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martedì 21 ottobre 2014

I Pelasgi, di Pierluigi Montalbano

I Pelasgi
di Pierluigi Montalbano


Gli antichi autori raccontano che i Pelasgi abitarono la Grecia e vari territori mediterranei: Caria in Asia Minore, Creta, Sicilia, Italia meridionale, Etruria. Prima di giungere in Grecia miscelandosi con le genti elleniche, li conosciamo attraverso confuse notizie, ad esempio che un loro gruppo emigrò dalla Tessaglia in Atene e da Atene in Lemno. Sono attribuiti ai Pelasgi i resti di mura megalitiche presenti ad Atene, nelle coste tirreniche e in altri luoghi costieri mediterranei.  Gli storici dell’Ottocento (Cuoco, Micali, Gioberti) hanno provato a fornire alcune interpretazioni sull'origine, la stirpe, la lingua, la civiltà dei Pelasgi. La ricerca linguistica e gli scavi archeologici, rivelando parzialmente la natura delle civiltà preelleniche, cioè dimostrando per un lato l'esistenza delle civiltà minoica e micenea, per un altro lato chiarendo origini e affinità etniche dei popoli dell'Italia antica, hanno sminuito il mito pelasgico. Sul carattere leggendario delle tradizioni sui Pelasgi occorre dire che i Greci avevano un vago ricordo di genti di stirpe diversa preesistenti alla loro immigrazione, ma della storia, lingua, religione, residenza precisa di queste popolazioni non avevano più alcuna nozione, perciò deformarono i loro ricordi con costruzioni fantastiche. La base di queste fantasie, l'esistenza dei Preelleni, ha dunque un nucleo di verità, ma tutti i particolari sono privi di valore, a cominciare dal nome stesso di Pelasgi. Infatti, il nome di una regione della Tessaglia, la Pelasgiotide, ci dice che i Pelasgi erano gli abitanti di questa regione, e con il termine si indicavano gli “abitanti della pianura", contrapposto a Macedoni, che significa "abitante in montagna. E’ dimostrato che gli abitanti della Pelasgiotide parlavano greco, e il nome venne a poco a poco sostituito da quello più generico di Tessali. Visto che il nome Pelasgi sparì e fu sostituito da altro nome diede la spinta a credere i Pelasgi una popolazione sparita e perciò di stirpe non greca: si scambiò insomma la sparizione di una denominazione con la sparizione del popolo correlativo. Ma, trasformati così i Pelasgi in Preelleni, era chiaro che essi non dovevano avere abitato solo la Tessaglia, ma dovevano avere occupato la maggior parte di quei luoghi, in cui era logico supporre che gli Elleni, arrivando nelle loro migrazioni, avessero trovato popolazioni preesistenti. Aiutarono a fissare tutte queste localizzazioni dei Pelasgi le similitudini della toponomastica greca. I Greci diedero sempre molta importanza alle somiglianze tra nomi: due persone o due luoghi che avessero nomi affini erano messi in relazione. Se si scorgeva che i nomi di alcune città della Tessaglia ritornavano in altre regioni della Grecia, si riteneva che quelle regioni fossero state occupate da Pelasgi. 

L'analogia aiutava poi a estendere ulteriormente le sedi dei Pelasgi, perché se in una regione si collocavano i Pelasgi, era naturale supporre che ci fossero stati anche in regioni vicine. Si aggiungano poi altre omonimie, come quella del citato muro pelasgico di Atene che non aveva nulla a che fare con i Pelasgi, e si vedrà quanti motivi concorressero a organizzare la distribuzione dei Pelasgi nel mondo greco. Inoltre, i Greci, come di solito interpretavano la sparizione di un nome etnico quale sparizione del popolo correlativo, così non riuscivano a concepire il lento assorbimento di una gente per opera di altre genti, perciò se i Pelasgi erano spariti dal mondo greco, dovevano essere emigrati. Vediamo qualche esempio con cui la fantasia greca ha lavorato sui Pelasgi. La poesia omerica considera pelasgica la città di Larisa e ritiene che essa fosse alleata dei Troiani durante la guerra. Di qui tutta una serie di congetture. Se Larisa era detta da Omero pelasgica, erano pelasgiche di origine tutte le Larise sparse nel mondo greco: già solo perciò nuclei pelasgici erano collocati in Attica, Argolide, Creta, Troade, Eolide, Magna Grecia. Era impossibile che Omero alludesse alla Larisa tessalica come alleata dei Troiani e così si preferì pensare che il centro dei Pelasgi fosse in Asia Minore nella Larisa della Troade, o in quella dell'Eolide. E chi preferì quest'ultima localizzazione giunse a concludere che tutti gli Eoli erano di origine pelasgica, ossia non Greci. D'altro lato Omero parlava anche di una "pelasgica Argo" e anche qui alludeva a una regione della Tessaglia. Ma naturalmente si ritenne che egli accennasse ad Argo nel Peloponneso e a poco a poco tutto il Peloponneso diventò pelasgico. Infine, Omero parlava di Pelasgi a Creta in un passo dell'Odissea (XIX, 178) ma non intendeva certo parlare di Creta come interamente pelasgica. Altra conseguenza tra le similitudini tra la toponomastica cretese e la toponomastica italica, e poiché occorreva spiegare come mai i Pelasgi non erano più a Creta, si concluse che i Pelasgi dovevano essere venuti in Italia. Se a Creta c'era un fiume Messapio e in Italia la Messapia, la spiegazione più ovvia era che i Pelasgi erano venuti da Creta a portare il nome di Messapia in Italia. Altrettanto avvenne per l'Attica, dove, come sappiamo, esisteva una Larisa e, ai piedi dell'Acropoli di Atene, un muro pelasgico, ma in età storica i Pelasgi non c'erano più, ed ecco supporre che fossero emigrati a Lemno, collegata all'Attica da una serie di omofonie. E poiché Omero non parla di Pelasgi in Atene e tanto meno in Lemno, si concluse che i Pelasgi giunsero ad Atene dalla Tessaglia dopo l'età omerica. Infine era ovvio che s'identificassero con i Pelasgi di Lemno i locali dell'isola, che furono in parte assoggettati in parte dispersi dalla conquista ateniese del VI a.C. Né la conquista ateniese di Lemno mancò di accrescere anche la leggenda pelasgica, perché a giustificarla s'immaginò che si volesse vendicare l'oltraggio fatto alle donne ateniesi, che festeggiavano Artemide in Braurone, dai Pelasgi costretti ad abbandonare l'Attica e a rifugiarsi in Lemno. Un altro esempio è offerto dall'omonimia di Gyrtone nella Pelasgiotide di Tessaglia con altre città (Kyrtone in Beozia, Gortina a Creta, Crotone in Magna Grecia) perché da tale omonimia dipende la localizzazione dei Pelasgi prima a Cortona e poi in genere in Etruria.
Erodoto ritiene che la sola Cortona fosse pelasgica, cioè pensa a un'isola pelasgica nel territorio etrusco. Ellanico invece, e altri dopo di lui, affermano che tutti gli Etruschi (o Tirreni) fossero Pelasgi, stabilendo così l'equivalenza tra il nome di Tirreni e quello di Pelasgi. Da qui la conseguenza che alcuni mitografi più tardi ritennero tirreniche, cioè etrusche, molte zone pelasgiche: ad esempio si favoleggiò che il muro pelasgico di Atene fosse stato costruito dai Tirreni. Altre ovvie identificazioni furono poi fatte tra Pelasgi, Lelegi e Carî appunto perché si ritenevano tutti e tre popoli preesistenti ai Greci.


Una festa a Cagliari per brindare al nostro "Quotidiano di storia e archeologia": un milione di visite, superato il primo traguardo.

Una festa a Cagliari per brindare al milione di visite: sabato 25 Ottobre, alle ore 18.

Oggi sono felice, e ogni piccolo traguardo superato aumenta la consapevolezza di aver fatto le scelte giuste. A tre anni dall’inizio, il nostro quotidiano di storia e archeologia ha superato un milione di ingressi. Mi ritrovo ad assistere a delle cifre esponenziali che fanno crescere la soddisfazione per aver riservato qualche momento libero della giornata per dedicarlo a una passione: l’indagine sul nostro passato. Inizialmente non mi aspettavo tali cifre, ma la convinzione che l’archeologia fosse un argomento elitario, ossia una disciplina per pochi, è scomparsa strada facendo. Tanti lettori sono presenze abitudinarie nelle varie pagine, altri ci finiscono per caso perché in cerca di argomenti specifici e altri tramite passaparola. Sta di fatto che la maggior parte di essi ritornano e coinvolgono altre persone. Ci sono argomenti a cui tengo tanto, come quelli sui traffici commerciali nel Mediterraneo antico e quelli sulla civiltà nuragica, di cui parlo spesso, e so che almeno in piccola parte sto dando il mio contributo per farli conoscere sempre più al grande pubblico. Fra le tante mail che ricevo quotidianamente dai lettori, una buona parte riguardano la scarsa visibilità che ha la storia della Sardegna nei libri di scuola. Molti di voi auspicano l’inserimento delle vicende sarde all’interno del programma istituzionale di storia, o comunque un approfondimento mirato a cura degli insegnanti. A scuola apprendiamo tutto ciò che fece Carlo Magno ma pochi sanno che la Sardegna era parte integrante dell’impero romano d’Oriente, ed era governata da Bisanzio. Si studia a fondo l’epoca dei comuni e delle signorie ma si ignorano le vicende dei Giudicati. Le ricche testimonianze archeologiche costituiscono una traccia da seguire per la ricostruzione storica del nostro passato, e ringrazio quanti, con scritti e suggerimenti, hanno dato un contributo, e continuano a farlo, alla ricostruzione di quel mosaico di frammentari tasselli che oggi formano la storia dell’isola. Non ho mai pensato alla durata di vita di questo blog e ho sempre cercato di farlo coincidere con gli impegni lavorativi che crescono sempre e rubano il tempo ad esso, ma la volontà di mandarlo avanti c’è ancora e il numero di ospiti che ogni giorno mi tengono compagnia mi spinge a portare avanti questo progetto. Ringraziandovi ancora per la compagnia, vi invito a partecipare attivamente e a mantenere vivo questo spazio culturale. Sabato pomeriggio, a partire dalle 18.00, sarò lieto di brindare con voi nei locali di Cagliari (Pirri) in Via Fratelli Bandiera 100. Per l’occasione sarà esposta, in anteprima, una mostra di fotografie intitolata “Indonesia, vite parallele”, presente l’autore che racconterà la sua esperienza. Sarà allestita anche una suggestiva mostra di pietre a forma di uccelli che, secondo la proposta dell’autore, erano dei veri e propri messaggeri verso le divinità.

Nell'immagine: il Re Pastore di Sorso



lunedì 20 ottobre 2014

Cartagine: una superpotenza in difficoltà

Cartagine: una superpotenza in difficoltà
di Aldo Ferruggia


Ho letto nei giorni scorsi diversi interessanti post imperniati su un'ipotesi di fondo che recita grossomodo: Cartagine non era una superpotenza nel VI secolo ed anzi, le ha sempre buscate in giro per il Mediterraneo; in una tale situazione era impossibile un trattato con Roma che sancisse l'entrata della Sardegna nella sua sfera d'influenza.
Gli studiosi di storia sarda mi perdonino l'intromissione in una discussione così approfondita ma spero che quanto da me rilevato nello studio sulle Guerre Greco-Puniche possa servire per la comprensione del quadro generale. Farò in questa sede appunti sul metodo e sul merito con cui si è affrontata la questione.
Sul metodo innanzitutto, faccio notare che talora è trapelata una certa insofferenza nei confronti di specialisti che sulla questione hanno vedute più tradizionali. Io non ho titolo per giudicare nessuno, facendo il medico, e quindi mi astengo da tale atteggiamento. Vorrei poi sottolineare la differenza ontologica tra espansionismo fenicio ed espansionismo greco. La semitica Cartagine non aveva nel DNA la guerra, tanto naturale agli indoeuropei Greci, questi sì portatori di una visione che esaltava il valore militare. Le conquiste puniche sono spesso creazioni di empori, nuovi mercati, nuove possibilità di guadagno; sono covi di mercanti, non sono città generatrici di schiere di “falangiti”. Naturale che un siffatto popolo non avesse una grande fortuna militare in Sardegna. I Greci invece “arpionarono” immediatamente l'entroterra siculo creando grandi chorai,  i cui confini tendevano naturalmente a dilatarsi all'infinito, se nessuno si fosse opposto.  Della loro scarsa propensione al “corpo a corpo” i Punici erano perfettamente coscienti e quindi, dando fondo alle loro infinite riserve auree ed argentee si ersero a spauracchio della grecità grazie ad eserciti mercenari.
Furono efficaci nel VI secolo? Veniamo al merito.

. Sul mare vennero battuti in una serie di scontri che permisero ai Focei di attestarsi sulla sponda nord del Mediterraneo.

. In Sicilia i Cnidi di Pentatlo ed i Selinuntini furono sconfitti da Phoinikes [1] alleati agli Elimi.

. Poi i Focei ci provarono al largo di Alalia, ma vennero fermati da Punici e Tirrenoi. I Greci dovettero sloggiare; io la vedo come una vittoria ai punti dei Cartaginesi.

. Poi gli spartani ci provarono in Cirenaica, ma qui il loro insediamento fu spazzato via da una coalizione di locali e di Cartaginesi.

. Allora i Dori saltarono in Sicilia fondando Eraclea, città distrutta da una coalizione capeggiata da Cartagine.

Circa poi la vexata quaestio del passo di giustino/Orosio, lo stesso passo rileva che Malco infeliciter aveva combattuto in Sicilia, ma aveva compiuto anche imprese fortunate sull'isola ed in Africa, e che quindi in quegli anni non avvennero solo rovesci punici.

E allora? Superpotenza sì o no? Piena espansione coloniale sì o no?

Cartagine era in difficoltà, non la vedo in espansione nel IV secolo. Ciononostante, aggredito da diverse parti, il gigante fu in grado di opporsi, con discreto successo, all'ondata colonizzatrice greca, secondo la linea rodano-cirenaica: le battaglie della fase coloniale avvennero in gran parte nei pressi di tale linea ideale, grossolanamente parallela all'asse maggiore della penisola italica. Viste le dimensioni di questo impegno bellico direi che l'etichetta di superpotenza(e così la pensa il prof. Pittau), l'unica del VI secolo, è pienamente meritata. Il catenaccio punico insomma, se escludiamo le sconfitte con i Focei, funzionò.

La mia idea infine, circa il 509, deriva dalla logica: il prof. Pittau scrive: “E' da escludersi assolutamente che Roma, dopo la gravissima crisi...fosse in grado di entrare in un rapporto bilaterale di intese con Cartagine, che allora era la più grande potenza del Mediterraneo”. Ora, Cartagine era una superpotenza sì, ma, come abbiamo visto, non proprio in salute per colpa dei Greci! Se lo fosse stato Pittau avrebbe ragione e invece proprio la difficoltà di Cartagine rende plausibile l'idea di un trattato tra una Cartagine in debito d'ossigeno ed una Roma in difficoltà. Cartagine in pratica, voleva ritagliarsi una sorta di esclusività sulla Sardegna, prima ancora di aver esteso su di essa una vera eparchìa. Roma accettò di buon grado vista la sua situazione. Insomma, due paure si sommarono e ne nacque un trattato.
Ringrazio Pierluigi per lo spazio concessomi.

Aldo Ferruggia (www.areablog.net)


[1] Non è difficile immaginare che il termine possa estendersi ai Cartaginesi; in ogni caso pochi anni dopo Cartagine insedia a Selinunte un tiranno filo-punico, e la città per mezzo secolo rimase nell'orbita punica. Nella battaglia d'Imera la ritroviamo ancora a fianco dei Cartaginesi.

domenica 19 ottobre 2014

Il Malocchio e i rimedi tradizionali per curarlo.

Il Malocchio e i rimedi tradizionali per curarlo.
di Fabrizio e Giovanna


Questo articolo, scritto il 18 Giugno 2011 dagli amici Fabrizio e Giovanna (redattori del Mulino del Tempo) è il più letto nel blog "Il Mulino del Tempo" e ritengo sia interessante proporlo nel quotidiano on line per richiamare l'attenzione dei lettori sulle pratiche legate a ideologie ancora in uso presso le nostre comunità, e diffuso a carattere internazionale con altre denominazioni.

Il Malocchio è una pratica malefica che affonda le sue radici nel passato più remoto; le modalità di trasmissione, come lascia intendere la parola, passa dallo sguardo, infatti si dice che gli occhi abbiano la capacità di trasmettere all’esterno le forze nascoste nel corpo.
Si parla di Malocchio anche nella mitologia dei popoli antichi, lo sguardo rabbioso delle donne dell'Illiria poteva uccidere, il gigante Balor delle leggende celtiche poteva addirittura trasformare il suo unico occhio in un'arma letale e Medusa aveva la capacità di tramutare in pietra chiunque incontrasse il suo sguardo.
Il potere degli occhi viene attribuito soprattutto agli esseri umani sospettati di stregoneria, in particolar modo alle donne.
Secondo la tradizione alcuni esercitano involontariamente con il semplice atto di posare lo sguardo su un'altra persona. I sintomi del malocchio sono, a livello fisico, mal di testa frequenti senza averne mai sofferto prima e senza una causa patologica, cattivo umore e sindrome depressiva; possono accadere degli eventi negativi spesso all'interno della famiglia, come ad esempio una immotivato abbandono da parte del partner, un guasto alla macchina o eventi di estrema gravità .
Il Rito Magico contro il Malocchio elimina tale influenza ripulendo l'Aura, riportando il soggetto nello stato psicofisico di prima, cessando immediatamente gli eventi nefasti di cui era vittima .
Esistono diversi modi per proteggersi dal malocchio, nella tradizione popolare troviamo un sistema che consiste nell'inviare un fiore per nove giorni consecutivi alla persona che ci ha fatto il maleficio. Il metodo funziona soltanto se i fiori sono inviati con un sentimento di sincera amicizia.
Il più delle volte il malocchio agisce sulla sfera sessuale: ecco perchè, secondo una vecchia usanza, toccandosi i genitali si viene protetti dal malocchio.
Nel caso in cui il malocchio sia stato trasmesso, esistono dei riti atti a debellarlo che variano a seconda della regione e della località.

Domus romane a Capoterra, incombe colata d'asfalto, un tesoro incustodito e in balia incuria

Domus romane a Capoterra, incombe colata d'asfalto, un tesoro incustodito e in balia incuria
ANSA


Resti di abitazioni di epoca romana, mura antiche, pavimentazione di pietra di fiume, frammenti di anfore e altro ancora. Tutto nascosto a Capoterra, in località Guardia Longa, tra i cantieri per la realizzazione della attesissima nuova Sulcitana, la strada a quattro corsie che collegherà Cagliari con Pula, passando accanto alla Saras. La scoperta e il rischio che tutto ciò possa essere coperto da una colata d'asfalto, è delle associazioni Sardegna Sotterranea, Aloe Felice e Cavità cagliaritane.
"Ci sono - spiegano i responsabili - due siti archeologici di rilevante importanza in via Danubio e in località Azienda agricola Is Piscinas, a Capoterra, un vero e proprio tesoro incustodito e in balia dell'incuria e che rischia di essere coperto dall'asfalto. Infatti ci passa sopra la nuova strada".
Si tratta di due estesi complessi residenziali d'età romana abbandonati e, come riferiscono i cittadini di Capoterra, le ruspe ci passano accanto. Gli scavi vanno avanti da sei mesi, ma poi si sono fermati e queste vestigia del passato sono coperte da un telone strappato, le trincee di scavo sono ora invase dalle sterpaglie e dai rifiuti trasportati dal vento.
Le associazioni hanno già segnalato il caso al ministero per i Beni archeologici. Secondo gli addetti ai lavori, probabilmente questi siti furono usati anche nel Medioevo con ipotesi di frequentazioni bizantine e sottoterra, nei cantieri tra via Danubio e l'Azienda agricola Is Piscinas, potrebbe essere presente una vasta ed intera città, con strade e domus antiche, meritevoli di tutela. Questi beni potrebbero diventare un'attrattiva turistica, a due passai dalla nuova strada.


sabato 18 ottobre 2014

I nuovi scavi a Monte Prama. I giganti nuragici osservano gli archeologi al lavoro, di Pierluigi Montalbano

I nuovi scavi a Monte Prama. I giganti nuragici osservano gli archeologi al lavoro
di Pierluigi Montalbano

Quaranta anni fa, nell’oristanese, l'aratro di un contadino urtò contro una pietra sotto la quale era sepolto l'esercito dei Giganti di Monte Prama. Gli scavi portarono alla luce una trentina di statue di guerrieri in pietra d'arenaria che, oggi, hanno cambiato le certezze degli studiosi sull'arte e l’ideologia nuragica. Gli scavi nelle campagne di Cabras, sono ripresi cinque mesi fa con gli archeologi della Soprintendenza ai Beni archeologici per le province di Cagliari e Oristano e dell'Università di Sassari, e alla fine di settembre dal sito archeologico sono riemersi altri due guerrieri giganti, ma non si è trovata l’ipotizzata terza statua interrata sotto le precedenti. Sono più integri, e differenti per postura, rispetto ai precedenti. Proprio in questi giorni è cominciata la delicata operazione di trasferimento degli ultimi due al Museo di Cabras. Ci sono volute due ore per inserire la prima statua in un telaio di legno, chiuderla in una cassa e caricarla con una gru su un camion. Anche il secondo gigante, l'unico finora trovato con la testa ancora attaccata al collo, è stato prima chiuso in una gabbia di legno, poi imbragato con robuste fasce e quindi sollevato dal braccio di una gru e deposto sul cassone del camion che lo ha trasportato lentamente sino al museo distante 10 km. Il primo, quasi integro, privo di piedi e testa, potrebbe essere assemblato con i piedi posti su un basamento recuperato qualche settimana prima. A differenza dei precedenti guerrieri con guanto armato e scudo sulla testa, questo ha la mano destra e lo scudo stretti sul petto e sul fianco, come il celebre bronzetto nuragico dell’850 a.C. ritrovato nella tomba etrusca di Vulci, a Viterbo, epoca in cui la grande statuaria greca era ancora da venire. Questo ritrovamento di eccezionale valore storico e culturale ha richiamato in Sardegna studiosi da tutto il mondo perché cambia notevolmente l’immagine dei sardi nuragici ipotizzata fino a oggi. Verosimilmente sarà riscritta parte dell'epopea umana nel Mediterraneo, nella quale i nuragici occupano una posizione privilegiata sotto vari punti di vista: la centralità dell’isola lungo le rotte mediterranee, la perizia artistica e architettonica, l’ideologia religiosa legata al mondo dei defunti, all’acqua, al sole e alla luna.
I Giganti sono l'esempio più antico di colossi a tutto tondo nella grande statuaria classica dell'area Mediterranea. Oltre i due guerrieri, sono stati portati alla luce altri frammenti in buone condizioni. Ricordiamo che negli anni Settanta erano stati trovati 27 busti, 15 teste, 176 frammenti di braccia, 143 frammenti di gambe, 784 frammenti di scudo e altri indefinibili che ricomposti diedero forma ai guerrieri. Perché queste ultime due statue sono scampate alla furia distruttrice di chi devastò il sito?
La fantasiosa ipotesi proposta dagli studiosi che vedono i responsabili nei cartaginesi insediati nella fenicia Tharros è da scartare per almeno tre motivi. Anzitutto a Tharros non c’è traccia di insediamenti cartaginesi, nè reperti archeologici che dimostrino il controllo dei nord africani in luoghi presenziati capillarmente dai nuragici, come dimostrano i 150 nuraghi posti nel territorio, dei quali circa la metà appartiene alla categoria dei polilobati (ossia a più torri). In secondo luogo i cartaginesi in Sardegna le hanno sempre buscate, e solo dopo oltre un secolo (nella prima metà del IV a.C.)  riuscirono a stabilire accordi di reciprocità commerciale. La terza motivazione è legata proprio all’alleanza fra nuragici e cartaginesi che avrebbe certamente impedito la profanazione di un sito sacro da parte di popolazioni amiche culturalmente, economicamente e militarmente. Solo i romani si dimostrarono predisposti alla cancellazione delle popolazioni ostili, compresa la profanazione dei siti. Due esempi sono Cartagine, dove al termine della terza guerra punica fu spianato il promontorio della Byrsa (il luogo simbolo del governo locale) per far posto al foro romano, e Santa Vittoria di Serri, in Sardegna, messa a ferro e fuoco dalle legioni romane durante una delle feste tribali che radunavano le tribù nuragiche dell’interno in occasione del mercato del bestiame legato a particolari momenti della religiosità sarda.
I Giganti potrebbero rappresentare gli antenati nuragici, figure legate a un rito ancestrale il cui relitto è ancora presente in quella tradizione che anima i comuni sardi nei giorni delle ricorrenze in cui si conservano la memoria della caccia, della pesca e dell’allevamento, la lotta tra uomo e forze della natura, il rapporto fra individui e destino. Dallo stato di abbandono, oggi i guerrieri nuragici viaggiano prepotentemente verso la ribalta internazionale. Ma la questione riserva, purtroppo, uno strascico di polemiche sul passaggio del sito di Monte Prama sotto la gestione diretta del Ministero dei Beni Culturali e conseguente riduzione del ruolo dell'Università di Sassari e delle sovrintendenze locali. In questi giorni il ministero di competenza (Franceschini/Mibact) ha affidato il recupero, l'indagine scientifica e la valorizzazione dei Giganti a un'impresa emiliana scelta con procedura negoziata, senza passare da un vero e proprio bando pubblico, per un lavoro di circa 430 mila euro. Tra qualche settimana, conclusa la campagna finanziata dall'Università, gli scavi passeranno dunque dagli archeologi sardi alla nuova impresa che risponderà direttamente al Ministero.


venerdì 17 ottobre 2014

Il Sardus Pater e i guerrieri di Monte Prama, di Massimo Pittau

Il Sardus Pater e i guerrieri di Monte Prama
di Massimo Pittau


I edizione 2009 esaurita in sei mesi
II edizione 2009 esaurita in un anno
III edizione digitale 2014 aggiornata e migliorata
IPAZIA BOOKS 2014

I N D I C E

Quadro Cronologico
1. Il rinvenimento delle statue
2. Le prime interpretazioni
3. La nuova interpretazione
4. I cosiddetti “modellini di nuraghe”
5. I cosiddetti “guerrieri-pugilatori”
6. La possibile “ricostruzione ideale del tempio”
7. La data della costruzione
8. La frantumazione voluta e sistematica delle statue
9. Chi e quando ha distrutto il tempio e le statue


7. La data della costruzione
Come datazione del monumento il Lilliu aveva prospettato il secolo VIII a.C., mentre il Tronchetti, basandosi su uno scarabeo egittizzante tipo Hyksos rinvenuto dentro la fossa di una tomba, aveva abbassato la datazione alla «seconda metà del secolo VII a.C.)».
Io sono del parere che si debba abbassare ulteriormente la data della costruzione del tempio e delle statue agli ultimi decenni del VI secolo a.C., per una serie di considerazioni che adesso espongo.
Comincio col far notare che nello studio del Lilliu si trovano alcuni accenni a quelle che si potrebbero chiamare “consonanze” greche nelle statue e nel tempio da lui ipotizzato; e su questo punto io sono in accordo con lui. Una di queste “consonanze” è la probabile pianta e struttura del tempio del Sardus Pater secondo quella del tempio classico a Prostylos, l’altra è il ricorso ai “telamoni” per reggere la trabeazione, ricorso che trova il suo corrispettivo più illustre nelle Cariatidi dell’Eretteo dell’acropoli di Atene.
In secondo luogo sono dell'avviso che la costruzione del tempio risalga ad oltre la seconda metà del VI secolo a.C.; e precisamente a dopo la grande vittoria che i Sardi Nuragici avevano conseguito contro l’esercito cartaginese comandato da Malco, in occasione del primo tentativo effettuato da Cartagine di imporre la sua egemonia sulla Sardegna, probabilmente negli anni 539-534 a.C. (Cartagine aveva approfittato della conquista della Lidia e della sua capitale Sardis, originaria madrepatria dei Sardi Nuragici e quindi loro protettrice, da parte del re persiano Ciro il Grande avvenuta nel 548-546). E la costruzione del tempio dedicato al Sardus Pater sarebbe stata effettuata dai Sardi Nuragici proprio per celebrare quella grande vittoria, attribuita al loro dio eponimo, alla guida dei “guerrieri” della sua guardia del corpo e dei Sardi tutti.
Ed è ovvio pensare che quella battaglia campale si sia svolta proprio nelle immediate vicinanze del tempio del Sardus Pater o almeno nella zona circostante del Sinis o infine nella zona di Oristano. L’Oristanese, in virtù della sua centralità geografica e della sua ricchezza economica, fondata soprattutto sull’agricoltura, sulla pesca e sul commercio, ha giocato un ruolo importante nella storia della Sardegna antica, come dimostra anche il fatto che ancora là si svolse l’altra battaglia campale – ma questa sfortunata – che oppose i Sardi guidati da Ampsicora, alleati questa volta dei Cartaginesi, ai Romani di T. Manlio Torquato durante la II guerra punica (215 a.C.).
Poco prima o poco dopo quella vittoria i Sardi Nuragici avevano stipulato il famoso trattato di “perpetua amicizia” con Sibari, che era la più grande colonia greca della Magna Grecia. Questo trattato aveva inaugurato un periodo di politica filo-ellenica dei Sardi Nuragici, le cui più importanti manifestazioni sono le seguenti: a) Fondazione degli scali greci di Olbia nella Sardegna nord-orientale e di Neapolis nel golfo di Oristano, fondazione probabilmente effettuata dall’altra grande colonia greca che era Marsiglia, a sua volta fondata nel 600 a.C., e che dista dalla Sardegna meno di Genova; b) Presenza di commercianti marsigliesi a Tharros, dimostrata da due lapidi sepolcrali scritte in greco; c) Monetazione sardo-nuragica con leggenda scritta in lingua greca, SARDOI, SERD(AIOI) e SER(DAIOI).

giovedì 16 ottobre 2014

Archeologia in Sardegna. Il Giardino delle Esperidi a Cagliari?

Archeologia in Sardegna. Il Giardino delle Esperidi a Cagliari?
di Giuseppe Mura

Questa argomentazione è tratta da “Sardegna l’isola felice di Nausicaa”, volume che illustra la potenza nuragica nel Mediterraneo attraverso la rilettura delle fonti antiche paragonate con altre discipline scientifiche come l’archeologia, l’antropologia e la morfologia del territorio.
La ricostruzione dello scenario politico-economico del Mediterraneo esistente nell’Età del Bronzo, comprendente anche la Sardegna nuragica, proietta gli antichi Sardi in Egitto e nel Vicino Oriente (conosciuti come SRDN), nell’isola di Creta e in Anatolia (conosciuti come Cari-Fenici) e nella Grecia continentale (conosciuti come Pelasgi-Tirreni). Ora, accettando l’esistenza, nel versante occidentale del Mediterraneo, di una cultura nuragica capace di competere con le maggiori potenze orientali nella navigazione, nelle costruzioni, nella produzione di manufatti in bronzo e nelle arti, è del tutto verosimile che tali potenze conoscessero la Sardegna e i Sardi in modo diretto o indiretto.
Mi riferisco in particolare ai Greci della cultura micenea, i quali testimoniano, tramite la tradizione orale messa per iscritto ad iniziare da Omero, dell’esistenza di una lontanissima isola felice che, a dispetto dei differenti nomi, risulta sempre collocata ai confini del loro mondo conosciuto, nel mare Oceano e al tramonto del sole. Tutte le narrazioni riferite a quest’isola felice la descrivono con ammirazione e con punte di struggente nostalgia, tanto è vero che il luogo diventa una delle mète favorite per i grandi eroi e per alcune divinità. Le caratteristiche geografiche e ambientali di quest’isola felice corrispondono sempre a quelle della Sardegna. In tal caso, ammettendo che la conoscessero direttamente o indirettamente, con quali nomi gli antichissimi Greci indicavano l’isola dei nuraghi?
Tempo fa il prof. Massimo Pittau, sempre in questo spazio dedicato alla discussione, ha presentato un articolo dal titolo: “Il mitico Giardino delle Esperidi era localizzato in Sardegna?”. Ebbene, uno dei tanti nomi utilizzati dai Greci per riferirsi all’isola felice è proprio quello del Giardino delle sorelle Ninfe. Tuttavia il prof. Pittau, nell’occasione, ha considerato questo mito “esclusivamente e totalmente una leggenda”, pertanto si è limitato a “tentare di ricostruire la sua localizzazione geografica” in Sardegna basandosi su considerazioni storico-geografiche, ovvero quelle che vedevano l’Occidente degli antichi Greci rappresentato dalla nostra isola, e su considerazioni di carattere geo-naturalistiche legate anche al mito di Eracle. Riprendo questo argomento formulando un’ipotesi che non solo colloca in Sardegna la residenza del Giardino delle Esperidi, ma lo identifica con una località ben precisa.

Ferme restando le considerazioni di carattere linguistico che riconducono il termine “Esperidi” alle Ninfe della sera e della Notte, e quindi alla generica collocazione del Giardino che le ospitava all’Occidente e al tramonto del sole dei Greci, va anche detto che Esiodo conferma ulteriormente questa collocazione quando recita:
Atlante il cielo ampio sostiene, a ciò costretto da forte necessità,
ai confini della terra, di fronte alle Esperidi dal canto sonoro,
con la testa facendo forza e con le infaticabili braccia;
tale destino assegnò a lui Zeus accorto.
1

Non a caso Atlante e le sorelle Ninfe si trovano “di fronte”: entrambi presidiano il tramonto del sole dei Greci. Infatti, mentre il dio evita che il cielo crolli sulla terra, le Esperidi della tarda sera devono custodire i pomi d’oro del loro stupendo Giardino. Siamo di fronte a personaggi considerati come occidentali per eccellenza dai commentatori antichi e moderni. Lo stesso Esiodo chiarisce che la sede delle Esperidi era “al di là dell’inclito Oceano”.2 È noto che l’Oceano, per la sua enormità e forse, nel ricordo del primordiale diluvio, nel pensiero degli antichi rappresentava una perenne minaccia per l’esistenza umana: tutto poteva scomparire improvvisamente nell’immane distesa d’acqua, compreso lo spazio vitale rappresentato dal territorio.


mercoledì 15 ottobre 2014

Archeologia: Cappellacci, revocare impresa emiliana e affidare lavori Mont'e Prama a sardi

Archeologia: Cappellacci, revocare impresa emiliana e affidare lavori Monte Prama a sardi 

"Intervenire in base al protocollo siglato nel 2011 per la valorizzazione del complesso scultoreo e del sito archeologico di Mont'e Prama, difendere il ruolo delle Università sarde, chiedere che il Ministero revochi, almeno per ragioni di opportunità, la procedura negoziata che ha assegnato ad un'impresa emiliana il recupero, l'indagine scientifica e la valorizzazione dell'area archeologica", sono le richieste dell'interpellanza presentata da Ugo Cappellacci (Fi), ex presidente della Regione, e dall'intero gruppo azzurro.
    "Come indica l'intesa siglata tre anni fa, si prevede la valorizzazione del sito archeologico e la fruibilità per il pubblico, per narrare ai visitatori anche la cronaca dei ritrovamenti. Ora il Ministero - spiega Cappellacci - non può comportarsi come un concitato buttafuori, imponendo silenzi, cacciando gli archeologi sardi e assegnando tutto ad una ditta emiliana, attraverso una procedura negoziata senza la pubblicazione di un bando. A chi, come il sottosegretario Barracciu, ci accusa di non conoscere il codice degli appalti rispondiamo che proprio quel codice prevede altri procedimenti.
    Ci spieghino allora perché di fronte ad una situazione che avrebbe meritato il massimo livello di pubblicità e di trasparenza hanno, invece, scelto proprio un iter che non prevede la pubblicazione di un bando e che limita la partecipazione, individuando a priori gli operatori economici invitati alla gara. Piuttosto che la pretesa che non vengano sollevati dubbi o addirittura di imporre dall'alto il silenzio, attendiamo risposte sia dal punto di vista politico che da quello amministrativo".
Fonte: ANSA.
Nell'immagine: ceramiche rinvenute a Monte Prama

Personalmente ritengo che i lavori siano da affidare a chi offre garanzie di qualità e trasparenza, siano sardi o emiliani piuttosto che vietnamiti o canadesi. Le università di tutto il mondo mandano gli esperti in ogni dove, e non capisco perché in questo caso ci debbano essere dei vincoli che vietino agli emiliani di lavorare a Monte Prama. Se la ditta incaricata di eseguire i lavori ha le competenze e gli strumenti per svolgere a regola d'arte l'incarico, e l'affidamento dell'appalto avviene seguendo le regole d'ingaggio, nulla osta che i ricercatori giungano da lontano. Mi pare di leggere nella richiesta di Cappellacci la consueta strumentalizzazione per portare acqua al proprio mulino. Detto ciò...auguro buon lavoro a chi si sporcherà le mani.


martedì 14 ottobre 2014

Quadro cronologico di popoli e avvenimenti della Sardegna Preistorica, di Massimo Pittau

Quadro cronologico di popoli e avvenimenti della Sardegna Preistorica 
di Massimo Pittau, Professore Emerito dell'Università di Sassari



XVI a.C.       Costruzione dei primi protonuraghi.
1500-1300    Primi approdi prospettivi e precoloniali in Sardegna degli abitanti della Lidia (Asia Minore).
1500-1100    Civiltà micenea.
1300/1275    I Sardiani della Lidia mercenari del faraone Ramesses II in battaglia a Qadesh contro gli Ittiti.
XIII a.C.      Grande migrazione dei Sardiani dalla Lidia in Sardegna.
1230-1170   I Sardiani della Lidia e i Tirseni Nuragici della Sardegna fra i “Popoli del Mare” all’assalto dell'Egitto.
1200             Incendio di Pilo nel Peloponneso.
1191             I Sardiani della Lidia mercenari del faraone Ramesses III combattono contro i Filistei della Palestina.
1184            Attacco di Tirreni al Peloponneso - Distruzione di Troia da parte dei Greci.
1175-1083   Talassocrazia o dominio del mare dei Lidi.
1110             I Fenici fondano Gadir (Cadice) nell'Iberia meridionale.
1101             I Fenici fondano Utica nell'Africa settentrionale.
1100             I Sardiani della Lidia stanziati fra l'Egitto e la Palestina.
sec. XII-XI   I Greci si insediano nelle coste dell'Asia Minore (Ionia).
968              Primi sbarchi dei Tirseni Protosardi nelle coste della futura Etruria. Inizio dell'”era etrusca”.
814/813       I Fenici fondano Cartagine nell'Africa settentrionale.
776              Inizio della cronologia greca secondo le Olimpiadi.
770               I Greci si insediano nell'isola d'Ischia (Pithekoũsai).
754/753 (o 747)    Mitica fondazione di Roma da parte di Romolo.
750               I Greci passano da Pithekoũsai a Cuma, in Campania.
750               Probabile riferimento di Esiodo alla Sardegna.
721/720        I Greci fondano Sibari sulla costa ionica della Calabria.     
709-664       Talassocrazia o dominio del mare dei Fenici.
685-657       Gige re della Lidia.
668 (28ªOlimpiade) Manticlo propone ai Messeni del Peloponneso di emigrare in Sardegna.
660/640        I Cartaginesi impediscono ai Tirreni-Protosardi di occupare un'isola nell'Atlantico.
654/653        I Cartaginesi conquistano Ibiza nelle Baleari probabilmente strappandola ai Protosardi.
630               Coleo di Samo arriva a Tartesso nelle coste meridionali dell'Iberia.
616-510        Dominio degli Etruschi su Roma con la dinastia dei Tarquini.
600               I Greci di Focea fondano Marsiglia nella Gallia meridionale.
600/550        Gli Etruschi conquistano Capua in Campania.
580/576            Coloni greci occupano l'isola di Lipari, probabilmente ne cacciano i Protosardi e combattono a lungo contro i Tirreni.
577-533            Talassocrazia o dominio del mare dei Focei.
575                I Marsigliesi fondano Olbia nella costa della Gallia ed Empórhia (= Ampurias) nella costa orientale dell'Iberia.
565                I Greci di Focea fondano Alalia (= Aleria) sulla costa orientale della Corsica.
560/550         I Greci (di Marsiglia?) fondano Olbia e Neapolis in Sardegna.
561-547         Creso ultimo re della Lidia indipendente.
548-546         La Lidia e la sua capitale Sardis conquistate da Ciro, re dei Persiani. Invito di Biante ai Greci della Ionia a trasferirsi in Sardegna.
545                La città greca di Focea nella Ionia conquistata dai Persiani. Molti Focei emigrano ad Alalia in Corsica.
540/535        Battaglia del Mare Sardonio fra Etruschi e Cartaginesi alleati e i Focei di Alalia. Questi abbandonano la Corsica e fondano Elea sulla costa tirrenica della Lucania.
540/533        Trattato di amicizia dei Serdáioi o Sardi con Sibari.   
539/534        Primo tentativo fallito di conquista della Sardegna da parte dei Cartaginesi guidati da Malco.
534-474        Monetazione dei Protosardi in alfabeto greco.
515-505        Probabile costruzione del tempio di Monti Prama.
510               Sibari, alleata dei Sardi, gravemente sconfitta da Crotone.
510/509        Cacciata dei Tarquini da Roma e inizio della repubblica romana.           
498               Sardis, capitale della Lidia, conquistata e incendiata dai Greci della Ionia. Invito fatto a questi da Aristagora a trasferirsi in Sardegna e fondarvi una grande colonia.
493/492        Pirati Tirreni nelle acque di Lipari e nello stretto di Messina.
493/490        Scontro navale fra Marsigliesi e Cartaginesi presso il Cabo de Nao, nella costa orientale dell'Iberia.
480              I Siracusani sconfiggono i Cartaginesi a Imera (Sicilia). Mercenari Sardi nell'esercito cartaginese.
                   Qualche anno dopo i Cartaginesi iniziano con Asdrubale e Amilcare la conquista della Sardegna delle coste e delle pianure.
477              Gli Etruschi di Veio sconfiggono i Romani presso il fiume Crèmera.
474/473       Gli Etrusci sconfitti da Ierone di Siracusa di fronte a Cuma.
453/452       Navi siracusane vanno contro i Tirreni dell'Etruria e della Corsica e si insediano nel Porto Siracusano (Bonifacio?).
409-405      Cartagine contro i Greci di Sicilia; probabile presenza di mercenari Sardi nell'esercito cartaginese.
406-396      Guerra dei Romani contro l'etrusca Veio e presa della città. L'origine della locuzione “Sardi Venales”.
397-392     Mercenari Sardi nell'esercito cartaginese guidato da Magone in una nuova guerra contro i Greci della Sicilia.
384/383     Incursione di Dionisio di Siracusa contro Pyrgi, porto dell'etrusca Caere nel Lazio.
382-347    Ancora Cartagine contro i Greci di Sicilia. Probabile presenza di reparti di Sardi nell'esercito cartaginese.
378/377     Feronia, colonia di 500 Falisci romanizzati, fondata a Posada o nella foce del suo fiume.
348/347    1° trattato fra Cartagine e Roma, che esclude totalmente la seconda dalla Sardegna.
310           I Romani sconfiggono gli Etruschi presso il lago Vadimone.
307           Gli Etruschi portano aiuto a Siracusa assediata dai Cartaginesi.
306           2° trattato fra Cartagine e Roma.
278           3° trattato fra Roma e Cartagine contro Pirro.
264-241    1ª guerra punica.
259-258    Attacchi dei Romani contro i Cartaginesi e i Sardi alleati.
240-239    Ribellione contro Cartagine dei mercenari stanziati in Sardegna.
238/237    Inizio nominale del dominio dei Romani sulla Sardegna.
236-225    Attacchi dei Sardi contro i Romani insediati nell'Isola.
218-201    2ª guerra punica.
216           Grave sconfitta subita dai Romani a Canne.
215           Vittoria dei Romani contro i Sardi e i Cartaginesi alleati (Ampsicora e Iosto).
202           Vittoria dei Romani sui Cartaginesi a Zama.
201           Inizio effettivo della dominazione romana sulla Sardegna.

 *Estratta dalle opere di Massimo Pittau, Storia dei Sardi Nuragici, Domus de Janas edit., Selargius (CA) 2007, pg. 120; Gli antichi Sardi fra i “Popoli del mare”, Domus de Janas edit. 2011; Il Sardus Pater e i Guerrieri di Monte Prama, I ediz. 2008, II ediz. 2009, Sassari (EDES); nuova edizione digitale aggiornata e migliorata, di imminente pubblicazione con Ipazia Books (Amazon).