Diretto da Pierluigi Montalbano

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lunedì 18 marzo 2019

Cartografia Nautica. Le carte di Marino di Tiro, dovremo riabilitare Toscanelli. Articolo di Rolando Berretta


Cartografia  Nautica. Le carte di Marino di Tiro, dovremo riabilitare Toscanelli.
Articolo  di  Rolando  Berretta

Nel mappamondo di Hereford…  Paolo Orosio ci ricorda una storia poco nota.


I Romani avevano sentito la necessità di sapere come era fatto il Mondo che

venerdì 15 marzo 2019

Archeologia della Sardegna. Benatzu: mezzo secolo per capire? Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia della Sardegna. Benatzu: mezzo secolo per capire?
Articolo di Gustavo Bernardino

La ricorrenza del ritrovamento del “Tesoro” nella grotta di Benatzu (Santadi) avvenuto il 24 giugno 1968 per opera di un gruppo di speleologi appartenenti alla Associazione Speleologica Iglesiente (ASI), ripropone in termini indifferibili, considerato il tempo trascorso, la necessità di dare un significato plausibile al così detto “Tesoro” e sopratutto proporre una soluzione credibile in merito alla titolarità del destinatario di tale ricchezza.
La scoperta, è straordinariamente importante perché consente, al pari della “Stele di Rosetta”, di interpretare con più facilità, altri reperti rinvenuti nell'area e riscrivere con maggiore chiarezza i reali rapporti esistenti tra

lunedì 4 marzo 2019

Archeologia. Attività e risorse nella Sardegna nuragica all'epoca dei Giganti di Mont'e Prama. Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Attività e risorse nella Sardegna nuragica all'epoca dei Giganti di Mont'e Prama.
Articolo di Pierluigi Montalbano

Nella lettura del contributo di Giovanni Ugas intitolato "la stagione delle artistocrazie", all'interno del libro "I giganti di pietra", ho rilevato una minuziosa descrizione del modo di vivere dei sardi del Primo Ferro e ho deciso di pubblicare un articolo che riassume le tante notizie fornite dall'archeologo su vari aspetti della vita quotidiana dei nuragici.
Intorno al X a.C., abbandonati i nuraghi, gli abitati si ridussero di numero ma aumentarono in dimensioni, alcuni a spese di altri che rimasero piccoli villaggi rurali. Le case furono realizzate direttamente a ridosso delle torri, trasformate in luoghi di culto, e sopra le rovine della precedente cinta muraria. Le capanne erano a isolati circolari, con più ambienti disposti intorno a una piazzetta centrale. Erano case dotate di laboratori, magazzini e altre infrastrutture. Il sistema urbanistico vede un miglioramento delle architetture dei pozzi, con canali di

sabato 16 febbraio 2019

Archeologia. Perché in Sardegna furono costruiti i nuraghi a torre? Riflessioni di Pierluigi Montalbano

Archeologia. Perché in Sardegna furono costruiti i nuraghi a torre?
Riflessioni di Pierluigi Montalbano


Sappiamo che i nuraghi a corridoio precedono il concepimento della prima torre, quindi si tratterebbe di porsi il problema della comparsa di questi nuraghi arcaici. Verosimilmente furono ideati per il progressivo mutare della stratificazione sociale delle comunità dell’età del rame, con la formazione di una “classe elevata” che rivendicava una posizione di prestigio attraverso l’edificazione di un edificio simbolo di status, la stessa che, in un secondo momento, richiederà la costruzione di una torre. Il nuraghe a corridoio, stratigrafie alla mano, mostra lo stesso tipo di accumulo antropico delle torri, senza eccezione, indicando che funzione e logica dovevano essere gli stessi. La comparsa della torre in pietra non appare più come una cesura, piuttosto come un’evoluzione, anche se rimane il problema delle differenze architettoniche tra le due tipologie di edifici.
La sovrapposizione delle tipologie stratigrafiche tra nuraghi a corridoio e torri, indicandone la

martedì 5 febbraio 2019

Archeologia e tradizioni popolari. Aruspicina e incubazione: pratiche sciamaniche nuragiche sin dall'alba dei tempi. Articolo di Mauro Atzei


Archeologia e tradizioni popolari. 
Aruspicina e incubazione: pratiche sciamaniche nuragiche sin dall'alba dei tempi.
Articolo di Mauro Atzei

A cominciare da Diodoro Siculo ( 90 a.C. – 27 a.C.), a Pausania, detto il periegeta (110-180 d.C.), e a Giovanni Filòpono (490 – 570), commentatore di Aristotele, passando allo storico delle religioni Raffaele Petazzoni (La religione primitiva in Sardegna, 1912)a tanti altri e, per finire, con l'antropologa Dolores Turchi (Oliena, 1935), a partire da almeno un millennio dalla fine della civiltà dei costruttori di nuraghi, si è parlato tanto di religione nuragica; talmente tanto che, ancor oggi, la si conosce molto poco. Le divinità, sin dall'origine della civiltà nuragica, erano delle entità spirituali che si manifestavano quando venivano invocate, cioè quando si determinavano le condizioni perché si rivelassero.  I nuragici avevano probabilmente sviluppato delle tecniche per far si che il ierofante, a piacimento, potesse fruire dell'aiuto degli spiriti (le divinità), nei momenti più critici e delicati della

sabato 2 febbraio 2019

Archeologia. Il culto dell’acqua nella Sardegna nuragica. Articolo di Alessandro Usai

Archeologia. Il culto dell’acqua nella Sardegna nuragica
Articolo di Alessandro Usai


La civiltà nuragica è la principale espressione culturale della Sardegna protostorica, che occupa tutto l’arco temporale compreso tra la Media Età del Bronzo (apparentemente a partire da un momento non iniziale di tale periodo, intorno al 1600-1500 a.C.) e la fine della Prima Età del Ferro(circa 700 a.C.). La sua parabola evolutiva attraversò momenti di formazione, maturità, trasformazione e degenerazione, e naturalmente fu condizionata sia dai fili di continuità che dai fattori di cambiamento. La sua identità, compatta e nello stesso tempo cangiante nel tempo e nello spazio come un mosaico dai mille colori, sta proprio nel rapporto dialettico tra continuità e cambiamento. Semplificando in modo anche troppo schematico, la civiltà nuragica ci appare come un ciclo storico unitario, che interessa tutta la Sardegna e le sue isole minori e che si può suddividere in due grandi periodi: il primo è quello che vede la costruzione dei nuraghi, delle tombe collettive e dei primi insediamenti; il secondo è quello che, pur nella continuità dell’utilizzo dei nuraghi esistenti come centri di aggregazione del popolamento, vede

mercoledì 30 gennaio 2019

Gli Shardana e i loro porti. Articolo di Gustavo Bernardino


Gli Shardana e i loro porti.
Articolo di Gustavo Bernardino


Il titolo di questo articolo mi è venuto in mente guardando la trasmissione “Freedom” di Roberto Giacobbo andata in onda in data 24 gennaio.
Premetto che la trasmissione non mi ha entusiasmato perché sarebbe potuta essere molto più utile, ai fini di una maggiore e puntuale conoscenza della materia trattata (gli Shardana), se Giacobbo avesse avuto la bontà di ascoltare oltre al Dott. Usai che appare nella trasmissione, anche altri personaggi che della materia hanno dato prova di profonda conoscenza, come ad esempio il Prof. G. Ugas, che ha realizzato un lavoro enciclopedico e ha riscritto la storia della Sardegna nuragica con il suo “Shardana e Sardegna” (edito da Edizioni Della Torre 2016). Nella puntata del 24 gennaio, il conduttore non ha fornito nuovi spunti alla conoscenza degli Shardana, tranne forse aver dato una informazione interessante relativa alle affermazioni fatte dal Rettore della

domenica 27 gennaio 2019

Archeologia. L’età del Ferro in Sardegna, arte e religiosità si incontrano nella produzione di raffinati oggetti legati al sacro: Bronzetti, Navicelle e Giganti di Monte Prama. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. L’età del Ferro in Sardegna, arte e religiosità si incontrano nella produzione di raffinati oggetti legati al sacro: Bronzetti, Navicelle e Giganti di Monte Prama.
Articolo di Pierluigi Montalbano

Durante la Civiltà Nuragica è evidente un cambio sociale avvenuto intorno al X secolo a.C., con una serie di tracce archeologiche che vedono la trasformazione del rituale funerario, con la realizzazione di una nuova tipologia tombale, con  pozzetto a ipogeo singolo, che sostituisce le Tombe di Giganti, con l’abbandono dell’attività edilizia di costruzione di nuovi nuraghi e con l’avvio di un piano urbanistico che utilizza nuove strutture, realizzate smontando gli edifici in disuso. Già da due secoli le architetture civili erano affiancate dai templi a pozzo, raffinati edifici in cui l’acqua è l’elemento privilegiato per la celebrazione dei culti e dei rituali iniziatici. A queste strutture si aggiungono alcuni piccoli templi, denominati a megaron, chiamati così perché l’ambiente centrale è prolungato nella

sabato 26 gennaio 2019

Archeologia. L’alba della Civiltà Nuragica, in Sardegna compaiono i primi nuraghi. Articolo di Pierluigi Montalbano


Archeologia. L’alba della Civiltà Nuragica, in Sardegna compaiono i primi nuraghi.
Articolo di Pierluigi Montalbano

La Civiltà Nuragica, quella che costruì i nuraghi, si sviluppò in Sardegna durante tutta l’età del Bronzo, dal XVII al X a.C., e continuò poi per altri 5 secoli, attuando una serie di profondi cambiamenti sociali, in un periodo in cui i sardi non costruivano più torri. Il substrato che consentì il suo sviluppo si andò formando sul finire del III Millennio a.C., quando la cultura locale, conosciuta come facies Monte Claro, fu fortemente influenzata dalle genti del Vaso Campaniforme, portatori d’innovazioni importanti quali l’architettura dolmenica, nuove tecnologie per la fusione dei metalli e una forte specializzazione nell’uso delle armi. All’inizio del II Millennio a.C. i sardi si dedicavano ad attività agricole, alla pastorizia, alla pesca e alla filiera dei metalli, soprattutto rame e argento. Fino a quel periodo le architetture dei vivi erano costituite da piccoli edifici nei quali vivere e svolgere le

giovedì 24 gennaio 2019

Archeologia. Due relitti dell'età del Bronzo carichi di metalli: Capo Gelidonya e Dokos. Articolo di Pierluigi Montalbano.


Archeologia. Due relitti dell'età del Bronzo carichi di metalli: Capo Gelidonya e Dokos.
Articolo di Pierluigi Montalbano.

Il relitto di Capo Gelidonya è un’imbarcazione dell’Età del Bronzo, identificata da pescatori di spugne alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso. La campagna di scavi subacquei fu condotta da Peter Throckmorton e George Bass nell’area di Gelidonya, un promontorio della penisola di Teke, nell’Anatolia meridionale, che separa la baia di Finike a ovest, dal Golfo di Antalya a est, e portò alla luce un relitto adagiato su un fondale roccioso ai piedi di una scogliera, a 25 metri di profondità. Il carico presentava importanti tracce di corrosione e concrezione, suggerendo allo staff di spostare tutto in superficie e iniziare le