Diretto da Pierluigi Montalbano

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sabato 15 giugno 2019

Archeologia. Santuari, culti e ideologia del potere nella Sardegna nuragica della Prima età del Ferro. Articolo di Paolo Bernardini

Archeologia. Santuari, culti e ideologia del potere nella Sardegna nuragica della Prima età del Ferro.
Articolo di Paolo Bernardini

tratto da “Corpora delle antichità della Sardegna, LA SARDEGNA NURAGICA, Storia e monumenti”

«Possiamo immaginare che, intorno al perimetro del recinto di Santa Vittoria di Serri, davanti al porticato, alle loggette dei mercanti, alle capanne dei capi, da dove la folla assisteva alle manifestazioni, si componesse, a circoli concentrici, il ballo tondo, al suono dell’aulete dal mezzo soffiante a piene gote sul triplice flauto di canne […] con accompagnamento di canti e di urla frenetiche. Saliva un’orgia corale mimico-musicale, un misto barbarico di religione e di erotismo che nella notte si consumava, senza veli, pronubi il bosco e gli astri. La piazza si trasformava anche in “ginnasio” […] e i giovani atleti convenuti al santuario, vi scendevano a difendere il prestigio e l’onore della tribù di appartenenza e a cogliere il premio della vittoria […] questo quadro umano che

giovedì 13 giugno 2019

Archeologia. I Fenici. Relatore Pierluigi Montalbano. Registrata nella sala conferenze Honebu in Giugno 2019

Archeologia. I Fenici

Relatore Pierluigi Montalbano
Registrata nella sala conferenze Honebu in Giugno 2019
Buona Visione

Con piacere vi offro il video della mia conferenza a Cagliari, da Honebu, sull'Universo dei Fenici. Chi erano, che attività svolgevano, in che case abitavano quali divinità pregavano, che manufatti hanno lasciato. Buona visione.
Video a cura di Ferdinando Atzori.

mercoledì 5 giugno 2019

Antropologia. Lo scheletro di San Giovanni (Isola d’Elba): perplessità sulle ipotesi avanzate circa l’età della morte, il sesso e la datazione. Articolo di Francesco Mallegni e Michelangelo Zecchini


Antropologia. Lo scheletro di San Giovanni (Isola d’Elba): perplessità sulle ipotesi avanzate circa l’età della morte, il sesso e la datazione.
Articolo di Francesco Mallegni e Michelangelo Zecchini


Il ritrovamento di uno scheletro umano durante la campagna di scavi 2017 nella fattoria romana di S. Giovanni (Portoferraio) suscitò un certo interesse. Se ne occupò diffusamente la stampa  la quale, trascrivendo evidentemente le convinzioni dei responsabili dello scavo (Franco Cambi e Laura Pagliantini dell’Università di Siena), riportò che “si trattava di un individuo giovane, un ventenne, come sembrano indicare i denti e lo stato di formazione delle ossa”. Oggi i risultati degli esami antropologici su quello scheletro vengono pubblicati su un supplemento agli Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa a cura di Franco Cambi,  Laura Pagliantini e Collaboratori. Vi si afferma, fra l’altro, che le analisi sono state condizionate in negativo dallo stato di

lunedì 3 giugno 2019

Archeologia. Il Vino, la Vita e la Morte nella Sardegna Punica. Articolo di Carlo Tronchetti


Archeologia. Il Vino, la Vita e la Morte nella Sardegna Punica.
Articolo di Carlo Tronchetti

Il consumo del vino ed il valore conferito alla bevanda in Sardegna durante il periodo punico differisce totalmente da quello che aveva nel precedente mondo fenicio, e che è stato ben illustrato da Paolo Bernardini, in linea con quello che possiamo chiamare il Mediterraneo delle aristocrazie.
Si va a perdere il valore sacrale che accompagnava l’assunzione della bevanda, con il suo rituale di strumenti particolari, quali il piccolo tripode per triturare le essenze che aromatizzavano il liquido.
Il vino mantiene sempre la sua valenza di bevanda peculiare, che unisce in sè l’aspetto edonistico e quello più oscuro che deriva dall’inebriamento provocato dalla smodatezza nel bere, ma il suo uso diviene generalizzato. Il dettagliato e fondamentale esame del materiale anforico di Cartagine compiuto da B.Bechtold, in particolare, per quel che ci riguarda, per i suoi periodi Middle Punic I e II, mostra chiaramente l’importanza e la mole del traffico di anfore vinarie verso la metropoli africana; la sua veloce disamina della situazione sarda, basata sui materiali editi e notizie ancora inedite, unitamente ad altre recenti pubblicazioni, conferma anche per la Sardegna, sia pure in

giovedì 30 maggio 2019

I riti con il fuoco nelle tradizioni popolari della Sardegna

I riti con il fuoco nelle tradizioni popolari della Sardegna




Il calendario sardo è disseminato di sagre e feste in tutti i mesi dell’anno. Diminuiscono negli ultimi giorni di carnevale e durante la Quaresima ma con i riti della Settimana Santa riacquistano nuovo impulso.
Le sagre sono ottime occasioni per dare risalto al folclore poiché, oltre a svolgersi nel loro ambiente naturale, assicurano la presenza di gruppi in costume che possono così esibirsi nel modo più autentico, favorendo una affascinante presa di contatto con le tradizioni dell’isola.
L’essenza principale di queste sagre è di natura religiosa e a motivarle sono stati voti di singole persone per grazia ricevuta e voti comunitari per la cessazione di pestilenze, carestie, inondazioni, invasioni di cavallette, ma a volte sono state ispirate dal ritrovamento, spesso leggendario, di simulacri. Il loro svolgimento vede sempre un accavallarsi di riti cristiani e componenti pagane che attestano come la religiosità dei sardi, pur essendo profondamente radicata, non sia aliena da reminiscenze di culti primitivi.
Notevole importanza ha il legame tra i miti e le vicende dell’agricoltura, che hanno sempre condizionato l’isola. Questo spiega anche certi riti propiziatori di un buon raccolto, ottenibile da una

martedì 28 maggio 2019

Archeologia della Sardegna. Le Triadi Nuragiche. Articolo di Gustavo Bernardino


Archeologia della Sardegna. Le Triadi Nuragiche
Articolo di Gustavo Bernardino


La recente riedizione del volume “La Sardegna nuragica” di Massimo Pittau ( Edizioni Della Torre 2018),  mi consente di fare alcune riflessioni in ordine a diversi argomenti trattati dall'autore:
Il Nuraghe e la sua funzione cultuale
Credo che ormai anche i più riottosi accademici accettino la soluzione religioso/cultuale per definire la primaria funzione dei nostri magnifici monumenti, eretti dai nostri antenati non già per scopi militari ma per compiere quelle funzioni religiose dirette a santificare le divinità in nome delle quali si era proceduto ad erigere le sacre torri. Trattandosi di una costruzione che richiedeva enorme dispendio di lavoro e di risorse economiche se ne evidenzia anche una sua multifunzionalità in termini di ulteriore utilizzo per scopi sociali, come luogo di riunione di persone con ruoli decisionali per la collettività e per la conservazione di derrate alimentari come peraltro archeologicamente riscontrato.
Resta tuttavia da definire in maniera credibile e coerente su quali basi si può declinare questa interpretazione. La prima osservazione va fatta partendo dalla considerazione che la funzione militare-difensiva, si deve escludere per la mancanza di elementi probatori proprio nei criteri costruttivi del monumento, che non può essere considerato militare-difensivo solo per l'aspetto massiccio e mastodontico. Caratteristiche che,

sabato 25 maggio 2019

Archeologia della Sardegna. I villaggi della Civiltà Nuragica. Articolo di Anna Depalmas


Archeologia della Sardegna. I villaggi della Civiltà Nuragica.
Articolo di Anna Depalmas
tratto da “Corpora delle antichità della Sardegna, LA SARDEGNA NURAGICA, Storia e monumenti”


Le forme d’insediamento dell’età nuragica sono caratterizzate, come altre manifestazioni architettoniche e di cultura materiale, da un’elevata uniformità tipologica. Nonostante questo sono evidenti aspetti che indicano cambiamenti in senso diacronico di cui non è semplice cogliere né un generale percorso evolutivo e di sviluppo né caratteri ed elementi di dettaglio. Se valutiamo in termini ampi il fenomeno insediativo di età nuragica non possiamo omettere di considerare anche i nuraghi giacché le torri rappresentano le unità costruttive proprie del popolo nuragico che dall’età del Bronzo medio all’età del Bronzo recente incentra la propria vita intorno a questo singolare tipo di edifici. In alcune aree la densità molto elevata dei nuraghi lascia, infatti, ritenere che la popolazione residente potesse essere tutta alloggiata entro di essi. Nonostante ciò non è comunque possibile identificare in senso assoluto i nuraghi con normali “abitati” protostorici, eccetto quella minima percentuale di torri integrata con un villaggio di capanne. Sulla base dei dati disponibili – ossia quelli

mercoledì 22 maggio 2019

Archeologia della Sardegna. I nuraghi Articolo di Paolo Melis.


Archeologia della Sardegna. I nuraghi
Articolo di Paolo Melis.
tratto da “Corpora delle antichità della Sardegna, LA SARDEGNA NURAGICA, Storia e monumenti”

Il nuraghe è la costruzione che caratterizza la civiltà sviluppatasi in Sardegna a partire dalla
media età del Bronzo e che da esso prende il nome (Lilliu G. 1962; 1982; 1988; Contu E.
1981; 1998a). Nella tipologia classica, nota con la denominazione di “nuraghe a tholos”, si
distingue sensibilmente dalle strutture nuragiche che lo precedettero: i “protonuraghi”, recentemente
ridefiniti come “nuraghi arcaici” (Ugas G. 2005, p. 70). Proprio dall’evoluzione
di questi ultimi – in una fase del Bronzo medio su cui ancora gli studiosi discutono (BM2 per
alcuni, BM3 per altri), fra XVII e XVI secolo a.C. – si giungerà alla definizione del modulo
di nuraghe con grande camera circolare centrale.
Nuraghi semplici
Nei suoi caratteri generali, il nuraghe è un edificio sostanzialmente modulare che varia in

lunedì 20 maggio 2019

Archeologia. Considerazioni sui protonuraghi. Articolo di Alberto Moravetti


Archeologia. Considerazioni sui protonuraghi.
Articolo di Alberto Moravetti
tratto daCorpora delle antichità della Sardegna, LA SARDEGNA NURAGICA, Storia e monumenti”

A partire dal Bronzo medio 1, se non alla fine della fase precedente, in Sardegna si diffondono
quelle costruzioni che chiamiamo nuraghi – tipologicamente differenziati in protonuraghi
e nuraghi a tholos o “classici” – che per la loro grandiosità e per l’alto numero disseminato in
tutta l’isola caratterizzano il paesaggio sardo ed una “civiltà” protostorica fra le più originali
e complesse del Mediterraneo.
I protonuraghi, come è noto, sono strutture architettoniche variamente definite nel tempo
 “nuraghi abnormi, falsi nuraghi, pseudonuraghi, nuraghi a galleria, nuraghi-nascondiglio,
nuraghi anomali o aberranti, nuraghi a corridoio/i, protonuraghi, nuraghi arcaici”  ad indicare
di volta in volta un rapporto di somiglianza o di diversità formale, di cronologia o di

sabato 18 maggio 2019

Archeologia della Sardegna. Bronzetti nuragici: sculture votive, oggetti artistici o doni cerimoniali? Articolo di Pierluigi Montalbano

Archeologia della Sardegna. Bronzetti nuragici: sculture votive, oggetti artistici o doni cerimoniali?
Articolo di Pierluigi Montalbano


In Sardegna, nelle fasi finali della Civiltà nuragica, circa 3000 anni fa, i sardi decisero una serie di cambiamenti sociali che sono facilmente distinguibili: non costruirono più nuraghi e adottarono un rituale funerario differente con l'abbandono delle monumentali tombe giganti a favore di piccole tombe a pozzetto singolo nelle quali ogni individuo riceveva il suo corredo. In questa fase appaiono i bronzetti, le celebri statuine in rame (90%) e stagno (10%) che rappresentano personaggi, animali, barche, edifici e oggetti che fanno parte della