Diretto da Pierluigi Montalbano

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Associazione Culturale Honebu

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giovedì 17 settembre 2020

Archeologia della Sardegna. Gli Henmemet: i costruttori di “Tombe ipogeiche” e padri degli Shardana? Articolo di Gustavo Bernardino

 Archeologia della Sardegna. Gli Henmemet: i costruttori di “Tombe ipogeiche” e padri degli Shardana?

Articolo di Gustavo Bernardino

 


Fra il IV ed il III millennio a. C. si sviluppa nell'isola una feconda attività costruttiva di manufatti sepolcrali caratterizzati da precisi criteri realizzativi che rispondevano ai rigidi parametri cultuali probabilmente allora vigenti. Le “Case dei morti” dovevano rispecchiare il livello sociale del defunto, garantirne la custodia in un ambiente “protetto” ma frequentabile, consentire la realizzazione di elementi simbolici inerenti al culto professato come arricchimento e a maggior  prestigio della sepoltura. La costruzione delle tombe ipogeiche attuata con la perforazione di materiale lapideo di

martedì 15 settembre 2020

Archeologia della Sardegna. Il Nuraghe Majori di Tempio Pausania. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Il Nuraghe Majori di Tempio Pausania.

Articolo di Pierluigi Montalbano

Con gli amici di Honebu, oggi visitiamo il maestoso Nuraghe Majori di Tempio, un edificio eretto dai sardi della Civiltà Nuragica 3500 anni fa. Svetta fra la fitta vegetazione della Gallura, posizionato su un basamento naturale in granito a 500 metri s.l.m. L'incantevole scenario che si gode dalla sua vetta è arricchito dai profumi delle piante e dalla profondità visiva che attraversa decine di km dalla vetta del Monte Limbara fino alle guglie granitiche di Aggius, passando fra le vallate circostanti con un affaccio incantevole su Tempio Pausania. All'interno di una delle torri vive una colonia di piccoli pipistrelli. Intorno al nuraghe c'è un lussureggiante bosco di querce da sughero, frassini, lecci, roverelle, essenze mediterranee e in alcuni periodi dell'anno sboccia un manto di ciclamini e orchidee. L’architettura in granito presenta caratteristiche tipiche dei nuraghi a corridoio e dei nuraghi a cupola. Il nome deriva dalle grandi dimensioni dei massi, appena sbozzati. Fra i filari bassi

mercoledì 9 settembre 2020

Archeologia della Sardegna. La tomba di giganti di Pascaredda, a Calangianus. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. La tomba di giganti di Pascaredda, a Calangianus.

Articolo di Pierluigi Montalbano

Il monumento appartiene alla tipologia delle sepolture a filari con stele centinata. Il corridoio funerario è rettangolare e absidato, costruito con blocchi di granito disposti su filari regolari. Lungo m 12,5, largo 1 m e alto 90 cm ha le pareti costruite alla base con lastre infisse a coltello dove poggiano filari di blocchi in leggero aggetto. Della copertura a piattabanda residuano oggi 12 lastroni. L’emiciclo dell'esedra, largo m 18,40, è costituito da ortostati – 10 nell'ala s. e 6 in quella d. – di altezza decrescente dal centro verso i lati. Le lastre presentano la superficie a vista ben rifinita. Al centro dell’esedra c’è una stele bilitica della quale, oggi, si conserva "in situ" soltanto la parte inferiore (altezza m 2,10). Il lastrone presenta la consueta cornice in rilievo e, al centro, il portello d'ingresso. La parte alta, centinata, è frammentata e sparsa nell’esedra. La tomba si trova nel ricco complesso nuragico di Monti di Deu, zona importante per la frequenza millenaria da

sabato 5 settembre 2020

Archeologia. Pelasgi e Popoli del Mare, i nomadi del Mediterraneo.

 Archeologia. Pelasgi e Popoli del Mare, i nomadi del Mediterraneo.


Il Mare Mediterraneo è stato per millenni il centro del mondo antico e crogiolo etnico dei popoli che, attraverso i flussi migratori e all’avvicendarsi al potere marittimo e commerciale, hanno modellato il volto e il profilo culturale d’Occidente, del Medio Oriente e del Nord Africa, imprimendo così una traccia tanto indelebile e ridondante nella storia umana, direttamente o indirettamente, da generare la Civiltà così come la conosciamo oggi.
Atlantidei, Tirreni, Shardana, Etruschi, Argonauti, Lelegi, e Carî, quale intricato legame di sangue e discendenza tra loro? O stiamo forse parlando di un unico popolo così errabondo da essersi mescolato ovunque nel dna mediterraneo?
Popoli del mare: una sorta di inesorabile, lenta sovrapposizione di ondate migratorie, maree montanti di umanità, fusione tra razze e culture. Furenti alleati dei Libici i quali, suddivisi nelle tribù dei

mercoledì 2 settembre 2020

Archeologia. Domus de Janas, Stele delle Tombe di Giganti e Nuraghi, a volte sono scolpiti nel granito. Questo materiale si può lavorare solo con punte di ferro ma l'archeologia inquadra l'età del Ferro solo dopo la costruzione di questi monumenti. C'è una spiegazione?

Archeologia. Domus de Janas, Stele delle Tombe di Giganti e Nuraghi, a volte sono scolpiti nel granito. Questo materiale si può lavorare solo con punte di ferro ma l'archeologia inquadra l'età del Ferro solo dopo la costruzione di questi monumenti. C'è una spiegazione?

Scoperta una "filiera" metallurgica sui monti di Domusnovas.
Riflessioni di Pierluigi Montalbano e Marcello Onnis



Recentemente, abbiamo depositato alla Soprintendenza archeologica di Cagliari una denuncia di rinvenimento di un sito di valenza Archeometallurgica.
Nel territorio del Comune di Domusnovas, immerso nell’incantevole vallata di Oridda, dietro le Grotte di San Giovanni, l’allineamento di Punta Tinnì, Punta Fundu de Forru e Perda Niedda, con il vertice opposto di punta Serra Tinnì, costituisce un triangolo, attraversato dal Rio Tiny, particolarmente interessante già per la sola toponomastica. La località di Perda Niedda tradisce la presenza di un giacimento di magnetite dal tenore di ferro intorno al 74 %. La Punta Fundu de Forru, indica la presenza di attività fusoria. Il nome del rio e delle sommità dei luoghi dedicate a Tinnì dichiarano palesemente la frequentazione dei mercanti di età

lunedì 31 agosto 2020

Il paradigma di Wagner sulla lingua sarda deve essere rovesciato come una clessidra. Articolo di Bartolomeo Porcheddu

 Il paradigma di Wagner sulla lingua sarda deve essere rovesciato come una clessidra.

Articolo di Bartolomeo Porcheddu



«Da che punto guardi il mondo, tutto dipende» è il testo di una strofa della canzone “Depende” scritta da Jarabe de Palo e tradotta in italiano da Jovanotti con “Dipende”. Il punto di osservazione è molto importante perché, come dice Zucchero Fornacciari, solo la Marchesa che cammina sugli specchi può dire “vedo nero”, guardando quasi in perpendicolare l’immagine riflessa sotto la sua gonna. Un altro interlocutore posizionato di fronte a lei non è in grado di vedere altrettanto, poiché punta lo specchio da un’altra angolatura o prospettiva.

Allo stesso modo, se rovescio una clessidra riempita di sabbia, sono i granelli che io vedo in quel momento sopra il cono inferiore che vanno per primi a depositarsi alla base dell’oggetto capovolto. Quando Max Leopold Wagner giunse in Sardegna dalla Germania per studiare la lingua sarda, non tenne conto che egli, in quel momento, rappresentava un paese ricco e noi Sardi uno povero, perché la

martedì 25 agosto 2020

Archeologia: La corda dell’arco di Otzi è il più antico equipaggiamento da caccia del Neolitico. Nota stampa ufficiale del Museo Archeologico di Bolzano

 Archeologia: La corda dell’arco di Otzi è il più antico equipaggiamento da caccia del Neolitico.

Nota stampa ufficiale del Museo Archeologico di Bolzano

 

BOLZANO: Comunicato diramato dal Museo Archeologico dell’Alto Adige.

Scienziati svizzeri sono convinti di aver identificato la corda dell’arco di Ötzi. Sebbene l’Uomo venuto dal ghiaccio stesse ancora lavorando al manufatto, portava con sé nella faretra un cordino ritorto di fibre animali (e non vegetali), elastico e molto resistente alle sollecitazioni, e pertanto estremamente adatto ad essere utilizzato come corda per l’arco. Nell’ambito di un ampio progetto di ricerca del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS) è stato possibile analizzare per la prima volta archi e frecce neolitici, focalizzandosi sui materiali, e confrontarli con l’equipaggiamento di Ötzi. Per il Museo Archeologico dell’Alto Adige il risultato dell’indagine ha significato un ulteriore record: il cordino di

giovedì 20 agosto 2020

Archeologia della Sardegna. Il Santuario Tofet. Articolo di Piero Bartoloni.

Archeologia della Sardegna.  Il Santuario Tofet.

Articolo di Piero Bartoloni

 

Fonte: LA SARDEGNA FENICIA E PUNICA

Corpora delle antichità della Sardegna, Storia e materiali

A cura di Michele Guirguis

L’ipotetico sacrificio dei fanciulli che, secondo alcuni antichi scrittori e studiosi moderni, veniva perpetrato in Fenicia e in alcuni casi nel regno dell’antica Israele, cioè in questa particolare regione di biblica memoria, è stato desunto da un testo dello storico greco Diodoro Siculo (XX, 14, 4-5) che evocava il terribile rituale del presunto olocausto dei primogeniti che si sarebbe dovuto svolgere nel tofet di Cartagine. Lo storico greco, che scriveva la sua opera attorno al 50 a.C., tra l’altro narrava le vicende della Sicilia antica e, al fine di suscitare lo stupore dei lettori, talvolta inseriva fatti inusitati e memorabili non sempre fondati sulla realtà storica. Inoltre, il nostro autore si dilungava sulle vicende di Cartagine, nello specifico periodo storico dell’incursione in terra africana effettuata da Agatocle, tiranno di Siracusa, nel 310 a.C., con cui pose la stessa Cartagine sotto assedio. Secondo Diodoro Siculo, la popolazione della metropoli punica era sotto assedio, angustiata dalla guerra e dalla pestilenza. I cittadini di Cartagine attribuirono dunque le loro  traversie agli scarsi ossequi tributati nel

martedì 18 agosto 2020

Archeologia. I Sardi e le misure auree, una conoscenza che precede di ben 500 anni quella dei greci. Articolo di Marcello Onnis.

 Archeologia. I Sardi e le misure auree, una conoscenza che precede di ben 500 anni quella dei greci.

Articolo di Marcello Onnis.

Può capitare che una passeggiata archeologica, fatta con Amici, ci riservi delle fantastiche sorprese.

Durante una passeggiata archeologica in compagnia di Amici al Pozzo Sacro di Santa Cristina a Paulilatino, nell'effettuare delle foto ricordo, l'occhio, attraverso il mirino della mia inseparabile Canon 1000D, vede ciò che normalmente non percepisce.

Mentre, dal fondo della scalinata del pozzo, inquadro gli Amici in controluce per una foto ricordo, grazie alla griglia del mirino, percepisco la forma e la proporzione del trapezio generato dalla luce

domenica 16 agosto 2020

Archeologia. Postilla su “Il suono degli scudi oblunghi dei guerrieri-sacerdoti di Mont’e Prama”. Articolo (postilla) di Giovanni Ugas

 Archeologia. Postilla su “Il suono degli scudi oblunghi dei guerrieri-sacerdoti di Mont’e Prama”

Articolo (postilla) di Giovanni Ugas

 

In merito all'articolo "Il suono degli scudi oblunghi dei guerrieri-sacerdoti di Mont’e Prama" pubblicato su questo quotidiano Honebu in data 29.07.2020 al link http://pierluigimontalbano.blogspot.com/2020/07/archeologia-della-sardegna-il-suono.html il professore Giovanni Ugas scrive queste ulteriori considerazioni:

L’identità dei guerrieri con lo scudo oblungo

Spesso la ricerca dell’identità dei portatori di scudo oblungo sulla testa proposti dall’arte scultorea

nuragica è stata condizionata dalla problematica individuazione dell’oggetto tenuto nella mano

guantata. Ora, questo oggetto è un elemento importante, ma non decisivo, per definire l’identità di

questi personaggi perché, come gli oggetti tenuti nelle mani dalle immagini degli offerenti, può

indicare un’azione contingente legata al rituale e non la loro funzione o ruolo. Maggiori garanzie

per l’identificazione dei personaggi offrono i capi d’abbigliamento e le armi; non a caso il bronzetto

di Vulci con scudo oblungo al fianco è stato identificato da G. Lilliu, come un sacerdote militare per