Diretto da Pierluigi Montalbano

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giovedì 19 luglio 2018

Storia del commercio: Il sistema dei traffici commerciali in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. (Parte seconda). Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Storia del commercio: Il sistema dei traffici commerciali in Europa, Mediterraneo e Vicino Oriente. (Parte seconda)

Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Vediamo ora quali oggetti e materie prime caratterizzavano gli scambi preistorici.  
Lo studio dei traffici commerciali preistorici può essere analizzato soltanto quando i prodotti scambiati sono materiali che il tempo non distrugge: pietre preziose, metalli, ossidiana, avorio, ambra, e altri. Quando la contropartita è costituita da merci deperibili come pelli, stoffe, bestiame, schiavi…nascono problemi di difficile soluzione. Lo sviluppo dell'industria dei metalli preziosi quali mezzi di scambio, prima in lingotti, panelle e barre, e poi ritagliati sotto forma di monete, facilitano lo studio del commercio antico.
Nel nord Europa l'oro, l’argento e il rame penetrano in gran parte come contropartite dell'ambra, prodotta specialmente sulla costa occidentale della penisola dello Jutland. Lo stagno proviene dalla

martedì 17 luglio 2018

Storia del commercio: dono e baratto, i traffici economici primitivi. (Parte prima). Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Storia del commercio: dono e baratto, i traffici economici primitivi. 
(Parte prima)
Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Il commercio è un’attività economica che con atti di compravendita consente di trasferire i beni, nel tempo e nello spazio, dal produttore al consumatore o da un produttore all'altro. Il commercio può avvenire verso l’estero o entro i confini di uno stesso stato e si distingue in importazione, se una comunità riceve i beni da un altra, di esportazione se li destina invece ad altra, di transito se i beni provenienti da un luogo e diretti ad altro attraversano il suo territorio. Il commercio è all'ingrosso, se il trasferimento ha luogo per grandi quantità di beni dal produttore ad altro commerciante che esercita un’attività economica più limitata, e al minuto, se il trasferimento ha luogo per piccole quantità che vanno direttamente al consumatore.
Le prime forme di commercio
La pratica del commercio è presente fin dall’alba dei tempi in tutte le comunità primitive pur se con usanze profondamente diverse da quelle attuali. Lo scambio dei prodotti della caccia, della pesca e della raccolta, iniziò quando in due o più territori vicini si verificavano condizioni ambientali diverse, o quando erano differenti le capacità tecnologiche dei gruppi umani. Possiamo pensare a quei particolari prodotti che non si trovano ovunque: ossidiana, sostanze bituminose, avorio, rocce, metalli, sale e narcotici. Ogni comunità viveva una sua economia, utilizzando un territorio dal quale non poteva uscire senza incontrare il pericolo di conflitti con i gruppi circostanti. Lo scambio di

domenica 15 luglio 2018

Storia e lingua. Antigu documentu in sardu de s'Inquisitzione ispagnola in Sardigna. Antico documento in sardo dell'Inquisizione Spagnola in Sardegna. Testo in sardo e, a seguire, testo in italiano.


Storia e lingua. Antigu documentu in sardu de s'Inquisitzione ispagnola in Sardigna.
Antico documento in sardo dell'Inquisizione Spagnola in Sardegna. 
Testo in sardo e, a seguire, testo in italiano.

S’EDITTU DE SA FIDE
Custu documentu est sa bortadura literale dae s’ispagnolu a su sardu, de sa declaratzione publica de s’attu de fide, impreada dae s’Inquisitzione ispagnola segundu sa previsione de sa prammatiga reale de su mese de martu 1567.
Sicomente sa postiglia in accabu chi cunzedit baranta dies d’indulgentzia a sos presentes a sa lettura de s’attu de fide, est firmada cun su sambenadu “Zampero”, su documentu est istadu impreadu a su mancu dae su 1656 a su 1659, cando fit Episcopu de Ampurias e Civita Larentu Sanpero. “.
NOIS SOS INQUISIDORES con(tra) sa heretica prauidade & apostasia in custu regnu de Sardigna & su districtu sou per autoridade apostolica & c. A totu sos viguinos, & moradores istantes, & residentes in totu sas cidades, villas, & logos de custu nostru districtu, de cale si chergiat istadu, condisione, preeminensia, o dignidade, che sian exemptos, o no exemptos, & dognia unu, & cale si

mercoledì 11 luglio 2018

Archeologia. I gioielli “eliopolitani” di Sorradile. Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia. I gioielli “eliopolitani” di Sorradile.
Articolo di Gustavo Bernardino


I turisti che si trovano a Sorradile, il borgo della provincia di Oristano, situato nella regione storica del Barigadu, hanno la fortuna di poter ammirare due splendidi esempi di arte religiosa eliopolitana, miracolosamente salvati dalla furia devastatrice del tempo e (ahimè!) dell'uomo. Il primo esempio lo si trova incastonato nella facciata ovest della chiesa campestre di S. Giovanni Battista recentemente restaurata. Si tratta di una pietra di trachite rossa di forma semicircolare in cui è stata scolpita una “Barca Solare” attribuibile al culto del dio Ra-Atum massimo esponete della teologia eliopolitana.
Nel paese di Sorradile esiste una leggenda secondo la quale, la chiesa campestre sarebbe stata eretta (come spesso è avvenuto) sopra un preesistente tempio pagano. Sarebbe da accertare la provenienza del reperto.
La barca, come viene descritto dettagliatamente da Mario Tosi nel “Dizionario dell'antico Egitto pagg.204/211, viene utilizzata dal dio Ra per effettuare  il viaggio che dura 12 ore e serve per superare la notte. Rappresenta  dunque la rinascita dalla morte a nuova vita.
Il secondo esempio certamente più notevole per importanza e dimensione, lo si trova nel sito archeologico noto col nome di “Su Monte”. In questo sito (semi abbandonato) che risulta essere (per chi ha la fortuna di

mercoledì 4 luglio 2018

Archeologia. Bitia, l'antica Chia, nella costa sud della Sardegna Articolo di Piero Bartoloni


Archeologia. Bitia, l'antica Chia, nella costa sud della Sardegna
Articolo di Piero Bartoloni

Nel settore nord-orientale del territorio sul quale sorge Bitia, la linea costiera, coincidente con la Punta ‘e su Senzu e con l’attuale isolotto di Su Cardolinu, è molto aspra e scoscesa, poiché dominata da una catena di colline parallele al mare. Poco più a sud-ovest si apre la valle di Chia che si affaccia sul mare con un’ampiezza di circa 1000 metri, interrotta solo per un breve tratto dall’altura ove attualmente sorge la torre spagnola e che verosimilmente accolse il primo fondaco fenicio. Si tratta di una pianura abbastanza recente e di origine palesemente alluvionale, con una estensione di poco più di 200 ettari. Questa pianura in origine costituiva evidentemente un golfo e ancora attualmente è occupata per circa un terzo della sua estensione dallo stagno di Chia e da zone paludose contermini. Questi terreni palustri anticamente avevano certamente una estensione maggiore che, in età fenicia, era probabilmente superiore alla metà dell’intera superficie pianeggiante. Anteriormente rispetto all’epoca fenicia, probabilmente fino alla fine dell’età neolitica, dove oggi è la valle doveva esistere un golfo con un’isola in posizione centrale (fig. 106). Questa era costituita dall’attuale altura della

giovedì 28 giugno 2018

Riflessioni su Lingua sarda, identità e Limba Sarda Comuna (LSC). Il caso del Romancio. Articolo di Luana Montalbano


Riflessioni su Lingua sarda, identità e Limba Sarda Comuna (LSC). Il caso del Romancio.
Articolo di Luana Montalbano

Nell’ambito del dibattito sulla lingua sarda, sulla sua importanza fondamentale in termini di identità del nostro popolo e sulle problematiche legate alla sua salvaguardia e promozione quale lingua minoritaria, si inserisce il mio lavoro di ricerca sul multilinguismo.
Nel documento sulle norme linguistiche di riferimento della Limba Sarda Comuna (LSC) della Regione Autonoma della Sardegna, il sardo viene giustamente descritto come “al contempo unico e molteplice, costituito dal complesso delle varietà che lo costituiscono”.
Il sostrato, i prestiti, i contatti con altre lingue hanno favorito lo sviluppo di uno spettro linguistico sardo che si differenzia da paese a paese. Tuttavia, nonostante queste differenze, vi è una

Archeologia. Per una nuova interpretazione del sito prenuragico di Monte Baranta a Olmedo (SS). Riflessioni di Gustavo Bernardino


Archeologia. Per una nuova interpretazione del sito prenuragico di Monte Baranta a Olmedo (SS).
Riflessioni di Gustavo Bernardino

Sulla natura funzionale del sito archeologico di Monte Baranta esistono contrapposte interpretazioni, come nel caso, forse più eclatante di un articolo del 20/06/2006 (Apparso sulla rivista Maymone) in cui gli autori Sandro Angei, Gigi Sanna e Stefano Sanna,  contestano i risultati di uno studio realizzato da Alberto Moravetti. Mentre quest’ultimo privilegia l'aspetto difensivo/militare del complesso megalitico, i tre autori, appassionati di storia sarda, prediligono quello religioso/astronomico. Con questo lavoro s’intende proporre una terza ipotesi che risulta essere la somma delle altre due e consente una lettura più completa del complesso.  
Partendo dall’analisi del nome, che ancora oggi appare misterioso, ci troviamo di fronte alla esigenza di capirne il significato,  da chi per primo e perché è stato usato?
La soluzione potrebbe apparire semplice, infatti BARANTA in lingua sarda significa quaranta ma perché chiamare un monte con un numero? Sembrerebbe bizzarro, eppure è proprio così ma dietro al numero c'è un

lunedì 25 giugno 2018

Archeologia. Atene, Sparta, il Peloponneso e il dominio sul Mar Egeo. Così muore una democrazia... Riflessioni di Matteo Riccò


Archeologia. Atene, Sparta, il Peloponneso e il dominio sul Mar Egeo. Così muore una democrazia...
Riflessioni di Matteo Riccò

Nell'anno 406 a.C., il tratto di mare antistante l'odierna città di Bademli, in Turchia, è teatro della titanica battaglia navale delle Arginuse. Da una parte, la flotta ateniese (forte di circa 150 navi), dall'altro quella spartana (120 navi). In palio, il dominio sull'Egeo e, di riflesso, la vittoria finale nella guerra del Peloponneso (431-404 a.C.), lo scontro mortale tra Atene e Sparta che si trascina da quasi trent'anni e che ha ormai esaurito le risorse di entrambi i contendenti.
La battaglia, come spesso accadeva nel mondo antico, è l’esito finale di un percorso complesso, con antefatti recenti e più remoti. Per farla molto (molto) breve: nonostante la terribile pestilenza del 430 a.C., Atene ha sostanzialmente vinto la prima parte della guerra per il predominio sul mondo ellenico estesamente applicando quella che potremmo chiamare la "dottrina Pericle".
E cioè: evitare rigorosamente lo scontro per terra con Sparta, colpire i peloponnesiaci alle spalle in operazioni anfibie come a Pilo ed a Sfacteria, lasciare che gli Spartani entrino in Attica indisturbati nascosti dietro le Lunghe Mura, che collegavano la zona dell'Acropoli (cioè l'Atene antica) con il

giovedì 21 giugno 2018

Cartografia Nautica. Lo “Schema Portolano” secondo Vesconte Maggiolo. Riflessioni di Rolando Berretta


Cartografia Nautica. Lo “Schema Portolano” secondo Vesconte Maggiolo
Riflessioni di Rolando Berretta

Quando si parla di “Antiche Carte” si studia (e ci spiegano) di tutto. Per gli schemi bisogna fare da soli.
 
 Questo è uno schema completo. Sono 16 direzioni principali della Rosa dei Venti e 16 direzioni intermedie (color rosso); totale 32.
 

Vediamo come si realizza uno schema simile. Iniziamo dalle 16 linee rosse.
Prendiamo un “qualsiasi” materiale per disegnare la Carta; pergamena, pelle di montone o altro.
Disegniamo un QUADRATO interno assegnando un valore di 10 a ciascuno lato. Tracciamo le prime 8 linee rosse come illustrato dal disegno rispettando le misure segnalate dal quadrato. Tracciamo la

martedì 19 giugno 2018

Archeologia. I rapporti fra la Sardegna e Cipro nell'età del Bronzo: i lingotti in rame denominati "ox-hide", o a pelle di bue. Riflessioni di Davide Schirru tratte dalla tesi di laurea dello stesso autore.

Archeologia. I rapporti fra la Sardegna e Cipro nell'età del Bronzo: i lingotti in rame denominati "ox-hide", o a pelle di bue.
Riflessioni di Davide Schirru tratte dalla tesi di laurea dello stesso autore.


Molti autori riconoscono il ruolo di Cipro nello sviluppo delle tecniche metallurgiche in Sardegna, ma i contrasti nascono nel momento in cui si tratta di datare queste influenze, interpretabili come fenomeni di "acculturazione", visto che l'idea di una civiltà nuragica passivamente recettiva degli stimoli provenienti dall'oriente può dirsi definitivamente tramontata, sulla base dei ritrovamenti di manufatti nuragici nel Mediterraneo centrale avvenuti negli ultimi trent'anni. I materiali di origine cipriota presenti in Sardegna sono per lo più manufatti metallici, mentre i reperti ceramici si riducono a due soli frammenti, provenienti dal Nuraghe Antigori di Sarroch: un frammento di ansa wishbone handle della classe ceramica Base-ring II ware (Tardo Cipriota II) e un frammento di un pithos, del tipo utilizzato per il trasporto di olio. La selettività con la quale i materiali ciprioti vengono recepiti in