quali aristocrazie nella Sardegna dell’Età del Ferro?

Articolo di Carlo Tronchetti


 Giovanni Lilliu, nella sua ricostruzione della civiltà nuragica pone, nell’età del Ferro, la “stagione del­le aristocrazie” (Lilliu 1986). Questo concetto e questa definizione sono entrati nell’uso comune e sono stati utilizzati da parte di un gran numero di studiosi del mondo nuragico, senza mai mettere in discussione l’enunciato di partenza; pare opportu­no, adesso, rivedere la situazione oggettiva dell’iso­la in questo periodo, così come ricostruibile dalla documentazione archeologica esistente, basata sul supporto di ricerche metodologicamente più me­ditate e su analisi approfondite delle manifestazioni aristocratiche in ambito mediterraneo, grazie a sco­perte di notevole peso. Il fenomeno delle aristocrazie mediterranee è stato abbondantemente ed approfonditamente studiato (da ultimo Riva e Vella 2006), sia in generale che soprattutto nelle sue manifestazioni particolari e lo­cali. È fuor di luogo in questa sede ripercorrere le vicende delle concezioni aristocratiche dalla Grecia al lontano Occidente, che vedono

sabato 19 dicembre 2020

Archeologia della Sardegna. Ritrovata la città fantasma di Gemellas. Articolo di Bartolomeo Porcheddu

 Archeologia della Sardegna. Ritrovata la città fantasma di Gemellas

Articolo di Bartolomeo Porcheddu

 

«Monti, mari e fiumi attraverserò, dentro la tua terra mi ritroverai» sono le prime due strofe della canzone “Meravigliosa creatura” di Gianna Nannini, che invitano alla persistenza nella ricerca, perché, prima o poi, alla fine, “se sei nella mia terra, ti ritroverò”. Chi conosce il proprio territorio non può perdersi, né qualche estraneo può pensare di nascondersi senza essere visto. La nostra Madre Terra ci ha insegnato che possiamo sopravvivere dei suoi frutti, per resistere anche contro chi vorrebbe conquistarla. Coloro che hanno il controllo del territorio, per quanto piccolo possa essere, hanno un

lunedì 14 dicembre 2020

Archeologia della Sardegna. Il Sole di Omero risplende a Noeddale Articolo di Gustavo Bernardino

 Archeologia della Sardegna. Il Sole di Omero risplende a Noeddale

Articolo di Gustavo Bernardino

 

Non c'è soddisfazione maggiore, per un archeo-investigatore, di quella che si prova quando si sente di aver fatto una “scoperta”. E' una sensazione di grande gioia mista ad orgoglio che ripaga del lavoro di studio e ricerca, ore di lavoro e di impegno che però alla fine ti premiano. Considerato che siamo in  periodo natalizio, voglio regalare ai lettori la mia “scoperta” e condividere con loro ciò che ritengo possa servire alla comprensione del significato di specifici manufatti presenti in alcuni dei magnifici monumenti ricevuti in eredità di nostri avi. In due diversi articoli precedenti, ho proposto una tesi, sviluppata attraverso un ragionamento svolto con il supporto di immagini, secondo la quale i costruttori delle tombe ipogeiche presenti nel territorio del Nord-Ovest della nostra